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domenica 30 luglio 2023


CALTANISSETTA: PROGETTI, SEGNALI DI FUMO E NEXT GENERATION


Il rilancio che il Presidente di Italia Nostra Sicilia fa di un remoto progetto politico, col quale da lungo tempo il Comune di Caltanissetta si ripromette di ristrutturare e riqualificare due ambienti urbani del centro storico, ci mostra ancora il vezzo di quella politica monocorde che insiste sul fare per “avere”. Una categoria che si oppone a un più razionale operare per "essere", in tutti i sensi.

Nel nostro caso ad esempio, per la rigenerazione di Largo Barile, dove si è progettata una “nuova e funzionale piazza”, così come presentata e visto anche il suo rendering, è lecito pensare ancora ad un  solito “avere”  mosso più da esigenza estetica, che non da una occorrenza di “essere” necessità rilevata, a cui si vuole dare una “studiata” risposta.

Un uguale destino che lega al nostro Largo Barile anche le vie Medaglie D'oro e Re d'Italia è lo “sventramento” del 1952/53 di quelle aree, chiamato eufemisticamente “ricostruzione post bellica" (sic!). Questo comune intervento demolitivo avrà pur avuto una motivazione, una sua ragion d'essere. Qualcosa che fa nascere un interrogativo spontaneo: ma la realizzazione di una nuova piazza funzionale solo per Largo Barile perché; è un fatto episodico, random o cos'altro?

Insomma, a pensarci bene, viene spontaneo anche domandarsi: ma qual è la logica, la ratio che ha promosso quelle due scelte di cui stiamo discutendo!

Siamo oramai in tempi che bisogna, come dicono gli ambientalisti, pensare globalmente prima di agire localmente. La crisi urbana del centro storico di Caltanissetta è da tempo diventata endemica.

Indispensabile più che mai, oggi, per i segnali di crisi meteorologica e climatica appena vissuti, è il progettare con strumenti di analisi multicriteria, che valutino tra l'altro, anche l'irrinunciabile sostenibilità energetico-ambientale.

la città storica va pensata in un quadro di interventi, che funzionalmente dovrebbero intersecarsi e interagire. L'individuazione urbanistica delle preesistenze storico-artistiche e ambientali con i propri vincoli, sono quella parte materiale che per essere salvaguardata va recensita con gli occhi di una storia legata al genius loci che aleggia sul centro storico e sul territorio tutto.

Quel cielo, quella vegetazione delle assolate campagne, la roccia calcarenitica da cui il territorio ha ottenuto una sua impronta per opere uniche, il gesso come legante, l'argilla della terracotta, i ciottoli del suo fiume, tutti, formano un riconoscibile patrimonio esclusivo, che riassume un luogo particolare e diverso da ogni altro.

Ma non basta!

Viene da dire che l'attenzione urbanistica non può e non deve limitarsi al solo patrimonio “materiale” di un centro storico, ma al quadro complessivo che si completa con il sociale: l'immateriale. Un unicum, che comprende quelle funzioni concorrenti quali sono i necessari fattori (naturalistici, demografici, cinematici, edilizi) che integrano e formano l'habitat di una città.

Il centro storico, per una gran parte di nisseni, lo sappiamo, non è appetibile da un punto di vista edilizio. La conservazione storica e urbanistica, che comporta l'area, non consente “abbuffate” per la speculazione. Ma non sanno che un centro storico che si conserva bene, costituisce la massima attrattività per una città che vuole incamminarsi verso uno sviluppo sostenibile.

Comunque, sembrerebbe velleitario occuparsi di centro storico, come ciclicamente si continua ad annunciare: senza avere prima indagato sulla composizione socio-culturale di provenienza di chi occupa le abitazioni più o meno degradate, di detto centro; conoscere qual è l’offerta/domanda di case; sapere quali tendenze e attese sono presenti nelle varie classi d’età, e quanto è presente in città l’invecchiamento della popolazione; quale indirizzo economico tendenziale ha la città e quali risposte possono favorire, l’attuale economia locale e territoriale, etc. etc..

Si aggiunga, che la realizzazione di un processo articolato e complesso come si annuncia essere quello appena accennato, si realizza con la partecipazione e il concerto, anche minimo, di tutti i cittadini.

Gli annunciati due progetti di Largo Barile ed ex Gasometro infine, come presentati, non danno l'idea di parte, che dovrebbe potersi articolare con un inclusivo insieme “immateriale”, che vuol essere e significare un ampia riqualificazione e rivitalizzazione dei luoghi.

Non si coglie per chi, perché e per quale convivenza umana (antropica e naturale) dovrà conformarsi in sostanza la parte “materiale”, fatta di rinnovati stock edilizi come aggregati urbanistici e complessi situazionali di servizio.

Insomma, recupero necessario e urgente sì, ma a patto che all’insieme di dati da ricercare/ completare appena accennati in aggiunta a quanto già progettato, costituisca quella parte indispensabile di ausilio irrinunciabile. Un faro per il recupero, il restauro e quant'altro serve per dare il la ad uno sviluppo sostenibile della città.

Si aggiunga infine, con la consapevolezza che il centro storico di Caltanissetta è vasto, che lasciarsi sfuggire l'opportunità che offre il PNRR, significa anche perdere il treno della next generation.

Giuseppe Cancemi 

sabato 10 giugno 2023

Consumo zero di suolo e Aree bianche

 

EX AREA AGIP 

Dal post Facebook: Belluno 🌇 decoro e sicurezza.

***

Al Presidente del Consiglio Comunale di Belluno

INTERPELLANZA


"ex Agip: necessaria una decisione del consiglio per la destinazione d'uso dell'area"

I sottoscritti consiglieri comunali

Premesso:

che in data 24 aprile 2022 il Consiglio Comunale ha individuato una zona di degrado nell'area ex Agip tra via Vittorio Veneto e piazzale dello Stadio delimitando un ambito di recupero da attuare attraverso un Piano Urbanistico

Attuativo (PUA);

che l'ambito del piano di recupero interessa aree con destinazioni urbanistiche diverse, una essendo "semintensiva B" e l'altra "F" con destinazione a "verde pubblico attrezzato";

che risulta esser stato nel frattempo effettivamente presentato un PUA da parte di un privato, che prevede la realizzazione nell'area di cui trattasi di un supermercato;

che si è recentemente conclusa positivamente la Conferenza di servizi decisoria indetta ex art.14, c.2 legge n. 241/1990 e ss. mm. ii. in forma semplificata e modalità asincrona;

che, ove mai ciò fosse definitivamente approvato in Giunta, di fatto si prenderebbe atto di una nuova zonizzazione urbanistica anche dell'area "F" cd. "bianca", che deriverebbe secondo i proponenti il PUA dalla decadenza dell'originaria destinazione a verde pubblico;

che proprio per questo motivo appare difficile ritenere che il PUA sia "attuativo" del PRG nel mentre prevede una nuova zonizzazione e quindi richiede una valutazione urbanistica sulla destinazione non del fabbricato ma della zona e richiede quindi un'apposita valutazione e deliberazione del Consiglio Comunale;

che anche qualora il vincolo espropriativo fosse decaduto, ciò nonostante l'area dell'ex Agip non sarebbe comunque, senza un'apposita variante urbanistica, un'area a destinazione privata commerciale. Si tratterebbe di un'area cd. "bianca" ossia in attesa di una nuova pianificazione che, però, deriva comunque da un'area urbanisticamente pubblica;

che però a ben vedere potrebbe non essere neppure esatto che si tratti di un'area "decaduta" e dunque "bianca", perché già la Corte Costituzionale con la sentenza 20 maggio 1999 n. 179 aveva affermato un indirizzo rigoroso e restrittivo in merito all'individuazione dei vincoli espropriativi;

che infatti hanno carattere non espropriativo ma solo conformativo e perciò non sono soggetti a decadenza e all'obbligo dell'indennizzo tutti i vincoli di inedificabilità imposti dal piano regolatore, a qualsivoglia titolo, tra cui il vincolo di verde attrezzato, il vincolo d'inedificabilita per un parco e per una zona agricola di pregio, la destinazione a verde privato, ecc.;

che inoltre il vigente PRG di Belluno consente che i privati con propria iniziativa possano direttamente attuare e realizzare le destinazioni d'uso pubblico tra cui quella a verde pubblico dell'ex Agip, impedendo la decadenza del vincolo di tale destinazione d'uso (ancora attuale);

che in ogni caso, anche qualora si trattasse di un'area divenuta "bianca" (senza destinazione) egualmente non si potrebbe trasformare la stessa con un PUA in un'area a destinazione commerciale privata;

che nel caso del PUA in oggetto si è in presenza, di fatto, di una variante urbanistica che trasforma un'area destinata a verde pubblico (o al massimo non pianificata) posta in un punto strategico per tutta la città e per questo risulta evidente la necessità di uno specifico ulteriore passaggio in Consiglio Comunale non essendo sufficiente utilizzare lo strumento urbanistico attuativo del cd. PUA (art. 19 legge regionale 11/2004) per imprimere una nuova destinazione d'uso delle aree urbanistiche ma è necessaria la procedura di variante urbanistica, che prevede la competenza del Consiglio Comunale e il controllo della Città e dei cittadini, attraverso il doppio passaggio dell'adozione e dell'approvazione da parte della maggioranza dei Consiglieri con la possibilità anche di fare osservazioni e opposizioni da parte di tutti i cittadini;

che infatti l'art. 33 della legge urbanistica regionale prevede che nelle aree non pianificate interne al perimetro dei centri abitati, fino alla approvazione di un nuovo "Piano degli Interventi" o di una sua variante che lo riguardi, sono consentiti al massimo gli interventi di ristrutturazione edilizia ma non attività di variazione della destinazione urbanistica, nemmeno con trasposizione dei volumi da un edificio o da una zona edificabile (come l'edificio residenziale sul lato piazzale stadio) ad un'altra zona, anche se in ipotesi "decaduta"; che la legge urbanistica prevede che neppure il Piano d'Assetto del Territorio possa introdurre una variante urbanistica come quella adesso proposta addirittura tramite un Piano Attuativo, ma solo il Piano degli Interventi;

che in ogni caso preme qui ribadire che: secondo la giurisprudenza la destinazione a verde pubblico non è decaduta;

se anche fosse decaduta non la si potrebbe assimilare di fatto ad un'altra, vicina ma diversa area con destinazione privata residenziale o commerciale;

l'indicazione di un'area come di "degrado" comunque non consentirebbe una trasformazione della stessa da area pubblica o area "bianca", in area commerciale (supermercato);

per trasformare l'area pubblica, anche qualora decaduta, in un'area in tutto o in parte commerciale occorre un'apposita variante urbanistica approvata Consiglio Comunale in sede di Piano degli Interventi e non semplicemente dalla Giunta;

- anche l'individuazione di una zona di "degrado" non comporta di per sé mutamento della destinazione urbanistica, che resta una competenza del Consiglio Comunale.

Tanto premesso

ritenuto che

non debbono essere tolte al Consiglio Comunale le prerogative e le competenze esclusivamente riservate allo stesso e comunque che è assolutamente necessario il confronto pubblico e politico su scelte che riguardano un punto cruciale del nostro tessuto cittadino, forse il più vivace e attivo, mettendo al centro una effettiva e armonica ricomposizione e riqualificazione pubblica dell'area, nell'interesse prima di tutto dei residenti e in generale dei cittadini.

non pare inutile ricordare che anche per il competente Ufficio dell'Urbanistica della Provincia, il PUA non è idoneo alla variante dell'area (anche se fosse "bianca") ma occorre una apposita, nuova, disciplina dell'area.

Risulta quindi opportuno e necessario che ogni operazione urbanistica sull'area di cui all'ambito di recupero deliberato il 24 aprile 2022 e, in particolare, quella oggetto del PUA con destinazione commerciale "ex Agip" sia comunque oggetto di valutazione come variante urbanistica.

I sottoscritti consiglieri comunali interpellano il Sindaco per sapere se ritenga di sottoporre tale valutazione al Consiglio Comunale affinché si esprima nelle forme e nei modi di legge.

Belluno, 9 maggio 2023

Francesco Rasera Berna

Lucia Olivotto

Marco Perale

Ilenia Bavasso

***

Consumo zero di suolo e Aree bianche


Le questioni che solleva il post che precede, dovrebbero indurre tutti ad una maggiore riflessione sulla democrazia, le cui forzature quando si manifestano, sono la spia di un allontanamento da quel principio di sovranità popolare custodito dalla nostra Costituzione.
I due aspetti che hanno reso discutibile l'annunciata urbanistica, praticata dell'Amministrazione in carica, sono evidenziati nella su riportata Interpellanza: uno apparentemente formale ma di sostanza politica e l'altro di merito che verrebbe ad incidere sull'uso del suolo, nella fattispecie prezioso.
Va preliminarmente, comunque ricordato, che per l'urbanistica la potestà legislativa, appartiene ancora allo Stato e non alle regioni, fatta eccezione per quelle a Statuto speciale. Posto anche, che l'idoneità della destinazione delle singole aree, intesa a soddisfare gli interessi generali, previste dalla legislazione nazionale, non è discrezionale.
Il fatto che una decisione urbanistica investe la mobilità cittadina, l'assetto consolidato di una zona della città, nonché la modifica delle dotazioni territoriali e gli standard urbanistici, non può essere lasciata decidere (e la legge lo prevede) al ristretto gruppo consiliare come risulta essere la Giunta comunale.
Del resto, proprio per l'importanza che hanno le scelte urbanistiche, debbono essere sottoposte all'approvazione e deliberate dal Consiglio comunale.
Il D.I. 1444/68, in relazione alle dotazioni relative alle “parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale” individuate dalla lettera f) fa un preciso riferimento ad opere e spazi attrezzati pubblici o di pubblico interesse. Quel riconoscimento d'insieme (Zoning) non negoziabile, che determina la qualità di un sito di un piano regolatore e dunque, un'area urbana fatta di dotazioni in rapporto alla popolazione di zona insediata e/o da insediare.





















Brevemente, per concludere, la legge urbanistica “rivisitata” più volte dal Consiglio di Stato, precisa, che le cosiddette zone bianche, se provviste di disciplina edilizia e urbanistica comunale, godono della tutela di suolo nazionale che, a sua volta, rientra in un quadro di protezione dei valori di rilievo costituzionale. Zone bianche dunque, dove possono essere ammesse solo opere di risanamento e restauro o ristrutturazione.
Giuseppe Cancemi

 



Ferula communis

Ferla per i nisseni e i siciliani. Il gambo di questa pianta erbacea, è un materiale con una relativa resistenza meccanica e un basso peso specifico rispetto al legno. Facile da lavorare con un semplice coltello, che al contadino di una volta non mancava mai. In Sicilia è una pianta, da molti reputata infestante, assai diffusa. Veniva usata per piccoli sgabelli di uso contadino.  A Caltanissetta, di fronte alla villa Cordova, non so se esiste ancora, anni fa qualcuno di questi sgabelli si vedeva in un rivenditore di arnesi per i contadini.

Giuseppe Cancemi

giovedì 25 maggio 2023

Belluno e l'eliminazione delle piante spontanee



A proposito dell'uso degli erbicidi chimici, per il decoro del verde urbano e cimiteriale

Premesso che l'intervento per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura, per la sua grande importanza, a Belluno ha un suo regolamento che risale al 2016 aggiornato nel 2019. Il ritocco di qualche giorno fa che intende modificarlo, con la recente approvazione, è in controtendenza con quello che si muove in Italia, in Europa e nel mondo.

Oggi, tra i diserbanti più utilizzati nelle coltivazioni di tutto il mondo, si sappia, il glifosato è la materia prima degli erbicidi. È un prodotto sintetico ottenuto nel 1960, presente in più di 750 prodotti differenti e se ne produce intorno alle 700.000 tonnellate.

Il commercio di questo componente chimico della Monsanto americana, acquistato successivamente dalla Bayer, viene sospettato di essere cancerogeno dall'Agenzia per la Ricerca sul Cancro, molto vicina all’Organizzazione Mondiale della Sanità,  che lo ha inserito in elenco del gruppo: “sostanze e fattori di rischio”.

Bisogna anche sapere che è attualmente sospeso in Europa dal 15 dicembre 2022. In Italia, è vietato nelle aree frequentate dalla popolazione quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, nonché aree gioco per bambini, cortili e verde interno in complessi scolastici e strutture sanitarie.

La Regione Veneto, qualche mese fa (febbraio 2023) ha emanato nuove Linee Tecniche di Difesa Integrata di vari prodotti agricoli, allo scopo di rivedere meglio il controllo dei vari infestanti.

Del glifosato, anche in Europa esiste un giudizio sospeso a seguito di una valutazione sulla sua sicurezza, nelle prove scientifiche sugli effetti, da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

L'annuncio sui quotidiani cittadini, apparentemente innocuo, dell'uso di un vago diserbante chimico fatto passare nei giorni scorsi, all'insegna di un decoro del verde pubblico e cimiteriale, potrebbe andare bene, ma bisogna essere sicuri. Molti diserbanti però, con nome diverso, usano il discusso glifosato, e questo come minimo imporrebbe una ulteriore attenzione e cautela.

I risultati, di una chimica “non amica” per l'uomo, possono manifestarsi in tempi anche lontani. Le decisioni, di casi come il nostro assai problematici, si sappia, possono richiamare responsabilità anche oltre i tempi di un mandato.

Prudenza dunque, consiglierebbe allora, di conoscere meglio come stanno le cose. Intanto, nell'attesa che si chiariscano i motivi dei vari divieti o rinvii, si mantengano le modalità di diserbo preesistenti, che significa con mezzi meccanici e/o a mano. E magari nel prosieguo, intervenendo con cronoprogrammi e non all'occorrenza, dopo lunghi tempi di abbandono come si è già visto. Si metta in conto una studiata “manutenzione programmata” puntuale, prevista dal bilancio, come si spera venga fatto anche per altri servizi.

Giuseppe Cancemi

sabato 13 maggio 2023

Urbanistica tattica a BL


 

FONTANA DI PIAZZA DEI MARTIRI

Piazzale del Nevegal, piazza dei Martiri con verde urbano ritoccato e fontana rimodernata, sono stati di recente progetti/ interventi che si possono ascrivere alla, relativamente moderna, urbanistica “tattica”.

Con quest'ultimo modo di definire i nuovi interventi fatti in città, passa l'approccio che con poche risorse (si fa per dire) si rimodellano e riattrezzano piazze, spazi e slarghi per un utilizzo nuovo e diverso dall'originario. Di solito, questa operazione come principio, serve per migliorare la pedonalizzazione o comunque la vivibilità dell'area “ritoccata”.

A Belluno, dopo il Nevegal, il cui progetto momentaneamente sembra essere stato archiviato, si è avuta in piazza dei Martiri una manutenzione del verde, con l'abbattimento (per sicurezza) di alcuni maturi alberi, sostituiti da alberelli, e si è anche proceduto al rinnovo della fontana.

Interventi apprezzati, ma non senza, qualche perplessità di alcuni cittadini.

La fontana per ultima, restituita alcuni giorni fa (il 4 maggio per essere esatti) alla fruizione dei cittadini dopo i lavori fatti, con l'annuncio di stampa: "Più bella, più sicura e più green", è stata maggiormente attenzionata per ciò che prometteva.

Le aspettative annunciate: luci multicolore, zampillamenti vari e se si vuole, anche da accompagnamento con note musicali, nonché risparmio idrico attraverso la ricircuitazione sempre della stessa quantità d'acqua, sono subito apparse concrete nel giorno dell'inaugurazione. Una presentazione, senza alcun battage pubblicitario, quasi in sordina e stranamente all'improvviso.

Il giorno seguente però (5 Maggio), il ricordo dell'evento fontana è stato rinforzato, mnemonicamente, dal ricordo scolastico dell'omonima lirica di Manzoni.

Andando al sodo, il nesso tra alberi abbattuti e acqua risparmiata, per associazione di idee, dovrebbe richiamare alle nostre menti il motivo che ha mosso l'avvio di questi interventi. Non ci vuole molto per ricordare che ultimamente, crisi energetica e crisi idrica si sono acutizzate. Lo spegnimento delle luci dopo una certa ora e l'utilizzo dell'acqua sotto controllo, sono state risposte recenti ad una emergenza oramai diventata endemica.

Una problematicità solo accennata per il nostro piccolo, ma che se immaginata a livello planetario, non è difficile pensare ad un anticipato tramonto della nostra era antropocenica.

Per capirsi, basti pensare al nostro Pianeta come ad una grande nave spaziale, dove, per similitudine con le navicelle micro create dall'uomo le risorse per la sopravvivenza a bordo, ci danno la misura di quello che è il limite inesorabile all'interno per spazi, persone e cose.

Rientrando nel nostro piccolo, all'urbanistica tattica di Belluno, nel quadro delle necessità che hanno fatto muovere gli interventi accennati, bisogna riconoscere che non si intravedono del tutto, le promesse attenzioni per un cambio di passo finalizzato alla riduzione del consumo energetico e al risparmio idrico.

Si può dire che il risparmio idrico va bene, anche se per una città come Belluno è poco. Altrettanto non si può dire per il risparmio energetico, tutto da vedere. La sostenibilità, nel complesso, è rimasta solo una parola.

Gli obiettivi degli interventi che coincidono con le promesse, sono quelli dell'abbellimento e della sicurezza.

A questo punto un qualche bilancio moderatamente ecologista andrebbe fatto per i precedenti motivi iniziali, che si presume abbiano deciso gli interventi per il riordino di detti luoghi storicamente già esistenti.

Per la manutenzione degli alberi del parco, il cui abbattimento di alcuni per motivi di sicurezza, ha forzatamente diminuito il presidio di preziose essenze per il carbon credit (CO2 non emessa o assorbita) vi è stato un rimpiazzo sì, ma minimo. Forse, poteva essere l'occasione per compensare il forte arretrato degli alberi eliminati in passato.

La fontana, ai fini di un bisogno generale dettato dalla carenza d'acqua, per le note difficoltà di approvvigionamento che annualmente si ripetono, con l'intervento di ricircuitazione di una stessa quantità acqua, ha sicuramente risposto alla richiesta necessità di risparmio idrico. Lo stesso non si può dire per il resto della complessiva modifica la quale, aggiungendo un ulteriore assorbimento di energia, richiesta da incremento di elettronica e di elettromeccanica (elettropompe), ha incrementato il consumo dell'energia elettrica.

Sicuramente il nuovo impianto avrà un suo appeal, ma il costo dell'acqua risparmiata e quello aumentato dal consumo elettrico, ai fini ecologici e a quelli economici, quali risultati daranno?

Può l'insieme dirsi sostenibile?

In pratica, si è quasi azzerato il costo del prezioso liquido, e questo va bene, ma si è moltiplicato il costo dell'energia elettrica che verrà consumata nel corso dell'anno per quell'abbellimento fatto da 13 getti, proiezione di luci e colori, musica sincronizzata con i getti e centralizzazione elettronica dei comandi. Per avere un'idea del consumo, basti pensare ai chilowattora delle varie elettropompe in funzione giorno e notte che modulano i getti dell'acqua, che non è certo quello di una sola misera elettropompa com'era prima.

Infine, non va dimenticato il potenziale uso della diffusione acustica che, se fatto con brani musicali moderni, deve fare i conti con i costi della SIAE.

Per concludere, un semplice conto come quello della serva, ci dice che si è azzerato il costo di un consumo idrico da “spreconi” ma si è aumentato quello energetico che non sembrerebbe dover costare certo meno di quello equivalente al costo dell'acqua precedentemente consumata. Per avere un'idea di ciò che si spende anche in consumo energetico in Kw/h ci darà una spesa economica ma in termini ecologici (quelli che più dovrebbero interessare tutti) l'elemento di confronto è il “carbon credit”, e di questo si sa che nel 2022 il prezzo era intorno a 90 euro per tonnellata di CO2 equivalente.

L'avere ridotto il consumo idrico da solo è un ottima cosa, ma non basta. L'obiettivo di contribuire attraverso un nuovo paradigma ambientale, atto a contrastare l'aumento del riscaldamento globale, le carestie idriche e quelle conseguenti alimentari, attraverso strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, coincide solo in minima parte con i cambiamenti voluti e che tali sembravano essere.

Si riconosca pure la novità estetica e la sicurezza ricercata, il lancio di un nuovo gadget, un “abbellimento”, qualcosa di attraente del parco di piazza dei Martiri in più ma, obiettivamente, non la sostenibilità.

Giuseppe Cancemi

lunedì 17 aprile 2023

Belluno e il piano verde


TAGLIO DELL'ALBERO CHE RICORDAVA

 Chico Mendes

L'albero che ricordava a Belluno l'assassinio di Francisco Alves Mendes Filho, che anche per noi aveva difeso la natura, è già stato tagliato. Altri tre ne seguiranno la stessa sorte, tutti abbattuti, a seguito di una determina sindacale.

La relazione tecnica di accompagnamento, assegnando a quegli alberi un “indice di rischio elevato e non riducibile” e non rilevando “ motivi di opposizione” nelle “conclusioni della relazione tecnica” ne sancisce il taglio in data odierna.

Dato il riconoscimento delle patologie che hanno indotto l'inevitabile taglio, ci si è preoccupati di suggerire le azioni necessarie per prevenire parassiti e malattie che diffusi nell'ambiente hanno creato e creano danno al verde urbano?

Da oggi, 17 aprile 2023, il “Cedrus deodara” e la sua targa del WWF bellunese commemorativa del Chico Mendes, conosciuto come ambientalista brasiliano, difensore dell'Amazzonia polmone del mondo, non li ritroveremo al loro posto. Una eliminazione, forse senza contraddittorio ma comunque senza appello, che fa riflettere sul silenzio e le inesplorate eventuali alternative al mantenimento di quegli alberi. Strano, perché tutti sappiamo che il principale contrasto al cambiamento climatico si fa con gli alberi.

Questa soluzione, che è squisitamente politica, richiama alla mente altri tagli, fatti in città, in questi ultimi anni. Uno per tutti che va ricordato, è quello che ha fatto piazza pulita degli alberi, sempre per sicurezza s'intende, in via D'inca dove vedi caso al loro posto sono aumentati, diciamo, nuovi parcheggi per auto.

Qualche stranezza inoltre, in questa continuità nella eliminazione di essenze arboree, una costante che viene da lontano, va rilevata. Non si comprende infatti come mai la Giunta, si ripromette di preparare un piano verde bene articolato con regolamento e censimento del verde, e come primo atto si precipita ad eliminare piuttosto che ad integrare quegli alberi tagliati nel corso degli anni.

Non meno curiosa è la precedenza data ad altro importante strumento: “Regolamento per orti sociali”, sicuramente utile ma con altri scopi, principalmente sociali e di prevenzione al degrado o comunque di aggregazione.

Qualcosa di diverso è la nuova tendenza che dovrebbe curare la diffusione e la manutenzione del verde dei parchi, visti da una logica anche di forestazione complessiva, che dovrebbe guardare di più all'impronta ecologica.

Un piano verde urbano studia sì, cosa fare per l'insieme di una vegetazione, ma non senza partire dal bilancio arboreo. A proposito, Belluno ha il suo bilancio arboreo?

A questo punto qualche dubbio per associazione di idee fa venire in mente il motto di un noto politico della prima repubblica. Soleva dire (provo ad anagrammare) che: a pensare male si fa peccato, ma che a volte si può anche indovinare.


Qualche strana idea allora per la mente passa, eccome passa!

Va bene giustificare il diradamento per la sicurezza dei cittadini, ma non è che per caso tagliare gli alberi significhi per chi amministra o dirige, ad esempio, una qualche ricercata minore responsabilità?

Eppure la normativa nazionale è piuttosto blanda in materia, si limita appena a delle raccomandazioni. E il Codice Civile insegna, che bisognerebbe amministrare come un buon padre di famiglia la cosa pubblica e, nel caso, vale anche per la gestione del verde pubblico. Perché allora non metterci più impegno condiviso con il massimo dei gruppi sociali del territorio e adatte risorse per una manutenzione programmata?

Giuseppe Cancemi

lunedì 6 marzo 2023

Belluno: quale città nei prossimi lustri?


 

BELLUNO FUTURA 2030-50

(in cinque punti)
1 – Sana e Inclusiva. Una città che garantisce ai cittadini, per principio, una strategia universal design, un ambiente salubre, equo e sicuro, pari diritti e partecipazione di tutti compresi gli emarginati, capace di gestire le emergenze in modo resiliente. Inclusive city.
2 – Connessa e Accessibile. Una città ciclo-pedonale, caratterizzata da una mobilità personale attiva, intermodale e basata su un approccio della mobilità in termini di servizio. Mobility as a Service.
3 – Pro Energia ecosostenibile. Sistema urbano che consuma meno e meglio, con un patrimonio edilizio a zero emissioni e un sistema energetico urbano smart alimentato al 100% da fonti rinnovabili. Carbon neutral.
4 – A favore della Mitigazione delle Emissioni. Habitat adatto a contrastare i cambiamenti climatici, con un alto mantenimento di verde e valorizzazione delle risorse idriche, a beneficio della salute e della qualità di vita. Resilient City.

5 - Consapevole. Luogo nel quale, cittadini e attori del sistema urbano compiono scelte sostenibili e adottano stili di vita responsabili, riducendo l’impatto sulle emissioni in atmosfera, sui consumi energetici, sull’aumento della temperatura media urbana e sulla produzione di rifiuti. Ecological city


Giuseppe Cancemi

QUALE FUTURO GREEN...

 

CRISI IDRICA E CAMBIAMENTO CLIMATICO

La Fontana di Piazza dei Martiri, in fotografia, non sembra male... . Anzi, nella sua semplicità è bella!
Belluno. Fontana in Piazza dei Martiri

Se pulita e in ordine, per funzionare come da sempre con il suo zampillare più o meno rivisitato, sarebbe potuto bastare e continuare ad essere ben accetta nel suo verde habitat.
Invece, si è optato per un “restyling” che forse distrae da altre urgenti e maggiormente necessarie attenzioni per un grave problema, qual è lo spreco idrico, in tempi di siccità non più episodica.
Sicuramente si comprenderà che la generosa contribuzione (una tantum) avuta per l'annunciato progetto, non può rappresentare tutto quanto occorre per il suo mantenimento negli anni a venire.
Infatti, nel suo uso bisogna considerare le spese di esercizio per una periodica manutenzione programmata, che va iscritta a bilancio ogni anno. Altro elemento da mettere in conto è la musica da diffondere che non è gratuita. Si dovranno pagare i diritti d'autore alla SIAE. A meno che non si vogliano diffondere solo pezzi di autore non in vita da oltre 70 anni.
Il nostro “progetto” da 100mila euro che si propone, alla fine, è solo uno zampillamento più o meno complesso: filtrato da luce colorata e accompagnato da musica, che non attinge più dall'acqua corrente ma da un'unica minima quantità d'acqua, ricircuitata.
Per vanteria lo si accosta, non ad una delle tante storiche fontane italiane; non alla “Fontana Magica” di Barcellona ma a quella danzante: la “Dubai Fountain”, che è qualcosa costata 200milioni circa ed è lunga 275 metri.
La diffusione fonica di questo nostro progetto, dovrà anche competere con i decibel irradiati dai vicini bar senza per questo trascurare i limiti che il piano cittadino di classificazione acustica, prevede.
Senza alcuno sforzo di memoria, Belluno e il suo territorio sa che le acque del Piave e dei suoi affluenti sono sempre più in magra (spesso con deflusso minimo vitale che allarma). Non da meno inquietano anche lo scioglimento dei ghiacciai della Marmolada e una temperatura sempre meno rigida d'inverno e “bollente” d'estate. Questo quadro, per grandi linee, non confortante, come si continua a vedere sembra ancora non preoccupare abbastanza.
Della reale questione idrica e del cambiamento climatico, nulla!
Il problema principale della temperatura in aumento - causata dall'eccesso di CO2 liberato in atmosfera e delle acque che scarseggiano per le medesima ragione - continua ad essere ignorato anche se planetario. Ci si limita ad affrontare, crisi idrica ed energetica con il razionamento (minimo) dell'acqua e lo spegnimento dell'illuminazione cittadina in ore notturne.
Se si vuole reagire, comunque, i mezzi non mancano. Partire da alcuni assiomi banali come il trattenere il più a lungo possibile le acque sulla terra ferma è uno. Trasmigrare sempre più verso energie pulite e rinnovabili e investire su nuove idee, interventi e progetti è l'altro.
Il Comune, per esempio, da subito può attrezzarsi cominciando da un nuovo Regolamento Edilizio, indirizzando alcuni lavori edilizi verso il riutilizzo delle acque grigie e la raccolta di quelle piovane. Per i corsi d'acqua invece, bisognerebbe pensare ad aree di espansione strategiche per le esondazioni note e quelle da conoscere, studiando il suolo.
Partire per primi nel territorio con rimedi appropriati, per affrontare una transizione ecologica non più eludibile, significa acquisire know how esportabile e un nuovo affaccio per imprese e posti di lavoro.
Giuseppe Cancemi

lunedì 20 febbraio 2023

NEVEGAL: Riqualificazione

 

A PROPOSITO DI NEVEGAL

La premessa culturale (?)... è tutto un programma.

Non ci concentreremo nei due piazzali a Nord, ma nel principale dove si affacciano le attività economiche e l’ufficio turistico. Deve essere la porta di ingresso alla località turistica, un benvenuto all’altezza di quello che oggi è e che vuole diventare il nostro Nevegal”.

No! Non è un annuncio di qualcuno dell' APT (Aziende di Promozione Turistica) ma del Sindaco di Belluno che comunica a noi concittadini (36mila) ciò che vuole fare, a favore di una frazione con popolazione di 72 abitanti, in tutto, parte del nostro frammentato territorio fatto di altre 32 sparse località.


L'enfasi di questo annuncio, esterna una vocazione tutta turistica, che vuole assecondare la palese tendenza del Nevegal a “circo bianco dei poveri”, stanziale, al servizio della pianura, prevedendolo come anticamera di un turismo preconfezionato “mordi e fuggi”. Si trascura che il Nevegal non è parte a se stante, ma territorio comunale di Belluno, la cui identità storica è rappresentata dal suo centro città.

È anche vero però, che da tempo il “salotto buono” della città viene utilizzato da bancomat nel corso dell'anno, sia ciclicamente come spazio mercantile, che da “luna park/disneyland”, raduni e feste paesane varie.

Comunque resta inconcepibile, diciamo, che la modica spesa di poco meno di 1 milione di euro per arredi urbani e cose simili vengano considerati come intervento di riqualificazione o restyling: qualcosa che ha a che fare con l'estetica. Una spesa che: udite, udite … come ordine di grandezza è pari a 13mila euro per ogni abitante di quella frazione.

Un qualche interrogativo non vi sembra spontaneo?

Ma il concetto di città dei cittadini di J. J. Rousseau, è patrimonio di tutti?

Chi amministra o ha amministrato Belluno, ha mai sentito parlare di città: ambiente urbanistico come insieme sistemico?

Nel merito del progetto annunciato, si sappia, che LOCSE (Organizzazione Cooperazione Sviluppo Economico) in una sua ricerca, avverte, che per il mantenimento di un comprensorio sciistico occorre un innevamento della durata di 100 giorni all’anno e un’altezza della neve di almeno 30 centimetri. Eppure si insiste, pervicacemente, per un uso del Nevegal così come si è fatto per tanti anni, in condizioni atmosferiche favorevoli, alle attività sciistiche.

Per chiudere, in tempi di transizione, non sarebbe bene occuparsi per una pilotata ripresa con maggiore orgoglio circa le offerte di eccellenza che offre la natura dei luoghi?

Invero, non sarebbe poi così difficile progettare orientamenti verso approcci di più basso impatto ambientale come, per esempio: l’accoglienza, l’ospitalità, la vendita di prodotti locali e i servizi per il tempo libero. Il tutto, in funzione della natura e della bellezza dei luoghi.

Insomma, se riqualificazione vuole essere quella del Nevegal, bisogna allora spostare gli obiettivi ed agire, cooperando, all'interno della transizione ecologica così come si fa in tutta Europa.

Giuseppe Cancemi

venerdì 3 febbraio 2023

Belluno: BALDENICH


A PROPOSITO DEL … SEMAFORO INTELLIGENTE!

Una riparazione del semaforo di Baldenich, che poco tempo fa è costata non poco disagio agli automobilisti in transito per quell'incrocio, ora sembra avere suggerito una sperimentazione per “favorire i pedoni”. Dicono!

Tutti o quasi tutti, hanno sperimentato che quel semaforo è uno dei punti di rallentamento della circolazione sulla S.S. 50, arteria oramai sovraccarica di traffico automobilistico che attraversa una delle zone più dense dell'espansione urbana di Belluno.

Non è difficile capire intanto, che l'attenzione è più per il traffico che non per le persone. Si vuole mettere una “pezza”, per quelle ore di punta, in cui le auto affollano la via Vittorio Veneto, per spostamenti di uscita/entrata da scuola e/o lavoro. 

In buona sostanza, si sta intervenendo con un ulteriore “pannicello caldo” per alleviare empiricamente, quel pastrocchio di traffico risultato da una antica e relativamente recente, urbanizzazione selvaggia di zona.

In effetti, qualche sperimentazione sulla circolazione più sicura si fa ad Aachen in Germania con una particolare connessione strutturale e a Saronno, in Italia, con una tecnologia semaforica innovativa. Ma sono tutta un'altra cosa rispetto a quello che dicono di Belluno.

La trovata del semaforo diversamente programmato (smart) serve più a confondere il pedone che non ad aiutarlo.

Se si vuole veramente rimediare, si faccia piuttosto uno studio preliminare serio, sulla mobilità lungo la S.S. 50 in quel tratto. Si consideri soprattutto l'inevitabile necessità di diminuire lo spostamento giornaliero dei mezzi privati.

Forse allora, una migliore offerta del trasporto pubblico sarà la soluzione possibile. 

I bus che viaggiano quotidianamente vuoti e una metropolitana di superficie, mediante la linea ferroviaria esistente, potrebbero essere l'uovo di Colombo.

Giuseppe Cancemi

venerdì 6 gennaio 2023

PANEM ET CIRCENSES

 

NATALE A BELLUNO 2022

Come da copione, lo storico periodico “panem et circenses” viene replicato, come ogni anno, con la solita festa paesana tipo disneyland, all'insegna del consumo enogastronomico, nel salotto buono di città ( il centro storico).
Alla massima festa : il Natale, quest'anno si è accompagnato anche il campionato mondiale di calcio, come ulteriore riempitivo, casalingo, delle feste natalizie.
Con l'annuale celebrazione religiosa di cultura cattolica, si è andati avanti con partite di calcio e, in centro città, stuzzichini veloci, ricette semplici, buffet e vin brulé. Gli antichi imperatori romani la sapevano lunga su come tenere buono il popolo. E noi dell'antropocene, che non scherziamo certo con i distrattori, la demagogia e le fantasmagoriche feste con sberci fono-assistiti, luci e colori che non siamo da meno, abbondiamo anche con l'anestetico calcio.
Per chi eventualmente non lo sapesse, il senso del primato di quest'anno in Ricchezza e consumi a Belluno, proviene dagli indicatori usati che nel nostro caso sembrano dare un'apparente illusoria capacità di città “spendacciona”. Un buon segnale ma solo in apparenza, perché altri indicatori da tempo invece, ci dicono che la ricchezza è sempre quella per pochi. Mentre, non diminuisce la povertà per tutti gli altri. Purtroppo!
Vuol dire pure che per una ricchezza che aumenta, la povertà endemica (relativa ed assoluta) di certo non diminuisce e, inoltre, l'apparente immaginata ricchezza richiede per la città una maggiore sicurezza.
La recente bodycam della polizia locale annunciata dai media, va letta come una scelta di protezione della proprietà, in risposta alla domanda di sicurezza che non sarà mai abbastanza se si lascerà crescere una dilagante condizione inaccettabile di una miseria che si espande.
Forse, dico forse, bisognerebbe saper cogliere più come allarme la forbice che si allarga per la povertà e non una solo generica difesa della proprietà chiamandola eufemisticamente: sicurezza.
Se si vuole comunque che l'ausilio della bodycam non si riduca ad un frivolo gadget, bisognerà accettarlo come strumento minimale in aiuto per la tutela del personale operante, specie nei momenti di ordine pubblico.
In parole semplici possiamo solo dire che tale mezzo può accontentare, ma niente di più!
In una società dove non c'è equità, non si contrasta il lavoro irregolare e/o di sfruttamento, dove non si riconosce che queste cause privano la dignità e la libertà delle persone, qualsiasi misura di sicurezza fine a se stessa e la giustizia non saranno mai sufficienti.
Giuseppe Cancemi

Belluno, Piano Urbano del Traffico


MA POI, QUANT'E' IMPORTANTE QUEL DIVIETO DI ACCESSO?

Da giorni a Belluno sulla carta stampata locale, sempre più scevra di argomenti politici, si continua a leggere di un piccolo ma piccolo racconto di provincia che ha per focus un segnale stradale.

L'apposizione di un divieto di accesso apparso improvvisamente in via Del Favero, criticato, scomparso e ricomparso, per i quotidiani è diventato: il caso!

Il Primo cittadino di Belluno, in persona, rivolgendosi a chi aveva criticato questo cartello, dapprima ha voluto scusarsi dell'impattante modifica a sorpresa e poi ha cercato di ribadire la scelta, a suo dire, “da valutazione e ascolto...” nonché da “altre criticità di quel tratto stradale...”.

Riconoscendo per un verso la “sicurezza dei pedoni” per lo stato di fatto e per altro la necessità di volere attuare la criticata modifica per una “fluida la circolazione dei veicoli” e quindi a favore in sostanza dell'opzione che privilegia il traffico.

Per quella modifica nella circolazione di quel tratto, ha menzionato una generica difesa dell'ambiente dallo smog che ha ricaduta su pedoni e su chi abita in quella zona.

Giusta un'attenzione che il Sindaco ha voluto mostrare verso noi cittadini tutti. Ma proprio per questo, non sarebbe stato meglio approfittare dell'occasione per allargare un po' lo sguardo e pensare ad uno strumento (di legge) come il Piano Urbano del Traffico?

Non sappiamo però se il Comune di Belluno ha questo PUT e se la modifica fa riferimento a quel piano.

Diversamente, se non è cambiato l'art. 36 del Codice della Strada, nessun problema, per l'inadempienza dei Comuni verso il PUT, ai sensi del comma 10 dovrebbe esserci la segnalazione da parte del Prefetto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quale dovrebbe provvedere all'esecuzione d'ufficio.

Ecco, allora perché eventualmente non attivarsi per dare la giusta soluzione al problema in atto e allo stesso tempo anche, ad una moderna mobilità cittadina?

Comunque la città, mi permetto di ricordare che deve essere vista nella sua interezza, perché è un insieme sistemico. Agire episodicamente e/o per emergenza e senza avere studiato e programmato ogni minima cosa, spiace dirlo, ma il risultato che si vede è quello sta sotto gli occhi di tutti.

Giuseppe Cancemi