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venerdì 11 novembre 2011

LEONARDO, continua... a stupirci

La bicicletta


Leonardo
"Genio nell’arte antica e moderna"
" Mito nell’arte contemporanea"
LE MACCHINE DI LEONARDO

Modelli, che riproducono alcune macchine di Leonardo.


                                                                          L'organo di cannoni






























 Ogni singola macchina è stata costruita assemblando appositi pezzi pretagliati. Il montaggio è stato effettuato con la collaborazione
dei miei nipoti (Gianluca e Stefano). 
Consta di dieci pezzi.








La gru




L'escavatrice

Il carro da combattimento

Il maglio
L'elicottero

Al momento le ultime due sono in fase di costruzione


 Belluno, novembre 2011

Nuove su LEONARDO
(Da La Nazione-Firenze)
Firenze, 3 dicembre 2011 - La scoperta di una nuova intercapedine alimenta la speranza di ritrovare il leggendario affresco di Leonardo. Continuano le ricerche dietro una parete del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove, con una sonda si cerca laBattaglia di Anghiari.
Nelle ultime due notti la microcamera usata per studiare l'interno del muro ha evidenziato altri tre vuoti, di un'ampiezza apparente tra uno e due centimetri, dando così altre conferme - dopo il primo saggio positivo del 29 novembre scorso - alla teoria di Maurizio Seracini circa l'esistenza di uno spazio lasciato da Giorgio Vasari proprio per salvare l'affresco di Leonardo.

''Sono stati esplorati punti situati nella parte centrale dell'affresco di Vasari che vediamo oggi; sono antiche stuccature, fessure naturali del muro, perdite di colore, fenditure millimetriche da cui la sonda può passare senza problemi per la conservazione del dipinto'', ha spiegato Marco Ciatti dell'Opificio delle Pietre dure, istituto che affianca lo staff di Seracini. In totale, dopo il primo saggio, ora sono diventati quattro i punti di 'attacco', dei sette autorizzati dal ministero e dalla soprintendenza, dove la sonda mostra che c'è un vuoto tra la parete più recente e quella precedente. La ricerca prevede che la notte prossima la sonda 'esplorera' altre due fessure; successivamente l'ultima.

giovedì 10 novembre 2011

Riporto volentieri quanto ha già pubblicato attraverso la stampa l'amico Leandro, in merito alla fragilità del territorio italiano e alla non "sostenibile" condotta di chi lo ha amministrato
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Opere faraoniche e tragedie annunciate
1 / Leandro Janni / SICILIA, 5/10/2009
 
    



  
Ha senso parlare di “tragedie annunciate” in un paese come l’Italia che, negli ultimi novant’anni, ha registrato oltre 5.000 grandi alluvioni e 12.000 frane? In media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni, i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 morti al mese. Così stima una recente ricerca dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni. In Sicilia, il 70 per cento del territorio è ad alto rischio. Certo è che la prima e più importante opera da realizzare per il Paese, per l’Isola, è la messa in sicurezza del territorio. E invece, si continuano a concepire e a realizzare opere faraoniche e insostenibili. Spesso inutili. Si concepiscono e si tramutano in legge sconcertanti “piani casa”. Proprio in questi giorni l’Assemblea regionale sta esaminando il testo del Piano casa siciliano proposto dal Governo. In conseguenza di quanto accaduto, non possiamo non chiedere al Governo regionale un atto di responsabilità. La Sicilia rinunci ad approvare una norma che prevede un rilevante aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo in una realtà già pesantemente pregiudicata. Una realtà in cui l’80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico. La Sicilia, invece, decida di trasformare il Piano casa in un grande progetto di riqualificazione del territorio. Ad esempio, liberando le aste fluviali e le foci dal troppo cemento che le ha invase, delocalizzando gli edifici e le infrastrutture dalle aree più vulnerabili, consolidando i versanti delle montagne e delle colline con interventi di rinaturazione e rimboschimento.
A Giampilieri (Messina) si è ripetuto in modo più eclatante, con risultati più tragici di quello che era accaduto due anni fa, quando, fortunatamente, non ci furono morti. Inesorabilmente, alla prime piogge autunnali di quest’anno, il territorio messinese ha mostrato tutta la sua fragilità con conseguenze pesantissime, stavolta anche in termini di vite umane. Negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie. Ribadisco quanto detto in altre occasioni. È necessaria una svolta seria, concreta, efficace nella gestione del territorio, che ridia ruolo e valore agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica e li impronti a criteri di tutela, equilibrio, sostenibilità ambientale. E’ necessaria una svolta anche nelle politiche di protezione civile, che devono prevedere anche efficaci e tempestive azioni di prevenzione, laddove è necessario.
Infine, sento di esprimere viva approvazione alle parole semplici e nettissime, pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, subito dopo la tragedia di Giampilieri: “O si avvia un piano serio che investa, piuttosto che su opere faraoniche, sulla garanzia e la sicurezza, oppure queste zone del paese potranno essere afflitte da altre sciagure”. Di contro, le immediate, ineffabili affermazioni del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a proposito del ponte sullo Stretto: “Spero che al massimo per gennaio i primi lavori a terra possano partire, spero anzi che il via possa esserci già a dicembre”.  

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Opere faraoniche e tragedie annunciate
   2 / Leandro Janni / SICILIA, 12/10/2009
L’ennesimo, tragico, paradossale gioco delle parti. Alle prime dichiarazioni dei sopravvissuti della frana che tutto ha travolto, portandosi dietro fango e distruzione lungo le fiumare dei centri abitati del Messinese, di quei poveri sopravvissuti che parlavano di “disastro annunciato”, si sono, ora dopo ora, aggiunte quelle di politici, amministratori e tecnici che ripropongono lo stesso tema: “Si sapeva, la strage si poteva evitare”. Lo confermano i resoconti che, dopo l’alluvione di due anni fa, passata senza vittime, i tecnici della protezione civile avevano presentato alla Procura della Repubblica: “La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l’elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico. Scelte che hanno fatto sì che il degrado dei corsi idrici del Messinese diventasse un fenomeno ormai generalizzato e diffuso, capace di provocare un vero e proprio disastro”. Ciò che sconcerta, allora, è il fatto che gli stessi artefici e in qualche modo responsabili di questo disastro annunciato, scarichino adesso le responsabilità l’un l’altro, come se nel frattempo fossero stati da qualche altra parte a fare altro, anziché gli amministratori. Il sindaco dei Messina, Giuseppe Buzzanca, che ricorda di essere da appena quindici mesi a capo dell’Amministrazione comunale, e dimentica che per dieci anni ha ricoperto la poltrona di presidente della Provincia. Il governatore della Regione, Raffaele Lombardo, che soltanto ora parla di “crimini per demolizioni mancate” e che è il primo firmatario di uno sconcertante disegno di legge sul Piano casa siciliano, adesso velocemente ritirato, “congelato”. Non un “piano casa”, ma un “condono preventivo” – diciamo noi di Italia Nostra – che viola il diritto comunitario ed è costituzionalmente illegittimo. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che lamenta il ricorso ai condoni edilizi e i tagli ai fondi per la difesa del suolo, avendo in entrambi i casi preso parte alle riunioni di Consiglio dei ministri che li ha permessi. Sino ad arrivare al premier Silvio Berlusconi che, scaricando di fatto la responsabilità su chi non ha agito di conseguenza, candidamente ammette: “Era stato previsto con anticipo: tutto era stato previsto, era stato previsto che si sarebbero verificate delle situazioni critiche in queste zone. Avevamo dato avviso per tempo”. Tutte affermazioni che, in un Paese normale, sarebbero seguite da immediate dimissioni da parte dei responsabili. A tutti i livelli.
Ma, noi non abitiamo in un Paese normale: tanto che, nonostante vi siano ancora alcuni dispersi sotto il fango e le macerie, si afferma senza alcun pudore che, nonostante sia nota la situazione di gravità che affligge non solo la Sicilia ma tutto il territorio italiano, non ci sono risorse economico-finanziarie per metterlo in sicurezza. Mentre non mancano, a quanto pare, risorse economico-finanziarie, per mandare avanti opere faraoniche come il ponte sullo Stretto. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli: “Conosco abbastanza bene il problema dell’assetto idrogeologico del nostro Paese – ha detto Matteoli. “Per metterlo in sicurezza ci vogliono 35 miliardi, ma non ce li abbiamo”. Però, ha assicurato che il ponte sullo Stretto si farà, asserendo che se le opere collaterali alla realizzazione del ponte vero e proprio fossero già avviate, con le “migliorie al territorio previste” forse “il disastro del Messinese sarebbe stato inferiore”. Una dichiarazione, quella del ministro Matteoli, seguita alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva sollecitato “un piano serio che investa, piuttosto che su opere faraoniche, sulla garanzia e sicurezza”, rilevando come vi sia “una situazione di diffuso disseto idrogeologico in parte causato dall’abusivismo, a Messina e in molte altre parti d’Italia”. L’attuale ministro delle Infrastrutture ha ineffabilmente commentato, dicendo: “Io non mi permetto di polemizzare col capo dello Stato, però voglio chiedere: cosa c’entra il ponte di Messina?”. Certo è – diciamo noi – che di vero e di concreto, per la realizzazione di questa inutile e faraonica opera, ci sono solo i finanziamenti pubblici di 1,3 miliardi di euro stanziati dal Cipe. Fondi che, invece, dovrebbero immediatamente essere destinati alle necessarie opere di messa in sicurezza delle due aree dello Stretto. Così come altre risorse dello Stato destinate ad opere infrastrutturali, considerate prioritarie, potrebbero andare a costituire un fondo per mettere mano a quella che si palesa davvero come la vera priorità del Paese: la tutela, la messa in sicurezza del territorio. Forse non si arriverà ai 35 miliardi ritenuti necessari da Matteoli, o ai 25 richiesti da Guido Bertolaso (considerati una “provocazione” dal premier Berlusconi) ma, senza dubbio, saranno meno dello “zero euro in cassa”, che ha confermato il ministro Prestigiacomo per il 2010. Tra l’altro, il parere che il ponte sullo Stretto rimanga una priorità, sembra sostenuto ormai dal solo ministro Matteoli, considerato che anche da Confindustria arriva un ulteriore no alla mega infrastruttura: “Secondo noi non è la priorità” – ha dichiarato la presidente Emma Marcegaglia. “Abbiamo bisogno prima di tutto di mettere in sicurezza il territorio – ha osservato la Marcegaglia a margine dell'Assemblea annuale degli industriali di Pavia – perché ci sono continui e preoccupanti casi ambientali, ma occorrono anche piccole opere, necessarie per dare più efficienza al sistema infrastrutturale e logistico italiano”.
Ci chiediamo: ha senso parlare di “tragedie annunciate” in un Paese come l’Italia che, negli ultimi novant’anni, ha registrato oltre 5.000 grandi alluvioni e 12.000 frane? In media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni, i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 morti al mese. Così stima una recente ricerca dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni. In Sicilia, il 70 per cento del territorio è ad alto rischio. Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a seguito dei drammatici eventi dei giorni scorsi, ha espresso l’intenzione di adottare un atteggiamento intransigente verso l’abusivismo e di porre in essere interventi seri ed efficaci per ridurre il dissesto idrogeologico. Lombardo ha anche proclamato che intende “congelare” il Piano casa siciliano. Ma che vuol dire “congelare”? La consueta, sconcertante ambiguità del potere politico, in attesa di tempi migliori? E comunque, non pochi malumori hanno manifestato i deputati regionali di Palazzo dei Normanni, a seguito delle recenti dichiarazioni del governatore della Sicilia. Noi, in conseguenza di quanto accaduto, non solo di recente, non possiamo non chiedere al Governo regionale un atto di responsabilità: la Sicilia rinunci ad approvare un Piano casa che prevede un rilevantissimo e scriteriato aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo, in una realtà già pesantemente pregiudicata. Una realtà in cui l’80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico. La Sicilia non ha certo bisogno di un ulteriori costruzioni, ma di un grande progetto di riqualificazione del territorio, che preveda la liberazione delle aste e delle foci fluviali dal troppo cemento che le ha invase, delocalizzando – laddove è necessario – gli edifici e le infrastrutture dalle aree più vulnerabili, consolidando i versanti delle montagne e delle colline con interventi di rinaturazione e rimboschimento. Tutto questo si può fare. Deve essere fatto. Senza perdere altro tempo.
A Giampilieri (Messina) si è ripetuto – in modo più eclatante, con risultati più tragici – quello che era accaduto due anni fa, quando, fortunatamente, non ci furono morti. Inesorabilmente, alla prime piogge autunnali di quest’anno, il territorio messinese ha mostrato tutta la sua fragilità con conseguenze pesantissime, stavolta anche in termini di vite umane. Negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie. Noi di Italia Nostra ribadiamo quanto detto in altre occasioni. È necessaria una svolta – seria, concreta, efficace – nella gestione del territorio, che ridia ruolo e valore agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica e li impronti a criteri di tutela, equilibrio, sostenibilità ambientale. E’ necessaria una svolta anche nelle politiche di protezione civile, che devono prevedere anche efficaci e tempestive azioni di prevenzione. Ovviamente, per realizzare tutto questo, occorrono politici e amministratori seri e responsabili, capaci di gestire, governare la complessità. Capaci di pensare, programmare e attuare uno sviluppo equo e sostenibile dell’Isola. Politici e amministratori capaci di coniugare passato, presente e futuro; tutela e innovazione.
  ...
Opere faraoniche e tragedie annunciate 
Ovvero: nella mente dei nuovi tiranni

 3 / Leandro Janni / SICILIA, 19/10/2009
                                                                                               
Sicilia. Piove e fa freddo. Continua a piovere, in questo autunno grigio e minaccioso. In questo autunno confuso e paradossale. Sconcertante. La terra continua a sbriciolarsi, a liquefarsi: nel Messinese, nel Catanese, nel Palermitano, nell’Agrigentino, nel Nisseno, nel Siracusano. Insomma: una situazione assai preoccupante, grave. Una stato di cose che desta angoscia e avvilimento nelle popolazioni già colpite, nelle popolazioni più a rischio. Nei cittadini più consapevoli.
Una situazione evidentissima, chiarissima. Uno stato di cose a cui bisognerebbe porre rimedio. Subito. Con interventi adeguati, efficaci. Senza perdere altro tempo.
Ma, agli italici mestieranti del facile ottimismo non interessa tutto questo. Non può interessare tutto questo. Anzi! Essi hanno ben altro per la testa.
E poi, questo sciagurato, implacabile riferimento alla terra, ai luoghi, alle storie di uomini e donne in carne e ossa, non è proprio il loro campo di azione, di movimento. Non è il loro spazio di consenso. E poi, ci sono cose ben più importanti, più eclatanti, irrinunciabili: le grandi opere infrastrutturali, il famoso ponte sullo Stretto. La Banca del Meridione.
Dunque, è chiaro. Deve essere chiaro, come un ordine, come un comandamento: la realizzazione del ponte sullo Stretto non è più rinviabile, procrastinabile. E poi, sarebbe una deleteria dimostrazione di debolezza. Forse, persino la dimostrazione di umano, ragionevole sentire. No, non è possibile: “Il ponte ha da farsi e si farà”. Subito. A cominciare dal prossimo dicembre 2009.
Che si debba costruire in zona sismica, che si preveda di poggiare i due piloni portanti e la campata centrale di 3.300 metri su faglie mobili, non è importante. Che l’eventuale realizzazione della mega-infrastruttura andrà a sconvolgere il paesaggio di uno dei luoghi più belli e delicati del nostro Paese, non è considerato degno di attenzione. Che ci sia, o no, uno studio vero, fondato, un progetto esecutivo non è cosa rilevante. E d’altronde, questi sono soltanto i soliti, vacui intellettualismi dei soliti oppositori al governo. Ai quali si risponde affermando – con faraonica faccia tosta – che “la realizzazione del ponte servirà anche a mettere in sicurezza le due sponde dello Stretto”.
Nella mente dei nuovi tiranni tutto è certo, perentorio, inconfutabile. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade lontano dalla realtà. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade sulla pelle di uomini e donne che abitano povere case, poveri luoghi, poveri territori. Essi vanno proclamando che il ponte, il mega-ponte li nobiliterà. Darà loro un futuro. Forse, persino la felicità che non hanno mai posseduto.

 

lunedì 7 novembre 2011

Piazza dei Martiri, il silenzio degli Amministratori sul progetto di rinnovo

 I cittadini, diversamente, sono per il restauro


Piazza dei Martiri
Il silenzio “assordante” delle istituzioni proponenti il progetto di nuova Piazza dei Martiri, alla levata di scudi dei cittadini contrari agli interventi strutturali prospettati, non lascia presagire alcun ripensamento per quello che sarà il futuro della proposta da realizzare. Come cittadino, tra quelli che hanno espresso un’opinione a titolo personale,  speravo in un dialogo che coinvolgesse ordini professionali, organizzazioni, associazioni, etc. ma mi rendo conto che… il silenzio è d’oro!  Si sa, la tecnica di fare decantare le proteste come sfogo di primo momento, aiuta a superare le contestazioni fino a lasciare poi mano libera ai cosiddetti esperti.
 La questione comunque, per i cittadini che si sono espressi nel merito, ha fatto emergere la necessità di restaurare prima la scuola elementare “Gabelli” pur propendendo per una soluzione di natura conservativa della piazza. L’organizzazione spaziale del luogo, la sua storia, il suo modo di essere spazio vissuto da tramandare, in una parola il “Genius Loci” che rappresenta la piazza, non trova al momento alcuna controvoce di confronto nelle istituzioni autarchiche, se non quella dell’originale progetto in discussione.  In fatto di metodo il concepimento di questo progetto, anche se affidato ad un “nobilissimo” concorso di idee, soffre di un difetto di democrazia e di una debordante autonomia progettuale: mette in luce un poco pregevole metodo decisionale che i rappresentanti dei cittadini si  "arrogano" nell’esercizio di un diritto da condividere con la parte interessata (la comunità locale), e una delega con pochi o senza vincoli ai progettisti “traduttori” di scelte che sono politiche.
Il copione è un classico che si ripete per le opere pubbliche di un certo rilievo.
La democrazia "dal basso"  vorrebbe invece che, nella conduzione di un progetto impegnativo, specialmente quando incrocia la storia, la cultura o comunque la sensibilità di una comunità, le scelte debbano essere "costruite" con la collettività, in incontri dove la progettazione va fatta evolvere tra proposte e alternative sostenibili.  
Così non sembra essere stato. Il timore che in sordina inizino i lavori e ci si trovi di fronte al fatto compiuto non è remota.
L’altro aspetto che emerge, nella scelta progettuale della piazza, su cui il silenzio istituzionale pesa, riguarda la questione dell’ordine prioritario delle opere pubbliche. La scuola elementare “Gabelli”, in attesa di restauro, per una moltitudine di cittadini viene prima della piazza.  Nessuno degli “addetti” ha per questa “precedenza corale” sentito il dovere di informare che i finanziamenti dei rispettivi interventi hanno due diversi percorsi.
E’ pur vero  che per essere informati basta poco, ma qualche informazione istituzionale in più attraverso la stampa, se non altro, potrebbe servire per avvicinare il potere ai cittadini.
Piazza dei Martiri - Illuminazione
Collegandosi comunque via internet con il sito Comunale, chi vuole può leggere che  il Piano triennale delle OO. PP. prevede lavori per la “Gabelli” in due lotti di 800.000 e 1.500.000 euro per gli anni 2012 e 2013, con finanziamento da  “apporto di capitale privato” e una collocazione nelle priorità in graduatoria al 6° e 7°posto nelle “articolazione della copertura finanziaria”,  a differenza di Piazza dei Martiri che rientra in un finanziamento europeo ad hoc, in un articolato progetto complessivo denominato: “Drava Piave Fiumi e Architetture".

A mio modesto avviso, per concludere, senza confondere le due cose, resta il fatto che la scuola “Gabelli” è stata inserita come opera da finanziare in un processo non semplice di ricerca, per una sinergia tra pubblico e privato tutto da sperimentare, mentre il progetto di Piazza dei Martiri calato dall’alto, permane, e gli addetti tacciono.

domenica 6 novembre 2011

LEGNO: Sculture & sculture

 Belluno, novembre 2011



 

26^ EX TEMPORE 
Alcune sculture...









giovedì 3 novembre 2011

Da una mail inviatami da un amico che pubblico volentieri. 
Per non dimenticare...
 Irena Sendler 
 

Poco tempo fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena.
Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia.
Aveva un "ulteriore motivo". Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei.
Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava nel retro di un'ambulanza. I bambini più grandi li nascondeva un sacco di iuta ...
Teneva anche un cane, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinavano.
I soldati, naturalmente, temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini.
Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare circa 2500 tra bambini e neonati.
Fu catturata, e i nazisti, le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.
Irena tenne un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto nel suo cortile.
Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti per riunire le famiglie.
La maggior parte di loro erano stati gasati. Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.
Irena è stata proposta per il Premio Nobel della Pace.

Non è stata nominata.

In memoria dei sei milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di Cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di stenti e umiliati!



giovedì 27 ottobre 2011

PESSIMO ESEMPIO!

A proposito di pensioni ...


Bisogna alzare l’età pensionabile? E cominciare da questi  ? (ecco i parlamentari che a 47 anni prendono 8mila euro al mese)
Allungare l’età pensionabile? Forse è inevitabile. Però prima bisognerebbe allungare l’età pensionabile dei parlamentari. A questo proposito  ancora nel 2008 abbiamo avuto:
  • Un parlamentare (Antonio Martusciello) che ha avuto la pensione all’età di 46 anni (7959  euro; vi ha rinunciato nel settembre 2010 per lo stipendio da commissario Agcom pari a 33.177 euro al mese)
  • Un parlamentare (Rino Piscitelli) che ha avuto la pensione all’età di 47 anni (7959 euro)
  • Un parlamentare (Alfonso Pecoraro Scanio) che ha avuto la pensione all’età di 49 anni (8836 euro);
  • Altri quattro deputati che hanno avuto la pensione a 50 anni (fra cui l’ex segretario Prc Franco Giordano cui vanno 6203 euro al mese)
  • Ben 15 deputati che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni (fra cui Oliviero Diliberto e Enrico Boselli che l’hanno avuta a 51 anni).
  •    Una dozzina di senatori che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni fra cui Willer Bordon, quello che andava in giro dicendo di voler uscire dalla casta (ha preso un assegno di 9604 euro a 59 anni: un bel modo per uscire dalla casta…) e il leghista Dario Galli (51 anni) che poi è diventato presidente della provincia di Varese cumulando i due redditi (unica noia: lo stipendio da presidente della Provincia, sommandosi al vitalizio da parlamentare ha subito una leggera decurtazione passando da 6500 a 4800 euro al mese. In compenso Dario Galli è entrato anche nel consiglio d’amministrazione di Finmeccanica…)

 

Il magna magna di Bankitalia (che chiede rigore e manda i manager in pensione a 40 anni…)

Aperitivi assortiti, poi medaglioni di aragosta, salmone affumicato in salsa vinaigrette, fiori di zucchina ripiena, insolata di mele e noci, riso orientale in salsa di curry, savarin di tagliolini alle tre carni, spigola alle mandorle, filetti di cerniola allo zafferano, orata al forno, filetto di manzo alle bacche di ginepro, faraona farcito, sauvignon, dolcetto poderi einaudi, spumante metodo classico: ma chi l’ha detto che solo in Parlamento è un magna magna? Questo è il luculliano menù previsto per un pranzo di rappresentanza a BanKitalia. Nel tempio del rigore italiano non si risparmia di certo sul cibo: come ha rivelato Franco Bechis su Libero ci sono volute 87 pagine per descrivere le qualità dei profdotti che possono arrivare sulle tavole di via Nazionale. I guru dell’istituto non smettono di ric ordare agli italiani che devono tirare la cinghia, si capisce. Loro invece la cinghia saranno costretti ad allagarla, evidentemente, per far posto a tutto questo benididdio. E dopo il pasto, s’intende, alcolici e sigari gratis. A volontà.
Vale la pena ricordare che in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste per tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati. La storia dell’istituto, come sa chi ha letto Sanguisughe, del resto è ricca di manager dell’Istituto con pensioni d’oro: da Rainer Masera, andato in pensione a44 anni (oggi ne ha 66 e prende 18mila euro al mese) a Mario Sarcinelli (andato in pensione a 49 anni, oggi ne ha 77 e prende 15mila euro al mese). Tutti naturalmente, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, alla faccia del rigore professato dall’istituto. E se volessimo proprio essere precisi fino in fondo potremmo ricordaere che anche il governatore Mario Draghi gode, oltre al suo legittimo  stipendio ma anche di una pensione (14mila euro al mese, maturata quando aveva 59 anni…)

SENZA VERGOGNA: i magnifici 6 deputati che vogliono prendere insieme (INSIEME!) l’indennità da deputati e la pensione da ex deputati

Senza vergogna, davvero senza vergogna. Sentite la storia dei magnifici 6 che vogliono incassare l’indennità da deputato e insieme (ripeto: insieme) la pensione da  ex deputato.
Come raccontato in “Sanguisughe” 13 parlamentari siciliani superfortunati erano riusciti per alcuni mesi nella straordinaria impresa:  oltre alla ricca indennità  di Montecitorio e Palazzo Madama, incassavano  anche la pensione da ex deputati della Sicilia. Una norma speciale della Regione Sicilia consentiva l’assurdo cumulo: la pensione da ex deputato regionale si poteva sommare con l’indennità da deputato nazionale.
Lo scandalo è continuato fino al gennaio 2011 quando con un intervento al minimo sindacale di buon senso il folle privilegio è stato cancellato:  o uno è deputato o è ex deputato, le due cose insieme sono piuttosto incompatibili. Non vi pare?
Sembrerebbe  normale. Ma che cosa succede? Che i senza vergogna non si arrendono, non si arrendono mai. E così; 6 dei 13 parlamentari siciliani hanno presentato ricorso alla Corte dei Conti per riavere la doppia indennità. Proprio così: in un momento in cui a tutti gli italiani vengono chiesti sacrifici, i magnifici 6 che cosa chiedono? Non solo di mantenere l’indennità da parlamentare ma di avere insieme (ripeto: insieme) anche quella da ex parlamentare. Una mossa indegna. Senza vergogna, appunto. Senza pudore.
I 6 meritano di essere citati per nome e cognome: sono Calogero Mannino del gruppo misto, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), Salvo Fleres (Forza Sud), Sebastiano Burgaretta (Pdl) e Alessandro Pagano (Pdl). Da notare che alcuni di loro hanno un’età piuttosto giovani per prendere la pensione: Fleres ha 55 anni, Pagano addirittura appena 52. Come si fa a 52 anni a pretendere di avere oltre al la ricca indennità da parlamentare anche il vitalizio da ex deputato regionale?
“I diritti acquisiti non si toccano”, dichiarano loro con il solito ritornello. E a ma viene la solita domanda: ma quello di prendere una doppia indennità (pensione da ex deputato e indennità da deputato) è davvero un diritto acquisito? O è un privilegio acquisito? Uno scandalo acquisito? I diritti acquisiti, è vero, non si toccano. Gli scandali, invece, noi li vorremmo abbattere. E ci indignano da morire quelli che invece li rivendicano con orgoglio. Come questi magnifici 6….

E Giuliano Amato (31mila euro al mese di pensione) dice che gli italiani “hanno avuto troppa Sardegna” (cioè se la sono goduta troppo). Ma lui un po’ di pudore non ce l’ha?

Giuliano Amato dal meeting di Rimini prende per i fondelli gli italiani dicendo che in questi anni hanno avuto “troppa Sardegna” . Ora, a parte l’offesa gratuita alla meravigliosa isola che non è solo Billionaire e yacht di Porto Cervo, ma una terra straordinaria, di gente tosta e perbene, a parte questo dicevo: ma come si permette, il pensionato d’oro Amato? Gli italiani in questi anni, altro che troppa Sardegna: hanno faticato e sudato, hanno lavorato e tirato la cinghia, anche per gli errori politici commessi negli anni Ottanta da que lla classe politica di cui Amato (socialista craxiano prima di tradire Craxi) ha fatto parte, godendone da sempre benefit, maxi stipendi e onori.  Vale la pena ricordarlo ancora: lui, l’uomo che ha tagliato le pensioni degli italiani, oggi vive con una doppia pensione d’oro da 31mila euro al mese (9mila come ex parlamentare, 22mila dall’Inpdap).  Non solo non ha idea di che cosa sia la Sardegna: non ha neanche idea di che cosa sia il pudore..

“Giuliano Amato, lei è disposto a ridursi la pensione d’oro?”. E lui: “Non capisco la domanda…”

 E’  disposto a ridursi la pensione d’oro? “Non capisco la domanda”. Ha risposto così Giuliano Amato a Lilli Gruber che l’ha intervistato a Otto e mezzo. La conduttrice aveva promesso di dedicare questa nuova serie, che iniziava proprio ieri sera, ai volti nuovi della politica. Sarà per questo che il primo ad essere invitato è stato uno che fa politica da quarant’anni?  
Trasmissione piuttosto noiosa, per la verità. Ma, dopo oltre mezz’ora di soliloquio in perfetta solitudine (alla faccia del dibattito), al Dottor Sottile finalmente è stata posta la domanda clou. Quella, cioè, sulla sua pensione d’oro. E lui è stato costretto ad ammettere: “E’ vero che ho la pensione alta”, ha detto, confermando le cifre rivelate da Sanguisughe.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese).  Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe d isposto a ridursi la sua pensione d’oro?”.  “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita. 

venerdì 14 ottobre 2011

Riqualificazione urbana


 Piazza dei Martiri
 

Piazza dei Martiri a Belluno,  principale spazio di aggregazione sociale cittadino, usata abbondantemente per feste e sagre di vario genere, ora l’Amministrazione attiva si propone di rinnovarla con un progetto scelto tra la moltitudine di proposte presentate in un concorso di idee. Tutto appare ineccepibile nel progetto che ha vinto, se la committenza si è espressa per un rinnovo senza vincoli riconducibili ai principi della conservazione. Diversamente,  forse, un restauro rimane l’intervento più consono  per una piazza che è segnata nella stessa toponomastica come luogo della memoria.
L’idea della conservazione che sembra la più semplice e meno impegnativa, perché innata nella natura umana, nel caso di scelte come la nostra, rimane invece la vera sfida. Innovare  nello spirito della sostenibilità comporta fare i conti con il contesto economico e funzionale, e non senza una responsabilità relativa verso le future generazioni.
La preesistente scelta urbanizzativa di Piazza dei Martiri, è un pregevole esempio che merita di essere conservato per vari motivi. Nell’intrinseco, sintetizza un rapporto simbiotico dell’insediamento umano con l’ambiente dolomitico. Evidenzia, una equilibrata relazione del verde (oasi ricreativa, di sosta e riposo) con la più classica antropizzazione. La nuova qualità (riqualificazione) della Piazza proposta dal pubblicizzato progetto vincitore del concorso di idee, cambia la visione d’insieme che conosce la comunità bellunese da oltre cinquant’anni, altera l’equilibrio del naturale assorbimento delle acque piovane attraverso le attuali aiuole e lo scambio anidride carbonica/ossigeno, limita il refrigerio termico offerto dalle piante, cambia la luce riflessa per una diversa pavimentazione, mette in forse il mantenimento di alcune piante monumentali. Anche il semplice togliere dell’illuminazione che traccia il percorso del “liston”, è stato detto da altri ma lo faccio anche mio, e un’alterazione che aliena la memoria storica. Tutti elementi in contrasto con la riqualificazione che richiede efficienza, equilibrio, fattibilità. In una sola parola: sostenibilità.

In presenza di un (luogo) bene urbanistico qual è la Piazza del Martiri il metodo del restauro è l’unico per una riqualifica degna di tale nome. Con il restauro le risposte alle istanze (estetica e storica) del bene sono assicurate. La conservazione che ne consegue sarà garanzia sia per le generazioni attuali che per quelle future.
Serve infine ricordare, che un limite alla proposta progettuale testé discussa viene anche dalla semplice normativa in materia di beni culturali. Piazza dei Martiri per gli effetti della Costituzione e del D.L. n.42/2004 è e rimane tutelata, e a tal proposito sarebbe auspicabile che la Soprintendenza ai BB. CC. e AA. si occupasse di tale tutela.

domenica 25 settembre 2011



Prof. arch. Leandro Janni
CONSIGLIERE NAZIONALE DI ITALIA NOSTRA
via Leonida Bissolati, 29    93100 Caltanissetta, Italia
tel. 0934.554907    cell. 333.2822538    
leandrojanni@tiscali.it    www.italianostra.otg
L'AMACA
24.09.2011
Michele Serra "La Repubblica"
Chi ritiene che "la politica non serve a niente", che "i politici sono tutti uguali", e come massimo sforzo di elaborazione critica arriva a individuare una imprecisata e generica "casta" come fonte di ogni disgrazia, dovrebbe concedersi una piccola riflessione sugli ultimi dieci anni di storia sarda, e dunque di politica sarda.
Tra le politiche regionali vigenti (centrodestra) e quelle precedenti (centrosinistra, nella particolare fattispecie della Giunta Soru), la differenza è abissale. Così abissale da generare due Sardegne, diverse e inconfondibili: questa di adesso edificabile quasi fino alla riva del mare, l´altra che voleva mantenere integre le sue coste. Questa a disposizione del cemento, l´altra del paesaggio. Questa in offerta agli speculatori del continente e ai loro sodali locali, l´altra che cercava di indovinare come sarebbe (o come sarebbe stata) una Sardegna sarda. So di schematizzare (la lettura degli articoli di Antonio Cianciullo e Giovanni Valentini, su Repubblica di ieri, poteva darvi un´idea più completa). Ma nella sostanza, di questo si tratta: la sconfitta di Soru e la vittoria di un prestanome di Berlusconi ha determinato, per quella meravigliosa isola e il suo popolo, un cambio di destinazione che è anche un cambio di destino. La politica non conta? Tutti i politici sono uguali?



«Tunnel tra il Cern e il Gran Sasso»E la Rete non perdona la Gelmini

Diluvio di battute sulla gaffe del ministro

Una foto della Gelmini modificata dalla Rete
Una foto della Gelmini modificata dalla Rete
MILANO - Otto righe di comunicato in tutto, che sul web rimbalzano vorticosamente, con commenti sarcastici annessi. È la dichiarazione ufficiale con cui il ministro dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, giustamente, plaude alla scoperta dei ricercatori del Cern e dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, che sono riusciti a dimostrare come la materia possa andare più veloce della luce. Mariastella Gelmini (che sarà in videochat co i lettori di Corriere.it e Io donna lunedì 26 settembre dalle 13.30 alle 14) si congratula con i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo «evento», dato che «il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo». E fin qui, poco o nulla da dire: è il tono pomposo che si riscontra in tanti comunicati stampa, spesso poco informati. Un tono lontano, comunque, da quello da tenuto studiosi e ricercatori che hanno partecipato all'esperimento. Hanno impiegato tre anni per rendere pubblici i risultati, e non mancano di ricordare che serviranno ulteriori verifiche.
IL WEB - Ma quello che ha suscitato l'ilarità - a tratti feroce - del web, è il seguito della nota, datata 23 settembre e pubblicata sul sito del ministero, che riportiamo qui in versione integrale. «Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro». In sostanza, al ministero sono convinti che tra l'Abruzzo e Ginevra corra un tunnel di circa 750 chilometri. E che il governo italiano ha contribuito a finanziarlo. Una gaffe, chiamiamola così, che la Rete non può davvero perdonare. Su Twitter in particolare è un diluvio di battute, contrassegnate dall'etichetta #tunnelgelmini, schizzata in cima ai trend topic del social network. «Non si vede la luce alla fine del #tunnelgelmini perché arriva dopo» scrive querrilla. «Ma nel #tunnelgelmini ci sono le fermate tipo metropolitana?» si chiede Zebbolo. E mentre qualcuno s'interroga sulla presenza di Berlusconi all'inaugurazione, c'è chi intravede anche la possibilità di filo diretto con Londra.«Il ministero rilancia: collegheremo il #tunnelgelmini a quello sotto la Manica» annuncia Martin Rance. Altro che Tav.
24 settembre 2011 - CORRIERE DELLA SERA

Riserva Imera: firmato l'accordo di programma tra Regione Siciliana e Italia Nostra

Caltanissetta, 12 settembre 2011

La Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale, affidata in gestione a Italia Nostra dal 1999, ha ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento di 650 mila euro per l'acquisto, la ristrutturazione e l'arredamento di un edificio rurale da adibire a centro visite. Nei giorni scorsi, infatti, il funzionario delegato della Riserva arch. Leandro Janni (che ha assunto tale incarico sino al 16 settembre 2011), ha firmato a Palermo, presso l'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, l'accordo di programma tra la Regione Siciliana e Italia Nostra.
Si tratta di somme concesse dal Fondo europeo di sviluppo regionale per la promozione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturale, che rientrano in una misura del Programma operativo 2007-2013 della Regione, finalizzata a "rafforzare la rete ecologica siciliana, favorendo la messa a sistema e la promozione delle aree ad alta naturalità e conservando la bio-diversità in un'ottica di sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo".
"L'accordo di programma - afferma Janni - consente finalmente di realizzare un centro visite a pochi passi dal cuore della Riserva, attraverso cui tutelare, valorizzare e promuovere, con maggiore efficacia, il territorio".
L'accordo prevede anche altri 8 interventi, che saranno finanziati successivamente e che riguardano: l'eliminazione di rifiuti e la realizzazione di briglie nel tratto terminale del Torrente Vaccarizzo (50.000 euro), il completamento della tabellazione (60.000 euro), i programmi di monitoraggio e di ricerca per la realizzazione della Carta ittica (30.000  euro), il completamento del centro di educazione ambientale della riserva in Contrada Sabucina e l'acquisto dell'attrezzatura necessaria per l'avvio (60.000 euro), la riqualificazione dell'area di Monte Capodarso con sentieri e pannelli (1.000.000 euro). Tutti questi interventi saranno curati dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, nella qualità di ente attuatore.
Altri tre interventi saranno curati direttamente da Italia Nostra e dalla Direzione della Riserva. Si tratta dell'acquisto e della collocazione di telecamere per il monitoraggio continuo dell'area protetta (300.000 euro), della realizzazione di programmi didattici e di progetti di educazione ambientale (42.000 euro) e di interventi per il mantenimento delle praterie xerofile secondarie, un habitat tipico della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale (200.000 euro).
“Dura lex, sed lex”. Il piano paesaggistico della Provincia di Caltanissetta non è dotato di Vas
Caltanissetta, 21 settembre 2011
Non solo i piani regolatori generali delle città, dunque: anche il piano paesaggistico va sottoposto a Valutazione ambientale strategica (Vas). Questo, poiché il piano può avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale del territorio. Ce lo  ricorda il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia che, con recente sentenza, annulla il decreto dell'Assessorato Regionale Beni Culturali e dell'Identità Siciliana che aveva adottato il Piano paesaggistico della Provincia di Ragusa. A questo punto, abbiamo verificato se il Piano paesaggistico della Provincia di Caltanissetta (già adottato, ma non ancora vigente) fosse stato sottoposto a Valutazione ambientale strategica. Il Piano paesaggistico della Provincia di Caltanissetta non è dotata di Vas. Dunque? “Dura lex, sed lex”, dicevano gli antichi latini.
La Vas - introdotta dalla direttiva europea nel 2001 e recepita in Italia a livello nazionale dal Dlgs 152/2006 - è lo strumento di valutazione delle conseguenze ambientali di taluni piani e programmi. E' finalizzata all'assunzione - attraverso la valutazione di tutte le possibili alternative pianificatorie - di determinazioni integrate e sistematiche di considerazioni di carattere ambientale, territoriale, sociale ed economico. E' uno strumento preventivo che si realizza in fase di elaborazione del piano e che prevede la redazione di un rapporto ambientale. Il rapporto deve considerare lo stato dell'ambiente attuale del territorio interessato e le sue alterazioni in presenza e non del provvedimento da valutare, confrontato anche con possibili alternative strategiche, localizzative e tecnologiche. La Vas, dunque, si propone di verificare che gli obiettivi individuati nei piani siano coerenti con quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella struttura degli stessi siano idonee al loro raggiungimento. Pertanto, a prescindere dalla qualificazione dell'atto di pianificazione in termini di piano urbanistico-territoriale o di piano paesaggistico, esso va comunque previamente assoggettato a valutazione ambientale strategica. Peraltro, ammettere che un piano preordinato alla tutela e allo sviluppo dei valori dell'ambiente del paesaggio (e che quindi necessariamente impone forme di tutela che incidono sull'assetto del territorio) non debba essere preceduto dalla verifica ambientale, finirebbe per vanificare la finalità della disciplina sulla Vas.
Leandro Janni - Consigliere nazionale di Italia Nostra

 

La campagna 2011 per i Paesaggi Agrari

Da sempre l’Italia è identificata con le sue vedute agresti, il suo paesaggio rurale, fonte di prodotti preziosissimi (olio, vino, verdure, pane, pasta, formaggi). Ma il processo virtuoso si sta inceppando: sempre meno campi sono dediti all’agricoltura, soppiantati da campi di pannelli fotovoltaici (energia al posto del cibo), attraverso l’edificazione dei terreni agricoli, attraverso lo sversamento di veleni che inquinano il territorio e contaminano i suoi prodotti.
Se non verrà fermato il processo di devastazione che erode il territorio, il paesaggio agrario e agricolo del nostro paese rischia di scomparire. Ecco allora il monito forte di Italia Nostra: fermare tutte quelle azioni dell’uomo che ne stanno compromettendo non solo la bellezza ma anche la sua ricchezza, che è ricchezza del Paese, bene comune di tutti gli italiani. Dopo il fallimento dell’economia tradizionale di mercato finanziario e la crisi mondiale che ne è conseguita, è sulla terra e sul paesaggio che bisogna puntare attraverso una politica economica europea che rivaluti il valore dell’agricoltura come risorsa fondamentale per l’economia. L’Unione Europea deve rivedere la PAC (Politica Agraria Comunitaria) attraverso investimenti forti nel settore che favoriscano lo sviluppo, l’occupazione giovanile per un ricambio generazionale e pongano fine all’abbandono che gradualmente ma costantemente da 50 anni a questa parte la campagna ha subito.
I pericoli di perdita dei paesaggi agrari e con essi della vocazione agricola dell’Italia, che abbiamo rilevato, sono molti:
  1. i territori agricoli abbandonati, incolti, a rischio frane;
  2. l’abbandono delle campagne, il cambiamento antropologico e sociale;
  3. i monumenti e le testimonianze storiche dell’agricoltura antica abbandonati e degradati;
  4. l’inquinamento che devasta l’agricoltura con le discariche e gli sversamenti incontrollati;
  5. la perdita delle agro-biodiversità (ovvero la tendenza delle aziende agrarie a standardizzare i processi produttivi);
  6. le leggi sbagliate (anche europee) che hanno annullato le nostre colture specifiche;
  7. la desertificazione e lo spreco dell’acqua;
  8. le bonifiche inutili;
  9. i disboscamenti e gli incendi motivati da nuove costruzioni;
  10. la rovina dei terrazzamenti (“le fascie” in Liguria) che sostenevano tutto il territorio collinare italiano;
  11. la perdita delle coltivazioni a causa dellee nuove destinazioni a produzione di energia (vedi ad es. fotovoltaico a terra)
  12. le grandi infrastrutture progettate/tracciate sulla carta senza riguardo alla morfologia agraria dei territori che percorrono;
  13. la cementificazione dei grandi centri commerciali o delle infrastrutture per cosiddetti svaghi nei territori agricoli periurbani; una volta ricoperto di asfalto o di edifici il territorio agricolo sarà perduto per l’agricoltura e l’ambiente chissà per quante generazioni.

10 proposte positive di Italia Nostra per un’economia agricola sostenibile:
  1. ridare valore alla terra: la campagna è vita, è cibo, la terra vale per il futuro;
  2. più terra e zero cemento; basta mangiare la terra d’Italia o torneremo alla fame;
  3. sostenere gli agricoltori innovatori; i giovani e le famiglie che tornano alla terra;
  4. ridefinire la distribuzione, invertendo il percorso produttivo per cui solo il 10% del prezzo pagato dal consumatore rimane nelle tasche dell’agricoltore;
  5. valorizzare i nuovi stili di vita per il risparmio energetico e l’economia sostenibile;
  6. sostenere e finanziare i prodotti agricoli e alimentari di qualità e identitari dei nostri paesaggi;
  7. incoraggiare le imprese che praticano i nuovi valori dell’economia sostenibile;
  8. una nuova politica deve dare nuove regole e leggi in favore dell’agricoltura sostenibile; l’agricoltura, infatti, appare oggi il sistema che, meglio di altri, può assumere e potenziare le varie funzioni necessarie ad assicurare la sostenibilità ambientale che l’intera umanità cerca di raggiungere; l’agricoltura deve essere sostenuta in tutti i modi perché sarà in futuro il perno non solo della catena alimentare, ma anche della gestione consapevole di una quota significativa della superficie terrestre;
  9. recuperare, conservare, rigenerare la biodiversità; e sostenere le ricerche sulla biodiversità: un valore per la ricerca e una risorsa per la medicina e le biotecnologie;
  10. i paesaggi si difendono riattivando in forme nuove le pratiche colturali, sociali ed economiche che hanno contribuito alla loro costruzione e possono ancora contribuire a tenerli in vita o a trasformarli in maniera coerente con il loro contesto.
Saranno le 200 sezioni sparse in Italia, i 16 coordinamenti regionali e le decine di migliaia di soci che vigilano costantemente sul territorio, insieme a tutti i cittadini, ad alimentare la classifica dei territori più minacciati nel nostro Paese, luoghi ricchi di storia che rischiano di perdere la loro identità per l’attacco o l’incuria dell’uomo, zone deturpate, ma anche  località di estrema bellezza rimaste integre e da salvare.
Guarda la mappa con i siti da salvaguardare

Leggi il primo Rapporto sui Paesaggi Agrari
Leggi il documento sui “casi peggiori”… finora!
30 settembre 2011: scadenza per il concorso fotografico “Paesaggio di risaia 2011″
30 settembre 2011: Concorso fotografico “Il Paesaggio costiero dalla falesia del San Bartolo alla foce del Cesano” e “Il Paesaggio agrario della provincia di Pesaro e Urbino”
3a edizione -  “Identità salentina”, Concorso fotografico. Leggi il Bando
Infine: in allegato troverete l'invito relativo a un utilissimo seminario sul compostaggio in Sicilia - organizzato dalla nostra cara, tenace amica eoliana Aimée Carmoz, che avrà luogo presso l'Orto Botanico di Palermo, giovedì 6 ottobre 2011.


Saluti molto cordiali, L. J.