SANITA' PUBBLICA: E' MEGLIO PREVENIRE O INTERVENIRE A POSTERIORI?
Anni fa, il regalo di due defibrillatori in città da parte di un club service, ha segnato una elogiabile attenzione verso la salute del cuore dei cittadini bellunesi.
Nello stesso periodo, è stata pubblicizzata l'installazione di una ulteriore ventina di questi strumenti, insieme a due salvavita in scuole, palestre e strutture comunali.
È notizia di qualche mese fa, che 14 vigili della Polizia Locale in città, hanno conseguito la richiesta abilitazione all'uso dei defibrillatori e che di questi strumenti, con l'occasione, ne sono stati aggiunti altri due autotrasportati e uno fisso negli uffici di via Gabelli. Un quadro che riassume la non indifferente disponibilità, di questo particolare dispositivo elettromedicale in città.
Che dire? Bravi!
Forse però quest’attenzione rilevante verso il defibrillatore, suscita maggiormente l'idea che detto mezzo, utile per carità, non faccia parte di quel corollario di azioni utili per una equilibrata sanità locale come prevista dalla legge.
È sotto gli occhi di tutti che servizi e prestazioni che dovrebbero essere garantiti ai cittadini dal servizio sanitario nazionale, non lo sono. La piena salute diventa sempre più un optional, per i più fortunati che possono permettersi di ricorrere alla medicina privata.
È grave che la sanità pubblica provochi una disuguaglianza sociale, specie in campo sanitario, tradendo l'originaria legge n. 833/78 .
Gli operatori specialisti nel privato poi, di solito, provengono da specializzazioni effettuate nel servizio pubblico e dunque a spese del cittadino.
La tendenza della sanità pubblica, insomma, chiaramente con una medicina di base al collasso, continua a scivolare verso una sanità sempre più privata.
Per Belluno adesso possiamo anche aggiungere che arretra, nella classifica per qualità della vita (35° posto), però si colloca al primo posto per ricchezza e consumi e per giustizia e sicurezza.
Con il quadro sanitario appena enunciato, ci si ostina verso un “magico” defibrillatore per la salute del cuore, proveniente da quel Progetto Regionale "Veneto Cuore – DAE” che risale agli inizi degli anni duemila. Quando ad averne cura dovevano rimanere le varie Centrali del 118 con la collaborazione del Centro Regionale Emergenza Urgenza (CREU). E non altri!
Per la cronaca, in quegli anni di progetti per il cuore ve ne sono stati tanti. Un esempio è: “Cuore inForma” (associazione di volontariato fondata nel 2010) che forniva, e forse fornisce ancora, defibrillatori alle amministrazioni comunali, in comodato d'uso gratuito per 6 anni.
A Belluno insomma, sembra di essere in un altro pianeta. La polizia Locale, tra i numerosi compiti assegnati, col suo ultimo impegno è immaginabile che voglia sommare la propria opera, giungendo magari prima della canonica ambulanza, dove c'è bisogno di soccorso per un arresto cardiaco.
Ad esser sinceri, il tutto sembra derivare da una prevenzione a dir poco empirica. Belluno si è attrezzata, forse eccessivamente, per un evento che non si sa quanto sia presente e quanto possa incidere sulla popolazione del nostro territorio in un deserto di prevenzioni.
Comunque con questi strumenti che sono in grado di salvare la vita per gli arresti cardiaci, il servizio lo fanno già lodevolmente le ambulanze del 118.
Ma a proposito, si sa quanti di questi casi di soccorso per eventi cardiocircolatori in giro per Belluno ci sono stati nel volgere di un anno?
E qui un accostamento alle altre prestazioni sanitarie fa pensare a quanto i Livelli Essenziali nei servizi Pubblici, tanto cari all'autonomia, siano al top di questo territorio.
Se prendiamo solo per esempio la tutela da inquinamento acustico, elemento che rientra nella difesa dell'ambiente connessa con il diritto alla salute dei cittadini, a Belluno, sappiamo che da tempo esiste un Piano Comunale di Classificazione Acustica. Ma questo strumento per prevenire l’inquinamento acustico, tutelando popolazione e ambiente, quanto ha funzionato e funziona in città?
E poi, per il fine che dovrebbe far conoscere, controllare, misurare ed eventualmente anche reprimere le infrazioni del caso, di quanti strumenti (fonometri) il Comune si è fornito?
E quanti interventi tutelativi e preventivi ha fatto e fa mediamente nel corso di un anno?
Se è vero che molte ricerche hanno dimostrato come l'incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensione e malattie cardiovascolari nonché effetti sull'udito, sono anche dovuti all'inquinamento acustico, viene da chiedersi: dobbiamo preoccuparci e spenderci maggiormente per ciò che contribuisce all'effetto di una patologia, o forse prevenirne le cause come quella dell'inquinamento acustico?
Forse sarebbe utile riflettere sulle tendenze della sanità che viviamo giornalmente prima di tutto a livello locale. I segnali che arrivano al cittadino, purtroppo, non sono consolanti e ci appaiono sempre più flebili e forse anche (si spera) ingenuamente, ingannevoli.
Giuseppe Cancemi