C'é ANCORA UNA SPERANZA?
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domenica 2 settembre 2018
Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/1
Prima di tutto, lo rammento per me stesso, il centro storico è parte integrante del sistema città-territorio. E non posso fare a meno di esternare il mio timore che su Caltanissetta incomba l’assurda scelta, mai accantonata ma tenuta in sonno, di calare dall’alto (per scelta del “principe”) una sorta di edilizia economica e popolare nei quartieri più degradati del centro in via di crollo, espellendo gli attuali residenti, autoctoni e non, che resistono in condizioni di estrema precarietà.
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sabato 1 settembre 2018
Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/2
IL SENSO DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE DELLA
CITTA'
![]() |
| Palazzo Moncada - Caltanissetta |
Il
recupero del tessuto urbano è un fatto complesso il quale, non si
esaurisce con la sola riqualificazione del centro storico (in termini
edilizi) ma che integra altre azioni di ecologia urbana. Si fonda e
considera la funzione abitativa come elemento inscindibile da altre
attività e modalità insediative (servizi, artigianato, commercio,
tempo libero, ecc.) mettendo al centro di tutto il cittadino. Il
ruolo decisivo che deve avere il recupero, riguarda il problema
abitativo e i processi (trasformazioni d'uso e di tipologie, vendite
frazionate, sfratti, costi d'affitto alti, ecc.) che si riflettono
negativamente sulla domanda di nuove abitazioni per un riuso più
equo e in grado di mantenere la naturale varietà sociale e
funzionale di un centro storico.
Del processo di recupero di tutte
le parti degradate della città, a partire dal centro storico, se ne
deve fare carico il Comune, istituendo un ufficio
casa in coincidenza
dell'istituzione ufficio
espropri previsto dal
Testo Unico, D.P.R . n. 327/2001.
La
gestione del processo di recupero riguarda il governo degli
interventi necessari e urgenti adesso in centro storico ma in
prospettiva, inevitabilmente, riguardanti l'intera città. Appalti,
convenzioni, contratti, ecc. e ogni altro atto inteso a gestire il
patrimonio edilizio (pubblico e privato) che s'invecchia, non
rappresenta un fatto episodico ma un evento ciclico di cui il Comune
deve averne "il polso" costantemente, se vuole evitare il
fenomeno dell'abbandono e il degrado progressivo di parti della
città.
Si
dovrebbero intercettare tutte quelle risorse strutturali pubbliche e
private che si propongono di innovare nel campo del risparmio idrico,
energetico, della ricerca, del recupero, ecc.. Il progetto articolato
di rinascita della città a partire dal centro storico, potrebbe
rappresentare la base programmatica per ricomporre in un unicum
quelle azioni tra piani, progetti e regolamenti comunali esistenti
che guidano e indirizzano le varie attività territoriali.
La
politica del recupero che vuole sortire due effetti: soddisfacimento
del bisogno abitativo e restituzione di un'immagine cittadina del
costruito rispettosa della storia e della cultura che ha stratificato
la città, non può trascurare la delicatezza che investe le
decisioni sulle modalità di intervento, e per questo deve poter
disporre anche di imprese e maestranze competenti, in grado di
eseguire gli interventi nel rispetto dei canoni del restauro.
I
tempi lunghi inevitabili, per il recupero del centro storico
attraverso un circolo virtuoso manutentivo della città, postulano un
atteggiamento consapevole dell'esigenza di ordinare, controllare e
guidare ogni processo d'intervento.
Perché
non venga smarrita la linea di ricerca urbanistica di una simile
operazione complessa, si richiede un'auspicabile sinergia delle varie
componenti politiche, economiche e sociali della città. Solo così
si possono evitare scelte in solitudine che possono tradursi in
forzature, errori, improvvisazione o anche esigenze estranee
all’interesse collettivo.
Giuseppe
Cancemi
giovedì 22 marzo 2018
BELLUNO: ATTENZIONE AGLI ALBERI !
Nell'annunciata
potatura, il Comune si ricordi del patto dei Sindaci
(riduzione
dell'anidride carbonica)
| La questione degli alberi non è solo locale e Italia Nostra se n'è accorta. |
Ci
risiamo. Ogni anno il Comune, comunica il consueto taglio degli
alberi presentandolo come potatura, diventata oramai anche abbondante
capitozzatura tout
court,
come giustificato intervento di manutenzione del verde cittadino. Via
Tiziano Vecellio, nella comunicazione ufficiale del Comune, viene
indicata anche come luogo per una revisione della “salute” degli
alberi e una “messa in sicurezza”, che potrebbe significare,
anzi significa: taglio delle malcapitate piante che risulteranno non
“sane” e/o non “sicure”. A costo di fare “peccato”, come
diceva Andreotti: “quando si pensa male spesso si indovina”,
questi annuali tagli a noi sembrano contraddire la legge n. 10/2013
che si richiama al protocollo di Kyoto per la qualità dell'aria.
L'importante funzione naturale e decorativa che svolgono gli alberi,
ha sicuramente un costo ma la ricaduta in benefici è alta. La
vivibilità in termini di ossigeno e l'immagine del verde che arreda,
sono elementi che mantengono alti salubrità e profilo della città.
Ricordo
all'occorrenza, che Belluno non ha, per esempio, ancora fatto il
censimento degli alberi monumentali e la Regione non si è ancora
attivata con i suoi poteri sostitutivi, al fine di garantire la
tutela delle essenze monumentali in loco.
Temiamo
che Belluno, di questo passo, anno dopo anno sta perdendo la sua
identità di città giardino (niente a che vedere col pensiero di Howard delle "Garden city"). E allora viene il sospetto che è già
stato avanzato da tempo: non sarà che con l'abbattimento sistematico
degli alberi si vuole ridurre nel bilancio comunale la relativa spesa
della manutenzione?
Sarà
scelta economica di una qualche valenza, ma non certamente una scelta
di “salute” e di mantenimento del complessivo decoro urbano, per
i cittadini.
Giuseppe
Cancemi
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martedì 18 aprile 2017
BELLUNO:RIALLOCAZIONE DELLE EDICOLE DEI GIORNALI in prossimità di piazza dei Martiri
Atto semplicemente burocratico o di attenzione per il centro storico?
Il
tema delle due edicole ai lati di piazza dei Martiri, ricomparso in
questi giorni, riprende per l'ennesima volta la ricollocazione delle
stesse in un nuovo spazio. Non si capisce se la novità sta nelle
superfici individuate nelle medesime vie di prima: Matteotti e
Vittorio Emanuele o nell'approssimarsi di un bando per l'assegnazione
ad hoc degli spazi individuati.
Siamo
in tema di concessione di nuove aree pubbliche ma è come se fosse
una questione privata. E non tanto per gli annunciati criteri, forse
discutibili, di vantaggio per le preesistenti imprese ma per la
conduzione disinvolta della collocazione nel suo complesso. Si va
avanti con scelte di vertice, senza aver chiesto ai cittadini alcun
parere, noncuranti di una prevedibile alterazione dell'immagine del
centro storico. Nessuno che chieda: se va bene quel trasferimento
proprio negli spazi che qualcuno, forse arbitrariamente, senza un
criterio oggettivo, ha assegnato e destinato al trasloco. Meno ancora
si sa della forma di queste edicole: se si collocheranno
discretamente o se impatteranno con la storica piazza centrale.
Credo
che al cittadino comune, interessi di più non tanto la trattativa in
sé, ma piuttosto la modifica d'immagine che incide su una
conservazione prospettica di un ornato, che ha un suo effetto
presenza già storicizzato e consolidato.
In
una gestione partecipata delle scelte urbane, il centro storico in
particolare, necessita di cercate condivisioni e non di essere
trattato “burocraticamente” nel solco di una ordinaria
amministrazione. Mi pare che in passato, esistevano già due edicole
piazzate ai lati del teatro, e questo è un dato. Verrebbe da dire
che una qualche riflessione pubblica anche per questo oggettivo
particolare, andava e andrebbe fatta per comprendere quale logica
sottende la prevista collocazione e non altra. Il perché non è
stata prevista, per esempio, una opzione, diciamo zero, a favore di
locali sfitti esistenti in zona.
È
un buon motivo il “disturbo” per gli “addetti ai lavori”,
che porta l'attuale presenza di una delle due edicole l'immagine del
Fulcis?
Forse
sì, può darsi! Ma il groviglio di auto, pur se autorizzate,
parcheggiate a ridosso del citato museo, non sono forse anche peggio?
Tralasciando
altri particolari importanti come le forme dei futuri chioschi e dei
relativi materiali che non si conoscono, ma che meritano una
conoscenza, un confronto di idee e un discorso a parte, colpisce, e
non da ora, il complessivo silenzio di partiti, associazioni e
società civile. Gruppi, che solitamente non disdegnano di una
visibilità per i loro convincimenti di parte.
E
diciamolo, non convince neanche lo scarico di responsabilità della
ricollocazione legato all'obbligatorietà di un vago coinvolgimento
di soprintendenza e uno studio di architettura di Roma. Cittadini per
primi, amministratori e tecnici comunali, non sono in grado di
decidere per se stessi?
Infine,
l'attuale collocazione per una distribuzione strategica di vendita
trova, giustamente, le due edicole agli estremi della piazza dei
Martiri. E questo può andare bene. Ma a voler ragionare in termini
tutelativi per la piazza, per un bene che è di tutti, verrebbe da
consigliare di lasciare che dette edicole trovino alloggio in locali
fissi, specie in un momento in cui i locali in affitto sono tanti.
Per una amministrazione attenta, infatti, basterebbe in questo caso
l'adoperarsi per facilitare le locazioni, calmierando i prezzi. I
vantaggi di una simile scelta, avrebbero una prevedibile ricaduta su
tutto il commercio, con benefici, non solo per le edicole ma anche
per una nuova politica di ripopolamento del centro storico.
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martedì 4 aprile 2017
Governance del prossimo sindaco di Belluno
Non c'è che dire! I primi candidati a
sindaco che si annunciano pubblicamente, promettono scintille di
novità per la città. Uno, come se non bastasse la continua
distruzione degli alberi, promette un ulteriore incremento dei tagli,
proprio nel cuore di Belluno, e l'altro, invece, pone un'altra novità
assoluta... s'impegna per una maggiore circolazione automobilistica e
relativa sosta in centro. Tutta salute e forte incremento di economia
per la città giardino (sic!).
Il cittadino comune non può che gioire
per tali promesse programmatiche. E non sappiamo ancora cosa
prometteranno gli altri candidati che parteciperanno alla
competizione. L'uscente, per esempio, ha dimostrato che ci sa fare.
Qualche strizzatina d'occhio ai soliti commercianti, che non si
accontentano mai di vedere il centro storico ridotto a centro
commerciale per ambulanti con: parcheggi aggiunti di soppiatto e
reintroduzione soft delle auto in centro; nessuna risposta al tetto
d'inquinamento atmosferico (polveri sottili); prosecuzione del
sistematico abbattimento di alberi e ordinaria amministrazione che,
peraltro, è tutta merito del civico consesso.
Vorrei ricordare, molto sommessamente,
che chi si accinge a governare una città preziosa come Belluno, nel
fare politica, cioè scelte di parte, non può prescindere da una
competenza minima di ciò che è, o dovrebbe essere, l'aggregazione
urbana e il suo intero territorio. Una città che ha una sua storia
urbana abbastanza documentata: ricca vegetazione e adorna delle
formazioni dolomitiche patrimonio dell'umanità, per sua natura, non
ammette aperture alla desertificazione e alla inopportuna presenza in
centro storico di motorizzazioni e varie feste paesane. Tutti sanno
che il rumore provoca danni biologici agli esseri umani e non, e
contrasta con le norme nazionali e locali d'inquinamento acustico. La
stratificazione della città storica edificata a misura d'uomo, il
cuore di Belluno, nei suoi schemi stradali, negli orizzonti di cui
gode, negli spazi di aggregazione sociale ricchi di verde, non
prevede l'estraneità delle auto che per la loro presenza
nell'ambiente sono anche fonte di inquinamento in tutti i sensi.
Persino quello cromatico. La presenza di oggetti colorati fermi o in
moto, tra l'altro, alterano la riflessione dell'illuminazione solare
nelle facciate dei sontuosi palazzi. Le austere vestigia che
testimoniano i passaggi della storia urbana con presenze di ambito
estranee o private di ornamenti verdi oramai storicizzati alterano
l'identità di quella cittadina che ha avuto il preziosissimo
riconoscimento UNESCO che inorgoglisce ogni contesto umano. In parole
povere, abbattimento di alberi e auto riportate in centro storico,
anche se mascherati da vantaggi economici o da restyling, non sono il
nuovo che premia. Sono anzi il vecchio che ritorna. L'Europa del Nord
(esempio:
Amsterdam,
Copenaghen e Berlino) fa di tutto
per allontanare le auto dalle città. Non è un caso che nelle 20
città italiane capoluogo di livello europeo per performance
di ciclabilità
Belluno non esiste.
L'assenza di una idea, di una
progettualità conservativa e valoriale del centro storico così
com'è strutturato, non ha futuro. Il centro città è una risorsa
che va mantenuta integra nella sua immagine storico-culturale.
Le aspettative dei bellunesi non credo
che possano coincidere con quanto hanno già provato e quanto viene
promesso di nuovo in spot elettoralistici fine a sé stessi.
L'incompatibilità tra la diminuzione
di alberature, che si ripete ciclicamente da tempo, e la timida (ma
non tanto) ricomparsa di auto che si vuole amplificare in centro,
vanifica la promessa di diminuzione di anidride carbonica
nell'atmosfera che oltre ad essere un impegno locale e italiano è
anche mondiale. Sta nel cosiddetto patto dei sindaci! Così tanto per
ricordarlo, l'innalzamento della temperatura del pianeta, sappiamo,
ha cominciato a conoscerlo anche questa città.
Belluno, merita d'essere letta e
vissuta nella sua interezza e non per settori. Il centro storico
nelle sue funzioni: direzionale, commerciale e vorrei ricordare anche
residenziale non può e non deve essere solo al servizio della
burocrazia e del commercio. Da lungo tempo si trascura totalmente la
delicata funzione residenziale che, per scelte fatte negli anni, ha
una popolazione anziana e in calo per giunta ma che, però,
rappresenta lo zoccolo duro dell'attuale commercio al dettaglio.
Le parti di una città debbono
dialogare. Le periferie, per non rimanere solo dormitori, debbono
integrarsi con il centro storico, che non può essere
divertimentificio notturno o luogo esclusivo per ogni manifestazione
in aperto contrasto con la funzione residenziale. La nuova compagine
amministrativa deve farsi interprete, anzitutto, di un progetto per
la ricucitura dei luoghi urbani, fondamentale per ristabilire un
certo equilibrio del ruolo delle parti.
Ai candidati a sindaco, uscente
compreso, non deve sfuggire il problema salute minacciato dalle
polveri sottili (PM10). Ad oggi, per chi non lo sapesse,
i dati diffusi giornalmente dall'ARPAV, adombrano, una proiezione di
fine anno, di probabile superamento della soglia fissata
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Insomma, l'allarme smog
c'è e resta un problema da risolvere.
Al primo cittadino che verrà, penso
che la salute dei suoi concittadini debba essere un punto d'interesse
primario. Fosse solo anche per un fatto economico di risparmio nella
spesa sanitaria.
Il solo monitoraggio dell'inquinamento
atmosferico in centro storico, così com'è oggi, non basta.
Così come non basta una
cristallizzazione funzionale dell'intera città.
Le esigenze residenziali di tutta una
città hanno pari dignità di quelle commerciali e burocratiche e
vanno dunque fatte compenetrare ed armonizzare.
Il buon governo nasce dalla comunità
fatta di persone, e chi amministra deve essere a conoscenza dei
bisogni delle fasce anagrafiche del contesto, senza ansie per
esclusive esigenze di parte. Non si amministra al meglio se si è
ostaggio di una qualche lobby.
Il sindaco, deve essere il Sindaco di
tutti!
Giuseppe Cancemi
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venerdì 8 aprile 2016
BELLUNO, gli alberi di Via Cavour
ALBERI, tagli annunciati
Di alberi dal 2012 a
Belluno ne sono stati abbattuti abbastanza. Sono cadute piante
ornamentali che, oltre a svolgere il loro ruolo più elementare di
mitigazione del clima estivo e di conversione dell'anidride carbonica
in prezioso ossigeno, “arredavano” e segnavano il riconoscimento
dei luoghi. Alle lamentele di qualche cittadino per una “moria”
arborea spinta, apparentemente inspiegabile, veniva data una
giustificazione “tecnica” di opportunità e prevenzione per
malattia delle piante e/o rimozione del pericolo per pubblica
incolumità. Tutto normale. Chi amministra la città sa e fa e gli
amministrati non sanno e debbono solo condividere obtorto collo. Da
qualche giorno sono iniziati lavori di straordinaria manutenzione dei
marciapiedi e si è iniziato con l'abbattimento di alberi. Il
Sindaco, giustamente, mette le mani avanti e a mezzo stampa fa sapere
che l'abbattimento delle piante, appena iniziato in via Cavour,
rientra nella necessità di eliminare l'invasivo apparato radicale,
presente su tutto il marciapiede, e dunque causa della sua
sconnessione.
A spanna quell'alberatura di via Cavour deve avere
superato una trentina di anni o poco più. Questa datazione mi induce
una semplice osservazione: quelle essenze arboree con quale criterio
sono state messe? Sono state piantate mediante un progetto firmato da
accreditato professionista o sono il risultato di una piantumazione
così tanto per mettere degli alberi? Comunque, anche un semplice
giardiniere avrebbe saputo che un albero per il luogo di impianto va
scelto anche in base all'apparato radicale. Sappiamo tutti che nei
marciapiedi e nei cimiteri, per esempio, vanno evitati alberi con
radici fascicolate. Di solito, infatti, sono le essenze con radici
fittonanti le più utilizzate nei viali alberati a scopo decorativo,
architettonico, ecc..
E' strano come sia accaduto che solo oggi ci si accorge degli alberi non idonei al marciapiede di via Cavour impiantati in un periodo in cui la pratica urbanistica sarebbe dovuta essere quella tecnica prima e contrattata dopo, dunque sottratta all'empirismo delle opere pubbliche del capo mastro. Ma si vede che così non è stato e il tempo lontano (relativamente) forse, non ci permette di conoscere le eventuali responsabilità. Viene da chiedersi: ma il danno dell'abbattimento di alberi maturi, del marciapiedi da rifare e dell'impianto di nuove essenze arboree è o non è un danno erariale?
A spanna quell'alberatura di via Cavour deve avere
superato una trentina di anni o poco più. Questa datazione mi induce
una semplice osservazione: quelle essenze arboree con quale criterio
sono state messe? Sono state piantate mediante un progetto firmato da
accreditato professionista o sono il risultato di una piantumazione
così tanto per mettere degli alberi? Comunque, anche un semplice
giardiniere avrebbe saputo che un albero per il luogo di impianto va
scelto anche in base all'apparato radicale. Sappiamo tutti che nei
marciapiedi e nei cimiteri, per esempio, vanno evitati alberi con
radici fascicolate. Di solito, infatti, sono le essenze con radici
fittonanti le più utilizzate nei viali alberati a scopo decorativo,
architettonico, ecc.. | E' il caso di dire: alberi sì ma non a c...o |
E' strano come sia accaduto che solo oggi ci si accorge degli alberi non idonei al marciapiede di via Cavour impiantati in un periodo in cui la pratica urbanistica sarebbe dovuta essere quella tecnica prima e contrattata dopo, dunque sottratta all'empirismo delle opere pubbliche del capo mastro. Ma si vede che così non è stato e il tempo lontano (relativamente) forse, non ci permette di conoscere le eventuali responsabilità. Viene da chiedersi: ma il danno dell'abbattimento di alberi maturi, del marciapiedi da rifare e dell'impianto di nuove essenze arboree è o non è un danno erariale?
Il Sindaco promette il
reintegro delle piante con il rifacimento del marciapiede e va bene.
Ma questa volta, esiste un progetto dettagliato di opera stradale che
comprende la piantumazione di alberi secondo criteri
tecnico-scientifici o/e se si vuole estetico-architettonici o siamo
alle solite riparazioni casarecce che ci faranno in un futuro
prossimo malignamente dire: “pedo el taccon chel bus”?
A parte la facile battuta,
il Comune, pur nelle mille difficoltà che incontra per la gestione
della città, però, non può e non deve solo inseguire alla bisogna
i guasti. Dedicare alla manutenzione anziché al nuovo parte delle
previste risorse di bilancio è più saggio. Prevenire con una
puntuale manutenzione programmata riduce i costi e mantiene i servizi
sempre in piena efficienza. I cittadini si fidano, ma questa volta in
tempi di internet, il primo cittadino faccia in modo che tutti
possano vedere i progetti a partire da questo di via Cavour. Con
l'occasione, il Sindaco, faccia anche sapere, visto che la sua
amministrazione volge alla scadenza, quanti alberi sono stati messi a
dimora per ogni nuovo nato o adottato durante il suo mandato. I
bellunesi apprezzeranno sicuramente.
Giuseppe Cancemi
APPENDICE DEL GIORNO DOPO (11 aprile 2016)
Dai lavori che prevedono l'abbattimento degli alberi in via Cavour, a giudicare dai luoghi, i conti non tornano. Lo scenario che attualmente si presenta appare con alberi abbattuti alternativamente, con una logica distributiva quasi geometrica, che lascia intuire più a un diradamento che non ad una soluzione, alla lettera, radicale. Si è scelto di eliminarli, uno sì e uno no, tutti in fioritura, e non senza abbondare sui sì. Sembrerebbe, che gli alberi graziati hanno un qualche merito per essere stati risparmiati. In compenso, è stata regalata ai ceppi rimasti una rifinitura da “figaro”.
UDITE, UDITE... cosa dice il Dirigente comunale in merito alla questione verde pubblico
Giuseppe Cancemi
APPENDICE DEL GIORNO DOPO (11 aprile 2016)
Dai lavori che prevedono l'abbattimento degli alberi in via Cavour, a giudicare dai luoghi, i conti non tornano. Lo scenario che attualmente si presenta appare con alberi abbattuti alternativamente, con una logica distributiva quasi geometrica, che lascia intuire più a un diradamento che non ad una soluzione, alla lettera, radicale. Si è scelto di eliminarli, uno sì e uno no, tutti in fioritura, e non senza abbondare sui sì. Sembrerebbe, che gli alberi graziati hanno un qualche merito per essere stati risparmiati. In compenso, è stata regalata ai ceppi rimasti una rifinitura da “figaro”.
Eppure ricordo di avere letto che le piante da eliminare, causa del dissesto rilevato, rientravano in un “progetto di rifacimento”. Bene! Allora perché il taglio assomiglia più ad un diradamento che non ad una radicale sostituzione delle attuali piante con altre a radici fittonanti? Si vuole, forse, mascherare un'ennesima azione demolitrice di piante a Belluno, che sembra appartenere ad un ragioneristico disegno di riduzione delle spese nella voce a bilancio destinata alla manutenzione?
UDITE, UDITE... cosa dice il Dirigente comunale in merito alla questione verde pubblico
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giovedì 17 marzo 2016
BELLUNO E IL COMMERCIO IN CENTRO STORICO
Quali le scelte per rivitalizzare il centro storico?
Sono molto d’accordo con il primo cittadino di Belluno
sulla limitazione, anzi “guerra” ai centri commerciali, ma
obietterei che è un po’ tardino per pensarci e alquanto balzana l’idea di un “chiosco
di vendita per pastin” come esempio d’iniziativa concorrente, per
rivitalizzare il centro storico.
Il lancio di una simile scelta politica suffragata nei
fatti, da una grande indecisione sulle modalità d’ammissione del traffico in centro storico, mi
rende ancora più perplesso.
Si aggiunga anche che
i residenti del centro storico nell’idea di rigenerazione del centro storico sono
assenti e un degrado latente si va manifestando, mentre si auspica un commercio
(di vicinato) e magari al servizio di un turismo tutto da sviluppare. La
convinzione che assecondare la circolazione automobilistica fa bene al
mantenimento/sviluppo delle attività commerciali, è il “leitmotiv” che
assilla la gestione del cuore della città. Forse, bisognerebbe interrogarsi sul
perché gli acquisti nelle principali vie del centro sono in calo o non ce ne
sono affatto. Siamo sicuri che la causa è dovuta unicamente alla mancata
circolazione di auto? Non sfiora l’idea che potrebbero essere altri, i motivi
della crisi commerciale? Per esempio: le tipologie delle mercanzie
offerte, i prezzi, il rapporto tra tipologia dell’offerta e la sua
domanda, l’ampiezza delle scelte, la qualità dei prodotti, la esclusività o la
inflazione di quel prodotto, etc., sono o no elementi che influiscono sul
successo o meno di vendita in un dato luogo? Insomma fattori come quelli
accennati che nulla hanno a che vedere con le auto nel cuore della città. Non
potrebbero essere quelle, invece, le effettive ragioni di un allontanamento dal
centro della clientela? Ecco, forse qualche dubbio in più dovrebbe fare
riflettere amministratori e operatori commerciali i quali imputano quasi
tutto al traffico. Pensare ad una continuità commerciale che viene da
lontano: con il nonno prima e appresso il padre e dopo il figlio nella
conduzione di un’attività economica andata sempre bene, quando circolavano
liberamente le auto, non basta. Come non è sufficiente un inizio di attività
commerciale sulla base di una semplice intuizione o convinzione che quel luogo
continuerà ad accettare sempre le stesse condizioni e con la medesima tipologia
di esercizio. Non è più tempo di empirismo. Gli operatori commerciali moderni
oramai conoscono e si servono di strumenti come il business planning, per verificare o iniziare un’attività. Non si può più investire senza prima avere indagato il mercato, le sue potenzialità e gli elementi che ne determinano la fattibilità di quel dato commercio. Insomma è opinione diffusa che il pianificare prima di investire fa parte delle buone pratiche che ogni azienda dovrebbe sempre avere presente prima di agire. Non meno importante da parte pubblica, per un corretto uso della città, il Comune dovrebbe avere nel “cassetto” un Piano Commerciale aggiornato, e non solo quello, per dare risposte circostanziate agli operatori commerciali, prima di prendere ogni decisione. La complessità dell’organizzazione urbana richiede di conoscere prima di operare. Senza uno studio sociologico dei destinatari (residenti, commercianti, fruitori potenziali, etc.) l’insuccesso già sperimentato è assicurato.
Concludendo, senza acquisizioni essenziali: dalle condizioni sociali ed
economiche, alla mobilità, ai servizi essenziali dei cittadini, alle relazioni
tra le parti della città (centro storico, aree periferiche, territorio) non si
va da nessuna parte.
Dunque, Belluno tiri fuori dai cassetti o prepari progetti e/o studi, dove
il primato della politica, possa indicare le migliori soluzioni, alla luce
delle conoscenze tecniche necessarie, per un contesto più complesso che si
inquadri nel “sistema città”.
Giuseppe Cancemi
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lunedì 26 ottobre 2015
ECOSISTEMA URBANO 2015
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