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giovedì 21 giugno 2012

COME E PERCHE' RESTAURARE LA "GABELLI"


L’intestazione della scuola al pedagogista filosofo “Gabelli” mi dà La motivazione per interloquire sul progetto di ristrutturazione realizzato dell’ITIS “Segato”  che fa discutere i bellunesi.  Non è un caso che quell’edificio  sia stato denominato Aristide Gabelli.  La titolazione di quella scuola ha un riferimento preciso nell’innovatore della scuola primaria di un’Italia risorgimentale appena unita. Rivoluzionario nel confutare il nozionismo, con un apprendimento liberatorio  dell’essere. Precursore della filosofia pedagogica e didattica, relativamente recente, dell’americano John Dewey.
Dunque, la scuola Gabelli non può tradire lo spirito dell’organizzazione scolastica che è impressa in quei muri che la rappresentano.  Progettare la  ristrutturazione di un  “contenitore”  di tale “peso” sociale e culturale si può ma con una certa prudenza. Lo spirito che aleggia sulle opere dell’uomo, come l’edificio dell’elementare “Gabelli”,  deve tenere conto non solo dell’umanità che lo ha attraversato e dei  vincoli tecnico-urbanistici ma soprattutto della dimensione culturale che l’opera rappresenta. Il progetto non è una mera operazione tecnica.
L’esercitazione pratica di progettazione applicata ad un edificio scolastico come il Gabelli, fatta dall’ITIS “Segato”, è un segnale forte di sollecitazione per la competente amministrazione  locale, un contributo didattico  e un elemento di confronto culturale con gli operatori del settore edilizio, per i suoi suggerimenti esemplificativi di progettualità orientata al sostenibile.
Volendo elencare alcuni vincoli da cui muovere per un restauro con criteri di bioarchitettura e dunque ecosostenibile, bisogna prioritariamente stabilire quale sarà la destinazione d’uso del “prodotto finito”. Qui, senza alcun dubbio la destinazione non può che essere quella di una scuola primaria e/o per l’infanzia. Esiste una relazione di continuità per alcuni semplici motivi che sono il reale vincolo: standard residenziali da PRG; tempi di percorrenza (isocrone, da casa a scuola) in base all’età; rapporti volumetrici: vuoto/pieno (corpi edilizi, giardino) maggiormente idonei per quella fascia d’età dell’utenza.
Un secondo vincolo di tipo ecologico-economico-gestionale va letto in termini di input/output energetico nella realizzazione.
Un terzo tipo di vincolo sempre di natura  ecologica, viene imposto da una crisi idrica che sta diventando sempre più endemica, e  riguarda il risparmio nei consumi d’acqua potabile.  
Nel complesso, la sfida che ci pone il restauro  della Gabelli - perché restauro deve essere - in chiave moderna di adeguamento funzionale, tecnico e tecnologico, comporta un aggiornamento di parametri riconducibili a confort ambientale interno ed esterno con raffrescamento  passivo, tecnologie di ottimizzazione dell’energia, protezione dalle radiazioni magnetiche, sicurezza sismica, autonomia energetica, multifunzionalità e condivisione, uso di cemento fotocatalitico (per l’abbattimento degli inquinanti organici e inorganici presenti nell’aria), verde e fito-depurazione delle acque, ecc.
Ecco! Sono questi gli elementi che dovranno essere messi in gioco nella sfida che trovo stimolante nel lavoro che vuole sollecitare l’ITIS “Segato”.
Il “metodo scientifico”, come principio, propugnato dal positivista Aristide Gabelli, simbolicamente, può orientare quella metodologia del fare che delle austere mura di una scuola già appartenuta ad una filosofia dell’impegno didattico compassato,  si possa ottenere una scuola confortevole e  gioiosa.
Dunque restauro nella sua complessità per la Gabelli e non semplice maquillage più o meno funzionale!
Un‘immagine, per dirla con Dewey , che sia “percezione operativa dell’efficienza dell’oggetto estetico” e non rappresentazione di un modernariato senz’anima.

Giuseppe Cancemi

venerdì 8 giugno 2012

Belluno città splendida! ... E la notte?


PIANO PER IL CONTENIMENTO DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO
Può sembrare stravagante o inutile parlare di inquinamento luminoso, tanto siamo abituati a vivere in mezzo alle pressoché costanti  “luminarie” cittadine - quasi a volere scacciare il buio naturale della notte a favore del giorno - trascurando che  nell’immaginario collettivo l’alternarsi del giorno e della notte scandiscono il nostro ritmo circadiano.
  Il “Piano dell’illuminazione per il contenimento dell’inquinamento luminoso (PICIL)” - delle, relativamente, recenti norme della l. r. n.17/2009 - la cui richiesta per ottenere contributi va inoltrata alla regione entro il 31 maggio di ogni  anno - all’art. 5  prevede che dopo tre anni, dall’entrata in vigore della legge, i comuni debbono redigere il citato piano.

  L’esigenza che fa ripensare all’illuminazione cittadina in verità la si propone non tanto perché siamo così attenti agli effettivi disturbi che l’illuminazione notturna provoca in ambiti urbani/exraurbani in rapporto alla riflessione della luce sui beni architettonici, storici,  naturali e visione della cupola stellare, ma piuttosto perché mossi da una più accurata gestione in termini economici e revisione dei nuovi parametri illuminotecnici. Il piano è conseguenziale alle precedenti "Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso",  legge regionale n. 22/97 (oggi abrogata), che può dirsi antesignana in Italia. 

  Belluno, con i quadri elettrici volanti in Piazza dei Martiri, i corpi illuminanti forse non tutti a risparmio energetico,  l’illuminazione stradale per qualità luminosa non adeguata completamente a sicurezza e circolazione e, non ultimo,  il panorama dolomitico sotto le stelle, che forse necessita con urgenza di disporre di un suo piano per favorire ritmi di vita ed equilibri ecologici alle specie animali e vegetali.

  In tempi in cui già le famiglie hanno cominciato a sostituire le proprie fonti di illuminazione per contenere il consumo energetico anche la pubblica amministrazione deve fare la sua parte. Dunque non solo deve porsi obiettivi di economia energetica ma deve anche redigere un piano orientato a contenere l’inquinamento luminoso, armonizzare l’illuminazione con le scelte urbanistiche, tutelare il cielo stellato e i beni paesistici alla luce di tutti gli adempimenti alle norme UNI, CEI e Codice della Strada.

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Qualche dato nazionale per aiutare a comprendere quanto sia ragionevole pensare di rivedere l'illuminazione esistente.