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lunedì 12 giugno 2017

IL MIO PUNTO DI VISTA SULLE ELEZIONI A BELLUNO



Le elezioni sono andate come dovevano andare. Già qualche settimana prima delle elezioni, non contento, pronosticavo che Belluno non aveva bisogno di un sindaco, perché i soli cittadini da una parte e la burocrazia comunale dall'altra, avevano raggiunto un equilibrio stabile: ad ognuno un minimo di dovere. E la comunità “senza lode e senza infamia” va avanti! La moltitudine dei non votanti lo conferma.



Ha votato, con qualche voto in più, il 50% degli aventi diritto. Gli altri sono rimasti a fare quello che fanno tutte le altre domeniche. Totale sfiducia ai partiti tradizionali e ai movimenti, con molto fai da te tra gli egoismi consolidati e il mascheramento “civico” sostenuti da numerosi gruppi di conservazione dello status quo. I partiti che ci hanno messo la faccia hanno raccolto quei risicati voti di fidelizzazione dei sostenitori. Che vuol dire questo?
Io provo a spiegarmelo con una riflessione che viene da lontano. Di solito i partiti tradizionali, nel passato, stavano tra la gente, raccoglievano ogni sorta di critica, meditavano, discutevano, si battevano per i principi del proprio partito. Oggi, la vita di partito si svolge nelle sole occasioni di assetto di partito (per pochi addetti) e nelle occasioni elettorali. La dialettica tra simpatizzanti e iscritti di partito non esiste. Passato uno di quei momenti celebrativi o di nomina, tutto viene archiviato. Il faldone elezioni, per esempio, si riprenderà, senza neanche spolverarlo, alle prossime, dopo un trascorso di silenzi, di scarse informazioni per la vita politica pubblica (esempio:cosa fanno i rappresentanti nelle istituzioni o ciò che discutono i consiglieri in Comune o in Provincia).
Insomma, per avere un'idea di quanto accennato, si può desumere da internet. La rete, in verità, non possiamo dire che viene usata al meglio da alcuni, il profilo è basso e utilitaristico. Nella rete però, che ha un uso consumistico di informazioni, chi si propone non può essere lì senza una costante e giornaliera presenza con idee, informazioni, opinioni, momenti culturali e tutto ciò che può far crescere l'interesse per collegare quel sito. E invece? Invece oltre a non trovare nulla di interessante nei siti di partito, ti accorgi che non aggiornano le loro pagine, se non in occasioni come dicevo, di nomine, spartizioni ed elezioni. Non solo, ma si barricano, si proteggono anche da partecipazioni esterne che dovrebbero essere il sale della discussione politica, del dibattito con la gente comune.

In buona sostanza, l'esito elettorale di Belluno non mi coglie di sorpresa. La disaffezione verso i partiti nazionali si trasferisce nei comuni e per quanto si tenta di mascherarla con le liste civiche, la crisi è manifesta lo stesso con il calo dei votanti. 

Giuseppe Cancemi

sabato 3 giugno 2017

ALLA RICERCA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE PROSSIMA VENTURA


Io, di Belluno, mi sono fatto un'opinione. Penso che un commissario prefettizio per governare la città basta. Amministrare secondo legge e lasciare svolgere tutto quanto alle persone preposte che operano in Comune è un'ordinarietà che regge. In fondo è un po' quello che abbiamo visto in questi anni. Il merito di una città con qualche lode e senza infamia appartiene ai cittadini. In fondo il tutto ha continuato a girare semplicemente perché il popolo bellunese recita senza alcuna sollecitazione il suo dovere civico. I primi posti conquistati in questi anni nella classifica nazionale di vivibilità per i parametri usati in base ai servizi, ben rappresentano lo stile di vita dei bellunesi. Anche una democrazia dell'istituzione che conduce la città, bisogna ammetterlo, formalmente c'è stata e si pratica, ma un solco politico di chi ha governato si fa fatica a riconoscerlo.

La democrazia a cui penso e propendo, viene da lontano. É ancora l'unica forma per amministrare una comunità, che dà il massimo protagonismo ai singoli cittadini. Tale sovranità del popolo, però, non può fare a meno di scelte nella conduzione di una città. Quelle scelte, sono il sale della politica che proviene dai gruppi che si ritrovano in un partito, in un movimento, luoghi di condivisione delle idee comuni, di parte.

Le elezioni amministrative che sono in corso d'opera, penso che debbano essere considerate un'opportunità più che una celebrazione di routine. Servono, per fare avanzare quelle scelte di necessario sviluppo a cui una città come Belluno deve tendere. C'è bisogno di una discontinuità, di un cambiamento nel vivere associato che, utopisticamente deve aspirare alla felicità. I nuovi canoni da considerare, non sono questa o quell'opera che la propaganda elettorale solitamente promette, ma piuttosto i principi fondanti come: quello di una città a misura di tutti che azzera le barriere architettoniche; la ricucitura degli insediamenti (centro storico e periferia) e le necessarie relazioni con lo spazio interconnesso; l'occuparsi di casa, lavoro, inclusione sociale dei più deboli, mobilità e servizi. Il tutto riconducibile ad un percorso di progetto globale di sviluppo locale, a partire dai reali bisogni del cittadino, dell'uomo.

Piazza Piloni o parco auto?
Per la verità i cittadini di Belluno, o meglio quelli che si ritengono i rappresentanti dell'urbe ma che sono solo i rappresentanti dei commercianti del centro storico, non perdono occasioni per la reiterazione delle solite richieste di natura lobbistica, che massimamente riguardano parcheggi e circolazione. Non rinunciano a questa bandiera, quasi un feticcio, per scongiurare la crisi che attraversano le attività del piccolo commercio di vicinato. Al Comune, viene richiesta ad ogni piè sospinto una partecipazione salvifica. L'Ente autarchico comunque, bisogna riconoscerlo, non è né responsabile né la panacea di tutto. Le difficoltà di ricollocazione dell'offerta commerciale e la sintonia con la domanda, vengono da lontano e semmai, nei confronti del Comune, le uniche cose che si possono rivendicare sono gli atti intesi a ridurre la burocrazia, un qualche incentivo e un certo appeal del centro storico.

Fondamentalmente in ambito locale, nuova amministrazione e cittadini dovrebbero accordarsi su un cambiamento culturale non occasionale ma profondo che avvicini i punti di vista di ciascuna delle parti. É impensabile che per il centro storico ci sia una diversità di vedute, per uso, mobilità e circolazione.
Piazza Duomo assediata dalle auto

L'umanità che è vissuta nel cuore di Belluno, con la sua stratificazione temporale dei manufatti, ha lasciato un suo schema viario ed una distribuzione spaziale più adatti ad una deambulazione pedonale che non ad una circolazione con mezzo meccanico. Dunque, ha configurato un luogo a sola misura d'uomo. E come tale andrebbe lasciato. Il ritrovarsi in spazi relazionali (piazze e vie), per vivere la città, fare acquisti, muoversi in sicurezza e a distanza dall'inquinamento atmosferico è un privilegio, un godimento e non uno svantaggio. Il centro storico nella sua identità storica e culturale, si diversifica, per natura, da gli altri luoghi della città più adatti ai mezzi a motore che comunque inquinano l'atmosfera e l'immagine degli stessi ambiti di vita associata. Persino la luce viene inquinata in centro. Basti pensare al calibro stradale limitato dalle vicine facciate degli edifici, e non è difficile osservare che anche la luce naturale con la presenza del variegato cromatismo delle auto e le quinte dei palazzi restituisce per riflessione una luce modificata.

Belluno è una città giardino, a sua insaputa, sì perché senza un progetto “suggerito” dal pensiero di Ebenezer Howard si ritrova in linea con i caratteri costitutivi del movimento utopista ottocentesco.
Governare questa città ma anche altre, in generale, lo so non è facile, specie se si rincorrono i problemi e si naviga a vista; se la politica non si assume le proprie responsabilità e non decide; se non si conosce l'umanità che popola il contesto urbano ed extraurbano; se non si ha contezza dei servizi e dell'economia nelle sue diversificazioni e, non ultimo, se non si ha cognizione delle risorse territoriali. Insomma, se non si ha una chiara visione della struttura socio-economica dei luoghi e quali prezzi bisogna pagare o meno, per uno sviluppo condizionato dal rapporto costi/benefici, non si potrà parlare di sviluppo sostenibile.

Scegliere votando, in conclusione, ciò che dovrebbe venirci dalla imminenti elezioni amministrative, vuol dire esercitare un diritto/dovere che ci fa assumere una responsabilità politica. Nella scelta, comunque, si corre il rischio di declassare il voto ad una formale delega, se ognuno crede che il tutto si esaurisce con le proprie preferenze elettorali. Diversamente si sappia, che al cittadino, sempre e comunque, spetta il diritto di esercitare una sua partecipazione alle decisioni nelle forme e nei modi previsti dalle leggi.

Giuseppe Cancemi


giovedì 1 giugno 2017

BENI CULTURALI, NON MUSEALI... MA PARLANTI!

 Le istituzioni scolastiche e quelle amministrative debbono, in un progetto condiviso, operare perché i Beni Culturali non restino "archiviati" o peggio "posteggiati" in costosi musei senza un uso che entri a far parte della crescita degli adolescenti e dei giovani.


Il tema dei beni culturali, va a braccetto con le risorse territoriali locali e con la loro valorizzazione. L'immaginario collettivo, in genere, ritiene e associa al patrimonio culturale, solo e sempre immagini di una certa esclusività, riferentesi ai manufatti storici più celebrati. Ma così non è! Le tracce storico-culturali e gli ambienti naturali rappresentano l'identità di un luogo, e non sono di serie A o di serie B. Voglio dire che, per una malformata accezione di bene culturale, la stratificazione storica e culturale, che appartiene alle trascorse generazioni dei nisseni, non viene riconosciuta e dunque, non valorizzata. Per molti nisseni ad esempio, i ritrovamenti archeologici ospitati a Caltanissetta, o non sono conosciuti, o ritenuti d'importanza minore, al confronto di altri più gettonati e più reclamizzati. Eppure, il centro storico con le sue case in via di degrado, quando non dirute, è luogo di altrettanti segni dell'umanità trascorsa, i cui reperti, hanno una propria dignità storica. Tutta l'Italia ha un passato storico più o meno ben conservato che forma l'insieme dei beni culturali, e la Sicilia di questi importanti segni, ne possiede un quarto. L' iniziativa 1ª Giornata Nazionale dei Beni Comuni di Italia Nostra”, in Sicilia, è un evento da sottolineare. Non si può continuare ad ignorare le nostre risorse territoriali abbandonate o consegnate all'ignavia perenne. Ma non basta celebrare, se ci si ferma al solo evento, tutto continuerà a restare come prima. Bisogna spendersi oltre, affinché ciascuno faccia la propria parte: dal singolo cittadino, alle più importanti istituzioni come per esempio la scuola. Gli adulti contemporanei, possono essere le avanguardie, ma è necessario puntare sulle nuove generazioni sin dalla scuola dell'obbligo. I bambini, gli adolescenti appartengono a quelle fasce d'età che debbono poter cominciare a “respirare” dentro e fuori la scuola aneddoti, ricordi, tradizioni, storia locale, piccoli brandelli di vissuto che possono o no raccordarsi con la storia formalizzata nei cosiddetti libri di testo. Insomma bisogna cominciare presto ad educare generazioni in crescita attraverso un percorso con la storicizzazione del vissuto locale come valore culturale.
L'offerta formativa delle scuole a tutti i livelli, programmi, non in solitudine, ma unitamente con le istituzioni locali. I percorsi formativi prevedano, all'interno delle attività culturali, impegni, nel corso dell'anno, che contemplino ricerche in: musei, biblioteche, archivio di stato, archivi di curia e chiese, e persino nelle interviste a privati che hanno memoria storica di eventi accaduti in città.
Le istituzioni locali, “battano un colpo”, nel senso di mettersi in gioco per una cultura partecipata e non passiva, soprattutto nella propositività e nelle soluzioni organizzative.
Impegnino e si impegnino per le nuove generazioni si da mettere in moto un circuito virtuoso verso beni culturali non più muti, museali, ma “parlanti”.

Giuseppe Cancemi




sabato 27 maggio 2017

Elezioni comunali 2017 - Il bilancio sul verde di Belluno, che non c'è


Non da ora, ma appena dopo l'uscita della legge sugli alberi (n. 10/2013), vista la "moria" di alberi a Belluno ho cercato di sapere presso il Comune quali adempimenti in merito alla citata legge erano stati messi in essere. La risposta si è arenata presso un ufficio (anagrafe?) che non ricordo.
L'occasione delle nuove elezioni comunali mi ha fatto ricordare che la relazione di commiato del Sindaco uscente doveva contenere il bilancio arboreo del suo mandato. La relazione pubblicata in rete non mi è sembrato che contenesse alcunché in merito. A questo punto ho deciso di chiedere direttamente sul post del Sindaco quelle informazioni che il cittadino vorrebbe vedere diffuse senza sollecitarle.
Ed ecco come sono andate le cose:






Grazie per avermi reindirizzato a: http://www.massarosindaco.it/?page_id=1752 , dove ho potuto leggere, in risposta alla mia richiesta, quello che il suo post dice di avere fatto in città per il verde.
Vede, senza alcuno spirito di polemica, la mia richiesta era e resta molto semplice e comportava una altrettanto semplice risposta: estremi di un censimento annuale anagrafico di albero, luogo di piantumazione e nome del nato/adottato, oppure, un catasto nella medesima forma del censimento. La Sua indiretta risposta, invece, sfiora la mia domanda in modo generico, comunicando per chi legge che sono stati impiantati 2000 alberi. Nello stesso post si legge anche che ci sono 4 nuovi parchi : Lambioi, Chiesurazza, Città di Bologna (giochi 0-6 anni) e Maraga un (parco per anziani). Bene, provo a capirci e trovo che: il Parco Lambioi non è altro che la fascia di rispetto del fiume già vincolata dall'ex legge Galasso prima, Urbani adesso; il Parco Chiesurazza, è ancora in progress... e con tanti interrogativi; Il magico “trasformabile” Parco Città di Bologna, sempre più ridotto all'osso, già impiegato da tempo per ospitare una scuola elementare, diventa ora, con qualche gioco in più per bambini da 0-6 anni, una acquisizione da vantare, e, infine, il Parco Maraga con un “contenitore” al suo interno per mantenere in... forma gli anziani (?). Tutto ciò, non me ne voglia signor Sindaco, mi ricorda gli aerei spostati del ventennio.
Mi spiace signor Sindaco, ma la mia richiesta faceva un riferimento preciso alla legge n. 10/2013 che tra l'altro impone ai Sindaci, a fine mandato, di inserire nella relazione anche il bilancio del verde, che non trovo nella sua relazione. E mi viene anche di ricordarLe che in merito ai 4 parchi fatti passare un po' come valore aggiunto per il verde, non si possono sommare come aree disgiunte e dunque non sono conteggiabili neanche ai fini del D.I. 1444/'68, semmai rappresentano solo delle tipologie di verde frutto di una occasionale provenienza e non da una precisa scelta politica programmata.

Un esempio di adempimento alla legge n. 10/2013 glie la mostro io!


 Come si può vedere, in foto, a Bologna in un parco pubblico gli alberi, in adempimento alla legge n.10/2013, mostrano un riferimento numerico. 

Non crede che si dovrebbe fare così anche a Belluno?

Giuseppe Cancemi

venerdì 19 maggio 2017

LA FLESSIBILITA' (sic!)... DEGLI SPAZI URBANI!

Accadde non molto tempo fa...


Una vasca vuota, non vuol dire che stiamo vedendo solo una breve interruzione di servizio, per una pulizia manutentiva programmata. E tanto meno che dei ragazzi, i quali giocano a pallone dentro, non vuol significare che hanno necessariamente “sconfinato” in uno spazio ad altro scopo dedicato. Ma allora....?
Allora può significare anche altre cose. L'acqua che non c'è, per esempio, e perché; spazi pubblici per adolescenti che scarseggiano o massima tolleranza per tutto, o ancora, assenza di un servizio di vigilanza, etc..

Per l'acqua che non c'è, viene subito da pensare semplicemente che una vasca d'acqua nella “piccola Venezia delle montagne” orgogliosamente delle dolomiti non può esistere. Altre città, che non hanno la fortuna di avere a vista d'occhio le montagne innevate per un lungo periodo nel corso dell'anno, micro (diciamo) problemi come questo l'hanno risolto con il ricircolo di una minima stessa quantità d'acqua. A Belluno no! O si ha l'acqua da mandare in fogna a ciclo continuo o niente! Ma a parte questa notazione che è forse puramente estetica di ornato, altre ne vengono in mente. La penuria d'acqua, mai vista prima, associata alle cosiddette bombe d'acqua, alla siccità in genere, sono segnali che meritano tutta l'attenzione possibile, anche localmente, perché denunciano un'alterazione del clima di cui, anche nel nostro piccolo, siamo tutti responsabili. Non a caso nel cosiddetto “PATTO DEI SINDACI 20 20 20” anche Belluno ha firmato un suo impegno. Per la cronaca i sindaci che hanno sottoscritto il patto, si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico: il tutto entro il 2020.
Per questo impegno, non sapendo cosa è stato fatto a Belluno, da quel che è visibile deduco ed esprimo una mia dubbiosità sui risultati finora perseguiti.
Da anni, è sotto gli occhi di tutti, questa città ha subito un considerevole depauperamento delle essenze arboree, per tagli forse in massima parte ingiustificati. Le più elementari conoscenze di ciascuno di noi, senza tante nozioni in materia di climatologia, può rilevare che meno alberi significano più anidride carbonica (gas serra) in contrasto con la promessa di riduzione e le conseguenti ricadute che si hanno sul pianeta. Se la vogliamo dire tutta, gli alberi in città sono diminuiti, nonostante una legge favorevole all'incremento arboreo di qualche anno fa, che poteva far compensare le perdite subite.
Detta legge (del 14/01/2013, n. 10), impone ai sindaci di Comuni che superano i 15 mila abitanti di dedicare un albero per ogni bimbo nato o adottato. Dunque, un utile indirizzo, più che suggerimento per le città, di accrescere il proprio patrimonio arboreo, che però a Belluno non sembra vedersene i segni. Di risparmio energetico, non se ne vede neanche negli edifici pubblici o nell'illuminazione stradale. A 'mo d'esempio, volendo iscriversi ad un virtuoso risparmio energetico, basterebbe fare accendere le luci sul Ponte degli Alpini, una metà per volta, delle attuali lampade (spero a led); ridurre di pochi lux nelle ore notturne l'illuminazione stradale; programmare un rigido controllo di accensione/spegnimento di tutte utenze pubbliche mediante un'unica gestione.
La serietà dell'impegno sulla riduzione del CO2, che non è solamente locale, imporrebbe, una politica accorta nel senso del risparmio energetico a cui si potrebbe anche aggiungere quello idrico, con il recupero delle acque pluviali e il ricircolo delle acque grigie depurate.
I ragazzetti in vasca, fanno pensare ad un centro storico si vivo ma poco attenzionato, e anch'esso privato di qualcosa. Per esempio, la prima cosa che viene in mente sono gli spazi pubblici, e come per riflesso condizionato viene da ricordarsi che tanti anni fa erano di moda gli standard residenziali e tra questi gli spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, per un totale minimo di 9mq per abitante. E qui verrebbe da chiedersi se e quando è stata fatta l'ultima verifica di questi standard (D. I. 02 /04/1968, n. 1444) in centro storico.
Ecco, la vasca centrale del cuore di Belluno a vedersi così e per lungo tempo fa tristezza, e viene da attribuire la colpa a un qualcuno. Sì perché a pensar male quasi sempre, diceva un noto politico: ci si azzecca!
Belluno è una città matura, che ha bisogno di una conduzione attenta nei dettagli di una complessità amministrativa, che solitamente sembra muoversi a vista, spesso, rincorrendo i problemi e raramente prevenendoli.
L'alternativa ad una città che si muove per inerzia, grazie al civismo dei suoi cittadini non basta più. Solo una città dinamica pensata, analizzata e progettata - sempre attenta ai valori e ai bisogni - è capace di valorizzare le proprie risorse ma anche di attingere ad altre risorse di livello diverso, e può ambire ad una crescita sociale ed economica che i tempi moderni richiedono.


Giuseppe Cancemi

venerdì 12 maggio 2017

FIUME PIAVE. CHI VUOLE LE CENTRALINE?


Le centraline idroelettriche sono il tormentone che assilla di tanto in tanto i bellunesi più accorti che amano l'ambiente naturale. Qualcuno, in occasione delle prossime elezioni amministrative ha già scritto ad un candidato sindaco per avere l'opinione in merito ad una centralina (sottolineando) di società altoatesina da realizzare sul Fiume Piave.
Nel merito mi permetto di chiosare su quella domanda. Il cittadino pone un interrogativo in chiave retorica, che preconizza una risposta di diniego e una condivisione di tipo (nimby), acronimo che nel linguaggio anglosassone significa: non nel mio giardino. A mio modesto parere le due cose non sono scontate. Sappiamo che i richiedenti di centraline non sono benefattori della comunità italica, ma imprenditori che tentano di sfruttare gli incentivi economici per le energie rinnovabili, i cui costi gravano su tutti gli italiani. Il no a prescindere, però, da una qualsiasi più o meno ragionevole motivazione, non dovrebbe appartenere ad una comunità politica riformista, che nelle proposte e nell'agire, si pone obiettivi di sostenibilità. Penso che a simile domanda bisogna articolare più che risposte elementi di riflessione.
Un primo punto di ponderazione e di domanda verrebbe dal perché il bisogno di tutela ambientale nasce ed è sostenuto dalle comunità prossime ai singoli habitat e non come azione di insieme per il medesimo ecosistema: Piave. Altra considerazione andrebbe fatta sulla effettiva incidenza economica, in termini di potenza elettrica, nel complesso generativo energetico nazionale.
Le cosiddette centraline (perché di piccola potenza elettrica), nascono dalla necessità di diminuire i costi d'importazione dell'energia, pensando ad uno sfruttamento intensivo delle risorse naturali. La rimessa in campo di un così irrisorio contributo al problema energetico, nasce, forse, da chi negli incentivi pubblici, ci vede più il business e meno il danno ambientale. Mentre una valutazione d'incidenza assieme a quella di impatto dovevano già scongiurare a monte una simile scelta.
In termini politici la situazione sembra essere questa: la Provincia nella sua debolezza politica non sa difendere il territorio dagli assalti speculativi. La Regione politicamente, di segno diverso dello Stato non difende il territorio per attribuire la responsabilità a quest'ultimo e, come al solito col: “piove? Governo ladro” il cerino acceso resta nelle mani del partito di governo.


Ma il governo già nel gennaio 2016 rifacendosi ad una direttiva europea sul tema dell'energia e del clima si è attrezzato con le “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali.” dichiarando una sua strategia che si appoggia alla «crescita blu» di lungo termine per una crescita sostenibile e inclusiva per gli obiettivi di EUROPA 2020. La crescita blu si rivolge al mare e al marittimo proprio per evitare ciò che tardivamente ancora si sta tentando di fare.


In termini concreti basta guardare l'immagine riportata per capire che l'apporto di una o più centraline, qualche megawatt in più, per rispondere al bisogno di contribuire al risparmio energetico italiano ed europeo sarebbe ridicolo (una goccia nel mare).

In buona sostanza, se si aggiunge ciò che esprime il punto d) “favorire lo sviluppo di impianti di microgenerazione elettrica alimentati da fonti rinnovabili, in particolare per gli impieghi agricoli e per le aree montane. dell'art. 43 del decreto n. 387/2003, e cioè che l'energia utilizzabile deve essere esclusivamente a fini agricoli. E dato che, le richieste centraline tali non sono, forse si potrà vedere la totale incompatibilità di detti impianti  con la legge e con lo sviluppo eco-sostenibile.

Giuseppe Cancemi

martedì 18 aprile 2017

BELLUNO:RIALLOCAZIONE DELLE EDICOLE DEI GIORNALI in prossimità di piazza dei Martiri

Atto semplicemente burocratico o di attenzione per il centro storico?

Il tema delle due edicole ai lati di piazza dei Martiri, ricomparso in questi giorni, riprende per l'ennesima volta la ricollocazione delle stesse in un nuovo spazio. Non si capisce se la novità sta nelle superfici individuate nelle medesime vie di prima: Matteotti e Vittorio Emanuele o nell'approssimarsi di un bando per l'assegnazione ad hoc degli spazi individuati.

Siamo in tema di concessione di nuove aree pubbliche ma è come se fosse una questione privata. E non tanto per gli annunciati criteri, forse discutibili, di vantaggio per le preesistenti imprese ma per la conduzione disinvolta della collocazione nel suo complesso. Si va avanti con scelte di vertice, senza aver chiesto ai cittadini alcun parere, noncuranti di una prevedibile alterazione dell'immagine del centro storico. Nessuno che chieda: se va bene quel trasferimento proprio negli spazi che qualcuno, forse arbitrariamente, senza un criterio oggettivo, ha assegnato e destinato al trasloco. Meno ancora si sa della forma di queste edicole: se si collocheranno discretamente o se impatteranno con la storica piazza centrale.
Credo che al cittadino comune, interessi di più non tanto la trattativa in sé, ma piuttosto la modifica d'immagine che incide su una conservazione prospettica di un ornato, che ha un suo effetto presenza già storicizzato e consolidato.
In una gestione partecipata delle scelte urbane, il centro storico in particolare, necessita di cercate condivisioni e non di essere trattato “burocraticamente” nel solco di una ordinaria amministrazione. Mi pare che in passato, esistevano già due edicole piazzate ai lati del teatro, e questo è un dato. Verrebbe da dire che una qualche riflessione pubblica anche per questo oggettivo particolare, andava e andrebbe fatta per comprendere quale logica sottende la prevista collocazione e non altra. Il perché non è stata prevista, per esempio, una opzione, diciamo zero, a favore di locali sfitti esistenti in zona.
È un buon motivo il “disturbo” per gli “addetti ai lavori”, che porta l'attuale presenza di una delle due edicole l'immagine del Fulcis?
Forse sì, può darsi! Ma il groviglio di auto, pur se autorizzate, parcheggiate a ridosso del citato museo, non sono forse anche peggio?
Tralasciando altri particolari importanti come le forme dei futuri chioschi e dei relativi materiali che non si conoscono, ma che meritano una conoscenza, un confronto di idee e un discorso a parte, colpisce, e non da ora, il complessivo silenzio di partiti, associazioni e società civile. Gruppi, che solitamente non disdegnano di una visibilità per i loro convincimenti di parte.
E diciamolo, non convince neanche lo scarico di responsabilità della ricollocazione legato all'obbligatorietà di un vago coinvolgimento di soprintendenza e uno studio di architettura di Roma. Cittadini per primi, amministratori e tecnici comunali, non sono in grado di decidere per se stessi?
Infine, l'attuale collocazione per una distribuzione strategica di vendita trova, giustamente, le due edicole agli estremi della piazza dei Martiri. E questo può andare bene. Ma a voler ragionare in termini tutelativi per la piazza, per un bene che è di tutti, verrebbe da consigliare di lasciare che dette edicole trovino alloggio in locali fissi, specie in un momento in cui i locali in affitto sono tanti. Per una amministrazione attenta, infatti, basterebbe in questo caso l'adoperarsi per facilitare le locazioni, calmierando i prezzi. I vantaggi di una simile scelta, avrebbero una prevedibile ricaduta su tutto il commercio, con benefici, non solo per le edicole ma anche per una nuova politica di ripopolamento del centro storico.


Giuseppe Cancemi

ALLOCAZIONE DELL'EDICOLA NEL 2018

giovedì 13 aprile 2017

CALTANISSETTA E LE NOVITA' CON L'AMMINISTRAZIONE RUVOLO

Che senso ha una voce nel deserto in assenza di una progettualità priva di orizzonti per una città moderna e dinamica.

Tutte le novità in senso concreto le quali servono per migliorare una condizione di vita asfittica, come quella nissena, non possono che essere le benvenute. L’attenzione alla cultura, che è un ingrediente necessario per un territorio, non deve però essere un fatto episodico e meno ancora solo un fatto di immagine magari isolato. L’assenza di un disegno complessivo per una svolta socio-economica di cui la città di Caltanissetta soffre da tempo penalizza tutto, anche le migliori scelte come quella fatta del direttore artistico Moni Ovadia.

 La città ha già sperimentato, in sordina per il passato, un altro grande referente di fama come Pamela Villoresi, consulente culturale ai tempi del Sindaco Michele Abbate . La sua presenza, lo ricordo, ha ideato e suggerito il Parco Letterario Regalpetra su Leonardo Sciascia, materializzato in un luogo di “reception” nato e alloggiato malamente, ma che purtroppo non c’è neanche più traccia. In Italia sappiamo tutti che Sciascia è ben noto ed è ricordato anche in qualche via, a Caltanissetta no. E comunque, questo segnale di scelta del direttore artistico del Teatro Margherita, se pur indiscutibile, rappresenta una goccia nel mare dei bisogni che ha la città. Un assordante silenzio nella politica del fare, dell’organizzare, del realizzare e reinventare occasioni di risposta ai cambiamenti epocali permane. I problemi di casa e lavoro e più in generale della qualità della vita non si affrontano. Siamo ancora agli spot pubblicitari e ad un attivismo che sa di immagine fine a se stessa. Caltanissetta rimane città terziaria ma al ribasso.

Si oppone al riordino e al cambiamento dei servizi sotto il profilo della sola conservazione, difendendo, neanche con convinzione, il posto fisso con deboli resistenze di retroguardia per mantenere questo o quell'ufficio in un era in cui cambia tutto. La riorganizzazione delle strutture burocratiche territoriali per altre parti dell’Italia sono tutto un fermento: si accorpano Comuni, si studiano nuove linee di trasporti, si fa il censimento delle risorse locali. Tutti fanno progetti per reperire risorse economiche ma anche per razionalizzare tutto al massimo e spendere meglio. In un panorama evolutivo economico e sociale, dove il lavoro ha assunto un diverso orientamento da quello conosciuto,  il nuovo armamentario dei neologismi di origine anglosassone come hight-tech, nano-tech, start-up, maker ma anche i più comuni risparmio idrico, risparmio energetico non sembra essere in uso dalle classi politiche e imprenditoriali di casa nostra. Non a caso pubbliche istituzioni e imprenditoria nostrana non praticano molto la cultura del “faber”.  Sappiamo sì che il Comune non è un’agenzia collocamento ma può facilitare, agevolare e perfino incentivare l’insediamento di occasioni di lavoro. All'inizio dell’ultimo insediamento amministrativo in città per la verità qualche mirabolante volo pintarico, timidamente ci era stato annunciato. All'orizzonte compariva la prospettiva di un campus biomedico a Caltanissetta, caro al nostro primo cittadino, ma di cui però a tutt'oggi non se ne vede l’ombra e  non se ne percepisce il tenore delle sue ricadute sul territorio. Qualcuno ha provato a dire che i bisogni della città sono oramai troppi e che si è perso abbastanza tempo ma l’amministrazione della città è rimasta e continua a rimanere sorda. Ha adottato la congiura del silenzio. Risponde alle giuste o meno critiche dei cittadini, degli intellettuali come un muro di gomma. Basterebbe fare una ricognizione tecnico-scientifica a scopo progettuale e una scala delle priorità degli annosi problemi, come per esempio l’acqua, le necessità improrogabili di recuperare il centro storico (con tutte le implicazioni dell’abitare del risiedere) e tanto altro ancora, per motivare una vera ricerca delle risorse economiche, specie in Europa.
Il grado di civiltà di un popolo, si misura a partire da queste essenziali necessità il cui recupero ha una ricaduta economica e sociale, in termini di lavoro e di dignità umana.
Una sola rondine, non fa primavera!

Giuseppe Cancemi 

domenica 9 aprile 2017

IL SINDACO CHE VERRA' (della serie...)



Il PD si muove! Ha un suo candidato a sindaco. Un iniziale sospetto che il partito si rende visibile solo nelle “grandi occasioni”, e non puntualmente, non si può sottacere.
La “convention” fuori dagli schemi soliti di partito, in mattinata ha visto una quarantina e più di persone di buona volontà, riunite in campo neutro (non nella sede di partito). I convenuti, si sono ritrovati per cominciare a riflettere su tematiche estemporanee, a loro scelta, per gruppi. Il metodo di lavoro avviato senza tanti convenevoli mi è sembrato nuovo, le tecniche operative di tipo sociologico adottate apparivano efficienti, e persino la semplice ed efficace cartellonistica per raggiungere il luogo d'incontro era perfetta.
Oltre le apparenze, ma questo è un mio opinabile giudizio, un visibile iniziale imbarazzo comunicativo tra le persone presenti, c'era, ma forse era da addebitare alla rarità dei contatti che dovrebbero esserci tra persone che si riconoscono in un grande partito come il PD. Ne deduco, forse semplicisticamente, che a BL, il PD ha smarrito un vecchio metodo che corroborava il popolo di sinistra: la presenza costante in piazza tra la gente, e la ricerca di condivisione di ogni informazione/decisione di partito. Ulteriore mio convincimento resta, il marginale interesse del PD locale, per il cyberspazio. L'agorà virtuale, novità di questi anni, è stata lasciata in uso, quasi esclusivo ad altre formazioni che si dicono movimento. 
Ciò detto, una mia modestissima nota la vorrei esprimere per quest'incontro già riconosciuto valido ma che non deve esaurirsi con il termine della prossima tornata amministrativa. Intendo dire che, con o senza responsabilità amministrativa in prima persona, bisogna aprire lo stesso, con l'occasione, un “laboratorio” permanente che informa, ascolta, elabora progetti, risposte... e si confronta periodicamente con la gente comune.
Il metodo che l'incontro ha utilizzato mi è sembrato utile ma forse non del tutto appropriato. Tra gente che si vede ogni tanto, andava utilizzata una strategia più maieutica.
Già l'approccio, a partire dalla “offerta” e non dalla “domanda”, non mi è sembrato un punto di partenza utile, per imbastire un percorso di socializzazione di temi urbani e territoriali a misura di Belluno. In termini brutali, questo modo di procedere, si potrebbe accostare alla produzione industriale più interessata a produrre oggetti che non a soddisfare i reali bisogni, spingendo addirittura la sua necessità produttiva alla creazione di bisogni indotti.


Nel merito delle conclusioni dei gruppi, molto sommariamente, rilevo un'ansia di conclusioni che vanno nella direzione del “contenitore” (territorio e città) e non di ciò che deve contenere (le persone) da qui a dieci anni. Nel corso del decennio ci saranno sempre più anziani? Abbonderanno i luoghi di culto ma non in rapporto ai relativi osservanti? La produzione agricola, quella artigianale e industriale, il commercio, manterranno sempre lo stesso rapporto con il territorio? Insomma, si è dato l'avvio su ciò che si sente a pelle e non a partire da interessi secondo una scala di priorità, per esempio, a partire dai problemi cogenti come: desertificazione, innalzamento della temperatura e quindi risparmio energetico, risparmio idrico, etc. etc. E si potrebbe continuare...
Semplicemente concludo, per non tediare, che forse dal momento che i temi di una amministrazione comunale dovrebbero muovere più dalle persone che non dalle cose, una migliore conoscenza socio-economica della popolazione e dei temi di ampio respiro potrebbe essere l'ausilio prioritario che più serve per indicare il per chi e il perché delle scelte per il prossimo decennio.


Giuseppe Cancemi

martedì 4 aprile 2017

Governance del prossimo sindaco di Belluno


Non c'è che dire! I primi candidati a sindaco che si annunciano pubblicamente, promettono scintille di novità per la città. Uno, come se non bastasse la continua distruzione degli alberi, promette un ulteriore incremento dei tagli, proprio nel cuore di Belluno, e l'altro, invece, pone un'altra novità assoluta... s'impegna per una maggiore circolazione automobilistica e relativa sosta in centro. Tutta salute e forte incremento di economia per la città giardino (sic!).

Il cittadino comune non può che gioire per tali promesse programmatiche. E non sappiamo ancora cosa prometteranno gli altri candidati che parteciperanno alla competizione. L'uscente, per esempio, ha dimostrato che ci sa fare. Qualche strizzatina d'occhio ai soliti commercianti, che non si accontentano mai di vedere il centro storico ridotto a centro commerciale per ambulanti con: parcheggi aggiunti di soppiatto e reintroduzione soft delle auto in centro; nessuna risposta al tetto d'inquinamento atmosferico (polveri sottili); prosecuzione del sistematico abbattimento di alberi e ordinaria amministrazione che, peraltro, è tutta merito del civico consesso.
Vorrei ricordare, molto sommessamente, che chi si accinge a governare una città preziosa come Belluno, nel fare politica, cioè scelte di parte, non può prescindere da una competenza minima di ciò che è, o dovrebbe essere, l'aggregazione urbana e il suo intero territorio. Una città che ha una sua storia urbana abbastanza documentata: ricca vegetazione e adorna delle formazioni dolomitiche patrimonio dell'umanità, per sua natura, non ammette aperture alla desertificazione e alla inopportuna presenza in centro storico di motorizzazioni e varie feste paesane. Tutti sanno che il rumore provoca danni biologici agli esseri umani e non, e contrasta con le norme nazionali e locali d'inquinamento acustico. La stratificazione della città storica edificata a misura d'uomo, il cuore di Belluno, nei suoi schemi stradali, negli orizzonti di cui gode, negli spazi di aggregazione sociale ricchi di verde, non prevede l'estraneità delle auto che per la loro presenza nell'ambiente sono anche fonte di inquinamento in tutti i sensi. Persino quello cromatico. La presenza di oggetti colorati fermi o in moto, tra l'altro, alterano la riflessione dell'illuminazione solare nelle facciate dei sontuosi palazzi. Le austere vestigia che testimoniano i passaggi della storia urbana con presenze di ambito estranee o private di ornamenti verdi oramai storicizzati alterano l'identità di quella cittadina che ha avuto il preziosissimo riconoscimento UNESCO che inorgoglisce ogni contesto umano. In parole povere, abbattimento di alberi e auto riportate in centro storico, anche se mascherati da vantaggi economici o da restyling, non sono il nuovo che premia. Sono anzi il vecchio che ritorna. L'Europa del Nord (esempio: Amsterdam, Copenaghen e Berlino) fa di tutto per allontanare le auto dalle città. Non è un caso che nelle 20 città italiane capoluogo di livello europeo per performance di ciclabilità Belluno non esiste.
L'assenza di una idea, di una progettualità conservativa e valoriale del centro storico così com'è strutturato, non ha futuro. Il centro città è una risorsa che va mantenuta integra nella sua immagine storico-culturale.
Le aspettative dei bellunesi non credo che possano coincidere con quanto hanno già provato e quanto viene promesso di nuovo in spot elettoralistici fine a sé stessi.
L'incompatibilità tra la diminuzione di alberature, che si ripete ciclicamente da tempo, e la timida (ma non tanto) ricomparsa di auto che si vuole amplificare in centro, vanifica la promessa di diminuzione di anidride carbonica nell'atmosfera che oltre ad essere un impegno locale e italiano è anche mondiale. Sta nel cosiddetto patto dei sindaci! Così tanto per ricordarlo, l'innalzamento della temperatura del pianeta, sappiamo, ha cominciato a conoscerlo anche questa città.
Belluno, merita d'essere letta e vissuta nella sua interezza e non per settori. Il centro storico nelle sue funzioni: direzionale, commerciale e vorrei ricordare anche residenziale non può e non deve essere solo al servizio della burocrazia e del commercio. Da lungo tempo si trascura totalmente la delicata funzione residenziale che, per scelte fatte negli anni, ha una popolazione anziana e in calo per giunta ma che, però, rappresenta lo zoccolo duro dell'attuale commercio al dettaglio.
Le parti di una città debbono dialogare. Le periferie, per non rimanere solo dormitori, debbono integrarsi con il centro storico, che non può essere divertimentificio notturno o luogo esclusivo per ogni manifestazione in aperto contrasto con la funzione residenziale. La nuova compagine amministrativa deve farsi interprete, anzitutto, di un progetto per la ricucitura dei luoghi urbani, fondamentale per ristabilire un certo equilibrio del ruolo delle parti.

Ai candidati a sindaco, uscente compreso, non deve sfuggire il problema salute minacciato dalle polveri sottili (PM10). Ad oggi, per chi non lo sapesse, i dati diffusi giornalmente dall'ARPAV, adombrano, una proiezione di fine anno, di probabile superamento della soglia fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Insomma, l'allarme smog c'è e resta un problema da risolvere.
Al primo cittadino che verrà, penso che la salute dei suoi concittadini debba essere un punto d'interesse primario. Fosse solo anche per un fatto economico di risparmio nella spesa sanitaria.
Il solo monitoraggio dell'inquinamento atmosferico in centro storico, così com'è oggi, non basta.
Così come non basta una cristallizzazione funzionale dell'intera città.
Le esigenze residenziali di tutta una città hanno pari dignità di quelle commerciali e burocratiche e vanno dunque fatte compenetrare ed armonizzare.
Il buon governo nasce dalla comunità fatta di persone, e chi amministra deve essere a conoscenza dei bisogni delle fasce anagrafiche del contesto, senza ansie per esclusive esigenze di parte. Non si amministra al meglio se si è ostaggio di una qualche lobby.
Il sindaco, deve essere il Sindaco di tutti!


Giuseppe Cancemi

venerdì 24 marzo 2017

Il taglio degli alberi a Belluno non si arresta...

VERDE PUBBLICO E SOSTENIBILITA' URBANA



 I n centro storico la falcidia degli alberi, per ondate successive, continua ad impoverire la città. Le fontane, da mesi, sono a secco. La minaccia di un inquinamento dell'aria non molla, e tutti... vissero felici e contenti.

Il microclima, l'abbattimento delle polveri, l'ornato urbano, la produzione di ossigeno e la diminuzione dell'anidride carbonica non interessano. Sono più importanti "i schei", "i franchi".
Liberare uno spazio sia pure relativamente minimo fa posto, magari a pagamento, a qualche macchina in più da parcheggiare. Tutto guadagno! Diminuire l'alberatura cittadina fa "risparmiare" sulla voce di bilancio: manutenzione, sempre più scarna, e in qualche caso prevenire un eventuale grattacapo da richieste di sicurezza o disturbo che qualcuno paventa, per la presenza di questo o di quell'albero non è male.

Questo è, in poche parole, ciò che l'amministrazione legale, in fatto di sostenibilità ambientale, serve agli utenti della città.
Qualche anno fa, forse per pudore, si "giustificava" l'abbattimento degli alberi con l'esigenza di una presunta messa in sicurezza o perché gli alberi eliminati risultavano malati. In questi ultimi mesi, invece, quello che è chiaramente un diradamento, viene "giustificato" da un danno ai marciapiedi prodotto dalle radici.
Alcuni marciapiedi dissestati dalle radici, in verità esistono. Ma il diradamento delle alberature ornamentali delle vie interessate, avviene con un taglio sistematico, uno sì e l'altro no, ovviamente, indipendentemente dallo stato dei marciapiedi divelti.

E' avvilente vedere che nessuno muova un dito. Al comune cittadino, all'uomo della strada non giunge messaggio alcuno che sulle tematiche ambientali vi sia un dibattito, un contrasto, tra chi governa e chi fa opposizione, sulle scelte politiche. Tutto sembra scorrere con rare piccole schermaglie, più di interesse di parte che non per il bene dei cittadini. La distruzione sistematica di alberi a Belluno, sembra essere più una scelta tecnica che non politica. O almeno, se scelta politica vuole essere, è dissennata, e va contro gli orientamenti europei. In questi ultimi tempi si sono ripristinate abitudini che con fatica erano state superate. Mi riferisco alle auto riportate in Piazza Duomo e alla sparizione delle biciclette da detta piazza. Tutti i rappresentanti dei cittadini, nei loro discorsi su temi urbanistici o ambientali abusano del termine "sostenibilità". Ma realtà vuole, che quel quid linguistico ad effetto, è solo retorica.


E dov'è l'ambientalismo tanto bravo a parlare, nei salotti, dei massimi sistemi e molto attento al battere delle ali d'una farfalla?
La città ha dimenticato il detto: “Quando muore un vecchio albero è come se bruciasse una biblioteca”?

Ciò che colpisce di più in questa distruzione di alberi in città è il silenzio, il non vedere, la scarsa sensibilità anche dei partiti, la inottemperanza della legge 10/2013.

Il mandato amministrativo comunque sta per scadere. Vedremo nel “Bilancio arboreo” quante piante per nuovi nati o “minori” adottati sono state messe a dimora. Quali essenze sono state scelte, dove sono collocate e a chi sono state dedicate. 
Ed infine, quante piante ancora hanno integrato il verde demolito e quello esistente. Come, insomma, è stato gestito il verde urbano pubblico.


Giuseppe Cancemi




martedì 7 marzo 2017

Belluno, clima e inquinamento. Le sfide per una nuova ecologia urbana.


PALAZZO ROSSO E LA PIOGGIA

Forse qualcuno, nella stanza dei bottoni di Palazzo Rosso, deve avere fatto la danza della pioggia perché a Belluno nei giorni scorsi finalmente è piovuto. Sì perché con l'acqua dal cielo di qualche giorno fa, la città sarà forse meno preoccupata per la siccità ma anche per l'inquinamento dato dalle polveri sottili (PM10, PM2,5) disperse nell'aria. 

Già qualche anno fa l'ennesimo allarme di una desertificazione che avanza, si era registrato anche nel piovoso Nord-est. Non possiamo continuare a far finta di niente se mettiamo in fila anche il ritiro dei ghiacciai dalle calotte polari, l'aumento della temperatura del globo terrestre e la diminuita copertura nevosa dell'arco alpino sotto casa nostra: sulla Marmolada e sul vicino Presena (nel Trentino). 



Non stiamo neppure bene, se volgiamo la nostra attenzione alla qualità dell'aria. L'inquinamento dell'atmosfera non ci lascia tranquilli. Nello scorrere di questi due mesi del 2017, ad oggi, si sono registrati 12 giorni di superamento dei limiti di legge (50ug/mc) delle particelle sospese, per un tetto massimo di 35 "sforamenti" in un anno. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), stabilendo un numero limite non valicabile (standard) di esposizione di un organismo o di una popolazione ad uno o più inquinanti, non a caso fissa uno standard, superato il quale si entra nel rischio, che in termini di probabilità, vuol dire l'emergere di eventi indesiderati contrari alla salute.
L'interessante novità dell'ARPAV, che diffonde in tempo reale attraverso i cellulari con apposita "App"  i dati del Veneto, Belluno compresa, su concentrazione e limiti di esposizione agli inquinanti,  è un buon segnale di trasparenza. Ci indica cioè, giornalmente, quanto alta o bassa sia l'incidenza del rischio da inquinamento atmosferico con due parametri: PM10 e Ozono (O3). Meno comprensibile appare invece il risalto  di rischio riferito ai soli  “Dati validati” effettuati dalla centralina localizzata in area verde (Parco Città di Bologna) e trattando a parte i dati, forse più significativi, della postazione in località "La Cerva".
Sarà un monitoraggio mostrato ai cittadini idoneo e sufficiente?
Correttamente comunque, l'applicazione per gli smartphone citata, non si limita soltanto a mostrare i valori di  PM10 e Ozono ma mostra anche in altra schermata tutti e cinque i parametri (NO2, O3, CO, SO2 e PM10 ) previsti dalla legge.
Ma non viene in ogni caso spontaneo all'uomo della strada, porsi qualche interrogativo tipo: basta misurare la “febbre” e mostrare i suoi valori pubblicamente, o bisogna anche prevenire per evitare che tale avviso di anomalia insorga?

Per la siccità, nonostante i ripetuti segnali negli anni, che sono diventati una costante quasi minacciosa, nulla sembra muoversi. A parte la chiusura delle acque nelle fontane cittadine nei momenti di crisi. Nessuna percepibile presa d'atto, nessun provvedimento coinvolgente che, nel solco di un esempio, di un indirizzo possa far convergere i cittadini verso una responsabilità collettiva.
 Eppure, alcune abitudini come stile di vita che contemplino il  risparmio idrico e/o quello energetico non sono difficili da conseguire.
Una scelta urbanistica prevalentemente orientata al ciclico recupero dello stock edilizio esistente - complessi meglio organizzati in senso energetico con fonti rinnovabili pulite, riciclo delle acque grigie e recupero delle acque pluviali – potrebbe essere una delle risposte di miglior contrasto alle crisi che stiamo vivendo. Un modello anche per le future costruzioni, che nel quadro di un mantenimento il più a lungo possibile di tutte le acque sulla terra ferma e una bolletta elettrica più leggera, può divenire il faro di una sostenibilità possibile.
Ricordo che qualche anno fa, Belluno con il pacchetto "Clima Energia 20, 20, 20" mi era apparsa come una città virtuosa. Rientrava tra quelle che avevano firmato l'impegno comunitario europeo che si proponeva, mediante mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, una riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti.
Oggi, con qualche delusione in più mi verrebbe da chiedere: che fine ha fatto questo  "Patto dei sindaci" detto anche "Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile"?  
Per concludere, siccità e inquinamento non sono fatti nuovi. Il nesso, la frequenza e il potenziamento tra queste avversità che interagiscono anche nelle micro-aree come Belluno, non possiamo continuare ad ignorarle. Forse, un uso diverso nella consapevolezza delle risorse, della mobilità, dell'energia e una rinnovata responsabilità collettiva, sono diventati atteggiamenti non più rinviabili.
Insomma, non abbiamo più bisogno di altri segnali dall'ambiente che ci “sollecitino” una diversa rotta del comune vivere associato. E' tempo oramai di  provare ad inventarsi una nuova "rivoluzione copernicana" nei comportamenti elementari di tutti i giorni,  per provare a conseguire risultati più incisivi, verso una ecologia urbana maggiormente consapevole.

Giuseppe Cancemi



domenica 22 gennaio 2017

Belluno: trasloco del Museo civico da Palazzo dei Giuristi a Palazzo Fulcis





QUALE SARA' IL DESTINO DEI BENI 
ARCHEOLOGICI 
ESCLUSI DA 
PALAZZO FULCIS?



Nel 2010 con la rozza frase: «con la cultura non si mangia» un ministro della Repubblica italiana giustificava alcuni tagli sulle attività culturali. Frase subito contraddetta da Famiglia Cristiana: “CARO MINISTRO, LA CULTURA È RICCHEZZA.” Dimostrando con uno studio, presentato a Firenze, che: “Ogni euro investito ne produce 2,49”.
Nel 2015, se mai ce ne fosse stato bisogno, la Conferenza internazionale dei Ministri della Cultura dei Paesi presenti ad Expo, con lo spot “Cultura, cibo per la mente” smentiva ulteriormente lo scivolone italiano precedente.
Quel dire e smentire il ruolo della cultura, proveniente dai “piani alti”, nei fatti di tutti i giorni ogni tanto riecheggia, e non si sa se per ignoranza e/o malafede di qualcuno. Resta comunque sempre inaccettabile, specie per il nostro Paese che ha il più alto patrimonio di beni culturali al mondo.
La poca attenzione verso i beni culturali la si può leggere anche nel sito regionale del Veneto. L'ampolloso Catalogo dei Beni Culturali mostra solo un database semivuoto. A livello locale la classe politica, che dovrebbe essere più vicina affettivamente, alle testimonianze che rappresentano le più prossime “radici”, non esercita il proprio orgoglio annoverando tra le principali risorse della comunità: i beni culturali.
Non è raro che le amministrazioni locali percepiscano l'insieme dei beni culturali, per i suoi costi di gestione e manutenzione, come voce di bilancio solitamente in deficit. E invece non lo è!
Quel disavanzo apparente, nel calcolo dei ricavi, trascura il valore intrinseco di attrattività (tra materiale e immateriale) del bene in sé, la parte fondamentale non monetizzabile.
Belluno per vocazione è una città turistica e culturale. Per questa attitudine un nuovo museo è pronto presso Palazzo Fulcis per accogliere tutto quanto stava nel Palazzo dei Giuristi. Un buon segnale si direbbe, date le considerazioni già espresse, ma per gli Amici del Museo di Belluno e Italia Nostra non lo è perché i reperti di archeologia ne restano fuori.
La ricollocazione dei reperti archeologici in altro Museo (Bembo?), di la da venire, pone qualche perplessità. Non si sa dove saranno “parcheggiati” detti reperti e si teme che, nell'attesa, vadano a finire altrove. La “disinformazione”, espressa dall'Assessora nei confronti di chi ha paventato queste fondate preoccupazioni sullo“sfratto” dei beni archeologici, se c'è stata e se permane, non è certo da attribuire al cittadino sovrano ma piuttosto a quel potere legale che si arroga anche il potere reale.
Ma tornando all'oggetto, che nel nostro caso si riferisce ai beni archeologici, per avere contezza di ciò che stiamo parlando, si elencano qui di seguito quei reperti di conoscenza pubblica sistemati nel portico d'ingresso e a piano terra e gli altri allocati a Palazzo dei Giuristi, Palazzo Crepadona e Auditorium comunale:
  • Sepoltura di un cacciatore - pietre dipinte in ocra rossa - rinvenimento in Val Cismon (12.000 anni fa)
  • Fibule, coltelli, oggetti di bronzo dell'età del ferro, rinvenuti nella necropoli di Cavarzano e aree vicine Numerosi reperti di età romana e dell'alto medioevo
  • Corredo tombale di epoca longobarda rinvenuto a Mel
  • Corredo tombale di epoca longobarda rinvenuto a Sospirolo
  • Lapidario romano, ospitato nell'androne del vicino Auditorium comunale
  • Base in pietra calcarea del Cansiglio, inizio III sec. d. C. Dedicata a Marco Carminio Pudente
  • Stele funeraria, del II sec. d. C. Di Tito Sertorio Proculo; Sarcofago di Flavio Ostilio e di sua moglie Domizia, del III sec. d. C. ospitato presso il Palazzo Crepadona.
Allo stato dei fatti, per finire, con un minimo di spirito civico si potrebbe suggerire al Comune, con buona pace per tutti, di catalogare i reperti rimasti fuori dal Palazzo Fulcis, magari con l'aiuto degli studenti di liceo non senza vantaggi per entrambe le componenti: committenza (conservazione per studio e memoria) e realizzatori (crediti e alternanza scuola-lavoro).

Giuseppe Cancemi




ADDENDUM


Mi permetto di rilevare, che l'articolo di stampa del GAZZETTINO, qui a fianco riprodotto, sfiorando appena l'essenza del mio dire, ne travisa i termini della mia comunicazione.
Si "appiattisce",  su un taglio di cronaca local-popolare, non rilevando l'accento posto sulla scarsa considerazione che la politica ha, in senso lato, nel nostro Paese, nei confronti dei beni culturali. 
Siccome criticare è facile e proporre meno,
per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, il pezzo chiude col mio consiglio di catalogare quei beni esclusi. Meno male!

Per chi, invece, vuole vedere più lontano, sapendo che le calamità (terremoti, frane, slavine, etc.) non avvisano, basta mettere al sicuro, con la catalogazione locale, non solo i beni archeologici ma anche ogni altro bene.
Un dettagliato archivio informatico (foto e informazioni), potrebbe essere un serio modo di preservare la memoria storica, la traccia antropica di una Comunità: remota e futura.

www.gcancemi.blogspot.it










Confesso che le ultime note che sono apparse sul Gazzettino che in minimissima parte mi coinvolgono mi inducono ad una supplementare riflessione che riporto.

Le perplessità espresse da un comune cittadino a sostegno della diffidenza dichiarata a mezzo stampa (Gazzettino, 11/12/2016) da due autorevoli associazioni verso una scelta di conservazione di beni comuni quali quelli archeologici, non chiara, non è una “eversione” da cui prendere le distanze. Capisco che le salottiere rivendicazioni, un “detto tra noi” non postulano chiarimenti. Comunque, senza tema di ulteriore smentita posso assicurare che la mia uscita, basata su comune informazione di stampa, voleva essere semplice scambio dialettico utile e salutare per il rapporto tra istituzioni e cittadino, per la democrazia. Nel merito, il trasloco del museo che lascerà i reperti di archeologia nel Palazzo dei Giuristi fatto dell'Assessora, nulla da eccepire. Ma si possono avanzare dubbi e ulteriori chiarimenti? Per esempio, la promessa di farci rivedere nel vecchio museo ancora i reperti di archeologia e la successiva loro collocazione presso il Palazzo Bembo, che tempi avranno? A giudicare dalla rimozione dei pezzi che facevano bella mostra all'esterno del museo, si può legittimamente pensare che i tempi non saranno brevi?
La rassicurazione che la catalogazione dei reperti esiste già mi sembra una buona notizia. Peccato, però, che non sia facile trovare traccia di detta ovvia catalogazione nei siti internet deputati. Per ricordarlo a me stesso, la catalogazione nazionale - regolata dall’art. 17 del Codice dei beni culturali e del paesaggio  (d.lgsvo 42/2004 s.m.i.) al comma 4, individua negli attori del processo di catalogazione oltre che il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali.

Può il Comune pubblicizzare in quale archivio si trovano tutte le informazioni su catalogo circa i beni culturali ritrovati nel territorio di Belluno?
















http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/12/18/news/le-opere-traslocano-e-l-ex-museo-civico-finisce-in-vendita-1.14583103