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sabato 1 settembre 2018

Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/2




IL SENSO DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE DELLA 


CITTA'

Palazzo Moncada - Caltanissetta


Il recupero del tessuto urbano è un fatto complesso il quale, non si esaurisce con la sola riqualificazione del centro storico (in termini edilizi) ma che integra altre azioni di ecologia urbana. Si fonda e considera la funzione abitativa come elemento inscindibile da altre attività e modalità insediative (servizi, artigianato, commercio, tempo libero, ecc.) mettendo al centro di tutto il cittadino. Il ruolo decisivo che deve avere il recupero, riguarda il problema abitativo e i processi (trasformazioni d'uso e di tipologie, vendite frazionate, sfratti, costi d'affitto alti, ecc.) che si riflettono negativamente sulla domanda di nuove abitazioni per un riuso più equo e in grado di mantenere la naturale varietà sociale e funzionale di un centro storico.
Del processo di recupero di tutte le parti degradate della città, a partire dal centro storico, se ne deve fare carico il Comune, istituendo un ufficio casa in coincidenza dell'istituzione ufficio espropri previsto dal Testo Unico, D.P.R . n. 327/2001.
La gestione del processo di recupero riguarda il governo degli interventi necessari e urgenti adesso in centro storico ma in prospettiva, inevitabilmente, riguardanti l'intera città. Appalti, convenzioni, contratti, ecc. e ogni altro atto inteso a gestire il patrimonio edilizio (pubblico e privato) che s'invecchia, non rappresenta un fatto episodico ma un evento ciclico di cui il Comune deve averne "il polso" costantemente, se vuole evitare il fenomeno dell'abbandono e il degrado progressivo di parti della città.

Si dovrebbero intercettare tutte quelle risorse strutturali pubbliche e private che si propongono di innovare nel campo del risparmio idrico, energetico, della ricerca, del recupero, ecc.. Il progetto articolato di rinascita della città a partire dal centro storico, potrebbe rappresentare la base programmatica per ricomporre in un unicum quelle azioni tra piani, progetti e regolamenti comunali esistenti che guidano e indirizzano le varie attività territoriali.
La politica del recupero che vuole sortire due effetti: soddisfacimento del bisogno abitativo e restituzione di un'immagine cittadina del costruito rispettosa della storia e della cultura che ha stratificato la città, non può trascurare la delicatezza che investe le decisioni sulle modalità di intervento, e per questo deve poter disporre anche di imprese e maestranze competenti, in grado di eseguire gli interventi nel rispetto dei canoni del restauro.
I tempi lunghi inevitabili, per il recupero del centro storico attraverso un circolo virtuoso manutentivo della città, postulano un atteggiamento consapevole dell'esigenza di ordinare, controllare e guidare ogni processo d'intervento.

Perché non venga smarrita la linea di ricerca urbanistica di una simile operazione complessa, si richiede un'auspicabile sinergia delle varie componenti politiche, economiche e sociali della città. Solo così si possono evitare scelte in solitudine che possono tradursi in forzature, errori, improvvisazione o anche esigenze estranee all’interesse collettivo.


Giuseppe Cancemi


venerdì 16 marzo 2018

Amministrare con verità e chiarezza


E dopo le recenti elezioni... 


risultati elettorali del 4 marzo, in termini grossolani, ci dicono come hanno votato le due italie: Nord e Sud. Per la prima, con una disoccupazione contenuta, il voto ha rappresentato l'avversione per il peso delle tasse e una percepita sicurezza focalizzata verso il diverso, lo straniero ma, comunque, di un territorio che economicamente tira. Per il Mezzogiorno invece, con un alto tasso di disoccupazione, ha fatto eco la promessa di un cosiddetto “reddito di cittadinanza”. In parole povere un annunciato soccorso alla fascia di povertà mediante un minimo salario di sopravvivenza. Un Sud sofferente, che si muove a fatica nel panorama economico italiano.

Caltanissetta, profondo Sud, non ha smentito il risultato nazionale. Anche qui i partiti si sono classificati come in tutta Italia ma con la specificità scontata del primo partito mov. 5 stelle, che intercettando alcuni endemici bisogni della gente si fa carico come in altre parti della Sicilia della diffusa povertà. Povertà, non come solitamente si intende, economica, ma che andrebbe distinta nelle sue differenziazioni.
Nel nostro caso, infatti, non si tratta di una motivazione ascrivibile alla sola economia ma piuttosto ad una diffusa incapacità di affrontare e gestire l'esistente con cognizione, tempistica adeguata e impegno, anche a costo di personale sacrificio. Insomma ciò che non sono mancate e mancano nella nostra città non sono le occasioni ma piuttosto la capacità di scovarle e gestirle con cognizione di causa. Da tempo, oramai, i Comuni per effetto del cosiddetto patto di stabilità hanno bilanci non soddisfacenti per i bisogni dell'ente amministrato, debbono attingere ai finanziamenti nazionali ed europei concorrendo ai vari bandi ad hoc e, dunque, debbono avere capacità di intercettare ciò che viene pubblicato da questi.

Per fare qualche esempio, vivendo in altra città io che sono nisseno, ho l'occasione di paragonare ciò che accade in loco con quello che si fa a Caltanissetta in merito alla ricerca di finanziamenti col meccanismo dei bandi. Non di rado osservo, che Belluno nella partecipazione ai detti bandi non ne manca uno, mentre lo stesso non accade per la mia città di origine. E questo fa nascere in me un dubbio: perché mai non partecipa anche Caltanissetta? Non avrà progetti nel cassetto o non è in grado di produrne nuovi ed appositi?
Ultimamente a livello nazionale è stato pubblicato un bando di finanziamento per città metropolitane e capoluoghi che avessero presentato dei progetti per la “riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie”. Caltanissetta lo ha fatto e si è classificata al 49° posto, ottenendo 7.787.874 €, nulla da eccepire si direbbe, ma come mai tanti altri capoluoghi, siciliani e non, anche con meno abitanti, hanno ottenuto 18 milioni (tetto massimo) o poco meno?

Il Comune di Belluno, per esempio, città sempre ai primi posti nelle classifiche di vivibilità, con i 18 milioni ottenuti ha molti progetti pronti e già discute con i cittadini delle scelte progettuali fatte, proprio in questi giorni. Per questa stessa opportunità, correggetemi se sbaglio, a Caltanissetta non si intravede e non si sente nulla. Perché?
Mi chiedo quali progetti avrà presentato per ottenere così poco col bisogno che c'è in città. Speriamo che almeno la ricaduta dei progetti abbia saputo interpretare il “materiale e l'immateriale” delle scelte. Insomma se c'è nel quadro sistemico della città, un nesso tra quanto si vuole riqualificare e l'utilità e/o i bisogni dei cittadini utenti, nonché tanti altri progetti per la città non presentati ma pronti per altri finanziamenti. Con l'occasione non posso fare a meno di ricordare il centro storico abbandonato al degrado e domando: nella riqualificazione, è compreso quest'ultimo?

A giudicare dai social Caltanissetta appare vivace e propositiva, ma si ha anche la sensazione che tutto ciò che viene mostrato è solo apparenza. Si levano voci che si vuole dare un'ospitalità dignitosa ai profughi con la caserma “ Capitano Franco” ma non mi sembra che alcuno abbia fatto passi per chiedere al demanio la cessione di proprietà verso l'ente locale. Belluno, anch'essa città italiana, ha in corso un paio di trattative, quasi concluse, in cui il demanio cede la proprietà di alcune caserme e spazi annessi al Comune.
Sempre attraverso i social si fa un gran parlare di cultura, e Caltanissetta ha tutte le carte in regola per fare della cultura un business, ma non mi sembra che si siano intercettate tutte quelle risorse europee, siciliane e nazionali che in questi anni sono state messe su pubblico bando.

Lo scrittore Carofiglio in un suo ultimo libro, interessante perché attraverso una conversazione induce a riflettere su politica e verità. Citando qualche aforisma o fatto accaduto vuole significare che i “volontari”, nei cataclismi, per aiutare gli altri debbono mettere “i piedi nel fango” citando un pensiero di Orwell per i politici realisti. Riferendoci al nostro contesto può significare anche per noi una riflessione: dalle difficoltà bisogna saperne trarre consapevolezza se si vuole incidere e migliorare le cose.
Ai miei conterranei che si occupano di politica, la cui azione incide sulla sorte di altri cittadini, vorrei dire, da comune cittadino, che verità e chiarezza alzano il livello sia della comprensione che della condivisione.

Giuseppe Cancemi


giovedì 13 aprile 2017

CALTANISSETTA E LE NOVITA' CON L'AMMINISTRAZIONE RUVOLO

Che senso ha una voce nel deserto in assenza di una progettualità priva di orizzonti per una città moderna e dinamica.

Tutte le novità in senso concreto le quali servono per migliorare una condizione di vita asfittica, come quella nissena, non possono che essere le benvenute. L’attenzione alla cultura, che è un ingrediente necessario per un territorio, non deve però essere un fatto episodico e meno ancora solo un fatto di immagine magari isolato. L’assenza di un disegno complessivo per una svolta socio-economica di cui la città di Caltanissetta soffre da tempo penalizza tutto, anche le migliori scelte come quella fatta del direttore artistico Moni Ovadia.

 La città ha già sperimentato, in sordina per il passato, un altro grande referente di fama come Pamela Villoresi, consulente culturale ai tempi del Sindaco Michele Abbate . La sua presenza, lo ricordo, ha ideato e suggerito il Parco Letterario Regalpetra su Leonardo Sciascia, materializzato in un luogo di “reception” nato e alloggiato malamente, ma che purtroppo non c’è neanche più traccia. In Italia sappiamo tutti che Sciascia è ben noto ed è ricordato anche in qualche via, a Caltanissetta no. E comunque, questo segnale di scelta del direttore artistico del Teatro Margherita, se pur indiscutibile, rappresenta una goccia nel mare dei bisogni che ha la città. Un assordante silenzio nella politica del fare, dell’organizzare, del realizzare e reinventare occasioni di risposta ai cambiamenti epocali permane. I problemi di casa e lavoro e più in generale della qualità della vita non si affrontano. Siamo ancora agli spot pubblicitari e ad un attivismo che sa di immagine fine a se stessa. Caltanissetta rimane città terziaria ma al ribasso.

Si oppone al riordino e al cambiamento dei servizi sotto il profilo della sola conservazione, difendendo, neanche con convinzione, il posto fisso con deboli resistenze di retroguardia per mantenere questo o quell'ufficio in un era in cui cambia tutto. La riorganizzazione delle strutture burocratiche territoriali per altre parti dell’Italia sono tutto un fermento: si accorpano Comuni, si studiano nuove linee di trasporti, si fa il censimento delle risorse locali. Tutti fanno progetti per reperire risorse economiche ma anche per razionalizzare tutto al massimo e spendere meglio. In un panorama evolutivo economico e sociale, dove il lavoro ha assunto un diverso orientamento da quello conosciuto,  il nuovo armamentario dei neologismi di origine anglosassone come hight-tech, nano-tech, start-up, maker ma anche i più comuni risparmio idrico, risparmio energetico non sembra essere in uso dalle classi politiche e imprenditoriali di casa nostra. Non a caso pubbliche istituzioni e imprenditoria nostrana non praticano molto la cultura del “faber”.  Sappiamo sì che il Comune non è un’agenzia collocamento ma può facilitare, agevolare e perfino incentivare l’insediamento di occasioni di lavoro. All'inizio dell’ultimo insediamento amministrativo in città per la verità qualche mirabolante volo pintarico, timidamente ci era stato annunciato. All'orizzonte compariva la prospettiva di un campus biomedico a Caltanissetta, caro al nostro primo cittadino, ma di cui però a tutt'oggi non se ne vede l’ombra e  non se ne percepisce il tenore delle sue ricadute sul territorio. Qualcuno ha provato a dire che i bisogni della città sono oramai troppi e che si è perso abbastanza tempo ma l’amministrazione della città è rimasta e continua a rimanere sorda. Ha adottato la congiura del silenzio. Risponde alle giuste o meno critiche dei cittadini, degli intellettuali come un muro di gomma. Basterebbe fare una ricognizione tecnico-scientifica a scopo progettuale e una scala delle priorità degli annosi problemi, come per esempio l’acqua, le necessità improrogabili di recuperare il centro storico (con tutte le implicazioni dell’abitare del risiedere) e tanto altro ancora, per motivare una vera ricerca delle risorse economiche, specie in Europa.
Il grado di civiltà di un popolo, si misura a partire da queste essenziali necessità il cui recupero ha una ricaduta economica e sociale, in termini di lavoro e di dignità umana.
Una sola rondine, non fa primavera!

Giuseppe Cancemi 

mercoledì 30 settembre 2015

AMMINISTRARE: SERVIRE I CITTADINI SENZA ARROGANZA


Umilmente mi permetto di chiosare su quanto ha pronunciato da un autorevole uomo di chiesa, in un momento solenne come la festa del Santo Patrono. Si è voluto ricordare alla comunità tutta, che amministrare significa servire i cittadini senza arroganza. Quasi un avvertimento sul bisogno di dialogo tra Amministrazione in carica e cittadini. Si è dunque voluto dire no alla continua  autocelebrazione del potere, non certo ben accetta a noi poveri amministrati. Insomma, non è passata inosservata, neanche per le alte sfere di solito impegnate per altri compiti,  la tronfiezza della compagine amministrativa che sembra muoversi (o forse rimanere immobile) con  un principale compito: la consegna del silenzio. Silenzio quasi offensivo che tende a snobbare le lamentele di una moltitudine di caltanissettesi, su ciò che fanno gli “addetti ai lavori”. Un atteggiamento che ricorda il marchese del grillo: io so’ io e voi non siete un c….o.
Il politically correct che viene ostentato nel linguaggio: partecipazione, condivisione, trasparenza, sono eufemismi che mascherano la pratica quotidiana tutt’altro che aperta e partecipata.



Chiudersi in una torre d’avorio, comunque, mentre i cittadini fanno salti mortali, non fa bene a nessuno. Allora, per brevità, chiedo al Sindaco ed alla Giunta, se hanno voglia di smentire quello che comincia a diventare un sentire comune,  di comunicare alla città quali azioni hanno in pectore per i prossimi tre anni e mezzo amministrativi per la città.
Per esempio, per l’acqua, il lavoro, il centro storico, la raccolta differenziata, etc.

Giuseppe Cancemi

domenica 28 giugno 2015

CENTRO STORICO DI CALTANISSETTA


ENNESIMO PROGETTO DI RECUPERO IN VISTA

Mi risulta che si sta per riprendere un nuovo corso per il recupero del centro storico di Caltanissetta. Per questa attenzione che spero sia l'ultima, forse per mia scarsa informazione nutro, non da solo, qualche diffidenza e perplessità su un avvio di progetto, in apparenza ancora una volta dal profilo esclusivamente tecnico che si annuncia simile ad altri, anche di un recente passato. Forse però, questa volta si differenzia per tipologia del soggetto incaricato: l'ateneo ennese. Viene affidato lo studio, che vuole essere sperimentale, alla Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi Kore di Enna. La facoltà incaricata, nella conduzione di tale progetto, ha dichiarato di volere affrontare il suo compito con un laboratorio di restauro, allo scopo di analizzare e classificare il tessuto edilizio e le relative implicazioni che hanno stratificato il nucleo storico di Caltanissetta. L'attività che detto corso si propone, comprende una sinergia con il Sistema Informativo Territoriale Regionale, passando per quella che è oramai l'imprescindibile georeferenziazione dei rilievi eseguiti. Nulla da eccepire, dunque, per quanto si vuole mettere in moto per fare uscire dalla secca l'agognato avvio del recupero urbanistico in centro storico. Come accennato, però, mi resta un qualche timore e, cioè, che si produca un grande progetto sotto il profilo accademico ma senza avere sciolto alcun nodo (di decisione politica) di natura preliminare. Ciò posto, provo ad elencare brevemente quali sono le mie preoccupazioni. Come elemento propedeutico, penso, e non da ora, che alla base di qualcosa da realizzare per qualcuno, si deve conoscere da dove si deve iniziare, chi è o  chi sarà quel qualcuno. Per esempio, Caltanissetta può oramai considerarsi città multietnica, ma a sua insaputa. Proprio la Piazza Garibaldi, cuore di cardo e decumano in centro storico, mostra da tempo tutti i colori dei variopinti gruppi che la popolano. E non sono solo nei caratteri somatici ma anche nella varietà dei tipici abbigliamenti e vestiari a noi non molto noti, se non da poco tempo. In buona sostanza, vogliamo veramente mantenere questo centro storico? E per quale città, nel suo complesso, e abitanti nisseni nel futuro? Considerando l’ampiezza del c. s. non è difficile pensare ad una operazione di recupero assai lunga nel tempo, che impegnerà l'odierna generazione e senza tema di smentita anche qualche altra ancora da venire. Altro elemento incognita, sono le risorse da reperire per un tale vasto recupero. Sappiamo, che oggi quest’ultime sono scarse e che  in un prevedibile futuro economico, forse, non saranno certo maggiori. Dunque, nel novero di una progettazione entrano anche in gioco i tempi di realizzazione non facilmente prevedibili. Dobbiamo anche sapere che commercialmente, allo stato attuale, le aree del c. s. non sono appetibili per vari motivi, pregiudizi per primi (i cittadini non graditi, da tempi remoti, sono sempre stati confinati nelle stesse aree e, vedi caso, indovinate quali?). Ma la perplessità su una progettazione così impegnativa non finiscono qui. Il c. s., anche se non intensamente popolato, ha i suoi abitanti che non sono fantasmi e che nella complessità del piano, vanno considerati ai fini del trasferimento (trasporto delle suppellettili, alloggio provvisorio, etc.) quando saranno raggiunti dai lavori di recupero. E poi, davvero si conoscono quali sono e saranno le dinamiche anagrafiche, economiche e spaziali attuali e future?Ecco, credo che anche il migliore degli studi, se ancora una volta darà tutto per scontato e non prenderà, quindi,  in considerazione i tratti socio-economici e spaziali di una comunità nei suoi bisogni di risiedere, spostarsi, lavorare, etc.,  rischia di essere sì un'ottima esercitazione accademica ma con effetti applicativi lontani o estranei ai reali bisogni del contesto urbano. Spero che riflettendo anche su queste brevi note, si possano prendere tutte quelle misure che servono per una città, che va vista, letta e progettata attraverso la sua complessità e interezza sistemica.



Giuseppe Cancemi