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venerdì 1 giugno 2018

Palazzo Barcelloni - Belluno



ATTENTI AL RESTAURO...



La città di Belluno non è solo una bella città ma di questi tempi, specie in centro storico, è anche un laboratorio di architettura, di urbanistica e di belle arti. Insomma, un cantiere aperto (si fa per dire!) per operatori che si occupano di beni culturali e di qualche ritocco anche alla vegetazione storica.
Insomma, la città il suo apparire in ordine lo deve ad una manutenzione ciclica che altri Comuni non hanno. Peccato che la fregola di fare per essere notati, non è buona consigliera di prudenza, studio e di modestia nell'apparire.
Piazza Castello è già stata oggetto di un maquillage con artifici retorici, che in un qualche modo ha alterato l'immagine consolidata di un elegante mini giardino. Il palazzo Fulcis, ancor prima di essere il nuovo museo cittadino ha avuto il suo restauro, senza mai un confronto delle scelte progettuali fatte con la città e i suoi cittadini, La piazzetta S. Maria dei Battuti ha avuto anch'essa un rimodellamento delle piante ornamentali, tanto per citarne alcuni. E tanti altri, con il progetto città di Belluno, ne seguiranno.

Della serie: interventi nel cuore della città, che continuano, passando per caso in questi giorni, mi è capitato di osservare in via Carrera che si sta per chiudere il cantiere di palazzo Barcelloni e la mia curiosità (di carattere scientifico) è stata attratta dalle modalità d'intervento nel restauro esterno dei vari piedritti delle finestre. Un'operatrice era intenta a riprodurre il colore del materiale lapideo su pregressi fori otturati che dovevano accogliere in passato un'inferriata, del piano rialzato, che proteggeva la proprietà da intrusioni. 
Tutto normale si potrebbe dire! Ma quel modificare esteticamente, sia pur minimente l'immagine, per non fare riconoscere la presenza di un foro non più utilizzato, ha fatto nascere in me una perplessità. Se prendiamo, ad esempio un libro, un manoscritto e una o più parole del testo nel tempo hanno perso anche un semplice carattere (finale o iniziale) nella lingua corrente, nel corso di un restauro è bene cancellarlo? O lasciarlo com'era? Poca cosa si potrebbe dire, sottigliezze che non inficiano il monumento. Eppure non dovrebbe essere così!
Grata in piazza delle erbe
Ciò che è appartenuto o appartiene al passato con la sua conservazione integra e non alterata, non è forse il miglior modo per trasmettere ai posteri un pezzo di storia autentico?
Anche i minimi segni storici, a mio modesto avviso, testimoniano tracce di riconoscimento che ci dicono qualcosa, e dunque è buona norma, conservare un documento storico (perché tale è un qualsiasi bene culturale) nella sua integrità relativa, quando possibile, anche se alcuni passaggi di riuso costringono a delle modifiche.

Giuseppe Cancemi
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Palazzo Barcelloni


Eretto nel secolo XVI nell’estensione rinascimentale del Borgo di Campitello, a settentrione delle mura cittadine. Sul portale in pietra campeggia lo stemma della famiglia Barcelloni, ammessa al Consiglio dei Nobili nel 1642 grazie alla notorietà e alle ricchezze accumulate nel XVI secolo con la fabbricazione delle spade.
In alto a sinistra una cornice barocca sovrastata da uno stemma della famiglia patrizia veneziana dei Marcello contiene un’epigrafe datata 1689 che ricorda il procuratore di S. Marco Federico Marcello, protettore di Giovanni Battista Barcelloni Corte. Di particolare interesse decorativo la balaustra in ferro battuto della loggetta al primo piano.