La pratica urbanistica del XX
secolo
sabato 26 maggio 2012
Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (4)
BELLUNO: post-it per il nuovo Sindaco

Governo del territorio
To do
Urbanistica partecipata in vetrina con riordino:
- della struttura del servizio di vigilanza e della pianificazione S.I.T. (Sistema che si occupa della creazione e dell'aggiornamento di dati territoriali georiferiti e dei relativi attributi tabellari, garantendo la correlazione tra le numerose banche dati presenti);
- delle risorse;
- della modulistica;
- delle norme e regolamenti (particolarmente indirizzati alla sostenibilità);
- dell’edilizia online e dell’ambiente (naturale, agricolo) ai fini di una comunicazione con relativo garante responsabile di calendario per gli incontri sulle scelte urbanistiche (cittadini e amministrazione) e per le informazioni correnti riguardanti ogni modificazione del territorio comunale.
Un esempio di avvio con partecipazione?
In tempi brevi dopo l’insediamento della nuova
Amministrazione, si i inizi col tirare fuori
tutti i progetti di espansione,
riqualificazione, sviluppo già previsti per il territorio di Belluno e si
programmi un calendario di incontri presso varie scuole della città. Si spieghi
come e perché sono state fatte quelle scelte e si faccia decidere ai cittadini
se e come eventualmente proseguire (ferma restando la competenza dei tecnici
comunali che devono aiutare a comprendere e a scegliere).
(Nevegal, Piazza dei Martiri, Cavarzano, scuola “Gabelli”, ecc.)
Se d’accordo posso specificare meglio.
Buon lavoro
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giovedì 24 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
Sicilia: biodiversità
SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e presenza antropica nei territori al centro della Sicilia
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| Limonium - Foto A. Falci |
La presenza di strade, case,
impianti di ogni genere,
rappresentano quei “detrattori” del paesaggio
e quelle cause di “frammentazioni” del territorio che incidono sulla
qualità/presenza degli ambienti naturali di vita.
Percorrendo con lo sguardo il letto dell’Imera
meridionale, verso Sud, stazionando sul ponte Capodarso, si avverte un “distrattore”
del panorama alla sinistra, costituito dal viadotto della S.S. 626 che
accompagna il Fiume, ma che è anche punto di orgoglio umano per l’imponenza del
manufatto. Il bacino visivo del SIC con questa forte componente visiva assume
per il paesaggio una connotazione prevalentemente antropica.
Anche il sito di Monte Cannarella si connota come
ambiente naturale fortemente assediato dall’espansione urbana. La rete stradale,
abbastanza estesa in prossimità e nell'intorno del sito, costituisce potenziale
minaccia soprattutto ai fini di un inquinamento in senso lato (aria, effetto
presenza, ecc,) per il volume di traffico che muove.
Mostrano
meno presenza antropica i siti: tratto terminale del Torrente Vaccarizzo e la
Contrada Caparra, per questi la panoramicità dei luoghi è meno “disturbata”
dalla viabilità che anche qui è presente.
La gestione dei territori con
problematiche di “convivenza” tra la naturalità dei luoghi e l’esigenza umana
di espandersi, sviluppare la propria economia, postula per le risorse naturali
una razionalizzazione, una disciplina per l’utilizzo e una programmazione
integrata tra le varie esigenze condivisa. Gli Enti specializzati come nel
nostro caso la Riserva N. O. Monte Capodarso e Valle dell’Imera meridionale,
nel panorama delle competenze istituzionalmente frazionate tra enti
territoriali (Province, Comuni, Corpo Forestale, ecc.) rappresentano il tramite
per meglio operare tra conservazione della natura e necessità di sviluppo.
Proprio la pressione antropica
per effetto della viabilità, rappresenta,
l’elemento da mitigare per la forte incidenza che ha che nei nostri
siti. È presente abbastanza per il M. Cannarella e meno di tutti per il T.
Vaccarizzo. Le linee cinematiche oltre a costituire un elemento di “frattura”
tra gli ambienti naturali sono anche facilitatrici di presenza umana
all’interno dei siti con il rischio di aumentare gli atti vandalici, il
bracconaggio nonché il sempre più temuto incendio.
Infine, la mancanza di recenti
piani urbanistici per i Comuni che comprendono i nostri siti (Enna,
Pietraperzia, Santa Caterina Vill. e Alimena con esclusione di Caltanissetta)
se da un canto ci mettono al riparo da usi sconsiderati di quei luoghi perché
lontani dagli “appetiti” edilizi, dall’altro, svalutano quel patrimonio per l’assenza
di una titolazione che evidenzi le potenziali risorse che essi rappresentano.
Gli obiettivi che può
prefiggersi un Piano di Gestione,
relativamente al rapporto tra ambiente naturale e antropizzazione, non può che
orientare la sua attenzione nelle tendenze organizzative del territorio da un
punto di vista delle scelte infrastrutturali e degli insediamenti che le
amministrazioni locali fanno.
Un primo obiettivo
potrebbe dunque essere quello di limitare l’espansione edilizia e
infrastrutturale, fermo restando che un utilizzo della risorsa ambiente può e
deve avvenire come conseguenza di una organizzazione progettata del luogo, per
fini oltre che conservativi anche culturali e ricreativo-turistici.
Non meno importante
è quello di provvedere a riqualificare quelle parti di territorio “offese” dal degrado e dagli abusi perpetrati
dall’uomo.
Infine, l’obiettivo complessivo che deve sottendere
i precedenti due, deve essere quello di favorire una partecipazione
consapevole, incentivando le attività proprie dei luoghi ma anche quelle
promosse e indotte affinché il territorio possa diventare elemento di
attenzione per tutti.
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Belluno: biodiversità
Parco delle Dolomiti Bellunesi
Qualche tempo fa
su un quotidiano locale è apparsa una polemica promossa da una gentile signora verso
i finanziamenti per il mantenimento del Parco
delle Dolomiti Bellunesi, prefigurava una rinuncia al mantenimento del
Parco in alternativa di tanti micro finanziamenti agli Enti Locali per opere massimamente
viarie.
In merito a ciò
che significa costruire nuove strade, basti ricordare che asfaltare, bitumare o
comunque impermeabilizzare il suolo vuol dire: modificare l’assorbimento da
parte del terreno delle acque meteoriche; creare nuove linee pluviali alle
piogge; velocizzare la discesa a valle delle acque; in buona sostanza, creare
nuove condizioni di squilibrio ambientale a favore di frane, smottamenti, trasporto
di detriti e dilavamento dei terreni nonché alluvioni e disastri.
Per concludere, il
debito pubblico è sì alimentato dagli sprechi ma non certo dalle istituzioni di
difesa e promozione che, come il Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore
all’occhiello della Comunità bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende
da una legge che, venendo da lontano, attua due articoli (9 e 32) della
Costituzione e serve a preservare per le generazioni presenti e future gli
ecosistemi.
Giuseppe Cancemi
Giuseppe Cancemi
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giovedì 17 maggio 2012
Caltanissetta ...
Tra civiltà contadina e civiltà dello zolfo
Lo spazio politico, amministrativo ed economico
nel quale urbanisticamente Caltanissetta si evolve tra civiltà contadina e
dello zolfo si può attribuire a periodi
definiti, caratterizzati da un solo emergente e dirompente fenomeno: la Rivoluzione industriale. Un fenomeno
che trasforma tutto in poco tempo, in agricoltura, nei trasporti, nella
manifattura, nella finanza, nelle innovazioni e nelle scoperte tecniche e
tecnologiche, insomma, in una concomitanza di fatti e fenomeni che con la loro eccezionalità concorrono
all’affermazione di una nuova società.
Il primo periodo politico-economico che ci
interessa, in cui Caltanissetta comincia a trasformarsi sensibilmente, è dato
dall’amministrazione pre-unitaria, “aristocratica”, con la dominazione della famiglia Borbone.
Con questa famiglia, Caltanissetta, per la sua
fedeltà, diventa una delle 7 capovalli di Sicilia con i distretti di Piazza
Armerina e Terranova (Gela) e sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale.
Riconoscente, e per rimanere la
fedelissima, non parteciperà ai moti
rivoluzionari contro la stessa famiglia Borbone, subendo, per questo (nel
1820), stragi e saccheggi dai comuni del suo entroterra (San Cataldo, Villalba,
etc.) che da questa dominazione si sentivano oppressi.
Nel periodo borbonico ha inizio la trasformazione
del feudo, così come avviene in altre
parti d’Europa, da mezzo per produrre valori d’uso a mezzo per ottenere denaro. I rapporti feudali basati sullo scambio semi-naturale o
naturale si tramutavano così in un nuovo scambio dove compare la moneta.
Comincia ad emergere un ceto sociale dotato di capitale che investe nella terra
affittando il feudo. Si affaccia sulla scena dell’agricoltura tra il nobile-proprietario e il salariato, l’affittuario-imprenditore, si sancisce una corrispondenza economica
data dal capitalismo nelle campagne tra rendita/nobile
(proprietario), profitto/affittuario
(imprenditore) e salario/salariato
(operaio).
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| Carlo III di Borbone |
In Sicilia re Carlo III di Borbone (nel 1737)
tenta di fare sviluppare l’economia chiamando gli ebrei — in quanto portatori
di capitale ma che dopo pochi anni saranno scacciati perché portatori di sola
usura — e intervenendo, oggi si direbbe con una partecipazione statale, con una
regia compagnia commerciale allo
scopo di promuovere l’attività manifatturiera siciliana. Adotta leggi
protezionistiche sulle sete e fa in modo che per la Sicilia sia libera la loro
produzione. In questo clima Caltanissetta appare a Balsamo[1] come una
città dove la lavorazione a domicilio è abbastanza sviluppata.
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| "pisatura" del grano |
Alla cacciata dei borboni segue uno Stato Unitario “liberal-conservatore”, con
la dominazione della famiglia Savoia, in cui l’unificazione dell’Italia avviene
per iniziativa della borghesia del Nord come “estensione dello Stato
piemontese”. È questo per la Sicilia anche il risultato della definitiva crisi
della monarchia borbonica, il cui crollo non è sorretto né dalla borghesia
(agraria e industriale) la quale ha aspirazioni libero-scambiste ed anela di
unirsi al Nord costituzionale per ricavare vantaggi economici e forse anche una
certa fetta di potere politico, né dal proletariato che tenuto in condizioni
miserrime e quindi non in grado di
organizzarsi se non in bande, per garantirsi la semplice sopravvivenza. A
Caltanissetta il Risorgimento si annuncia il 2 luglio 1860 con la colonna dei
garibaldini comandata da Eber.
Nelle campagne l’economia che si afferma è quella
capitalistica con il gabellotto che ha preso definitivamente il posto del
signore-proprietario. La mafia è la mano armata che fa capo a nuovi
intermediari del profitto, che amministra la sua giustizia di parte, in assenza
dello Stato, nella difesa del latifondo e nelle relazioni che il capitalismo delle campagne ha con il
territorio. Una fitta schiera di parassiti del feudo (soprastanti, gabellotti,
procuratori, curatoli, massari) inaugura
nel Vallone (in provincia di
Caltanissetta) i nuovi contratti agrari detti
a strasatto.
| "Burgisi" |
Il regime economico passa dal liberismo del primo
ventennio unitario al protezionismo. L’agricoltura italiana è in crisi e il
Mezzogiorno ne risente molto, più che in altre parti d’Italia, l’abbandono
delle campagne e l’emigrazione sono sostenute, anche se in qualche realtà si
tenta di convertire la granicoltura in coltura arborea.
Nello scenario dell’economia nissena la miniera è
complementare al latifondo e ad esso praticamente corrispondente. Le figure che
dominano sono: il proprietario del fondo dove si trova ubicata la miniera, il
gabellotto (finanziatore), gli operai (zolfatai). Il contratto dell’affitto, tra il proprietario e
l’affittuario, in vigore sino al 1820,
passa ora alla gabella a staglio
o alla società, dove cambia, oltre
alla forma di contratto, anche la figura dell’affittuario, che non è più quella
delle compagnie di maestri e/o di zolfatai ma quella dei notabili della città da soli o
associati. Nel 1891 nascono i Fasci siciliani. Il governo Giolitti li
tollera, il successivo governo Crispi li reprime. Il 13-1-1894, il prefetto di
Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia.
In Sicilia gli animi si accendono per una resurrezione siciliana, viene fondato il
Movimento autonomista siciliano (1919)[3].
Preoccupata dal “pericolo bolscevico” la borghesia
industriale e agraria favorisce le condizioni per la formazione di uno Stato Totalitario “fascista” il quale si dà
da fare per mutare le caratteristiche di fondo dello stato liberale. Si
instaura una realtà economica dominata dall’autarchia, con forti squilibri
territoriali (città/campagna, Nord/Sud).Produzione di beni e consumi debbono riferirsi rigorosamente a prodotti italiani.
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| Galleria di miniera |
Il fenomeno reazionario e antimeridionalista che
si manifesta durante il regime fascista fa nascere la voglia di separatismo[4] nei siciliani. Nella sua ambiguità,
questo movimento, darà anche spazio a fascisti pentiti, opportunisti, baroni, notabili e quanti altri avevano dato
una mano al blocco agrario.
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| Borgo rurale Santa Rita |
Le miniere, nell’economia generale del nisseno, mantengono la loro produzione anche se più rivolta al consumo interno che non all’esportazione, compensando la crisi agricola solo apparentemente. In questa economia i Borghi rurali (Petilia, Cascino, Santa Rita) rappresentano il fiore all’occhiello che compare qua e là nel territorio per offrire una immagine di agricoltura fiorente, e le case per gli zolfatai di Terrapelata si configurano come un intervento sociale del regime.
Si arriva all’amministrazione Democratica “repubblicana” caratterizzata dalla questione
meridionale (sempre attuale), dal boom economico, dall’emergenza città e dalle "mani sulla città". I
conflitti sociali si acuiscono con le lotte operaie e contadine per migliori
condizioni di vita (sicurezza nelle miniere, migliori salari) e per la
riappropriazione del bene di produzione (la terra ai contadini!), mentre la
borghesia urbana si accentrerà sempre più nell’area dell’amministrazione
pubblica legandosi ai traffici del terziario, ad attività finanziarie,
all’edilizia. Le miniere, nel panorama dei nuovi interessi economico-finanziari, in Sicilia, cesseranno le loro attività con la totale
perdita dei posti di lavoro, dietro l’illusione di un "progetto
obiettivo" di promessa nuova industrializzazione mai realizzata. Lasciandosi dietro un esercito di baby pensionati e una nuova "fame" di occupazione.
Il saldo sociale farà registrare forti correnti
migratorie verso il Nord compensate da un inurbamento di nuova popolazione
proveniente dalla provincia ma anche dai comuni dell’ennese e dell’agrigentino.
A partire dalla ricostruzione post-bellica (anni
cinquanta) esplode in città il fenomeno dell’edilizia residenziale (dal viale
Trieste, a via Colajanni, a via Palmintelli, etc.) in alcuni casi preceduto dall'edilizia economica e popolare, apripista per un'urbanizzazione a spese della comunità pubblica. Si mette in moto il volano
dell’economia del mattone: si costruiscono case, case fatte non solo per
soddisfare il fabbisogno abitativo ma soprattutto per convogliare risparmi, verso il bene rifugio, il bene investimento. Il numero di stanze costruite finirà col
superare il rapporto abitante/stanza (1:1)[5] senza per
questo risolvere mai la questione abitativa.
Unitamente
allo sviluppo edilizio nell’evoluzione della città si accompagnerà anche
l’altro grande fenomeno di questo secolo, il colossale sviluppo della
motorizzazione privata con forte aumento della mobilità.
Le
conseguenze della, temporalmente ultima, stratificazione urbanistica sono sotto
gli occhi di tutti. La saturazione degli
spazi di vivibilità, l’inquinamento, il traffico caotico, sono i nuovi termini
di una città che con i suoi volumi e con gli spazi (si fa per dire!) non è né a
misura d’uomo, né a misura d’automobile.
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| Miniera: cantiere di lavoro |
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mercoledì 16 maggio 2012
Breve nota sull'origine della cultura urbano-centrica
Città, campagna e organizzazione spaziale
La
Sicilia per cultura
appartiene al mondo occidentale e come tutte le altre realtà
europee, è basata prevalentemente su una società urbana, in cui
l’organizzazione dello spazio territoriale - con una marcata
accelerazione specie nell’ultimo secolo - si è affermata
urbano-centrica.
La
città è il luogo di concentrazione della popolazione, delle
decisioni, del potere economico, dei rapporti ideologici,
dell’amministrazione della giustizia, tutto il resto appartiene,
ancora oggi, alla poco distinta area non urbana. Ad ogni punto dello
spazio la prassi della “città pensata” attribuisce un ruolo
determinato, mentre al territorio, al di fuori degli insediamenti,
nei luoghi considerati da sempre indistinta campagna, oggi più
modernamente associata alle aree naturali, l’urbanistica
contemporanea dell’ultimo periodo, timidamente, prova a riconoscere
un ruolo distinto di complementarietà che resta, in ogni caso,
sempre subalterno alla città.
L’organizzazione
gerarchica degli spazi strumentali, consolidata, vede l’agricoltura
e le aree non urbane, come componenti di riserva al dominio della
città che permane così come vista da Lewis Mumford: “La
città, quale si rivela nella storia, è il punto di massima
concentrazione dell’energia e della cultura della comunità”.
Aree
urbanizzate e non, sono le due facce di una stessa medaglia: città e
campagna, il binomio di un rapporto dialettico efficacemente
affrescato nella testimonianza pittorica in figura.
![]() |
Ambrogio
Lorenzetti, particolare, Gli Effetti del
Buon Governo
Siena,
Palazzo Pubblico, 1338
|
Proprio
il tema raffigurato dal pittore, uno scorcio di vita quotidiana tra
borgo e contado, presenti entrambe nell’affresco della Sala dei
Nove, ci richiama alla mente ciò che oggi è in crisi: il rapporto
città/campagna non più svolto con un ruolo di reciproco scambio
compensativo, e comunque omeostatico, come poteva esservi nell’era
dei Comuni.
Nell’affermarsi
di questa concezione dualistica (area urbana/non urbana) dello spazio
territoriale, in tempi moderni, viene attribuito all’area non
urbana un ruolo mai esplicitato di subalternità, dove nulla o poco
succede e dove l’emarginazione economica e culturale ha fatto
allontanare dalla campagna, in crescendo, quella presenza umana più
dinamica e vitale che nel recente passato la popolava.
Una
visione territoriale urbano-centrica senza un atteggiamento critico
verso i costi sociali, per una prospettiva di crescita senza limite,
è quella che ha dato le basi all’ideologia e alla prassi
pianificatoria che ha fatto dell’urbanizzazione l’asse portante
dello sviluppo. Nella pubblicistica anglosassone
il termine
“undeveloped
land”
letteralmente significa proprio territorio non sviluppato nel senso
di non urbanizzato, nella nostra realtà questo significato
linguistico, purtroppo, corrisponde anche con lo sviluppo economico e
sociale.
Uno
sviluppo legato all’urbanizzazione dei suoli agricoli, ritenuti di
riserva per una espansione edilizia senza fine, che ha trasformato la
rendita da fondiaria ad edilizia con il classico meccanismo
speculativo della variante al Piano Regolatore Generale.
Dopo
anni di speculazioni più o meno selvagge, esistono oggi tutti i
presupposti per un ravvedimento o per una presa di coscienza dei
limiti che lo sviluppo sostenibile impone; è tempo di inventariare
tutto ciò che ha prodotto l’opera dell’uomo sul proprio
territorio e di valorizzarlo come testimonianza storica, culturale
allo scopo di rendere fruitiva ogni risorsa.
Il
patrimonio rurale e il suo sfondo naturale esistenti, sono valori che
vanno mantenuti. Bisogna riscoprire, rinvenire ciò che in passato
era ritenuto obsoleto o privo di interesse perché reputato superato
da una pseudo modernità o perché lontano dal territorio
urbanizzato.
Bisogna
evitare che le azioni d’intervento dell’uomo, sempre più
aggressive nei confronti del paesaggio, continuino a provocare
modificazioni profonde nel sistema di relazioni fra elementi naturali
ed artificiali. Se in alcuni casi detti interventi hanno avuto il
pregio di operare la riqualificazione di intere aree, in altri sono
stati invece, responsabili di altrettante vistose situazioni di
degrado ambientale.
Dalla
necessità si faccia virtù!
Non
dimentichiamo di appartenere a un Paese che è stato ad economia
prevalentemente agricola e che la Sicilia nella cultura rurale ha
radici profonde di tradizioni e storia, insomma, il nostro territorio
possiede ancora risorse storiche, culturali, paesaggistiche,
architettoniche, ecc. che pronvengono dalle aree non urbane da scoprire, le quali
aspettano solo di essere messe in luce e valorizzate.
GELA (Caltanissetta)
BANDIERE
BLU
Caltanissetta
ha il suo affaccio al mare con il comune di Gela, ma le bandiere blu dove sono?
Il mare può anche mostrarsi trasparente e
cristallino, ma bisognerebbe comprendere che da solo è molto poco, sono necessari anche servizi adeguati e spiagge pulite.
Le uniche spiagge premiate in Sicilia dalla
Fondazione per l'educazione ambientale sono le seguenti:
- Lipari-Lipari/Vulcano (Messina);
- Ispica-Santa Maria del Focallo/Ciricà, Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa);
- Menfi (Agrigento)
Dove sono finite le più celebrate spiagge come Mondello, La Playa, Cefalù, Taormina, Capo d'Orlando, ecc.?
| Isola Bella |
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