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giovedì 17 maggio 2012

Caltanissetta ...


 

  Tra civiltà contadina e civiltà dello zolfo



Lo spazio politico, amministrativo ed economico nel quale urbanisticamente Caltanissetta si evolve tra civiltà contadina e dello zolfo si può attribuire a  periodi definiti, caratterizzati da un solo emergente e dirompente fenomeno: la Rivoluzione industriale. Un fenomeno che trasforma tutto in poco tempo, in agricoltura, nei trasporti, nella manifattura, nella finanza, nelle innovazioni e nelle scoperte tecniche e tecnologiche, insomma, in una concomitanza di fatti e fenomeni che  con la loro eccezionalità concorrono all’affermazione di una nuova società.
Il primo periodo politico-economico che ci interessa, in cui Caltanissetta comincia a trasformarsi sensibilmente, è dato dall’amministrazione pre-unitaria,  “aristocratica”,  con la dominazione della famiglia Borbone.
Con questa famiglia, Caltanissetta, per la sua fedeltà, diventa una delle 7 capovalli di Sicilia con i distretti di Piazza Armerina e Terranova (Gela) e sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale. Riconoscente, e per rimanere la fedelissima,  non parteciperà ai moti rivoluzionari contro la stessa famiglia Borbone, subendo, per questo (nel 1820), stragi e saccheggi dai comuni del suo entroterra (San Cataldo, Villalba, etc.) che da questa dominazione si sentivano oppressi.
Nel periodo borbonico ha inizio la trasformazione del feudo, così come avviene in altre parti d’Europa,  da mezzo per produrre valori d’uso  a mezzo per ottenere denaro. I rapporti feudali basati sullo scambio semi-naturale o naturale si tramutavano così in un nuovo scambio dove compare la moneta. Comincia ad emergere un ceto sociale dotato di capitale che investe nella terra affittando il feudo. Si affaccia sulla scena dell’agricoltura tra il nobile-proprietario e il salariato, l’affittuario-imprenditore, si sancisce una corrispondenza economica data dal capitalismo nelle campagne tra rendita/nobile (proprietario), profitto/affittuario (imprenditore) e salario/salariato (operaio).
Carlo III di Borbone
In Sicilia re Carlo III di Borbone (nel 1737) tenta di fare sviluppare l’economia chiamando gli ebrei — in quanto portatori di capitale ma che dopo pochi anni saranno scacciati perché portatori di sola usura — e intervenendo, oggi si direbbe con una partecipazione statale, con una regia compagnia commerciale allo scopo di promuovere l’attività manifatturiera siciliana. Adotta leggi protezionistiche sulle sete e fa in modo che per la Sicilia sia libera la loro produzione. In questo clima Caltanissetta appare a Balsamo[1] come una città dove la lavorazione a domicilio è abbastanza sviluppata.
"pisatura" del grano
Caltanissetta, come Enna e Agrigento, risulterà utile al regime borbonico perché produttrice di zolfo, necessario come merce da esportazione nella bilancia del commercio con altri stati fuori dal regno delle due sicilie. In compenso, assieme alle altre città siciliane, sarà penalizzata nel pagamento del dazio per entrare con le sue merci in continente e sarà anche gravata da una tassa sul macinato, diversamente da quanto accadeva per le merci provenienti dal continente che erano senza dazio e dove era sconosciuta la tassa sul macinato.
Alla cacciata dei borboni segue uno Stato Unitario “liberal-conservatore”, con la dominazione della famiglia Savoia, in cui l’unificazione dell’Italia avviene per iniziativa della borghesia del Nord come “estensione dello Stato piemontese”. È questo per la Sicilia anche il risultato della definitiva crisi della monarchia borbonica, il cui crollo non è sorretto né dalla borghesia (agraria e industriale) la quale ha aspirazioni libero-scambiste ed anela di unirsi al Nord costituzionale per ricavare vantaggi economici e forse anche una certa fetta di potere politico, né dal proletariato che tenuto in condizioni miserrime e quindi non  in grado di organizzarsi se non in bande, per garantirsi la semplice sopravvivenza. A Caltanissetta il Risorgimento si annuncia il 2 luglio 1860 con la colonna dei garibaldini comandata da Eber. 
Nelle campagne l’economia che si afferma è quella capitalistica con il gabellotto che ha preso definitivamente il posto del signore-proprietario. La mafia è la mano armata che fa capo a nuovi intermediari del profitto, che amministra la sua giustizia di parte, in assenza dello Stato, nella difesa del latifondo e nelle relazioni che il  capitalismo delle campagne ha con il territorio. Una fitta schiera di parassiti del feudo (soprastanti, gabellotti, procuratori, curatoli, massari)  inaugura nel Vallone (in provincia di Caltanissetta) i nuovi contratti agrari detti  a strasatto.

"Burgisi"
Col nuovo Stato liberale, dunque, e sotto l’imperio della nascente mafia, i ‘mezzadri’, per poter coltivare un pezzo di terra col ‘privilegio’ dei patti vigenti ai tempi dei Borboni, dovevano assoggettarsi a coltivarne un altro, altrettanto esteso, per pochi spiccioli o addirittura ’gratis et amore’! …[2]

Il regime economico passa dal liberismo del primo ventennio unitario al protezionismo. L’agricoltura italiana è in crisi e il Mezzogiorno ne risente molto, più che in altre parti d’Italia, l’abbandono delle campagne e l’emigrazione sono sostenute, anche se in qualche realtà si tenta di convertire la granicoltura in coltura arborea.
Nello scenario dell’economia nissena la miniera è complementare al latifondo e ad esso praticamente corrispondente. Le figure che dominano sono: il proprietario del fondo dove si trova ubicata la miniera, il gabellotto (finanziatore), gli operai (zolfatai). Il contratto dell’affitto, tra il proprietario e l’affittuario, in vigore sino al 1820,  passa ora alla gabella a staglio o alla società, dove cambia, oltre alla forma di contratto, anche la figura dell’affittuario, che non è più quella delle compagnie di maestri  e/o di zolfatai  ma quella dei notabili della città da soli o associati. Nel 1891 nascono  i Fasci siciliani. Il governo Giolitti li tollera, il successivo governo Crispi li reprime. Il 13-1-1894, il prefetto di Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia.
In Sicilia gli animi si accendono per una resurrezione siciliana, viene fondato il Movimento autonomista siciliano  (1919)[3].
Preoccupata dal “pericolo bolscevico” la borghesia industriale e agraria favorisce le condizioni per  la formazione di uno Stato Totalitario “fascista” il quale si dà da fare per mutare le caratteristiche di fondo dello stato liberale. Si instaura una realtà economica dominata dall’autarchia, con forti squilibri territoriali (città/campagna, Nord/Sud).Produzione di beni e consumi debbono riferirsi rigorosamente a prodotti italiani.
Galleria di miniera


Il fenomeno reazionario e antimeridionalista che si manifesta durante il regime fascista fa nascere la voglia di separatismo[4]  nei siciliani. Nella sua ambiguità, questo movimento, darà anche spazio a fascisti pentiti, opportunisti, baroni, notabili e quanti altri avevano dato una mano al  blocco agrario.
Borgo rurale Santa Rita



Le miniere, nell’economia generale del nisseno, mantengono la loro produzione anche se più rivolta al consumo interno che non all’esportazione, compensando la crisi agricola solo apparentemente. In questa economia i Borghi rurali (Petilia, Cascino, Santa Rita) rappresentano il fiore all’occhiello che compare qua e là nel territorio per offrire una immagine di agricoltura fiorente,  e le case per gli zolfatai  di Terrapelata si configurano come un intervento sociale del regime.
  Si arriva all’amministrazione Democratica “repubblicana” caratterizzata dalla questione meridionale (sempre attuale), dal boom economico, dall’emergenza città e dalle "mani sulla città". I conflitti sociali si acuiscono con le lotte operaie e contadine per migliori condizioni di vita (sicurezza nelle miniere, migliori salari) e per la riappropriazione del bene di produzione (la terra ai contadini!), mentre la borghesia urbana si accentrerà sempre più nell’area dell’amministrazione pubblica legandosi ai traffici del terziario, ad attività finanziarie, all’edilizia. Le miniere, nel panorama dei nuovi interessi economico-finanziari, in Sicilia, cesseranno le loro attività  con la totale perdita dei posti di lavoro, dietro l’illusione di un  "progetto obiettivo" di promessa nuova industrializzazione mai realizzata. Lasciandosi dietro un esercito di baby  pensionati e una nuova "fame" di occupazione.
Il saldo sociale farà registrare forti correnti migratorie verso il Nord compensate da un inurbamento di nuova popolazione proveniente dalla provincia ma anche dai comuni dell’ennese e dell’agrigentino.
Miniera: cantiere di lavoro
A partire dalla ricostruzione post-bellica (anni cinquanta) esplode in città il fenomeno dell’edilizia residenziale (dal viale Trieste, a via Colajanni, a via Palmintelli, etc.) in alcuni casi preceduto dall'edilizia economica e popolare, apripista per un'urbanizzazione a spese della comunità pubblica. Si mette in moto il volano dell’economia del mattone: si costruiscono case, case fatte non solo per soddisfare il fabbisogno abitativo ma soprattutto per convogliare risparmi, verso il bene rifugio, il bene investimento. Il numero di stanze costruite finirà col superare il rapporto abitante/stanza (1:1)[5] senza per questo risolvere mai la questione abitativa.
 Unitamente allo sviluppo edilizio nell’evoluzione della città si accompagnerà anche l’altro grande fenomeno di questo secolo, il colossale sviluppo della motorizzazione privata con forte aumento della mobilità.
 Le conseguenze della, temporalmente ultima, stratificazione urbanistica sono sotto gli occhi di tutti.  La saturazione degli spazi di vivibilità, l’inquinamento, il traffico caotico, sono i nuovi termini di una città che con i suoi volumi e con gli spazi (si fa per dire!) non è né a misura d’uomo, né a misura d’automobile.


mercoledì 16 maggio 2012

Breve nota sull'origine della cultura urbano-centrica

Città, campagna e organizzazione spaziale 

La Sicilia per cultura appartiene al mondo occidentale e come tutte le altre realtà europee, è basata prevalentemente su una società urbana, in cui l’organizzazione dello spazio territoriale - con una marcata accelerazione specie nell’ultimo secolo - si è affermata urbano-centrica.
La città è il luogo di concentrazione della popolazione, delle decisioni, del potere economico, dei rapporti ideologici, dell’amministrazione della giustizia, tutto il resto appartiene, ancora oggi, alla poco distinta area non urbana. Ad ogni punto dello spazio la prassi della “città pensata” attribuisce un ruolo determinato, mentre al territorio, al di fuori degli insediamenti, nei luoghi considerati da sempre indistinta campagna, oggi più modernamente associata alle aree naturali, l’urbanistica contemporanea dell’ultimo periodo, timidamente, prova a riconoscere un ruolo distinto di complementarietà che resta, in ogni caso, sempre subalterno alla città.
L’organizzazione gerarchica degli spazi strumentali, consolidata, vede l’agricoltura e le aree non urbane, come componenti di riserva al dominio della città che permane così come vista da Lewis Mumford: “La città, quale si rivela nella storia, è il punto di massima concentrazione dell’energia e della cultura della comunità”.
Aree urbanizzate e non, sono le due facce di una stessa medaglia: città e campagna, il binomio di un rapporto dialettico efficacemente affrescato nella testimonianza pittorica in figura.

Ambrogio Lorenzetti, particolare, Gli Effetti del Buon Governo
Siena, Palazzo Pubblico, 1338




Proprio il tema raffigurato dal pittore, uno scorcio di vita quotidiana tra borgo e contado, presenti entrambe nell’affresco della Sala dei Nove, ci richiama alla mente ciò che oggi è in crisi: il rapporto città/campagna non più svolto con un ruolo di reciproco scambio compensativo, e comunque omeostatico, come poteva esservi nell’era dei Comuni.
Nell’affermarsi di questa concezione dualistica (area urbana/non urbana) dello spazio territoriale, in tempi moderni, viene attribuito all’area non urbana un ruolo mai esplicitato di subalternità, dove nulla o poco succede e dove l’emarginazione economica e culturale ha fatto allontanare dalla campagna, in crescendo, quella presenza umana più dinamica e vitale che nel recente passato la popolava.
Una visione territoriale urbano-centrica senza un atteggiamento critico verso i costi sociali, per una prospettiva di crescita senza limite, è quella che ha dato le basi all’ideologia e alla prassi pianificatoria che ha fatto dell’urbanizzazione l’asse portante dello sviluppo. Nella pubblicistica anglosassone il termine “undeveloped land” letteralmente significa proprio territorio non sviluppato nel senso di non urbanizzato, nella nostra realtà questo significato linguistico, purtroppo, corrisponde anche con lo sviluppo economico e sociale.
Uno sviluppo legato all’urbanizzazione dei suoli agricoli, ritenuti di riserva per una espansione edilizia senza fine, che ha trasformato la rendita da fondiaria ad edilizia con il classico meccanismo speculativo della variante al Piano Regolatore Generale.
Dopo anni di speculazioni più o meno selvagge, esistono oggi tutti i presupposti per un ravvedimento o per una presa di coscienza dei limiti che lo sviluppo sostenibile impone; è tempo di inventariare tutto ciò che ha prodotto l’opera dell’uomo sul proprio territorio e di valorizzarlo come testimonianza storica, culturale allo scopo di rendere fruitiva ogni risorsa.
Il  patrimonio rurale e il suo sfondo naturale esistenti, sono valori che vanno mantenuti. Bisogna riscoprire, rinvenire ciò che in passato era ritenuto obsoleto o privo di interesse perché reputato superato da una pseudo modernità o perché lontano dal territorio urbanizzato.
Bisogna evitare che le azioni d’intervento dell’uomo, sempre più aggressive nei confronti del paesaggio, continuino a provocare modificazioni profonde nel sistema di relazioni fra elementi naturali ed artificiali. Se in alcuni casi detti interventi hanno avuto il pregio di operare la riqualificazione di intere aree, in altri sono stati invece, responsabili di altrettante vistose situazioni di degrado ambientale.
Dalla necessità si faccia virtù!
Non dimentichiamo di appartenere a un Paese che è stato ad economia prevalentemente agricola e che la Sicilia nella cultura rurale ha radici profonde di tradizioni e storia, insomma, il nostro territorio possiede ancora risorse storiche, culturali, paesaggistiche, architettoniche, ecc. che pronvengono dalle aree non urbane da scoprire, le quali aspettano solo di essere messe in luce e valorizzate.

GELA (Caltanissetta)


BANDIERE BLU

Caltanissetta ha il suo affaccio al mare con il comune di Gela, ma le bandiere blu dove sono?

Il mare può anche mostrarsi trasparente e cristallino, ma bisognerebbe comprendere che da solo è molto poco, sono necessari anche servizi adeguati e spiagge pulite.

Le uniche spiagge premiate in Sicilia dalla Fondazione per l'educazione ambientale sono le seguenti:
  • Lipari-Lipari/Vulcano (Messina); 
  • Ispica-Santa Maria del Focallo/Ciricà, Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); 
  • Menfi (Agrigento)
SICILIA (totale 5)





Dove sono finite le più celebrate spiagge come Mondello, La Playa, Cefalù, Taormina, Capo d'Orlando, ecc.?

Isola Bella

martedì 15 maggio 2012

Caltanissetta...

Un futuro da smart city


Cari nisseni, è tempo di sfida. Invece di continuare ad azzannarsi mediante inutili bizantinismi ognuno per sua parte si rimbocchi le maniche e contribuisca al fare. Gli enti locali, l’industria, le imprese, le categorie professionali, le banche, l’università, ecc., sinergicamente, mostrino di saper fare rete e di volere affrontare la riscossa di Caltanissetta con i fatti.
Gli amministratori tirino fuori dai cassetti i progetti, se ne hanno, per candidare Caltanissetta, per esempio, a “smart city”, città intelligente  capace di invertire le tendenze per quanto attiene al risparmio energetico, alla mobilità, alle trasformazioni urbanistiche e ai servizi in genere. In Europa si stanno per riaprire i rubinetti dei finanziamenti, 11 miliardi a partire dal prossimo mese di luglio e fino al 2020 (260 milioni per le città del Sud), finalizzati a supportare le città che hanno progetti per uno sviluppo sostenibile precipuamente dal punto di vista energetico. La partecipazione ad un progetto di città così ambizioso se compreso, può essere  di  riscatto per un territorio considerato  ultima periferia dell’Italia. Basta viverlo come un’opportunità  per  proporre una Caltanissetta in grado di sviluppare un suo modello di città “ecologica e intelligente”.
L’efficienza ed il risparmio, l’incremento di fonti rinnovabili nel campo energetico, pur essendo richiesti negli obiettivi nazionali ed europei per abbattere le emissioni di anidride carbonica, possono contemporaneamente essere occasione  per l’avvio di stili amministrativi, di operatività e di orientamento  verso le cosiddette buone pratiche di gestione.
Una città di 60 mila abitanti non può piangersi addosso, beccarsi l’un con  l’altro o flagellarsi per un passato di abbandoni  cui è stata sottoposta dalle varie amministrazioni susseguitesi nel tempo.  Bisogna darsi una mossa. Operare tutti  per operare bene.
Rimanendo a quello che si pronostica per la città, intraprendere la via per una nuova dimensione urbana proiettata nel futuro, non significa modificare e rimodificare la piazza principale o aggiungere nuove rotatorie all’insegna della modernità, pensando di avere rivoluzionato tutto senza, per esempio, avere scomodato alcune “rendite di posizione”. Né bastano gli alternativi  vuoti proclami del “come si poteva fare” invece. Bisogna avere idee nuove! Sarà necessario costruire una nuova economia assieme ad una nuova cultura, a nuove figure professionali e non senza nuove occasioni anche di formazione e lavoro.  Si mettano in fila le risultanze di un rapporto europeo  del 2007, molto illuminante anche nella sua schematicità.  Semplicemente, si adottino nel concetto di comunità  le sei caratteristiche evidenziate da quel documento riferite a persone, economia, vita, governo, ambiente e mobilità nella loro coniugazione con “intelligenti/e”  e si facciano interagire con il territorio non più in termini di uso e consumo acritico ma con fini di sviluppo sostenibile.
Smart per Caltanissetta, in concreto, potrebbe essere un parcheggio multipiano realizzato con tecniche di bioarchitettura nello spazio ex  GIL, come snodo intermodale tra treno, bus e auto; una mobilità in centro storico, favorita da mezzi mossi elettronicamente come bici (con pedalata assistita), auto e moto; la conversione di tutta l’illuminazione fuori e dentro gli edifici pubblici con impianti a basso consumo ed energia rinnovabile; il cablaggio della città con fibra ottica assieme ad un’offerta distribuita di wi-fi con relativi servizi connessi. Non meno importanti nel complesso delle innovazioni si collocano la valorizzazione delle risorse locali e le competenze.
L’argilla, per fare un esempio, utilizzata comunemente per la terracotta può diventare materiale utile al risparmio energetico se diversamente utilizzata. Il know-how che può essere acquisito nel risparmio idrico, nella ristrutturazione edilizia innovativa e ciclica, nella manutenzione programmata della proprietà pubblica esistente, in termini “intelligenti”, e tanti altri spunti ancora, assumono valenza se concorrono all’idea complessiva di città moderna progettata con la partecipazione e la condivisione dei cittadini tutti.
Caltanissetta, capoluogo interno alla Sicilia, non presente nel panorama delle città territorio da tempo  configurate papabili ma mai sviluppatesi in tal senso, deve sapersi ritagliare con il nuovo orientamento verso le smart cities, uno spazio di centralità territoriale mediante un sistema integrato moderno, con funzioni territoriali che meglio interpretano le aspettative d’inurbamento delle future popolazioni all’interno dell’isola.

giovedì 10 maggio 2012

PEC & P.A.

 

... Ma funziona davvero?

Sono da tempo intestatario di posta certificata con regolare Id e relativo codice cliente  – Giorni fa ho provato ad utilizzarla ma il login non mi ha riconosciuto e dunque mi ha impedito di continuare. Dopo alcuni tentativi di recupero della password, non a buon fine, ho provato a collegare un operatore (mediante numero verde 800.104.464) e ho potuto sperimentare quanto è complicato avere all’altro capo una persona. Comunque, a collegamento effettuato una prima volta la comunicazione è rimasta muta. In un’ennesima prova, finalmente,  l’operatore mi ha consigliato di guardare la guida utente e quindi resettare la password. Effettuata la formale operazione (19/4/2012), da giorni attendo una risposta. Ho provato ad avere una qualche risposta reinviando la medesima documentazione per il reset, ma invano, cade ancora nel silenzio totale di centroservizi@posteitaliane.it. Ho ricontattato il numero verde 800.104.464 e questa volta mi è stato detto che veniva aperta una pratica con N° 451561. A tutt'oggi (7/5/2012) non ho ricevuto alcun riscontro da parte di chicchessia.
Oggi, 10/5/2012,  ho ancora contattato stavolta il numero verde di Linea Amica (8003001), suggeritomi dalla Funzione Pubblica, e sono sempre in attesa che "il miracolo si verifichi".





Ne deduco e mi permetto di segnalare che, con un servizio pubblico come questo non possiamo essere certi di trovarci in Europa.


mercoledì 9 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (3)



   
Alcuni caposaldi della struttura urbana che ci permettono di leggere la città li possiamo classificare in:
Edifici per il culto (S. Maria degli Angeli, Provvidenza, Eremo dei PP. Carmelitani, Convento S. Giovanni di Dio)
Sede amministrativa, Palazzo del Magistrato
Residenza signorile, Palazzo Moncada

Tavole sinottiche

1556       Costruzione del Ponte Capodarso che arricchisce la viabilità di penetrazione siciliana
1754       Richiesta di demanializzazione di Caltanissetta per gli abusi dei feudatari (promotore L. Barrile). Contenzioso che dura sino al 1812 con l'abolizione della feudalità
1763       Grande carestia in Sicilia, Caltanissetta accoglie molti poveri nei   magazzini del convento di S. Francesco
1783       Terremoto a Messina e Reggio Calabria,  Terrapelata si spacca
1787       Visita di Goethe a Caltanissetta
1797       Sequestro di persona. Viene sequestrato G. Luigi Moncada Principe di Paternò.
1813-16  Ferdinando III abolisce la feudalità
1816
       Unificazione dei due regni ( Napoli e Sicilia) sotto Ferdinando I, già Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia
1819       Caltanissetta diventa una delle 7 capovalli con i distretti di Piazza Armerina e Terranova con sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale
1820       Moti rivoluzionari contro i Borboni repressi dai napoletani.
               Caltanissetta subisce stragi e saccheggi per non avere partecipato ai moti contro la famiglia Borbone in quanto riconoscente per quanto era stato fatto per la città ad opera di questi ultimi
1821-28  Costruzione della Villa comunale "Isabella" (ora "Amedeo") per lenire  la generale disoccupazione della classe operaia
1832       Due statue  (Ferdinando I e Francesco I) di marmo vengono innalzate rispettivamente nelle piazza, ora Garibaldi, e  prospiciente la chiesa del Collegio dove ora esiste la statua di Umberto I
1838       A frutto dell'accoglienza fatta a Ferdinando II e alla regina Isabella viene disposta la costruzione di due strade:
                Caltanissetta - Piazza A., via Barrafranca
                       "            Canicattì
               entrambe a spese della provincia e dai regi fondi
1844       Caltanissetta con Bolla Pontificia di Gregorio XVI viene eletta sede  vescovile
1848       Moti rivoluzionari con cacciata definitiva dei Borboni
1854-55  Lutto in città per il colera. Per ringraziamento dello scampato ulteriore flagello viene costruito un Ospizio  attaccato alla chiesa di S. Michele
1857       Apposizione di tre croci in tre luoghi diversi: ZIBOLI, cappella    dove si conservano i gruppi sacri; fondo GAGGIANO, lungo la via per Palermo; SABUCINA, Pizzo Rossello (Calafato ?); per ricordare una missione di 8 frati Capuccini
1859       Apertura del Seminario vescovile
1864       Illuminazione a gas
1865       Legge che distingue i fondi rustici da quelli urbani (Legge n. 2136, 26-1-1865)
1866       Pastificio "Salvati"
1866       Apertura della Biblioteca Comunale "L. Scarabelli"

1868       Apertura del Nosocomio pressso i pp. Capuccini

1870       La mongolfiera di POITEVIN si alza e sorvola Caltanissetta

1870-1904 Costruzione del Palazzo Provinciale
1870
      Progettazione (Arch. Di Bartolo) e deliberazione, riprogettazione  (Ing. Tacchini)
1878-82
sospensione dei lavori e introduzioni di varianti e modifiche  (Ing. Musumeci)
1897       Ultimazione dell'edificio
1904
Definitiva ultimazione dopo le decorazioni e la messa a dimora di infissi, impianti, arredamento
1870-71  Realizzazione di sculture in marmo a G. Rossini, V. Bellini,    U. Foscolo, G. Mazzini e G. Garibaldi ad opera dello scultore  nisseno Giuseppe Frattallone (Villa "Amedeo")
1871       Legge che dà il via alla formazione del Catasto dei Fabbricati  (Legge n. 267, 5-1-1871)
1875       Si inaugura il Teatro Principessa Margherita
1877       Si stanziano i finanziamenti per l'acquedotto Geraci Geracello, si inaugura la Pescheria, viene pronunciato dal sen. Perez un  discorso a favore della ferrovia Palermo-Vallelunga- Caltanissetta
1878       Iniziano i lavori per la costruzione del Cimitero
               - legge 11-3-1817, Cimiteri fuori degli abitati
               - Paura delle epidemie ? (colera, vaiolo, ecc.)
1879       Inaugurazione dei lavori di conduttura dell'acqua proveniente dalla Geracello
1879       Arrivo dei Valdesi a Caltanissetta
1880       L'astonomo DENZA visita l'osservatorio meteorologico ubicato   sulla chiesa dei Capuccini
1881       Scoppio in miniera (Gessolungo): 66 morti, 40 feriti gravi
1882       Si inaugura l'Istituto "M. Calafato" per ospitare le figlie dei minatori morti nell'incidente dell'anno 1881 alla Gessolungo

               Nuovo incidente alla miniera Tumminelli del gruppo Iuncio con 13 morti e 80 inabili al lavoro
1887       Abbattimento della Chiesa del Carmine (anche Maria SS   Annunziata) dopo la demolizione dell'attiguo convento Trecentesco dei Carmelitani scalzi per la costruzione dell'attuale palazzo municipale.
1891-1893 Nascita dei Fasci Siciliani (nel Nord Italia 1871) - Il   governo Giolitti li tollera, il successivo governo Crispi li reprime il 13-1-1894, il prefetto di Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia
1893       Creazione del Ricovero di Mendicità " I. Testasecca" con ricompensa per il benefattore, a cui è intitolato l'istituto, del   titolo di conte
1900       Si inaugura il monumento a Cristo Redentore (sett. 1900)
1900       Monumento di marmo allo scultore G. Frattallone morto nel 1874
1874      (villa "Amedeo")
1903       Monumento a Garibaldi (Piazza Calatafimi)
1905       Nazionalizzazione delle ferrovie
1908       Monumento a Mauro Tumminelli (salita Matteotti)
1922       Monumento ai Caduti (Viale regina Margherita)