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venerdì 15 maggio 2015

BELLUNO

 I SEGNALI  STRADALI  VERTICALI,  SIAMO  SICURI  CHE SONO  TUTTI  LEGITTIMI?


Non piace a nessuno essere multato, ma se poi ci confrontiamo con la nostra coscienza, specie se l’infrazione c'è, dovremmo serenamente ammettere il nostro torto e convircerci che la legalità è una garanzia per tutti. La CEI definisce la legalità «insieme rispetto e pratica delle leggi». C'è solo un piccolo particolare che andrebbe chiarito, si riferisce a tutti, compreso chi amministra e soprattutto a chi deve fare rispettare le leggi.
Il mio rifiuto di accettazione verso una recente multa, che poteva essere evitata, però non mi trova convinto per la modesta cifra (28,70 €) né rassegnato, nonostante la mia ragionevole e avvertita premessa. E voglio argomentare perché.
Fronte- retro dello stesso cartello in Viale Fantuzzi.
Articolo 77, regolamento di  esecuzione del  c.d.s.




Mi colloco nella media degli automobilisti, tra quelli ligi al dovere. Infatti non ho mai preso una multa da trentanni a questa parte. L'altro ieri, però, ho svoltato dove un cartello indicava di procedere diritto e ho preso una sanzione. Il segnale è lì e nessuno può negarlo. Dunque, nulla Quaestio. Ma tornando a piedi sul luogo, mi sono domandato quale poteva essere stata la necessità che ha indotto il Comune a vietare la svolta a sinistra (davanti gli uffici della Questura) e mi interessava conoscere quali motivazioni avevano fatto deliberare quell'adozione. Ricordandomi che tutti siamo uguali di fronte alla legge, mi è venuto in mente di guardare se quel segnale stradale era stato posto legittimamente proprio lì. Sorpresa! Il retro del cartello non riporta quanto prescritto dal codice della strada e perciò non osserva l'obbligo ribadito da una recente sentenza di Cassazione. Dunque quel cartello potrebbe essere lì per una dimenticanza di una pregressa situazione di circolazione o per chissà  quale altro motivo. E' perciò nasce un dubbio di legittimità (o quasi una certezza!) per quel cartello, privo di numero e data dall'atto amministrativo che lo ha imposto.
Il dubbio dell'illegittimità lo suggerisce proprio la stessa circolazione che sembra illogica. I veicoli che provengono dalla Piazza Piloni, dalla Via Caffi e dalla Via Tissi, diretti verso la stazione ferroviaria, sono costretti a dirigersi verso un nodo semaforico, Piazza Cesare Battisti, già con un suo carico di traffico importante. Il flusso dal  Viale Fantuzzi verso la rotatoria, non sembra dettato apparentemente da alcuna evidente esigenza  se non quella di alleggerire il traffico di Via Volontari della Libertà, una via relativamente poco trafficata. Comunque, allo stato, il mio errore apparentemente non  giustificato, non può essere considerato sanzionabile se quel segnale stradale è e rimane illegittimo.
Facile anche porsi alcune domanda: perché un vigile proprio lì pronto a multare tutti senza nulla fare per evitare quell'infrazione? Esiste un motivo plausibile che ha indotto la sorveglianza urbana a reprimere proprio quella trasgressione senza se e senza ma? E ancora:  Si fa altrettanto per la sosta selvaggia in Piazza Duomo, per l’uso del cellulare in marcia, per la sobrietà in auto o per il superamento dei limiti di velocità?
 Nel caso, mi è sembrato di vedere archiviata una pedagogia di rapporto favorevole alla prevenzione, tra potere e cittadino. Forse, una multa a tutti i costi poteva essere evitata e non solo per me, ma anche per altri con ben altro valore educativo. Una sanzione amministrativa nel dubbio che lo strumento che l'ha determinata sia illegittimo solleva una questione tra potere e cittadino che si può semplificare ricordando il Marchese del Grillo: «io so' io (potere) e voi non siete un ca..o (cittadini)»
 Mi sia lasciato ancora dire, che più di una giusta multa quella contestata mi è apparsa come un pretestuoso balzello stocastico.
 Forse, un'azione costante preventiva, potrebbe andare meglio se si ha a cuore veramente la «legalità». Il vigile che ha multato la «pericolosa» mia deviazione si trovava in una posizione che bastava un semplice gesto per impedirmi  di svoltare, mentre invece ha lasciato che si compisse l'infrazione. Ha scelto! Anziché prevenire, é più comprovante reprimere. La preziona presenza di un vigile in strada, graditissima, non mi è apparsa in effetti come un meritevole servizio ma piuttosto come un “agguato” fatto apposta, per un ulteriore raschiamento del fondo del barile in nome e per conto del Comune, a spese di un qualsiasi malcapitato. Mi soffermo ancora, nella fattispecie dell'infrazione, per assicurare che trattavasi di uninnocua deviazione ad angolo retto con le dovute precauzioni, lungi dal rappresentare una pericolosa situazione fissa da scongiurare. Per finire, verrebbe spontaneo dire: da quale pulpito viene la predica!
Sì perché il Comune, diciamo, che predica bene ma, in casi come questo, razzola male. Al cittadino contesta, ripeto “giustamente”, le inosservanze, ma scorda che nell'educare alla legalità la prevenzione non va esclusa. La credibilità verso le istituzioni deve essere fondata su comportamenti ineccepibili ed esemplari, le leggi e i regolamenti valgono per tutti grazie alla Costituzione.
Per capirci, queste ultime mie osservazioni, che possono apparire impertinenti, scaturiscono dalla constatazione dall'illegittimità del segnale stradale posto nel tratto Viale Fantuzzi - rotatoria, il quale obbliga a proseguire, senza potere svoltare all'altezza della Questura, lungo la via dei Volontari della Libertà. Quel cartello, anche per una recente sentenza di Cassazione, rientra tra quelli non a norma di legge, in quanto privo dell'apposita dicitura che ne attesta la sua validità. Nella sentenza tra l'altro si ribadisce: «L 'obbligatorietà della prescrizione contenuta in un segnale stradale deve ritenersi condizionata alla legittimità del provvedimento amministrativo che l'ha imposta»
Giudicate voi!

Giuseppe Cancemi

sabato 9 agosto 2014

ACQUA DEI CITTADINI



L'acqua del Sindaco che reclamizza un risparmio sull'acquisto d'acqua per usi alimentari, è un'idea molto suggestiva, ma non nuova, per il cittadino che compra acqua, cosiddetta minerale, spendendo un aggiuntivo budget straordinario, nonostante la vera acqua del Sindaco la paghi già. Un minimo di riflessione e forse qualche lettura in più qua e là, ci dovrebbe suggerire che la distribuzione idrica in città, così come la conosciamo, ha fatto il suo tempo, e sappiamo che oltre alla sua igienicità e sicurezza oramai conta anche la non più trascurabile attenzione di utilizzo, orientata al risparmio idrico. I distributori d'acqua a costo contenuto, che hanno fatto comparsa in un Comune del nisseno localizzati come le antiche fontanelle pubbliche, sono una nuova trovata (oserei dire un nuovo business) allo scopo di calmierare l'acquisto in termini sia economici che di inquinamento, quest'ultimo, dovuto a milioni e milioni di bottiglie in plastica che entrano nel circuito dello smaltimento. Eppure, molti di quelli che comprano acqua imbottigliata, sono convinti che si tratta della stessa acqua distribuita in città ma confezionata e bell'impacchettata. Effettivamente tutti i Sindaci delle città italiane si affannano a diffondere la certificata potabilità dell'acqua del proprio Comune. A cosa credere? L'acqua del Sindaco ci libererà, in futuro, anche a Caltanissetta dalla schiavitù delle ingombranti bottiglie di plastica?
Proviamo a fare un ragionamento semplice semplice a livello della nostra città. La società che gestisce la distribuzione idrica ci assicura la potabilità dell'acqua nissena, pubblicando nel proprio sito un tabulato nel quale si certifica, la rispondenza, entro i limiti dei parametri rilevati, in un confronto con quelli ufficiali. Non è dato sapere, però, altre notizie che sarebbero state utili per meglio rassicurare il cittadino consumatore. Non sappiamo nulla sui trialometani e sull'arsenico che impensieriscono tanto alcuni Sindaci italiani.
Tornando all'acqua dei nisseni, qualche osservazione nasce spontanea. Nei dati tabulati, per esempio, i campioni analizzati provengono dai prelievi delle varie periferie (quartieri o zone) o sono quelli prelevati alla fonte (serbatoi di distribuzione)? La diversità dei campioni fa sicuramente una certa differenza dovuta ai chilometri di attraversamenti nel sottosuolo, come pure fa differenza la distribuzione a giorni alterni. Senza alcun dubbio la potabilità delle acque destinate al consumo umano corre maggiori rischi di inquinamento nei punti più lontani dalle fonti di approvvigionamento. Ricordo per me stesso, che la vicinanza delle condotte fognarie e l'ossido di ferro che si forma nelle condutture quando la distribuzione si ferma, etc. sono fattori di rischio che minacciano l'acqua cittadina. Per completare brevemente il quadro che accompagna la questione idrica, - meglio sarebbe la sete atavica di Caltanissetta - diventa incomprensibile anche lo spreco che si fa dell'acqua potabile per usi, solo in piccola parte, del bisogno alimentare umano in una realtà dove il soddisfacimento del servizio idrico è carente.
Proviamo ad immaginarci cosa può accadere introducendo alcuni appositi chioschi i quali dovrebbero incidere sulla sicurezza e consapevolezza alimentare, sugli stili di vita e altrettanto favorire in maniera sensibile anche l'economia.
A parte l'effetto tutto solo immaginabile di una fila di cittadini che a turno riempie le proprie bottiglie, alla fine, per semplicemente far circolare meno plastica da smaltire, per Caltanissetta è pura fantasia che, forse, durerebbe qualche giorno.
Piuttosto, meglio sarebbe considerare la questione “prezioso liquido” nella sua interezza (di quantità e qualità), nella complessità sistemica e verso il tracciato di “acqua bene comune” come ritorno a totale proprietà pubblica, reinvestimento degli utili e partecipazione dei cittadini negli organi di controllo”.

Nella nostra città, infatti, i tempi sono maturi per cominciare un nuovo corso di vita associata, proprio dall'acqua. Iniziare a considerare le acque per il loro effettivo uso: agricolo, industriale e civile è il primo passo verso la riduzione degli sprechi sia in termini quantitativi che economici. Il consumo industriale e quello strettamente irriguo non necessitano di potabilizzazione spinta come per le acque necessarie al consumo umano. La città potrebbe iniziare un percorso virtuoso scegliendo di applicare alle ristrutturazioni e alle nuove costruzioni edilizie, la doppia circuitazione idrica. Un sistema misto di circolazione delle acque potabili parallelamente ad altre ciclicamente riutilizzate per i vari consumi idrici nell'uso civile. I vantaggi di una tale scelta sono tanti, basti pensare che il solo trattenere a lungo le acque sulla terraferma mediante il riutilizzo, fa diminuire la necessità delle consistenti scorte idriche. Ma più di tutto vale la pena ricordare che intraprendere la via del risparmio idrico significa mettere in moto una nuova economia che offre lavoro, specializzazione e crea le condizioni per un know-how sicuramente esportabile.

Giuseppe Cancemi
Vedi:  http://gcancemi.blogspot.it/2011/05/acqua-laudato-si-mi-signore-per-sor.html

domenica 27 aprile 2014

Risorse economiche, pubblicità negli ospedali e SALUTE


RIFORMA STRUTTURALE E PUBBLICITÀ NEGLI OSPEDALI

Per le Unità Sanitarie Locali le risorse economiche si fanno sempre più scarse come conseguenza di un trend, nell'assegnazione dei finanziamenti, già da tempo negativo. L'Ulss di Belluno già qualche tempo fa, avendo operato con sempre minori disponibilità finanziarie, ha dato un suo segnale. L'auto blu del direttore per prima è stata messa in vendita e, di recente, ha iniziato a razionalizzare l'uso dei suoi immobili e dei spending review. Tutti gli Enti territoriali hanno cominciato a escogitare qualcosa per fronteggiare il contrasto tra il crescere delle esigenze dei servizi locali e il diminuire delle risorse. La grande Milano, per esempio, per arginare la tendenza dei finanziamenti sempre più scarsi, negli Istituti Clinici di Perfezionamento e nelle Aziende Ospedaliere ha cominciato a fare “cassa” dando corso ad un affido pubblicitario che propaganderà all'interno delle strutture ospedaliere determinati prodotti in commercio. La novità si muove secondo l'ambito di un progetto denominato “Partner Sanità”, in via di sviluppo, che è presente in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna.
relativi servizi avendo, penso, come obiettivo il mantenimento inalterato del presidio sanitario locale. Dalla diffusa scarsità di risorse economiche ne consegue una necessaria razionalizzazione delle spese con tagli e trasferimenti, che si va diffondendo.Insomma, va emergendo una revisione della spesa pubblica in tutt'Italia che, come sappiamo, prende il nome anglosassone di


Gli eventi appena accennati di ridimensionamento delle strutture a presidio della salute e la nuova opportunità di integrare le risorse economiche di gestione sono prossimi e pongono alcuni legittimi quesiti: siamo sicuri che la razionalizzazione strutturale non inciderà sul mantenimento degli standard finora assicurati? Come pensa di attrezzarsi l'Ulss bellunese per affrontare, eventualmente, la pubblicità nelle strutture sanitarie che va diffondendosi? E nel caso di ipotizzabili concessioni, si prevede una qualche “Commissione etica” o altro “filtro” allo scopo di vagliare quale propaganda consentire?
Gli interrogativi che sono stati posti, trovano ragion d'essere per un legittimo timore sul mantenimento della qualità dei servizi erogati dall'Ulss e sulla probabile nuova apertura agli spazi pubblicitari che, se non governata, rischia di invadere luoghi solitamente tranquilli e finora quasi protetti da irruzioni reclamistiche visive/auditive fine a se stesse.
La volontà di acquisire risorse per migliorare/mantenere gli standard di una buona sanità con questa tendenza, sicuramente inarrestabile, ci auguriamo, che non faccia perdere di vista la delicatezza dell'ambiente sanitario.
I pazienti, i relativi familiari e comunque ogni altra persona presente nelle strutture sanitarie, non si trova lì per caso e non si trova in uno stato d'animo capace di sopportare le varie forme subdole o scoperte di messaggi ingannevoli di cui la pubblicità non è immune. Dunque, ogni introduzione di pubblicizzazione, se con fini informativi e scevra da ogni carattere illusorio opportunamente filtrata, se non invasiva, potrebbe essere accolta ma sempre con relativa prudenza.
La nuova maniera di promuovere i vari prodotti commerciali, all'interno delle strutture sanitarie, non potrà comunque, e non dovrà, sottrarsi ad una scelta strategica pubblicitaria, nel rispetto che la sensibilità delle presenze in quei luoghi impone.

Giuseppe Cancemi

***


#belluno 
#salute
#pubblicità

sabato 29 marzo 2014

Caltanissetta: Santa Maria la Vetere


IL RESTAURO DI UN BENE ARCHITETTONICO NON DEVE ESSERE FATTO IN SOLITUDINE



Una nota pubblicata su LA SICILIA qualche giorno fa, in merito al restauro di Santa Maria la Vetere, mi suggerisce una riflessione che vorrei girare al Soprintendente.
I giudizi più o meno avventati sull'operato di una istituzione preposta alla conservazione dei Beni Culturali, a mio modesto avviso, nascono quando la Comunità che ha ereditato e custodisce uno specifico Bene, non viene informata/coinvolta, in itinere, delle scelte preordinate a l restauro di quell'opera. Ancora non è una conquista di tutti, la partecipazione e la condivisione di un così importante rapporto tra la parte che ha in affido il Bene e quella che è stata delegata alla sua custodia, alla sua conservazione e mantenimento, il più a lungo possibile.
Non a caso, in Italia e in Europa, è stato avvertito il bisogno di una cosiddetta “Carta del Restauro”. Le linee guida che suggerisce la “carta” sono il risultato di accese e sempre attuali discussioni in merito al modo di intervenire.
Se non ricordo male, il punto fermo che rimane sulle opere di restauro di interesse architettonico, in linea generale, con eccezioni ovviamente, riguarda il rifuggire da completamenti in stile o analogici, alterazioni o rimozioni, aggiunte, etc.. Insomma, nell'intervento, deve sempre essere tenuta presente l'accezione “conservativa”, nel senso dell'integrità della lettura di quel “documento” e della sua più fedele possibile trasmissività ai posteri. Comunque, ogni lecita critica che può sorgere intorno ad un restauro, se a posteriori, può apparire come sterile confronto ma non lo è. Semmai, mette in evidenza quei nodi che ci indicano come si può evitare un semplicistico giudizio in un rapporto complesso e, a volte, conflittuale.
Le nuove tecnologie a disposizione, possono fare cadere quel diaframma che esiste tra la P. A. (in questo caso la Soprintendenza) e la Comunità. La pubblicazione in un apposito sito di tutto il materiale che riguarda, per esempio, un restauro, può diventare “valore aggiunto” che amplia la storia nella storia dell'opera, e non rimanere oscuro lavoro, in polverosi archivi, di “soloni” che decidono per tutto e per tutti con una delega che non può più essere in bianco.
Si sa che tra i documenti suggeriti dalla “Carta del Restauro”, solitamente le Soprintendenze annoverano una relazione preliminare sullo stato di fatto iniziale, sulle vicissitudini conservative e una progettualità di quanti e quali interventi debbono preservare e conservare il Bene Architettonico. Tutto, con un corredo di foto del prima e del dopo, le tecniche di intervento, nonché le relative implicazioni di carattere fisico, chimico, ambientale e antropologico richiesto come dossier che deve accompagnare l'opera.
Bene! La Soprintendenza di Caltanissetta, cominci con Santa Maria la Vetere ad inaugurare un New Dial della Cultura. Pubblichi in rete, tutto il materiale di studio e di progettazione che ci ha consegnato quel restauro.

Giuseppe Cancemi


giovedì 27 marzo 2014

LAVORI PUBBLICI


BELLUNO, 

VIA MEZZATERRA:

 I LAVORI PROCEDONO


Un dubbio sul modo con cui sta realizzando il selciato fa riflettere sull'assorbimento e sulla velocizzazione delle acque meteoriche che scorreranno a seguito delle precipitazioni.
Bitumano prima del letto di sabbia che precede la posa del pavè.
E' sicuramente una tipologia di pavimentazione a regola d'arte ma che provoca qualche perplessità. Spiego meglio qual è il dubbio. Se si mette il bitume al posto del geotessuto il comportamento delle acque pluviali è diverso. Un mancato assorbimento del sottosuolo provoca un totale mantenimento in superficie delle acque e una

velocizzazione delle stesse. Diversamente, con un pavè che assorbe in parte le piogge, viene limitata la quantità e la velocità delle acque che si ritroveranno a valle della via Mezzaterra. Domanda: tutto calcolato?

Giuseppe Cancemi


mercoledì 26 marzo 2014

Il Comune di Caltanissetta vuole formare 15 esperti per europrogetti


EUROESPERTI O SPOT ELETTORALE?

Leggere, qualche giorno fa, che il Comune si ripromette di formare 15 esperti in “euro-progettazione” per la mia città mi rende contento, ma solo per qualche istante. Quasi subito, in effetti, ho sentore che qualcosa non funziona. L'ateneo LUSPIO è una Libera Università degli Studi, privata, nata nel 1996 a Roma, ufficialmente con tre facoltà (Interpretariato e Traduzione, Scienze politiche ed Economia) e 5 corsi di laurea in tutto. E subito penso, cosa mai c'entrerà una simile università con l'europrogettazione. O meglio, se un simile ateneo è capace di formare “esperti” per attingere finanziamenti in Europa - perché di questo si dovrebbe trattare - come mai il deputato che con ogni probabilità ha suggerito al Comune una così brillante idea non lo ha già fatto prima a livello nazionale? Egli sa e anche noi sappiamo, che tanti


finanziamenti europei, anche di recente, sono stati persi per l'Italia e nessuno se ne è mai accorto o preoccupato. Forse, si poteva cominciare proprio dall'alto, per così dire. Sì perché per il livello locale qualche dubbio sull'utilità viene, specie se mettiamo in fila alcune cose: siamo sotto elezioni; un corso dal costo di 10 mila euro dovrebbe durare come un comune corso di laurea; gli “esperti” si potranno vedere solo alla fine di un triennio/quinquennio. Insomma, è il caso di dire “campa cavallo che l'erba cresce”. A dire il vero sorge anche un ragionevole dubbio che fa pensare più ad uno spot elettorale che non ad una proposta seria fatta per il bene di Caltanissetta. Un mandato amministrativo quasi scaduto, un tempo di formazione non immediato e con utilizzo, non prossimo, d'incidere sulla problematica dei finanziamenti, confermano che la proposta dovrebbe riguardare la futura amministrazione comunale. E questo la dice lunga.
Infine, anche il suggerimento di accedere ai finanziamenti Horizon 2020 come “Mission” di “battesimo”, per il comune di Caltanissetta con i nuovi esperti su proposta dello stesso deputato, ci sembra proprio indicato per le vocazioni del nostro territorio.
Infatti, si tratta di finanziamenti da erogare per il quinquennio 2015-2020 tutti dedicati alla ricerca scientifica. E come è noto, Caltanissetta è quasi come la Silicon Valley!

Giuseppe Cancemi 

domenica 26 gennaio 2014

PIAZZA DEI MARTIRI A BELLUNO

SEGNALI DI FUMO DA PARTE DEL COMUNE VERSO I CITTADINI


La notizia che il Comune sta cercando i soldi per la realizzazione di Piazza dei Martiri, ci trova favorevoli per il fatto l'Amministrazione si attivi per creare nuove occasioni di lavoro e perché vuole rendere la piazza più accogliente. Resta però un dubbio su "come" si vuole mettere mano al restauro, perché tale deve essere l'intervento.
La "mano pesante" che si era prospettata con la presentazione del progetto emergente dal concorso di idee: “Drava Piave Fiumi e Architetture” non ci sembra che abbia avuto ripensamenti, e questo non ci rende tranquilli su quello che si vuole fare. I timori non sono dettati da alcuna prevenzione ma piuttosto anche da alcuni segnali, come per esempio la ricollocazione dei gazebo per le edicole, che stranamente non prevede un'opzione zero. Sì in due così belle piazze, con quello che rappresentano, meritavano almeno una possibilità di discutere l'eventuale ricollocazione delle rivendite, in locali a pianterreno di qualcuno degli edifici esistenti. Certo, sarà difficile far fare un ripensamento con le cose appena dette a chi ritiene che la democrazia e la partecipazione si ottemperino tenendo nel "cassetto" i progetti in attesa di esibirli, a domanda, aspettandosi che siano i cittadini ad interessarsene. La "glasnost", se si vuole, è facilissima, basta creare una "bacheca" virtuale in internet e tenere i progetti esposti, per tutti. Ma trasparenza e partecipazione sono un'altra storia!
Per chi, comunque, da un punto di vista tecnico, si dovrà occupare di questi lavori, consiglierei di utilizzare la  TMIDINA C (vedi pubblicità sottostante), che farà sicuramente bene e i cittadini ne saranno lieti e ringrazieranno.

Giuseppe Cancemi 


mercoledì 29 agosto 2012

Ecosistema Urbano 2012




XVIII RAPPORTO SULLA QUALITA' AMBIENTALE DEI COMUNI CAPOLUOGO DI PROVINCIA

Nel 2011 la novità principale per il XVIII Rapporto di Legambiente sulla qualità ambientale dei Comuni Capoluogo di Provincia è stato il dimensionamento delle classifiche secondo tre grandi categorie: 15 grandi città sopra i 200.000 abitanti, 44 medie città tra i 200.000 e 80.000 abitanti e 45 piccole città sotto gli 80.000 abitanti.


Ultima tra i piccoli capoluoghi (con popolazione al di sotto degli 80.000 abitanti) è un’altra città siciliana, Caltanissetta. Molti i dati non dichiarati anche in questo caso. L’Ente quindi non risponde in modo completo alle domande del questionario di Legambiente. Nell’indice della capacità di risposta infatti la città sicula arriva ad appena 33 punti su 100 (fanno peggio solo Agrigento, Vibo Valentia e Matera tra le piccole). “nd” quindi in tutti gli indici legati all’inquina-mento atmosferico (CO2, NO2, polveri sottili, ozono), nel dato delle perdite della rete idrica, in quello della depurazione delle acque reflue, nell’indicatore dell’Eco Management e nella partecipazione ambientale dei cittadini. Poi molte pessime performance, dalla lunga serie di zeri negli indici della superficie destinata alle bici (0,00 metri equivalenti ogni 100 abitanti e 0,0 nel nuovo indice sintetico legato allo sviluppo di politiche tese all’utilizzo delle due ruote) e a quella limitata al traffico veicolare (0,00 mq/abitante), fino ad arrivare agli appena 10 viaggi per abitante all’anno effettuati sul trasporto pubblico, passando per i ridicoli 0,33 metri quadrati per abitante di verde urbano fruibile (Caltanissetta è la peggiore tra le piccole in questo indice). Alto invece il dato relativo alle auto circolanti: 69 auto ogni 100 abitanti, numeri da Metropoli.

NO COMMENT!

domenica 26 agosto 2012

Patto dei Sindaci


Alternative nel governo locale per città sostenibili se vogliamo salvare il Pianeta Terra

 

Leggendo la notizia che si vuole coprire il ghiacciaio perenne della Marmolada, per salvarlo dallo scioglimento fa venire  in mente tanti altri segnali altrettanto allarmanti come per esempio quelle che seguono.

Una riguarda il pianeta Terra nel suo essere la madre di tutto. Per quest’anno, è stato conteggiato che abbiamo già consumato tutta la sua  rendita e che da questo momento stiamo intaccando il “capitale fisso”. Altro allarme per  noi ospiti di questo nostro pianeta che ci comportiamo come i passeggeri del Titanic: stiamo ballando, mentre la nave affonda. Se questo non basta abbiamo anche la siccità, la violenza delle precipitazioni con i suoi danni e la impossibilità dell’uomo, nonostante i suoi portentosi mezzi, di poter contenere e trattenere sulla terra (perché necessarie)  queste ingenti quantità idriche che si riversano in breve tempo in mare. O  sapere che uno degli scienziati che ritenevano le previsioni per un futuro del la Terra troppo catastrofiche, ora si dichiara pentito perché secondo lui le cose vanno peggio.  Questi segnali non sono più segnali e basta, sono oramai avvertimenti che non possiamo più far finta di niente e continuare a comportarci come prima, peggio di prima.
Anche nel microclima di un territorio come quello bellunese le cose non vanno meglio. La primavera del 2012 è trascorsa con l’allarme siccità che ci ha fatto conoscere un fenomeno poco presente nel territorio. Le tradizionali Fontane pubbliche, per qualche tempo hanno sospeso la loro erogazione e la città ha dovuto fare i conti con una carestia d’acqua a cui non era abituata. L’estate, ha fatto conoscere ai bellunesi anche temperature torride, solitamente di altre latitudini più a Sud.
“Come è noto, la lotta al cambiamento climatico è una priorità assoluta per l’Unione Europea, che a tal fine, è impegnata a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, aumentando nel contempo del 20% il livello di efficienza energetica e del 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. 


I governi locali occupano molti edifici il cui utilizzo implica un sostanziale consumo di energia per il riscaldamento, l’illuminazione, ecc. L’introduzione di specifici programmi ed azioni può portare ad ottimi risultati in termini di risparmio energetico negli edifici pubblici. Le amministrazioni locali forniscono anche servizi ad alta intensità energetica, quali il trasporto pubblico e l’illuminazione stradale, settori ove interventi di miglioramento possono essere certamente effettuati. Decisioni strategiche riguardanti lo sviluppo urbano (ad esempio, evitare uno sviluppo scomposto e non organico) possono aiutare a ridurre la domanda energetica nel settore dei trasporti. I comuni hanno spesso il ruolo di regolatori, ad esempio fissando standard energetici o regolamentando l’introduzione di sistemi ad energia rinnovabile negli edifici, hanno inoltre un ruolo importante nell’informare e motivare i cittadini residenti, i professionisti e gli altri stakeholder locali su come poter utilizzare l’energia in maniera più intelligente.”
Belluno cosa aspetta per aderire al cosiddetto Patto dei Sindaci che è uno strumento europeo con la finalità di promuovere il ‘Covenant of Mayors’, sostegno agli enti locali nell’attuazione delle politiche nel campo dell’energia sostenibile.

lunedì 9 luglio 2012

Belluno e la raccolta differenziata



CITTADINO COMUNE
 ***


 Legambiente premia le amministrazioni che hanno raggiunto, già nel 2011, la quota di almeno il 65% di raccolta differenziata 
 



"Roma, 9 lug. (Adnkronos) - Ponte delle Alpi, in provincia di Belluno, per la terza volta consecutiva è il comune italiano più "riciclone". Lo comunica in una nota Legambiente che domani premierà a Roma i comuni italiani che si sono distinti nella gestione dei rifiuti. Ben 1.123 comuni vincono l'appellativo di ricicloni 2012 per aver superato il 65% di raccolta differenziata, mentre sono 833 quelli che si confermano ''zoccolo duro'' del concorso, comparendo da tre anni consecutivi nelle graduatorie."

"Ponte nelle Alpi ha scelto un sistema di raccolta porta a porta,
affidando ad una società direttamente controllata dal Comune, che ne è il socio unico, che ha improntato la sua gestione sobria e snella, sia per quanto riguarda la componente dell'amministrazione che per quanto attiene alla sua struttura dipendente. In questo modo, la società è in grado di dare risposte efficienti ai cittadini con costi di gestione contenuti."

Mi domando e DOMANDO:

Quando BELLUNO, Comune capoluogo, eguaglierà Ponte nelle Alpi?

lunedì 25 giugno 2012

Furto o smarrimento del cellulare? No problem!


Istruzioni per bloccare l’uso dopo il furto o smarrimento.
 

Dal 1 luglio 2004 è, infatti, entrato in vigore l'accordo tra i gestori nazionali di telefonia mobile per rendere inutilizzabile il telefono cellulare anche se si cambia la scheda telefonica (SIM card). L'operazione è possibile in quanto ogni telefonino possiede un codice identificativo: l'IMEI (International Mobile Equipment Identity), composto da 15 cifre, che è riportato su di una etichetta all'interno del telefonino (di solito, sotto la batteria) o sulla scatola originale dello stesso. In ogni caso, lo si può visualizzare digitando sulla tastiera del telefonino: *#06#.
Nel caso non sia stata conservata la confezione del telefonino o non si sia memorizzato il codice IMEI, l'Operatore può rintracciarlo nei propri archivi attraverso i numeri di telefono chiamati dal telefonino rubato o smarrito; in tal caso, vengono di solito richiesti quattro numeri di telefono chiamati abitualmente. Il codice IMEI viene inviato al Gestore di cui si sta usando la sheda telefonica all'accensione del cellulare e all'inizio di ogni telefonata effettuata.
Pertanto, se il codice IMEI è inserito in una "black list" comune a tutti gli Operatori, è possibile inibire l'uso di qualsiasi scheda e, quindi, il telefonino risulta inutilizzabile.
L'unico componente "riciclabile" è la batteria il cui valore è troppo esiguo per giustificare il furto o per indurre in tentazione chi trova un telefonino ad appropriarsene.
Tale sistema, quindi, consente di proteggere il valore dell'investimento effettuato dall'utente; i nuovi
telefonini, infatti, soprattutto se dotati di accessori come display a colori e fotocamera, hanno un costo non proprio irrilevante. Oltre al valore commerciale del telefono cellulare, c'è da considerare il valore del patrimonio di informazioni memorizzate nel telefonino e nella SIM card: numeri di telefono di altri cellulari (dei quali spesso non si possiede una copia e che può essere difficile riottenere), messaggi SMS contenenti informazioni importanti, fotografie cui si assegna un particolare valore emotivo, appuntamenti e altre informazioni che è oggi possibile memorizzare nei moderni telefoni cellulari, ormai veri e propri computer portatili. Altra azione svolta dall'ANUIT riguarda i rapporti con i Costruttori dei telefonini: i più moderni (e, quindi più costosi ed appetibili per i ladri) hanno il codice IMEI non modificabile; quindi il blocco risulta assoluto. Non è ancora facile trovare le istruzioni per richiedere il blocco del telefonino (o lo sblocco, se viene recuperato); pertanto si sintetizza cosa deve fare il Cliente di ciascun Gestore mobile per attivare le prestazioni previste dal servizio.

Clienti TIM
Occorre disporre del Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la scatola originale o non sia stato annotato, TIM può individuare il codice fornendo quattro numeri di telefono chiamati abitualmente.
Prima di chiedere il blocco del telefonino, bisogna presentare, in caso di furto, denuncia alle competenti Autorità.
In caso di smarrimento è sufficiente trasmettere un modulo debitamente compilato, che si configura come autocertificazione. (
Modulo per privati - Modulo per Aziende) http://www.anuit.it/imeitimp.pdf
occorre allegare:
- denuncia alle competenti Autorità (nel caso di furto);
 - copia di un documento identità.
- Una volta compilato il modulo, occorre inviarlo, unitamente ad una copia di un documento di identità, ad uno dei seguenti numeri verdi fax (l'invio è gratuito):
- per Clienti privati 800600119
- per Aziende 800423131
oppure via Posta:
- per Clienti privati: TIM - Servizio Clienti Casella Postale 500 88911 Crotone
- per Aziende: TIM - Servizio Clienti Casella Postale 333 88900 Crotone
se si torna in possesso del telefonino o lo si ritrova, si può chiedere di sbloccarlo inviando a TIM il modulo
sopra indicato, barrando la casella "sblocco" e allegando la seguente documentazione:
- denuncia di ritrovamento;
- copia di un documento identità.
- per qualsiasi informazione o richiesta di aiuto si può chiamare il 119 o, per i Clienti Azienda il numero verde Business 800 846 900.

Clienti VODAFONE
Occorre disporre del Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la scatola originale o non sia stato annotato, Vodafone può individuare il codice fornendo quattro numeri di telefono chiamati abitualmente utilizzando l'apposito Modulo. Il Codice IMEI sarà inviato tramite posta, fax oppure e-mail.
In caso di furto, occorre sporgere denuncia all'Autorità di pubblica sicurezza e inviane una copia al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651. Nella denuncia deve essere riportato il codice IMEI del telefono che si desidera bloccare.
Occorre poi trasmettere un modulo debitamente compilato, che si configura come autocertificazione. (Modulo per privati o Aziende), allegando copia di un documento identità, al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651.
In caso si ritrovi del cellulare:- se era stata sporta denuncia, occorre rivolgersi all'Autorità di pubblica sicurezza per sporgere una contro denuncia e inviane una copia al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651. Nella denuncia, deve essere riportato anche il codice IMEI del telefono che si desidera sbloccare.
- se era stata effettuata una autocertificazione per furto o smarrimento, occorre compilare e firmare il suddetto "
modulo di richiesta blocco/sblocco IMEI per furto o smarrimento" specificando il numero IMEI del telefonino, allegare una fotocopia di un documento d'identità e inviare i documenti sopra elencati al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651
Clienti WIND
Occorre compilare il modulo di autocertificazione contenente, tra l'altro, il Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la scatola originale o non sia stato annotato, WIND può individuare il codice fornendo quattro numeri di telefono chiamati abitualmente.
Occorre allegare copia di un documento identità.
Una volta compilato il modulo, occorre inviarlo, unitamente ad una copia di un documento di identità, ad uno dei seguenti numeri verdi fax (l'invio è gratuito):
- (cliente consumer) 800 915 844
- (cliente corporate) 800 915 855

oppure via Posta:
- Spett.le Gestore Wind Telecomunicazioni SpA - Direzione e Coordinamento di Enel SpA - Via C.G.Viola n. 48 - 00148 Roma
se si torna in possesso del telefonino o lo si ritrova, si può chiedere di sbloccarlo inviando a WIND il modulo sopra indicato, barrando la casella "sblocco" con allegata copia di un documento identità.
Per qualsiasi informazione o richiesta di aiuto si può chiamare il Customer Care di WIND.

Clienti H3G
La richiesta può essere effettuata presso qualunque rivenditore autorizzato 3 che fornirà l'apposito modulo da compilare. E' necessario presentare un documento di identità, la denuncia in caso di furto e la denuncia o l'autocertificazione in caso di smarrimento.
Informazioni dal sito dell’Associazione Nazionale Utenti Italiani di Telecomunicazioni ANUIT