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sabato 3 settembre 2011

Belluno


A sostegno della "Biodiversità" degli ambienti naturali
Qualche tempo fa su un quotidiano locale è apparsa una polemica promossa da una gentile signora verso i finanziamenti per il mantenimento del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Prefigurava una rinuncia al mantenimento del Parco in alternativa di tanti micro finanziamenti agli Enti Locali per opere massimamente viarie.
Monte Civetta
Sommessamente vorrei dire, alla di lei rispettabile opinione, che può trovare luogo l'alternativa proposta se ci si limita ad una lettura tutta economicistica dell’istituzione Parco, dove i finanziamenti vengono visti come mero mantenimento del personale che vi lavora. Se proviamo, però, a guardare più in là degli interessi localistici forse scopriremo che il nostro territorio è una tesserina di un puzzle molto più ampio che si chiama Italia, Europa, pianeta Terra. E si dovrebbe riconoscere che una economia basata semplicemente su costi e ricavi monetizzabili non si può applicare alla contabilità ambientale che è di più ben ampio valore e respiro. Allora si dovrebbe capire che la conservazione, la salvaguardia, la tutela e l’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio non sono uno spreco. L’ipotesi alternativa proposta di utilizzare quanto si spende per il Parco in strade per  “raggiungere determinate aree con mezzi meccanici”  fa a pugni proprio con il valore del bene ambientale “Montagna”, che si preserva proprio se “lasciato alla sua natura incontaminata”.  L’auspicata realizzazione di strade, sembra perfino ovvio dirlo, facilitano la penetrazione antropica a danno della conservazione degli ambienti naturali proprio per quel mantenimento prezioso (la biodiversità) che si vuole proteggere. Non dimentichiamo che il 2010, è stato l’Anno Internazionale della Biodiversità e si celebra perché le azioni dell’uomo si rivolgano anche al Debito Ecologico nei confronti delle risorse naturali.
In merito a ciò che significa costruire nuove strade, basti ricordare che asfaltare, bitumare o comunque impermeabilizzare il suolo vuol dire: modificare l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche; creare nuove linee pluviali alle piogge; velocizzare la discesa a valle delle acque; in buona sostanza, creare nuove condizioni di squilibrio ambientale a favore di frane, smottamenti, trasporto di detriti e dilavamento dei terreni nonché alluvioni e disastri. 
Il turismo, elemento di grande interesse per i residenti, per chi frequenta i luoghi montani, anch’esso deve essere sostenibile, deve rimanere elitario (nel senso di scelta di nicchia per chi ama l’ambiente naturale) e non di massa, se si vogliono evitare ulteriori depauperamento degli habitat della montagna.
Per concludere, il debito pubblico è sì alimentato dagli sprechi ma non certo dalle istituzioni di difesa e promozione che, come il Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore all’occhiello della Comunità bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende da una legge che, venendo da lontano, attua due articoli (9 e 32) della Costituzione e serve a preservare per le generazioni presenti e future gli ecosistemi.

Siti di Importanza Comunitaria


ASSETTO ANTROPICO
FIUME IMERA MERIDIONALE




martedì 30 agosto 2011

Miracolo a Caltanissetta!



Istituito un Centro di Emodinamica


Vivo da anni fuori da Caltanissetta e quando ritorno mi informo sulle novità di questa città. Quest’anno ho avuto la buona nuova che l’Ospedale “Sant’Elia” ha per l’emergenza coronarica un Centro di Emodinamica.
Questo Centro (hub) è  in rete con altri presidi sanitari territoriali che fungono da spoke a Nord e Sud del territorio nisseno e con l’ennese.  La forte aspirazione del primario di quel reparto ha trovato soluzione e adesso nei casi di una insorgente sindrome coronarica acuta la popolazione del centro Sicilia potrà avere tempi più brevi per una coronarografia e suo relativo intervento terapeutico, precoci.
“La rete cuore”, così la chiama l’Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta, è un segno di progresso civile che i territori ennese e nisseno aspettano da molti anni. Ad onor del vero, già da tempo, e lo dico per esperienza personale di familiare di degente,  l’Ospedale “Sant’Elia” con il reparto di Cardiologia poteva vantarsi di una eccellenza del servizio.
Mosso da queste mie considerazioni,  ho cercato di ritrovare, tra le pagine internet  la via informatica alla fruizione del servizio cardiologico ospedaliero, ed ho potuto riscontrare che al sito: www.asp.cl.it  un documento a disposizione di tutti, che illustra i rapporti  di rete interospedaliera tra le aree provinciali di Enna e Caltanissetta, ai fini del  trattamento delle emergenze coronariche e le relative linee guida di accesso all’Emodinamica del  Sant’Elia. Il documento molto tecnico ma comprensibile anche al profano come me, bene illustra le motivazioni di fondo per una scelta di ampliare verso il centro Sicilia la risposta sanitaria alla Sindrome Coronarica Acuta, volgarmente riconducibile alla temuta parola: “infarto del miocardio”.  Nella parte che viene descritta l’organizzazione della rete ospedaliera che insiste sul territorio presidiato, trovo che il distretto interprovinciale ritagliato per scopi sanitari attorno al Sant’Elia, appare limitato dal condizionamento degli ambiti amministrativi  provinciali preesistenti.
Forse una rappresentazione per isocrone, fatta per evidenziare i tempi di percorrenza  tra nodi collegati (spoke) e centro con emodinamica (hub)  su base cartografica, avrebbe più opportunamente fatto risaltare l’area da servire che potrebbe meglio risultare ridisegnata.
La rete telefonica, mi è parso di capire, è il sistema per sintonizzare gli spostamenti dei pazienti da (spoke) e verso (hub) e il mezzo vocale il veicolo dell’informazione. Si suppone che le informazioni per immagini e cartacee dovranno viaggiare per altra via: fax e/o computer. Qui sommessamente vorrei suggerire agli estensori dell’ampio e ben espresso documento, se non previsto, di elaborare una formalizzazione di archiviazione e trasferimento delle informazioni, relative al singolo paziente, con standard che riducano al minimo la discrezionalità individuale (se possibile nessuna) e la richiesta al paziente per ogni accoglienza tipo: come si chiama? …. Ecc.
 L’archivio dove impostare la cartella individuale del paziente, infine, potrebbe e dovrebbe risiedere in un host remoto accessibile con password (ovviamente) agli addetti, da ogni luogo. Una sorta di archiviazione alla maniera Apple con la “nuvola” per i suoi Iphone, Ipad, ecc..
Terminando, mi permetto di rilevare che trovo alquanto inusuale che l’Ospedale “Sant’Elia” non pubblichi in internet indirizzi di posta elettronica per sede di lavoro del personale ospedaliero e che non si accorge di un refuso, durato a lungo in Home page e link, della dicitura: "Presidio Sanitario di S. Delia" modificato di recente per mia segnalazione.


Pensieri modesti... in pillole


TERRITORIO
 E… come ecologia, economia

Pianificare lo sviluppo di un territorio in maniera ecologica, prioritariamente,  significa analizzare e inventariare tutte le risorse  locali naturali come base di conoscenza, per impostare una programmazione finalizzata allo sviluppo sociale ed economico della comunità  che sia sostenibile, oltre che a dimostrarne la fattibilità e la sua convenienza economica. L’impostazione dello studio in senso ecologico  principalmente sarà rivolto a tutte quelle risorse, intese come “capitale fisso”, rappresentate dalla naturalità delle molte zone extraurbane di un  territorio, solitamente incolte. Ritenute improduttive nell'accezione più diffusa, perché non ad uso agricolo e dunque senza valore. 

"U Cannuni" - Mazzarino(CL)
Una pianificazione ecologica territoriale è fondamentale nella ricerca di soluzioni tecnico-organizzative, che non siano fine a se stesse, per poter valutare  i  costi/benefici che gli obiettivi legati allo sviluppo socio-economico, pongono.
La  metodologia di analizzare e  inventariare per conoscere ed operare,  muoverà  dai fattori fisici ed antropici che hanno modificato e continuano a modificare il territorio, per comprenderne l’attuale  uso  ed interpretarne le tendenze in  atto,  al fine di suggerire attraverso quali direttrici sono possibili  sbocchi, per una diversa programmazione economica che consenta un processo  di sviluppo - a partire dalle risorse proprie del territorio - innanzitutto sostenibile.
La pianificazione ecologica, non rappresenta una pianificazione alternativa o sostitutiva di quella tradizionale, ma si  configura,  piuttosto, come strumento integrativo che incrocia le sue applicazioni con quelle urbanistiche o comunque territoriali tradizionali.
 Nella pianificazione classica di livello comunale, per un fatto culturale e tradizionale, ci si orienta per una  ricerca di  migliore organizzazione sociale, attraverso opzioni in funzione del territorio, ma solo proponendo scelte statiche e apponendo vincoli. Per le aree non urbane, più specificamente, ci si limita ad assegnare solo ruoli e ancora vincoli senza alcuna propositività.  
A differenza delle varie consolidate pianificazioni che si conoscono, la pianificazione ecologica, invece, rappresenta  un approccio metodologico che si serve di informazioni biofisiche e socioculturali allo scopo di mettere in evidenza le emergenze coniugabili con le opportunità culturali ed economiche, con attenzione massima ai  profili  di vulnerabilità e alle soglie che si impongono nell'assunzione di  scelte nell’uso del bene che  ha  un rilevante interesse naturalistico  (in  cui vengono evidenziati: paesaggio, presenze botaniche e faunistiche, geologiche ecc.). 

Gli obiettivi che la pianificazione ecologica si propone, sono conformi alla cultura della sostenibilità che si  ispira  ai contenuti della Direttiva Comunitaria Habitat 92/43 CEE, la quale pone  sotto  i  riflettori  la
conoscenza degli ambiti naturali,  per morfologia, flora  e  fauna,  al fine di annoverarli come elementi di bio-ricchezza, per diversità, da mantenere, utili per il sapere, il tempo libero, la cultura. 

La pianificazione concepita come  processo  dinamico, di indirizzo all’uso del suolo attraverso la programmazione economica,  ha il fine di individuare elementi territoriali non come ambiti fisici cui direzionare gli interventi, ma piuttosto come elementi di riferimento, intorno ai quali costruire programmi e azioni per uno sviluppo durevole e diffuso.

 

domenica 21 agosto 2011

Duomo di Monreale: La nuova illuminazione

Progettare la luce per un Bene Culturale

Nella qualità di ex presidente provinciale a Caltanissetta di Italia Nostra, mi permetto di esprimere un mio sommesso e modesto parere sulla realizzazione dell'illuminazione del Duomo di Monreale.
Chi ha un minimo di dimestichezza con la fotografia sa che l'immagine che si forma sulla pellicola rivestita dall'emulsione con alogenuri di argento o sul sensore della camera fotografica e' dovuta alla riflessione della luce che investe l'oggetto da riprendere. Il raggio di luce incidente in funzione dei gradi Kelvin, da cui dipendono sensibilità e colore, produce quell'immagine finale cromatica la quale, in funzione dei fotoni captati, può essere ottenuta per via naturale o artificiale. Quest'ultima nel nostro caso e' quella che piu' ci riguarda perché complementare, suppletiva o alternativa a quella naturale non sempre disponibile.
L'occhio umano non e' quello fotografico. Non essendo uno strumento tecnologico freddo, la percezione visiva di un oggetto illuminato viene influenzata dalla cultura dell'osservatore, dall'esperienza da esso accumulata, dalla sensibilità individuale, ecc.. Insomma chi si accinge a illuminare un monumento dal "peso" del Duomo di Monreale deve fare i "conti", come si intuisce, con molte cose. Il percorso delle linee elettriche, i punti illuminanti. (per numero e collocazione) la gestione dell'intero impianto. Non ultima la certezza che l'irraggiamento anche termico con fonte artificiale non provochi alterazioni permanenti ai materiali di cui sono costituiti i mosaici e tutto il resto.
Un sistema di luci artificiali che si riflette sulle superfici di un luogo liturgico, di così grande valenza storico-artistica, non incontra dai piu' una diversa attesa di una comune illuminazione. Per i profani riveste uno scontato ruolo funzionale, solitamente percepito come luogo illuminato piu' o meno o con un giudizio superficiale di bello/brutto. Così invece non e', e nel nostro caso leggendo nella progettazione gli aspetti analizzati e i risultati raggiunti si capisce come l'illuminazione realizzata rappresenti un moderno completamento che valorizza il monumento e soddisfa il fruitore dei beni culturali ecclesiastici. Grazie all'ingegno e alle moderne tecnologie, nell'insieme, l'illuminazione diventa elemento di arricchimento percettivo che aggiunge alla grande opera architettonica un valore estetico e cromatico di risalto, riconducibile alla definizione economica di: "valore aggiunto" o piu' specificatamente d'effetto, nella accezione tecnica riferita alla qualita' della luce, programmata e non empirica, in uso per i monumenti. Insomma, un appeal estetico che non guasta.

martedì 5 luglio 2011

Democrazia partecipata e nuove tecnologie

 
Internet e città

 
Circa una ventina di anni fa a Caltanissetta si respirava aria di partecipazione attiva alla vita comunitaria con la vivacità dei comitati spontanei di quartiere, come oggi. L’associazione Italia Nostra volendo cogliere quella ventata di impegno dei cittadini che sembrava essere vista con favore dalla compagine amministrativa comunale, si faceva carico di raccogliere telefonicamente le indicazioni per disfunzioni o problemi ambientali che i cittadini, suo tramite, avrebbero rivolto al Comune. Timidamente, non molti per la verità, alcuni cittadini cominciarono a segnalare semplici richieste di  cambio di lampade, buche da riempire e cose simili. Piccole richieste dal punto di vista economico, che l’associazione trasmetteva agli organi comunali per l’assolvimento. La cosa durò qualche tempo senza alcun riscontro per le segnalazioni fatte, e finì nell’oblio con la totale delusione per quanti, tra cittadini e responsabili di quell’associazione, vi avevano creduto.
Dopo anni di torpore, questa volta la città sembra mostrare di nuovo un risveglio: opposizione alla scelta TARSU; comitati di quartiere e scuola pubblica che si fanno carico di pitturare alcuni passaggi pedonali, ecc.. Insomma, si torna alla voglia di partecipare per i  processi di decisione urbana, intervenendo spesso per così dire, mettendoci la “faccia” attraverso un noto social network (facebook). Il nuovo modo di far circolare le intenzioni, i pensieri, le informazioni, ecc. degli internauti che frequentano la nuova “Agorà”, sembra porre nuove esigenze non solo di tipo strumentale e  culturale ma anche di servizi e di relativa qualità.
Il cittadino telematico si fa più esigente. La rete mette in circolazione idee nuove di democrazia partecipata che solo il web poteva diffondere nel “villaggio globale”. In alcuni Paesi come l’America, la Gran Bretagna o l’India alcune città hanno cominciato da qualche tempo ad essere collaborate dai semplici cittadini per segnalazioni di infrazioni stradali, malfunzionamento di servizi locali, bisogni di quartieri, buche da riempire, rifiuti lungo le strade, ecc.. Tutti con interventi documentati fotograficamente e recapitati ai Comuni con rigorosa localizzazione tramite Google Earth. I problemi della città non sono più dunque materia solo per addetti: esperti,  tecnici e  politici. Attraverso i network i cittadini hanno cominciato a vedere, a controllare, a diffondere, a segnalare, insomma il potere, le amministrazioni non hanno più scuse, non possono prendere sempre tempo, giustificarsi, trincerarsi dietro la burocrazia. La rete socializza le informazioni e le fa circolare. L’ignaro cittadino ha cambiato pelle: dalla delega in bianco concessa ai politici nell’amministrazione della cosa pubblica è passato al controllo diretto di ciò che lo circonda.
Per restare in Italia, il Comune di Udine, forse rendendosi conto prima degli altri, ha iniziato ad amministrare la città attraverso una nuova partecipazione, puntando su quella cittadinanza attiva che da tempo oramai naviga in internet. Un apposito servizio messo a disposizione degli utenti della città consente di segnalare ogni tipo di problema al Comune. Un apposito filtro, permette di individuare l’ufficio relativo alla segnalazione il quale, dopo la sua brava istruttoria e la relativa decisione, farà conoscere se viene accolta o no la richiesta. Con questo modo di procedere si accorciano i tempi di realizzazione e l’intervento diventa trasparente dall’inizio alla fine.
Udite…, udite! Però, l’applicazione di questa intelligente collaborazione tra cittadino e amministrazione si realizza sì al Nord ma è stata tradotta e sviluppata in Calabria con un apposito software.
I cittadini “internauti” attraverso la loro collaborazione con l’Amministrazione possono garantire la migliore soluzione di un problema o la buona esecuzione di un lavoro con una ricaduta sui tempi risolutivo/esecutivi che non potranno più essere lunghi e/o inutilmente costosi e si potrà evitare l’incombente sistematico degrado delle città.
La buona amministrazione della città con la partecipazione democratica facilitata dai nuovi mezzi di comunicazione, può diventare oggi una silenziosa rivoluzione concreta, anche a Caltanissetta. Basta volerlo!

 

domenica 3 luglio 2011

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Gli argomenti del presente BLOG riguardano:






Città
Ambiente
Territorio
Natura
Polemica






e ...  ALTRO ANCORA

Tutto senza alcun fine di lucro
Informazione no profit!

RICORDO NOSTALGICO DI UNO DEI VILLAGGI MONTECATINI CHE HANNO “COLONIZZATO” LA SICILIA NEGLI ANNI ‘60

Pozzo principale della miniera

La miniera Bosco, così conosciuta perché in località omonima in prossimità del Comune di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. Negli anni sessanta era una di quelle risorse minerarie che la società mineraria Montecatini  tra le altre utilizzava in Sicilia. I Sali potassici che estraeva, venivano trasportati via teleferica in un opificio ad hoc  in prossimità di Campofranco, altro comune del nisseno, per essere trasformati  in fertilizzanti usati in agricoltura.

In quegli anni il centro Sicilia ospitava maestranze e tecnici prevalentemente veneti, toscani  e marchigiani che si muovevano da un ambito minerario all’altro in quelle regioni italiane che erano all’epoca tradizionalmente minerarie. I rapporti con gli ospiti non siciliani, erano improntati ad una reciproca curiosità e scambio, per tradizioni e appartenenza socio-culturale dove, da parte siciliana veniva elargita la generosa proverbiale ospitalità, mentre dall’altra, si ricambiava con l’innata signorile gentilezza degli ospiti “continentali”.
Alcuni tra i cartelli che segnalano l’inagibilità dei ruderi del villaggio

I ruderi che oggi  rimangono dell’ epopea mineraria testimoniano per tutti e specialmente per  gli anziani ex minatori rimasti, un nuovo modo di gestire le miniere diverso dalle padronali con avidi rentier conosciuti nelle miniere di zolfo.
I cosiddetti “carusi” delle miniere di zolfo, simbolo di uno sfruttamento precoce del lavoratore bambino, non esistevano più. La sicurezza, per esempio, era un punto d’orgoglio, per questa grande società "scesa" dal Nord e i minatori della “Bosco” non dovevano scioperare per avere il loro sudato salario.

Insomma, con i villaggi per tecnici e minatori in prossimità della miniera o degli opifici collegati, nasce una nuova era in centro Sicilia che fa vivere meglio e restituisce dignità al lavoro duro, pericoloso, temuto e conosciuto da  familiari e minatori dello zolfo. Non mancano i problemi per le miniere della Montecatini ma cambia la “musica” il sindacato è più forte contrattualmente e tratta con la dirigenza di una società quotata in borsa.
Le piazze, i luoghi di ritrovo, le feste dei villaggi per  mantenere la comunità mineraria in loco, sono complici di una nuova socialità che integra i rapporti tra ospiti e ospitati.
Non sono rari i matrimoni e i rapporti di amicizia che mescolano le provenienze tra le genti da  Sud a Nord e viceversa. Si amplifica il rispetto reciproco di usi e costumi e la convivenza di lingue diverse (dialetti) unite dallo scambio  interculturale nel fertile terreno della lingua nazionale: l’ italiano.

Alcuni capofamiglia del villaggio minerario Bosco
COGNOME
NOME
PROVENIENZA (?)



Busè
Cazzola
Cincotta
Corsi
Costa
Daiprà
Dall’armi
De Salvo
Difrancesco
Paterniani
Piccichè
 Ramberti
Tomaselli

Tornatore
Turini
Sega
P.I. Carlo
Ing…
P. I. Salvatore
P.I. Marcello
Ing  ….
P.I. Vittorio
P.I. Piero
Ing ….
Dott. Pasquale
Dott. Raimondo
Dott. Lamberto
P. I. Aldo

Ing. …
P. .I. Giuseppe
Ing. …
Caltanissetta
Piazza Arm.(EN)
Toscana
Emilia Romagna
Taibon Agordino (BL)
Agordo(BL)
Serradifalco(CL)
Campania
 ...
Vallada Agordina
 (BL)
Palermo
Massa Marittima
Emilia Romagna

              Giuseppe Cancemi                                                                       

sabato 25 giugno 2011

Questione meridionale attuale più che mai

Cristo s’è fermato ad Eboli. Trenitalia, con i soldi di tutti gli italiani, si ferma a Napoli perpetuando una questione meridionale mai affrontata seriamente a dispetto dell’Unità d’Italia. Il nuovo orario distribuito da Trenitalia suona come una beffa per il Sud penalizzato sempre più nel trasporto a lunga percorrenza e ora anche nella velocità e nel confort. Ma la responsabilità è politica. Il ministro Tremonti  non molto tempo fa ha graziosamente voluto sperimentare il trasporto verso il Sud, per rendersi conto dei disagi (sic!) dei meridionali, non certo seduto tra la gente comune e nonostante ciò ha riconosciuto quali grandi disagi affronta la comunità meridionale nei suoi trasbordi da Nord-Sud e viceversa. I ministri e i deputati calabresi e siciliani raggiungono la loro terra,  che è anche il loro bacino elettorale, in aereo gratuitamente.

 Chi pensate che si debba occupare di scelte politiche di respiro nazionale che divarica sempre più il Nord e il Centro dal Sud?

A guardare la Sicilia nella cartina del libricino che reclamizza il trasporto con le “frecce”  la Sicilia appare priva di ogni linea cinematica di sintesi di quel trasporto.

Viene da domandarsi: ma non si vergognano tutti quei deputati parlamentari provenienti da Calabria e  Sicilia che svolgono (ancora sic!) il loro mandato nelle rispettive regioni, nel parlamento italiano ed in quello europeo di una simile scelta politica di abbandono della loro terra, facendo sì che diventi Nord Africa terra di lancio per migranti siciliani, calabresi ed africani?

A quei quattro meridionali che accidentalmente dovessero leggere quanto qui detto, solamente dico: meditate gente… meditate!

LE REGOLE E GLI ADEMPIMENTI


Oggi 25 giugno 2014 lo stesso sentiero è in parte ancora non decespugliato e il resto è stato bruciato qualche giorno fa.


Caltanissetta, 15 giugno 2012 (stessa situazione)

Ma le istituzioni non dovrebbero dare l'esempio?


Caltanissetta, 24-6-2011 

Un regolamento del Comune di Caltanissetta, ed esattamente quello emanato dall’Ufficio di Coordinamento Protezione Civile, prevede all’art. 2, che entro il 15 giugno di ogni anno terreni, giardini e pertinenze di fabbricati con vegetazione debbono essere decespugliati e ripuliti da sterpaglie per evitare ogni predisposizione che faciliti il rischio incendio. La città ad oggi non appare rispettosa della citata norma. L’acclusa foto lo dimostra.

Sentiero in prossimità della via San Pio da Pietrelcina.

Bisogna riconoscere che  dopo qualche giorno da questa pubblicazione i luoghi sono stati ripuliti. Un caso? ... Boo!














venerdì 24 giugno 2011

PASQUASIA: timore e speranza

http://www.italianostra.org/?p=12178 http://www.ilfattonisseno.it/

Italia Nostra_Novità rilevanti e positive per Pasquasia e Stretto
Caltanissetta, 24 giugno 2011
Novità rilevanti e positive per due siti, due luoghi su cui, noi di Italia Nostra, abbiamo sempre posto particolare attenzione. Due siti, due luoghi che, di certo non impropriamente, abbiamo definito “bombe ecologiche”. Stiamo parlando del dismesso sito minerario di Pasquasia e dell'ex discarica comunale di contrada Stretto. Per quanto riguarda Pasquasia, dopo la recente inchiesta della Procura della Repubblica di Enna, un intervento concreto e urgente finalizzato alla bonifica del sito era atteso, considerata la presenza di una grande quantità di amianto e olio dielettrico, sostanze fortemente inquinanti, cancerogene. Martedì 14 giugno è stato firmato l'Accordo di Programma Quadro tra il rappresentante del Ministero dell'Ambiente, l'assessore regionale al Territorio e ambiente Marino con il direttore generale Emanuele, il presidente della Provincia Regionale Monaco, l'assessore provinciale Amato, il sindaco di Enna Garofalo. L'accordo ha consentito di liberare risorse economico-finanziarie pari a 20 milioni di euro, che serviranno per la bonifica integrale del sito minerario di Pasquasia. Gli interventi di bonifica consentiranno, dunque, di eliminare sia l'olio dielettrico sia la rilevante quantità di amianto presenti nel territorio.
Per la ex discarica di contrada Stretto, in territorio comunale di Caltanissetta, assai vicina al Villaggio Santa Barbara e alla Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, invece, opere di bonifica saranno appaltate dall’Ato Ambiente CL 1, per un importo a base d’asta di 27.721,32 euro. Sono previsti lavori per circa sei mesi. Ricordiamo che la ex discarica di contrada Stretto è stata, negli anni passati, di proprietà del Comune di Caltanissetta, oggi appartiene dall’Ato Ambiente CL 1. Quando detta discarica fu chiusa dall'Autorità Giudiziaria, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, dr.ssa Ombretta Malatesta, relazionando alla Commissione parlamentare antimafia, il 28 settembre 2005, ne qualificò la gestione come uno dei casi più gravi ed eclatanti sul territorio nazionale.
Tra le radiazioni naturali e artificiali, ionizzanti e non, che quotidianamente riceviamo come esseri viventi, e in particolare come abitanti di un territorio in cui esistono numerose cave e miniere dismesse, il ricordo di Cernobyl e, ancora di più la tragedia di Fukushima, ci hanno fatto temere che qualche sorgente radioattiva ionizzante a noi occulta potesse alterare la radioattività naturale esistente. L’area mineraria di Pasquasia, oggi sottoposta a sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica di Enna, da anni desta preoccupazione e allarme nei cittadini ennesi e nisseni. Per l’associazione che rappresentiamo, Italia Nostra, ci è sembrato doveroso chiarire prioritariamente a noi stessi, ma non solo, con uno specifico strumento di rilevazione (di libera vendita) adoperato da un tecnico ingegnere, cosa è possibile riscontrare in prossimità della miniera di Pasquasia, in merito ad una ipotetica presenza di radionuclidi. Il risultato, con tutti i limiti di un rilievo di per sé complesso e per noi non necessariamente probativo di rischio eventuale, ci ha confermato un rassicurante livello di radiazione, il cui ordine di grandezza resta al di sotto degli standard ufficiali di radioprotezione. Un dato sufficiente, ma parziale. Non adeguato e completo per una ricerca scientifica finalizzata a valutare le condizioni del sito nei suoi punti più sensibili e l’esposizione dell’immediata contiguità non solo dell’aria, ma della superficie del terreno e del sottosuolo. Questo, laddove si intendesse conoscere l’eventuale assorbimento delle radiazioni in termini di ecologia, idrologia e geolitologia.
Ad ogni modo, possiamo concludere che nelle immediate vicinanze del dismesso sito minerario di Pasquasia, e cioè lungo la statale 122, nel bivio e nel tratto di strada che dal bivio porta ai cancelli della miniera, non si rileva, allo stato odierno, alcun valore apprezzabile di radioattività che alteri la naturale presenza di radiazioni ionizzanti di fondo. Ovviamente, non è stato possibile andare oltre la recinzione e i cancelli della miniera, sorvegliati da un custode e, come precedentemente evidenziato, sottoposti a sequestro giudiziario. Per saperne di più occorrerà attendere che la Procura della Repubblica di Enna renda pubblici gli esiti degli accertamenti in corso.
I rilievi – effettuati dall’ingegnere Stefano Diprima, dall’urbanista Giuseppe Cancemi, dall’architetto Luca Iannì e dal consigliere nazionale di Italia Nostra Leandro Janni – sono stati realizzati lo scorso 16 giugno 2011.
Cordiali saluti,
Leandro Janni
Consigliere nazionale di Italia Nostra




lunedì 20 giugno 2011

Illuminazione del Ponte degli Alpini


I lavori ultimati del Ponte degli Alpini, hanno restituito alla città di Belluno un opera rinnovata più sicura, più efficiente ed esteticamente moderna. Osservando di sera il ponte, non sfugge, che una illuminazione gradevole lo percorre da una parte all’altra lungo il nastro stradale il quale, strategicamente, collega l’espansione urbana più antica con quella più recente. La luminosità di tutto il Ponte degli Alpini però, pur effettuata con corpi luminosi di nuova concezione, appare ugualmente eccessiva sia ai fini della dissipazione energetica quanto per l’inquinamento luminoso.
È notorio che per l’illuminazione delle città non esiste una “ricetta”, ma la cultura moderna di città sostenibile ha da tempo in corso un dibattito sull’inquinamento luminoso e sullo spreco energetico.
Belluno con il Ponte degli Alpini in nuova veste, forse, ha perso in parte una buona occasione per sperimentare, un sia pur simbolico risparmio energetico mediante un’illuminazione più fioca o controllata (che si abbassa dopo l’ora stabilita) e una relativa alimentazione con pannelli fotovoltaici. A  giudicare dai corpi illuminanti, che sembrano a LED, il tema del risparmio sembra essere stato affrontato ma non del tutto, avendo rinunciato all’impianto fotovoltaico. A scelte fatte si può solo suggerire di aprire sulla sostenibilità una piccola finestra ancora possibile: alimentare alternativamente i corpi luminosi. Poco, ma si potrà ottenere una illuminazione dimezzata a favore di quanti amano scrutare il firmamento con meno inquinamento luminoso e, a spanna, far diminuire di qualche migliaio di kilowattora la spesa della bolletta cittadina, cosa assai utile alle casse comunali.
Giuseppe Cancemi

LA PAZIENZA DEI NISSENI


I nisseni sono persone veramente pazienti. Sopportano tutto.  Da tempo immemorabile Caltanissetta soffre la sete. La distribuzione idrica cittadina in passato avveniva a singhiozzo e oggi dopo un cambio di  gestione l’acqua viene distribuita a giorni alterni. Il disagio di detta atavica avara erogazione ha cambiato le abitudini dei cittadini e le modalità costruttive dell’edilizia abitativa. I condomini che si sono costruiti a partire dagli anni sessanta, quelli di edilizia privata, hanno speso di più di altri simili costruzioni in regioni del centro e nord  Italia. Da noi, la grande riserva privata d’acqua con autoclave è stata ed è un particolare costruttivo che non esiste altrove. Nell’edilizia abitativa, abbiamo fatto nostra una peculiarità meglio di altri, che consiste nel creare unità abitative non senza riserve d’acqua incorporate, abbondando in passato anche nell’uso dei famigerati contenitori in amianto. Le famiglie che nelle loro abitazioni non possiedono riserve d’acqua, si sono attrezzate con recipienti e pompe idrauliche spesso con potenze di aspirazione in competizione con il loro vicino di casa. A detta di molti, comunque, il servizio idrico per i nisseni  nonostante tutto non sembra essere un problema, beve acqua minerale e usa la riserva d’acqua condominiale per gli altri utilizzi. Per tutti gli altri, l’acqua corrente con il suo ritmo distributivo alterno, scandisce il tempo e gli stili di vita della famiglia. Insomma, i nisseni diversamente da altre realtà civili italiane non dispongono di una rete idrica cittadina capace di assicurare un’erogazione nelle abitazioni costante 24 ore su 24 ore. E non se ne dolgono.
Ufficio postale centrale
Ma non è tutto, sempre al cittadino nisseno capita anche di dover fruire del servizio postale, che dovrebbe essere simile a quello di altre città italiane. Ebbene non è così! Accade che il “cervellone” centrale delle Poste va in tilt, per altre parti d’Italia le locali Poste si attivano per ridurre i disagi, ma per Caltanissetta è diverso: il disservizio non viene governato, anzi appare più disorganizzato che mai, con interminabili code e poche o quasi nulla proteste.
 Ma non basta! È di questi ultimi giorni la diatriba sorta nei pressi di Villa Cordova per un parcheggio d’auto scomparso e ricomparso entro 24 ore, giustificato dal Sindaco come qualcosa  richiesto da fazioni per interessi diversi e da lui assecondato per “accontentare” le parti. Ironia della sorte, quelle  strisce pedonali cancellate e rifatte in un solo punto della città, in altro zona per disperazione, forse,  sono state lasciate realizzare, invece, con il “fai da te” da un comitato di quartiere grazie a una scolaresca di minorenni. Ad arricchire il quadro di una città che non funziona sotto gli occhi dei nisseni che sopportano tutto, ci sono anche le erbacce e la cancellazione degli altri passaggi zebrati in diversi punti della città; siepi incolte nelle rotatorie che nascondono la visuale, insomma, non solo degrado ma rischio di incidenti e di  incendi.
Non si capisce qual è il limite di sopportazione dei nisseni. E questo è un brutto segno. Si può solo ipotizzare che il cittadino si è assuefatto ad ogni cattivo funzionamento della cosa pubblica, abituato com’è, ad un’ultradecennale normalizzazione di tutto. I nisseni tacciono!
In Italia è già accaduto, i cittadini si sono ridestati. Il risveglio degli italiani tutti fa ben sperare.
Ma quando ci sarà a Caltanissetta un vero risveglio per i nisseni?

domenica 19 giugno 2011

Trasporto a lunga distanza

Qualche giorno fa ho viaggiato su un traghetto della GNV  della compagnia Grimaldi e per la precisione sul “Tenacia”, da Livorno a Palermo, e durante  il tragitto mi è capitato di stazionare nella hall  in attesa dello sbarco. In tutti gli spazi di ogni area dedicata al soggiorno troneggiava un televisore, acceso. Curiosamente, dando una sbirciata agli schermi mi accorgevo che le emissioni provenivano da  Rai1, Canale 5, Italia 1 e basta. Alla mia richiesta di sintonizzare altro canale, da una ignara hostess che gestiva un telecomando, mi è stato fatto vedere che non era possibile sintonizzarne alcuno diverso di quelli appena citati.
Per dirla alla Lubrano, alcune domande allora sorgono spontanee:

 quanto è casuale la scelta di tali emittenti? 

 Il trasporto per lunghe distanze prima appannaggio delle Ferrovie dello Stato, ora “graziosamente” ceduto ai privati, vuole che la “verità” televisivo-informativa sia unica e di interesse governativo di tipo aziendale? 

L’intrattenimento dei viaggiatori sui traghetti fa parte di un pacchetto ad hoc di un potere mediatico, asso pigliatutto?
In Italia è vero non possiamo parlare di regime, ma questo sicuramente è un esempio di divulgazione di “pensiero unico” dei media non isolato, che speriamo possa essere presto spazzato via dai nuovi venti annunciati.

sabato 18 giugno 2011

INTRODUZIONE







Affido la mia "bottiglia con messaggio" all'immenso mare di internet, nella speranza remota che a un mio (forse) unico lettore, possa  giungere. Da paziente naufrago, resto fiducioso in attesa che il pescato possa essere letto... e commentato.


legge di Murphy

Se qualcosa può andar male, siatene (quasi) certi… accadrà!
Corollari
     1.    Niente è facile come sembra 
2.     Tutto richiede sempre più tempo di quanto si pensi 
3.    Se c'è una possibilità che qualcosa debba andar male, la causa
che arreca il danno maggiore sarà la prima a farlo 

4.     Se si prevengono quei quattro possibili modi che qualcosa può andare male,
 immediatamente se ne rivelerà un quinto modo 

5.     Lasciate a se stesse, le cose tendono a andare di male in peggio 
6.     Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos'altro non vada
fatto prima 

7.    È facile aspettarsi che ogni soluzione generi anche nuovi problemi 
8.    I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono
per impedir loro di nuocere 

9.    Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla 
10.  Madre Natura è una puttana.

Ascensore sì... ma panoramico!

SUTERA ha l’ascensore!

Meglio dire che Sutera ha un monumento di modernità che stride con un abitato ricco di storia e di cultura, nel centro Sicilia. I suoi abitanti discendono da un popolo operoso, silenzioso, riflessivo le cui tradizioni sociali, religiose e di fede affondano le radici nel quotidiano “faticare” dell’uomo per “guadagnarsi” la “jurnata”. Gli antenati dei moderni suteresi hanno interpretato nell’immagine di città storica che rimane, il trascorrere di un’umanità dalla vita semplice che ha saputo impiegare e coniugare sapienza con risorse materiali locali. Le opere individuali e collettive fin qui realizzate a Sutera, se si esclude un modernismo dettato da un’economicità apparente fatta di infissi in alluminio anodizzato e di cementificazione,  il resto, la parte storica, richiama alla nostra mente un operare a misura d’uomo, lento, svolto con l’ausilio del fido asino (o mulo) che nella fatica quotidiana contadina accompagnava ogni suterese. L’icona del “presepe vivente” che si è attribuita da tempo allo scenario che offre l’abitato nella cornice del Monte S. Paolino, si attaglia a Sutera per la connotazione d’insieme che sembra  legare  l’opera dell’uomo con l’immagine geo-litologica del sito.
 Il “mostro” moderno con struttura metallica sottolineato da un contorno (mi si permetta!) a “foglia… di fico”, noto come ascensore panoramico, che svetta appoggiato al Monte S. Paolino, sembra apparire estraneo e, forse, quasi come una ferita alla naturalità paesaggistica del luogo. Meglio niente! …Ma se doveva esserci, la sua realizzazione poteva e doveva essere “eterea”, quasi non percepibile allo sguardo.

L’economia locale che potrebbe essere invocata, come motivazione per giustificare la scelta, poco o niente ha avuto dalla sua realizzazione e niente potrà avere in seguito. A parte l’ascensore, se l’istituzione Provincia non dà il giusto peso al turismo, attraverso pacchetti provinciali di fruizione culturale, ricreativa e gastronomica con ospitalità in albergo diffuso, Sutera resterà meta di un casuale sporadico turismo. Basta guardare in internet alle voci: turismo, Caltanissetta, Sutera e simili parole di ricerca per accorgersi del nulla in fatto di pubblicizzazione che invogli un pur flebile turismo in tutto il territorio provinciale del nisseno.
La modernità di un più o meno discutibile, per funzione ed estetica, mezzo di elevazione, comunque da sola,  non  paga. Il visitatore devoto di santuari o il turista curioso mossi dal “fai da te” contribuiscono  poco o niente alla locale bilancia  turistica. Il turismo che ha un peso è quello  “intercettato” tra le linee che alimentano flusso il turistico di altri luoghi, per così dire, rinomati. L’ascensore di Monte S. Paolino, realizzato come tale, non essendo né un oggetto di ammirevole soluzione per l’ambiente e/o per scelta architettonico-tecnica né la risposta a un bisogno vero della comunità locale, resterà un monumento che dividerà per lungo tempo suteresi ed estimatori estranei alla città, tra pro e contro la moderna realizzazione  che piaccia o non piaccia… esiste già. Resterà come l’ennesimo spreco di questo nostro tempo  destinato a degradarsi sotto lo sguardo, forse, pentito di quei  suteresi che speravano in un segno favorevole allo sviluppo.
Giuseppe Cancemi