NE ESISTONO? PARLIAMONE !
Nella sede amministrativa comunale, adesso, l'articolazione dello spazio per muoversi, del nuovo Primo cittadino con carrozzina, si è dovuta riformare. La trasformazione dei luoghi, si spera che abbia avuto anche il senso di fare riflettere tutti, sulla rara e scarsa attenzione verso le esistenti barriere architettoniche in ambito pubblico.
Ci si augura che tale cogenza, abbia almeno messo in moto, localmente, una maggiore sensibilità verso le disabilità. Situazione, che si spera agisca verso un utile rispolvero delle leggi del passato in materia: di accessibilità, adattabilità e visitabilità poco osservate (per la verità anche in altre parti d'Italia) se non disattese.
Il tema delle barriere architettoniche negli spazi urbani di città, se assimilato culturalmente, deve iniziare con un percorso di scopo, per indagare le criticità che si riscontrano più frequentemente in città. La progettualità, deve potersi muovere attraverso un incipit che potremmo definire: Design for All. Che significa anche nel nostro caso, ascoltare e comprendere i bisogni della gente e provvedere di conseguenza. Un segnale, insomma di buona volontà per tutti. Che farebbe anche bene ai nostri Comuni in provincia.
Sembra perfino strano, che nell'aula consiliare di Palazzo Rosso, per esempio, luogo della volontà popolare del Comune, si acceda dopo alcune faticose rampe di scala. Questo, non agevola certo la disponibilità di quel potenziale diritto alla partecipazione di tutti i cittadini.
Insomma, si continua così a perpetuare uno di quei vulnus che affliggono la democrazia partecipata che tutti vorremmo.
La politica di Belluno per lungo tempo, questa "inezia" l'ha sottovalutata. Non ha considerato che ogni persona ha una sua propria complessità e diversità. Questa, tra fasi di vita e salute: handicap, anzianità e disabilità, è figura unica irripetibile anche agli effetti di quella ritenuta, erroneamente, "normalità". In buona sostanza, si è continuato a trascurare con questa diciamo disattenzione, qualcosa di elementare e fondamentale in democrazia: la partecipazione. Un “imperdonabile peccato mortale” che indebolisce quella parte di consenso che, si sa, contribuisce al sostegno della democrazia stessa.
Si dirà che esiste per quella sala un accesso dedicato, tramite ascensore. Vero!
Ma in quanto obbligo di legge per locali pubblici.
Insomma, un'osservanza, con escamotage consentita, più che una vera rimozione di barriera. Il giudizio su questo palliativa soluzione, infatti, dovrebbero darlo quei cittadini che, impediti nella deambulazione, abbiano mai fatto ricorso a detta soluzione in tutti questi anni, per raggiungere l'Aula Consiliare.
Aggiungerei per ultima cosa, ma non l'ultima, la vexata quaestio del centro città, dove ci si lamenta che si svuotano i locali a piano terra. Bene! No, anzi male, perché si deve poter fare qualcosa. E c'è il modo di farla.
La larga offerta locativa che si è configurata, a pensarci bene, con una appropriata gestione delle destinazioni d'uso, può diventare un'occosione di riequilibrio abitativo dell'area storica. Una opportunità!
Il Comune, per sua natura allocato con destinazione funzionale in centro città, può utilmente ritagliarsi un offerta migliore dei servizi urbani di vicinanza al cittadino, attraverso l'esubero di un'offerta locativa, ultimamente risultata a piano terra. Un'utile facilitazione, per altro, che attraverso i locali reperibili (privati e pubblici) suggerisce un progetto di social hausing. Un utile strumento in aiuto al ripopolamento, gestibile, nel complesso dei bisogni abitativi, da un apposito ufficio-casa creato dal Comune.E ancora, sempre per esemplificare, aggiungerei che la bellezza del centro storico, in Piazza dei Martiri, ereditato con il suo giardino pubblico, può mostrare un volto diverso. Quasi di vetrina che con l'abbattimento delle Barriere architettoniche esemplifica una inclusività ed una sensibilità che dà a quel rinomato spazio una connotazione e un valore aggiunto. Con poco, si potrebbe ottenere un grande effetto.
Una modica spesa, può attrezzare quell'area come “giardino degli odori”oltre che dei colori. L'uso di essenze dissimili in quel verde, com'è immaginabile, può rendere riconoscibili attraverso l'olfatto i vari areali. E se si vuole fare di più, si possono aggiungere semplici sensori di vicinanza dove, con l'avvicinarsi delle persone, una voce discretamente informa: su ciò che si vuole (botanica, storia del luogo, etc.). Qualcosa che massimizza la fruibilità della piazza, includendo non vedenti e ipovedenti ed esempio che suggerisce una maggiore attenzione alle naturali diversità degli umani.
Insomma, un progetto come "spora" per una graduale rimozione delle barriere. Se si vuole, anche, un "rinforzo" alla precedente funzione fruitiva storico-culturale dei luoghi, ereditata. Attualmente decaduta per l'eccessivo uso mercantile.
Ricapitolando si vuole dire che, con l'opportunità che può offrire l'abbattimento delle barriere architettoniche, si può anche legare l'occasione per u n recupero di Piazza dei Martiri: area storica, identitaria e custode del suo genius loci, mortificata e sopraffatta dalle eccessive sagre paesane.
Giuseppe Cancemi
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