C'é ANCORA UNA SPERANZA?
domenica 2 settembre 2018
Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/1
Prima di tutto, lo rammento per me stesso, il centro storico è parte integrante del sistema città-territorio. E non posso fare a meno di esternare il mio timore che su Caltanissetta incomba l’assurda scelta, mai accantonata ma tenuta in sonno, di calare dall’alto (per scelta del “principe”) una sorta di edilizia economica e popolare nei quartieri più degradati del centro in via di crollo, espellendo gli attuali residenti, autoctoni e non, che resistono in condizioni di estrema precarietà.
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sabato 1 settembre 2018
Rigenerazione e recupero per Caltanissetta 2018/2
IL SENSO DI RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE DELLA
CITTA'
![]() |
| Palazzo Moncada - Caltanissetta |
Il
recupero del tessuto urbano è un fatto complesso il quale, non si
esaurisce con la sola riqualificazione del centro storico (in termini
edilizi) ma che integra altre azioni di ecologia urbana. Si fonda e
considera la funzione abitativa come elemento inscindibile da altre
attività e modalità insediative (servizi, artigianato, commercio,
tempo libero, ecc.) mettendo al centro di tutto il cittadino. Il
ruolo decisivo che deve avere il recupero, riguarda il problema
abitativo e i processi (trasformazioni d'uso e di tipologie, vendite
frazionate, sfratti, costi d'affitto alti, ecc.) che si riflettono
negativamente sulla domanda di nuove abitazioni per un riuso più
equo e in grado di mantenere la naturale varietà sociale e
funzionale di un centro storico.
Del processo di recupero di tutte
le parti degradate della città, a partire dal centro storico, se ne
deve fare carico il Comune, istituendo un ufficio
casa in coincidenza
dell'istituzione ufficio
espropri previsto dal
Testo Unico, D.P.R . n. 327/2001.
La
gestione del processo di recupero riguarda il governo degli
interventi necessari e urgenti adesso in centro storico ma in
prospettiva, inevitabilmente, riguardanti l'intera città. Appalti,
convenzioni, contratti, ecc. e ogni altro atto inteso a gestire il
patrimonio edilizio (pubblico e privato) che s'invecchia, non
rappresenta un fatto episodico ma un evento ciclico di cui il Comune
deve averne "il polso" costantemente, se vuole evitare il
fenomeno dell'abbandono e il degrado progressivo di parti della
città.
Si
dovrebbero intercettare tutte quelle risorse strutturali pubbliche e
private che si propongono di innovare nel campo del risparmio idrico,
energetico, della ricerca, del recupero, ecc.. Il progetto articolato
di rinascita della città a partire dal centro storico, potrebbe
rappresentare la base programmatica per ricomporre in un unicum
quelle azioni tra piani, progetti e regolamenti comunali esistenti
che guidano e indirizzano le varie attività territoriali.
La
politica del recupero che vuole sortire due effetti: soddisfacimento
del bisogno abitativo e restituzione di un'immagine cittadina del
costruito rispettosa della storia e della cultura che ha stratificato
la città, non può trascurare la delicatezza che investe le
decisioni sulle modalità di intervento, e per questo deve poter
disporre anche di imprese e maestranze competenti, in grado di
eseguire gli interventi nel rispetto dei canoni del restauro.
I
tempi lunghi inevitabili, per il recupero del centro storico
attraverso un circolo virtuoso manutentivo della città, postulano un
atteggiamento consapevole dell'esigenza di ordinare, controllare e
guidare ogni processo d'intervento.
Perché
non venga smarrita la linea di ricerca urbanistica di una simile
operazione complessa, si richiede un'auspicabile sinergia delle varie
componenti politiche, economiche e sociali della città. Solo così
si possono evitare scelte in solitudine che possono tradursi in
forzature, errori, improvvisazione o anche esigenze estranee
all’interesse collettivo.
Giuseppe
Cancemi
venerdì 1 giugno 2018
Palazzo Barcelloni - Belluno
ATTENTI AL RESTAURO...
La
città di Belluno non è solo una bella città ma di questi tempi,
specie in centro storico, è anche un laboratorio di architettura, di
urbanistica e di belle arti. Insomma, un cantiere aperto (si fa per
dire!) per operatori che si occupano di beni culturali e di qualche
ritocco anche alla vegetazione storica.
Insomma, la città il suo apparire in ordine lo deve ad una manutenzione
ciclica che altri Comuni non hanno. Peccato che la fregola di fare
per essere notati, non è buona consigliera di prudenza, studio e di
modestia nell'apparire.
Piazza
Castello è già stata oggetto di un maquillage con
artifici retorici, che
in un qualche modo ha alterato l'immagine consolidata di un elegante
mini giardino. Il palazzo Fulcis, ancor prima di essere il nuovo
museo cittadino ha avuto il suo restauro, senza mai un confronto
delle scelte progettuali fatte con la città e i suoi cittadini, La
piazzetta S. Maria dei Battuti ha avuto anch'essa un rimodellamento
delle piante ornamentali, tanto per citarne alcuni. E tanti
altri, con il progetto città di Belluno, ne seguiranno.
Tutto normale si potrebbe dire! Ma quel modificare esteticamente, sia pur minimente l'immagine, per non fare riconoscere la presenza di un foro non più utilizzato, ha fatto nascere in me una perplessità. Se prendiamo, ad esempio un libro, un manoscritto e una o più parole del testo nel tempo hanno perso anche un semplice carattere (finale o iniziale) nella lingua corrente, nel corso di un restauro è bene cancellarlo? O lasciarlo com'era? Poca cosa si potrebbe dire, sottigliezze che non inficiano il monumento. Eppure non dovrebbe essere così!
| Grata in piazza delle erbe |
Anche
i minimi segni storici, a mio modesto avviso, testimoniano tracce di
riconoscimento che ci dicono qualcosa, e dunque è buona norma,
conservare un documento storico (perché tale è un qualsiasi bene
culturale) nella sua integrità relativa, quando possibile, anche se
alcuni passaggi di riuso costringono a delle modifiche.
Giuseppe Cancemi
__________________________________
“Palazzo Barcelloni
Eretto
nel secolo XVI nell’estensione rinascimentale del Borgo di
Campitello, a settentrione delle mura cittadine. Sul portale in
pietra campeggia lo stemma della famiglia
Barcelloni,
ammessa al Consiglio dei Nobili nel
1642 grazie
alla notorietà e alle ricchezze accumulate nel XVI secolo con la
fabbricazione
delle spade.
In
alto a sinistra una cornice barocca sovrastata da uno stemma della
famiglia patrizia veneziana dei Marcello contiene un’epigrafe
datata 1689 che ricorda il procuratore di S. Marco Federico Marcello,
protettore di Giovanni Battista Barcelloni Corte. Di particolare
interesse decorativo la balaustra in ferro battuto della loggetta al
primo piano.”
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lunedì 21 maggio 2018
In favore di Belluno capitale delle Dolomiti
L'ANNUNCIATO DEPOTENZIAMENTO DELLA RETE INTEGRATA DEI SERVIZI SANITARI, RIDUCE L'APPEAL DI BELLUNO CAPITALE DELLE DOLOMITI
Il paventato riassetto del
presidio ospedaliero della montagna, in questi giorni ha messo
giustamente in allarme tutta l'area dolomitica del Veneto, per
un'annunciata relativa riduzione di posti letto. Belluno capitale
delle Dolomiti, rischia un ulteriore depauperamento di attività
specialistiche per consunzione numerica del personale medico e
paramedico ma anche per un complessivo declassamento funzionale.
La “brutalità” dei
numeri (posti letto x abitante), sembra prendere piede nel
ragionamento politico di chi governa. Si pensa di ricondurre
all'artificiosa sterile relazione tra gli insediati dell'area montana
e i posti letto in ospedale, ad un rigido rapporto numerico. E' legittimo credere che un simile criterio, più o meno opinabile, per non uguali
situazioni territoriali (montagna e pianura) che comportano linee
cinematiche, circolazione e mobilità non confrontabili, non sia equo
per le varie istanze territoriali. Le isocrone (dei tempi di
percorrenza a pari distanze), per fare un esempio, e la dispersione
dei nuclei abitati del bellunese, rispetto i presidi sanitari, fanno
una grande differenza tra il territorio pianeggiante e la montagna.
Già dunque, i 3,7 posti letto per ogni 1000 abitanti non è un
criterio spalmabile su tutto il Veneto. Per la verità ancora nel
bellunese il rapporto tra abitanti e posti letto in ospedale è 4 e
non 3,7. Una differenziazione da tempo riconosciuta. Ora, si vogliono
rifare i “conti” forse in relazione ad uno spopolamento in atto,
che colpisce maggiormente la montagna. La chiusura o riconversione di
alcune strutture ospedaliere, riconducibile ad una disposizione (D.
L. 70/2015) non è una soluzione, ma appare come una mera questione
economica che si rifà a rigidi standard, i quali non differenziano
alcuna realtà territoriale.
La strategia regionale
comunque, che non vuole levate di scudi, è iniziata in modo soft.
Ha messo in moto una sottile sfiducia rivelata dall'annuncio letto in
questi giorni, di un riassetto delle strutture sanitarie lasciato
“casualmente” filtrare, il quale però, inconsciamente o meno,
incide sempre più sull'appeal in caduta per i posti di
medicina specialistica da hub, che il territorio ha da
coprire. È noto a tutti che la fiducia rimane l'elemento primario di
un qualsiasi rapporto. Per fare un esempio, se prendiamo uno Stato
africano qualsiasi, pur se ricco di risorse (materie prime e umane),
non riesce solitamente a vivere all'altezza del suo potenziale
economico, perché ritenuto poco affidabile in genere, per la sua
stabilità politica per prima, e dunque ignorato dai mercati
finanziari. Ecco, nel nostro caso, il venir meno della fiducia verso
un luogo di lavoro depauperato nelle sue strutture, ha l'effetto di
accelerare le uscite degli specialisti verso la medicina privata e la
fatica di trovarne nuovi. La risultante di un depotenziamento degli
ospedali come di Belluno ma anche di Feltre, assimilabili ad hub
per la rete territoriale, in qualche modo, aumenta il disagio di chi
vive in montagna e contribuisce allo spopolamento. In buona sostanza
è bene ricordare che l'area Bellunese, per la diversità, in
attuazione della legge regionale 25/2014, ha un suo riconoscimento
che non può essere soltanto un fatto burocratico di attribuzioni
trasferite o da trasferire, senza la sostanza di una sostenibilità.
Sostenibilità che non deve prescindere da una sanità intesa come
rete integrata di servizi che, anziché essere potenziata, con la
ventilata riorganizzazione, corra il rischio di essere svuotata dai
contenuti di ciò che può significare nel complesso di una
specificità territoriale.
Così per ricordare, la
legge 833/78, quella del Servizio Sanitario Nazionale, in attuazione
di uno dei principi della repubblica rivolto alla “tutela
la salute come fondamentale diritto dell'individuo” non può essere
mortificata da una contabilità
ragioneristica, che perde di vista la sua finalità principale che è
la salute dell'individuo. Non a caso l'antico progetto quadro del
1973 suggeriva un parametro addirittura di 7,3 letti per ogni 1000
abitanti, forse meno realistico di quello di oggi (3,7x1000 ab.), ma
certo indicativo di un rapporto meno avaro per tutti.
I disagi nella fruizione
di servizi essenziali, sposta l'inurbamento verso le città più
attrezzate, le città cosiddette metropolitane e, per chi può
permetterselo, verso una sanità privata.
Con la cosiddetta
riorganizzazioni dei servizi sanitari in Veneto, senza aspettare che
nessuno venga a dircelo, è facile rendersi conto che in zona
montana, il declassamento delle strutture esistenti, non solo aumenta
il disagio ma dà anche una mano allo spopolamento.
In un'analisi SWOT, la
rete integrata di servizi sanitari, di buon livello come quella di
Belluno, in una prospettiva di sviluppo socio-economico se mantenuta
e anzi integrata, fa la differenza (come punto di forza) e il piano
strategico, in progress, di cui la Provincia è in attesa, ne
ha necessità.
Sparigliare la rete
sanitaria dolomitica non è solo un danno alla sanità ma più
complessivamente è anche un danno che ha riflessi sulle prospettive
socio-economiche di tutto il territorio bellunese.
Giuseppe Cancemi
giovedì 22 marzo 2018
BELLUNO: ATTENZIONE AGLI ALBERI !
Nell'annunciata
potatura, il Comune si ricordi del patto dei Sindaci
(riduzione
dell'anidride carbonica)
| La questione degli alberi non è solo locale e Italia Nostra se n'è accorta. |
Ci
risiamo. Ogni anno il Comune, comunica il consueto taglio degli
alberi presentandolo come potatura, diventata oramai anche abbondante
capitozzatura tout
court,
come giustificato intervento di manutenzione del verde cittadino. Via
Tiziano Vecellio, nella comunicazione ufficiale del Comune, viene
indicata anche come luogo per una revisione della “salute” degli
alberi e una “messa in sicurezza”, che potrebbe significare,
anzi significa: taglio delle malcapitate piante che risulteranno non
“sane” e/o non “sicure”. A costo di fare “peccato”, come
diceva Andreotti: “quando si pensa male spesso si indovina”,
questi annuali tagli a noi sembrano contraddire la legge n. 10/2013
che si richiama al protocollo di Kyoto per la qualità dell'aria.
L'importante funzione naturale e decorativa che svolgono gli alberi,
ha sicuramente un costo ma la ricaduta in benefici è alta. La
vivibilità in termini di ossigeno e l'immagine del verde che arreda,
sono elementi che mantengono alti salubrità e profilo della città.
Ricordo
all'occorrenza, che Belluno non ha, per esempio, ancora fatto il
censimento degli alberi monumentali e la Regione non si è ancora
attivata con i suoi poteri sostitutivi, al fine di garantire la
tutela delle essenze monumentali in loco.
Temiamo
che Belluno, di questo passo, anno dopo anno sta perdendo la sua
identità di città giardino (niente a che vedere col pensiero di Howard delle "Garden city"). E allora viene il sospetto che è già
stato avanzato da tempo: non sarà che con l'abbattimento sistematico
degli alberi si vuole ridurre nel bilancio comunale la relativa spesa
della manutenzione?
Sarà
scelta economica di una qualche valenza, ma non certamente una scelta
di “salute” e di mantenimento del complessivo decoro urbano, per
i cittadini.
Giuseppe
Cancemi
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venerdì 16 marzo 2018
Amministrare con verità e chiarezza
E dopo le recenti elezioni...
Caltanissetta, profondo Sud, non ha
smentito il risultato nazionale. Anche qui i partiti si sono
classificati come in tutta Italia ma con la specificità scontata del
primo partito mov. 5 stelle, che intercettando alcuni endemici
bisogni della gente si fa carico come in altre parti della Sicilia
della diffusa povertà. Povertà, non come solitamente si intende,
economica, ma che andrebbe distinta nelle sue differenziazioni.
Nel nostro caso, infatti, non si tratta
di una motivazione ascrivibile alla sola economia ma piuttosto ad una
diffusa incapacità di affrontare e gestire l'esistente con
cognizione, tempistica adeguata e impegno, anche a costo di personale
sacrificio. Insomma ciò che non sono mancate e mancano nella
nostra città non sono le occasioni ma piuttosto la capacità di
scovarle e gestirle con cognizione di causa. Da tempo, oramai, i
Comuni per effetto del cosiddetto patto di stabilità hanno bilanci
non soddisfacenti per i bisogni dell'ente amministrato, debbono
attingere ai finanziamenti nazionali ed europei concorrendo ai vari
bandi ad hoc e, dunque, debbono avere capacità di intercettare ciò
che viene pubblicato da questi.
Per fare qualche esempio, vivendo in
altra città io che sono nisseno, ho l'occasione di paragonare ciò
che accade in loco con quello che si fa a Caltanissetta in merito
alla ricerca di finanziamenti col meccanismo dei bandi. Non di rado
osservo, che Belluno nella partecipazione ai detti bandi non ne manca
uno, mentre lo stesso non accade per la mia città di origine. E
questo fa nascere in me un dubbio: perché mai non partecipa anche
Caltanissetta? Non avrà progetti nel cassetto o non è in grado di
produrne nuovi ed appositi?
Ultimamente a livello nazionale è
stato pubblicato un bando di finanziamento per città metropolitane e
capoluoghi che avessero presentato dei progetti
per la “riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie”.
Caltanissetta lo ha fatto e si è classificata al 49° posto,
ottenendo 7.787.874 €, nulla da eccepire si direbbe, ma come mai
tanti altri capoluoghi, siciliani e non, anche con meno abitanti,
hanno ottenuto 18 milioni (tetto massimo) o poco meno?
Il Comune di Belluno, per esempio,
città sempre ai primi posti nelle classifiche di vivibilità, con i
18 milioni ottenuti ha molti progetti pronti e già discute con i
cittadini delle scelte progettuali fatte, proprio in questi giorni.
Per questa stessa opportunità, correggetemi se sbaglio, a
Caltanissetta non si intravede e non si sente nulla. Perché?
Mi chiedo quali progetti avrà
presentato per ottenere così poco col bisogno che c'è in città.
Speriamo che almeno la ricaduta dei progetti abbia saputo
interpretare il “materiale e l'immateriale” delle scelte. Insomma
se c'è nel quadro sistemico della città, un nesso tra quanto si
vuole riqualificare e l'utilità e/o i bisogni dei cittadini utenti,
nonché tanti altri progetti per la città non presentati ma pronti
per altri finanziamenti. Con l'occasione non posso fare a meno di
ricordare il centro storico abbandonato al degrado e domando: nella
riqualificazione, è compreso quest'ultimo?
A giudicare dai social Caltanissetta
appare vivace e propositiva, ma si ha anche la sensazione che tutto
ciò che viene mostrato è solo apparenza. Si levano voci che si
vuole dare un'ospitalità dignitosa ai profughi con la caserma “
Capitano Franco” ma non mi sembra che alcuno abbia fatto passi per
chiedere al demanio la cessione di proprietà verso l'ente locale.
Belluno, anch'essa città italiana, ha in corso un paio di
trattative, quasi concluse, in cui il demanio cede la proprietà di
alcune caserme e spazi annessi al Comune.
Sempre attraverso i social si fa un
gran parlare di cultura, e Caltanissetta ha tutte le carte in regola
per fare della cultura un business, ma non mi sembra che si siano
intercettate tutte quelle risorse europee, siciliane e nazionali che
in questi anni sono state messe su pubblico bando.
Lo scrittore Carofiglio in un suo
ultimo libro, interessante perché attraverso una conversazione
induce a riflettere su politica e verità. Citando qualche aforisma o
fatto accaduto vuole significare che i “volontari”, nei
cataclismi, per aiutare gli altri debbono mettere “i piedi nel
fango” citando un pensiero di Orwell per i politici realisti.
Riferendoci al nostro contesto può significare anche per noi una
riflessione: dalle difficoltà bisogna saperne trarre consapevolezza
se si vuole incidere e migliorare le cose.
Ai miei conterranei che si occupano di
politica, la cui azione incide sulla sorte di altri cittadini, vorrei
dire, da comune cittadino, che verità e chiarezza alzano il livello
sia della comprensione che della condivisione.
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Politica
Il partigiano "Ciro" - Caltanissetta/Belluno
IL
PARTIGIANO SALVATORE CACCIATORE DETTO “CIRO”
CHI
ERA “CIRO”
(dalla
recensione del libro di Enzo Barnabà)
La
Jugoslavia e i Paesi nati dalla sua frammentazione, la seconda guerra
mondiale, la memoria e la lotta partigiana per la liberazione
dell’Italia dal nazifascismo sono i temi centrali di questo fine
lavoro di ricerca raccontato in veste di romanzo storico. Al centro
della vicenda c’è la figura del partigiano Salvatore Cacciatore,
nome di battaglia “Ciro”, giovane siciliano che lasciò il
seminario poco prima di prendere i voti per andare a combattere in
Africa, poi a Pordenone. Dato per disperso in Russia, tra il 1943 e
il 1945 combatte invece nelle file partigiane e viene impiccato ai
lampioni della piazza centrale di Belluno con tre compagni di lotta.
È il 17 marzo 1945 e da allora quel luogo ha preso il nome di Piazza
dei Martiri. In questo libro c’è la sua storia, quella del
movimento di liberazione nel Nord Italia e le vicende di un figlio
alla ricerca del padre.
“È la nostra storia, quella narrata in questo ottimo libro. Da Milano a Dubrovnik, dalla Sicilia a Roma, dalla Carnia alle Dolomiti. Per finire sui lampioni di Piazza dei Martiri a Belluno. Quella storia in cui uno dei capi della Resistenza, le cui fila in montagna s’ingrossavano di giovani smossi dall’appello di Concetto Marchesi all’Università di Padova, aveva il volto di un ragazzo siciliano”. (Luca Barbieri)
“È la nostra storia, quella narrata in questo ottimo libro. Da Milano a Dubrovnik, dalla Sicilia a Roma, dalla Carnia alle Dolomiti. Per finire sui lampioni di Piazza dei Martiri a Belluno. Quella storia in cui uno dei capi della Resistenza, le cui fila in montagna s’ingrossavano di giovani smossi dall’appello di Concetto Marchesi all’Università di Padova, aveva il volto di un ragazzo siciliano”. (Luca Barbieri)
Con l'occasione si ricordano alla città alcuni ...
Altri uomini della resistenza di
Caltanissetta e provincia
Pompeo Colajanni “Comandante Barbato”
Nato a Caltanissetta il 4 gennaio 1906, morto a Palermo nel 1987, avvocato.“ ufficiale di complemento di cavalleria durante la seconda guerra mondiale, subito dopo l'8 settembre del 1943 organizzò in Val Po, presso Borgo San Dalmazzo, con i suoi soldati, altri ufficiali e civili, una delle prime bande partigiane (il distaccamento garibaldino "Pisacane"), da cui si sarebbero poi sviluppate, brigate, divisioni e raggruppamenti di divisioni. Il nome di "Barbato", divenuto comandante della VIII Zona (Monferrato) e vicecomandante del Comando militare regionale piemontese, divenne presto leggendario per le imprese delle formazioni al suo comando e per la competenza militare.“
Gaetano Butera
Caduto
Medaglia d'Oro al Valor MilitareSalvatore Auria
-
Caduto
Medaglia d'Argento al Valor Militare
Salvatore Jannello
Perseguitato
Politico
Leonardo Speziale
Perseguitato
Politico
…
Belluno,
17 marzo 2018
domenica 17 dicembre 2017
ALTA BUROCRAZIA, SPAZI INDECISI e DECISI DIRADAMENTI IN CENTRO STORICO
L'OCCASIONE DI UNA DIRIGENZA CHE SI RINNOVA
Leggo di una “dirigenza”, nel Comune di Caltanissetta, che sta cambiando, ma mi sembra che nella stipula contrattuale ci si stia orientando secondo un contratto già visto. Mi sbaglierò, ma non vi sono articoli che in qualche modo richiamino il cosiddetto “decreto Brunetta” il quale, introduce una nuova disciplina negli incarichi dirigenziali degli enti locali. Tale normativa, ripresa relativamente recentemente, prevede in ordine a indirizzo politico-amministrativo (raggiungimento degli obiettivi) e nelle funzioni (responsabilità dirigenziale), la possibilità che gli incarichi dirigenziali possono essere revocati. Motivazioni assai importanti perché stabiliscono una responsabilità oltre che per riflesso esecutivo politico-amministrativo anche e complessivamente dirigenziale. In buona sostanza il Comune, in questo momento di nomine, ha una buona occasione per migliorare i servizi comunali per la cittadinanza. Ebbene, la sfrutti!
Giuseppe Cancemi

Così, tanto per capire, proverei non con “i conti della spesa” ma con “i conti della serva”.Di 500 mila euro (100% della spesa) concessi dalla Regione si sono spesi: il 72% per espropri; il 14% per demolizione e il rimanente 14% per la progettazione. Non sono stati completati i lavori, si dice, per mancanza di denari. Ora, tralasciando la demolizione che quando necessaria ha un suo costo, dunque relativamente insindacabile, meritano una qualche riflessione gli espropri e la progettazione. L'uomo della strada direbbe subito che con 430 mila euro degli espropri si potevano fare tante altre cose, ma questa potrebbe essere tutta un'altra storia. L'appendice dei 70 mila euro attribuiti alla progettazione sono quelli che potrebbero interessare di più, visto che non sono bruscolini.
A volere guardare meglio al perché “... il Comune non ha le somme necessarie per finanziare i lavori necessari”, si potrebbe dire che sorgono spontanee più domande.
Ma scusate, nel progetto non c'erano un calcolo sommario di spesa, un computo metrico estimativo, un quadro economico, un piano economico e finanziario di massima, un cronoprogramma, etc. etc.?
Si sapeva o no che sarebbero mancati i denari per completare il lavoro?
E se si sapeva, perché precipitarsi alla demolizione senza un futuro per quel diradamento?A volere guardare meglio al perché “... il Comune non ha le somme necessarie per finanziare i lavori necessari”, si potrebbe dire che sorgono spontanee più domande. Ma scusate, nel progetto non c'erano un calcolo sommario di spesa, un computo metrico estimativo, un quadro economico, un piano economico e finanziario di massima, un cronoprogramma, etc. etc.? Si sapeva o no che sarebbero mancati i denari per completare il lavoro? E se si sapeva, perché precipitarsi alla demolizione senza un futuro per quel diradamento?A volere guardare meglio al perché “... il Comune non ha le somme necessarie per finanziare i lavori necessari”, si potrebbe dire che sorgono spontanee più domande. Ma scusate, nel progetto non c'erano un calcolo sommario di spesa, un computo metrico estimativo, un quadro economico, un piano economico e finanziario di massima, un cronoprogramma, etc. etc.? Si sapeva o no che sarebbero mancati i denari per completare il lavoro? E se si sapeva, perché precipitarsi alla demolizione senza un futuro per quel diradamento?
Giuseppe Cancemi
BANDO RIQUALIFICAZIONE ...
Ai sensi dell’art. 1 del citato DPCM, i progetti dal numero 1 al numero 24 sono finanziati con le risorse di cui all’art. 1, comma 978, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, mentre gli altri ulteriori progetti, quindi anche quello del Comune di Caltanissetta, 49° posto su 120, saranno finanziati con le risorse che saranno successivamente disponibili.
Il 2/01/2017 è stata inviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai Comuni la comunicazione del finanziamento dei progetti candidati al “Bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie...”.
Quel Bando Periferie, lanciato dal Governo nel maggio 2016 con una dotazione iniziale di 500 milioni di euro, ha potuto finanziare tutti i 120 progetti presentati, a seguito di una aggiunta di finanziamento di 2,1 miliardi di euro pervenuti dalla Legge di Bilancio 2017.
I Comuni hanno avuto tempo fino al 28 febbraio 2017 per presentare i progetti esecutivi.
Caltanissetta, l'ha fatto?
Giuseppe CancemiIl 2/01/2017 è stata inviata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai Comuni la comunicazione del finanziamento dei progetti candidati al “Bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie...”.
Quel Bando Periferie, lanciato dal Governo nel maggio 2016 con una dotazione iniziale di 500 milioni di euro, ha potuto finanziare tutti i 120 progetti presentati, a seguito di una aggiunta di finanziamento di 2,1 miliardi di euro pervenuti dalla Legge di Bilancio 2017.
I Comuni hanno avuto tempo fino al 28 febbraio 2017 per presentare i progetti esecutivi.
Caltanissetta, l'ha fatto?
SPAZI INDECISI !
L'esercizio
distruttivo che in questi ultimi tempi ha caratterizzato
l'amministrazione attiva, solleva l'antica questione di un potere
arrogante e di un popolo che lo sfida in punta di "penna".
La satira è la sola arma letale che al potere brucia. Ma purtroppo
però, questa, per i nostri eroi di palazzo del Carmine, non sembra
essere più il mezzo che possa scalfirli.
Ma non è questo che
interessa!
Basta che, forse, siamo
anche in presenza di una nuova specie di politici, un po' in ritardo
per la verità, e al contrario, rispetto a quelli che nel 2010 hanno
cominciato ad occuparsi di spazi indecisi, quali i luoghi
abbandonati, disabitati, dismessi o de-antropizzati. Ecco, chi ha
cominciato con questi siti da rigenerare si ponevano interrogativi
sul passato, sul presente e sul futuro, abbracciando gli aspetti sia
fisici che della mente. Ai nostri amministratori, invece, è bastato
e basta solo il dover cancellare ogni traccia dei luoghi dove si è
intervenuto, così, tanto per creare nuovi SPAZI INDECISI che non
hanno voluto o saputo ricercare nel nostro territorio.
Giuseppe Cancemi
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domenica 26 novembre 2017
La via dell'autonomia...
VIVA SAPPADA !
La vicenda di Sappada, che da Comune appartenente alla regione Veneto passa con il Friuli Venezia Giulia, potrebbe essere un precedente che può innescare un processo di riorganizzazione territoriale assai complesso, e dunque difficile da gestire, in una Italia che ha ben altre difficoltà da affrontare e superare. Attenzione però, a non dimenticare il fermo principio dello Stato unitario sancito dall'art. 5 della Costituzione, la cui impronta non è e non può essere negoziabile.
Per restare all'evento
locale, preliminarmente trovo che il programmato incontro in casa
bellunese, si presenta con un linguaggio non consono ad un partito
non certo “populista”. Persino i termini virgolettati di fuso
hanno uno stilema che non appartiene alla sinistra. L'interrogativo:
“Provincia di Belluno: Una
polveriera pronta ad esplodere?” poi, appare persino un eccesso nel
richiamare a raccolta quella Comunità che forse, alla fine
si è sentita tradita da un gioco delle parti. Una contesa che ha
fatto una qualche confusione tra due distinte funzioni come autonomia
e decentramento che possono essere esercitate dai territori.
Non dimentichiamo che lo
spirito secessionista che aleggia sul Veneto, è sempre presente e
può avere spinto anche gli animi di chi, per appartenenza partitica,
faceva argine ma in fondo condivideva lo scisma vagheggiato per anni,
da un egoismo quasi tribale mai tramontato. Lo spartiacque tra
l'affidamento delle decisioni legislative dello Stato alla P. A.
locale e la potestà legislativa di alcune materie che si sposta nel
potere locale è molto sottile, e per questo si è creato un facile
terreno per un sentimento su cui ha avuto gioco l'equivoco. Ma è
bene dirselo, la vera differenza che ha scaldato l'anima dei
“traslocatori” possiamo ascriverla alle aspettative economiche
del Comune di Sappada e della regione Friuli Venezia Giulia. Più
che un matrimonio di amore, bisogna riconoscerlo, sembra essere stato
un matrimonio di interesse. Si aspettano entrambi più risorse
economiche. Ma a danno di chi?
Evviva la solidarietà
nazionale e la sussidiarietà!
Giuseppe Cancemi
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martedì 24 ottobre 2017
LA POLITICA NON SEMPRE DEVE ASSECONDARE IL "POPOLO"
Eppure, la provincia bellunese, se guarda nel “suo giardino” con maggiore attenzione, potrebbe notare che, per esempio, nell'area agordina esiste un modello di economia che, forse, solo chi non è veneto, apprezza moltissimo. Basta soffermare l'attenzione su una industria locale di quell'area che è un esempio, il quale, per le sue scelte, ricorda il noto e decantato modello Olivetti. Un'esperienza importante di organizzazione aziendale per il suo articolato sistema sociale che si narra ogni volta che si parla di sostenibilità e welfare aziendale.
La politica locale, prima di affrontare inconsapevolmente fuori dal “proprio giardino” soluzioni di sviluppo economico, da ricercare negli altri, deve sapere meglio di quali risorse locali dispone. Anche il solo modello di sviluppo di un'area già sviluppata e l'indotto che ha generato, sono elementi culturali che hanno un peso maggiore, di una semplice rivendicazione riconducibile ad una appartenenza territoriale, ritenuta più “ricca”. Non sono solo i mezzi finanziari che fanno la ricchezza di una Comunità se non c'è cultura, se non c'è sapere.
Belluno e la sua provincia hanno tutto. Si tratta solo di avere maggiore stima di quello che si ha e di saperlo gestire.
Giuseppe Cancemi
NUOVE CASE POPOLARI E REVISIONE DEL PRG
Social housing: autocostruzione edilizia assistita a Caltanissetta. Si può fare?
Case a 15 euro al mese. Solo propaganda? No verità! Dirò dopo chi sta realizzando case, dove, come e con questi costi.
Intanto,
penso che con i metodi fin qui adottati per costruire case popolari,
non si è avuta una risposta vera al bisogno di alloggio. Risorse
sottratte ai lavoratori non bastevoli e gestione degli immobili
realizzati utile a mantenere in vita solo gli stessi uffici preposti
all'edilizia popolare. L'idea dell'autocostruzione come risposta alla
casa in Italia, al Nord qualcuno ha provato a sperimentarla. Sono
stati anche scritti libri in materia, per esempio quello di M.
Bertoni, “Autocostruzione
associata ed assistita in Italia”
come modello di housing
sociale. Ma la sperimentazione ancora non risulta replicata in altre
realtà. Chi ci ha provato e ci prova ancora comunque, resta ancora
un'élite tutta di professionisti e di associazioni ambientaliste.
Anch'io, nel mio piccolo ho provato, in passato, a pensare che è
possibile costruire case a basso prezzo con il duplice obiettivo di
soddisfare un bisogno primario abitativo e di creare lavoro, oggi più
che mai, necessari e urgenti per Caltanissetta. Ma la pre-condizione
da me pensata, rimaneva sempre quella di un'amministrazione della
città che se ne facesse carico. La mia idea, in poche parole, era
quella che il Comune istituisse un ufficio casa, per gestire
terreni, aree e costruito a partire del pur piccolo patrimonio
comunale al fine di avviare un circolo virtuoso di lavoro, recupero,
riuso a guida tecnica e maestranze fornite dal Comune. Da noi non è
accaduto e non accade niente di tutto questo. In Spagna invece
qualcosa di simile lo ha messo già in atto un piccolo Comune:
Marinelda (nella figura in basso) in Andalusia con 2.708 abitanti nel 2008.
Il loro schema operativo si fonda sempre sulla proprietà comunale, che viene ceduta gratuitamente all'autocostruttore. Una convezione con il governo regionale, permette di fornire il materiale acquistato, occorrente per la costruzione e consegnarlo a chi autocostruisce. Una guida con maestranze e consulenze tecniche aiuta, orienta e segue il progetto della casa, anche questo offerto gratuitamente; gli stessi autocostruttori, determinano in assemblea la quota mensile da pagare, per diventare proprietari dell'abitazione che stanno costruendo.
Il loro schema operativo si fonda sempre sulla proprietà comunale, che viene ceduta gratuitamente all'autocostruttore. Una convezione con il governo regionale, permette di fornire il materiale acquistato, occorrente per la costruzione e consegnarlo a chi autocostruisce. Una guida con maestranze e consulenze tecniche aiuta, orienta e segue il progetto della casa, anche questo offerto gratuitamente; gli stessi autocostruttori, determinano in assemblea la quota mensile da pagare, per diventare proprietari dell'abitazione che stanno costruendo.
E
se Caltanissetta provasse a mutuare qualcosa di simile?
L'occasione
della revisione del Piano Regolatore è una opportunità che non
bisogna disperdere. Certo a leggere ciò che dichiarano gli “addetti”
(politici e tecnici) come anteprima per il PRG è scoraggiante.
Partire dalle “attività edilizie pianificate e realizzate” come
dichiarato dall'Assessore alla vivibilità e alla viabilità non fa
ben sperare. Si ricomincia a ragionare ancora dalle “cose” e non
dalle “persone”.
Una città di frontiera come adesso è Caltanissetta, per prima cosa andrebbe sondata nella sua popolazione in termini sociologici per poi stabilire senza tentennamenti che bisogna recuperare, risanare, ricucire e rigenerare ma senza consumo di suolo.
Una città di frontiera come adesso è Caltanissetta, per prima cosa andrebbe sondata nella sua popolazione in termini sociologici per poi stabilire senza tentennamenti che bisogna recuperare, risanare, ricucire e rigenerare ma senza consumo di suolo.
L'Amministrazione
in carica, avrà il coraggio e la forza di invertire le tendenze
replicanti di ciò che si è fatto e si vuole continuare a fare,
noncuranti che la cultura cambia, il mondo cambia mentre noi
continuiamo a collocarci sempre fuori dall'orbita?
Giuseppe
Cancemi
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sabato 16 settembre 2017
Belluno e la riqualificazione 2
↙LA GIUNTA MASSARO 2.0 PONTIFICA... E GLI ALTRI STANNO A GUARDARE
La Giunta Massaro 2.0 sa spendersi bene, specie nei passaggi frequenti che fa attraverso i media. Anche stamattina sul Corriere delle Alpi si parla di una nuova piazza e tre palazzine dell'immobiliare Filù in uno spazio del vecchio ospedale. La propaganda di “regime” si inserisce in quella che sembra una, diciamo, più “speculazione immobiliare” che non una riqualificazione. Il Comune, da quella stampa, viene inserito come “partner” con il suo “Progetto Belluno”, il quale, quest'ultimo, sembra essere diventato come le vacche di Mussolini. Ad ogni occasione di tipo edilizio, entra come progetto di
riqualificazione e si attribuisce una spesa facente parte
degli sbandierati 18 milioni della riqualificazione urbana. Anche qui
si fa intendere che gli euro sono quasi in arrivo ma si tace il
fatto che nella graduatoria dei cosiddetti vincitori, Belluno occupa
il 50° posto. Il finanziamento non è così vicino come si vuol fare
credere, a marzo di quest'anno sono stati finanziati solo 24 Comuni,
mentre per gli altri si dice che: “Gli
ulteriori progetti saranno finanziati con le risorse che saranno
successivamente disponibili“.
Ma a parte ciò, a giudicare da qualche servizio e/o spazio che sarà
riservato per il Comune, l'operazione “filù” si presenta più
come edilizia contrattata che non come “riqualificazione”.Infatti,
viene da domandarsi ma gli standard residenziali del D. I. n.
1444/1968, da parte del Comune, sono stati verificati?E
per lo zoning del PRG quell'area non è zona A? La soprintendenza
cosa dice?
E
come la mettiamo con l'ultima legge regionale n.14/2017 sul consumo
di suolo?
Giuseppe Cancemi
giovedì 7 settembre 2017
Belluno e la riqualificazione 1
PIAZZA CASTELLO: I SEGNI DELLA RIQUALIFICAZIONE
Dei lavori di Piazza Castello che sono
stati discussi giorni fa, non vi è stata eco, come solitamente
accade non appena si manifestano i segni di un cambiamento in città.
Da un rigoglioso giardino, anche se un po' trascurato, siamo passati
ad uno spoglio anonimo angolo in piazza Castello, dal terreno
circostante incolto, al momento, e un tratto di marciapiede in terra
battuta (dai cittadini in transito!). Quel cantiere a cielo aperto e
non altro ha destato un qualche disappunto che si è smorzato presto.
Chi non ha trovato apprezzabile quel lavoro, citando lo spirito
dell'originario progetto
dell’architetto bellunese Alpago Novello
è stata una nota associazione nazionale. Chi, invece, ha provato a
difendere la nuova immagine è stato un altrettanto noto, localmente,
ex consigliere comunale di passate amministrazioni. Ma in ogni caso
stiamo parlando di un'opera di "riqualificazione del centro
urbano" con finanziamento comunitario.
Effettivamente,
l'immagine che ha adesso quella piazza delude la fondante idea
progettuale d'insieme che intendeva fondere compositivamente,
l'immagine dei resti dell'antico castello animata da un giardino,
con il palazzo delle poste, espressione della cultura architettonica
del razionalismo italiano del ventennio fascista.
La cosiddetta
riqualificazione non è certo il massimo, e con l'attuale aspetto
spoglio non sembra rafforzare la qualità delle funzioni, come
promette il cartello di cantiere, con in bella mostra la scritta
Regione Veneto e a seguire: l'Unione Montana e poi i comuni di
Belluno, Ponte nelle Alpi e Tambre tutto a spese di un
cofinanziamento europeo. Insomma, sembrerebbe che l'opera per il
largo coinvolgimento della committenza e dei tecnici realizzatori
debba rappresentare il risultato di un impegnativo progetto condiviso
e partecipato. I dati però, nessuno me ne voglia, non sembrano
accordarsi con le premesse.
In meno di 100 mq
di superficie, con dei ruderi che occupano un terzo dello spazio e
due terzi sono di nudo terreno, udite... udite sono impegnati 10
diversi fior di professionisti (tra architetti, ingegneri e un
geologo). Il budget per i lavori è di 773 mila euro come dire 8-12
mila euro per mq.
L'opera,
sorprende anche, per la sospettosa "scacchiera" in ferro
arrugginito prospiciente il rudere, comparsa in questi giorni, che
sembra già degradata prima del tempo. Ma nessun patema, tutto sotto
controllo. Trattasi di un materiale di moda che alcune città
mostrano già da qualche tempo (Spagna, per esempio) per fioriere,
opere d'arte e altri oggetti che si pensa debbano durare nel tempo.
In fondo questo materiale, può sembrare discutibile, forse, per un
nostro retaggio da immaginario collettivo che in tutti questi anni ci
ha fatto percepire la ruggine come indiscutibile segno di decadimento
dei metalli ferrosi. Ma questo Cor-Ten (così si chiama) è un
metallo brevettato per resistenza meccanica e durabilità nel tempo.
L'ossido temuto, in questo materiale, si arresta in superficie e ne
impedisce la conosciuta corrosione del ferro.
Comunque,
l'immagine di un piccolo gradevole giardino, che a distanza di un
anno dall'inizio dei lavori, con quello che costerà alla
collettività, nel suo apparire un cantiere fantasma che si trasforma
lentamente, senza lasciare trasparire dove sta la “riqualificazione
degli spazi urbani”, non si può sottacere.
martedì 5 settembre 2017
Caltanissetta e le facili demolizioni
ATTENZIONE ALLE DEMOLIZIONI FACILI!
Mi chiedo e chiedo, che fine farà l'ex distributore di via Sallemi (incrocio "Grazia") la cui forma architettonica, da non sottovalutare, ricorda opere importanti come la stazione Termini di Roma o lo stadio di Padova e altri ancora sempre per l'ardita pensilina?
Non potrebbe essere restaurato e reso fruibile, per esempio, per la pro loco di Caltanissetta, come reception?
Non potrebbe essere restaurato e reso fruibile, per esempio, per la pro loco di Caltanissetta, come reception?
E
LE ISTITUZIONI STANNO A GUARDARE
Ecco
che ancora una volta si presenta alla comunità nissena un altro
immobile che nell'immaginario collettivo rappresenta un pezzo di
storia della Città. Gli anni cinquanta di quel distributore, sono
per la città quelli che oggi si ricordano come gli
anni
del boom economico. Peggio ricordati, più tardi, come quelli de "le
mani sulla città", mutuando il titolo del noto film di
Francesco Rosi. A quel tempo la Soprintendenza non esisteva e i primi
scempi si sono fatti nella via delle Medaglie D'Oro, a scendere verso
il cimitero, e in via Re d'Italia, con insensati diradamenti.
L'istituzione della Soprintendenza, fortemente richiesta da Italia
Nostra, di qualche decennio fa, è servita sì a disciplinare (molto
moderatamente) gli interventi sul centro storico degli anni a
seguire, ma non li ha arrestati. Nel frattempo il Comune, con il suo
immobilismo proverbiale ha lasciato che il cuore della città si
degradasse giorno dopo giorno.
Siamo
oramai agli scampoli. Le ultime tracce, di un vissuto che racconta,
vengono facilmente cancellate e mentre si compiono gli ultimi scempi
le istituzioni stanno a guardare. Il Comune non esercita il suo
potere di discernimento e la soprintendenza, nel silenzio ufficiale,
lascia solo trapelare un "vorrei ma non posso".
Un
occhio al PRG vigente per conoscere se il "casotto" è
compreso in zona A, diventa un'impresa impossibile. Le planimetrie
sono illeggibili. Non posso fare a meno di notare che la trasparenza
dei rispettivi siti di Comune e Soprintendenza ha un basso livello.
Non a caso "la Bussola", che non è quella nota dove
cantavano le star degli anni '60, ma quella della trasparenza dei
siti web delle PA per entrambe le istituzioni: una non la conosce e
l'altra quasi. Per il Comune diciamo che la trasparenza, ai fini del
Decreto legislativo n.33/2013, è al 5% degli adempimenti di
rispondenza, pari a 4 su un totale di 68, mentre la Soprintendenza è
totalmente sconosciuta. Entrambi i siti, in perfetta sintonia di
disprezzo per l'utente della città: "io so io e voi non siete
un c...o".
Chi
si dovrebbe occupare della tutela delle cose immobili, compreso
l'esame di tutte le questioni urbanistiche relative ai piani
regolatori, facendo trapelare che non sono trascorsi i canonici 50
anni per potere vincolare il bene, dice il vero. Trascura però,
l'istituto del vincolo indiretto che tutela
anche i caratteri del contesto.
Infatti,
assicurando attraverso le prescrizioni anche le aree e/o gli edifici
circostanti, che possono non essere necessariamente confinanti,
si mantiene
quell'integrità, quella prospettiva, quella luce che unitamente alle
condizioni d'ambiente tutelano il complessivo decoro di un luogo che
ha carattere storico.
Il
Comune, la cui attività non sembra essere quella di motu proprio ma
sempre per iniziative di altri, nel nostro caso un decreto
ministeriale che intima la bonifica di un sito, non sembra volersi
assumere alcuna responsabilità del soprassuolo.
Due
istituzioni, stessa voglia di non impelagarsi in qualcosa che poi,
alla fine, potrebbe dare alla città un segno di speranza.
Giuseppe Cancemi
Giuseppe Cancemi
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