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sabato 13 maggio 2023

Urbanistica tattica a BL


 

FONTANA DI PIAZZA DEI MARTIRI

Piazzale del Nevegal, piazza dei Martiri con verde urbano ritoccato e fontana rimodernata, sono stati di recente progetti/ interventi che si possono ascrivere alla, relativamente moderna, urbanistica “tattica”.

Con quest'ultimo modo di definire i nuovi interventi fatti in città, passa l'approccio che con poche risorse (si fa per dire) si rimodellano e riattrezzano piazze, spazi e slarghi per un utilizzo nuovo e diverso dall'originario. Di solito, questa operazione come principio, serve per migliorare la pedonalizzazione o comunque la vivibilità dell'area “ritoccata”.

A Belluno, dopo il Nevegal, il cui progetto momentaneamente sembra essere stato archiviato, si è avuta in piazza dei Martiri una manutenzione del verde, con l'abbattimento (per sicurezza) di alcuni maturi alberi, sostituiti da alberelli, e si è anche proceduto al rinnovo della fontana.

Interventi apprezzati, ma non senza, qualche perplessità di alcuni cittadini.

La fontana per ultima, restituita alcuni giorni fa (il 4 maggio per essere esatti) alla fruizione dei cittadini dopo i lavori fatti, con l'annuncio di stampa: "Più bella, più sicura e più green", è stata maggiormente attenzionata per ciò che prometteva.

Le aspettative annunciate: luci multicolore, zampillamenti vari e se si vuole, anche da accompagnamento con note musicali, nonché risparmio idrico attraverso la ricircuitazione sempre della stessa quantità d'acqua, sono subito apparse concrete nel giorno dell'inaugurazione. Una presentazione, senza alcun battage pubblicitario, quasi in sordina e stranamente all'improvviso.

Il giorno seguente però (5 Maggio), il ricordo dell'evento fontana è stato rinforzato, mnemonicamente, dal ricordo scolastico dell'omonima lirica di Manzoni.

Andando al sodo, il nesso tra alberi abbattuti e acqua risparmiata, per associazione di idee, dovrebbe richiamare alle nostre menti il motivo che ha mosso l'avvio di questi interventi. Non ci vuole molto per ricordare che ultimamente, crisi energetica e crisi idrica si sono acutizzate. Lo spegnimento delle luci dopo una certa ora e l'utilizzo dell'acqua sotto controllo, sono state risposte recenti ad una emergenza oramai diventata endemica.

Una problematicità solo accennata per il nostro piccolo, ma che se immaginata a livello planetario, non è difficile pensare ad un anticipato tramonto della nostra era antropocenica.

Per capirsi, basti pensare al nostro Pianeta come ad una grande nave spaziale, dove, per similitudine con le navicelle micro create dall'uomo le risorse per la sopravvivenza a bordo, ci danno la misura di quello che è il limite inesorabile all'interno per spazi, persone e cose.

Rientrando nel nostro piccolo, all'urbanistica tattica di Belluno, nel quadro delle necessità che hanno fatto muovere gli interventi accennati, bisogna riconoscere che non si intravedono del tutto, le promesse attenzioni per un cambio di passo finalizzato alla riduzione del consumo energetico e al risparmio idrico.

Si può dire che il risparmio idrico va bene, anche se per una città come Belluno è poco. Altrettanto non si può dire per il risparmio energetico, tutto da vedere. La sostenibilità, nel complesso, è rimasta solo una parola.

Gli obiettivi degli interventi che coincidono con le promesse, sono quelli dell'abbellimento e della sicurezza.

A questo punto un qualche bilancio moderatamente ecologista andrebbe fatto per i precedenti motivi iniziali, che si presume abbiano deciso gli interventi per il riordino di detti luoghi storicamente già esistenti.

Per la manutenzione degli alberi del parco, il cui abbattimento di alcuni per motivi di sicurezza, ha forzatamente diminuito il presidio di preziose essenze per il carbon credit (CO2 non emessa o assorbita) vi è stato un rimpiazzo sì, ma minimo. Forse, poteva essere l'occasione per compensare il forte arretrato degli alberi eliminati in passato.

La fontana, ai fini di un bisogno generale dettato dalla carenza d'acqua, per le note difficoltà di approvvigionamento che annualmente si ripetono, con l'intervento di ricircuitazione di una stessa quantità acqua, ha sicuramente risposto alla richiesta necessità di risparmio idrico. Lo stesso non si può dire per il resto della complessiva modifica la quale, aggiungendo un ulteriore assorbimento di energia, richiesta da incremento di elettronica e di elettromeccanica (elettropompe), ha incrementato il consumo dell'energia elettrica.

Sicuramente il nuovo impianto avrà un suo appeal, ma il costo dell'acqua risparmiata e quello aumentato dal consumo elettrico, ai fini ecologici e a quelli economici, quali risultati daranno?

Può l'insieme dirsi sostenibile?

In pratica, si è quasi azzerato il costo del prezioso liquido, e questo va bene, ma si è moltiplicato il costo dell'energia elettrica che verrà consumata nel corso dell'anno per quell'abbellimento fatto da 13 getti, proiezione di luci e colori, musica sincronizzata con i getti e centralizzazione elettronica dei comandi. Per avere un'idea del consumo, basti pensare ai chilowattora delle varie elettropompe in funzione giorno e notte che modulano i getti dell'acqua, che non è certo quello di una sola misera elettropompa com'era prima.

Infine, non va dimenticato il potenziale uso della diffusione acustica che, se fatto con brani musicali moderni, deve fare i conti con i costi della SIAE.

Per concludere, un semplice conto come quello della serva, ci dice che si è azzerato il costo di un consumo idrico da “spreconi” ma si è aumentato quello energetico che non sembrerebbe dover costare certo meno di quello equivalente al costo dell'acqua precedentemente consumata. Per avere un'idea di ciò che si spende anche in consumo energetico in Kw/h ci darà una spesa economica ma in termini ecologici (quelli che più dovrebbero interessare tutti) l'elemento di confronto è il “carbon credit”, e di questo si sa che nel 2022 il prezzo era intorno a 90 euro per tonnellata di CO2 equivalente.

L'avere ridotto il consumo idrico da solo è un ottima cosa, ma non basta. L'obiettivo di contribuire attraverso un nuovo paradigma ambientale, atto a contrastare l'aumento del riscaldamento globale, le carestie idriche e quelle conseguenti alimentari, attraverso strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, coincide solo in minima parte con i cambiamenti voluti e che tali sembravano essere.

Si riconosca pure la novità estetica e la sicurezza ricercata, il lancio di un nuovo gadget, un “abbellimento”, qualcosa di attraente del parco di piazza dei Martiri in più ma, obiettivamente, non la sostenibilità.

Giuseppe Cancemi

lunedì 17 aprile 2023

Belluno e il piano verde


TAGLIO DELL'ALBERO CHE RICORDAVA

 Chico Mendes

L'albero che ricordava a Belluno l'assassinio di Francisco Alves Mendes Filho, che anche per noi aveva difeso la natura, è già stato tagliato. Altri tre ne seguiranno la stessa sorte, tutti abbattuti, a seguito di una determina sindacale.

La relazione tecnica di accompagnamento, assegnando a quegli alberi un “indice di rischio elevato e non riducibile” e non rilevando “ motivi di opposizione” nelle “conclusioni della relazione tecnica” ne sancisce il taglio in data odierna.

Dato il riconoscimento delle patologie che hanno indotto l'inevitabile taglio, ci si è preoccupati di suggerire le azioni necessarie per prevenire parassiti e malattie che diffusi nell'ambiente hanno creato e creano danno al verde urbano?

Da oggi, 17 aprile 2023, il “Cedrus deodara” e la sua targa del WWF bellunese commemorativa del Chico Mendes, conosciuto come ambientalista brasiliano, difensore dell'Amazzonia polmone del mondo, non li ritroveremo al loro posto. Una eliminazione, forse senza contraddittorio ma comunque senza appello, che fa riflettere sul silenzio e le inesplorate eventuali alternative al mantenimento di quegli alberi. Strano, perché tutti sappiamo che il principale contrasto al cambiamento climatico si fa con gli alberi.

Questa soluzione, che è squisitamente politica, richiama alla mente altri tagli, fatti in città, in questi ultimi anni. Uno per tutti che va ricordato, è quello che ha fatto piazza pulita degli alberi, sempre per sicurezza s'intende, in via D'inca dove vedi caso al loro posto sono aumentati, diciamo, nuovi parcheggi per auto.

Qualche stranezza inoltre, in questa continuità nella eliminazione di essenze arboree, una costante che viene da lontano, va rilevata. Non si comprende infatti come mai la Giunta, si ripromette di preparare un piano verde bene articolato con regolamento e censimento del verde, e come primo atto si precipita ad eliminare piuttosto che ad integrare quegli alberi tagliati nel corso degli anni.

Non meno curiosa è la precedenza data ad altro importante strumento: “Regolamento per orti sociali”, sicuramente utile ma con altri scopi, principalmente sociali e di prevenzione al degrado o comunque di aggregazione.

Qualcosa di diverso è la nuova tendenza che dovrebbe curare la diffusione e la manutenzione del verde dei parchi, visti da una logica anche di forestazione complessiva, che dovrebbe guardare di più all'impronta ecologica.

Un piano verde urbano studia sì, cosa fare per l'insieme di una vegetazione, ma non senza partire dal bilancio arboreo. A proposito, Belluno ha il suo bilancio arboreo?

A questo punto qualche dubbio per associazione di idee fa venire in mente il motto di un noto politico della prima repubblica. Soleva dire (provo ad anagrammare) che: a pensare male si fa peccato, ma che a volte si può anche indovinare.


Qualche strana idea allora per la mente passa, eccome passa!

Va bene giustificare il diradamento per la sicurezza dei cittadini, ma non è che per caso tagliare gli alberi significhi per chi amministra o dirige, ad esempio, una qualche ricercata minore responsabilità?

Eppure la normativa nazionale è piuttosto blanda in materia, si limita appena a delle raccomandazioni. E il Codice Civile insegna, che bisognerebbe amministrare come un buon padre di famiglia la cosa pubblica e, nel caso, vale anche per la gestione del verde pubblico. Perché allora non metterci più impegno condiviso con il massimo dei gruppi sociali del territorio e adatte risorse per una manutenzione programmata?

Giuseppe Cancemi

lunedì 6 marzo 2023

Belluno: quale città nei prossimi lustri?


 

BELLUNO FUTURA 2030-50

(in cinque punti)
1 – Sana e Inclusiva. Una città che garantisce ai cittadini, per principio, una strategia universal design, un ambiente salubre, equo e sicuro, pari diritti e partecipazione di tutti compresi gli emarginati, capace di gestire le emergenze in modo resiliente. Inclusive city.
2 – Connessa e Accessibile. Una città ciclo-pedonale, caratterizzata da una mobilità personale attiva, intermodale e basata su un approccio della mobilità in termini di servizio. Mobility as a Service.
3 – Pro Energia ecosostenibile. Sistema urbano che consuma meno e meglio, con un patrimonio edilizio a zero emissioni e un sistema energetico urbano smart alimentato al 100% da fonti rinnovabili. Carbon neutral.
4 – A favore della Mitigazione delle Emissioni. Habitat adatto a contrastare i cambiamenti climatici, con un alto mantenimento di verde e valorizzazione delle risorse idriche, a beneficio della salute e della qualità di vita. Resilient City.

5 - Consapevole. Luogo nel quale, cittadini e attori del sistema urbano compiono scelte sostenibili e adottano stili di vita responsabili, riducendo l’impatto sulle emissioni in atmosfera, sui consumi energetici, sull’aumento della temperatura media urbana e sulla produzione di rifiuti. Ecological city


Giuseppe Cancemi

QUALE FUTURO GREEN...

 

CRISI IDRICA E CAMBIAMENTO CLIMATICO

La Fontana di Piazza dei Martiri, in fotografia, non sembra male... . Anzi, nella sua semplicità è bella!
Belluno. Fontana in Piazza dei Martiri

Se pulita e in ordine, per funzionare come da sempre con il suo zampillare più o meno rivisitato, sarebbe potuto bastare e continuare ad essere ben accetta nel suo verde habitat.
Invece, si è optato per un “restyling” che forse distrae da altre urgenti e maggiormente necessarie attenzioni per un grave problema, qual è lo spreco idrico, in tempi di siccità non più episodica.
Sicuramente si comprenderà che la generosa contribuzione (una tantum) avuta per l'annunciato progetto, non può rappresentare tutto quanto occorre per il suo mantenimento negli anni a venire.
Infatti, nel suo uso bisogna considerare le spese di esercizio per una periodica manutenzione programmata, che va iscritta a bilancio ogni anno. Altro elemento da mettere in conto è la musica da diffondere che non è gratuita. Si dovranno pagare i diritti d'autore alla SIAE. A meno che non si vogliano diffondere solo pezzi di autore non in vita da oltre 70 anni.
Il nostro “progetto” da 100mila euro che si propone, alla fine, è solo uno zampillamento più o meno complesso: filtrato da luce colorata e accompagnato da musica, che non attinge più dall'acqua corrente ma da un'unica minima quantità d'acqua, ricircuitata.
Per vanteria lo si accosta, non ad una delle tante storiche fontane italiane; non alla “Fontana Magica” di Barcellona ma a quella danzante: la “Dubai Fountain”, che è qualcosa costata 200milioni circa ed è lunga 275 metri.
La diffusione fonica di questo nostro progetto, dovrà anche competere con i decibel irradiati dai vicini bar senza per questo trascurare i limiti che il piano cittadino di classificazione acustica, prevede.
Senza alcuno sforzo di memoria, Belluno e il suo territorio sa che le acque del Piave e dei suoi affluenti sono sempre più in magra (spesso con deflusso minimo vitale che allarma). Non da meno inquietano anche lo scioglimento dei ghiacciai della Marmolada e una temperatura sempre meno rigida d'inverno e “bollente” d'estate. Questo quadro, per grandi linee, non confortante, come si continua a vedere sembra ancora non preoccupare abbastanza.
Della reale questione idrica e del cambiamento climatico, nulla!
Il problema principale della temperatura in aumento - causata dall'eccesso di CO2 liberato in atmosfera e delle acque che scarseggiano per le medesima ragione - continua ad essere ignorato anche se planetario. Ci si limita ad affrontare, crisi idrica ed energetica con il razionamento (minimo) dell'acqua e lo spegnimento dell'illuminazione cittadina in ore notturne.
Se si vuole reagire, comunque, i mezzi non mancano. Partire da alcuni assiomi banali come il trattenere il più a lungo possibile le acque sulla terra ferma è uno. Trasmigrare sempre più verso energie pulite e rinnovabili e investire su nuove idee, interventi e progetti è l'altro.
Il Comune, per esempio, da subito può attrezzarsi cominciando da un nuovo Regolamento Edilizio, indirizzando alcuni lavori edilizi verso il riutilizzo delle acque grigie e la raccolta di quelle piovane. Per i corsi d'acqua invece, bisognerebbe pensare ad aree di espansione strategiche per le esondazioni note e quelle da conoscere, studiando il suolo.
Partire per primi nel territorio con rimedi appropriati, per affrontare una transizione ecologica non più eludibile, significa acquisire know how esportabile e un nuovo affaccio per imprese e posti di lavoro.
Giuseppe Cancemi

lunedì 20 febbraio 2023

NEVEGAL: Riqualificazione

 

A PROPOSITO DI NEVEGAL

La premessa culturale (?)... è tutto un programma.

Non ci concentreremo nei due piazzali a Nord, ma nel principale dove si affacciano le attività economiche e l’ufficio turistico. Deve essere la porta di ingresso alla località turistica, un benvenuto all’altezza di quello che oggi è e che vuole diventare il nostro Nevegal”.

No! Non è un annuncio di qualcuno dell' APT (Aziende di Promozione Turistica) ma del Sindaco di Belluno che comunica a noi concittadini (36mila) ciò che vuole fare, a favore di una frazione con popolazione di 72 abitanti, in tutto, parte del nostro frammentato territorio fatto di altre 32 sparse località.


L'enfasi di questo annuncio, esterna una vocazione tutta turistica, che vuole assecondare la palese tendenza del Nevegal a “circo bianco dei poveri”, stanziale, al servizio della pianura, prevedendolo come anticamera di un turismo preconfezionato “mordi e fuggi”. Si trascura che il Nevegal non è parte a se stante, ma territorio comunale di Belluno, la cui identità storica è rappresentata dal suo centro città.

È anche vero però, che da tempo il “salotto buono” della città viene utilizzato da bancomat nel corso dell'anno, sia ciclicamente come spazio mercantile, che da “luna park/disneyland”, raduni e feste paesane varie.

Comunque resta inconcepibile, diciamo, che la modica spesa di poco meno di 1 milione di euro per arredi urbani e cose simili vengano considerati come intervento di riqualificazione o restyling: qualcosa che ha a che fare con l'estetica. Una spesa che: udite, udite … come ordine di grandezza è pari a 13mila euro per ogni abitante di quella frazione.

Un qualche interrogativo non vi sembra spontaneo?

Ma il concetto di città dei cittadini di J. J. Rousseau, è patrimonio di tutti?

Chi amministra o ha amministrato Belluno, ha mai sentito parlare di città: ambiente urbanistico come insieme sistemico?

Nel merito del progetto annunciato, si sappia, che LOCSE (Organizzazione Cooperazione Sviluppo Economico) in una sua ricerca, avverte, che per il mantenimento di un comprensorio sciistico occorre un innevamento della durata di 100 giorni all’anno e un’altezza della neve di almeno 30 centimetri. Eppure si insiste, pervicacemente, per un uso del Nevegal così come si è fatto per tanti anni, in condizioni atmosferiche favorevoli, alle attività sciistiche.

Per chiudere, in tempi di transizione, non sarebbe bene occuparsi per una pilotata ripresa con maggiore orgoglio circa le offerte di eccellenza che offre la natura dei luoghi?

Invero, non sarebbe poi così difficile progettare orientamenti verso approcci di più basso impatto ambientale come, per esempio: l’accoglienza, l’ospitalità, la vendita di prodotti locali e i servizi per il tempo libero. Il tutto, in funzione della natura e della bellezza dei luoghi.

Insomma, se riqualificazione vuole essere quella del Nevegal, bisogna allora spostare gli obiettivi ed agire, cooperando, all'interno della transizione ecologica così come si fa in tutta Europa.

Giuseppe Cancemi

venerdì 3 febbraio 2023

Belluno: BALDENICH


A PROPOSITO DEL … SEMAFORO INTELLIGENTE!

Una riparazione del semaforo di Baldenich, che poco tempo fa è costata non poco disagio agli automobilisti in transito per quell'incrocio, ora sembra avere suggerito una sperimentazione per “favorire i pedoni”. Dicono!

Tutti o quasi tutti, hanno sperimentato che quel semaforo è uno dei punti di rallentamento della circolazione sulla S.S. 50, arteria oramai sovraccarica di traffico automobilistico che attraversa una delle zone più dense dell'espansione urbana di Belluno.

Non è difficile capire intanto, che l'attenzione è più per il traffico che non per le persone. Si vuole mettere una “pezza”, per quelle ore di punta, in cui le auto affollano la via Vittorio Veneto, per spostamenti di uscita/entrata da scuola e/o lavoro. 

In buona sostanza, si sta intervenendo con un ulteriore “pannicello caldo” per alleviare empiricamente, quel pastrocchio di traffico risultato da una antica e relativamente recente, urbanizzazione selvaggia di zona.

In effetti, qualche sperimentazione sulla circolazione più sicura si fa ad Aachen in Germania con una particolare connessione strutturale e a Saronno, in Italia, con una tecnologia semaforica innovativa. Ma sono tutta un'altra cosa rispetto a quello che dicono di Belluno.

La trovata del semaforo diversamente programmato (smart) serve più a confondere il pedone che non ad aiutarlo.

Se si vuole veramente rimediare, si faccia piuttosto uno studio preliminare serio, sulla mobilità lungo la S.S. 50 in quel tratto. Si consideri soprattutto l'inevitabile necessità di diminuire lo spostamento giornaliero dei mezzi privati.

Forse allora, una migliore offerta del trasporto pubblico sarà la soluzione possibile. 

I bus che viaggiano quotidianamente vuoti e una metropolitana di superficie, mediante la linea ferroviaria esistente, potrebbero essere l'uovo di Colombo.

Giuseppe Cancemi

venerdì 6 gennaio 2023

PANEM ET CIRCENSES

 

NATALE A BELLUNO 2022

Come da copione, lo storico periodico “panem et circenses” viene replicato, come ogni anno, con la solita festa paesana tipo disneyland, all'insegna del consumo enogastronomico, nel salotto buono di città ( il centro storico).
Alla massima festa : il Natale, quest'anno si è accompagnato anche il campionato mondiale di calcio, come ulteriore riempitivo, casalingo, delle feste natalizie.
Con l'annuale celebrazione religiosa di cultura cattolica, si è andati avanti con partite di calcio e, in centro città, stuzzichini veloci, ricette semplici, buffet e vin brulé. Gli antichi imperatori romani la sapevano lunga su come tenere buono il popolo. E noi dell'antropocene, che non scherziamo certo con i distrattori, la demagogia e le fantasmagoriche feste con sberci fono-assistiti, luci e colori che non siamo da meno, abbondiamo anche con l'anestetico calcio.
Per chi eventualmente non lo sapesse, il senso del primato di quest'anno in Ricchezza e consumi a Belluno, proviene dagli indicatori usati che nel nostro caso sembrano dare un'apparente illusoria capacità di città “spendacciona”. Un buon segnale ma solo in apparenza, perché altri indicatori da tempo invece, ci dicono che la ricchezza è sempre quella per pochi. Mentre, non diminuisce la povertà per tutti gli altri. Purtroppo!
Vuol dire pure che per una ricchezza che aumenta, la povertà endemica (relativa ed assoluta) di certo non diminuisce e, inoltre, l'apparente immaginata ricchezza richiede per la città una maggiore sicurezza.
La recente bodycam della polizia locale annunciata dai media, va letta come una scelta di protezione della proprietà, in risposta alla domanda di sicurezza che non sarà mai abbastanza se si lascerà crescere una dilagante condizione inaccettabile di una miseria che si espande.
Forse, dico forse, bisognerebbe saper cogliere più come allarme la forbice che si allarga per la povertà e non una solo generica difesa della proprietà chiamandola eufemisticamente: sicurezza.
Se si vuole comunque che l'ausilio della bodycam non si riduca ad un frivolo gadget, bisognerà accettarlo come strumento minimale in aiuto per la tutela del personale operante, specie nei momenti di ordine pubblico.
In parole semplici possiamo solo dire che tale mezzo può accontentare, ma niente di più!
In una società dove non c'è equità, non si contrasta il lavoro irregolare e/o di sfruttamento, dove non si riconosce che queste cause privano la dignità e la libertà delle persone, qualsiasi misura di sicurezza fine a se stessa e la giustizia non saranno mai sufficienti.
Giuseppe Cancemi

Belluno, Piano Urbano del Traffico


MA POI, QUANT'E' IMPORTANTE QUEL DIVIETO DI ACCESSO?

Da giorni a Belluno sulla carta stampata locale, sempre più scevra di argomenti politici, si continua a leggere di un piccolo ma piccolo racconto di provincia che ha per focus un segnale stradale.

L'apposizione di un divieto di accesso apparso improvvisamente in via Del Favero, criticato, scomparso e ricomparso, per i quotidiani è diventato: il caso!

Il Primo cittadino di Belluno, in persona, rivolgendosi a chi aveva criticato questo cartello, dapprima ha voluto scusarsi dell'impattante modifica a sorpresa e poi ha cercato di ribadire la scelta, a suo dire, “da valutazione e ascolto...” nonché da “altre criticità di quel tratto stradale...”.

Riconoscendo per un verso la “sicurezza dei pedoni” per lo stato di fatto e per altro la necessità di volere attuare la criticata modifica per una “fluida la circolazione dei veicoli” e quindi a favore in sostanza dell'opzione che privilegia il traffico.

Per quella modifica nella circolazione di quel tratto, ha menzionato una generica difesa dell'ambiente dallo smog che ha ricaduta su pedoni e su chi abita in quella zona.

Giusta un'attenzione che il Sindaco ha voluto mostrare verso noi cittadini tutti. Ma proprio per questo, non sarebbe stato meglio approfittare dell'occasione per allargare un po' lo sguardo e pensare ad uno strumento (di legge) come il Piano Urbano del Traffico?

Non sappiamo però se il Comune di Belluno ha questo PUT e se la modifica fa riferimento a quel piano.

Diversamente, se non è cambiato l'art. 36 del Codice della Strada, nessun problema, per l'inadempienza dei Comuni verso il PUT, ai sensi del comma 10 dovrebbe esserci la segnalazione da parte del Prefetto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quale dovrebbe provvedere all'esecuzione d'ufficio.

Ecco, allora perché eventualmente non attivarsi per dare la giusta soluzione al problema in atto e allo stesso tempo anche, ad una moderna mobilità cittadina?

Comunque la città, mi permetto di ricordare che deve essere vista nella sua interezza, perché è un insieme sistemico. Agire episodicamente e/o per emergenza e senza avere studiato e programmato ogni minima cosa, spiace dirlo, ma il risultato che si vede è quello sta sotto gli occhi di tutti.

Giuseppe Cancemi

 

giovedì 29 dicembre 2022

Belluno, Barriere architettoniche

 IL RESTAURO DELLE POSTE (DI FACCIATA) E L'ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Abbattimento delle barriere culturali, sensoriali e fisiche



Ma è questa la soluzione che rende accessibile l'Ufficio delle Poste Centrali di Belluno per persone disabili?



Il piano di abbattimento delle barriere architettoniche di Poste Italiane che coinvolge circa 1.300 comuni con meno di 5000 abitanti strombazzato da Poste Italiane, forse è un ottimo spot, ma ciò che viene detto vale anche per i Comuni al di sopra dei 5000 o dobbiamo pensare che la solita diseguaglianza dei cittadini continui ad imperare?

E poi a Belluno, chi dà permessi guarda i progetti e verifica il lavoro effettuato anche per l'accessibilità, di chi ristruttura o restaura o fa semplice manutenzione per locali di uso pubblico?

Belluno sappia, comunque, che tra le barriere da rimuovere in città è compreso anche il transito pedonale.

Come nota a margine intanto faccio rilevare che il “Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste Italiane al risarcimento del danno morale (nella misura di 3000, 00 Euro) causato ad una persona disabile per mancata eliminazione delle barriere architettoniche.”

Giuseppe Cancemi

DEFIBRILLATORI a Belluno

 SANITA' PUBBLICA: E' MEGLIO PREVENIRE O INTERVENIRE A POSTERIORI?

Anni fa, il regalo di due defibrillatori in città da parte di un club service, ha segnato una elogiabile attenzione verso la salute del cuore dei cittadini bellunesi.

Nello stesso periodo, è stata pubblicizzata l'installazione di una ulteriore ventina di questi strumenti, insieme a due salvavita in scuole, palestre e strutture comunali.

È notizia di qualche mese fa, che 14 vigili della Polizia Locale in città, hanno conseguito la richiesta abilitazione all'uso dei defibrillatori e che di questi strumenti, con l'occasione, ne sono stati aggiunti altri due autotrasportati e uno fisso negli uffici di via Gabelli. Un quadro che riassume la non indifferente disponibilità, di questo particolare dispositivo elettromedicale in città.

Che dire? Bravi!

Forse però quest’attenzione rilevante verso il defibrillatore, suscita maggiormente l'idea che detto mezzo, utile per carità, non faccia parte di quel corollario di azioni utili per una equilibrata sanità locale come prevista dalla legge.

È sotto gli occhi di tutti che servizi e prestazioni che dovrebbero essere garantiti ai cittadini dal servizio sanitario nazionale, non lo sono. La piena salute diventa sempre più un optional, per i più fortunati che possono permettersi di ricorrere alla medicina privata.

È grave che la sanità pubblica provochi una disuguaglianza sociale, specie in campo sanitario, tradendo l'originaria legge n. 833/78 .

Gli operatori specialisti nel privato poi, di solito, provengono da specializzazioni effettuate nel servizio pubblico e dunque a spese del cittadino.

La tendenza della sanità pubblica, insomma, chiaramente con una medicina di base al collasso, continua a scivolare verso una sanità sempre più privata.

Per Belluno adesso possiamo anche aggiungere che arretra, nella classifica per qualità della vita (35° posto), però si colloca al primo posto per ricchezza e consumi e per giustizia e sicurezza.

Con il quadro sanitario appena enunciato, ci si ostina verso un “magico” defibrillatore per la salute del cuore, proveniente da quel Progetto Regionale "Veneto Cuore – DAE” che risale agli inizi degli anni duemila. Quando ad averne cura dovevano rimanere le varie Centrali del 118 con la collaborazione del Centro Regionale Emergenza Urgenza (CREU). E non altri!

Per la cronaca, in quegli anni di progetti per il cuore ve ne sono stati tanti. Un esempio è: “Cuore inForma” (associazione di volontariato fondata nel 2010) che forniva, e forse fornisce ancora, defibrillatori alle amministrazioni comunali, in comodato d'uso gratuito per 6 anni.

A Belluno insomma, sembra di essere in un altro pianeta. La polizia Locale, tra i numerosi compiti assegnati, col suo ultimo impegno è immaginabile che voglia sommare la propria opera, giungendo magari prima della canonica ambulanza, dove c'è bisogno di soccorso per un arresto cardiaco.

Ad esser sinceri, il tutto sembra derivare da una prevenzione a dir poco empirica. Belluno si è attrezzata, forse eccessivamente, per un evento che non si sa quanto sia presente e quanto possa incidere sulla popolazione del nostro territorio in un deserto di prevenzioni.

Comunque con questi strumenti che sono in grado di salvare la vita per gli arresti cardiaci, il servizio lo fanno già lodevolmente le ambulanze del 118.

Ma a proposito, si sa quanti di questi casi di soccorso per eventi cardiocircolatori in giro per Belluno ci sono stati nel volgere di un anno?

E qui un accostamento alle altre prestazioni sanitarie fa pensare a quanto i Livelli Essenziali nei servizi Pubblici, tanto cari all'autonomia, siano al top di questo territorio.

Se prendiamo solo per esempio la tutela da inquinamento acustico, elemento che rientra nella difesa dell'ambiente connessa con il diritto alla salute dei cittadini, a Belluno, sappiamo che da tempo esiste un Piano Comunale di Classificazione Acustica. Ma questo strumento per prevenire l’inquinamento acustico, tutelando popolazione e ambiente, quanto ha funzionato e funziona in città?

E poi, per il fine che dovrebbe far conoscere, controllare, misurare ed eventualmente anche reprimere le infrazioni del caso, di quanti strumenti (fonometri) il Comune si è fornito?

E quanti interventi tutelativi e preventivi ha fatto e fa mediamente nel corso di un anno?

Se è vero che molte ricerche hanno dimostrato come l'incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensione e malattie cardiovascolari nonché effetti sull'udito, sono anche dovuti all'inquinamento acustico, viene da chiedersi: dobbiamo preoccuparci e spenderci maggiormente per ciò che contribuisce all'effetto di una patologia, o forse prevenirne le cause come quella dell'inquinamento acustico?

Forse sarebbe utile riflettere sulle tendenze della sanità che viviamo giornalmente prima di tutto a livello locale. I segnali che arrivano al cittadino, purtroppo, non sono consolanti e ci appaiono sempre più flebili e forse anche (si spera) ingenuamente, ingannevoli.

Giuseppe Cancemi

venerdì 23 dicembre 2022

Letterina (semiseria) a Babbo Natale

 Natale 2022 di Belluno

Caro babbo natale...

a Belluno è tempo di luminarie che si riaccendono in piazza per la festa dell'anno maggiormente seguita: Natale. Aimè però il covid continua a circolare, il contesto geopolitico registra che le guerre continuano, la popolazione mondiale cresce e il clima inesorabilmente continua a mutare. Insomma non c'è di che stare allegri e contenti.

Eppure i giovani, la natura e la vita ci impongono un nuovo rimbocco delle maniche e di continuare. Belluno per la verità sembra essersi abituata alla dura realtà che ci continua a dare l'antropocene.

Il popolo bellunese oltre un secolo fa ha attraversato due guerre mondiali. Nel contempo, ha saputo anche trasformare le sue radici profondamente agricole in operosità industriale e successivamente si è adeguato all'epoca socio-economica conosciuta come industria 4.0, che ha rivoluzionato la produzione.

Belluno non diversamente da tutta Italia, si è anche allineata ad una certa cupidigia tipica degli anni sessanta del secolo scorso. Per dirla tutta, è stata contagiata da quella speculazione edilizia che il regista Francesco Rosi ha ben rappresentato nel suo film: “Le mani sulla città”.

Ultimamente l'edilizia in città, che è sotto gli occhi di tutti, ha fatto capolino con tante iniziative in centro storico, nei suoi dintorni e in periferia per restauri, recuperi, demolizioni e ricostruzioni, zone bianche diventate lotti, etc. .

Tutte nuove e vecchie occasioni per ottenere: volumi, strade, centri commerciali e quant'altro è possibile inventare, ma senza avere una logica progettuale di insieme.

Caro babbo natale, la nostra città in cui sappiamo che il verde è tutto o quasi tutto, simbolo di quella che è la “porta delle Dolomiti” o anche “Capitale delle Dolomiti”, gli alberi, proprio quelli, con grande disinvoltura sono stati e/o vengono tagliati senza più essere rimpiazzati. Una stranezza che viene vissuta come normalità.

Persino il Parco città di Bologna, giardino pubblico del centro storico, ex giardino dei Gesuiti di epoca rinascimentale, continua ad essere rimaneggiato e sempre più ridotto ai minimi termini. Ti potrei anche ricordare, di come si vuole modificare la piazza della stazione e dintorni o il voler creare un parcheggio sotterraneo in Piazza Piloni. Proprio in quest'area, dove con la chiesa di S. Stefano, il convento dei Gesuiti e un insieme di vuoti e di pieni, formano un prezioso ambito di epoca rinascimentale, già penalizzato nel recente passato con superfetazioni senza senso.

E si potrebbe ancora continuare...!

Per non parlare di tanti centri commerciali e di una rotatoria realizzata a Baldenich sulla S S. n. 50, che ha cancellato alcune essenze arboree di quella piazza (A. De Luca) e non solo questo. Lì si sarà perso anche il segno di uno dei 13.000 punti geodetici che appartengono all'attuale rete viaria italiana e demolita un'opera architettonica.

Si sappia comunque, che l'impianto urbano della città storica ereditato dalle passate generazioni, costituisce l'identità bellunese e andrebbe protetto e preservato perché luogo della memoria.

Per questo e per quanto non ti ho detto per brevità, ma che come tu sicuramente sai è stato fatto, ti chiedo di portare carbone a tutti quelli che fanno o hanno consentito modifiche che non servono alla città, anzi, la danneggiano e non smettono di continuare.

Per chi intende perseverare ancora nel danneggiare il cuore della città, manda in tua vece KRAMPUS, ossia IL BABBO NATALE CATTIVO che rovinerà tutto ciò che sognano.

Non perdonare a chi non sa che in CENTRO STORICO, risiede il genius loci della città di Belluno.

Giuseppe Cancemi




martedì 29 novembre 2022

BELLUNO: piazza Piloni e il suo avvio al degrado...

 



IL CENTRO CULTURALE "PIERO ROSSI" CHIUSO


Circa un anno fa, si è chiuso in sordina il Centro Culturale “Piero Rossi”. Nessuno ha detto niente, neanche la stampa. Eppure quel centro, ubicato nell'ex caserma dei Vigili del fuoco di Piazza Piloni, nato come importante struttura del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, era stato indicato come luogo di aggregazione, destinato a turisti e residenti. Un punto d'informazione, con bar e attiguo Museo Erbario.
Nel tempo, si sono visti organizzare mostre fotografiche e pittoriche. Molto raramente, invece, conferenze e incontri culturali, appuntamenti enogastronomici ed eventi dedicati ai bambini.
Dell'importante centro, permane ancora la presenza minimale di attività, per un giorno alla settimana fuori nell'adiacente cortile, con la vendita di prodotti agricoli da parte di Campagna Amica. È rimasta ugualmente, per un giorno a settimana, anche l'apertura del Museo Erbario.
Chi ha frequentato quel centro, si ricorderà che ha funzionato per anni prevalentemente da bar. Della cultura naturalistica da promuovere, da diffondere, di cui si era proposto è rimasto poco. O forse, soli buoni propositi e nient'altro.
Di questa chiusura alla chetichella, si è detto che serve per un restauro.
Il Comune e l' Ente Parco che sono i promotori di questo punto di forza per una cultura green, al momento tacciono!
La piazza Piloni e dintorni dove si trova questo centro è luogo di parcheggio auto e le pareti degli edifici in prossimità luogo dove si esercitano i writer. 
Si rileva soltanto che il vuoto del Centro “Rossi”, sommato al degrado dei volumi edilizi (superfetazioni) in aderenza e adiacenti, all'inutilizzo dell'ex chiesa dei Gesuiti e il parco cittadino in “condominio” con piste ciclabili ed edilizia scolastica di riserva, non sono certo promozionali verso il centro storico della “adorabile Belluno”.
Giuseppe Cancemi

Piazza Piloni in data 11 febbraio 2023





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