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martedì 15 maggio 2012

Caltanissetta...

Un futuro da smart city


Cari nisseni, è tempo di sfida. Invece di continuare ad azzannarsi mediante inutili bizantinismi ognuno per sua parte si rimbocchi le maniche e contribuisca al fare. Gli enti locali, l’industria, le imprese, le categorie professionali, le banche, l’università, ecc., sinergicamente, mostrino di saper fare rete e di volere affrontare la riscossa di Caltanissetta con i fatti.
Gli amministratori tirino fuori dai cassetti i progetti, se ne hanno, per candidare Caltanissetta, per esempio, a “smart city”, città intelligente  capace di invertire le tendenze per quanto attiene al risparmio energetico, alla mobilità, alle trasformazioni urbanistiche e ai servizi in genere. In Europa si stanno per riaprire i rubinetti dei finanziamenti, 11 miliardi a partire dal prossimo mese di luglio e fino al 2020 (260 milioni per le città del Sud), finalizzati a supportare le città che hanno progetti per uno sviluppo sostenibile precipuamente dal punto di vista energetico. La partecipazione ad un progetto di città così ambizioso se compreso, può essere  di  riscatto per un territorio considerato  ultima periferia dell’Italia. Basta viverlo come un’opportunità  per  proporre una Caltanissetta in grado di sviluppare un suo modello di città “ecologica e intelligente”.
L’efficienza ed il risparmio, l’incremento di fonti rinnovabili nel campo energetico, pur essendo richiesti negli obiettivi nazionali ed europei per abbattere le emissioni di anidride carbonica, possono contemporaneamente essere occasione  per l’avvio di stili amministrativi, di operatività e di orientamento  verso le cosiddette buone pratiche di gestione.
Una città di 60 mila abitanti non può piangersi addosso, beccarsi l’un con  l’altro o flagellarsi per un passato di abbandoni  cui è stata sottoposta dalle varie amministrazioni susseguitesi nel tempo.  Bisogna darsi una mossa. Operare tutti  per operare bene.
Rimanendo a quello che si pronostica per la città, intraprendere la via per una nuova dimensione urbana proiettata nel futuro, non significa modificare e rimodificare la piazza principale o aggiungere nuove rotatorie all’insegna della modernità, pensando di avere rivoluzionato tutto senza, per esempio, avere scomodato alcune “rendite di posizione”. Né bastano gli alternativi  vuoti proclami del “come si poteva fare” invece. Bisogna avere idee nuove! Sarà necessario costruire una nuova economia assieme ad una nuova cultura, a nuove figure professionali e non senza nuove occasioni anche di formazione e lavoro.  Si mettano in fila le risultanze di un rapporto europeo  del 2007, molto illuminante anche nella sua schematicità.  Semplicemente, si adottino nel concetto di comunità  le sei caratteristiche evidenziate da quel documento riferite a persone, economia, vita, governo, ambiente e mobilità nella loro coniugazione con “intelligenti/e”  e si facciano interagire con il territorio non più in termini di uso e consumo acritico ma con fini di sviluppo sostenibile.
Smart per Caltanissetta, in concreto, potrebbe essere un parcheggio multipiano realizzato con tecniche di bioarchitettura nello spazio ex  GIL, come snodo intermodale tra treno, bus e auto; una mobilità in centro storico, favorita da mezzi mossi elettronicamente come bici (con pedalata assistita), auto e moto; la conversione di tutta l’illuminazione fuori e dentro gli edifici pubblici con impianti a basso consumo ed energia rinnovabile; il cablaggio della città con fibra ottica assieme ad un’offerta distribuita di wi-fi con relativi servizi connessi. Non meno importanti nel complesso delle innovazioni si collocano la valorizzazione delle risorse locali e le competenze.
L’argilla, per fare un esempio, utilizzata comunemente per la terracotta può diventare materiale utile al risparmio energetico se diversamente utilizzata. Il know-how che può essere acquisito nel risparmio idrico, nella ristrutturazione edilizia innovativa e ciclica, nella manutenzione programmata della proprietà pubblica esistente, in termini “intelligenti”, e tanti altri spunti ancora, assumono valenza se concorrono all’idea complessiva di città moderna progettata con la partecipazione e la condivisione dei cittadini tutti.
Caltanissetta, capoluogo interno alla Sicilia, non presente nel panorama delle città territorio da tempo  configurate papabili ma mai sviluppatesi in tal senso, deve sapersi ritagliare con il nuovo orientamento verso le smart cities, uno spazio di centralità territoriale mediante un sistema integrato moderno, con funzioni territoriali che meglio interpretano le aspettative d’inurbamento delle future popolazioni all’interno dell’isola.

giovedì 10 maggio 2012

PEC & P.A.

 

... Ma funziona davvero?

Sono da tempo intestatario di posta certificata con regolare Id e relativo codice cliente  – Giorni fa ho provato ad utilizzarla ma il login non mi ha riconosciuto e dunque mi ha impedito di continuare. Dopo alcuni tentativi di recupero della password, non a buon fine, ho provato a collegare un operatore (mediante numero verde 800.104.464) e ho potuto sperimentare quanto è complicato avere all’altro capo una persona. Comunque, a collegamento effettuato una prima volta la comunicazione è rimasta muta. In un’ennesima prova, finalmente,  l’operatore mi ha consigliato di guardare la guida utente e quindi resettare la password. Effettuata la formale operazione (19/4/2012), da giorni attendo una risposta. Ho provato ad avere una qualche risposta reinviando la medesima documentazione per il reset, ma invano, cade ancora nel silenzio totale di centroservizi@posteitaliane.it. Ho ricontattato il numero verde 800.104.464 e questa volta mi è stato detto che veniva aperta una pratica con N° 451561. A tutt'oggi (7/5/2012) non ho ricevuto alcun riscontro da parte di chicchessia.
Oggi, 10/5/2012,  ho ancora contattato stavolta il numero verde di Linea Amica (8003001), suggeritomi dalla Funzione Pubblica, e sono sempre in attesa che "il miracolo si verifichi".





Ne deduco e mi permetto di segnalare che, con un servizio pubblico come questo non possiamo essere certi di trovarci in Europa.


mercoledì 9 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (3)



   
Alcuni caposaldi della struttura urbana che ci permettono di leggere la città li possiamo classificare in:
Edifici per il culto (S. Maria degli Angeli, Provvidenza, Eremo dei PP. Carmelitani, Convento S. Giovanni di Dio)
Sede amministrativa, Palazzo del Magistrato
Residenza signorile, Palazzo Moncada

Tavole sinottiche

1556       Costruzione del Ponte Capodarso che arricchisce la viabilità di penetrazione siciliana
1754       Richiesta di demanializzazione di Caltanissetta per gli abusi dei feudatari (promotore L. Barrile). Contenzioso che dura sino al 1812 con l'abolizione della feudalità
1763       Grande carestia in Sicilia, Caltanissetta accoglie molti poveri nei   magazzini del convento di S. Francesco
1783       Terremoto a Messina e Reggio Calabria,  Terrapelata si spacca
1787       Visita di Goethe a Caltanissetta
1797       Sequestro di persona. Viene sequestrato G. Luigi Moncada Principe di Paternò.
1813-16  Ferdinando III abolisce la feudalità
1816
       Unificazione dei due regni ( Napoli e Sicilia) sotto Ferdinando I, già Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia
1819       Caltanissetta diventa una delle 7 capovalli con i distretti di Piazza Armerina e Terranova con sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale
1820       Moti rivoluzionari contro i Borboni repressi dai napoletani.
               Caltanissetta subisce stragi e saccheggi per non avere partecipato ai moti contro la famiglia Borbone in quanto riconoscente per quanto era stato fatto per la città ad opera di questi ultimi
1821-28  Costruzione della Villa comunale "Isabella" (ora "Amedeo") per lenire  la generale disoccupazione della classe operaia
1832       Due statue  (Ferdinando I e Francesco I) di marmo vengono innalzate rispettivamente nelle piazza, ora Garibaldi, e  prospiciente la chiesa del Collegio dove ora esiste la statua di Umberto I
1838       A frutto dell'accoglienza fatta a Ferdinando II e alla regina Isabella viene disposta la costruzione di due strade:
                Caltanissetta - Piazza A., via Barrafranca
                       "            Canicattì
               entrambe a spese della provincia e dai regi fondi
1844       Caltanissetta con Bolla Pontificia di Gregorio XVI viene eletta sede  vescovile
1848       Moti rivoluzionari con cacciata definitiva dei Borboni
1854-55  Lutto in città per il colera. Per ringraziamento dello scampato ulteriore flagello viene costruito un Ospizio  attaccato alla chiesa di S. Michele
1857       Apposizione di tre croci in tre luoghi diversi: ZIBOLI, cappella    dove si conservano i gruppi sacri; fondo GAGGIANO, lungo la via per Palermo; SABUCINA, Pizzo Rossello (Calafato ?); per ricordare una missione di 8 frati Capuccini
1859       Apertura del Seminario vescovile
1864       Illuminazione a gas
1865       Legge che distingue i fondi rustici da quelli urbani (Legge n. 2136, 26-1-1865)
1866       Pastificio "Salvati"
1866       Apertura della Biblioteca Comunale "L. Scarabelli"

1868       Apertura del Nosocomio pressso i pp. Capuccini

1870       La mongolfiera di POITEVIN si alza e sorvola Caltanissetta

1870-1904 Costruzione del Palazzo Provinciale
1870
      Progettazione (Arch. Di Bartolo) e deliberazione, riprogettazione  (Ing. Tacchini)
1878-82
sospensione dei lavori e introduzioni di varianti e modifiche  (Ing. Musumeci)
1897       Ultimazione dell'edificio
1904
Definitiva ultimazione dopo le decorazioni e la messa a dimora di infissi, impianti, arredamento
1870-71  Realizzazione di sculture in marmo a G. Rossini, V. Bellini,    U. Foscolo, G. Mazzini e G. Garibaldi ad opera dello scultore  nisseno Giuseppe Frattallone (Villa "Amedeo")
1871       Legge che dà il via alla formazione del Catasto dei Fabbricati  (Legge n. 267, 5-1-1871)
1875       Si inaugura il Teatro Principessa Margherita
1877       Si stanziano i finanziamenti per l'acquedotto Geraci Geracello, si inaugura la Pescheria, viene pronunciato dal sen. Perez un  discorso a favore della ferrovia Palermo-Vallelunga- Caltanissetta
1878       Iniziano i lavori per la costruzione del Cimitero
               - legge 11-3-1817, Cimiteri fuori degli abitati
               - Paura delle epidemie ? (colera, vaiolo, ecc.)
1879       Inaugurazione dei lavori di conduttura dell'acqua proveniente dalla Geracello
1879       Arrivo dei Valdesi a Caltanissetta
1880       L'astonomo DENZA visita l'osservatorio meteorologico ubicato   sulla chiesa dei Capuccini
1881       Scoppio in miniera (Gessolungo): 66 morti, 40 feriti gravi
1882       Si inaugura l'Istituto "M. Calafato" per ospitare le figlie dei minatori morti nell'incidente dell'anno 1881 alla Gessolungo

               Nuovo incidente alla miniera Tumminelli del gruppo Iuncio con 13 morti e 80 inabili al lavoro
1887       Abbattimento della Chiesa del Carmine (anche Maria SS   Annunziata) dopo la demolizione dell'attiguo convento Trecentesco dei Carmelitani scalzi per la costruzione dell'attuale palazzo municipale.
1891-1893 Nascita dei Fasci Siciliani (nel Nord Italia 1871) - Il   governo Giolitti li tollera, il successivo governo Crispi li reprime il 13-1-1894, il prefetto di Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia
1893       Creazione del Ricovero di Mendicità " I. Testasecca" con ricompensa per il benefattore, a cui è intitolato l'istituto, del   titolo di conte
1900       Si inaugura il monumento a Cristo Redentore (sett. 1900)
1900       Monumento di marmo allo scultore G. Frattallone morto nel 1874
1874      (villa "Amedeo")
1903       Monumento a Garibaldi (Piazza Calatafimi)
1905       Nazionalizzazione delle ferrovie
1908       Monumento a Mauro Tumminelli (salita Matteotti)
1922       Monumento ai Caduti (Viale regina Margherita)


martedì 8 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (2)



Dinamica demografica nel Comune di Caltanissetta
(1640-1951)

I dati demografici dell'arco di tempo preso in considerazione(tab. 1) danno l'idea di quella che doveva essere la situazione nei vari anni della popolazione nissena, con la trasformazione delle attività rurali a seguito del capitalismo prima delle campagne e dopo industriale dovuto alle miniere di zolfo.

Anno
Abitanti
1640
10604
1748
14829
1861
23960
1871
26156
1881
30841
1901
43023
1911
40927
1921
60368
1931
43230
1936
50467
1951
60634
tab. 1

La figura 2, che illustra l'andamento demografico dal 1640 al 1951, ci permette di leggere meglio il fenomeno comune a tutta Europa di inurbamento della popolazione con una crescita quasi costante sino al 1901, un picco di aumento sino a poco più di 60.000 abitanti nel 1921, che alla fine corrispondera alla stabilizzazione della popolazione sino alla fine del XX secolo. Da notare come nel periodo di piena Rivoluzione Industriale, Caltanissetta seguendo l'andamento europeo, radoppia quasi la sua popolazione[1].
fig. 2


Anche se può sembrare strano la città offriva una possibilità di sopravvivenza maggiore, rispetto alla campagna, proprio per un suo sfruttamento intensivo che produceva surplus che compariva nei mercati delle città in cambio di altre prestazioni (artigianali, di servizio, etc.).
In città vengono realizzati i quartieri S. Rocco e S. Flavia, sopra e sotto corso Umberto I (già via Collegio degli studi) e Canalicchio (ora viale Testasecca).


S. Rocco si rivelerà come la zona privilegiata dalla borghesia nascente, con abitazioni signorili sulle strade  all'epoca più importanti (Cassarello, dell'Aquila Nera). L'edilizia è protesa verso la una ristrutturazione volta ad arricchire l'estetica.
Proprio in quell'epoca si può dire che a Caltanissetta viene sancito l'inizio dello sfruttamento edilizio e fondiario. L'edilizia dei nuovi quartieri (S. Rocco, S. Flavia e degli Zingari) con il loro crescere ne sono la testimonianza di uno sfruttamento razionale dello spazio, prima rurale ora urbano, per il disegno complessivo di tipo ippodamico. Lo spazio viene diviso e costruito non più casualmente ma attraverso maglie viarie e edificatorie di tipo geometrico.
La città comincia ad organizzarsi in funzione dello sviluppo che viene messo in moto dal capitale. Per Caltanissetta è il tempo per organizzare la vita di chi si è inurbato sotto il profilo igienico-sanitario, degli spostamenti di merci e di persone, delle scorte di merci, della gestione e distribuzione di risorse economiche, dello sfruttamento e utilizzazione dell'energia.
Nasce la necessità di migliorare le condizioni igieniche della città e Caltanissetta si attrezza con un ospedale (il Fatebenefratelli di S. Domenico)
Dopo il Settecento le pesanti ristrutturazioni che seguono non permettono di individuare quale fosse l'edilizia residenziale dove si allocava l'aristocrazia, però, è possibile interpretare le tendenze insediative annotando come S. Flavia non risulterà appetibile per l'edilizia residenziale fatta eccezione per via Maida e via Re d'Italia, mentre San Rocco si arricchirà di edifici apprezzabili per la loro fattura e per l'appetibilità del luogo.
I siti della città come si può rilevare dagli insediamenti, ma anche dalle chiese madri, muovono da Est prima verso Ovest e poi verso Nord. Dal Quartiere Angeli, al quartiere degli Zingari, a S. Rocco e poi verso S. Flavia.

In Europa nello stesso tempo è in atto una rivoluzione (che diventerà una pietra miliare nella storia dell'evoluzione del consorzio umano) mercantile, demografica, agricola, industriale, delle comunicazioni e dei trasporti, del mercato del lavoro, che pone grandi problemi sulla casa, il lavoro, la salute, nonchè sulla governabilità delle varie realtà politico-economiche.
Nel territorio di Caltanissetta nel 1827 ha luogo lo scioglimento degli usi promiscui tra:
il Comune di Delia e il Principe di Palagonia;
i Feudi di                      Diliella (Barone La Lomia)
                                           "       (eredi Baronessa Adamo)
                                      Grasta (Barone Bartoccelli)
                                      Draffù (eredi Baronessa Adamo)
                                      Ramilia (Principe Moncada)
Risale al 1754 la richiesta di demanializzazione di Caltanissetta, rivendicata dai nisseni con L. Barrile promotore, che durerà sino al 1812 prima dell'abolizione della feudalità nel regno di Sicilia voluta da Ferdinando III.
Nella stessa epoca si afferma l'industria mineraria oltre che in Sicilia (in cui rappresenta il 50% dell'industria italiana e 90% della produzione mondiale di zolfo) a Caltanissetta con ben 250 miniere. La città per questo fenomeno si attrezza e si organizza in funzione del nascente capitalismo con scorte di merci (magazzini), risorse economiche (banche), trasporti (ferrovia Palermo-Catania che attraversa il territorio di Caltanissetta), energia, illuminazione, relazioni burocratico-amministrative.
I prezzi sociali di questa industrializzazione furono altissimi tra gli operai, una grande quantità di morti e feriti nelle miniere (Gessolungo: 66 morti e 40 feriti gravi; Tumminelli: 13 morti, 80 feriti gravi) ma anche nel corso dei lavori per la ferrovia a Marianopoli ne sono la testimonianza.
Prima dell'avvento del capitalismo, essendo la ricchezza e la proprietà in mano a pochi nobili,  esistendo una, relativamente, bassa speculazione fondiaria e immobiliare, non essendovi una legge scritta di rispetto delle consuetudini e delle caste, era poco avvertita l'esigenza di una organizzazione della città secondo una gerarchia funzionale con rigida deputazione dei luoghi.
Con il capitalismo nasce l'emergenza città, nel senso che occorre una organizzazione del territorio e degli insediamenti più rispondente ai nuovi bisogni delle genti, ai problemi sanitari, ai trasporti. L'urbanistica diventa il tema dominante delle classi emergenti, che concepiscono l'esigenza come fatto tecnico: necessità di strade per gli spostamenti, case e impianti pubblici per il fenomeno dell'inurbamento delle popolazioni, tutto per la "solubrità degli abitati" e per una "dimora sana, comoda e gradevole" dei cittadini. Sono di fine Ottocento, grazie all'esperienza inglese e francese[2], le leggi: sulla distinzione dei fondi rustici[3] , urbani e sull'espropriazione per pubblica utilità e sulla formazione dei Piani Regolatori e di ampliamento (L. n. 2136/1865) nonché il Catasto Urbano del 1871.
Grazie alla nuova legislazione in materia urbanistica, Caltanissetta affronta il suo primo l'ampliamento della città (1878-81) con un progetto dell'ing. capo comunale A. La Barbera mentre è sindaco il cav. Giovanni Benintende. Il P. R. riguarda lo "... ingrandimento della città nelle terre contigue alla stazione".

Prima dell'Unità d'Italia, per la cronaca, esistevano 24 difformi catasti distribuiti in 9 compartimenti, le mappe erano "libri figurativi" con le planimetrie dei fondi disegnate a vista e da descrizione sommaria dei beni su un registro dove venivano annotati i trasferimenti di proprietà. Lo Stato Pontificio e lo Stato Lombardo - Veneto erano i soli provvisti di attendibili mappe che però non distinguevano i terreni dai fabbricati.
  

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (1)


Urbanesimo e stratificazione urbanistica a Caltanissetta tra civiltà contadina e civiltà dello zolfo
(Giuseppe Cancemi)

 Premessa
  Quale urbanistica si sia praticata a Caltanissetta fra le due civiltà (contadina e dello zolfo), che rappresentano la matrice culturale e sociale del cittadino nisseno, ancora oggi si può leggere nel prodotto urbano e nell'armatura strutturale ereditata dai secoli scorsi.
 Il quadro di riferimento  nei  secoli XVIII, XIX e XX, è dato dall'emergere di una classe sociale (la borghesia) in un contesto amministrativo prima liberale e poi neo-conservatore (o post-liberale), in cui, il potere, si trova a dover mediare, nello spazio urbano e territoriale, interessi contrastanti tra pubblico e privato.
Il territorio, prima che si instaurasse l'economia capitalistica, mostrava un rapporto città/campagna di tipo omeostatico, classico dell'economia pre-unitaria, ma man mano che i trasferimenti di risorse (forza lavoro e capitale) dalla campagna si spostavano verso la città, per effetto dell'accumulazione di surplus, si venivano a creare squilibri a cui il potere deve, ancora oggi, dare delle risposte.
Gli squilibri territoriali esistenti con aspetto duale: Nord/Sud,  Pianura/montagna, coste/interno, città/campagna sono i due volti della stessa medaglia (l'economia capitalistica) in cui finora si può dare per certo la funzionalità reciproca e l'interdipendenza. La questione meridionale sempre attuale ne è la prova.
Il meccanismo che si è innescato nelle trasformazioni delle città è tutt'oggi oggetto di studio e di interpretazioni, ed è per questo che un contributo per una lettura trasversale dei fenomeni urbani in un preciso luogo e in un periodo storico segnato può essere utile, per capire, per riflettere.
Il dato da tenere presente per orientarsi, è costituito dalla centralità della Rivoluzione industriale e il relativo panorama socio-economico europeo che caratterizzava il periodo considerato. La città moderna sotto il profilo dell'espansione, della localizzazione, della composizione sociale, del ruolo economico nasce nell'Ottocento quando si comincia a parlare di urbanistica[1] come risposta al caos delle città con l'avvento dell'industrializzazione. E ancora, il contesto politico-amministrativo ed economico a cui ci si deve riferire è costituito da un succedersi di amministrazioni, pre-unitaria: aristocratica[2], unitaria, liberal-conservatrice: aristocratica[3], social-nazionalista: totalitaria[4], post-unitaria: repubblicana e uno spazio economico pre-capitalistico in cui la città è chiusa spazialmente verso l'esterno, permeabile solo nel verso città-campagna, con prevalente economia rurale  e paleo-industriale[5] 


Rappresentazione schematica del contesto considerato

Il contesto politico amministrativo ed economico dove si evolve la trasformazione di Caltanissetta tra le due civiltà (contadina e dello zolfo) si può riassumere in:
pre-unitario  "Aristocratico",  con la dominazione della famiglia Borbone
Unitario "Liberal-conservatore", con la dominazione della famiglia Savoia
Totalitario "Fascista", un regime economico dominato dall'autarchia, con forti squilibri territoriali (città/campagna, Nord/Sud)
Democratico "Repubblicano" caratterizzato da boom economico, emergenza e sotto l'aspetto strettamente economico:
si svolge tra un modello pre-capitalistico: chiuso verso l'esterno ma permeabile tra la città e la campagna, con una economia prima prevalentemente rurale che si integra con una forma economica paleoindustriale[6] (legata alle risorse fisse del territorio) per poi approdare ad un modello capitalistico: un sistema città/campagna aperto arealmente verso l'esterno (ambiente) dove ha luogo una forte concentrazione fondiaria (enclosures) con un forte aumento della produttività e la comparsa di una figura sociale (Gabellotto), nuovo implacabile rentier  che con il subaffitto spinge alla super-produzione. Vengono meno gli usi civici[7] del pascolo e del legnatico (Jus pascendi), si passa dal regime dei campi aperti (Jus serendi) a quello degli appezzamenti chiusi (Jus coloniae), è anche l'epoca delle terre allodiali (terre possedute a titolo non feudale da borghesi e contadini)

Le città, per Leonardo Benevolo, prima dell' 800  erano dei contenitori dove: "ogni generazione tendeva ad occupare il posto delle precedenti e a ripeterne il destino".
Nel Settecento, l'economia di Caltanissetta risulta essere principalmente agricola, con una modesta concentrazione umana in una amplissima campagna. L'armatura urbana si conserva pressoché immutata già da qualche secolo ed è la baronia dei Moncada a dominare i rapporti della vita comunitaria[8]. La proprietà nel periodo considerato era di tipo feudale[9] con tutte le caratteristiche del feudalesimo: la proprietà della terra era sostanzialmente collettiva, era un attributo dell'autorità regale, in cui i feudatari esercitavano solo alcuni diritti (economici, giurisdizionali, etc.) come ricompensa dei favori dei doveri nei confronti del sovrano, ereditavano ma non divenivano proprietari delle terre.
fig. 1

In Europa il rapporto tra città e campagna (figura 1) aveva dappertutto un suo equilibrio di insieme (omeostasi) che stranamente era il mantenimento della differenziazione e dello squilibrio tra le parti. La città che esercitava un dominio sulla campagna estraendo un certo surplus produttivo di derrate e nello stesso tempo riusciva a mantenere rapporti ideologici, politici e giuridici, in un equilibrio complessivo che perpetuava i ruoli.
L. Di Sopra[10] individua due diversi ordini di scambi nel modello precapitalistico:
 “1) il drenaggio, della base verso il vertice dell'organizzazione, del surplus[11] prodotto dai substrati. Nella direzione opposta discendono rapporti ideologici e politico giuridici di dominazione. In termini spaziali il territorio è chiuso  al contorno ed è inoltre chiuso, in modo permeabile, tra città e campagna.
 2) lo scambio del surplus del livello superiore con le altre organizzazioni urbane, lungo canali di comunicazione (in taluni casi chiusi e protetti per evitare interferenze).
I livelli inferiori restano segregati nell'area ed esclusi da questo tipo di scambio.
La campagna nissena non diversamente da quella siciliana tutta, doveva essere monotonamente una distesa di grano se un accorto W. Goethe (1787) in una visione bucolica coglie non solo questo tipico paesaggio con una dominante coloristica giallo oro in una desolante e assolata distesa, nel suo viaggio da Agrigento a Caltanissetta, ma anche le attività umane: gli uomini che dormono nei giorni non festivi entro capanne di canne, le donne che filano e lavorano al telaio[12], l'abbondanza di animali nei campi (asini, muli, capre) nonchè le colture per la concimazione (fave e lenticchie). Ciò che si ricava dall'osservazione di Goethe è il segno di una iperattività delle campagne a testimonianza delle mutate condizioni della proprietà delle terre che, passate in mano borghese, cominciano ad essere gestite con criteri capitalistici, infatti, ciò che viene notato sono i segni di quello che dopo verrà definito capitalismo nelle campagne ed ha per segni: il miglioramento della produttività, la riduzione della mano d'opera e delle spese, i salari bassissimi e gli orari di lavoro lunghissimi, il lavoro femminile e quello minorile. Sono chiare le inevitabili conseguenze leggibili anche nei dati statistici, di impossibilità delle popolazioni rurali di vivere in campagna che si traduce in un inurbamento[13].
Proprio nel  XVIII secolo cominciava a manifestarsi per "l'odioso vincolo delle pubbliche servitù" - forti delle dottrine che volevano "intoccabile" la proprietà privata -  avversioni e insofferenze verso il collettivismo agrario, legato alla pratica degli usi civici. E` della stessa epoca l'importante riforma in Sicilia: "Istituzioni prudenziali per la censuazione dei feudi e tenute delle Università" del 1778. Si gettano le basi, in quel tempo, per la ridefinizione del rapporto tra sfera pubblica e sfera privata, nella proprietà e nell' amministrazione della città.