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mercoledì 2 gennaio 2019

Salvare il centro storico di Caltanissetta



SENZA STARE AD ASPETTARE

I segnali di una certa vivacità urbana a Caltanissetta sono discreti. Iniziative culturali varie si moltiplicano, e girando si vedono alcune immagini accattivanti di volenterosi “graffitari”, che hanno lasciato il segno in luoghi degradati e non. Purtroppo però, l’immagine complessiva della città già da tempo, lascia trapelare anche un senso di degrado nelle aree più frequentate cosiddette direzionali (centro città e Palmintelli). Forse, è più l’area storica ridotta alle sole “quinte teatrali” dei due principali corsi che, pur mostrando un apparente minimo decoro urbano, turba in qualche modo chi si avventura oltre il “salotto buono”, che nasconde la proverbiale sabbia sotto il tappeto. Le stagioni della politica diventata come una religione, molto confessionale e poco laica, si susseguono e non finiscono mai. Si passa dalla propaganda agli annunci e non di rado agli insulti, ma in concreto si blatera soltanto e basta. L’intellighenzia nissena, prudentemente, non partecipa alla polemica politica, che rimane sottotono, ma se ne sta alla “finestra”. Qualche volta, di tanto in tanto, dispensa idee e iniziative unicamente attraverso un più facile e comodo PC o tablet. C’è comunque chi come me non s’arrende e nel bicchiere visto ostinatamente mezzo pieno, vuole ancora vedere nella vivacità mai sopita della città una speranza: che la Comunità nissena tutta si possa rimettere a “camminare”. E’ mia convinzione che mediante piccoli passi, a partire dalla degradata parte materiale della città, non sia difficile innescare un processo di semplice minima rigenerazione del tessuto urbano. A partire da selezionate risorse da rimettere in uso, che in città e nel territorio non mancano, si può con volontariato e piccola manutenzione concretizzare un mini percorso di riattazione.

Potenziali mecenati (forse!), sognatori e volontari non mancano e se il progetto è coinvolgente e l’amministrazione pubblica si fa carico dell’impegno, si può mettere in piedi un’immagine della città, sì povera ma decorosa. I social dove sono presenti i nisseni, pullulano di tali accostabili figure forse anche disponibili all’idea di voler recuperare una dignitosa immagine di parti del centro storico. Basta saper farle emergere. Io per primo, non volendo rinunciare all’idea che il centro storico è una delle risorse più importanti, vorrei ricordare agli amministratori della città, che l’abbandono all’oblio degli antichi quartieri, costa molto di più (in soldoni) che il non tentare di rivitalizzarli. Vale la pena di pensare, inizialmente, con qualcosa di semplice e poco costoso, che è possibile trasformare una risorsa trascurata, vissuta nell’economia generale della città come un punto debolezza, in un punto di forza. Insomma, la proposta vuole semplicemente essere alla stregua di una start-up (dei poveri), una spinta alla ripresa anche economica, che s’inventa aggiustamenti finalizzati all’immagine di città capoluogo, non dimentichiamolo, di una cosiddetta area vasta, qual è Caltanissetta in centro Sicilia. In mancanza di altro - penso al finanziato progetto nazionale di rigenerazione delle periferie arenatosi - si potrebbe tentare di trasformare, serialmente, le immagini di degrado di alcuni punti della città, di cui vergognarsi, in opportunità. Si può ricercare la via della “conciliazione” tra degrado senza soluzione di continuità e verde spontaneo pilotato con l’arte di strada dei writer solitamente bollata come opera di “imbratta muri”. Per esempio, si potrebbe mettere in “cantiere” un primo esperimento, di “riqualificazione” in economia, in centro storico nei luoghi più degradati, confidando in un buon avvio capace di innescare un circuito virtuoso di attività. I muri (già messi in sicurezza) decorati con immagini a tema realizzati dagli “street artist” possono già risolvere da soli lo squallore del monumentale rudere. Comunicano un diverso colpo d’occhio persino di tipo fantasioso che allontana l’idea della desolazione tipica dei luoghi abbandonati. I ruderi che segnano gli spazi già abitati, gli spiazzi e i muretti “orfani” si potrebbero rivestire con verde spontaneo, ad arte, facendo risaltare le parti murarie in pietra faccia a vista, che andrebbero ripulite e lasciate come sono. Più semplicemente, impegnandosi con poche risorse e buone idee, si può con la partecipazione degli utenti volontari della città, mettere in moto un processo coinvolgente di risveglio dell’orgoglio cittadino. L’amministrazione in carica, mediante bando pubblico,con un progetto minimale (in senso economico), penso, che possa affrontare una simile via del decoro urbano “povero” nell’immediato, non rimanendo a vita a girarsi i pollici aspettando per forza “Godot”. 

 Giuseppe Cancemi



giovedì 2 aprile 2015

Promuoviamo il mecenatismo per riappropriarci dei BENI CULTURALI

Manifesto

NISSENI..., TUTTI MECENATI!

Senza più aspettare Godot mi viene di suggerire ai nisseni tutti, un' autonoma iniziativa di

adozione del

CENTRO STORICO
(Bene culturale di tutti!)

facendoci promotori di una raccolta, anche di un singolo euro per ogni cittadino, per un progetto del cuore della città condiviso.

Si organizzi una raccolta un po' dappertutto: centri commerciali, singoli esercizi, mediante cellulare, etc.. Una sorta di colletta anche di pochi spiccioli raccolti capillarmente per dare un segnale al Comune che i cittadini per il recupero del centro storico ci stanno e non possono più aspettare ulteriormente.

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mercoledì 26 marzo 2014

Il Comune di Caltanissetta vuole formare 15 esperti per europrogetti


EUROESPERTI O SPOT ELETTORALE?

Leggere, qualche giorno fa, che il Comune si ripromette di formare 15 esperti in “euro-progettazione” per la mia città mi rende contento, ma solo per qualche istante. Quasi subito, in effetti, ho sentore che qualcosa non funziona. L'ateneo LUSPIO è una Libera Università degli Studi, privata, nata nel 1996 a Roma, ufficialmente con tre facoltà (Interpretariato e Traduzione, Scienze politiche ed Economia) e 5 corsi di laurea in tutto. E subito penso, cosa mai c'entrerà una simile università con l'europrogettazione. O meglio, se un simile ateneo è capace di formare “esperti” per attingere finanziamenti in Europa - perché di questo si dovrebbe trattare - come mai il deputato che con ogni probabilità ha suggerito al Comune una così brillante idea non lo ha già fatto prima a livello nazionale? Egli sa e anche noi sappiamo, che tanti


finanziamenti europei, anche di recente, sono stati persi per l'Italia e nessuno se ne è mai accorto o preoccupato. Forse, si poteva cominciare proprio dall'alto, per così dire. Sì perché per il livello locale qualche dubbio sull'utilità viene, specie se mettiamo in fila alcune cose: siamo sotto elezioni; un corso dal costo di 10 mila euro dovrebbe durare come un comune corso di laurea; gli “esperti” si potranno vedere solo alla fine di un triennio/quinquennio. Insomma, è il caso di dire “campa cavallo che l'erba cresce”. A dire il vero sorge anche un ragionevole dubbio che fa pensare più ad uno spot elettorale che non ad una proposta seria fatta per il bene di Caltanissetta. Un mandato amministrativo quasi scaduto, un tempo di formazione non immediato e con utilizzo, non prossimo, d'incidere sulla problematica dei finanziamenti, confermano che la proposta dovrebbe riguardare la futura amministrazione comunale. E questo la dice lunga.
Infine, anche il suggerimento di accedere ai finanziamenti Horizon 2020 come “Mission” di “battesimo”, per il comune di Caltanissetta con i nuovi esperti su proposta dello stesso deputato, ci sembra proprio indicato per le vocazioni del nostro territorio.
Infatti, si tratta di finanziamenti da erogare per il quinquennio 2015-2020 tutti dedicati alla ricerca scientifica. E come è noto, Caltanissetta è quasi come la Silicon Valley!

Giuseppe Cancemi 

martedì 3 luglio 2012

Caltanissetta: edilizia senza urbanistica


scrive...

Pasquale Carlo Tornatore 

3 luglio 8.14.32
Ieri su Repubblica, in un'intervista al noto architetto Richard Rogers (che ha progettato insieme a Renzo Piano il Centre Pompidou a Parigi), gli veniva chiesto dal giornalista cosa pensava della "rapina del territorio", e Rogers ha risposto:
"Qui purtroppo c' è di mezzo la politica, una cattiva politica, totalmente disinteressata a una vera pianificazione urbanistica. ...... La prima parola da recuperare è "cittadinanza", dunque l' idea dello spazio pubblico come teatro della cultura urbana. Quando penso a una città compatta, penso a questo: a una città ad alta densità e fortemente diversificata, dove le attività sociali si mescolino ad attività commerciali e i quartieri diventino finalmente il punto focale della comunità. Ma perché accada, ed eccoci così all' idea della città sostenibile, bisogna innanzitutto invertire il rapporto tra trasporto privato e pubblico. Perché è l' automobile che per prima ha minato la coesione sociale della città, incoraggiando il dilagare delle periferie. Dobbiamo seguire la strada di Hong Kong, dove il trasporto pubblico è arrivato a toccare il 94 per cento del traffico totale. Con tutti gli effetti benefici che ne conseguono: è più gradevole camminare, andare in bicicletta, mentre la congestione e l' inquinamento risultano drasticamente ridotti e aumenta il senso conviviale degli spazi pubblici."

venerdì 17 febbraio 2012

E' questa la Caltanissetta che vogliamo mantenere?


Uno scorcio della moderna (sic!) Caltanissetta

Perdonate!


Ma credo proprio che Caltanissetta vive male perché è male amministrata da lungo tempo. Tra le problematiche che affliggono la città vi sono le endemiche carenze dei servizi: acqua e rifiuti nonché un’economia da sempre asfittica. Se si vuole dare una mano per fare (ri?)sorgere la città, bisogna avere la capacità di organizzare un tam tam mediatico capace di sfidare gli attuali e i prossimi amministratori sul terreno di  un misurabile impegno: la risalita di Caltanissetta in graduatoria nell’annuale classifica sulla vivibilità urbana, nel 2011 al penultimo posto (106°).
***
Ricordo che l’Ecosistema Urbano, si “misura” con indicatori, per tre grandi categorie:
-  il carico delle attività umane sull’ambiente(perdite di rete idrica, consumi di acqua potabile, di carburante, di elettricità, produzione di rifiuti, numero di auto pro capite ecc.;
-  qualità dell’ambiente in termini di smog, inquinamento idrico, verde urbano, ecc.;
-  qualità delle politiche  attraverso depurazione, raccolta differenziata, trasporto pubblico, ecc.

***
QUALCHE  IDEUZZA DI BASE SE SI VUOL  FARE QUALCOSA DI CONCRETO
*      L’acqua va distinta tra i vari usi (potabile, igienica, industriale, agricola), va riciclata, va accumulata. Favorire comportamenti  virtuosi in questo senso significa: incentivare, adeguare gli impianti idrici, accumulare know how da esportare, contribuire al risveglio dell’economia.

*      I rifiuti sono un  business, ma bisogna aumentare la raccolta differenziata e investire sulla trasformazione in loco dei materiali ottenuti dal riciclo. È pensabile che attività collaterali e indotte richiedano investimenti minimi per occupato e possono dar  luogo ad un apprezzabile incremento nell’occupazione.

*      Con le ristrutturazioni edilizie o le nuove costruzioni si faccia in modo, con incentivi e norme, che gli interventi abbiano carattere di bioarchitettura, risparmio energetico (teleriscaldamento con biogas, isolamento termico, raffrescamento passivo, energia solare -  ‘fotoelettrica e termica’, ecc.), risparmio idrico con doppia circuitazione idrica, ecc.

*      Ristrutturazione del centro storico a partire dalla proprietà pubblica con piccoli interventi di esempio.

*      Avvio di una banca etica per piccoli prestiti. Creazione di altra banca, diciamo, del tempo per lo interscambio di attività e prestazioni di lavoro/ausilio. Fare qualcosa per gli altri in beneficienza o per uno scambio di attività;

*      Interventi esempio di restauro del centro storico monitorati con webcamere 24h/24  per diffondere il senso della partecipazione, per chi lavora e chi osserva, e una guida utile per chi vuole emulare;

*      Ecc. ecc.
TEMI
Vivibilità urbana, incremento dell’occupazione, riduzione programmata degli sprechi, nuove tecnologie  … ecc., ecc.

mercoledì 1 febbraio 2012

Maccalube: parco naturalistico



La mia opinione in merito...

Il fenomeno delle maccalube a Caltanissetta, appartiene ad una manifestazione di natura geologica. Si rivela tutte le volte che del gas metano (secco) attraverso le fessurazioni del sottosuolo riesce ad uscire all’esterno, trascinando il liquido fangoso che incontra nella sua risalita. Nei siti più reclamizzati di Aragona, in provincia di Agrigento, e a Caltanissetta nel nostro caso, solitamente il gas secco che emerge, trascina in superficie fango costituito da limo (argilloso) diluito da acqua. Quando avviene la fuoruscita di gas dal sottosuolo,  la deposizione di fango nel suo intorno tende a formare un cumulo che ricorda il vulcano: con la sua struttura a forma conica, con “bocca” al vertice che in cambio di fuoco emette fango.


Il pezzo pubblicato su “La Sicilia”  che chiama le maccalube di Caltanissetta “vulcanelli”, riferisce di un’approvazione  della Commissione Edilizia Comunale come atto d’impulso dell’Amministrazione,  una semplice variante urbanistica che era invece,  e resta,  un “atto dovuto”.
Modificare, già troppo tardi, la dissennata preesistente destinazione residenziale di quei luoghi a  "parco  naturalistico” , ha una sua validità ma non può essere spacciata come esercizio di buona politica territoriale.
I nisseni sanno da tempo remoto che quella zona di Caltanissetta si chiama “Terrapelata” (chissà perché …) e dunque la variante arriva senza infamia e senza lode. Ben venga comunque! Senza illudere però i nisseni. Un esempio di valutazione positiva dei luoghi interessati dallo stesso fenomeno, esiste da tempo (come già detto) in provincia di Agrigento, nella “Riserva Naturale delle Macalube di Aragona”. Quest'ultima, sappiamo, si rivolge ad un turismo di nicchia che di solito non muove molti visitatori, più propensi ad altri flussi turistici di massa.
 Per concludere, aggiungerei che la politica urbanistica si fa con atti coerenti, conseguenti, coraggiosi  e non con azioni episodiche e/o che non costano nulla.

lunedì 20 giugno 2011

LA PAZIENZA DEI NISSENI


I nisseni sono persone veramente pazienti. Sopportano tutto.  Da tempo immemorabile Caltanissetta soffre la sete. La distribuzione idrica cittadina in passato avveniva a singhiozzo e oggi dopo un cambio di  gestione l’acqua viene distribuita a giorni alterni. Il disagio di detta atavica avara erogazione ha cambiato le abitudini dei cittadini e le modalità costruttive dell’edilizia abitativa. I condomini che si sono costruiti a partire dagli anni sessanta, quelli di edilizia privata, hanno speso di più di altri simili costruzioni in regioni del centro e nord  Italia. Da noi, la grande riserva privata d’acqua con autoclave è stata ed è un particolare costruttivo che non esiste altrove. Nell’edilizia abitativa, abbiamo fatto nostra una peculiarità meglio di altri, che consiste nel creare unità abitative non senza riserve d’acqua incorporate, abbondando in passato anche nell’uso dei famigerati contenitori in amianto. Le famiglie che nelle loro abitazioni non possiedono riserve d’acqua, si sono attrezzate con recipienti e pompe idrauliche spesso con potenze di aspirazione in competizione con il loro vicino di casa. A detta di molti, comunque, il servizio idrico per i nisseni  nonostante tutto non sembra essere un problema, beve acqua minerale e usa la riserva d’acqua condominiale per gli altri utilizzi. Per tutti gli altri, l’acqua corrente con il suo ritmo distributivo alterno, scandisce il tempo e gli stili di vita della famiglia. Insomma, i nisseni diversamente da altre realtà civili italiane non dispongono di una rete idrica cittadina capace di assicurare un’erogazione nelle abitazioni costante 24 ore su 24 ore. E non se ne dolgono.
Ufficio postale centrale
Ma non è tutto, sempre al cittadino nisseno capita anche di dover fruire del servizio postale, che dovrebbe essere simile a quello di altre città italiane. Ebbene non è così! Accade che il “cervellone” centrale delle Poste va in tilt, per altre parti d’Italia le locali Poste si attivano per ridurre i disagi, ma per Caltanissetta è diverso: il disservizio non viene governato, anzi appare più disorganizzato che mai, con interminabili code e poche o quasi nulla proteste.
 Ma non basta! È di questi ultimi giorni la diatriba sorta nei pressi di Villa Cordova per un parcheggio d’auto scomparso e ricomparso entro 24 ore, giustificato dal Sindaco come qualcosa  richiesto da fazioni per interessi diversi e da lui assecondato per “accontentare” le parti. Ironia della sorte, quelle  strisce pedonali cancellate e rifatte in un solo punto della città, in altro zona per disperazione, forse,  sono state lasciate realizzare, invece, con il “fai da te” da un comitato di quartiere grazie a una scolaresca di minorenni. Ad arricchire il quadro di una città che non funziona sotto gli occhi dei nisseni che sopportano tutto, ci sono anche le erbacce e la cancellazione degli altri passaggi zebrati in diversi punti della città; siepi incolte nelle rotatorie che nascondono la visuale, insomma, non solo degrado ma rischio di incidenti e di  incendi.
Non si capisce qual è il limite di sopportazione dei nisseni. E questo è un brutto segno. Si può solo ipotizzare che il cittadino si è assuefatto ad ogni cattivo funzionamento della cosa pubblica, abituato com’è, ad un’ultradecennale normalizzazione di tutto. I nisseni tacciono!
In Italia è già accaduto, i cittadini si sono ridestati. Il risveglio degli italiani tutti fa ben sperare.
Ma quando ci sarà a Caltanissetta un vero risveglio per i nisseni?