RESTAURO
DELL’ EX CHIESA DELLA "COMPAGNIA DI GESU' " IN CENTRO
STORICO
La
ex Chiesa dei Gesuiti di Belluno,
nell'Ottocento
conosciuta come "Caserma dei Gesuiti” o anche immediatamente
dopo "Caserma Tasso”, in questi giorni, dopo essere stata
restaurata, è stata presentata in pompa magna, in attesa di una sua
prossima fruizione della città.
Una
conclusione a lieto fine, non sempre facile per i reperti storici,
che nelle nostre città abbondano, ma che spesso vengono anche
trascurati.
Qui
a Belluno bisogna dire che l'attenzione per le presenze
storiche, si è sempre avuta. Ultimamente anzi, è sembrata aumentare
grazie ai finanziamenti europei e italiani, abilmente intercettati
nei concorsi, mediante
progetti ad hoc.
In
quello che però alla
fine risultano
essere gli
interventi
in città, non
tutti corrispondono a cauti
restauri,
attenti
alla
struttura urbana del centro storico.
A
questo proposito bisogna riconoscere, che in linea generale il più
delle volte, le alterazioni sono
attribuibili anche ad una
regolamentazione scarna o priva di fondamento giuridico, che
ha lasciato spazio ad una
conduzione dei restauri, per così dire, interpretata.
È
ben noto, che la “Compagnia
di Gesù”, detta dei dottori della chiesa, da dove proviene anche
Papa Bergoglio, per due secoli è stata un ambiente educativo e di
studio
dove veniva formata, un po' in tutta Europa, la classe dirigente per
i figli della nobiltà e della borghesia.
Le
chiese dei Gesuiti come opere d’arte, sono un modello a sé stante,
di architettura barocca detta appunto gesuitica. Le caratteristiche
che accomunano le varie chiese, distribuite in tutta Europa, si
riconoscono per alcuni tratti che relativamente le rende simili, pur
nelle differenze di un Barocco che si
adatta alle condizioni e alle culture locali.
Nel
merito,
per non lasciare spazio al solito apprezzamento superficiale, che
spesso si conclude limitandosi: al mi piace o non mi piace, oppure è
brutto o è bello.
Il
risultato di quest’ultima opera vista
il 1° maggio, per “gentile concessione” diciamo del Comune,
osservato con un po' più di attenzione, spiace dirlo, ma non sembra
essere quel “nuovo
contenitore d’eccellenza” che è stato reclamizzato.
Il
progetto, visto che siamo in pieno centro storico, per la norma a cui
fa riferimento il bando: “rigenerazione
urbana”
(intesa a garantire
qualità e sicurezza dell'abitare sociale e ambientale, in
particolare nelle periferie più degradate),
non si capisce cosa c’entra con il restauro sbandierato.
Altrettanto
resta incomprensibile, come mai non si sia tenuto conto della
ristrutturazione urbanistica.
A
tale scopo bastava guardare la planimetria del PRG, per rendersi
conto delle superfetazioni (ignorate) di Piazza Piloni e via d’Incà,
in un’area, dove la correzione dell’aggregazione storica
originaria doveva essere d’obbligo.
Ricordo
solo che da mezzo secolo e più, pur non avendo forza di legge la
“Carta del Restauro”, ha comunque orientato gli interventi nei
centri storici d’Europa.
La
cosiddetta “poli-funzionalità” a cui è stato destinato lo
spazio di questo suggestivo reperto storico-culturale, qual è questa
originaria chiesa, volgarizzato come recupero di volume, denuncia una
indecisione che fa pensare ad un’urbanistica che non riesce ad
avere un progetto d’insieme centrato su l’immateriale. Qualcosa
che dovrebbe cambiare i rapporti esistenti tra sviluppo
urbanistico-edilizio caotico e centro storico sempre più soggetto a
degrado dal carico delle funzioni.
Come
se non bastasse, è anche assai strano che nel progetto non si parli
di un
altro aspetto che assieme a quello urbanistico sembra dimenticato.
Le
note progettuali, infatti, non appaiono evidenziare la vulnerabilità
statica dell’edificio nei confronti del rischio sismico 1, a cui
appartiene Belluno. Non si intravedono o non ci sono, opere preposte
al miglioramento di tale scopo, nelle generali condizioni
strutturali.
La
riconoscibilità della nostra chiesa tipologicamente gesuita, con il
suo convento, appartiene ad un isolato che oggi appare un comune
caseggiato anonimo. La differenza la fa l’affaccio
sulla via Jacopo
Tasso, grazie
alla rimasta
essenziale facciata Barocca. Le immagini prospettiche dell’isolato,
comprendente
il
complesso edilizio dei gesuiti non sono rimaste quelle
che
dovevano essere in epoca. Le
laterali
costruzioni in aderenza inglobano la ex chiesa con pianta ad “aula”
in un caseggiato alterato senza
quella “anima” che lo aveva generato.
Era
un’ordine
religioso importante in quell’epoca, parecchio
influente
nella
politica. Come
dire che
era di casa con il potere.
Quel
caseggiato di origine religioso, doveva trovarsi una sua distinta
area che si trova ora confusa,
in
un
disarticolato insieme
edilizio, non privo di
superfetazioni ben evidenti
(vedi figura).
Sappiamo,
che nello spirito e nella
cultura urbanistica di quell'epoca, quel
prestigioso ordine
religioso godeva
già della centralità
nello spazio cittadino. Con
questo recente intervento,
si ripresentava ancora la possibilità di
ricomporre quell’area
“gesuitica” storica. Purtroppo sprecata.
L’intervento
di restauro anche se adatta ad altro uso il manufatto, non dovrebbe
comunque mai alterare la lettura di
quello che era originariamente, anche nel caso, come quest’interno,
di una chiesa sconsacrata. Nella
fattispecie lo
spazio “aula”, che rappresenta un tutt'uno dal significato liturgico
del luogo, dallo
slancio verso l'alto delle pareti alla
magnificenza
acustica della parola. Insomma
quel
“genius loci” di quello che è rimasto dell’ex chiesa da
salvare e tramandare. Quella
divisione in verticale del volume che ha mortificato la spazialità volumetrica e ridimensionato il “verbo”. Sembrerebbe più che
altro, una “ingordigia” di volumi a tutti i costi, specie per
quella
destinazione d’uso che appare, allo stato, di carattere aleatorio.
Un
rilievo
promettente di quel luogo, nel restauro è quell'innovazione, che rende accessibile e
visitabile tutto lo spazio dell’ambiente ex chiesa anche se, come detto, dubbiosamente parcellizzato. Ma a parte la rimozione apprezzabile di
barriere architettoniche, non mancano altre notevoli perplessità.
Nel
corpo
di fabbrica, il pavimento in acciaio, la scala dentro e l’ascensore
fuori, danno nuovi motivi su cui riflettere. Per esempio: non poteva essere invertita la relativa posizione?
Ma
avranno pensato se
quella platea di acciaio e quel corpo scale che sale verso l’alto,
dove potrebbero trovarsi molte persone, sono al
sicuro da una accidentale scarica elettrica da fulmine?
Belluno
non è una città dove con i temporali i fulmini sono rari.
La
rassicurante immagine
dell’auto
che se pur in acciaio, sappiamo, protegge i suoi passeggeri (per
similitudine con
la
gabbia di Faraday)in questo caso,
non è la stessa cosa.
Infine
non può sfuggire che quel pavimento in acciaio, sigilla
una considerevole parte
di sottosuolo. E non
da ora,
si sa che turbare l’equilibrio del sottosuolo è sempre stato un
problema delle città. Fra
l’altro, nel nostro caso, alla
falda idrica, alle esalazioni di gas (che potrebbero essere anche con
radon),
in quel sottosuolo, si dovrebbe anche pensare
alla eventualità di reperti
archeologici li presenti,
per
vicini altri luoghi di culto di età rinascimentale (Chiesa
S. Stefano).
Concludendo,
a qualcuno più malignamente, può
fare pensare che al
vantaggioso ingresso dal parco (a favore del concetto
di
partecipazione sociale uguale per tutti)
corrisponde
un
rovescio della medaglia della
recentissima “pista ciclabile” (di poca o nessuna utilità
pubblica) la quale, sminuisce il beneficio,
perché farà portare all’interno dell’ex chiesa: polvere
d’estate e fango d’inverno.
Ma
questo forse è il minimo di quello a cui non si è pensato!
Giuseppe
Cancemi