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domenica 8 aprile 2012

Le poesie di Pietro Sostegno, compagno di scuola



Sono Pronto?

Quante volte hai chiesto
Sei pronto?
Per mangiare insieme
Per partire verso luoghi lontani
Per visitare chi ti aspetta.

E la risposta e` quasi sempre
La stessa.
Vengo subito
Ancora un momentino
Metto la cravatta ed eccomi qua.

Ma ora e` tempo di chiedere
Sono pronto?
L’invito e` arrivato,ma non ho risposto
Ho sentito la chiamata,ma mi son fatto sordo.
Sono importante,lascia che la morte aspetta.

Ecco l’orologio s’e` fermato
E non hai tempo.
Non c’e` tempo per la corda,
Non c’e` olio per il lume,
Sei gia` morto.

La fiamma della vita,
Quell’alito vivente,
S’e` spento senza il tuo consenso
E ahimè non eri pronto,
Sei andato senza essere ascoltato.

Ora e` il tempo
Di alzare gli occhi al cielo
Ora e` il tempo
Di chieder perdono
Ora e` il tempo
D’amore fervente
Ora e` il tempo
Della vita abbondante
Ora e` il tempo
Di seguire chi ti chiama.

Pietro Sostegno, autore
2 Agosto 2010




 
Anticipazione

La folla attende la sposa
E la sposa attende
Lo Sposo.
Sei tu invitato?
Sarai tu presente?
Ci sara` un bel banchetto
Preparato da angeli
E sei hai  risposto
All’invito ci vedremo
E sederemo insieme
E mangeremo allo stesso tavolo
E berremo con gioia
Del frutto della vite.

Pietro Sostegno, autore
12 Nov. 2011

__________________
Alle gare

Clas-si-co, clas-si-co.
Ma cos’e` quel  disperato
grido? Sono pazze?
Sono giovani, belle, allegre.
E felici? Forse
non se lo sono mai chiesto.
Si sgolarono tutta
la giornata e fra quei gridi
e quegli urli si svolsero
le gare dell’atletica leggera.
Ma,crdetemi, con quegli schiamazzi
l’atletica divenne pesante.
Scene raccapriccianti
di giovani cacciatori
mi disgustarono un bel po`.
E sempre quelle giovani,
belle ragazze gridavano,
sempre piu` forte: clas-si-co, clas-si-co.
Ebbero la peggio: il secondo posto.
Aspettavano il primo posto e, chi sa,
forse gridano ancora
come se fossero ammattite per il primo posto.

Pietro Sostegno
 2 Giugno 1959  

venerdì 6 aprile 2012

BELLUNO: luminosa idea...

PER QUALCHE METRO DI PARCHEGGIO IN PIU'
  In via Agostino d’Incà, nei pressi  della centrale piazza Piloni, negli ultimi giorni di marzo c. a., sono stati potati con capitozzatura cinque magnifici alberi ornamentali a foglia caduca. Una rara operazione manutentiva  del patrimonio arboreo cittadino che si dovrebbe praticare eccezionalmente per regolare la vita vegetativa a favore della longevità delle piante. Lo scopo della potatura in ambiente urbano, si sa,  è anche quello di rimuove eventuali potenziali rischi di pericolo o danni a persone e/o cose. Chi  opera nel settore sa anche, ed è dimostrabile in teoria, che una pianta non potata vive più a lungo di altra sottoposta a potatura.  Ma … sorpresa!  Due delle maestose piante in quella via, durante la stessa operazione manutentiva, sono state abbattute.  A guardare bene a terra lungo quella che era la schiera di alberi ritmicamente equidistanti l’uno dall’altro si scopre che in un passato non recente un terzo e forse un quarto  albero erano già stati abbattuti ed il loro posto oramai bitumato.
Taglio a rasoterra di uno dei due alberi preesistenti
Non è dato sapere quali motivi tecnico-agronomici o di prevenzione hanno dettato l’abbattimento di quegli alberi che non sembravano essere diversi in “salute” da quelli rimasti e nemmeno lasciavano presagire problemi di stabilità. Forse, l’ingombro può essere l’unico responsabile del  prematuro abbattimento. Ma spero che non lo sia. Comunque, si sa solo che l’intervento di capitozzatura (taglio dei rami assai vicino al tronco) praticato per i rimanenti alberi di via d’Incà e non solo per quella via ma anche per altre in centro storico, per gli esperti, non è giustificato se non in pochi casi e,  nonostante tutto, non risolve i problemi eventuali della pianta di stabilità e/o di salute.  Esteticamente quel taglio è una ferita per l’immagine, ora zoppa, della schiera di alberi che costeggiavano il Parco Città di Bologna.
Data la presenza in quella via di un parcheggio tra gli alberi, maliziosamente si potrebbe pensare ad un diradamento per qualche metro in più di spazio a favore delle auto.
Posto auto ottenuto con il taglio
Appare comunque impossibile una tale motivazione, se si pensa al valore degli alberi: si oppongono al degrado urbano,  migliorano il clima, filtrano le sostanze inquinanti, assorbono i rumori, incrementano la biodiversità, hanno anche funzioni estetiche, ricreative e culturali. Senza contare che una  eliminazione o sostituzione di essenze arboree in ambito urbano produce una modificazione nella percezione visiva, fotocromatica, di quel  luogo. La  scelta compositiva che si viene a determinare sotto il profilo ambientale, negativa  o positiva che sia, è attribuibile alla dimensione culturale che l’ha prodotta.
Quello che conta non è solo ciò che si fa, ma soprattutto come e perché si fa.
Fila di alberi rimaneggiata
Credo che come me ad altri cittadini interessi sapere se il Comune per queste sottrazioni  di verde al godimento pubblico della via d’Incà,  intende “risarcire il danno” con  l’impianto di almeno altrettanti alberi, ripristinando la preesistente schiera arborea.





La mia risposta a delle motivazioni... non convincenti!


Belluno, 14/4/2012
A proposito degli abbattimenti di piante in via D’Incà, mi preme dire, che è già molto che ad una voce nel deserto qualcuno risponda.  Altre volte ho potuto constatare che a precise legittime richieste su temi e questioni, forse non meno interessanti, si è lasciato correre. Stranamente, per questa scelta di abbattere due alberi  e di capitozzare   i rimanenti, il Comune e l’assessore Da Re si sono presi la briga di dare una spiegazione. Vale allora la pena, per una volta, tentare di ristabilire una qualche verità relativa, nel rapporto tra amministratore, amministrato e bene pubblico.
Mi permetto, sommessamente, di puntualizzare che le piante non sono solo un elemento di arredo come sostiene l’assessore e che in quella via non esisteva alcuna preminenza di altro genere, a parte le eventuali ragioni di sicurezza, per abbattere quelle piante. 
Wikipedia non è la bibbia, ma alla voce “pianta monumentale” così si esprime: “soggetto vegetale che possieda almeno uno dei seguenti requisiti:” e, vedi caso, uno di questi  si riferisce  proprio alle caratteristiche dimensionali, non sufficienti per l’assessore Da Re  per la “monumentalità” di un albero.  Senza volere essere pignolo aggiungerei che, almeno uno degli alberi tagliati possedeva anche altri requisiti come la longevità, l’appartenenza ad un’impronta visuale storicizzata, ecc.. Ma non vorrei che si perdesse di vista il valore intrinseco anche di un solo albero che è la funzione ecologica di protezione.
Nel merito del taglio, non mi risulta che i Vigili del Fuoco, a conoscenza di un incombente pericolo non lo rimuovano. Non stanno certo in attesa che altri (a cui magari spetta) lo facciano. Semmai, prima intervengono sul rischio e poi mandano il conto a chi aveva competenza e dovere  di farlo. Almeno così dovrebbe essere, se l’incolumità delle persone è prioritaria. La ulteriore segnalazione dell’Agenzia delle Entrate poi, intesa  a suffragare l’esigenza di taglio, data la non competenza tecnica,  è e resta una semplice comunicazione. Dunque, se non sono intervenuti tempestivamente i VV.del F. il pericolo non doveva essere così imminente e grave.
Prima la scuola “Gabelli” dentro il Parco (necessaria per carità), ora l’abbattimento delle piante vicine, lungo la breve via D’Incà, sembra quasi un inconscio disegno di un esproprio sistematico del verde, piuttosto che di una casualità. La buona volontà del Comune di “risarcire” la rimozione delle piante nella via D’Incà  con nuovi alberi  - catalogabile nella serie “vorrei ma non posso”, ma speriamo che non sia così -  non può non essere un atto dovuto, se si vuole ristabilire quell’equilibrio d’immagine e funzione da tempo esistente, tra  l’alberatura viaria e il contiguo Parco.  In merito alle difficoltà e preoccupazioni che venivano avanzate, circa costi e tempi per l’eliminazione delle rimanenti ceppaie, è utile sapere che con apposito trattore fresaceppi, la loro rimozione si effettua  in una quindicina di minuti e ottenendo uno scavo di un metro e mezzo.
Infine, si deve sapere che l’attesa del momento propizio per un eventuale reimpianto di nuovi alberi trascurando le ceppaie, può significare, per gli esperti,  un diffondere di infezioni fitosanitarie agli altri alberi. A meno che l’alternativa  non sia risolutiva (sic!). Si aspetta qualche tempo e poi si sceglie di fare ricoprire il tutto in una prossima bitumazione, regalando così qualche metro in più ad un parcheggio neanche di pubblica utilizzazione da parte dei cittadini, poiché riservato.
*****















sabato 31 marzo 2012

BIODIVERSITA'


Parco delle Dolomiti Bellunesi

Qualche tempo fa su un quotidiano locale è apparsa una polemica promossa da una gentile signora verso i finanziamenti per il mantenimento del Parco delle Dolomiti Bellunesi, prefigurava una rinuncia al mantenimento del Parco in alternativa di tanti micro finanziamenti agli Enti Locali per opere massimamente viarie.
Sommessamente vorrei dire, alla di lei rispettabile opinione, che può trovare luogo se ci si limita ad una lettura tutta economicistica dell’istituzione Parco, dove i finanziamenti vengono visti come mero mantenimento del personale che vi lavora. Se proviamo, però, a guardare più in là degli interessi localistici forse scopriremo che il nostro territorio è una tesserina di un puzzle molto più ampio che si chiama Italia, Europa, pianeta Terra. E si dovrebbe riconoscere che una economia basata semplicemente su costi e ricavi monetizzabili non si può applicare alla contabilità ambientale che è di più ben ampio respiro. Allora si dovrebbe capire che la conservazione, la salvaguardia, la tutela e l’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio non sono uno spreco. L’ipotesi alternativa proposta di utilizzare quanto si spende per il Parco in strade per  “raggiungere determinate aree con mezzi meccanici”  fa a pugni proprio con il valore del bene ambientale “Montagna”, che si preserva proprio se “lasciato alla sua natura incontaminata”.  L’auspicata realizzazione di strade, sembra perfino ovvio dirlo, facilitano la penetrazione antropica a danno della conservazione degli ambienti naturali nonché ai fini irrinunciabili della biodiversità. Non dimentichiamo che il 2010, è stato l’Anno Internazionale della Biodiversità e si celebra perché le azioni dell’uomo si rivolgano anche al Debito Ecologico nei confronti delle risorse naturali.
In merito a ciò che significa costruire nuove strade, basti ricordare che asfaltare, bitumare o comunque impermeabilizzare il suolo vuol dire: modificare l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche; creare nuove linee pluviali alle piogge; velocizzare la discesa a valle delle acque; in buona sostanza, creare nuove condizioni di squilibrio ambientale a favore di frane, smottamenti, trasporto di detriti e dilavamento dei terreni nonché alluvioni e disastri. 
Il turismo, elemento di grande interesse per i residenti, per chi frequenta i luoghi montani, anch’esso deve essere sostenibile, deve rimanere elitario (nel senso di scelta di nicchia per chi ama l’ambiente naturale) e non di massa, se si vogliono evitare ulteriori depauperamento degli habitat della montagna.
Per concludere, il debito pubblico è sì alimentato dagli sprechi ma non certo dalle istituzioni di difesa e promozione che, come il Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore all’occhiello della Comunità bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende da una legge che, venendo da lontano, attua due articoli (9 e 32) della Costituzione e serve a preservare per le generazioni presenti e future gli ecosistemi.

martedì 13 marzo 2012

Il grande fratello, di memoria orwelliana, a Caltanissetta



SICUREZZA, PROGETTO VIDEOSORVEGLIANZA IN CINQUE COMUNI DELLA SICILIA

Sono cinque i progetti sulla videosorveglianza territoriale relativi alla Sicilia approvati dall’ultimo Comitato di valutazione del Pon Sicurezza, il Programma gestito dal ministero dell’Interno e cofinanziato dall’Unione europea. Le proposte riguardano l’installazione di telecamere in cinque comuni dell’isola: Caltanisetta, Agrigento, Favara (AG), Alcamo (TP), Mazara del Vallo (TP). In Sicilia, come nelle altre regioni Obiettivo Convergenza, la richiesta di finanziamento da parte degli enti locali per progetti di videosorveglianza è stata molto alta.
In Sicilia, come nelle altre regioni Obiettivo Convergenza, la richiesta di finanziamento da parte degli enti locali per progetti di videosorveglianza è stata molto alta. Le amministrazioni recepiscono del resto le richieste di cittadini e commercianti di intensificare l’azione di prevenzione e controllo contro gli episodi di microcriminalità e vandalismo.
Nel quadro delle richieste in Sicilia il Programma Operativo Nazionale ‘Sicurezza per lo sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013’ ha ammesso a finanziamento il progetto di implementazione dei sistemi di videosorveglianza del comune di Caltanissetta. Le nuove telecamere verranno installate in prossimità di alcune scuole, degli accessi alla città e delle arterie viarie più frequentate, della stazione e di alcune ville comunali e in alcuni quartieri considerati a rischio. Il totale di telecamere previste nel progetto è di 75.

lunedì 12 marzo 2012

BELLUNO: Crisi idrica e "Patto dei Sindaci"


Finora i problemi della siccità, del cambiamento climatico il territorio bellunese non se l’era mai posti, appartenevano ad altri, al Sud nella fattispecie. Per il passato la meteorologia è sempre stata più o meno generosa. Quasi ogni anno, con le sue precipitazioni  ha consentito senza tanti problemi al turismo bianco di svolgere le sue attività ed ha regolarmente fatto accumulare le acque nelle  falde e in superficie. Quest’anno l’inverno non è stato generoso. In molti Comuni, dall’agordino in giù, ha messo in crisi sia la stagione turistica che l’approvvigionamento idrico. Per quest’ultimo, si sono dovuti attivare interventi d’emergenza per la gestione della crisi, che appare non facile, specie per la stagione estiva, se le precipitazioni continueranno ad essere scarse.

Bisogna rendersi conto che questa crisi è un campanello d’allarme che deve farci andare ben oltre gli interventi tampone.  Pur sapendo che la difficoltà, in un territorio dove l’abbondanza idrica da sempre ha impresso una “cultura” del consumo illimitato, non è facilmente superabile.

Un evento apparentemente sporadico di siccità imputabile ai cambiamenti climatici, effettivamente, non si riconosce semplicemente se non  viene inquadrato in una cultura stocastica degli eventi.

Eppure, il lento cambiamento climatico con la diminuzione di neve e acqua, la siccità e  le alluvioni da precipitazioni copiose fuori dalle medie annuali, avrebbero dovuto insegnarci qualcosa in termini economici e di disastri. Predisporre una risposta anche di medio e lungo termine diventa allora cogente, specie per quei Comuni che stanno affrontando la crisi in questo periodo, i quali hanno un qualche motivo in più per riflettere a partire dall’uso del prezioso liquido come motivo di opportunità. Non è fuori luogo il cominciare a pensare che l’occasione è buona per aderire all' ambizioso progetto europeo in tema di emissioni, clima ed energia mediante il “pacchetto:  20-20-20”. Per la cronaca, 20-20-20 significa impegnarsi per raggiungere nell’anno 2020   il 20%  in più di efficienza energetica, il 20% di riduzione delle emissioni di  CO2 e il 20%  d’incremento nell’utilizzo di energia rinnovabile. Trattasi del “Patto dei Sindaci” che in Europa e in Italia sta raccogliendo varie adesioni tra i singoli Comuni.

Inoltre, localmente è possibile rivisitare da una parte quali prospettive progettuali e di  gestione ha il bacino idrico del territorio, e dall’altra, iniziare a porre in essere tutte quelle misure che orientino al risparmio idrico. Va rivisto il bilancio idrico di bacino. Tutte le incisioni che convogliano le acque territoriali verso i grandi affluenti del Piave e il Piave stesso possono essere occasione di occupazione per quei lavori di ingegneria naturalistica necessari per la messa in sicurezza da eventi calamitosi di precipitazioni eccezionali e per mantenere il più a lungo possibile le acque sulla terraferma.

Anche gli abitanti dei vari Comuni bellunesi possono cominciare a recitare la loro piccola parte. Una diffusa campagna di sensibilizzazione del problema idrico può avviare semplici contributi a livello familiare. I riduttori di flusso e le buone pratiche per un consumo consapevole possono propagarsi senza l’impiego di grandi mezzi.
 I Comuni dovranno cominciare ad attrezzarsi con  norme incentivanti per un uso differenziato dell’acqua (agricolo, industriale e civile) dunque distinguendo gli usi non potabili da quelli potabili.
 Nell’approvvigionamento idrico si dovrà avviare anche la raccolta e l’uso delle acque meteoriche e il riciclaggio delle acque grigie. I tempi per muoversi in questa direzione potranno essere lunghi ma bisogna pur incominciare, sapendo che acquisire un know how in materia di risparmio idrico, se in tempi relativamente brevi,  può essere utile come abilità, business da esportare a tutto vantaggio dell’occupazione e dello sviluppo. 

lunedì 5 marzo 2012

Lettera aperta al Direttore Generale dell’ ULSS di Belluno



Egregio Direttore, ma veramente non si può fare niente per migliorare la fruizione dei servizi offerti dall’ULSS,  a tutto vantaggio delle casse e principalmente dell’utenza?
In un’altra mia lettera alla stampa ho accennato ad una ridondanza delle informazioni e ad alcuni passaggi che possono essere “saltati” nel percorso che conduce ad una prestazione sanitaria. Provo ora ad esemplificarne uno, vissuto di recente, per averne lei contezza.
Alla conclusione del protocollo di un intervento di cataratta, a mio giudizio da profano, ineccepibile, con la visita di controllo dopo i previsti 40-45 giorni, la prescrizione rilasciatami, prevedeva un esame OCT ed una nuova visita di controllo entro 6 mesi. Come le risulterà, per fare il citato esame e la conseguente visita oculistica, bisogna andare dal medico di famiglia per poter prenotare entrambe le richieste stabilite dallo specialista. Le prenotazioni, secondo i tempi di attesa a me assegnati, sono stati: 11 mesi per l’OCT e 6 mesi per la visita oculistica. Risulta evidente che, nel caso, l’intervallo previsto per l’esame clinico, diversamente da una tempistica logica, si prolunga di parecchi mesi oltre la visita di controllo. La contraddizione di questo abbinamento nelle attese la dice lunga di per se e non solo. La ricerca di conciliare le esigenze espresse dal sanitario, comporta un ripetere di azioni e relativo onere che non giova a nessuno ma anzi esprime una disfunzione del servizio.
Ciò detto, provo ad osservare che, se la necessità dettava al controllo oculistico quel tempo, quegli esami e un nuovo ricontrollo, cosa più semplice ed economica in senso lato, non poteva allora essere la richiesta di esame e visita, per così dire, inoltrata “d’ufficio”?
Affinché il fatto singolo non venga letto come insignificante, nell’insieme dei  casi giornalmente andati a buon fine, mi permetto di dire che, comunque, i vari servizi dell’USLL sono percorsi ad  ostacoli semplificabili, e casi come quello citato non rappresentano un’eccezione, anzi, costituiscono forse la punta di un iceberg fatto di una burocrazia che non sa rinnovarsi.
Allora, sommessamente chiederei, ma  l’ULSS di Belluno dispone di uno staff professionale che si occupa, per esempio, di analisi dei flussi di dati, di procedure e di processi informatici e gestionali dell’azienda?
Se la risposta è negativa, suggerirei di far fare all’azienda un salto di qualità istituendo o “affittando” presso un’università tale servizio al fine di razionalizzare e ottimizzare percorsi, visite, interventi, tempi di attesa e quant’altro.
Se invece la risposta è positiva, egregio Direttore, ne dovrebbe trarre le conseguenze per provvedere e intervenire, allo scopo di evitare al personale dell’azienda e agli utenti di “avvitarsi” in circostanze inutilmente ripetitive. Distinti saluti.

lunedì 27 febbraio 2012

MACCALUBE

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I cosiddetti vulcanelli (o vulcanetti che si voglia) di Caltanissetta  sono un problema per chi si trova ad abitare vicino o addirittura sui terreni interessati dal fenomeno. Come si sa, sono manifestazioni gassose che provengono dal profondo sottosuolo e si rivelano all’esterno con emissioni fangose gorgoglianti nei  vari conetti di fango, in un paesaggio fango-argilloso grigio con rari ciuffi qua e là di piante, dove queste riescono a colonizzare il suolo. A parte i problemi di staticità che provocano alle costruzioni esistenti su quei suoli, anche il semplice mantenimento di un parco naturale, difficilmente si può pensare che una vegetazione non spontanea possa attecchire.
Da queste emissioni che portano all’esterno gas metano  secco e fanghiglia di argilla, il primo, se vogliamo vederlo come opportunità, non è utilizzabile come combustibile, per l’argilla invece si potrebbe vedere.
Le argille hanno struttura cristallina dalle dimensioni minime inferiori ai 2 micron e proprietà colloidali. È costituita da silicati di alluminio mescolati con altri minerali.  I tipi di argille sono chimicamente diversi e si distinguono per nome come: illite, clorite, glauconite, caolinite, montmorillonite, attapulgite e sepiolite, sette in tutto. Sin dall’antichità, l’uomo ha attribuito all’argilla proprietà curative, antisettiche e cosmetiche. L’interesse dei moderni si rivolge massimamente verso gli usi omeopatici ed estetici.
Delle argille si può parlare in termini di utilizzo industriale, ma anche  in agricoltura per gli innesti, a casa per assorbire gli odori (in frigo per esempio) e per un certo potere filtrante e assorbente, in cosmesi per le maschere di bellezza .
 Insomma, questa argilla che si ritrova all’esterno in mucchietti sul suolo di Terrapelata, oltre a testimoniare un fenomeno geologico, saprà suggerire alla fantasia umana e in particolar modo ai nisseni un uso compensativo sostenibile?

domenica 26 febbraio 2012

Rivalutazione immobiliare (sic!)



CENTRO STORICO

Abbiamo appreso in questi giorni dai media, che l’ultima legge finanziaria prevede una rivalutazione delle case dei centri storici. Nella generale ricerca di “raschiare il fondo del barile” ci può stare, ma a parte la lievitazione degli affitti e dei costi degli immobili, la ripercussione inciderà ancora una volta su prezzi, potere di acquisto e peso delle tasse. E sicuramente non è tutto. Infatti penso che l’intervento non potrà essere equo nel territorio, se  il meccanismo non differenzierà le esistenti dissomiglianze tra i vari centri storici del nostro Paese.

Si pensa di adeguare i valori tra quartieri periferici ipotizzati di minor valore rispetto al centro storico, che può essere vero ma non per città come Caltanissetta.

I Comuni come Caltanissetta che hanno lasciato morire il centro storico come potranno pretendere di rivalutare quegli immobili che il mercato non cerca e non vuole?  Chi pagherà questo aggiornamento del valore catastale nei già penalizzati  vicoli e strade della Provvidenza, di San Francesco, degli Angeli, di San Rocco  e della Saccara?

Chi amministra la città, in merito al centro storico, parla di un luogo da mettere in sicurezza per problemi di staticità. Parla di fondi regionali per rimediare/evitare i crolli. Promuove incontri tra amministrazione attiva e ordini professionali  in cui domina lo spettro della sicurezza statica, ed elargisce incarichi professionali per l’individuazione degli immobili dove intervenire. Per farla breve, siamo al punto che la mappatura commissionata è pronta e mostra ciò che in centro storico è meritevole (sic!) di essere recuperato e ciò che invece dovrà essere abbattuto e ricostruito.
In tutto questo, nella “mappatura” preparata, dove sono gli abitanti? Chi sono come gruppi sociali? Come si provvederà nei casi di inevitabile sgombero? Sarà il Comune a gestire un processo così complesso e dai tempi lunghi?
Piazza Garibaldi 
Siamo ad un punto che più assurdo non si può ma che dovrebbe fare riflettere.  Una città legale, che rivolge la sua attenzione alle cose materiali, ignorando la città reale (quella dei cittadini), accingendosi ad intervenire nel centro storico con una agenda  dettata da un’unica  cogenza, la preoccupazione dei crolli. Dall’altra, una norma comune a tutta Italia, che per lo stesso luogo intende perseguire una logica impositiva che intende per equità  fare cose uguali tra disuguali.
Ricordo solo che il centro storico è parte integrante del sistema città-territorio e che non può essere considerato alla stessa stregua a tutte le latitudini, dove ha avuto e ha storie e destini diversi.

giovedì 23 febbraio 2012

ULSS, proviamo ad innovare, razionalizzare, risparmiare



I tagli continui effettuati da qualche anno a questa parte, alle risorse che arrivano alle ULSS, hanno una ripercussione a cascata, specie nei territori montani, insopportabile. C’è il rischio che si  traducano nella riduzione di posti letto, nella restrittiva redistribuzione territoriale dell’organizzazione sanitaria  e in un riallineamento verso il basso di  funzioni gerarchiche e  specializzazioni cliniche. Sembrerebbe un’equazione inevitabile: meno soldi, meno tutto. Nessuno che pensi ad una possibile alternativa basata sul risparmio, la razionalizzazione, l’ingegnerizzazione del sistema sanitario locale. Riducendo i costi, a parità di  budget sanitario, si può continuare a mantenere,  anzi  migliorare la qualità, i posti letto e le varie dislocazioni dei presidi già presenti nel territorio.
 Provo a suggerire una mia riflessione che  se letta con i grandi numeri dell’utenza servita, si ha l’idea del possibile recupero di risorse umane ed economiche.
Da una constatazione di prestazioni dell’ USLL ad un ipotetico paziente cronico che, in situazione di normalità, deve essere controllato periodicamente, l’attuale iter prevede:  medico di famiglia, per la prescrizione di visita specialistica e degli eventuali esami che, escludendo sangue e urine, per radiografie, ecografie, ecc.  è necessaria la prenotazione;  prenotazione calcolata temporalmente per singolo esame, tra lunghe attese (mesi e mesi), per coordinare gli esiti degli esami  (in tempo utile) con la visita. Diversamente, esami da privato (sempre in tempo). Si continua col pagamento dei vari ticket  presso l’apposito sportello e alla fine bisogna collezionare le risposte dei vari esami, pagare ancora il ticket per la prestazione sanitaria e presentarsi al clinico di turno con gli esiti da esibire per la visita di controllo. Ma non è ancora finita. Si dovrà ancora ritornare dal medico di famiglia per farsi prescrivere le ricette da portare in farmacia e per far annotare esami e responso dello specialista. Emergono da questo percorso tanti passaggi che potrebbero essere eliminati e/o velocizzati con degli automatismi  a favore di tutti, facendo viaggiare le informazioni di più e meno i pazienti. I benefici li lascio immaginare pensando al trasporto, alle risorse umane ed economiche che si liberano, alla utile semplificazione dei processi che avvantaggia tutti.
Ciò che potrebbe risolvere egregiamente questo percorso ad ostacoli esiste da tempo ed è la tanto sbandierata semplificazione, grazie all’informatica e ad internet. Oggi si ha a disposizione anche una marcia in più con  la tecnologia  “cloud computing” conosciuta in Italia semplicemente come “la nuvola”.  La  filosofia di quest’ultima è quella di offrire un sistema intelligente di custodia dei vari dati, interscambiabili ed accessibili in rete da chi è autorizzato, contrariamente al sistema vigente che gestisce le informazioni  per compartimenti stagni.  Con un’analisi dei flussi di traffico dei dati e un apposito software di gestione, alcune ridondanze dei passaggi precedentemente visti, possono essere eliminate. Razionalizzando le operazioni, esami e responsi  tutti, per medico di famiglia e clinico, possono essere alla loro portata sempre, con un semplice click. Al cittadino paziente, si può facilitare altro. Con una carta prepagata, ad esempio, tutti i pagamenti  richiesti dalle varie prenotazioni si possono semplificare.  Infine,  con un software di gestione con  apposite form (moduli) in rete, si potrebbe raccogliere e coordinare il tutto, eliminando il superfluo andirivieni delle persone.  
Non sto parlando di fantascienza, parlo di innovazioni che trovano anche risorse economiche di avvio nei progetti previsti dal bando diffuso dall’UE  che scade il 15 maggio prossimo.  All’aspetto organizzativo informativo appena visto, per completezza di  idee, aggiungerei  anche la previsione di organizzare, nel tempo, nei  vari complessi ospedalieri, il risparmio idrico mediante utilizzo di raccolta idrico-pluviale in un secondo circuito per usi igienici (non potabile) in aggiunta all’esistente circuito potabile; il risparmio energetico con fonti rinnovabili (fotovoltaico, ibrido), il controllo elettronico dell’illuminazione, dell’uso complessivo dell’energia, ecc..


Per concludere, credo che prima di attuare facili ristrutturazioni, sempre con ripercussioni sui servizi e a danno dell’utenza, razionalizzare, innovare, ricercare nuove risorse possono far mantenere e migliorare nei presidi delle ULSS del bellunese, quegli standard esistenti  che si sono fin qui saputi conservare.

sabato 18 febbraio 2012

Caltanissetta: Centro storico

qualche tempo (5-6 anni) fa proponevo al Comune di Caltanissetta ...



alcune note utili per il recupero del centro storico
(Dr. urb. Giuseppe Cancemi)

metodologia
Strategia dei piccoli passi costanti e coinvolgenti (trasparenza e partecipazione)
Effetto valanga.

Gestione del recupero
Il recupero del tessuto urbano è un fatto complesso il quale, non si esaurisce con la sola riqualificazione del centro storico ma che integra altre azioni di ecologia urbana. Si fonda e considera la funzione abitativa come elemento inscindibile da altre attività insediative (servizi, artigianato, commercio, tempo libero, ecc.) mettendo al centro di tutto il cittadino. Il ruolo decisivo che deve avere il recupero riguarda il problema abitativo e i processi (trasformazioni d'uso e di tipologie, vendite frazionate, sfratti, costi d'affitto alti, ecc.) che si riflettono negativamente sulla domanda di nuove abitazioni per un riuso più equo e in grado di mantenere la naturale varietà sociale e funzionale di un centro storico.
Il processo di recupero, a partire dal centro storico, se ne deve fare carico il comune istituendo un ufficio casa in coincidenza dell'istituzione ufficio espropri previsto dal testo unico 327/2001.
La gestione del processo di recupero riguarda il governo degli interventi necessari e urgenti adesso in centro storico ma in prospettiva, inevitabilmente, riguardanti l'intera città. Appalti, convenzioni, contratti, ecc. e ogni altro atto inteso a gestire il patrimonio edilizio (pubblico e privato) che s'invecchia, non rappresenta un fatto episodico ma un evento ciclico di cui il Comune deve averne "il polso" costantemente se vuole evitare il fenomeno dell'abbandono e del degrado di parti della città.
La politica del recupero che vuole sortire due effetti: soddisfacimento del bisogno abitativo e restituzione di un'immagine cittadina del costruito rispettosa della storia e della cultura che ha stratificato la città, non può trascurare la delicatezza che investe le decisioni sulle modalità di intervento, e per questo deve poter disporre di imprese e maestranze competenti, in grado di eseguire gli interventi nel rispetto dei canoni del restauro. La istituzione di apposito cantiere legato a delle lezioni in aula, avente per obiettivo la formazione-lavoro, può essere il primo passo.
 Anche l'apposita scelta di un isolato che ben si presta allo scopo serve, se coadiuvata da un opportuno progetto pilota di restauro, ad avviare un dialogo con la parte più scettica dei cittadini che in quel cantiere può constatare la validità del recupero.
A mo' d'esempio, si può pensare che, cantiere ed aula possano essere trasparenti mediante una web-camera per chi, interessato e non, vuole conoscere come si sviluppano giorno per giorno formazione e lavoro.
In altre parole, per il recupero del centro storico, è necessario un atteggiamento consapevole dell'esigenza di ordinare, controllare e guidare ogni processo d'intervento, perché non venga smarrita la linea politica di una operazione complessa che, deve essere condotta sinergicamente delle varie componenti politiche economiche e sociali della città e per fugare ogni possibile errore che può scaturire dall'improvvisazione.

soggetti da coinvolgere
Comune, IACP, cooperative, privati, cassa edili, sindacati, confindustria, imprenditori, lavoratori-corsisti, ecc.

risorse economiche
Finanziamenti agenda 2000, cassa depositi e prestiti, BOC, finanziamenti IACP e cooperative, finanziamenti prima casa, capitali d'investimento privati.

costi
Il costo totale per mq di intervento comprende:
costo di costruzione, ristrutturazione, recupero, manutenzione
oneri per indagine preliminare
spese generali e tecniche
IVA
altri oneri per aree, parti di edifici, urbanizzazioni ed eventuale trasferimento e sistemazione temporanea delle famiglie e/o prosecuzione delle attività economiche insediate.
Detto costo si riduce al 40% in caso di manutenzione straordinaria e raggiunge l'80% in caso di restauro e risanamento conservativo (valutazione CER, Comitato per l'Edilizia Residenziale presso l'ex ministero dei LL. PP.).

agevolazioni
Facilitazioni burocratiche, Riduzione oneri di urbanizzazione, incentivi vari sui costi (cantiere, smaltimento sfabbricidi, ecc.)

orientamento del recupero
- Interventi che tengano conto della bioarchitettura  (verifica della presenza del gas radon, basso in/out energetico, ecc.)
- Risparmio idrico
- Risparmio energetico (riscaldamento, pannelli fotovoltaici, energia solare-termica)
- Efficienza termica

Effetti del recupero
Diretti: valore aggiunto alla proprietà immobiliare pubblica e privata, specializzazione di maestranze negli interventi di restauro, spendibile nel mercato del lavoro su più vasta area.

Indiretti: stabilità della manodopera del settore edile, occasioni di lavoro non precario ma ciclicamente continuativo, immagine complessiva della città (marketing urbano) apprezzabile ai fini della qualità della vita dei residenti e turistici. 

norme di riferimento
Legge n. 457 del 5 agosto 1978 (Titolo IV, Norme generali per il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente).

L.R. n. 70 del  7 maggio 1976, Tutela dei centri storici…, artt. 1,2.

L.R. n. 71 del 27 dicembre 1978, art.20 (Categorie di intervento), art.55 (Centri storici).
Circolare A.R.T.A. 11 luglio 2000 n.3/2000
Aggiornamento dei contenuti degli strumenti urbanistici generali e attuativi per il recupero dei centri storici.

D.p.r. 8 giugno 2001 n. 327 - Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità.

Statuto Comune Di Caltanissetta, art. 7 - Assetto e gestione del territorio
omissis
3) Privilegia il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio, urbanistico e monumentale della città con particolare attenzione al recupero e valorizzazione del centro antico.
4) Programma ed attua, nel rispetto delle prescrizioni esecutive del P.R.G., l'edilizia residenziale pubblica e privata, al fine di assicurare il diritto all'abitazione, ed un sistema razionale di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, subordinando gli strumenti di pianificazione e le loro prescrizioni esecutive ai principi di tutela dei valori ambientali, di eliminazione di ogni forma di inquinamento, di salvaguardia e di recupero delle risorse naturali e dei valori storico-artistici del territorio.

Strumenti operativi
- Piano Territoriale Paesistico Regionale
- piano regolatore generale, strumento urbanistico di articolazione dei rapporti tra centro storico e territorio, tra centro storico e città nel suo insieme (esistente e progettata);
- piano particolareggiato (o anche, programmi integrati di intervento e programmi di recupero urbano), relativo al recupero e alla strutturazione del centro storico nei suoi elementi più significativi;
piani esecutivi di comparto, estesi a un isolato o  un insieme di elementi organicamente raggruppabili;
- piano del colore, derivante da istruttoria e ricerca filologica, iconografica e documentaria in cui entra a pieno titolo la «tradizione cromatica».

tipi di intervento
Acquisizione (o intervento con partenariato Pubblico/privato) di immobili privati in centro storico per la loro valenza storico-urbanistica, da consolidare ristrutturare e restaurare e da destinare agli usi pubblici previsti dal piano particolareggiato o di comparto. Possono altresì, allo stesso scopo, essere acquisiti immobili diruti o non abitabili per essere destinati dopo la loro sistemazione ad edilizia residenziale pubblica (case parcheggio, alloggi, immobili di scambio).

Gli interventi ammessi sono:
- risanamento statico e igienico degli edifici, tendenti al mantenimento della loro struttura e a un uso equilibrato dell'intero organismo; siffatto intervento va attuato secondo tecniche, modalità e avvertenze fedeli alle istruzioni per la condotta dei restauri architettonici. Nella fattispecie di intervento è di particolare importanza l'ossequio alle qualità tipologiche, costruttive e funzionali dell'organismo, e vanno escluse le trasformazioni che ne alterino i caratteri dell’organismo edilizio;
- rinnovamento funzionale degli organismi interni, da permettere soltanto laddove si presenti indispensabile ai fini del mantenimento in uso dell'edificio. Anche per questo tipo di intervento vale l'importanza fondamentale del rispetto, ove possibile, delle qualità tipologiche e costruttive degli edifici, evitando funzioni che deformino oltremodo l'equilibrio tipologico-costruttivo-statico dell'organismo.
Il comune interviene su:
-         patrimonio edilizio degli enti pubblici;
-         recupero del patrimonio edilizio privato, di rilevante e preminente interesse pubblico, anche mediante convenzionamento con i privati;
-         recupero del patrimonio edilizio privato, in caso d'inerzia dei proprietari, mediante esproprio, previa diffida;
-         adeguamento delle urbanizzazioni.

Tempi di attuazione
Una valutazione teorica degli elementi che scandiscono i tempi di attuazione del recupero all'interno di un isolato o di un singolo immobile possono riassumersi in:

indagine di fattibilità e di localizzazione;
procedure di acquisizione del/degli immobili (esproprio, occupazione d'urgenza, ecc.);
indagini tecniche preliminari (perizie statiche);
predisposizione dei piani di intervento, progetti esecutivi, autorizzazioni, appalti;
eventuale trasferimento degli inquilini.