CRISI IDRICA E CAMBIAMENTO CLIMATICO
La Fontana di Piazza dei Martiri, in fotografia, non sembra male... . Anzi, nella sua semplicità è bella!
Se pulita e in ordine, per funzionare come da sempre con il suo zampillare più o meno rivisitato, sarebbe potuto bastare e continuare ad essere ben accetta nel suo verde habitat.
Invece, si è optato per un “restyling” che forse distrae da altre urgenti e maggiormente necessarie attenzioni per un grave problema, qual è lo spreco idrico, in tempi di siccità non più episodica.
Sicuramente si comprenderà che la generosa contribuzione (una tantum) avuta per l'annunciato progetto, non può rappresentare tutto quanto occorre per il suo mantenimento negli anni a venire.
Infatti, nel suo uso bisogna considerare le spese di esercizio per una periodica manutenzione programmata, che va iscritta a bilancio ogni anno. Altro elemento da mettere in conto è la musica da diffondere che non è gratuita. Si dovranno pagare i diritti d'autore alla SIAE. A meno che non si vogliano diffondere solo pezzi di autore non in vita da oltre 70 anni.
Il nostro “progetto” da 100mila euro che si propone, alla fine, è solo uno zampillamento più o meno complesso: filtrato da luce colorata e accompagnato da musica, che non attinge più dall'acqua corrente ma da un'unica minima quantità d'acqua, ricircuitata.
Per vanteria lo si accosta, non ad una delle tante storiche fontane italiane; non alla “Fontana Magica” di Barcellona ma a quella danzante: la “Dubai Fountain”, che è qualcosa costata 200milioni circa ed è lunga 275 metri.
La diffusione fonica di questo nostro progetto, dovrà anche competere con i decibel irradiati dai vicini bar senza per questo trascurare i limiti che il piano cittadino di classificazione acustica, prevede.
Senza alcuno sforzo di memoria, Belluno e il suo territorio sa che le acque del Piave e dei suoi affluenti sono sempre più in magra (spesso con deflusso minimo vitale che allarma). Non da meno inquietano anche lo scioglimento dei ghiacciai della Marmolada e una temperatura sempre meno rigida d'inverno e “bollente” d'estate. Questo quadro, per grandi linee, non confortante, come si continua a vedere sembra ancora non preoccupare abbastanza.
Della reale questione idrica e del cambiamento climatico, nulla!
Il problema principale della temperatura in aumento - causata dall'eccesso di CO2 liberato in atmosfera e delle acque che scarseggiano per le medesima ragione - continua ad essere ignorato anche se planetario. Ci si limita ad affrontare, crisi idrica ed energetica con il razionamento (minimo) dell'acqua e lo spegnimento dell'illuminazione cittadina in ore notturne.
Se si vuole reagire, comunque, i mezzi non mancano. Partire da alcuni assiomi banali come il trattenere il più a lungo possibile le acque sulla terra ferma è uno. Trasmigrare sempre più verso energie pulite e rinnovabili e investire su nuove idee, interventi e progetti è l'altro.
Il Comune, per esempio, da subito può attrezzarsi cominciando da un nuovo Regolamento Edilizio, indirizzando alcuni lavori edilizi verso il riutilizzo delle acque grigie e la raccolta di quelle piovane. Per i corsi d'acqua invece, bisognerebbe pensare ad aree di espansione strategiche per le esondazioni note e quelle da conoscere, studiando il suolo.
Partire per primi nel territorio con rimedi appropriati, per affrontare una transizione ecologica non più eludibile, significa acquisire know how esportabile e un nuovo affaccio per imprese e posti di lavoro.
Giuseppe Cancemi

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