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lunedì 6 luglio 2020

Contributo da lontano



Revisione Generale del PRG


La revisione generale del PRG, con la partecipazione attiva dei cittadini, nelle indicazioni da formulare per dare corso alla sua formazione, propone un atto amministrativo di importante valenza politica. Una condivisione, che la legge regionale n. 15 del 1991, pur se obsoleta, aveva già compreso.

Nella nostra città, l'evento è già stato vissuto, e quello in atto è un secondo rinnovo che si presenta, non senza nuove attese per inadempienze realizzative pendenti e nuovi scenari di un mondo che cambia rapidamente. Il nuovo strumento urbanistico, che ha iniziato il suo iter, per coniugare al futuro quegli interventi che servono per una migliore vivibilità urbana, ora, aspetta di selezionare, tra le varie proposte, quelle indicazioni di assetto del territorio realizzabili, cui aspira la collettività.
Caltanissetta tra gli altri temi urbanistici, un problema endemico mai risolto, che si ripresenta ciclicamente, lo pone il centro storico. In vari anni si è sempre discusso di un suo recupero, ma mai convintamente e stata fatta qualcosa per salvarlo dai crolli e dal degrado. Ultimamente, un apposito "programma costruttivo", relativamente ad hoc, ha aperto e chiuso un cantiere, per la rigenerazione di un paio di abitazioni.
Purtroppo, anche gli anni dello sviluppo edilizio, alimentato da interessi speculativi, rivolti ad un'edilizia qualitativamente medio-bassa, hanno prodotto solo periferie disadorne. Vari stock edilizi di queste zone, cosiddette di espansione, in assenza di interventi manutentivi, sono oggi anch'essi soggetti ad un degrado che si propaga. In città è rimasto un surplus di case sfitte e un bisogno abitativo da compensare, mai affrontato con un vero progetto di social house.
Le risorse economiche, di provenienza europea e nazionale di questi anni, non sono state sufficientemente attenzionate, e quindi, sono state lasciate sfuggire. Caltanissetta, città terziaria di lungo corso, con un'economia prevalentemente fatta di occupati nei servizi e nel commercio, senza una particolare vocazione di altra natura emergente, ha resistito sì alla crisi economica di lunga durata, ma ha perso non pochi pezzi di un'imprenditoria, che non ha saputo rinnovarsi, come in altre realtà territoriali.
Gli effetti di questa economia asfittica, li ritroviamo nell'aumento di incapienza di non pochi cittadini. Complessivamente, possiamo dire che il tessuto sociale, per gli effetti del noto fenomeno migratorio del Mediterraneo, in qualche modo ha ricevuto una compensazione anagrafica, nei confronti di un lento spopolamento in atto, e sono comparsi nei quartieri di centro piccole attività artigianali, non nuove, ma che da tempo non erano più presenti in città. Inoltre, un altro segnale importante che la città mostra, da non sottovalutare, viene da alcune nuove tendenze di business, nelle attività di nicchia verso le risorse naturali e culturali in generale.
In questo quadro socio-economico non certo esaltante, per una più che necessaria ripresa della Comunità nissena, la sfida è ardua e l'occasione di un evento coinvolgente non basta. Bisogna convincersi e convincere che l'occasione può diventare opportunità se si potenziano gli elementi di forza e si riducono quelli di debolezza.
Nel metodo, scontato che l'obsoleto modello urbanistico finora in uso, ha relativamente, esaurito il suo compito di normare principalmente l'espansione edilizia. O almeno, non ha più una prevalente motivazione regolativa della trasformazione dei suoli (da agricoli a urbani). Nasce l'idea, che il modo più consono di pensare quale città si vuole in futuro, comporta un minimo di considerazioni sul punto cui è giunto il dibattito urbanistico a livello nazionale.
La città contemporanea, qual è Caltanissetta, forse, non ha conosciuto molto del “federalismo” a macchie di Leopardo italiano, che localmente in urbanistica ha modificato qualcosa. Il Regolamento Edilizio Tipo/Unico (RET/REU), per esempio, è presente in 11 regioni, così come conosciuto da altre regioni è anche il consumo di suolo zero.
In Sicilia, nel suo dibattito corrente, l'urbanistica ha forse ignorato alcuni passaggi e siamo solo in attesa della riforma urbanistica.
Nella revisione del PRG che vogliamo, si può pensare al punto in cui si è giunti, di organizzare un piano strutturale olistico, articolato tra piano strategico e progetto, per uno strumento sistemico in grado di coniugare insieme: ambiente, infrastrutture e insediamento.
Il Partito Democratico, con la nuova pianificazione orientata verso un piano strutturale, che discende dal dibattito urbanistico corrente, trova che almeno due esperienze del passato nella pianificazione inducono a riflettere: una si riferisce alla complessità e alle lungaggini dei processi e l'altra riguarda la dilatazione degli spazi urbani a spese della campagna non più sostenibile. I nuovi orientamenti, che si ritrovano nel modo di affrontare la revisione del PRG, si dimostrano tendenzialmente favorevoli ad una trasformazione urbana rigenerativa, come prezioso ausilio per una città che decide e programma di ripartire.
Comunque, per il PD di Caltanissetta l'ambizione progettuale da realizzare, passa per una smart city accessibile a tutti, che in progress, negli anni a venire, anche con piccoli passi, possa rendere sempre più concreto questo obiettivo.
Il contenuto in termini non esaustivi, e volutamente esemplificativo nelle righe che seguono, vuole essere per la revisione generale del PRG, una traccia, un canovaccio di discussione che il PD intende mettere a confronto con le altre proposte dei cittadini.
Uno degli aspetti che fa discutere, in questo ultimo mezzo secolo, è il sovradimensionamento delle città e la dispersione degli immobili sul territorio, ascrivibile, per la maggior parte, alla cosiddetta rendita di posizione. Per intendersi, quella che ha maggiormente prodotto la speculazione edilizia.
Caltanissetta, lo sappiamo, ci rientra. Non sembra, ma anche la nostra città è sparsa ed estesa, come tante altre, nel territorio con: marcate periferie, villettopoli, borghi e frazioni.
Il fenomeno della dispersione delle costruzioni in ogni luogo, ha comportato forti squilibri territoriali. Il contrasto all'esistente diffusione/dispersione insediativa, infatti, è diventato una necessità. Alcuni sevizi urbani, sono diventati difficili, o quantomeno disagevoli nella loro fruizione. Le soluzioni di carattere edilizio che impermeabilizzano il suolo sono da evitare. Meglio decentramenti funzionali, anche attraverso servizi on line, diventati sempre più soluzioni praticabili per i costi in generale, più contenuti.
La pressione antropica, con le sue invadenti costruzioni edilizie, ha indebolito ogni parte del territorio italiano. Pensare ad una nuova difesa per un territorio già fragile, e ora maggiormente vulnerabile, per le nuove non più sporadiche, condizioni climatiche e atmosferiche, diventa una necessità cogente. Più attenzione, è dunque richiesta, anche per i sistemi idraulici urbani e complessivamente e per quelli di regimazione e convogliamento delle acque piovane.
Il problema dei Rifiuti Solidi Urbani, altro tema territoriale, quasi sempre in emergenza, va strutturalmente riorganizzato e ripensato, sapendo che alcune decisioni e dunque scelte, debbono essere fatte perché non più rinviabili. Pena, la centrifugazione della città, fuori totalmente dagli standard europei di vivibilità urbana. I nodi più importanti per il servizio da sciogliere, riguardano lo smaltimento delle frazioni “secco” e "umido"dai rifiuti. Per il primo un termovalorizzatore di ultima generazione ancora non c'è. E si discute all'infinito senza avere trovato alcuna soluzione. Per la frazione umida, invece, resta il dubbio sull'effettivo smaltimento in discarica controllata.
Il nucleo urbano allargato, le cui funzioni direzionali sono svolte da centro storico e zona “Palmintelli”, per la specificità consolidata, da un punto di vista strutturale va riformato in senso distributivo dei servizi, ferma restando la doppia centralità nei confronti del territorio. I quattro antichi quartieri di centro, attraverso il loro recupero, possono, invece, costituire un rilancio al ripopolamento.
Coppie di giovani ed anziani, incoraggiati da canone concordato e da una dimensione di città a misura d'uomo, sono l'opportunità per ridare linfa a quella residenza ritenuta, da tempo, poco appetibile, e rilanciare un commercio di vicinato che si va spegnendo.
Anche la relativamente recente riforma del catasto, può contribuire a governare il bisogno abitativo dei nisseni se coadiuvato da un apposito ufficio comunale per la casa.
Caltanissetta ha un suo cimitero, con una parte storica-monumentale che va tutelata, e una parte nuova che comincia a necessitare di un ampliamento, possibilmente in altra zona pianeggiante e facilmente raggiungibile da mezzo mobile. Non diversamente, si profila anche la necessità che la città pensi di dotarsi di qualche area a parco e un cimitero per gli animali di affezione.
Il territorio nisseno, nodo trasportistico strategico per la sua centralità, rispetto al resto dei comuni siciliani, specie per il vicino interscambio ferroviario (Xirbi), possiede una valenza economica potenziale di rilievo, specie per la distribuzione di merci. Un punto di forza non trascurabile per l'insieme delle risorse locali. Pertanto, la necessità degli eventuali ampliamenti strutturali, per gli scambi intermodali, va ricercata negli spazi indecisi o nelle dismissioni, e relazionata con altre esistenti sovraordinate pianificazioni.
Nuove idee e nuove prospettive architettoniche, per la massima accessibilità della città sono i nuovi ambiti di una ricerca che l'Universal Design da tempo propone e pratica, riconoscendo che esigenze ed abilità diverse delle persone sono una risorsa. Caltanissetta, volendo fare propria
l'idea di una città accessibile, come già detto, può con l'occasione proporre, con incentivi, agli ordini professionali competenti di cimentarsi per esempio, con i temi della deambulazione, o della percezione dei luoghi.
Il PD nisseno, pensa e si rende interprete propositivamente, che altri modi creativi di intendere l'armatura urbana, possono concepire una maggiore e migliore accoglienza e convivialità, adeguando e creando strutture che rendano indifferente, la fruibilità urbana di persone le cui abilità individuali sono diversificate.
Il sistema infrastrutturale che serve la nostra città, nella sua molteplicità di forme e competenze in cui si realizza, rappresenta l'insieme “materiale” dei volumi e degli spazi nonché la “immateriale” logistica che organizza tutti i servizi. Costituisce, “corpo” ed “anima” di ciò che distingue l'offerta qualitativa del territorio.
Non tutto il sistema dei servizi, ha trovato nell'attuale assetto urbano contemporaneo, una concorde interazione. Con l'occasione del nuovo PRG, la pianificazione che riguarda gli aspetti infrastrutturali, può e deve recuperare le migliori pratiche, per esempio nella mobilità, dove l'inquinamento da trasporto sia privato che pubblico, di segno contrario alla ricercata riduzione di CO2 del (patto dei Sindaci), perpetua l'insostenibilità.
Caltanissetta, tra il surplus edilizio, annovera anche volumi e spazi di proprietà erariale, che per la loro posizione strategica in città, possono essere rigenerati per nuove funzioni integrative di servizi. Caserma Capitano Franco e antenna RAI sono emblematici per funzioni diverse che possono svolgere. L'ex presidio militare con il suo volume e il circostante verde, in area abitativa diventata soprassatura di abitanti, rispetto agli standard residenziali di progetto, può essere convertita in utile integrazione. Invece l'antenna, componente dubitato (per le sue radiazioni non ionizzanti) come elemento di forza del nostro territorio se si vuole, può essere riutilizzata come elemento strategico per la protezione civile su scala nazionale o per un Wi-Fi di ampio raggio. Oppure, a scala più ampia per la sicurezza comunicativa in caso di calamità nazionali per la protezione civile (dalle Alpi alle piramidi), o anche a sede partner per la diffusione radio e tv (DTT o DVB-T) e forse per altro ancora.
Non ultimo, ma pienamente concorrente nel sistema città, entra l'ambiente. Terreni agricoli, verde pubblico (parchi urbani e suburbani), alberature dei viali e, le aree naturali come aree relitto di natura ambientale naturale (Riserve, aree protette) sono gran parte dell'ambiente che concorre alla idea di piano, ma bisogna stabilire come.
Il territorio nisseno, ha un suo suolo agricolo esteso, tra incolto e colture prevalenti di cereali, che andrebbe studiato per una possibile conversione. Non necessariamente in termini di prodotti. Un'alternativa proponibile, sta nelle condizioni che possono favorire una ripresa dell'agricoltura, per esempio, nell'organizzazione in termini produttivi e strutturali di tipo industriale. Trasporti e mercati, come elementi strutturali innovativi da inserire nel processo produttivo agricolo, potrebbero rinvigorire la produzione dell'agro nisseno in termini economici e occupazionali.
Un luogo coerente tipo come immagine di ambiente naturale che si accosta al verde rurale, nel nostro caso il Fiume Imera Meridionale, solitamente viene più visto come elemento cartografico di confine amministrativo. Oppure, come semplice corso d'acqua.
Eppure, non è solo natura ma anche cultura e riferimento per il tempo libero. Con le sue diversità biologiche o le testimonianze di raro valore storico che rappresenta sono un altro punto di forza del nostro territorio. Il suo attraversare tutta la Sicilia da Nord a Sud e i ritrovamenti archeologici sono elementi vivi che raccontano i tempi delle generazioni vissute lungo le sue sponde.
La tutela della Valle dell'Imera Meridionale, sotto forma di Riserva Naturale Orientata, rimane come esempio di una scelta illuminata di conservazione di ambiente naturale, che la città ha saputo mantenere.
Il resto, l'ambiente verde in carico all'uso cittadino, come giardini pubblici, parchi e verde di arredo urbano, nel quadro di un rinnovo della pianificazione, in uso come tanti altri servizi infrastrutturali, con rara o totale mancanza di manutenzione, sicuramente va restaurato e ricalcolato nel suo dimensionamento (standard) rispetto alla popolazione.
Insomma, Caltanissetta alla fine, dovrà fissare nello strumento urbanistico sempre più “strutturale” e meno “regolativo” alcuni “paletti”, e stabilire quali punti di forza debbano orientare la governance della generale revisione del PRG.
Le sinergie tra pubblico e privato e le politiche di settore, sono il background richiesto dallo sviluppo socio-economico di cui ha necessità Caltanissetta.
La pianificazione strategica del PRG può essere uno strumento che coniuga insieme questi fattori.
Infine, questo documento pur non esaustivo, vuole dare un contributo fattivo, alla preparazione delle direttive, previste per la Revisione Generale del PRG.
I nuovi orientamenti, alla luce del corrente dibattito urbanistico, daranno l'occasione per una diversa formulazione interpretativa, utile al territorio nisseno, grazie ad un aggiornato processo locale di pianificazione che sicuramente emergerà.
L'occasione offerta dalla revisione, non sarà il solito insieme di carte richieste dalla burocrazia, a volte impropriamente considerato: “libro dei sogni”, se si riesce, tra componenti sociali, a mettere insieme proposte reali e utili per un combinato sistema inclusivo di ambiente, infrastrutture e insediamento, coerente con la sostenibilità.

Giuseppe Cancemi



lunedì 14 ottobre 2019

CENTRO STORICO DI CALTANISSETTA


COSA FARE DI CIO' CHE RESTA DI UN CENTRO STORICO




Il giardino di pietra, immaginato, si concretizza lasciando tutto come si trova. Strano, ma potrebbe essere un modo per rendere fruibili quei luoghi oramai costituiti da ruderi, macerie ed erbe infestanti, separati da tracciati viari in centro storico.
Ancora una volta la materia organica e inorganica può prendere forma con l’ausilio dell’uomo che, con la sua sapienza, sa assecondare e modificare la natura delle cose.
Per rendere accessibili quei luoghi della memoria, testimonianza di come l’incuria e l’abbandono finiscono per annullare ogni ricordo delle passate generazioni. Basterebbero tanti piccoli interventi “verdi”, partecipati dai cittadini.
Potrebbe fare scuola, l’esempio di quei nisseni che si sono impegnati nella cura delle piante per aderire al “Concorso Balconi Fioriti”.
Insomma, per il centro storico bisognerebbe fare un atto di umiltà. Una necessaria nuova azione antropica di restituzione alla natura, di quanto l’uomo non ha saputo conservare.
Alle piante spontanee e non, il compito di ingentilire i luoghi e consentire con appositi percorsi di mostrare, appunto, un GIARDINO DI PIETRA.

Occorrente:
- un aiutino, volano delle istituzioni pubbliche e private;
- associazioni ambientaliste e volontariato di buona volontà (necessario bisticcio di parole per intenderci);
- messa in sicurezza dei comparti crollati non ancora rimossi e dei ruderi già esistenti;
- pulizia della viabilità nei suoi tracciati di ambiente urbano;
- adozione e scelta con cura delle piante spontanee, curando che la biodiversità sia di tipo mediterraneo;
- aggiunta di nuove piante anche da interno e qualche essenza arborea, selezionate in modo strategico, per dare colore e luce agli ambienti feriti a morte;
tanta ma tanta FANTASIA per inventarsi una conversione non invasiva di reperto storico-urbanistico, nel suo genere, forse esclusivo.

Giuseppe Cancemi

CALTANISSETTA, CENTRO STORICO 2019

PROVVIDENZA: progetto Pilota e Via Mazzini Social Home


Rilevo con particolare attenzione, che la mia "provocazione" con il "giardino di pietra" di qualche giorno fa, ha fatto riemergere l'assopita diatriba sul recupero del centro storico. Riguarda, l'ultima trovata eufemisticamente chiamata "Piano di Recupero" che consta di un “Piano Pilota” e di un’aggiunta al progetto denominata “Via Mazzini social home”. A dir vero, di recupero in questo progetto urbanistico, troviamo solo il titolo di come viene chiamato nell’insieme il documento progettuale.
L'arch. Saggio e altri professionisti, nonché il Presidente regionale di Italia Nostra arch. Leandro Janni già hanno avuto modo di rilevare sin dal 2012 che detto piano composito, elaborato dal Comune, in sinergia con lo I.A.C.P. e la "benedizione" della Soprintendenza, con le sue demolizioni, alterava il tessuto urbanistico nel suo insieme paesaggistico nonché architettonico dei luoghi. Gli ultimi abbattimenti in centro storico, sappiamo, che in questi anni, hanno amplificato la logica di ciò che si “può abbattere” differenziandola da ciò che va salvato, quasi ad incoraggiare nuove assurde demolizioni. La città comunque, non ha ancora dimenticato i relativamente recenti interventi, che hanno cancellato interessanti riferimenti storici, più volte segnalati ed attenzionati da Saggio.
L'attuale Amministrazione ritorna ancora alla carica, riproponendo il citato progetto che, anni addietro, aveva suscitato in qualche modo perplessità nella magistratura amministrativa.
L’intervento da realizzare, adesso, oltre ad essere ” Progetto Pilota” diventa di riqualificazione, aggregando un’aggiunta denominata “Via Mazzini social home ” che non è chiaro cosa vuole indicare nel suo inglesismo. Forse il progetto, 


voleva richiamarsi, per similitudine, al social housing, che viene inteso, per definizione, come approccio all’abitare sostenibile e mediante un’impatto positivo nel rapporto tra città e abitanti di quel luogo.
Ma credo che il ricircolo del progetto “Pilota” + “Via Mazzini social home ” non abbia ancora sciolto l’importante nodo della trasformazione urbanistica in pieno centro storico.
Intanto, a quest’ultima recente riesumazione, si aggiunge al caso una nuova perplessità che pur non essendo di un vero e proprio conflitto di interesse, resta sempre un difetto che incide nella forma e nella sostanza: l’originario progettista intestatario del “Progetto Pilota”, per le mutate condizioni amministrative comunali, resta nella “filiera” operativa occupando il ruolo, stavolta, di figura politica di riferimento istituzionale.


Giuseppe Cancemi

venerdì 11 ottobre 2019

La Confindustria di Caltanissetta si ripropone




CONFINDUSTRIA NISSENA CHI?



A proposito di Confindustria nissena che si vuole incontrare col Ministro Provenzano trovo che sia il minimo, dato il grave e colpevole ritardo che ha, stante alle condizioni economiche del territorio. L’economia di una Comunità che vive di terziario non può fare a meno di occasioni di lavoro che provengono dalle imprese artigianali, industriali e commerciali. A Caltanissetta, da tempo, da quando è ferma l’edilizia, l’orologio dell’economia si è arrestato. A parte i centri commerciali, già in declino, poco o nulla gira agli effetti di una imprenditoria con radici nel territorio. Si producono solo eventi che muovono un turismo minimo prevalentemente cultural-religioso, con presenze limitate nella quantità, nella qualità e nel tempo. Il consumo alimentare ha un suo peso, mentre languisce quello commerciale con la concorrenza spietata on line che fa la parte del leone. L’unica forma imprenditoriale che aveva una visibilità mondiale, anche se non ha minimamente inciso a livello territoriale, ha venduto e traslocato. Insomma, mi chiedo e mi viene da chiedere, cosa mai vorrà chiedere la Sicindustria nissena al Ministro?

Chi chiede l’incontro è il Reggente di Caltanissetta. Una figura rappresentativa ma senza l’investitura di una “forza” imprenditoriale che di solito elegge i suoi organi. In sostanza qualcuno di buona volontà il quale in nome di una Confindustria che numericamente, forse non c’è, si rivolge ad un rappresentante dello Stato.
Si prospetta che vorrà discutere di una “questione industriale”. Bene dico io, ma con quali elementi concreti? Per dirla tutta, le istituzioni territoriali non hanno mai pensato che per prosperare la sola economia terziaria non basta. Non si è mai pensato di cimentarsi con progetti di sviluppo articolati sinergicamente da istituzioni varie. Sa Sicindustria locale che uno sviluppo deve essere pensato e promosso da progetti di ricerca?

Per fare un per esempio, cito il coordinamento sorto in una piccola città come Belluno (36 mila abitanti), la quale, sin dal 2017 firmando una convenzione con gli istituti superiori per un nuovo spazio: Digital Innovation Hub Belluno Dolomiti, ha dato luogo ad un raccordo tra imprese, enti e ricerca.E mi fermo qui!

Voglio solo aggiungere che, per fare, bisogna avere qualcosa da proporre e non “affidarsi al buon cuore” dell’interlocutore, sia pur esso autorevole.

La politica di Caltanissetta nei vari ambiti amministrativi, quindi, prepari i suoi progetti mettendo in campo e in relazione le sue migliori forze. Gli imprenditori da parte loro, si facciano parte diligente e unitamente con le forze sociali e le istituzioni facciano squadra. Solo così potranno, insieme, portare avanti realmente quei disegni comuni che producono effettivo sviluppo sociale ed economico.

Giuseppe Cancemi

mercoledì 2 gennaio 2019

Salvare il centro storico di Caltanissetta



SENZA STARE AD ASPETTARE

I segnali di una certa vivacità urbana a Caltanissetta sono discreti. Iniziative culturali varie si moltiplicano, e girando si vedono alcune immagini accattivanti di volenterosi “graffitari”, che hanno lasciato il segno in luoghi degradati e non. Purtroppo però, l’immagine complessiva della città già da tempo, lascia trapelare anche un senso di degrado nelle aree più frequentate cosiddette direzionali (centro città e Palmintelli). Forse, è più l’area storica ridotta alle sole “quinte teatrali” dei due principali corsi che, pur mostrando un apparente minimo decoro urbano, turba in qualche modo chi si avventura oltre il “salotto buono”, che nasconde la proverbiale sabbia sotto il tappeto. Le stagioni della politica diventata come una religione, molto confessionale e poco laica, si susseguono e non finiscono mai. Si passa dalla propaganda agli annunci e non di rado agli insulti, ma in concreto si blatera soltanto e basta. L’intellighenzia nissena, prudentemente, non partecipa alla polemica politica, che rimane sottotono, ma se ne sta alla “finestra”. Qualche volta, di tanto in tanto, dispensa idee e iniziative unicamente attraverso un più facile e comodo PC o tablet. C’è comunque chi come me non s’arrende e nel bicchiere visto ostinatamente mezzo pieno, vuole ancora vedere nella vivacità mai sopita della città una speranza: che la Comunità nissena tutta si possa rimettere a “camminare”. E’ mia convinzione che mediante piccoli passi, a partire dalla degradata parte materiale della città, non sia difficile innescare un processo di semplice minima rigenerazione del tessuto urbano. A partire da selezionate risorse da rimettere in uso, che in città e nel territorio non mancano, si può con volontariato e piccola manutenzione concretizzare un mini percorso di riattazione.

Potenziali mecenati (forse!), sognatori e volontari non mancano e se il progetto è coinvolgente e l’amministrazione pubblica si fa carico dell’impegno, si può mettere in piedi un’immagine della città, sì povera ma decorosa. I social dove sono presenti i nisseni, pullulano di tali accostabili figure forse anche disponibili all’idea di voler recuperare una dignitosa immagine di parti del centro storico. Basta saper farle emergere. Io per primo, non volendo rinunciare all’idea che il centro storico è una delle risorse più importanti, vorrei ricordare agli amministratori della città, che l’abbandono all’oblio degli antichi quartieri, costa molto di più (in soldoni) che il non tentare di rivitalizzarli. Vale la pena di pensare, inizialmente, con qualcosa di semplice e poco costoso, che è possibile trasformare una risorsa trascurata, vissuta nell’economia generale della città come un punto debolezza, in un punto di forza. Insomma, la proposta vuole semplicemente essere alla stregua di una start-up (dei poveri), una spinta alla ripresa anche economica, che s’inventa aggiustamenti finalizzati all’immagine di città capoluogo, non dimentichiamolo, di una cosiddetta area vasta, qual è Caltanissetta in centro Sicilia. In mancanza di altro - penso al finanziato progetto nazionale di rigenerazione delle periferie arenatosi - si potrebbe tentare di trasformare, serialmente, le immagini di degrado di alcuni punti della città, di cui vergognarsi, in opportunità. Si può ricercare la via della “conciliazione” tra degrado senza soluzione di continuità e verde spontaneo pilotato con l’arte di strada dei writer solitamente bollata come opera di “imbratta muri”. Per esempio, si potrebbe mettere in “cantiere” un primo esperimento, di “riqualificazione” in economia, in centro storico nei luoghi più degradati, confidando in un buon avvio capace di innescare un circuito virtuoso di attività. I muri (già messi in sicurezza) decorati con immagini a tema realizzati dagli “street artist” possono già risolvere da soli lo squallore del monumentale rudere. Comunicano un diverso colpo d’occhio persino di tipo fantasioso che allontana l’idea della desolazione tipica dei luoghi abbandonati. I ruderi che segnano gli spazi già abitati, gli spiazzi e i muretti “orfani” si potrebbero rivestire con verde spontaneo, ad arte, facendo risaltare le parti murarie in pietra faccia a vista, che andrebbero ripulite e lasciate come sono. Più semplicemente, impegnandosi con poche risorse e buone idee, si può con la partecipazione degli utenti volontari della città, mettere in moto un processo coinvolgente di risveglio dell’orgoglio cittadino. L’amministrazione in carica, mediante bando pubblico,con un progetto minimale (in senso economico), penso, che possa affrontare una simile via del decoro urbano “povero” nell’immediato, non rimanendo a vita a girarsi i pollici aspettando per forza “Godot”. 

 Giuseppe Cancemi



venerdì 16 novembre 2018

Caltanissetta II


Parte II


Urbanistica
Tratti socio-economici

Caltanissetta, città terziaria di lungo corso, transitata per i settori: primario e secondario, attualmente registra un'economia prevalentemente fatta di occupati nei servizi e nel commercio. La crisi economica che ancora dura, ha particolarmente colpito il settore delle costruzioni edilizie e fatto perdere non pochi pezzi all'imprenditoria di questo settore, che a fronte delle difficoltà, non ha approfittato per rinnovarsi, come in altre realtà territoriali.
Il morso della generale crisi economica, ha paralizzato un po' tutte le attività economiche, ma come per effetto domino, l'edilizia, ha trascinato anche il settore immobiliare e il suo indotto.
Le risorse economiche di provenienza europea e nazionale di questi anni, o sono state dissipate attraverso progetti incoerenti per i bisogni dei luoghi, o non sono state sufficientemente attenzionate, e quindi, sono state sperperate o lasciate sfuggire.
Gli effetti di questa economia asfittica, purtroppo si ritrovano nell'aumento d'incapienza di non pochi cittadini.
Complessivamente possiamo dire che l'economia del territorio, non fa vivere bene tutti gli insediati. La scarsità di lavoro ne è la causa principale. Il tessuto sociale autoctono, ai fini anagrafici è in decremento ma per gli effetti del noto fenomeno migratorio del Mediterraneo esiste un certo riequilibrio. In qualche modo una compensazione di segno positivo, nei confronti di un lento spopolamento, dà stabilità alla popolazione nissena.
Oltre alla degradazione dei quartieri periferici, un fenomeno del tutto nuovo di tendopoli e di alloggi di fortuna in estrema periferia e in centro storico ha fatto la sua comparsa e tenta di stabilizzarsi. Nei quartieri del centro, oltre alla comparsa di alloggi acconciati in edifici fatiscenti, si sono attivate anche piccole attività artigianali non nuove, ma che da tempo non erano più presenti in loco. Molti esercizi di vicinato, per la comparsa della grande distribuzione e dei vari centri commerciali, facendo fatica a resistere, sono del tutto spariti. La città comunque non si è completamente arresa. Qualche segnale da non sottovalutare è comparso. Nuove tendenze di business in centro, di ristorazione, di qualche attività di nicchia verso le risorse naturali e culturali in genere, iniziano a comparire.
In questo quadro socio-economico non certo esaltante, per una più che necessaria ripresa della Comunità nissena, la sfida è ardua e l'attesa di un finanziamento statale (tra 'altro sfumato, al momento) e la revisione del PRG, non bastano.
Bisogna convincersi e convincere che è più facile rimboccarsi le maniche.
Meglio cercare di inventarsi altre occasioni, magari pescando nelle risorse territoriali disponibili e nei punti di forza strategici del territorio, facendoli diventare opportunità.
Bisogna in altri termini, potenziare gli elementi di forza e neutralizzare quelli di debolezza.

L'insediamento

Uno degli aspetti che fa discutere, e non poco, in questo ultimo mezzo secolo, è il sovra-dimensionamento della città e la dispersione degli immobili sul territorio, in massima parte dovuto alla speculazione edilizia. Tale fenomeno con marcate periferie fatte di villettopoli, borghi e frazioni, ha comportato forti squilibri territoriali e nocumento ad alcuni servizi urbani, che sono diventati difficili, o quantomeno disagevoli se non scadenti nella loro fruizione.
Purtroppo, dopo la seconda guerra mondiale con la ricostruzione e successivamente col boom economico degli anni 60', lo sviluppo edilizio fortemente alimentato da interessi speculativi, ricordato anche come quello de: “le mani sulla città”, ha prodotto a Caltanissetta un'edilizia qualitativamente medio-bassa e di periferie disadorne.
I vari stock edilizi di queste zone cosiddette di espansione, come in centro, in assenza di interventi manutentivi, hanno subìto un degrado d'immagine che si va diffondendo. In una città di circa 60 mila abitanti sono state costruite abitazioni con un doppio numero di stanze rispetto a quello ritenuto ottimale dagli standard residenziali, di un abitante per vano.
Il risultato di una questione abitativa mai governata da tutte le amministrazioni Comunali passate nel tempo, ha lasciato in città un surplus di case sfitte, e un bisogno abitativo da compensare mai affrontato con un vero progetto di social house.
Il centro storico è l'altra dolente nota urbanistica.
Per qualche ignoto maleficio, a Caltanissetta il cuore della città non è molto amato. Un problema endemico mai risolto che viene ripreso ciclicamente, riguarda il suo abbandono inarrestabile. In vari anni si è sempre discusso e se ne continua a discutere di un suo recupero, ma mai convintamente è stata fatta qualcosa per salvarlo dai crolli e dal degrado. Un quinquennio fa, ancora un tentativo con apposito "programma costruttivo", doveva servire alla rigenerazione di un paio di abitazioni ma è stato fermato da un ricorso. Il cantiere è stato chiuso ma è rimasto un contenzioso che ancora non si è risolto.


Caltanissetta I


Parte I


Premessa

I temi del “campanile” non possono più essere affrontati solo in termini localistici. In tempi come quelli attuali, ci si confronta ormai con vaste aree, non ignorando i cambiamenti climatici e alla luce delle accelerate dinamiche di trasformazione del territorio.
Lo scenario fisico, in un quadro geopolitico ed economico di fondo, dove il territorio nisseno deve sviluppare i temi di una sua «felicità», utopistica s'intende, sempre promessa ai suoi abitanti, si ritiene che debba fare i conti con una realtà assai più complessa.
Nel nostro pianeta si sa già che il capitale naturale e gli equilibri del sistema ecologico, risultano ampiamente compromessi.
Per avere un'idea in termini concreti di come siamo messi, basta solo sapere che lo scorso 1° agosto 2018, abbiamo già consumato con un giorno di anticipo sul 2017, quelle risorse che la natura del globo terrestre è in grado di rigenerare.
Morale: abbiamo in questi mesi consumato parte del “capitale”.
L'antropizzazione ha superato il 50% della superficie terrestre del pianeta. Solo poco più del 13% degli Oceani può ritenersi incontaminato. La biodiversità va diminuendo e i rifiuti prodotti dalle città, dall'agricoltura e dai processi industriali intaccano sempre più quel processo di ricambio che la biodegradabilità naturale prima riusciva a smaltire con una semplice trasformazione rigenerativa.
Sappiamo anche, che l'eccessivo sfruttamento del nostro pianeta, inoltre , produce: siccità, deforestazione, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo e accumulo di anidride carbonica nell'atmosfera. Proprio con l'eccesso di quest'ultima viene a determinarsi quel mutamento che abbiamo cominciato a conoscere nei nostri territori con le frequenti alluvioni, noto come effetto da clima tropicale.
Insomma, pur conoscendo quanto accade attorno a noi e sapendo che non ci promette un futuro di tranquillo scorrere della vita, stiamo continuando a “segare il ramo dove stiamo seduti”.




Al punto in cui siamo, invertire la tendenza è un obbligo inderogabile.
Il puntare sulla sostenibilità con i fatti e non con le parole, su varie scale di grandezza, sembra comunque essere cominciato. Per esempio, si è iniziato col porre sotto la lente d'ingrandimento, alcuni settori di materie ritenute "sensibili" come: cibo, città, popolazione ed energia.
Molto resta da mettere a punto sulle questioni geopolitiche. Troppi Stati hanno bassi livelli di democrazia e specialmente di riconoscimento/ attenzione verso i diritti universali dell'uomo.
La nostra condizione di benessere diffuso, la dobbiamo agli oltre 70 anni di pace che hanno fatto consolidare una convivenza pacifica degli Stati europei. Un dono, che non deve farci dimenticare quanti altri Continenti nel Mondo, non hanno raggiunto accettabili livelli di diritti e di benessere. Soprattutto, per il permanere di guerre. Per l'Occidente e in particolare per l'Europa, la tragicità e le devastazioni dei maggiori periodi bellici sono storia e memoria, per fortuna, rimasti sui libri e nei ricordi trasmessi dalle precedenti generazioni superstiti.
Il mondo contemporaneo moderno, vive in una economia globalizzata: un unico grande mercato, favorito da una rete di connessioni e informazioni dove scienza, tecnica e tecnologia si supportano e progrediscono.
Il benessere nella nostra Europa è per molti ma non per tutti. L'immediato contatto con i Paesi anche lontani sono un vantaggio per i Popoli, non altrettanto si può dire, però, per ciò che riguarda l’identità, la specificità culturale locale e una inevitabile omologazione. Tutti motivi che inducono a ricercare politiche per la salvaguardia delle caratteristiche comuni delle diverse aggregazioni sociali.
Il lavoro è la grande sfida del futuro. Robotizzazione e intelligenza artificiale sono le grandi conquiste dell'uomo contemporaneo, che hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita delle future generazioni. In Europa per tale rivoluzione chiamata industriale, ma che dovrebbe oramai chiamarsi dell'intelletto umano, in alcuni Paesi, si è cominciato a produrre con tempi di lavoro sempre più brevi, pur aumentando la produzione.
Non tutto il progresso, però, con i suoi processi, è favorevole all'uomo.
Si usa dire in ecologia per capire ciò che accade oggi, che l'equilibrio del pianeta si può turbare dal semplice battere delle ali di una farfalla, il quale, può provocare un uragano in altra parte del pianeta.
Sommariamente, tutto quanto fin qui detto, non è un volere parlare dei “massimi sistemi” elusivo o fuorviante, ma un richiamo al quadro da tenere presente nella predisposizione di piani e progetti relativi ad ogni proprio territorio. Un promemoria, per selezionare quelle scelte, di compatibilità ambientale e di sostenibilità, non avulse da quella realtà allargata in cui viviamo.


TERRITORIO, STORIA E SOSTENIBILITA'

La pressione antropica, con le sue invadenti e non sempre sicure costruzioni edilizie, ha indebolito ogni parte del territorio italiano.
Pensare ad una più puntuale difesa delle persone con un territorio già fragile e ora maggiormente vulnerabile per le mutate condizioni climatiche, impegna tutti, a partire dal livello locale, a cimentarsi con la prevenzione.
Le nuove non più sporadiche condizioni climatiche e atmosferiche, non più di rado simili alle tropicali, hanno reso le comuni piogge sempre più tendenti alle alluvioni e agli uragani. Alla sorveglianza sismica che la geologia del territorio italiano ci impone, adesso si dovrà aggiungere anche una più attenta difesa del territorio per le nuove frequenti calamità naturali.
Il suolo urbanizzato e non, dovrà meglio essere attrezzato per tenere a bada i suoi sistemi idraulici di raccolta, regimazione e convogliamento delle acque pluviali.
Il sovradimensionamento delle città in questo ultimo oltre mezzo secolo, non si è molto preoccupato di una urbanizzazione primaria, risultata un po' avara nel dimensionamento e distratta nell'esecuzione delle opere a regola d'arte. I Piani urbanizzativi hanno solo inseguito il business, in una poco sensata dispersione degli immobili sul territorio, dettata in larga parte, dalla cosiddetta speculazione edilizia e di posizione.
Caltanissetta, spazialmente si colloca nell'area centrale della Sicilia.
Oggi, dopo un passato di Valle, Provincia e Provincia regionale si configura amministrativamente nella recente aggregazione denominata Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, pur permanendo nel medesimo raggruppamento dei precedenti 22 comuni.
L'altimetria dei luoghi, colloca il territorio tra quelli di collina. Il Fiume che l'attraversa è l'Imera Meridionale, il quale assieme con il Settentrionale solca la Sicilia da Nord a Sud. La Valle dell'Imera Meridionale più prossima al nisseno, ha sue impronte storiche di un tempo remoto, che oggi si raccontano come luogo di transito e stanzialità, di quelle generazioni che successivamente, dopo la colonizzazione delle coste, trasmigrarono.
Il territorio interno alla Sicilia, specie da qualche secolo in qua, ha offerto uno scenario socio-economico ed abitativo basato prevalentemente sull'economia contadina. Nel secolo della prima rivoluzione industriale ('800), Caltanissetta veniva ad assurgere al ruolo di “Capovalle”, da un aggregato territoriale al centro di tre antichi Valli, comprendenti i distretti di Piazza Armerina, Terranova (Gela), Girgenti (Agrigento) nel 1824 e Bivona.
Il Regno delle Due Sicilie, nel promuovere Caltanissetta Capovalle di quel territorio interno, diede l'occasione a quella Comunità, agricola-artigianale-commerciale, per trasformare la sua originaria economia, nel nascente sistema industriale già diffuso in Europa.
Il territorio dei nisseni, dall'economia agricola a pieno campo prevalentemente di grano, come percepita da Goethe qualche tempo prima, muta i suoi connotati econimici, a seguito della sua scoperta del minerale di zolfo, proiettandosi nei commerci ad ampia scala, fino a diventare capitale mondiale dello zolfo.
La storia politica che l'attraversa fino ai giorni nostri, passa dall'amministrazione monarchica alla dittatura per giungere alla odierna democrazia.
Caltanissetta, si può dire che negli ultimi tre secoli passati, ha un vissuto pre-ottocentesco, per dirla come Leonardo Benevolo, dove: “...ogni generazione tendeva ad occupare il posto delle precedenti e a ripeterne il destino”.
In quell'epoca, preindustriale e mercantile, il valore economico del suolo si riferiva alla sua sola capacità produttiva, essendo un mezzo di produzione e non altro.
Il capitalismo non si praticava ancora.
Eppure, la vita contadina doveva essere molto grama se le famiglie si allontanavano da Caltanissetta e la baronia dei Moncada con la richiesta della remissione dei debiti ai creditori, tentava di evitare lo spopolamento che c'era sia in città che in campagna.
Dal momento in cui la rendita di posizione dei terreni fa lievitare il loro valore economico e l'investimento di denaro produce altro denaro (capitalismo), iniziano tutte quelle attività di trasformazione e occupazione di suolo etichettate speculative e fino ad oggi inarrestabili. L'epoca industriale ad economia capitalistica, è anche storia corrente. L'accaparramento di suolo a fini economici ha finito per essere l'elemento dominante degli insediamenti umani. In linea generale, gli abitanti delle città, quelli che si sono potuti permettere e possono permettersi l'appropriazione di porzioni del suolo urbano a fini economici, hanno reso il territorio di ieri e di oggi, forse l'elemento più divisivo per l'umanità, e non certo favorevole alla convivenza e alla civiltà.
Il territorio di Caltanissetta, non diversamente dagli altri, rientra in questa problematica della proprietà, che pur nel suo piccolo incide come tutte le altre realtà territoriali. Avere coscienza di ciò, può significare l'inizio di un percorso virtuoso verso un'inversione di tendenza.
Pertanto, nello scenario che ci accomuna al nostro continente e al mondo intero, è lecito insistere sul recupero, per una sostenibilità ambientale diffusa. E provare sempre, come si dice nel mondo degli ambientalisti, a “pensare globalmente e agire localmente” non sottraendosi alle comuni responsabilità che sono tutte riconducibili alla sopravvivenza della specie nel nostro pianeta.


Dal Territorio Pane e Lavoro

Il territorio nisseno, ha un suo suolo agricolo esteso: tra incolto e colture prevalentemente di cereali, che resta sempre una risorsa negletta. Un suo studio per una riconsiderazione in termini moderni, diventa auspicabile al fine di ricercare diversificazioni in una possibile conversione.
Per esempio, logistica di collocazione, produzioni più intensive e/o specializzate, che si avvantaggiano dalla composizione dei terreni e/o dalle condizioni climatiche locali, spostano l'assicella dell'economia dei luoghi un po' più in alto.
Un'alternativa proponibile sta nelle condizioni che possono favorire una ripresa dell'agricoltura, per esempio, nell'organizzazione in termini produttivi e strutturali di tipo industriale, per dare risposta alla domanda sempre più frequente di prodotti biologici ma anche e soprattutto per quei prodotti tipici del clima mediterraneo. Trasporti, mercati ed energia rinnovabile, come elementi innovativi da inserire nel processo produttivo agricolo, potrebbero rinvigorire la produzione dell'agro nisseno sia in termini economici che occupazionali.
Il mantenimento al minimo della semplice vocazione agricola, senza investimenti in sperimentazioni, per esempio nella verticalizzazione dei prodotti e nella massimizzazione della produzione, entro limiti ecologici, possono rinvigorire e riequilibrare l'economia di centro Sicilia, da tempo fortemente indebolita nelle attività secondarie e terziarie.
L'attenzione sull'economia primaria, se si è accorti, può trovare un'alleanza nella vicinanza all'ambiente naturale della Riserva Naturale Orientata della Valle del Fiume Imera Meridionale come
brand di qualità per i prodotti biologici dell'area.
Dal mix risorsa naturale e territorio agricolo può venire fuori una rivalutazione di due condizioni che possono essere un vantaggio per l'economia: misconosciuta l'una (la Riserva N. O.) e negletta l'altra (agricoltura).
Nel nostro caso la Riserva non è solo natura ma è anche cultura e riferimento per le attività del tempo libero. Con il suo vasto campionario di biodiversità o le testimonianze di raro valore storico, rappresenta un altro punto di forza del nostro territorio che andrebbe messo in evidenza.
Il suo attraversare tutta la Sicilia da Nord a Sud e i ritrovamenti archeologici, sono elementi vivi che raccontano del tempo e delle generazioni vissute lungo le sue sponde. Le testimonianze museali ne sono il completamento culturale, purtroppo, non sufficientemente portato all'attenzione neanche nel contiguo mondo della scuola che opera nelle comunità del centro Sicilia.
La tutela della Valle dell'Imera Meridionale, sotto forma di Riserva Naturale Orientata, rimane un raro esempio di scelta illuminata nella conservazione di un ambiente naturale, che la città non considera.

Prima e dopo della seconda guerra mondiale, l'entroterra siciliano è tutto un pullulare, in tempi di latifondi e bonifiche, di insediamenti rurali in borghi, frazioni e masserie. Nel prosieguo, con la riforma agraria (una lotteria perdente), è tutto un volere dare peso ad una politica agricola rivolta a contadini e braccianti ma sempre tardivamente e senza mai giovare agli interessati. A quell'epoca, in centro Sicilia, con l'agricoltura sempre in crisi, l'avvento dell'industria estrattiva dello zolfo nel panorama di rivoluzione industriale, favoriva in un certo senso, l'esodo della manodopera contadina verso il lavoro in miniere.


Caltanissetta come capoluogo del più importante distretto minerario di fine Ottocento, in questa stessa Valle ha avuto anche il passaggio di un'umanità che ha fatto la storia delle miniere. Una borghesia che dai profitti dello zolfo ha tracciato un'urbanistica della città relativamente corrispondente ai tempi, e un proletariato che ha scelto di vivere pur nella paura dell'infortunio e della morte, per un salario relativamente più certo, abbandonando la più insicura (economicamente) misera vita contadina.

Da oltre metà dell' Ottocento e oltre mezzo secolo del Novecento Caltanissetta con l'estrazione e i commerci dello zolfo ci ha vissuto. I padroni dello zolfo latifondisti, prima che la legge sottraesse la proprietà del sottosuolo al latifondo, hanno sfruttato a piene mani il sottosuolo. I minatori in quel contesto senza diritti, hanno continuato ad essere schiavi, come erano prima nella condizione di contadini. I padroni di miniere che affiancarono e soppiantarono la borghesia e la superstite nobiltà, furono anche figure come il gabellotto, il campiere, il soprastante ecc. insomma rappresentanti di quella mafia che dalle campagne prendeva anche possesso e si allargava verso le miniere.
L'ultimo periodo di vita delle miniere, prima che lo zolfo perdesse la sua competitività sul mercato, venne gestito da Società minerarie e Istituzioni. Con queste gestioni, l'impiego della manodopera cominciò ad essere più attento alla condizione di lavoratore, ed i minatori poterono rivendicare i loro diritti.

La diversa conduzione delle miniere pur foriera di sperimentazioni nel settore estrattivo fu costretta a rinunciare alla produzione del minerale per la comparsa sul mercato dello zolfo a minor costo.
Di tutto questo, vi è un solo lascito per la memoria dei nisseni: una coesione dei minatori mai vista prima, nella precedente condizione di contadino. Gli zolfatai, in massima parte già braccianti agricoli, nella condizione di zolfatai, avevano trovato nella solidarietà un punto di forza nelle lotte sindacali sulle contrattazioni: spesso di rivendicazione salariale e di sicurezza in miniera.
Giuseppe Cancemi


Continua...

domenica 2 settembre 2018

Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/1


C'é ANCORA UNA SPERANZA?


Prima di tutto, lo rammento per me stesso, il centro storico è parte integrante del sistema città-territorio. E non posso fare a meno di esternare il mio timore che su Caltanissetta incomba l’assurda scelta, mai accantonata ma tenuta in sonno, di calare dall’alto (per scelta del “principe”) una sorta di edilizia economica e popolare nei quartieri più degradati del centro in via di crollo, espellendo gli attuali residenti, autoctoni e non, che resistono in condizioni di estrema precarietà.
Il centro storico, per una gran parte di nisseni, lo sappiamo, non è appetibile da un punto di vista edilizio. La conservazione storica e urbanistica, sia pur minima, che comporta l'area, non consente abbuffate di speculazioni. Ma non sanno che un centro storico che si conserva bene è la massima attrattiva per una città che vuole incamminarsi per uno sviluppo sostenibile.
Comunque, sembrerebbe velleitario occuparsi di centro storico, come spesso si fa, senza avere indagato la composizione sociale di chi occupa le abitazioni più o meno degradate di detto centro, stabilito quale indirizzo dare all’economia locale e territoriale, conoscere qual è l’offerta/domanda di case, sapere quali tendenze e attese sono presenti nelle varie classi d’età della popolazione nissena, quanto è presente in città l’invecchiamento della popolazione, etc.. Insomma, recupero sì ma a patto che all’insieme di dati appena accennato si aggiunga la consapevolezza che lo stock edilizio da recuperare è vasto e che le risorse sono assai limitate. Tutte informazioni propedeutiche che fanno prevedere tempi lunghi per la realizzazione e un processo articolato che si auspica possa essere anche partecipato.

Il centro storico, per una gran parte di nisseni, lo sappiamo, non è appetibile da un punto di vista edilizio. La conservazione storica e urbanistica, sia pur minima, che comporta l'area, non consente abbuffate di speculazioni. Ma non sanno che un centro storico che si conserva bene è la massima attrattiva per una città che vuole incamminarsi per uno sviluppo sostenibile.Comunque, sembrerebbe velleitario occuparsi di centro storico, come spesso si fa, senza avere indagato la composizione sociale di chi occupa le abitazioni più o meno degradate di detto centro, stabilito quale indirizzo dare all’economia locale e territoriale, conoscere qual è l’offerta/domanda di case, sapere quali tendenze e attese sono presenti nelle varie classi d’età della popolazione nissena, quanto è presente in città l’invecchiamento della popolazione, etc.. Insomma, recupero sì ma a patto che all’insieme di dati appena accennato si aggiunga la consapevolezza che lo stock edilizio da recuperare è vasto e che le risorse sono assai limitate. Tutte informazioni propedeutiche che fanno prevedere tempi lunghi per la realizzazione e un processo articolato che si auspica possa essere anche partecipato. Agli intellettuali nisseni dico di non rimanere più alla finestra ad aspettare gli eventi. Si sbraccino e si mettano al lavoro. Anticipino e aiutino quel pensare positivo che in città c'è ma fa fatica a mostrarsi. Qualcuno mi pare lo stia già facendo, ma una sola rondine non fa primavera! 

La penna, oltre ad essere demolitiva, disfattista, estremamente critica, può diventare suggeritrice, costruttiva, indicatrice di percorsi, insomma attiva anche solo criticamente sì, ma in modo costruttivo.

Giuseppe Cancemi