mercoledì 4 aprile 2012
Non facciamoci sommergere dai rifiuti
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sabato 31 marzo 2012
BIODIVERSITA'
Parco delle Dolomiti Bellunesi
Sommessamente vorrei dire, alla di lei rispettabile opinione,
che può trovare luogo se ci si limita ad una lettura tutta economicistica dell’istituzione
Parco, dove i finanziamenti vengono visti come mero mantenimento del personale
che vi lavora. Se proviamo, però, a guardare più in là degli interessi
localistici forse scopriremo che il nostro territorio è una tesserina di un
puzzle molto più ampio che si chiama Italia, Europa, pianeta Terra. E si
dovrebbe riconoscere che una economia basata semplicemente su costi e ricavi monetizzabili
non si può applicare alla contabilità ambientale che è di più ben ampio respiro.
Allora si dovrebbe capire che la conservazione, la salvaguardia, la tutela e l’ottica
di uno sviluppo sostenibile del territorio non sono uno spreco. L’ipotesi
alternativa proposta di utilizzare quanto si spende per il Parco in strade
per “raggiungere determinate aree con
mezzi meccanici” fa a pugni proprio con
il valore del bene ambientale “Montagna”, che si preserva proprio se “lasciato
alla sua natura incontaminata”. L’auspicata
realizzazione di strade, sembra perfino ovvio dirlo, facilitano la penetrazione
antropica a danno della conservazione degli ambienti naturali nonché ai fini irrinunciabili
della biodiversità. Non dimentichiamo che il 2010, è stato l’Anno Internazionale della Biodiversità e
si celebra perché le azioni dell’uomo si rivolgano anche al Debito Ecologico nei confronti delle
risorse naturali.
In merito a ciò che significa costruire nuove strade, basti
ricordare che asfaltare, bitumare o comunque impermeabilizzare il suolo vuol
dire: modificare l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche;
creare nuove linee pluviali alle piogge; velocizzare la discesa a valle delle
acque; in buona sostanza, creare nuove condizioni di squilibrio ambientale a
favore di frane, smottamenti, trasporto di detriti e dilavamento dei terreni nonché
alluvioni e disastri.
Il turismo, elemento di grande interesse per i residenti, per
chi frequenta i luoghi montani, anch’esso deve essere sostenibile, deve
rimanere elitario (nel senso di scelta di nicchia per chi ama l’ambiente
naturale) e non di massa, se si vogliono evitare ulteriori depauperamento degli
habitat della montagna.
Per concludere, il debito pubblico è sì alimentato dagli
sprechi ma non certo dalle istituzioni di difesa e promozione che, come il
Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore all’occhiello della Comunità
bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende da una legge che, venendo
da lontano, attua due articoli (9 e 32) della Costituzione e serve a preservare
per le generazioni presenti e future gli ecosistemi.
martedì 13 marzo 2012
Il grande fratello, di memoria orwelliana, a Caltanissetta
Sono cinque i progetti sulla videosorveglianza territoriale
relativi alla Sicilia approvati dall’ultimo Comitato di valutazione del Pon
Sicurezza, il Programma gestito dal ministero dell’Interno e cofinanziato
dall’Unione europea. Le proposte riguardano l’installazione di telecamere in
cinque comuni dell’isola: Caltanisetta, Agrigento, Favara (AG), Alcamo (TP),
Mazara del Vallo (TP). In Sicilia, come nelle altre regioni Obiettivo
Convergenza, la richiesta di finanziamento da parte degli enti locali per
progetti di videosorveglianza è stata molto alta.
In Sicilia, come nelle altre regioni Obiettivo Convergenza,
la richiesta di finanziamento da parte degli enti locali per progetti di
videosorveglianza è stata molto alta. Le amministrazioni recepiscono del resto
le richieste di cittadini e commercianti di intensificare l’azione di
prevenzione e controllo contro gli episodi di microcriminalità e vandalismo.
Nel quadro delle richieste in Sicilia il Programma Operativo
Nazionale ‘Sicurezza per lo sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013’ ha
ammesso a finanziamento il progetto di implementazione dei sistemi di
videosorveglianza del comune di Caltanissetta. Le nuove telecamere verranno
installate in prossimità di alcune scuole, degli accessi alla città e delle
arterie viarie più frequentate, della stazione e di alcune ville comunali e in
alcuni quartieri considerati a rischio. Il totale di telecamere previste nel
progetto è di 75.
lunedì 12 marzo 2012
BELLUNO: Crisi idrica e "Patto dei Sindaci"
Finora i problemi della siccità, del cambiamento
climatico il territorio bellunese non se l’era mai posti, appartenevano ad
altri, al Sud nella fattispecie. Per il passato la meteorologia è sempre stata
più o meno generosa. Quasi ogni anno, con le sue precipitazioni ha consentito senza tanti problemi al turismo
bianco di svolgere le sue attività ed ha regolarmente fatto accumulare le acque
nelle falde e in superficie. Quest’anno
l’inverno non è stato generoso. In molti Comuni, dall’agordino in giù, ha messo
in crisi sia la stagione turistica che l’approvvigionamento idrico. Per
quest’ultimo, si sono dovuti attivare interventi d’emergenza per la gestione
della crisi, che appare non facile, specie per la stagione estiva, se le
precipitazioni continueranno ad essere scarse.
Bisogna rendersi conto che questa crisi è un
campanello d’allarme che deve farci andare ben oltre gli interventi
tampone. Pur sapendo che la difficoltà, in un territorio dove l’abbondanza idrica
da sempre ha impresso una “cultura” del consumo illimitato, non è facilmente
superabile.
Un evento apparentemente sporadico di siccità
imputabile ai cambiamenti climatici, effettivamente, non si riconosce
semplicemente se non viene inquadrato in
una cultura stocastica degli eventi.
Eppure, il lento cambiamento climatico con
la diminuzione di neve e acqua, la siccità e
le alluvioni da precipitazioni copiose fuori dalle medie annuali,
avrebbero dovuto insegnarci qualcosa in termini economici e di disastri. Predisporre una risposta anche di medio e lungo
termine diventa allora cogente, specie per quei Comuni che stanno affrontando
la crisi in questo periodo, i quali hanno un qualche motivo in più per
riflettere a partire dall’uso del prezioso liquido come motivo di opportunità.
Non è fuori luogo il cominciare a pensare che l’occasione è buona per aderire
all' ambizioso progetto europeo in tema di emissioni, clima ed energia
mediante il “pacchetto: 20-20-20”. Per
la cronaca, 20-20-20 significa impegnarsi per raggiungere nell’anno 2020 il 20%
in più di efficienza energetica, il 20% di riduzione delle emissioni
di CO2 e il 20% d’incremento nell’utilizzo di energia
rinnovabile. Trattasi del “Patto dei Sindaci” che in Europa e in Italia sta
raccogliendo varie adesioni tra i singoli Comuni.
Inoltre, localmente è
possibile rivisitare da una parte
quali prospettive progettuali e di
gestione ha il bacino idrico del territorio, e dall’altra, iniziare a
porre in essere tutte quelle misure che orientino al risparmio idrico. Va
rivisto il bilancio idrico di bacino. Tutte le incisioni che convogliano le
acque territoriali verso i grandi affluenti del Piave e il Piave stesso possono
essere occasione di occupazione per quei lavori di ingegneria naturalistica
necessari per la messa in sicurezza da eventi calamitosi di precipitazioni
eccezionali e per mantenere il più a lungo possibile le acque sulla terraferma.
Anche gli abitanti dei vari Comuni bellunesi possono
cominciare a recitare la loro piccola parte. Una diffusa campagna di
sensibilizzazione del problema idrico può avviare semplici contributi a livello
familiare. I riduttori di flusso e le buone pratiche per un consumo consapevole
possono propagarsi senza l’impiego di grandi mezzi.
I Comuni
dovranno cominciare ad attrezzarsi con
norme incentivanti per un uso differenziato dell’acqua (agricolo,
industriale e civile) dunque distinguendo gli usi non potabili da quelli
potabili.
Nell’approvvigionamento idrico si dovrà
avviare anche la raccolta e l’uso delle acque meteoriche e il riciclaggio delle
acque grigie. I tempi per muoversi in questa direzione potranno essere lunghi
ma bisogna pur incominciare, sapendo che acquisire un know how in materia di risparmio idrico, se in tempi relativamente
brevi, può essere utile come abilità, business da esportare a tutto vantaggio
dell’occupazione e dello sviluppo.
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lunedì 5 marzo 2012
Lettera aperta al Direttore Generale dell’ ULSS di Belluno
Egregio Direttore, ma veramente non
si può fare niente per migliorare la fruizione dei servizi offerti dall’ULSS, a tutto vantaggio delle casse e
principalmente dell’utenza?
In un’altra
mia lettera alla stampa ho accennato ad una ridondanza delle informazioni e ad
alcuni passaggi che possono essere “saltati” nel percorso che conduce ad una
prestazione sanitaria. Provo ora ad esemplificarne uno, vissuto di recente, per
averne lei contezza.
Alla
conclusione del protocollo di un intervento di cataratta, a mio giudizio da
profano, ineccepibile, con la visita di controllo dopo i previsti 40-45 giorni,
la prescrizione rilasciatami, prevedeva un esame OCT ed una nuova visita di
controllo entro 6 mesi. Come le risulterà, per fare il citato esame e la conseguente
visita oculistica, bisogna andare dal medico di famiglia per poter prenotare
entrambe le richieste stabilite dallo specialista. Le prenotazioni, secondo i
tempi di attesa a me assegnati, sono stati: 11 mesi per l’OCT e 6 mesi per la
visita oculistica. Risulta evidente che, nel caso, l’intervallo previsto per l’esame
clinico, diversamente da una tempistica logica, si prolunga di parecchi mesi
oltre la visita di controllo. La contraddizione di questo abbinamento nelle
attese la dice lunga di per se e non solo. La ricerca di conciliare le esigenze
espresse dal sanitario, comporta un ripetere di azioni e relativo onere che non
giova a nessuno ma anzi esprime una disfunzione del servizio.
Ciò detto,
provo ad osservare che, se la necessità dettava al controllo oculistico quel
tempo, quegli esami e un nuovo ricontrollo, cosa più semplice ed economica in
senso lato, non poteva allora essere la richiesta di esame e visita, per così
dire, inoltrata “d’ufficio”?
Affinché il fatto
singolo non venga letto come insignificante, nell’insieme dei casi giornalmente andati a buon fine, mi
permetto di dire che, comunque, i vari servizi dell’USLL sono percorsi ad ostacoli semplificabili, e casi come quello
citato non rappresentano un’eccezione, anzi, costituiscono forse la punta di un
iceberg fatto di una burocrazia che
non sa rinnovarsi.
Allora,
sommessamente chiederei, ma l’ULSS di
Belluno dispone di uno staff professionale che si occupa, per esempio, di
analisi dei flussi di dati, di procedure e di processi informatici e gestionali dell’azienda?
Se la risposta
è negativa, suggerirei di far fare all’azienda un salto di qualità istituendo o
“affittando” presso un’università tale servizio al fine di razionalizzare e
ottimizzare percorsi, visite, interventi, tempi di attesa e quant’altro.
Se invece la
risposta è positiva, egregio Direttore, ne dovrebbe trarre le conseguenze per provvedere
e intervenire, allo scopo di evitare al personale dell’azienda e agli utenti di
“avvitarsi” in circostanze inutilmente ripetitive. Distinti saluti.
lunedì 27 febbraio 2012
MACCALUBE
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I cosiddetti vulcanelli (o vulcanetti che si voglia) di Caltanissetta sono un problema per chi si trova ad abitare vicino o addirittura sui terreni interessati dal fenomeno. Come si sa, sono manifestazioni gassose che provengono dal profondo sottosuolo e si rivelano all’esterno con emissioni fangose gorgoglianti nei vari conetti di fango, in un paesaggio fango-argilloso grigio con rari ciuffi qua e là di piante, dove queste riescono a colonizzare il suolo. A parte i problemi di staticità che provocano alle costruzioni esistenti su quei suoli, anche il semplice mantenimento di un parco naturale, difficilmente si può pensare che una vegetazione non spontanea possa attecchire.
Da queste emissioni che portano all’esterno
gas metano secco e fanghiglia di
argilla, il primo, se vogliamo vederlo come opportunità, non è utilizzabile
come combustibile, per l’argilla invece si potrebbe vedere.
Delle argille si può parlare in termini
di utilizzo industriale, ma anche in
agricoltura per gli innesti, a casa per assorbire gli odori (in frigo per
esempio) e per un certo potere filtrante e assorbente, in cosmesi per le
maschere di bellezza .
I cosiddetti vulcanelli (o vulcanetti che si voglia) di Caltanissetta sono un problema per chi si trova ad abitare vicino o addirittura sui terreni interessati dal fenomeno. Come si sa, sono manifestazioni gassose che provengono dal profondo sottosuolo e si rivelano all’esterno con emissioni fangose gorgoglianti nei vari conetti di fango, in un paesaggio fango-argilloso grigio con rari ciuffi qua e là di piante, dove queste riescono a colonizzare il suolo. A parte i problemi di staticità che provocano alle costruzioni esistenti su quei suoli, anche il semplice mantenimento di un parco naturale, difficilmente si può pensare che una vegetazione non spontanea possa attecchire.
Le argille hanno struttura cristallina
dalle dimensioni minime inferiori ai 2 micron e proprietà colloidali. È costituita
da silicati di alluminio mescolati con altri minerali. I tipi di argille sono chimicamente diversi e
si distinguono per nome come: illite, clorite, glauconite, caolinite, montmorillonite,
attapulgite e sepiolite, sette in tutto. Sin dall’antichità,
l’uomo ha attribuito all’argilla proprietà curative, antisettiche e cosmetiche.
L’interesse dei moderni si rivolge massimamente verso gli usi omeopatici ed
estetici.
Insomma, questa argilla che si ritrova all’esterno
in mucchietti sul suolo di Terrapelata, oltre a testimoniare un fenomeno
geologico, saprà suggerire alla fantasia umana e in particolar modo ai nisseni un
uso compensativo sostenibile?
domenica 26 febbraio 2012
Rivalutazione immobiliare (sic!)
CENTRO STORICO
Abbiamo appreso
in questi giorni dai media, che l’ultima legge finanziaria prevede una
rivalutazione delle case dei centri storici. Nella generale ricerca di
“raschiare il fondo del barile” ci può stare, ma a parte la lievitazione degli
affitti e dei costi degli immobili, la ripercussione inciderà ancora una volta
su prezzi, potere di acquisto e peso delle tasse. E sicuramente non è tutto.
Infatti penso che l’intervento non potrà essere equo nel territorio, se il meccanismo non differenzierà le esistenti dissomiglianze
tra i vari centri storici del nostro Paese.
Si pensa di
adeguare i valori tra quartieri periferici ipotizzati di minor valore rispetto
al centro storico, che può essere vero ma non per città come Caltanissetta.
I Comuni
come Caltanissetta che hanno lasciato morire il centro storico come potranno
pretendere di rivalutare quegli immobili che il mercato non cerca e non vuole? Chi pagherà questo aggiornamento del valore
catastale nei già penalizzati vicoli e
strade della Provvidenza, di San Francesco, degli Angeli, di San Rocco e della Saccara?
Chi
amministra la città, in merito al centro storico, parla di un luogo da mettere
in sicurezza per problemi di staticità. Parla di fondi regionali per rimediare/evitare
i crolli. Promuove incontri tra amministrazione attiva e ordini
professionali in cui domina lo spettro
della sicurezza statica, ed elargisce incarichi professionali per
l’individuazione degli immobili dove intervenire. Per farla breve, siamo al
punto che la mappatura commissionata è pronta e mostra ciò che in centro
storico è meritevole (sic!) di essere recuperato e ciò che invece dovrà essere
abbattuto e ricostruito.
In tutto
questo, nella “mappatura” preparata, dove sono gli abitanti? Chi sono come
gruppi sociali? Come si provvederà nei casi di inevitabile sgombero? Sarà il
Comune a gestire un processo così complesso e dai tempi lunghi?
![]() |
| Piazza Garibaldi |
Ricordo solo
che il centro storico è parte integrante del sistema città-territorio e che non
può essere considerato alla stessa stregua a tutte le latitudini, dove ha avuto
e ha storie e destini diversi.
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giovedì 23 febbraio 2012
ULSS, proviamo ad innovare, razionalizzare, risparmiare
I tagli continui effettuati da qualche anno a questa parte, alle
risorse che arrivano alle ULSS, hanno una ripercussione a cascata, specie nei
territori montani, insopportabile. C’è il rischio che si traducano nella riduzione di posti letto,
nella restrittiva redistribuzione territoriale dell’organizzazione
sanitaria e in un riallineamento verso
il basso di funzioni gerarchiche e specializzazioni cliniche. Sembrerebbe
un’equazione inevitabile: meno soldi, meno tutto. Nessuno che pensi ad una
possibile alternativa basata sul risparmio, la razionalizzazione,
l’ingegnerizzazione del sistema sanitario locale. Riducendo i costi, a parità
di budget
sanitario, si può continuare a mantenere,
anzi migliorare la qualità, i
posti letto e le varie dislocazioni dei presidi già presenti nel territorio.
Provo a suggerire una mia
riflessione che se letta con i grandi
numeri dell’utenza servita, si ha l’idea del possibile recupero di risorse
umane ed economiche.
Da una constatazione di prestazioni dell’ USLL ad un ipotetico paziente
cronico che, in situazione di normalità, deve essere controllato periodicamente,
l’attuale iter prevede: medico di
famiglia, per la prescrizione di visita specialistica e degli eventuali esami
che, escludendo sangue e urine, per radiografie, ecografie, ecc. è necessaria la prenotazione; prenotazione calcolata temporalmente per
singolo esame, tra lunghe attese (mesi e mesi), per coordinare gli esiti degli
esami (in tempo utile) con la visita. Diversamente,
esami da privato (sempre in tempo). Si continua col pagamento dei vari ticket presso l’apposito sportello e alla fine bisogna
collezionare le risposte dei vari esami, pagare ancora il ticket per la prestazione
sanitaria e presentarsi al clinico di turno con gli esiti da esibire per la
visita di controllo. Ma non è ancora finita. Si dovrà ancora ritornare dal
medico di famiglia per farsi prescrivere le ricette da portare in farmacia e
per far annotare esami e responso dello specialista. Emergono da questo
percorso tanti passaggi che potrebbero essere eliminati e/o velocizzati con
degli automatismi a favore di tutti,
facendo viaggiare le informazioni di più e meno i pazienti. I benefici li
lascio immaginare pensando al trasporto, alle risorse umane ed economiche che
si liberano, alla utile semplificazione dei processi che avvantaggia tutti.
Ciò che potrebbe risolvere egregiamente questo percorso ad ostacoli esiste
da tempo ed è la tanto sbandierata semplificazione, grazie all’informatica e ad
internet. Oggi si ha a disposizione anche una marcia in più con la tecnologia
“cloud computing” conosciuta in
Italia semplicemente come “la nuvola”.
La filosofia di quest’ultima è
quella di offrire un sistema intelligente di custodia dei vari dati,
interscambiabili ed accessibili in rete da chi è autorizzato, contrariamente al
sistema vigente che gestisce le informazioni per compartimenti stagni. Con un’analisi dei flussi di traffico dei dati
e un apposito software di gestione, alcune ridondanze dei passaggi precedentemente
visti, possono essere eliminate. Razionalizzando le operazioni, esami e
responsi tutti, per medico di famiglia e
clinico, possono essere alla loro portata sempre, con un semplice click. Al
cittadino paziente, si può facilitare altro. Con una carta prepagata, ad
esempio, tutti i pagamenti richiesti dalle
varie prenotazioni si possono semplificare. Infine,
con un software di gestione con apposite
form (moduli) in rete, si potrebbe raccogliere
e coordinare il tutto, eliminando il superfluo andirivieni delle persone.
Non sto parlando di fantascienza, parlo di innovazioni che trovano
anche risorse economiche di avvio nei progetti previsti dal bando diffuso
dall’UE che scade il 15 maggio prossimo. All’aspetto organizzativo informativo appena visto,
per completezza di idee, aggiungerei anche la previsione di organizzare, nel tempo,
nei vari complessi ospedalieri, il risparmio
idrico mediante utilizzo di raccolta idrico-pluviale in un secondo circuito per
usi igienici (non potabile) in aggiunta all’esistente circuito potabile; il risparmio
energetico con fonti rinnovabili (fotovoltaico, ibrido), il controllo
elettronico dell’illuminazione, dell’uso complessivo dell’energia, ecc..
Per concludere, credo che prima di attuare facili ristrutturazioni,
sempre con ripercussioni sui servizi e a danno dell’utenza, razionalizzare,
innovare, ricercare nuove risorse possono far mantenere e migliorare nei
presidi delle ULSS del bellunese, quegli standard esistenti che si sono fin qui saputi conservare.
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sabato 18 febbraio 2012
Caltanissetta: Centro storico
qualche tempo (5-6 anni) fa proponevo al Comune di Caltanissetta ...
Il
recupero del tessuto urbano è un fatto complesso il quale, non si esaurisce con
la sola riqualificazione del centro storico ma che integra altre azioni di
ecologia urbana. Si fonda e considera la funzione abitativa come elemento
inscindibile da altre attività insediative (servizi, artigianato, commercio,
tempo libero, ecc.) mettendo al centro di tutto il cittadino. Il ruolo decisivo
che deve avere il recupero riguarda il problema abitativo e i processi (trasformazioni
d'uso e di tipologie, vendite frazionate, sfratti, costi d'affitto alti, ecc.) che
si riflettono negativamente sulla domanda di nuove abitazioni per un riuso più
equo e in grado di mantenere la naturale varietà sociale e funzionale di un
centro storico.
alcune note utili per il recupero del centro storico
(Dr. urb. Giuseppe Cancemi)
metodologia
Strategia dei
piccoli passi costanti e coinvolgenti (trasparenza e partecipazione)
Effetto
valanga.
Gestione del recupero
Il processo di recupero, a partire dal centro storico, se ne
deve fare carico il comune istituendo un ufficio casa in coincidenza
dell'istituzione ufficio espropri previsto dal testo unico 327/2001.
La
gestione del processo di recupero riguarda il governo degli interventi
necessari e urgenti adesso in centro storico ma in prospettiva,
inevitabilmente, riguardanti l'intera città. Appalti, convenzioni, contratti,
ecc. e ogni altro atto inteso a gestire il patrimonio edilizio (pubblico e privato)
che s'invecchia, non rappresenta un fatto episodico ma un evento ciclico di cui
il Comune deve averne "il polso" costantemente se vuole evitare il
fenomeno dell'abbandono e del degrado di parti della città.
La politica del recupero che vuole sortire due effetti:
soddisfacimento del bisogno abitativo e restituzione di un'immagine cittadina
del costruito rispettosa della storia e della cultura che ha stratificato la
città, non può trascurare la delicatezza che investe le decisioni sulle
modalità di intervento, e per questo deve poter disporre di imprese e
maestranze competenti, in grado di eseguire gli interventi nel rispetto dei
canoni del restauro. La istituzione di apposito cantiere legato a delle lezioni
in aula, avente per obiettivo la formazione-lavoro, può essere il primo passo.
Anche l'apposita scelta
di un isolato che ben si presta allo scopo serve, se coadiuvata da un opportuno
progetto pilota di restauro, ad avviare un dialogo con la parte più scettica
dei cittadini che in quel cantiere può constatare la validità del recupero.
A mo'
d'esempio, si può pensare che, cantiere ed aula possano essere trasparenti
mediante una web-camera per chi, interessato e non, vuole conoscere come si
sviluppano giorno per giorno formazione e lavoro.
In
altre parole, per il recupero del centro storico, è necessario un atteggiamento
consapevole dell'esigenza di ordinare, controllare e guidare ogni processo
d'intervento, perché non venga smarrita la linea politica di una operazione
complessa che, deve essere condotta sinergicamente delle varie componenti
politiche economiche e sociali della città e per fugare ogni possibile errore
che può scaturire dall'improvvisazione.
soggetti da coinvolgere
Comune, IACP,
cooperative, privati, cassa edili, sindacati, confindustria, imprenditori, lavoratori-corsisti,
ecc.
risorse economiche
Finanziamenti
agenda 2000, cassa depositi e prestiti, BOC, finanziamenti IACP e cooperative,
finanziamenti prima casa, capitali d'investimento privati.
costi
Il
costo totale per mq di intervento comprende:
costo di costruzione, ristrutturazione,
recupero, manutenzione
oneri
per indagine preliminare
spese
generali e tecniche
IVA
altri oneri per aree, parti di edifici,
urbanizzazioni ed eventuale trasferimento e sistemazione temporanea delle
famiglie e/o prosecuzione delle attività economiche insediate.
Detto costo
si riduce al 40% in caso di manutenzione straordinaria e raggiunge l'80%
in caso di restauro e risanamento conservativo (valutazione CER, Comitato per
l'Edilizia Residenziale presso l'ex ministero dei LL. PP.).
agevolazioni
Facilitazioni burocratiche, Riduzione oneri di urbanizzazione,
incentivi vari sui costi (cantiere, smaltimento sfabbricidi, ecc.)
orientamento del recupero
- Interventi
che tengano conto della bioarchitettura
(verifica della presenza del gas radon, basso in/out energetico, ecc.)
- Risparmio
idrico
- Risparmio
energetico (riscaldamento, pannelli fotovoltaici, energia solare-termica)
- Efficienza
termica
Effetti del recupero
Diretti: valore aggiunto alla proprietà
immobiliare pubblica e privata, specializzazione di maestranze negli interventi
di restauro, spendibile nel mercato del lavoro su più vasta area.
Indiretti: stabilità della manodopera del settore
edile, occasioni di lavoro non precario ma ciclicamente continuativo, immagine
complessiva della città (marketing urbano) apprezzabile ai fini della qualità
della vita dei residenti e turistici.
norme di riferimento
Legge n.
457 del 5 agosto 1978 (Titolo IV, Norme generali per il recupero del patrimonio
edilizio ed urbanistico esistente).
L.R. n. 70 del 7 maggio 1976,
Tutela dei centri storici…, artt. 1,2.
L.R. n. 71
del 27 dicembre 1978, art.20 (Categorie di intervento), art.55 (Centri
storici).
Circolare A.R.T.A. 11 luglio
2000 n.3/2000
Aggiornamento
dei contenuti degli strumenti urbanistici generali e attuativi per il recupero
dei centri storici.
D.p.r. 8
giugno 2001 n. 327 - Testo Unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica utilità.
Statuto Comune Di Caltanissetta,
art. 7 - Assetto e gestione del territorio
omissis
3) Privilegia il recupero e la valorizzazione del patrimonio
edilizio, urbanistico e monumentale della città con particolare attenzione al
recupero e valorizzazione del centro antico.
4) Programma ed attua, nel rispetto delle prescrizioni esecutive
del P.R.G., l'edilizia residenziale pubblica e privata, al fine di assicurare
il diritto all'abitazione, ed un sistema razionale di opere di urbanizzazione
primaria e secondaria, subordinando gli strumenti di pianificazione e le loro
prescrizioni esecutive ai principi di tutela dei valori ambientali, di
eliminazione di ogni forma di inquinamento, di salvaguardia e di recupero delle
risorse naturali e dei valori storico-artistici del territorio.
Strumenti operativi
- Piano
Territoriale Paesistico Regionale
- piano
regolatore generale, strumento urbanistico di articolazione dei rapporti
tra centro storico e territorio, tra centro storico e città nel suo insieme
(esistente e progettata);
- piano
particolareggiato (o anche, programmi integrati di intervento e programmi
di recupero urbano), relativo al recupero e alla strutturazione del centro
storico nei suoi elementi più significativi;
- piani esecutivi di comparto, estesi a
un isolato o un insieme di elementi
organicamente raggruppabili;
- piano del
colore, derivante
da istruttoria e ricerca filologica, iconografica e documentaria in cui entra a
pieno titolo la «tradizione cromatica».
tipi di intervento
Acquisizione
(o intervento con partenariato Pubblico/privato) di immobili privati in centro
storico per la loro valenza storico-urbanistica, da consolidare ristrutturare e
restaurare e da destinare agli usi pubblici previsti dal piano
particolareggiato o di comparto. Possono altresì, allo stesso scopo, essere
acquisiti immobili diruti o non abitabili per essere destinati dopo la loro
sistemazione ad edilizia residenziale pubblica (case parcheggio, alloggi,
immobili di scambio).
Gli
interventi ammessi sono:
- risanamento
statico e igienico degli edifici, tendenti al mantenimento della loro
struttura e a un uso equilibrato dell'intero organismo; siffatto intervento va
attuato secondo tecniche, modalità e avvertenze fedeli alle istruzioni per la
condotta dei restauri architettonici. Nella fattispecie di intervento è di
particolare importanza l'ossequio alle qualità tipologiche, costruttive e
funzionali dell'organismo, e vanno escluse le trasformazioni che ne alterino i
caratteri dell’organismo edilizio;
-
rinnovamento funzionale degli
organismi interni, da permettere soltanto laddove si presenti indispensabile ai
fini del mantenimento in uso dell'edificio. Anche per questo tipo di intervento
vale l'importanza fondamentale del rispetto, ove possibile, delle qualità
tipologiche e costruttive degli edifici, evitando funzioni che deformino
oltremodo l'equilibrio tipologico-costruttivo-statico dell'organismo.
Il comune
interviene su:
- patrimonio
edilizio degli enti pubblici;
- recupero
del patrimonio edilizio privato, di rilevante e preminente interesse pubblico,
anche mediante convenzionamento con i privati;
- recupero
del patrimonio edilizio privato, in caso d'inerzia dei proprietari, mediante
esproprio, previa diffida;
- adeguamento
delle urbanizzazioni.
Tempi di attuazione
Una
valutazione teorica degli elementi che scandiscono i tempi di attuazione del
recupero all'interno di un isolato o di un singolo immobile possono riassumersi
in:
indagine di
fattibilità e di localizzazione;
procedure di
acquisizione del/degli immobili (esproprio, occupazione d'urgenza, ecc.);
indagini
tecniche preliminari (perizie statiche);
predisposizione
dei piani di intervento, progetti esecutivi, autorizzazioni, appalti;
eventuale
trasferimento degli inquilini.
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venerdì 17 febbraio 2012
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| Uno scorcio della moderna (sic!) Caltanissetta |
Perdonate!
Ma credo proprio che Caltanissetta vive male perché è male amministrata da lungo tempo. Tra le problematiche che affliggono la città vi sono le endemiche carenze dei servizi: acqua e rifiuti nonché un’economia da sempre asfittica. Se si vuole dare una mano per fare (ri?)sorgere la città, bisogna avere la capacità di organizzare un tam tam mediatico capace di sfidare gli attuali e i prossimi amministratori sul terreno di un misurabile impegno: la risalita di Caltanissetta in graduatoria nell’annuale classifica sulla vivibilità urbana, nel 2011 al penultimo posto (106°).
Ricordo che l’Ecosistema Urbano, si “misura” con
indicatori, per tre grandi categorie:
- il carico delle
attività umane sull’ambiente(perdite di rete idrica, consumi di acqua
potabile, di carburante, di elettricità, produzione di rifiuti, numero di auto
pro capite ecc.;
- qualità
dell’ambiente in termini di
smog, inquinamento idrico, verde urbano, ecc.;
- qualità delle
politiche attraverso depurazione, raccolta
differenziata, trasporto pubblico, ecc.
***
QUALCHE IDEUZZA DI BASE
SE SI VUOL FARE QUALCOSA DI CONCRETO
…
TEMI
Vivibilità urbana, incremento dell’occupazione, riduzione
programmata degli sprechi, nuove tecnologie … ecc., ecc.
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domenica 12 febbraio 2012
giovedì 9 febbraio 2012
Le Maccalube di Caltanissetta
Finché restano accesi i riflettori su qualcosa che fa discutere, per esempio su un tema cittadino come quello dei “Vulcanelli” di questi giorni, è sintomo di sana democrazia: rende pubblico un confronto che può essere utile alla collettività.
L’Assessore A. Milazzo amministratore
della città di Caltanissetta, saprà meglio di me che l’area dei “Vulcanelli” ha
una storia antica e travagliata. Il toponimo “Terrapelata” che segna il luogo,
riportato sulle mappe che usiamo, è stato ereditato dalla saggia virtù
contadina delle generazioni passate, che sapeva anche ammonire.
L’evento parossistico del 2008 (grave
innalzamento e fessurazione del suolo) ci ha avvisati ancora una volta. Abbiamo
visto che “il re è nudo”. Quel suolo rifiuta ogni occupazione edilizia e/o di
intervento di ingegneria naturalistica, e forse, ci suggerisce anche che ogni
spesa per tentare di difendere la staticità dei fabbricati potrebbe essere un
inutile spreco.
Mi dispiace di non avere compreso quale
“zona residenziale” intende titolare a “Parco naturalistico” l’Assessore
Milazzo. La zonizzazione del PRG pubblicato on
line, lungo la via dei Vulcanelli e via Angelo Custode, annovera sei zone titolate
diversamente ma nessuna è residenziale. L’unica
residenzialità del luogo minacciato dalla instabilità tettonica che mi risulta,
è l’insediamento attuale sviluppatosi con un’edilizia che si è diffusa nel
tempo, con due diversi indici di zona agricola.
Riconosco comunque, all’Assessore
Milazzo il merito di una scelta la quale non mi trova contrario, ma che non
cambia la mia valutazione sulla “informativa” dell’Amministrazione attiva,
oggetto di questa mia nota, che continuo a giudicare di marketing politico.
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martedì 7 febbraio 2012
Una nota politica, non mia, che serve a ricordare gli eventi politici recenti che vale la pena tenere presente.
potete leggerla anche dal blog : oscarb1.blogspot.com
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Letter from Washington DC
News and comments from the Capital of the United States in English and Italian. Video, pictures, Music (pop and classic). Premio internazionale "Amerigo".
I tre Governi del Presidente
Molti sostengono che il Governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia. Quando il Premier era Berlusconi, la democrazia italiana era stata non solo sospesa, ma modificata in modo lesivo della nostra Costituzione. Tre sono gli esempi di governo assimilabili a quello Monti in quasi sessant’anni della Repubblica.
Il Presidente Einaudi - nel 1953 - quando la Democrazia Cristiana era spaccata sull’eventuale reincarico ad Alcide De Gasperi, diede l’incarico motu proprio al Ministro Giuseppe Pella di formare il Governo, senza consultare i partiti, tanto che si parlò di "governo amministrativo", come ricordato da Federico Orlando sul quotidiano Europa.
Il secondo Governo definito "tecnico" fu realizzato per iniziativa del Presidente Scalfaro che diede l'incarico a Lamberto Dini, Direttore Generale della Banca d’Italia; anche i ministri non erano parlamentari.
Quando nel 1994 Berlusconi e Previti sono scesi in campo, pochi nei “palazzi romani” conoscevano a fondo la coppia. Dopo il grande e inaspettato successo di Forza Italia, con il conseguente incarico a Silvio Berlusconi, si vociferava che Previti sarebbe diventato Ministro della Giustizia.
Ho inviato al Presidente della Repubblica quello che sapevo, per esperienza personale, su loro due. Ovviamente al Capo dello Stato non mancavano i mezzi per verificare quanto affermavo.
Da allora il Presidente Scalfaro non ha mai dissimulato il suo giudizio negativo su Berlusconi, la sua politica, il suo comportamento pubblico e privato e il suo entourage. Non c’è da stupirsi se ilPdL non si è unito alle espressioni di cordoglio di tutte le forze politiche per la scomparsa del Presidente Emerito.
Quando Berlusconi propose il suo Avvocato come Ministro della Giustizia, Scalfaro rispose che non lo avrebbe accettato. Il Cavaliere allora lo candidò al Ministero dell’Interno ma il Presidente della Repubblica confermò la sua assoluta contrarietà. Tanto che la presentazione della lista dei Ministri al Quirinale fu ritardata di due ore.
Previti fu messo al Ministero della Difesa, al quale era invece destinato il liberale Alfredo Biondi.
Nel dicembre del 1994 si aprì una crisi di governo per il profondo dissidio fra Forza Italia e la Lega, che accusava Berlusconi di non aver tenuto fede alla promessa di realizzare il Federalismo. Nel gennaio del 1995 Scalfaro diede l’incarico di formare il Governo a Lamberto Dini.
Nel novembre 2011, a fronte della mancanza di credibilità del Governo in carica, aggravata dall’enorme debito pubblico e dal livello insostenibile cui era giunto lo Spread, Berlusconi fu convinto a dimettersi.
Nel frattempo il Presidente Giorgio Napolitano, aveva preparato l’avvicendamento di un Governo di emergenza nazionale, presieduto dal Professor Mario Monti, appena nominato Senatore a vita. Il nuovo Esecutivo è stato votato il 18 novembre alla Camera da tutti i partiti rappresentati in Parlamento, tranne che dai 59 Deputati della Lega Nord.
E' inevitabile pensare che fu un’iniziativa meditata e preparata, perlomeno su due fronti: l'accettazione di Monti da un lato, e le dimissioni del Premier dall'altro.
Difficile escludere il ruolo di Gianni Letta nel convincere Berlusconi.
Oggi il Cavaliere ha l’impudenza di sostenere che si è dimesso solo per senso dello Stato e amore per l’Italia, e sceglie di comunicarlo dalle colonne del Financial Times, l’autorevole quotidiano che ha sempre sostenuto la sua incapacità di governare l’Italia, come i fatti hanno dimostrato.
Bossi sostiene che il vero motivo del passo indietro è soltanto quello di salvare la sua “roba”. E commentando l’articolo del F.T. ai margini dei lavori del “Parlamento della Padania” dichiara: “se Berlusconi si ritira, il problema è risolto. Diventeremo il partito di maggioranza assoluta del Nord”.
Forse è un’illusione, dal momento che il Cavaliere non ha nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata e ha confermato che si ricandiderà nel 2013.
Grazie al governo Monti la fiducia dei mercati sta ritornando e l’Italia non rappresenta più il primo problema per l’Unione. Si comincia invece a considerare la leadership di Monti positiva per collaborare a risolvere la crisi che concerne soprattutto l’Europa nel suo insieme.
In questo quadro non sottovalutiamo l’importanza dell’incontro con il Presidente Obama il 9 febbraio a Washington, al quale il Primo Ministro italiano si presenterà forte della nostra migliorata situazione.
I critici sempre più numerosi, del Senatore Monti non vogliono ricordare che, firmando i Trattati di Roma del 1957 e quelli di Maastricht del 1992, l’Italia ha consapevolmente rinunciato a una parte della sua sovranità per condividerla con i partner europei. E’ causa di profonda amarezza constatare quanti esponenti politici, anche di primo piano, non ne tengono conto, sebbene non penso che gli stessi avrebbero il coraggio di proporre l’uscita dell’Italia dall’eurozona.
Angela Merkel, per dimostrare che non intende autopromuoversi unica rappresentante dell’Unione Europea, deve mantenere fede a quanto dichiarato in Cina il 2 febbraio scorso: “L’eurozona si sta muovendo verso l’uscita dalla crisi dei debiti sovrani. Ogni membro dell’Unione deve poter contare sull’aiuto degli altri, perché dobbiamo fare sforzi comuni per difendere l’euro”.
Beatrice Rangoni Machiavelli
FV
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