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sabato 9 agosto 2014

ACQUA DEI CITTADINI



L'acqua del Sindaco che reclamizza un risparmio sull'acquisto d'acqua per usi alimentari, è un'idea molto suggestiva, ma non nuova, per il cittadino che compra acqua, cosiddetta minerale, spendendo un aggiuntivo budget straordinario, nonostante la vera acqua del Sindaco la paghi già. Un minimo di riflessione e forse qualche lettura in più qua e là, ci dovrebbe suggerire che la distribuzione idrica in città, così come la conosciamo, ha fatto il suo tempo, e sappiamo che oltre alla sua igienicità e sicurezza oramai conta anche la non più trascurabile attenzione di utilizzo, orientata al risparmio idrico. I distributori d'acqua a costo contenuto, che hanno fatto comparsa in un Comune del nisseno localizzati come le antiche fontanelle pubbliche, sono una nuova trovata (oserei dire un nuovo business) allo scopo di calmierare l'acquisto in termini sia economici che di inquinamento, quest'ultimo, dovuto a milioni e milioni di bottiglie in plastica che entrano nel circuito dello smaltimento. Eppure, molti di quelli che comprano acqua imbottigliata, sono convinti che si tratta della stessa acqua distribuita in città ma confezionata e bell'impacchettata. Effettivamente tutti i Sindaci delle città italiane si affannano a diffondere la certificata potabilità dell'acqua del proprio Comune. A cosa credere? L'acqua del Sindaco ci libererà, in futuro, anche a Caltanissetta dalla schiavitù delle ingombranti bottiglie di plastica?
Proviamo a fare un ragionamento semplice semplice a livello della nostra città. La società che gestisce la distribuzione idrica ci assicura la potabilità dell'acqua nissena, pubblicando nel proprio sito un tabulato nel quale si certifica, la rispondenza, entro i limiti dei parametri rilevati, in un confronto con quelli ufficiali. Non è dato sapere, però, altre notizie che sarebbero state utili per meglio rassicurare il cittadino consumatore. Non sappiamo nulla sui trialometani e sull'arsenico che impensieriscono tanto alcuni Sindaci italiani.
Tornando all'acqua dei nisseni, qualche osservazione nasce spontanea. Nei dati tabulati, per esempio, i campioni analizzati provengono dai prelievi delle varie periferie (quartieri o zone) o sono quelli prelevati alla fonte (serbatoi di distribuzione)? La diversità dei campioni fa sicuramente una certa differenza dovuta ai chilometri di attraversamenti nel sottosuolo, come pure fa differenza la distribuzione a giorni alterni. Senza alcun dubbio la potabilità delle acque destinate al consumo umano corre maggiori rischi di inquinamento nei punti più lontani dalle fonti di approvvigionamento. Ricordo per me stesso, che la vicinanza delle condotte fognarie e l'ossido di ferro che si forma nelle condutture quando la distribuzione si ferma, etc. sono fattori di rischio che minacciano l'acqua cittadina. Per completare brevemente il quadro che accompagna la questione idrica, - meglio sarebbe la sete atavica di Caltanissetta - diventa incomprensibile anche lo spreco che si fa dell'acqua potabile per usi, solo in piccola parte, del bisogno alimentare umano in una realtà dove il soddisfacimento del servizio idrico è carente.
Proviamo ad immaginarci cosa può accadere introducendo alcuni appositi chioschi i quali dovrebbero incidere sulla sicurezza e consapevolezza alimentare, sugli stili di vita e altrettanto favorire in maniera sensibile anche l'economia.
A parte l'effetto tutto solo immaginabile di una fila di cittadini che a turno riempie le proprie bottiglie, alla fine, per semplicemente far circolare meno plastica da smaltire, per Caltanissetta è pura fantasia che, forse, durerebbe qualche giorno.
Piuttosto, meglio sarebbe considerare la questione “prezioso liquido” nella sua interezza (di quantità e qualità), nella complessità sistemica e verso il tracciato di “acqua bene comune” come ritorno a totale proprietà pubblica, reinvestimento degli utili e partecipazione dei cittadini negli organi di controllo”.

Nella nostra città, infatti, i tempi sono maturi per cominciare un nuovo corso di vita associata, proprio dall'acqua. Iniziare a considerare le acque per il loro effettivo uso: agricolo, industriale e civile è il primo passo verso la riduzione degli sprechi sia in termini quantitativi che economici. Il consumo industriale e quello strettamente irriguo non necessitano di potabilizzazione spinta come per le acque necessarie al consumo umano. La città potrebbe iniziare un percorso virtuoso scegliendo di applicare alle ristrutturazioni e alle nuove costruzioni edilizie, la doppia circuitazione idrica. Un sistema misto di circolazione delle acque potabili parallelamente ad altre ciclicamente riutilizzate per i vari consumi idrici nell'uso civile. I vantaggi di una tale scelta sono tanti, basti pensare che il solo trattenere a lungo le acque sulla terraferma mediante il riutilizzo, fa diminuire la necessità delle consistenti scorte idriche. Ma più di tutto vale la pena ricordare che intraprendere la via del risparmio idrico significa mettere in moto una nuova economia che offre lavoro, specializzazione e crea le condizioni per un know-how sicuramente esportabile.

Giuseppe Cancemi
Vedi:  http://gcancemi.blogspot.it/2011/05/acqua-laudato-si-mi-signore-per-sor.html

domenica 27 aprile 2014

Risorse economiche, pubblicità negli ospedali e SALUTE


RIFORMA STRUTTURALE E PUBBLICITÀ NEGLI OSPEDALI

Per le Unità Sanitarie Locali le risorse economiche si fanno sempre più scarse come conseguenza di un trend, nell'assegnazione dei finanziamenti, già da tempo negativo. L'Ulss di Belluno già qualche tempo fa, avendo operato con sempre minori disponibilità finanziarie, ha dato un suo segnale. L'auto blu del direttore per prima è stata messa in vendita e, di recente, ha iniziato a razionalizzare l'uso dei suoi immobili e dei spending review. Tutti gli Enti territoriali hanno cominciato a escogitare qualcosa per fronteggiare il contrasto tra il crescere delle esigenze dei servizi locali e il diminuire delle risorse. La grande Milano, per esempio, per arginare la tendenza dei finanziamenti sempre più scarsi, negli Istituti Clinici di Perfezionamento e nelle Aziende Ospedaliere ha cominciato a fare “cassa” dando corso ad un affido pubblicitario che propaganderà all'interno delle strutture ospedaliere determinati prodotti in commercio. La novità si muove secondo l'ambito di un progetto denominato “Partner Sanità”, in via di sviluppo, che è presente in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna.
relativi servizi avendo, penso, come obiettivo il mantenimento inalterato del presidio sanitario locale. Dalla diffusa scarsità di risorse economiche ne consegue una necessaria razionalizzazione delle spese con tagli e trasferimenti, che si va diffondendo.Insomma, va emergendo una revisione della spesa pubblica in tutt'Italia che, come sappiamo, prende il nome anglosassone di


Gli eventi appena accennati di ridimensionamento delle strutture a presidio della salute e la nuova opportunità di integrare le risorse economiche di gestione sono prossimi e pongono alcuni legittimi quesiti: siamo sicuri che la razionalizzazione strutturale non inciderà sul mantenimento degli standard finora assicurati? Come pensa di attrezzarsi l'Ulss bellunese per affrontare, eventualmente, la pubblicità nelle strutture sanitarie che va diffondendosi? E nel caso di ipotizzabili concessioni, si prevede una qualche “Commissione etica” o altro “filtro” allo scopo di vagliare quale propaganda consentire?
Gli interrogativi che sono stati posti, trovano ragion d'essere per un legittimo timore sul mantenimento della qualità dei servizi erogati dall'Ulss e sulla probabile nuova apertura agli spazi pubblicitari che, se non governata, rischia di invadere luoghi solitamente tranquilli e finora quasi protetti da irruzioni reclamistiche visive/auditive fine a se stesse.
La volontà di acquisire risorse per migliorare/mantenere gli standard di una buona sanità con questa tendenza, sicuramente inarrestabile, ci auguriamo, che non faccia perdere di vista la delicatezza dell'ambiente sanitario.
I pazienti, i relativi familiari e comunque ogni altra persona presente nelle strutture sanitarie, non si trova lì per caso e non si trova in uno stato d'animo capace di sopportare le varie forme subdole o scoperte di messaggi ingannevoli di cui la pubblicità non è immune. Dunque, ogni introduzione di pubblicizzazione, se con fini informativi e scevra da ogni carattere illusorio opportunamente filtrata, se non invasiva, potrebbe essere accolta ma sempre con relativa prudenza.
La nuova maniera di promuovere i vari prodotti commerciali, all'interno delle strutture sanitarie, non potrà comunque, e non dovrà, sottrarsi ad una scelta strategica pubblicitaria, nel rispetto che la sensibilità delle presenze in quei luoghi impone.

Giuseppe Cancemi

***


#belluno 
#salute
#pubblicità

giovedì 28 febbraio 2013

Sanità da ottimizzare

Belluno, 28-2-2013

Lettera aperta

Al Direttore Generale
ULSS1 Belluno

Non molti giorni fa nella stampa, non solo locale, è stato riportato il suo primo nobile gesto di insediamento, dando un segnale di buona amministrazione della cosa pubblica, mettendo in vendita l'auto blu. Ora che avrà preso “confidenza” con gli altri problemi del servizio sanitario locale, sarà stato messo al corrente, a parte della qualità della struttura sanitaria, delle disfunzioni organizzative di cui soffre. Tra le più eclatanti e significative anomalie del sistema informativo prestazionale dell'ULSS. si collocano le prenotazioni i cui tempi di attesa non coincidono con quelli stabiliti dal protocollo ma soprattutto in contrasto con la necessità effettiva degli utenti e l'efficienza dell'erogazione. Per fare un esempio, le prenotazioni di controllo per patologie croniche hanno un iter assurdo. Il clinico che ha visitato dispone di una nuova visita di controllo a sei /dodici mesi e prescrive degli esami. Il paziente deve, successivamente, recarsi dal medico di famiglia e farsi autorizzare questo, temporizzato, prescritto controllo. Sempre il paziente o un suo familiare, deve ulteriormente presentarsi allo sportello delle prenotazioni o telefonare per sapere quando si potranno fare esami e visita. Le prenotazioni, comunque, non sono una conclusione certa o sempre riferibile ai tempi ufficiali o all'ordine logico delle sequenze (esami prima e non dopo la visita di controllo) ma aleatori e a volte incoerenti con lo scopo. A meno che... gli esami o la visita non si facciano in maniera mista (privato /istituzionale) o totalmente a regime privato.

Posto brevemente un problema fondamentale che a lei dovrebbe già essere noto, per non iscrivermi tra quelli che si lamentano e basta, vorrei sommessamente consigliare di concentrare i suoi sforzi oltre che sull'assillante problema (quanto importante) dei conti economici anche un minimo di attenzione a quanto mi permetto di suggerire come argomenti per riflettere. Per prima cosa, penso che una diversa più razionale organizzazione dei servizi, costituisca un economia di sistema che ha influenza, anche, sia sui risparmi che sugli investimenti. Non conoscendo il sistema USSL che lei gestisce, a costo di fare una domanda da “Pierino” chiederei: ma l'Azienda sanitaria di Belluno, ha personale e/o ufficio ad hoc che si occupano della gestione? E penso ad uno o più ingegneri (informatico, gestionale) o simili figure professionali.
Nel merito delle disfunzioni, riallacciandomi a quanto detto prima, domando ancora: ma non sarebbe il caso che in presenza di patologie croniche le prenotazioni avvenissero, per così dire, d'ufficio? Non tornerebbe utile razionalizzare tutti i servizi e reparti, da un punto di vista informatico (cloud computing), per non ripetere molte situazioni informative?
Infine, dal momento che i costi degli ecografi portatili non sono poi così elevati ( meno di 1000€) e le richieste di esami con detti strumenti in aumemento, non sarebbe il caso di far dotare i medici di famiglia di tali strumenti e farli abilitare all'uso con gran risparmio, in tutti i sensi, ed efficienza del sistema sanitario?
Mi fermo, per non rubare ulteriore tempo al suo lavoro, ma penso che il mio modesto contributo le potrà dare modo di riflettere. E chissà se la sua buona volontà, già dimostrata, si potrà estendere di più ai bisogni cogenti dei cittadini.

Giuseppe Cancemi

lunedì 4 giugno 2012

Belluno: LE NOTTI BRAVE

Dal sito Facebook Comune di Belluno...

CITTADINO COMUNE





Belluno: CENTRO STORICO E RISPARMIO IDRICO


 
FONTANELLE ASCIUTTE

Chi si trova a passare per il Parco città di Bologna non può fare a meno di notare che la fontanella a forma di fungo non zampilla più acqua sin dal momento della crisi idrica del bellunese. Ugualmente a secco è la grande fontana di Piazza dei Martiri e alcune altre in giro per il centro storico.
Fa molta tristezza vedere il “fungo” privo della funzione cui è stato destinato: non fornisce  più una sola goccia d’acqua ed è in evidente degrado.  Sembrerà strano, ma la mancanza d’acqua nella fontanella toglie parte della vitalità del Parco. Fa mancare il cicaleccio e gli scherzi dei bambini, il gradito scroscìo d’acqua, una brulicante presenza di vita, nel suo intorno.
Non è retorico dire che una fontanella con il suo  elemento principale: l’acqua,  oltre ad offrire una sensazione di  relax, salute ed  estetica, concorre con l'approccio olistico all’espressione più intrinseca della vita. Comunque, ora che, forse,  è rientrata  l’emergenza idrica, si spera, che  la distribuzione del prezioso liquido nelle fontanelle pubbliche del centro storico - antico simbolo di vita associata dove l’acqua di tutti si attingeva con ogni sorta di contenitore - dovrebbe riprendere. La stagione estiva si annuncia con i suoi caldi sempre più bollenti e anche una semplice fontanella con la sua acqua è un’immagine che promette sensazioni di frescura  e di benessere. Costituisce un refrigerio non solo fisico ma anche psicologico. Un’icona di bene indispensabile per l’uomo e sindrome d’oasi che fa sempre bene.
L’idea dell’acqua, comunque non deve fermarsi  solo ad un semplice ritorno al passato. Riapriamo dove si può e tutto è stato fatto!  Il problema dell’acqua è ben più complesso e ai giorni nostri di contesa tra pubblico e privato  andrebbe  affrontato con nuovo spirito di responsabilità.
Belluno il problema dell’acqua di recente lo ha vissuto come emergenza che si ripete tutte le volte che la meteorologia fa le bizze o, da altra prospettiva, da quando il bene acqua ha mostrato, diciamo, delle “falle” nella gestione. Gestione che, derivata da una scelta multiutility, si è rivelata più di carattere finanziario che non di servizio pubblico essenziale.
Comunque, a parte quanto appena accennato, l’aspetto più elementare, prioritario, da mettere in discussione  senza alcun indugio è l’uso dell’acqua per quantità, qualità, riutilizzo.  Fare prevalere la cultura dell’etica della responsabilità è il primo passo. Il risparmio idrico è la via maestra per uscire dall’emergenza che va diventando sempre più ciclica. In termini di risparmio idrico, nel nostro caso, a cominciare da alcune  fontane in cui gli schizzi d’acqua hanno solo una funzione estetica,  non è difficile una trasformazione che consenta il ricircolo della stessa acqua. Per tutte le altre basta semplicemente ridurre il flusso, temporizzarle (giorno/notte), regolarle in base alla temperatura stagionale. In un quadro più generale, si potrebbe pensare ad una differente utilizzazione del prezioso liquido per qualità negli usi.