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lunedì 20 febbraio 2023

NEVEGAL: Riqualificazione

 

A PROPOSITO DI NEVEGAL

La premessa culturale (?)... è tutto un programma.

Non ci concentreremo nei due piazzali a Nord, ma nel principale dove si affacciano le attività economiche e l’ufficio turistico. Deve essere la porta di ingresso alla località turistica, un benvenuto all’altezza di quello che oggi è e che vuole diventare il nostro Nevegal”.

No! Non è un annuncio di qualcuno dell' APT (Aziende di Promozione Turistica) ma del Sindaco di Belluno che comunica a noi concittadini (36mila) ciò che vuole fare, a favore di una frazione con popolazione di 72 abitanti, in tutto, parte del nostro frammentato territorio fatto di altre 32 sparse località.


L'enfasi di questo annuncio, esterna una vocazione tutta turistica, che vuole assecondare la palese tendenza del Nevegal a “circo bianco dei poveri”, stanziale, al servizio della pianura, prevedendolo come anticamera di un turismo preconfezionato “mordi e fuggi”. Si trascura che il Nevegal non è parte a se stante, ma territorio comunale di Belluno, la cui identità storica è rappresentata dal suo centro città.

È anche vero però, che da tempo il “salotto buono” della città viene utilizzato da bancomat nel corso dell'anno, sia ciclicamente come spazio mercantile, che da “luna park/disneyland”, raduni e feste paesane varie.

Comunque resta inconcepibile, diciamo, che la modica spesa di poco meno di 1 milione di euro per arredi urbani e cose simili vengano considerati come intervento di riqualificazione o restyling: qualcosa che ha a che fare con l'estetica. Una spesa che: udite, udite … come ordine di grandezza è pari a 13mila euro per ogni abitante di quella frazione.

Un qualche interrogativo non vi sembra spontaneo?

Ma il concetto di città dei cittadini di J. J. Rousseau, è patrimonio di tutti?

Chi amministra o ha amministrato Belluno, ha mai sentito parlare di città: ambiente urbanistico come insieme sistemico?

Nel merito del progetto annunciato, si sappia, che LOCSE (Organizzazione Cooperazione Sviluppo Economico) in una sua ricerca, avverte, che per il mantenimento di un comprensorio sciistico occorre un innevamento della durata di 100 giorni all’anno e un’altezza della neve di almeno 30 centimetri. Eppure si insiste, pervicacemente, per un uso del Nevegal così come si è fatto per tanti anni, in condizioni atmosferiche favorevoli, alle attività sciistiche.

Per chiudere, in tempi di transizione, non sarebbe bene occuparsi per una pilotata ripresa con maggiore orgoglio circa le offerte di eccellenza che offre la natura dei luoghi?

Invero, non sarebbe poi così difficile progettare orientamenti verso approcci di più basso impatto ambientale come, per esempio: l’accoglienza, l’ospitalità, la vendita di prodotti locali e i servizi per il tempo libero. Il tutto, in funzione della natura e della bellezza dei luoghi.

Insomma, se riqualificazione vuole essere quella del Nevegal, bisogna allora spostare gli obiettivi ed agire, cooperando, all'interno della transizione ecologica così come si fa in tutta Europa.

Giuseppe Cancemi

venerdì 3 febbraio 2023

Belluno: BALDENICH


A PROPOSITO DEL … SEMAFORO INTELLIGENTE!

Una riparazione del semaforo di Baldenich, che poco tempo fa è costata non poco disagio agli automobilisti in transito per quell'incrocio, ora sembra avere suggerito una sperimentazione per “favorire i pedoni”. Dicono!

Tutti o quasi tutti, hanno sperimentato che quel semaforo è uno dei punti di rallentamento della circolazione sulla S.S. 50, arteria oramai sovraccarica di traffico automobilistico che attraversa una delle zone più dense dell'espansione urbana di Belluno.

Non è difficile capire intanto, che l'attenzione è più per il traffico che non per le persone. Si vuole mettere una “pezza”, per quelle ore di punta, in cui le auto affollano la via Vittorio Veneto, per spostamenti di uscita/entrata da scuola e/o lavoro. 

In buona sostanza, si sta intervenendo con un ulteriore “pannicello caldo” per alleviare empiricamente, quel pastrocchio di traffico risultato da una antica e relativamente recente, urbanizzazione selvaggia di zona.

In effetti, qualche sperimentazione sulla circolazione più sicura si fa ad Aachen in Germania con una particolare connessione strutturale e a Saronno, in Italia, con una tecnologia semaforica innovativa. Ma sono tutta un'altra cosa rispetto a quello che dicono di Belluno.

La trovata del semaforo diversamente programmato (smart) serve più a confondere il pedone che non ad aiutarlo.

Se si vuole veramente rimediare, si faccia piuttosto uno studio preliminare serio, sulla mobilità lungo la S.S. 50 in quel tratto. Si consideri soprattutto l'inevitabile necessità di diminuire lo spostamento giornaliero dei mezzi privati.

Forse allora, una migliore offerta del trasporto pubblico sarà la soluzione possibile. 

I bus che viaggiano quotidianamente vuoti e una metropolitana di superficie, mediante la linea ferroviaria esistente, potrebbero essere l'uovo di Colombo.

Giuseppe Cancemi