Aggiungi...


Condividi questo articolo

giovedì 29 dicembre 2022

Belluno, Barriere architettoniche

 IL RESTAURO DELLE POSTE (DI FACCIATA) E L'ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Abbattimento delle barriere culturali, sensoriali e fisiche



Ma è questa la soluzione che rende accessibile l'Ufficio delle Poste Centrali di Belluno per persone disabili?



Il piano di abbattimento delle barriere architettoniche di Poste Italiane che coinvolge circa 1.300 comuni con meno di 5000 abitanti strombazzato da Poste Italiane, forse è un ottimo spot, ma ciò che viene detto vale anche per i Comuni al di sopra dei 5000 o dobbiamo pensare che la solita diseguaglianza dei cittadini continui ad imperare?

E poi a Belluno, chi dà permessi guarda i progetti e verifica il lavoro effettuato anche per l'accessibilità, di chi ristruttura o restaura o fa semplice manutenzione per locali di uso pubblico?

Belluno sappia, comunque, che tra le barriere da rimuovere in città è compreso anche il transito pedonale.

Come nota a margine intanto faccio rilevare che il “Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste Italiane al risarcimento del danno morale (nella misura di 3000, 00 Euro) causato ad una persona disabile per mancata eliminazione delle barriere architettoniche.”

Giuseppe Cancemi

DEFIBRILLATORI a Belluno

 SANITA' PUBBLICA: E' MEGLIO PREVENIRE O INTERVENIRE A POSTERIORI?

Anni fa, il regalo di due defibrillatori in città da parte di un club service, ha segnato una elogiabile attenzione verso la salute del cuore dei cittadini bellunesi.

Nello stesso periodo, è stata pubblicizzata l'installazione di una ulteriore ventina di questi strumenti, insieme a due salvavita in scuole, palestre e strutture comunali.

È notizia di qualche mese fa, che 14 vigili della Polizia Locale in città, hanno conseguito la richiesta abilitazione all'uso dei defibrillatori e che di questi strumenti, con l'occasione, ne sono stati aggiunti altri due autotrasportati e uno fisso negli uffici di via Gabelli. Un quadro che riassume la non indifferente disponibilità, di questo particolare dispositivo elettromedicale in città.

Che dire? Bravi!

Forse però quest’attenzione rilevante verso il defibrillatore, suscita maggiormente l'idea che detto mezzo, utile per carità, non faccia parte di quel corollario di azioni utili per una equilibrata sanità locale come prevista dalla legge.

È sotto gli occhi di tutti che servizi e prestazioni che dovrebbero essere garantiti ai cittadini dal servizio sanitario nazionale, non lo sono. La piena salute diventa sempre più un optional, per i più fortunati che possono permettersi di ricorrere alla medicina privata.

È grave che la sanità pubblica provochi una disuguaglianza sociale, specie in campo sanitario, tradendo l'originaria legge n. 833/78 .

Gli operatori specialisti nel privato poi, di solito, provengono da specializzazioni effettuate nel servizio pubblico e dunque a spese del cittadino.

La tendenza della sanità pubblica, insomma, chiaramente con una medicina di base al collasso, continua a scivolare verso una sanità sempre più privata.

Per Belluno adesso possiamo anche aggiungere che arretra, nella classifica per qualità della vita (35° posto), però si colloca al primo posto per ricchezza e consumi e per giustizia e sicurezza.

Con il quadro sanitario appena enunciato, ci si ostina verso un “magico” defibrillatore per la salute del cuore, proveniente da quel Progetto Regionale "Veneto Cuore – DAE” che risale agli inizi degli anni duemila. Quando ad averne cura dovevano rimanere le varie Centrali del 118 con la collaborazione del Centro Regionale Emergenza Urgenza (CREU). E non altri!

Per la cronaca, in quegli anni di progetti per il cuore ve ne sono stati tanti. Un esempio è: “Cuore inForma” (associazione di volontariato fondata nel 2010) che forniva, e forse fornisce ancora, defibrillatori alle amministrazioni comunali, in comodato d'uso gratuito per 6 anni.

A Belluno insomma, sembra di essere in un altro pianeta. La polizia Locale, tra i numerosi compiti assegnati, col suo ultimo impegno è immaginabile che voglia sommare la propria opera, giungendo magari prima della canonica ambulanza, dove c'è bisogno di soccorso per un arresto cardiaco.

Ad esser sinceri, il tutto sembra derivare da una prevenzione a dir poco empirica. Belluno si è attrezzata, forse eccessivamente, per un evento che non si sa quanto sia presente e quanto possa incidere sulla popolazione del nostro territorio in un deserto di prevenzioni.

Comunque con questi strumenti che sono in grado di salvare la vita per gli arresti cardiaci, il servizio lo fanno già lodevolmente le ambulanze del 118.

Ma a proposito, si sa quanti di questi casi di soccorso per eventi cardiocircolatori in giro per Belluno ci sono stati nel volgere di un anno?

E qui un accostamento alle altre prestazioni sanitarie fa pensare a quanto i Livelli Essenziali nei servizi Pubblici, tanto cari all'autonomia, siano al top di questo territorio.

Se prendiamo solo per esempio la tutela da inquinamento acustico, elemento che rientra nella difesa dell'ambiente connessa con il diritto alla salute dei cittadini, a Belluno, sappiamo che da tempo esiste un Piano Comunale di Classificazione Acustica. Ma questo strumento per prevenire l’inquinamento acustico, tutelando popolazione e ambiente, quanto ha funzionato e funziona in città?

E poi, per il fine che dovrebbe far conoscere, controllare, misurare ed eventualmente anche reprimere le infrazioni del caso, di quanti strumenti (fonometri) il Comune si è fornito?

E quanti interventi tutelativi e preventivi ha fatto e fa mediamente nel corso di un anno?

Se è vero che molte ricerche hanno dimostrato come l'incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensione e malattie cardiovascolari nonché effetti sull'udito, sono anche dovuti all'inquinamento acustico, viene da chiedersi: dobbiamo preoccuparci e spenderci maggiormente per ciò che contribuisce all'effetto di una patologia, o forse prevenirne le cause come quella dell'inquinamento acustico?

Forse sarebbe utile riflettere sulle tendenze della sanità che viviamo giornalmente prima di tutto a livello locale. I segnali che arrivano al cittadino, purtroppo, non sono consolanti e ci appaiono sempre più flebili e forse anche (si spera) ingenuamente, ingannevoli.

Giuseppe Cancemi

venerdì 23 dicembre 2022

Letterina (semiseria) a Babbo Natale

 Natale 2022 di Belluno

Caro babbo natale...

a Belluno è tempo di luminarie che si riaccendono in piazza per la festa dell'anno maggiormente seguita: Natale. Aimè però il covid continua a circolare, il contesto geopolitico registra che le guerre continuano, la popolazione mondiale cresce e il clima inesorabilmente continua a mutare. Insomma non c'è di che stare allegri e contenti.

Eppure i giovani, la natura e la vita ci impongono un nuovo rimbocco delle maniche e di continuare. Belluno per la verità sembra essersi abituata alla dura realtà che ci continua a dare l'antropocene.

Il popolo bellunese oltre un secolo fa ha attraversato due guerre mondiali. Nel contempo, ha saputo anche trasformare le sue radici profondamente agricole in operosità industriale e successivamente si è adeguato all'epoca socio-economica conosciuta come industria 4.0, che ha rivoluzionato la produzione.

Belluno non diversamente da tutta Italia, si è anche allineata ad una certa cupidigia tipica degli anni sessanta del secolo scorso. Per dirla tutta, è stata contagiata da quella speculazione edilizia che il regista Francesco Rosi ha ben rappresentato nel suo film: “Le mani sulla città”.

Ultimamente l'edilizia in città, che è sotto gli occhi di tutti, ha fatto capolino con tante iniziative in centro storico, nei suoi dintorni e in periferia per restauri, recuperi, demolizioni e ricostruzioni, zone bianche diventate lotti, etc. .

Tutte nuove e vecchie occasioni per ottenere: volumi, strade, centri commerciali e quant'altro è possibile inventare, ma senza avere una logica progettuale di insieme.

Caro babbo natale, la nostra città in cui sappiamo che il verde è tutto o quasi tutto, simbolo di quella che è la “porta delle Dolomiti” o anche “Capitale delle Dolomiti”, gli alberi, proprio quelli, con grande disinvoltura sono stati e/o vengono tagliati senza più essere rimpiazzati. Una stranezza che viene vissuta come normalità.

Persino il Parco città di Bologna, giardino pubblico del centro storico, ex giardino dei Gesuiti di epoca rinascimentale, continua ad essere rimaneggiato e sempre più ridotto ai minimi termini. Ti potrei anche ricordare, di come si vuole modificare la piazza della stazione e dintorni o il voler creare un parcheggio sotterraneo in Piazza Piloni. Proprio in quest'area, dove con la chiesa di S. Stefano, il convento dei Gesuiti e un insieme di vuoti e di pieni, formano un prezioso ambito di epoca rinascimentale, già penalizzato nel recente passato con superfetazioni senza senso.

E si potrebbe ancora continuare...!

Per non parlare di tanti centri commerciali e di una rotatoria realizzata a Baldenich sulla S S. n. 50, che ha cancellato alcune essenze arboree di quella piazza (A. De Luca) e non solo questo. Lì si sarà perso anche il segno di uno dei 13.000 punti geodetici che appartengono all'attuale rete viaria italiana e demolita un'opera architettonica.

Si sappia comunque, che l'impianto urbano della città storica ereditato dalle passate generazioni, costituisce l'identità bellunese e andrebbe protetto e preservato perché luogo della memoria.

Per questo e per quanto non ti ho detto per brevità, ma che come tu sicuramente sai è stato fatto, ti chiedo di portare carbone a tutti quelli che fanno o hanno consentito modifiche che non servono alla città, anzi, la danneggiano e non smettono di continuare.

Per chi intende perseverare ancora nel danneggiare il cuore della città, manda in tua vece KRAMPUS, ossia IL BABBO NATALE CATTIVO che rovinerà tutto ciò che sognano.

Non perdonare a chi non sa che in CENTRO STORICO, risiede il genius loci della città di Belluno.

Giuseppe Cancemi




martedì 29 novembre 2022

BELLUNO: piazza Piloni e il suo avvio al degrado...

 



IL CENTRO CULTURALE "PIERO ROSSI" CHIUSO


Circa un anno fa, si è chiuso in sordina il Centro Culturale “Piero Rossi”. Nessuno ha detto niente, neanche la stampa. Eppure quel centro, ubicato nell'ex caserma dei Vigili del fuoco di Piazza Piloni, nato come importante struttura del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, era stato indicato come luogo di aggregazione, destinato a turisti e residenti. Un punto d'informazione, con bar e attiguo Museo Erbario.
Nel tempo, si sono visti organizzare mostre fotografiche e pittoriche. Molto raramente, invece, conferenze e incontri culturali, appuntamenti enogastronomici ed eventi dedicati ai bambini.
Dell'importante centro, permane ancora la presenza minimale di attività, per un giorno alla settimana fuori nell'adiacente cortile, con la vendita di prodotti agricoli da parte di Campagna Amica. È rimasta ugualmente, per un giorno a settimana, anche l'apertura del Museo Erbario.
Chi ha frequentato quel centro, si ricorderà che ha funzionato per anni prevalentemente da bar. Della cultura naturalistica da promuovere, da diffondere, di cui si era proposto è rimasto poco. O forse, soli buoni propositi e nient'altro.
Di questa chiusura alla chetichella, si è detto che serve per un restauro.
Il Comune e l' Ente Parco che sono i promotori di questo punto di forza per una cultura green, al momento tacciono!
La piazza Piloni e dintorni dove si trova questo centro è luogo di parcheggio auto e le pareti degli edifici in prossimità luogo dove si esercitano i writer. 
Si rileva soltanto che il vuoto del Centro “Rossi”, sommato al degrado dei volumi edilizi (superfetazioni) in aderenza e adiacenti, all'inutilizzo dell'ex chiesa dei Gesuiti e il parco cittadino in “condominio” con piste ciclabili ed edilizia scolastica di riserva, non sono certo promozionali verso il centro storico della “adorabile Belluno”.
Giuseppe Cancemi

Piazza Piloni in data 11 febbraio 2023





1
Condivisioni: 1
Mi piace
Commenta
Condividi

lunedì 14 novembre 2022

Belluno:ancora supermercati ?

 
NUOVI SPAZI DI VENDITA A BELLUNO SENZA UN PERCHE'
















La recente proposta comunale di inserire in alcune aree della città altri nuovi supermercati, non appare come un buon segnale organizzativo. Molte persone non riescono a capire la ratio di queste modifiche urbanistiche, che altererebbero il tessuto consolidato. Anche in termini di business economico, per chi eventualmente volesse investire, non se ne intravede una convenienza, se si guarda anche solo a "spanna", alla concorrenza di zona e ai numeri della platea degli eventuali potenziali clienti ipotizzati.

Con maggiori elementi studiati, attraverso un'analisi multicriteria forse, si dovrebbero ricercare tutti gli elementi che permettono di determinare le eventuali possibilità di scelte alternative, compresa l'opzione 0.

Metodologicamente, un progetto che coinvolge anche scelte urbanistiche non può non analizzare per esempio, i flussi attraverso una rappresentazione delle distanze con isocrone, e quanti potenziali clienti con mezzi a motore o a piedi, dovrebbero recarsi al previsto punto di vendita e dunque ad una diversificata accoglienza.

Altra incognita che andava determinata è per quale rapporto attuale tra domanda e offerta commerciale, sono state analizzate le singole aree, nonché per quale motivo urbanistico di zona c'è necessità di nuovi insediamenti commerciali.

Dunque, resta sospesa la questione, finora non trasparente sulla necessità che il Comune vuole “regalarci” ancora nuovi insediamenti commerciali. Ma non è questo il punto. In termini più semplici, ci manca la comprensione di qual è il complementare contributo che dovrebbe dare ogni singolo insediamento commerciale che si prevede, all'assetto urbanistico esistente.

Eppure, dovrebbe essere noto che qualcuno di questi nuovi insediamenti senza una chiara visione, potrebbe perfino dare vita ad un ipotetico, non improbabile, inserimento di soggetti a cui la DDA in Italia presta molta attenzione.

Per quanto la necessità e l'ansia di “consumare” possa essere “grande” nei bellunesi, la grande distribuzione presente a Belluno appare già, come quella di una città metropolitana. E così, a lume di naso, molti pensano che l'ammazza negozi di vicinato, la circolazione automobilistica con un solo passeggero, le code ai pochissimi semafori, la mancanza di parcheggi dove ognuno di noi ne vorrebbe tanti ed altro ancora, forse, sono il risultato di una urbanizzazione, perlomeno, non molto studiata.

La nuova disciplina del commercio, che dai tempi del decreto Bersani, ha esautorato la potestà comunale in materia di urbanistica, affidando alle regioni la programmazione per l'insediamento delle attività commerciali, ha mostrato e mostra ancora tutti i suoi primordiali limiti.

Alla sua prima applicazione richiesta (180 gg. dopo la Legge Regionale n. 50/'12, spostata dal Regolamento Regionale n. 1 /'13) che sembrava ricomporre una visione d'insieme tra progettazione urbanistica e ubicazione delle vendite al dettaglio, non pare abbia dato gli attesi risultati. Prima di tutto perché, come a Belluno, dei suoi esiti se ne sta prendendo atto con qualche decennio di ritardo.

In teoria sappiamo, che gli indirizzi stabiliti dal regolamento dovrebbero essere articolati con la pianificazione territoriale ed urbanistica, la dotazione dei parcheggi, l'impatto su mobilità e trasporti. Ovviamente, non in contrasto con quanto prevede il vigente D I. 1444/'68. Cioè con quegli Standard residenziali che stabiliscono le dotazioni minime, le destinazioni d'uso e tutto ciò che rappresenta il carico urbanistico realizzato.

Ciò che quel decreto nazionale fissa, riguarda, tra l'altro, i rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi e agli spazi pubblici. Nonché ad altri riservati alle attività collettive, di verde pubblico e di parcheggi.

Viene a questo punto da chiedersi, se mai sia stata fatta una qualche revisione di area, per verificare gli standard residenziali. Il Parco città di Bologna del '60, ad esempio, è lì a dimostrare una riduzione di superficie di oltre la metà, a fronte di una dotazione di verde, minima, che dovrebbe essere di 9 mq per ogni abitante. 

Ci ha mai pensato qualcuno a una revisione del verde pubblico?

Il Comune, prima di avviare questi ultimi insediamenti commerciali (sembrerebbe ad insaputa del cittadino) si spera che abbia almeno approvato una qualche revisione d'area del PRG, mediante una valutazione oggettiva delle aree prescelte. Non trascurando magari, di formare una graduatoria nelle assegnazioni di zona, basata su criteri valoriali di tipo sociale, occupazionale, ambientale e viabilistico.

Diversamente, se ciò non si è stato fatto, il cittadino di Belluno continuerà a non capire il perché si vogliano ancora sacrificare al commercio, nuove abbondanti superfici di un territorio abbastanza urbanizzato.

Giuseppe Cancemi

Provare ad informarsi on line, comunque, non è stato possibile. la risposta del sito di sabato 12 è stata : “www.edilizia.comune.belluno.it al momento non è in grado di gestire la richiesta.”.

NOTE A MARGINE


LA TENDENZA...




Immagine per coloro che continuano a credere nell'espansione delle città. La rappresentazione non è esteticamente bella e non è mia
ma è... SIGNIFICATIVA!





sabato 5 novembre 2022

Belluno - Luci spente in galleria per risparmiare energia (?)

 

A PROPOSITO DI … RISPARMIO ENERGETICO!

Ponte degli Alpini

    Mi sia consentito di chiosare sulla questione Ponte degli Alpini. Non tanto per il danno lamentato circa le “pulizie” dei giorni scorsi, ma piuttosto per l'affidamento dei lavori, in genere, e sui piccoli ritocchi, possibili, all'illuminazione esistente.
    I risultati ottenuti dall'intervento di messa in ordine dell'immagine ponte, fa pensare ad una poco accorta progettazione e vigilanza sui lavori.
    In genere, analizzato lo stato dell'oggetto su cui si vuole intervenire, si predispone di assicurare i lavori, con clausole apposite, come nel caso, sulla durabilità dell'oggetto da manutenere e facendo sorvegliare dagli uffici competenti (con consegna e collaudo), l'esecuzione a regola d'arte. Tutto, in previsione, per evitare inutili spese anche nel tempo a seguire, e affinché i lavori eseguiti si possano inserire in una logica di interventi ciclici, di manutenzione programmata.
    Comunque domando: si sarà pensato, con l'occasione, ad una buona occasione studiata, per diminuire il consumo energetico dell'illuminazione del ponte?
    Se no, a mo' d'esempio, suggerirei, per l'illuminazione esistente a LED (a basso consumo), con un po' più di “creatività” e qualche semplice modifica poco costosa, alcuni modi per abbassare il suo canonico consumo d'energia nei modi che seguono:
    - si può, usando un sensore di luce solare e non un timer, avere un'accensione comandata dalla luminosità naturale delle stagioni (di sera e di mattina) per tutto l'anno. Non è molto ma questo può contribuire al risparmio;

    - un po' meglio si può fare, mediante un oscillatore con frequenza non percepibile dall'occhio umano, modulando alternativamente (accendendo e spegnendo) tutta l'illuminazione, che senza alcun disturbo visivo consenta la riduzione del consumo;
    - oppure o anche insieme ai precedenti punti, accendendo/ spegnendo a tempo con timer, alternativamente, solo gruppi di led;
    - e per completare, abbassando (con temporizzatore) dopo una certa ora della notte, la luminosità totale, dimezzando, per esclusione dal totale, un certo numero di corpi illuminanti.
    Il messaggio che si vuole fare passare, è quello che con altri piccoli risparmi pensati, studiati e progettati, come quelli suggeriti, si può ridurre il consumo energetico. E non solo sul ponte.
    Si evitino, quando possibile, discutibili improvvisati risparmi di energia, che possono rivelarsi assurde privazioni di regolari usi, i quali, attenzione, mediante non considerati “effetti collaterali”, dare risultati non immaginati.


    Giuseppe Cancemi

giovedì 6 ottobre 2022

Adorabile BELLUNO

 

DEGRADO E CENTRO STORICO

Non ci vuole molto per capire che “l'Adorabile Belluno” è in crisi. Una crisi d'identità che maggiormente è leggibile in centro storico. Non è dell'altro ieri che i segni di un degrado fisico e non solo, in centro si leggono un po' dappertutto. Da Sottocastello al parco città di Bologna oramai “branchi” di giovani con la luce e/o in notturno, riempiono i dintorni di scritte (writer), si esercitano con qualche piccolo atto di vandalismo e qualche raro graffito. Usano i giochi dei bambini del parco deteriorandoli e presidiano con aria da bulli alcune parti del centro. Usano arroganza e anche sfottò per qualche passante in area parco. Orde di giovani in pieno centro se ne vedono tutti i giorni. Imperterriti si muovono con amplificatore nello zaino indisturbati e spavaldamente incuranti di diffondere inquinamento acustico. Insomma, la città storica oltre che a degradarsi per usura, abbandono, feste paesane e mercatini vari, trova ora nel comportamento di alcuni suoi giovani cittadini una “briglia sciolta” che ha bisogno di essere ripresa sul modo di vivere i rapporti sociali.


La responsabilità di questi comportamenti è materia di esperti, famiglie e agenzie educative. Nell'immediato, forse, bisognerebbe ripristinare le buone e sane abitudini delle presenza di personale addetto, come per esempio la polizia locale a piedi, in giro, tutti i giorni specialmente nell'area di centro. E non per una, da più parti invocata, repressione ma piuttosto e soprattutto per deterrenza in un centro, che come identità di tutta una comunità locale dovrebbe essere un modello relazionale per tutti del civile vivere.

L'allarme che è scattato in questi giorni, è legato alla visione giornaliera di impotenza che mostra la città da tempo. Rammento solamente, che gli atti vandalici e dei writer sono sempre lì, in bella mostra (si fa per dire) in parti del centro mai rimossi o perseguiti. Dopo l'allarme di questi giorni della stampa, rimanere ancora passivi significa rassicurare l'impunità dei “branchi” che si parla si parla ma non succede niente e il rischio di far passare un pessimo messaggio di impotenza ai cittadini residenti e ai frequentatori di una città, che si arrende al degrado.

Giuseppe Cancemi

domenica 2 ottobre 2022

Riparazioni stradali a Belluno


 FOSSI






RIDIAMOCI SU. Ma non troppo...!

Giustamente il Comune, ha diffidato e multato una delle società che gestiscono la telefonia. Una tra le altre che stanno innovando la comunicazione digitale nel territorio, con la posa della fibra ottica. Il motivo è sotto gli occhi di tutti. Con i lavori di collocazione della rete, i vari gestori hanno intaccato il manto stradale che rende, con trincee mal riparate anche se provvisoriamente, la sede stradale sconnessa.

Le successive riparazioni che si stanno via via facendo, comunque, non appaiono al profano come me un ripristino, che diritto e logica vorrebbero ad opera d'arte. Ragion per cui, si dovrebbe riflettere su due questioni. La prima: se questo solco per la cablatura è stato realmente microinvasivo e se è stato ricoperto, provvisoriamente, nel migliore dei modi che la tecnica dispone; la seconda, ancora più importante, se l'intervento di completamento successivo si limita alla sola ricopertura con bitume. Senza cioè, tutti gli accorgimenti che possano scongiurare rigonfiamenti, infiltrazioni d'acqua e/o comunque attenzioni che facilitino la “scucitura” del bitumato, dopo poco tempo.

Infine, a questo proposito mi chiedo e domando: ma alcuni nuovi interventi di rifacimento stradale, possono avere avuto origine dai lavori di terzi e una insufficiente attenzione da chi preposto ha mancato nel vigilare?

Può questo eventuale detrimento, configurarsi come danno erariale e non essere a carico della finanza pubblica?

Giuseppe Cancemi

venerdì 22 luglio 2022

BELLUNO - BARRIERE ARCHITETTONICHE

NE ESISTONO? PARLIAMONE !


Credo che la civiltà di una città si misuri anche, da quante “barriere” siano state rimosse, e non solo di quelle architettoniche. Restando a queste ultime, il Comune di Belluno per esempio, sulle disabilità permanenti e/o temporanee, relativamente alla deambulazione dei cittadini specie in centro storico, non sembra avere mostrato molta attenzione. L'esistente, è racchiuso in un qualche raro scivolo nei marciapiedi e alcune strisce tattili per non vedenti/ ipovedenti, fermi restando non pochi inciampi lungo i marciapiedi che non dovrebbero esserci. E questo, non certo per una sensibilità motu proprio, ma piuttosto per una qualche iniziativa finanziata dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile.

Nella sede amministrativa comunale, adesso, l'articolazione dello spazio per muoversi, del nuovo Primo cittadino con carrozzina, si è dovuta riformare. La trasformazione dei luoghi, si spera che abbia avuto anche il senso di fare riflettere tutti, sulla rara e scarsa attenzione verso le esistenti barriere architettoniche in ambito pubblico.

Ci si augura che tale cogenza, abbia almeno messo in moto, localmente, una maggiore sensibilità verso le disabilità. Situazione, che si spera agisca verso un utile rispolvero delle leggi del passato in materia: di accessibilità, adattabilità e visitabilità poco osservate (per la verità anche in altre parti d'Italia) se non disattese.

Il tema delle barriere architettoniche negli spazi urbani di città, se assimilato culturalmente, deve iniziare con un percorso di scopo, per indagare le criticità che si riscontrano più frequentemente in città. La progettualità, deve potersi muovere attraverso un incipit che potremmo definire: Design for All. Che significa anche nel nostro caso, ascoltare e comprendere i bisogni della gente e provvedere di conseguenza. Un segnale, insomma di buona volontà per tutti. Che farebbe anche bene ai nostri Comuni in provincia.

Sembra perfino strano, che nell'aula consiliare di Palazzo Rosso, per esempio, luogo della volontà popolare del Comune, si acceda dopo alcune faticose rampe di scala. Questo, non agevola certo la disponibilità di quel potenziale diritto alla partecipazione di tutti i cittadini. 

Insomma, si continua così a perpetuare uno di quei vulnus che affliggono la democrazia partecipata che tutti vorremmo.

La politica di Belluno per lungo tempo, questa "inezia" l'ha sottovalutata. Non ha considerato che ogni persona ha una sua propria complessità e diversità. Questa, tra fasi di vita e salute: handicap, anzianità e disabilità, è figura unica irripetibile anche agli effetti di quella ritenuta, erroneamente, "normalità". In buona sostanza, si è continuato a trascurare con questa diciamo disattenzione, qualcosa di elementare e fondamentale in democrazia: la partecipazione. Un “imperdonabile peccato mortale” che indebolisce quella parte di consenso che, si sa, contribuisce al sostegno della democrazia stessa.

Si dirà che esiste per quella sala un accesso dedicato, tramite ascensore. Vero! 

Ma in quanto obbligo di legge per locali pubblici. 

Insomma, un'osservanza, con escamotage consentita, più che una vera rimozione di barriera. Il giudizio su questo palliativa soluzione, infatti, dovrebbero darlo quei cittadini che, impediti nella deambulazione, abbiano mai fatto ricorso a detta soluzione in tutti questi anni, per raggiungere l'Aula Consiliare.

Aggiungerei per ultima cosa, ma non l'ultima, la vexata quaestio del centro città, dove ci si lamenta che si svuotano i locali a piano terra. Bene! No, anzi male, perché si deve poter fare qualcosa. E c'è il modo di farla.

La larga offerta locativa che si è configurata, a pensarci bene, con una appropriata gestione delle destinazioni d'uso, può diventare un'occosione di riequilibrio abitativo dell'area storica. Una opportunità!

Il Comune, per sua natura allocato con destinazione funzionale in centro città, può utilmente ritagliarsi un offerta migliore dei servizi urbani di vicinanza al cittadino, attraverso l'esubero di un'offerta locativa, ultimamente risultata a piano terra.  Un'utile facilitazione, per altro, che attraverso i locali reperibili (privati e pubblici) suggerisce un progetto di social hausing.  Un utile strumento in aiuto al ripopolamento, gestibile, nel complesso dei bisogni abitativi, da un apposito ufficio-casa creato dal Comune.

E ancora, sempre per esemplificare, aggiungerei che la  bellezza del centro storico, in Piazza dei Martiri, ereditato con il suo giardino pubblico, può mostrare un volto diverso. Quasi di vetrina che con l'abbattimento delle Barriere architettoniche esemplifica una inclusività ed una sensibilità che dà a quel rinomato spazio una connotazione e un valore aggiunto. Con poco, si potrebbe ottenere un grande effetto. 

Una modica spesa, può attrezzare quell'area come “giardino degli odori”oltre che dei colori. L'uso di essenze dissimili in quel verde, com'è immaginabile, può rendere riconoscibili attraverso l'olfatto i vari areali. E se si vuole fare di più, si possono aggiungere semplici sensori di vicinanza dove, con l'avvicinarsi delle persone, una voce discretamente informa: su ciò che si vuole (botanica,  storia del luogo, etc.). Qualcosa che massimizza la fruibilità della piazza, includendo non vedenti e ipovedenti ed esempio che suggerisce una maggiore attenzione alle naturali diversità degli umani.

Insomma, un progetto come "spora" per una graduale rimozione delle barriere. Se si vuole, anche, un "rinforzo" alla precedente funzione fruitiva storico-culturale dei luoghi, ereditata. Attualmente decaduta per l'eccessivo uso mercantile.

Ricapitolando si vuole dire che, con l'opportunità che può offrire l'abbattimento delle barriere architettoniche, si può anche legare l'occasione per u n recupero di Piazza dei Martiri: area storica, identitaria e custode del suo genius loci, mortificata e sopraffatta dalle eccessive sagre paesane.

Giuseppe Cancemi

 

https://infobandi.csvnet.it/




lunedì 9 maggio 2022

Dubbioso restauro in centro storico dell'edificio sede dei "Dottori della Chiesa" (Gesuiti)

RESTAURO DELL’ EX CHIESA DELLA "COMPAGNIA DI GESU' " IN CENTRO STORICO

La ex Chiesa dei Gesuiti di Belluno,


nell'Ottocento conosciuta come "Caserma dei Gesuiti” o anche immediatamente dopo "Caserma Tasso”, in questi giorni, dopo essere stata restaurata, è stata presentata in pompa magna, in attesa di una sua prossima fruizione della città.

Una conclusione a lieto fine, non sempre facile per i reperti storici, che nelle nostre città abbondano, ma che spesso vengono anche trascurati.

Qui a Belluno bisogna dire che l'attenzione per le presenze storiche, si è sempre avuta. Ultimamente anzi, è sembrata aumentare grazie ai finanziamenti europei e italiani, abilmente intercettati nei concorsi, mediante progetti ad hoc.

In quello che però alla fine risultano essere gli interventi in città, non tutti corrispondono a cauti restauri, attenti alla struttura urbana del centro storico. A questo proposito bisogna riconoscere, che in linea generale il più delle volte, le alterazioni sono attribuibili anche ad una regolamentazione scarna o priva di fondamento giuridico, che ha lasciato spazio ad una conduzione dei restauri, per così dire, interpretata.

È ben noto, che la “Compagnia di Gesù”, detta dei dottori della chiesa, da dove proviene anche Papa Bergoglio, per due secoli è stata un ambiente educativo e di studio dove veniva formata, un po' in tutta Europa, la classe dirigente per i figli della nobiltà e della borghesia.

Le chiese dei Gesuiti come opere d’arte, sono un modello a sé stante, di architettura barocca detta appunto gesuitica. Le caratteristiche che accomunano le varie chiese, distribuite in tutta Europa, si riconoscono per alcuni tratti che relativamente le rende simili, pur nelle differenze di un Barocco che si adatta alle condizioni e alle culture locali.

Nel merito, per non lasciare spazio al solito apprezzamento superficiale, che spesso si conclude limitandosi: al mi piace o non mi piace, oppure è brutto o è bello.

Il risultato di quest’ultima opera vista il 1° maggio, per “gentile concessione” diciamo del Comune, osservato con un po' più di attenzione, spiace dirlo, ma non sembra essere quel “nuovo contenitore d’eccellenza” che è stato reclamizzato.

Il progetto, visto che siamo in pieno centro storico, per la norma a cui fa riferimento il bando: “rigenerazione urbana” (intesa a garantire qualità e sicurezza dell'abitare sociale e ambientale, in particolare nelle periferie più degradate), non si capisce cosa c’entra con il restauro sbandierato.

Altrettanto resta incomprensibile, come mai non si sia tenuto conto della ristrutturazione urbanistica.

A tale scopo bastava guardare la planimetria del PRG, per rendersi conto delle superfetazioni (ignorate) di Piazza Piloni e via d’Incà, in un’area, dove la correzione dell’aggregazione storica originaria doveva essere d’obbligo.

Ricordo solo che da mezzo secolo e più, pur non avendo forza di legge la “Carta del Restauro”, ha comunque orientato gli interventi nei centri storici d’Europa.

La cosiddetta “poli-funzionalità” a cui è stato destinato lo spazio di questo suggestivo reperto storico-culturale, qual è questa originaria chiesa, volgarizzato come recupero di volume, denuncia una indecisione che fa pensare ad un’urbanistica che non riesce ad avere un progetto d’insieme centrato su l’immateriale. Qualcosa che dovrebbe cambiare i rapporti esistenti tra sviluppo urbanistico-edilizio caotico e centro storico sempre più soggetto a degrado dal carico delle funzioni.

Come se non bastasse, è anche assai strano che nel progetto non si parli di un altro aspetto che assieme a quello urbanistico sembra dimenticato.

Le note progettuali, infatti, non appaiono evidenziare la vulnerabilità statica dell’edificio nei confronti del rischio sismico 1, a cui appartiene Belluno. Non si intravedono o non ci sono, opere preposte al miglioramento di tale scopo, nelle generali condizioni strutturali.

La riconoscibilità della nostra chiesa tipologicamente gesuita, con il suo convento, appartiene ad un isolato che oggi appare un comune caseggiato anonimo. La differenza la fa l’affaccio sulla via Jacopo Tasso, grazie alla rimasta essenziale facciata Barocca. Le immagini prospettiche dell’isolato, comprendente il complesso edilizio dei gesuiti non sono rimaste quelle che dovevano essere in epoca. Le laterali costruzioni in aderenza inglobano la ex chiesa con pianta ad “aula” in un caseggiato alterato senza quella “anima” che lo aveva generato. Era un’ordine religioso importante in quell’epoca, parecchio influente nella politica. Come dire che era di casa con il potere.

Quel caseggiato di origine religioso, doveva trovarsi una sua distinta area che si trova ora confusa, in un disarticolato insieme edilizio, non privo di superfetazioni ben evidenti (vedi figura).

Sappiamo, che nello spirito e nella cultura urbanistica di quell'epoca, quel prestigioso ordine religioso godeva già della centralità nello spazio cittadino. Con questo recente intervento, si ripresentava ancora la possibilità di ricomporre quell’area “gesuitica” storica. Purtroppo sprecata.

L’intervento di restauro anche se adatta ad altro uso il manufatto, non dovrebbe comunque mai alterare la lettura di quello che era originariamente, anche nel caso, come quest’interno, di una chiesa sconsacrata. Nella fattispecie lo spazio “aula”, che rappresenta un tutt'uno dal significato liturgico del luogo, dallo slancio verso l'alto delle pareti alla magnificenza acustica della parola. Insomma quel “genius loci” di quello che è rimasto dell’ex chiesa da salvare e tramandare. Quella divisione in verticale del volume che ha mortificato la spazialità volumetrica e ridimensionato il “verbo”. Sembrerebbe più che altro, una “ingordigia” di volumi a tutti i costi, specie per quella destinazione d’uso che appare, allo stato, di carattere aleatorio.

Un rilievo promettente di quel luogo, nel restauro è quell'innovazione, che rende accessibile e visitabile tutto lo spazio dell’ambiente ex chiesa anche se, come detto, dubbiosamente parcellizzato. Ma a parte la rimozione apprezzabile di barriere architettoniche, non mancano altre notevoli perplessità.

Nel corpo di fabbrica, il pavimento in acciaio, la scala dentro e l’ascensore fuori, danno nuovi motivi su cui riflettere. Per esempio: non poteva essere invertita la relativa posizione?

Ma avranno pensato se quella platea di acciaio e quel corpo scale che sale verso l’alto, dove potrebbero trovarsi molte persone, sono al sicuro da una accidentale scarica elettrica da fulmine?

Belluno non è una città dove con i temporali i fulmini sono rari.

La rassicurante immagine dell’auto che se pur in acciaio, sappiamo, protegge i suoi passeggeri (per similitudine con la gabbia di Faraday)in questo caso, non è la stessa cosa.

Infine non può sfuggire che quel pavimento in acciaio, sigilla una considerevole parte di sottosuolo. E non da ora, si sa che turbare l’equilibrio del sottosuolo è sempre stato un problema delle città. Fra l’altro, nel nostro caso, alla falda idrica, alle esalazioni di gas (che potrebbero essere anche con radon), in quel sottosuolo, si dovrebbe anche pensare alla eventualità di reperti archeologici li presenti, per vicini altri luoghi di culto di età rinascimentale (Chiesa S. Stefano).

Concludendo, a qualcuno più malignamente, può fare pensare che al vantaggioso ingresso dal parco (a favore del concetto di partecipazione sociale uguale per tutti) corrisponde un rovescio della medaglia della recentissima “pista ciclabile” (di poca o nessuna utilità pubblica) la quale, sminuisce il beneficio, perché farà portare all’interno dell’ex chiesa: polvere d’estate e fango d’inverno.

Ma questo forse è il minimo di quello a cui non si è pensato!

Giuseppe Cancemi