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venerdì 28 luglio 2017

Belluno, quale buon governo

LA GIUNTA MASSARO 2.0 AI BLOCCHI DI PARTENZA

Ad esser sincero c'è poco o nulla da dire all'Amministrazione Massaro 2.0, per come si presenta. Le sue linee programmatiche per il prossimo governo della città, non fanno una grinza. Il Consiglio tutto, a parte due speciosi voti contrari, ha riconosciuto i buoni propositi del Sindaco per il futuro della città. Le premesse, insomma, per una città più moderna, più attenta ai bisogni del cittadino ci sono tutte sì, ma per un sindaco che si mostra, per la prima volta, dal più alto scranno comunale. Ma così non è per Massaro. Ha già amministrato la città, con un precedente altrettanto intenso programma di buone intenzioni, ma dimostrando una realizzazione assai lacunosa. Nella passata amministrazione, si sono fatte poche scelte e si è lasciata scorrere quella che può dirsi l'ordinaria amministrazione: i cittadini chi più e chi meno hanno fatto il loro quotidiano dovere e la burocrazia comunale pure.

In una favola si potrebbe concludere: e tutti vissero felici e contenti!
Mediocrità a parte, di un'ordinaria amministrazione e di una vivibilità apparente, non tutti forse hanno notato che la città possiede una promettente vocazione turistica, soprattutto per il suo centro storico. Nel corso del quinquennio, l'identità di Belluno per scelte di utilizzo del centro storico, ha perduto quell'appeal di luogo della memoria, per fare posto a continue sagre paesane di dubbio gusto e sempre più invadenti. L'inquinamento acustico e atmosferico in centro storico è di casa. Alla faccia di un piano di classificazione acustica del 2007 e di due centraline che misurano "la febbre" senza mai occuparsi della causa. Inquinamenti vari, writer, scorribande notturne corroborate dall'alcol, hanno scacciato il silenzio notturno, la buona educazione e mortificato il luogo dove aleggia il "genius loci" lasciato dal vissuto delle passate generazioni. Tutto materializzato, degradato, volgarizzato per "schèi ", a favore di pochi commercianti del salotto buono di città. In quel salotto, per chi non lo sapesse, ci vivono maggiormente gli ultimi resistenti, che non hanno spostato la propria residenza in periferia, per motivi anagrafici. Quegli anziani, che con un centro storico a misura d'uomo, meglio si ritrovano per i loro limitati spostamenti. E invece ecco, che nel corso di quest'ultimo quinquennio, si sono fatte ritornare le auto, si fanno raduni motoristici con auto e moto, molto inquinanti, si lascia spazio ai vandali, si fa occupare sempre più spazio pubblico per pochi spiccioli. Per non parlare degli abbattimenti di alberi in via d'Incà e in ogni dove per pochi stalli. Il Sindaco, grazie al suo trascorso politico, si presenta bene anche nelle scelte che promette di fare. Ma il suo ultimo mandato, che lo ha visto protagonista di cose importanti come la firma del cosiddetto patto dei Sindaci 20_20_20, che in soldoni significava contribuire su scala mondiale all'abbattimento di CO2, responsabile del clima di cui ci lamentiamo, non sembra avere avuto un seguito. Ma forse, non è passato il messaggio di ciò che è stato fatto in proposito. Male! Se non si conoscono tali importanti realizzazioni, dove stanno trasparenza e partecipazione tanto decantate? Per un democratico, lo ricordo per me stesso, trasparenza e partecipazione non sono le pubbliche affissioni nell'albo del sito o nella bacheca comunale, come atto formale, ma un vis à vis più diretto con i cittadini.
Anche i 18 milioni sbandierati per la rigenerazione urbana, sono ancora solo uno spot pubblicitario. Hanno però il merito, di avere attinto un finanziamento fino all'ultimo centesimo del tetto massimo di bando. Ma sono ancora una promessa. Il primo finanziamento si è fermato al 24° posto e Belluno si trova al 50°. Eppoi, i progetti relativi a questo finanziamento considerano l'opportunità di un rinnovo sia sociale che urbano tipo social housing?
Un'ultima cosa, ma non l'ultima, nella presentazione del documento d'insediamento, a proposito di inclusività, è l'accessibilità per tutti in città che sembra mancare. Nell'idea di città di questo secondo mandato non si vede proprio quell'accessibilità integrata che inizia dalle barriere architettoniche.
Non è pensabile, infatti, che Belluno sia in grado di ospitare, in occasione dei suoi consigli comunali, dei circa 37 mila cittadini, solo un millesimo di essi. Ma il peggio è che chi ha problemi, per patologie varie, viene escluso. La chiamata che esiste, per superare il dislivello tra la strada e la sala consiliare, serve a poco. Nessuno, per esempio, per patologie cardiache si farebbe trasportare su in braccio.

Per chiudere, rivolgerei al Sindaco una sommessa mia valutazione del suo target, che è questa: i suoi obiettivi, per un nuovo governo della città sono buoni, ma per meglio concretizzarli dev'essere scelta la via della condivisione, ricercata. Solo così le sue scelte politiche potranno restituire alla città, a partire dal centro storico, quell'immagine identitaria che nel comune intendere è: la bellezza.

Giuseppe Cancemi

martedì 18 aprile 2017

BELLUNO:RIALLOCAZIONE DELLE EDICOLE DEI GIORNALI in prossimità di piazza dei Martiri

Atto semplicemente burocratico o di attenzione per il centro storico?

Il tema delle due edicole ai lati di piazza dei Martiri, ricomparso in questi giorni, riprende per l'ennesima volta la ricollocazione delle stesse in un nuovo spazio. Non si capisce se la novità sta nelle superfici individuate nelle medesime vie di prima: Matteotti e Vittorio Emanuele o nell'approssimarsi di un bando per l'assegnazione ad hoc degli spazi individuati.

Siamo in tema di concessione di nuove aree pubbliche ma è come se fosse una questione privata. E non tanto per gli annunciati criteri, forse discutibili, di vantaggio per le preesistenti imprese ma per la conduzione disinvolta della collocazione nel suo complesso. Si va avanti con scelte di vertice, senza aver chiesto ai cittadini alcun parere, noncuranti di una prevedibile alterazione dell'immagine del centro storico. Nessuno che chieda: se va bene quel trasferimento proprio negli spazi che qualcuno, forse arbitrariamente, senza un criterio oggettivo, ha assegnato e destinato al trasloco. Meno ancora si sa della forma di queste edicole: se si collocheranno discretamente o se impatteranno con la storica piazza centrale.
Credo che al cittadino comune, interessi di più non tanto la trattativa in sé, ma piuttosto la modifica d'immagine che incide su una conservazione prospettica di un ornato, che ha un suo effetto presenza già storicizzato e consolidato.
In una gestione partecipata delle scelte urbane, il centro storico in particolare, necessita di cercate condivisioni e non di essere trattato “burocraticamente” nel solco di una ordinaria amministrazione. Mi pare che in passato, esistevano già due edicole piazzate ai lati del teatro, e questo è un dato. Verrebbe da dire che una qualche riflessione pubblica anche per questo oggettivo particolare, andava e andrebbe fatta per comprendere quale logica sottende la prevista collocazione e non altra. Il perché non è stata prevista, per esempio, una opzione, diciamo zero, a favore di locali sfitti esistenti in zona.
È un buon motivo il “disturbo” per gli “addetti ai lavori”, che porta l'attuale presenza di una delle due edicole l'immagine del Fulcis?
Forse sì, può darsi! Ma il groviglio di auto, pur se autorizzate, parcheggiate a ridosso del citato museo, non sono forse anche peggio?
Tralasciando altri particolari importanti come le forme dei futuri chioschi e dei relativi materiali che non si conoscono, ma che meritano una conoscenza, un confronto di idee e un discorso a parte, colpisce, e non da ora, il complessivo silenzio di partiti, associazioni e società civile. Gruppi, che solitamente non disdegnano di una visibilità per i loro convincimenti di parte.
E diciamolo, non convince neanche lo scarico di responsabilità della ricollocazione legato all'obbligatorietà di un vago coinvolgimento di soprintendenza e uno studio di architettura di Roma. Cittadini per primi, amministratori e tecnici comunali, non sono in grado di decidere per se stessi?
Infine, l'attuale collocazione per una distribuzione strategica di vendita trova, giustamente, le due edicole agli estremi della piazza dei Martiri. E questo può andare bene. Ma a voler ragionare in termini tutelativi per la piazza, per un bene che è di tutti, verrebbe da consigliare di lasciare che dette edicole trovino alloggio in locali fissi, specie in un momento in cui i locali in affitto sono tanti. Per una amministrazione attenta, infatti, basterebbe in questo caso l'adoperarsi per facilitare le locazioni, calmierando i prezzi. I vantaggi di una simile scelta, avrebbero una prevedibile ricaduta su tutto il commercio, con benefici, non solo per le edicole ma anche per una nuova politica di ripopolamento del centro storico.


Giuseppe Cancemi

ALLOCAZIONE DELL'EDICOLA NEL 2018

giovedì 13 aprile 2017

CALTANISSETTA E LE NOVITA' CON L'AMMINISTRAZIONE RUVOLO

Che senso ha una voce nel deserto in assenza di una progettualità priva di orizzonti per una città moderna e dinamica.

Tutte le novità in senso concreto le quali servono per migliorare una condizione di vita asfittica, come quella nissena, non possono che essere le benvenute. L’attenzione alla cultura, che è un ingrediente necessario per un territorio, non deve però essere un fatto episodico e meno ancora solo un fatto di immagine magari isolato. L’assenza di un disegno complessivo per una svolta socio-economica di cui la città di Caltanissetta soffre da tempo penalizza tutto, anche le migliori scelte come quella fatta del direttore artistico Moni Ovadia.

 La città ha già sperimentato, in sordina per il passato, un altro grande referente di fama come Pamela Villoresi, consulente culturale ai tempi del Sindaco Michele Abbate . La sua presenza, lo ricordo, ha ideato e suggerito il Parco Letterario Regalpetra su Leonardo Sciascia, materializzato in un luogo di “reception” nato e alloggiato malamente, ma che purtroppo non c’è neanche più traccia. In Italia sappiamo tutti che Sciascia è ben noto ed è ricordato anche in qualche via, a Caltanissetta no. E comunque, questo segnale di scelta del direttore artistico del Teatro Margherita, se pur indiscutibile, rappresenta una goccia nel mare dei bisogni che ha la città. Un assordante silenzio nella politica del fare, dell’organizzare, del realizzare e reinventare occasioni di risposta ai cambiamenti epocali permane. I problemi di casa e lavoro e più in generale della qualità della vita non si affrontano. Siamo ancora agli spot pubblicitari e ad un attivismo che sa di immagine fine a se stessa. Caltanissetta rimane città terziaria ma al ribasso.

Si oppone al riordino e al cambiamento dei servizi sotto il profilo della sola conservazione, difendendo, neanche con convinzione, il posto fisso con deboli resistenze di retroguardia per mantenere questo o quell'ufficio in un era in cui cambia tutto. La riorganizzazione delle strutture burocratiche territoriali per altre parti dell’Italia sono tutto un fermento: si accorpano Comuni, si studiano nuove linee di trasporti, si fa il censimento delle risorse locali. Tutti fanno progetti per reperire risorse economiche ma anche per razionalizzare tutto al massimo e spendere meglio. In un panorama evolutivo economico e sociale, dove il lavoro ha assunto un diverso orientamento da quello conosciuto,  il nuovo armamentario dei neologismi di origine anglosassone come hight-tech, nano-tech, start-up, maker ma anche i più comuni risparmio idrico, risparmio energetico non sembra essere in uso dalle classi politiche e imprenditoriali di casa nostra. Non a caso pubbliche istituzioni e imprenditoria nostrana non praticano molto la cultura del “faber”.  Sappiamo sì che il Comune non è un’agenzia collocamento ma può facilitare, agevolare e perfino incentivare l’insediamento di occasioni di lavoro. All'inizio dell’ultimo insediamento amministrativo in città per la verità qualche mirabolante volo pintarico, timidamente ci era stato annunciato. All'orizzonte compariva la prospettiva di un campus biomedico a Caltanissetta, caro al nostro primo cittadino, ma di cui però a tutt'oggi non se ne vede l’ombra e  non se ne percepisce il tenore delle sue ricadute sul territorio. Qualcuno ha provato a dire che i bisogni della città sono oramai troppi e che si è perso abbastanza tempo ma l’amministrazione della città è rimasta e continua a rimanere sorda. Ha adottato la congiura del silenzio. Risponde alle giuste o meno critiche dei cittadini, degli intellettuali come un muro di gomma. Basterebbe fare una ricognizione tecnico-scientifica a scopo progettuale e una scala delle priorità degli annosi problemi, come per esempio l’acqua, le necessità improrogabili di recuperare il centro storico (con tutte le implicazioni dell’abitare del risiedere) e tanto altro ancora, per motivare una vera ricerca delle risorse economiche, specie in Europa.
Il grado di civiltà di un popolo, si misura a partire da queste essenziali necessità il cui recupero ha una ricaduta economica e sociale, in termini di lavoro e di dignità umana.
Una sola rondine, non fa primavera!

Giuseppe Cancemi 

martedì 4 aprile 2017

Governance del prossimo sindaco di Belluno


Non c'è che dire! I primi candidati a sindaco che si annunciano pubblicamente, promettono scintille di novità per la città. Uno, come se non bastasse la continua distruzione degli alberi, promette un ulteriore incremento dei tagli, proprio nel cuore di Belluno, e l'altro, invece, pone un'altra novità assoluta... s'impegna per una maggiore circolazione automobilistica e relativa sosta in centro. Tutta salute e forte incremento di economia per la città giardino (sic!).

Il cittadino comune non può che gioire per tali promesse programmatiche. E non sappiamo ancora cosa prometteranno gli altri candidati che parteciperanno alla competizione. L'uscente, per esempio, ha dimostrato che ci sa fare. Qualche strizzatina d'occhio ai soliti commercianti, che non si accontentano mai di vedere il centro storico ridotto a centro commerciale per ambulanti con: parcheggi aggiunti di soppiatto e reintroduzione soft delle auto in centro; nessuna risposta al tetto d'inquinamento atmosferico (polveri sottili); prosecuzione del sistematico abbattimento di alberi e ordinaria amministrazione che, peraltro, è tutta merito del civico consesso.
Vorrei ricordare, molto sommessamente, che chi si accinge a governare una città preziosa come Belluno, nel fare politica, cioè scelte di parte, non può prescindere da una competenza minima di ciò che è, o dovrebbe essere, l'aggregazione urbana e il suo intero territorio. Una città che ha una sua storia urbana abbastanza documentata: ricca vegetazione e adorna delle formazioni dolomitiche patrimonio dell'umanità, per sua natura, non ammette aperture alla desertificazione e alla inopportuna presenza in centro storico di motorizzazioni e varie feste paesane. Tutti sanno che il rumore provoca danni biologici agli esseri umani e non, e contrasta con le norme nazionali e locali d'inquinamento acustico. La stratificazione della città storica edificata a misura d'uomo, il cuore di Belluno, nei suoi schemi stradali, negli orizzonti di cui gode, negli spazi di aggregazione sociale ricchi di verde, non prevede l'estraneità delle auto che per la loro presenza nell'ambiente sono anche fonte di inquinamento in tutti i sensi. Persino quello cromatico. La presenza di oggetti colorati fermi o in moto, tra l'altro, alterano la riflessione dell'illuminazione solare nelle facciate dei sontuosi palazzi. Le austere vestigia che testimoniano i passaggi della storia urbana con presenze di ambito estranee o private di ornamenti verdi oramai storicizzati alterano l'identità di quella cittadina che ha avuto il preziosissimo riconoscimento UNESCO che inorgoglisce ogni contesto umano. In parole povere, abbattimento di alberi e auto riportate in centro storico, anche se mascherati da vantaggi economici o da restyling, non sono il nuovo che premia. Sono anzi il vecchio che ritorna. L'Europa del Nord (esempio: Amsterdam, Copenaghen e Berlino) fa di tutto per allontanare le auto dalle città. Non è un caso che nelle 20 città italiane capoluogo di livello europeo per performance di ciclabilità Belluno non esiste.
L'assenza di una idea, di una progettualità conservativa e valoriale del centro storico così com'è strutturato, non ha futuro. Il centro città è una risorsa che va mantenuta integra nella sua immagine storico-culturale.
Le aspettative dei bellunesi non credo che possano coincidere con quanto hanno già provato e quanto viene promesso di nuovo in spot elettoralistici fine a sé stessi.
L'incompatibilità tra la diminuzione di alberature, che si ripete ciclicamente da tempo, e la timida (ma non tanto) ricomparsa di auto che si vuole amplificare in centro, vanifica la promessa di diminuzione di anidride carbonica nell'atmosfera che oltre ad essere un impegno locale e italiano è anche mondiale. Sta nel cosiddetto patto dei sindaci! Così tanto per ricordarlo, l'innalzamento della temperatura del pianeta, sappiamo, ha cominciato a conoscerlo anche questa città.
Belluno, merita d'essere letta e vissuta nella sua interezza e non per settori. Il centro storico nelle sue funzioni: direzionale, commerciale e vorrei ricordare anche residenziale non può e non deve essere solo al servizio della burocrazia e del commercio. Da lungo tempo si trascura totalmente la delicata funzione residenziale che, per scelte fatte negli anni, ha una popolazione anziana e in calo per giunta ma che, però, rappresenta lo zoccolo duro dell'attuale commercio al dettaglio.
Le parti di una città debbono dialogare. Le periferie, per non rimanere solo dormitori, debbono integrarsi con il centro storico, che non può essere divertimentificio notturno o luogo esclusivo per ogni manifestazione in aperto contrasto con la funzione residenziale. La nuova compagine amministrativa deve farsi interprete, anzitutto, di un progetto per la ricucitura dei luoghi urbani, fondamentale per ristabilire un certo equilibrio del ruolo delle parti.

Ai candidati a sindaco, uscente compreso, non deve sfuggire il problema salute minacciato dalle polveri sottili (PM10). Ad oggi, per chi non lo sapesse, i dati diffusi giornalmente dall'ARPAV, adombrano, una proiezione di fine anno, di probabile superamento della soglia fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Insomma, l'allarme smog c'è e resta un problema da risolvere.
Al primo cittadino che verrà, penso che la salute dei suoi concittadini debba essere un punto d'interesse primario. Fosse solo anche per un fatto economico di risparmio nella spesa sanitaria.
Il solo monitoraggio dell'inquinamento atmosferico in centro storico, così com'è oggi, non basta.
Così come non basta una cristallizzazione funzionale dell'intera città.
Le esigenze residenziali di tutta una città hanno pari dignità di quelle commerciali e burocratiche e vanno dunque fatte compenetrare ed armonizzare.
Il buon governo nasce dalla comunità fatta di persone, e chi amministra deve essere a conoscenza dei bisogni delle fasce anagrafiche del contesto, senza ansie per esclusive esigenze di parte. Non si amministra al meglio se si è ostaggio di una qualche lobby.
Il sindaco, deve essere il Sindaco di tutti!


Giuseppe Cancemi

martedì 5 gennaio 2016

Befana 2016 - Caltanissetta... aspetta e spera!


BREVE NOTA PER UNA RIFLESSIONE POLITICA DEL CONSIGLIO COMUNALE


La nuova geografia politica comunale per Caltanissetta è una non novità. I recenti assetti amministrativi che hanno riconfigurato le sette commissioni consiliari e i successivi incontri dei partiti di maggioranza, evidenziano nella risonanza della cronaca locale, un cambiamento di rotta, mentre a rifletterci, sembrano più le solite manovre gattopardesche: del cambiare tutto per non cambiare nulla. Penso invece che i nisseni si aspettano, e non da ora, un reale cambiamento della gestione della cosa pubblica: Comune. Tutti oramai sanno che a Caltanissetta - tra le ultime città in graduatoria nazionale per vivibilità - le amministrazioni cambiano ma le condizioni di vita della città permangono. Nel sentire della gente, tra amministrazione della città teleguidata e altre fatte da dilettanti, la musica non cambia. I nisseni oramai sono rassegnati e non fanno più alcuna distinzione. Definiscono le amministrazioni tutte uguali. Come non dare ragione ad una simile definizione tout court, semplicistica ma di effetto? Sì perché se la vogliamo dire tutta, la città per voce di popolo, non viene da tempo amministrata dagli eletti, dai cosiddetti politici, ma piuttosto di chi lavora in Comune: impiegati, operai e dirigenti. I rappresentanti del popolo, da tempo non rappresentano altro che la forma (e non la sostanza) delle leggi discendenti dalla Costituzione.
 A questo punto, forse, il 2016 dovrebbe portarci un nuovo Statuto comunale o anche un suo aggiornamento. Il perché è semplice, bisogna oramai traghettare una conduzione amministrativa verticistica e gerarchica rigida, con un'area dirigenziale inamovibile, verso una amministrazione orizzontale, flessibile, in grado di organizzare con criteri di funzionalità: confronto, condivisione e realizzazione dei vari progetti. L'innovazione deve riguardare l'esclusione di quell'area dirigenziale per ora fissa. I tempi sono oramai maturi per una organizzazione a valle delle scelte politiche senza vincoli. E' necessario che la politica si riappropri del proprio ruolo e della relativa responsabilità. L'indeterminatezza di ruoli, funzioni e responsabilità che si vede tutte le volte che qualcosa non funziona, rende non riconoscibili i personali compiti di quegli individui che debbono eseguirli in risposta alle progettazioni politiche. L'eventuale figura del dirigente a fini organizzativi, nel nuovo statuto, non obbligatoria ma facoltativa, deve entrare solo se prevista dal progetto. Il Consiglio comunale, nel suo formulare indirizzi perché vengano attuati dalla Giunta, non deve entrare nel merito, sulla  necessita o meno della figura dirigenziale. Deve lasciare al potere esecutivo la relativa decisione. Insomma, mani libere per il Comune, nei confronti delle eventuali figure dirigenziali future. Nelle nuove norme statutarie, fatti salvi i diritti degli attuali dirigenti pubblici esistenti, le nuove collaborazioni dovrebbero essere con contratto a termine e con garanzia di risultato raggiunto e una ben individuata eventuale responsabilità nella cosiddetta catena, di “comando”. In merito alla Giunta, l'introduzione della sfiducia  del Consiglio ad un assessore potrebbe essere altro elemento salutare per meglio amministrare. Non avrà valenza giuridica, ma segnalerebbe un problema tra Giunta  e operato di quell'assessore come utile elemento di valutazione che aiuterebbe  il Sindaco nel caso di un'eventuale sostituzione. E tempo che lo Statuto rinnovi metodi e ruoli in modo che la politica e le sue realizzazioni abbiano nome, cognome e precise responsabilità.
Insomma, il nuovo Statuto con poche ma necessarie modifiche come quelle accennate, potrebbe dare nuova linfa al bisogno di aggiornare la rotta di un'amministrazione come quella nissena che vuole avere gli strumenti giusti per una conduzione realizzativa senza impedimenti ed ostacoli. Così finalmente sapremo veramente di chi sono le responsabilità e di chi fa o fa finta di fare!


Giuseppe Cancemi 



martedì 13 ottobre 2015

CALTANISSETTA


SALVIAMO IL CENTRO STORICO

Mi rendo conto che dai messaggi che vengono dall'Amministrazione attiva, Caltanissetta è pubblicizzata come il mulino bianco ma, se ci si vuole risvegliare per casa, lavoro e centro storico, bisogna darsi da fare. Meno "Panem et Circenses" e più cura della città che, tra l'altro, rimane ancora sporca.


Promessa del Sindaco testuale


Sommessamente provo a suggerire:
Centro storico, al punto in cui siamo, tra demolito, caduto e cadente, consiglierei di fare subito nel quartiere "Provvidenza" una ripresa filmica aerea mediante drone come urgente, indispensabile, documento dello stato di fatto. Successivamente, nell'immediato, fare seguire delle strisciate fotogrammetriche aeree con relativa restituzione georeferenziata delle vaie aree di centro storico. Una lettura fisica dall'alto, contestualizzata, serve a documentare la base di confronto per ciò che si è pensato di fare finora ma anche per elaborare nuove proposte (in gazebo con i cittadini giorno per giorno), non escludendo l'opzione zero che potrebbe essere quella di "cristallizzare" i ruderi e le maglie viarie e proseguire con un restauro, vero, generalizzato ove possibile. Congelare la forma urbana con il diroccato in sicurezza può esprimere una scelta culturale (civiltà contadina e mineraria) destinata a tramandare un documento qual è la parte lasciata crollare di un centro storico abbandonato. Il resto, il recuperabile, può diventare opportunità e occasione per casa e lavoro di maestranze e lavoratori dell'edilizia, mediante un ufficio casa del Comune, come cabina di regia per l'operazione CS. Le tante necessarie risorse economiche, oltre ai vari finanziamenti nazionali ed europei, possono venire attinte dai buoni comunali di investimento e, perché no, dal mecenatismo. Avanti con la politica e, mi si permetta, meno propaganda fine a se stessa.


Giuseppe Cancemi 

domenica 4 ottobre 2015

CALTANISSETTA: LA CITTA' E IL BUON GOVERNO

Ovvero, lettera al Sindaco per un VADEMECUM circa le attività "on the road"



Gent.mo sig. Sindaco,

camminando spesso a piedi in lungo e largo per la città, mi sono ritrovato ad ammirare tutte quelle belle variopinte baracche, sparse in ogni dove che orgogliosamente simboleggiano lo status della città.
Tra un passo e l'altro, riflettendo sulla replicabilità di quel business e rimuginando, mi è venuta una bella idea: perché non fare crescere ancora questa imprenditoria così a buon mercato?
Dal momento che lei ha un grande rispetto per i suoi concittadini, si dice che risponde uno per uno a tutti, sicuramente mi risponderà per condividere e anzi si attiverà per quanto intendo sottoporre alla sua benevola attenzione. Penso che non sarebbe male, data la premessa intenzione di voler aiutare la crescita imprenditoriale, di permettere ad altri commercianti di proporsi come venditori lungo strade, marciapiedi, parcheggi etc. non fosse altro che per un atto riparatore, dovuto ad una giustizia a volte distratta. Non vorrà che continuino ad esserci privilegi, a spese della collettività solo per alcuni? Sarebbe la continuazione di una ingiustizia e non si spiegherebbe perché mai quelli che hanno già occupato del suolo pubblico possono restare e i nuovi eventuali richiedenti no. Certo, qualche dubbio mi è venuto, specie, sulla scelta del luogo dove fare impiantare altre nuove baracche. Mi è sembrato che, forse, occupare un marciapiede può costituire un grave disagio per i pedoni che lo dovessero attraversare. E non parliamo dei disabili? Prendersi tutta una aiuola? Chissà?  No! Verrebbe a limitare il verde di quartiere che già non è molto. Scegliere tutto o in parte un prezioso parcheggio? No! Non mi sembrerebbe il caso, data la endemica carenza di spazi per le soste e le già affollate strade anche con tre file di auto. E non è tutto, se penso ai bisogni igienici e le difficoltà per l'allaccio energetico di chi utilizzerà la baracca. E l'intralcio al traffico che ne potrebbe conseguire? E l’ornato della città non verrà deturpato? Mamma mia quante difficoltà per questa attività on the road!  A questo punto dai neuroni mi viene segnalato il limite dei miei fieri pensieri in soccorso dell’economia cittadina. E da inesperto giro a lei, da “addetto ai lavori”, le mie perplessità per sapere come si possono superare simili problematiche non infrangendo la legge. Anzi, giacché ci siamo, per essere sicuri che si possano continuare a promuovere simili attività, la pregherei di far preparare dai suoi efficienti uffici, per gli eventuali volenterosi nuovi investitori in baracche, un vademecum.
Una guida municipale su come impiantare baracche in città sarebbe il massimo della legittimità controllata! Sa, meglio non incorrere nel danno erariale che la Corte dei Conti potrebbe rilevare.
Vedrà che la città tutta, alla fine del suo mandato, le resterà grata per la continuità che ha saputo dare all'azione politica e amministrativa di altri illuminati suoi predecessori.

Giuseppe Cancemi