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mercoledì 29 luglio 2020

BANCHI DI SCUOLA


Le nuove suppellettili in tempi di COVID-19


La questione dei banchi di scuola tradizionali e l’alternativa di quelli ministeriali proposti, con una foggia a misura di convegnista ma non di studente, che abbiamo visto sulla stampa, è un’attualità che va affrontata prima che inizi il nuovo anno scolastico. Il modernismo che ci è stato fatto vedere con le sedie su rotelle piroettanti a mio modesto giudizio è fuori luogo, non tiene conto delle varie fasce d’età degli scolari/studenti da un punto di vista sia fisico che psicologico. Penso alla disabilità, all'obesità ma anche allo spirito goliardico che è nei giovani e che li fa relazionare con dinamiche varie. Insomma, persone che nella seggiolina facilmente movibile, con uno striminzito appoggio e un poco adattabile spazio di accomodo alle variabili anatomiche, non si troveranno tutti bene, e che degli spostamenti non ne faranno sempre un uso disciplinato.





Il tradizionale banchetto che forse ha un’immagine “primordiale” che ha stufato, sotto sotto ha un’utilità che il nuovo design prescelto non può trascurare. Il banco, elemento principe del “posto alunno” è una superficie sostenuta da piedritti il cui insieme può costituire, all’occorrenza, una protezione per studenti/alunni e insegnanti in caso di evento sismico. Non ci vuole molto per un designer allestire forme nuove di queste suppellettili, utili per l’uso didattico e, data anche la fragilità del territorio italiano, per alzare l’asticella della sicurezza nelle aule e negli ambienti scolastici tutti.

Le norme UNI EN 1729 che assicurano le caratteristiche di banchi e sedie sono il riferimento sicuro che comunque lasciano libera la scelta nella realizzazione, fermi restando i nuovi vincoli che si sono aggiunti come il distanziamento e la necessità d'appoggio di nuovi strumenti di lavoro come il PC che sono entrati nell’uso didattico quotidiano.

L’autorità scolastica di vertice che presiede la scuola, anziché fornire un prodotto preconfezionato non sufficientemente pensato, s’impegni a bandire un concorso/progetto per le prossime forniture di nuove suppellettili nelle scuole, filtrate da linee guida. Quest’ultime, dovrebbero assicurare un insieme scelto di caratteristiche, al fine di dare risposte utili per comodità, funzionalità e sicurezza a studenti e alunni.

Giuseppe Cancemi

lunedì 6 luglio 2020

Contributo da lontano



Revisione Generale del PRG


La revisione generale del PRG, con la partecipazione attiva dei cittadini, nelle indicazioni da formulare per dare corso alla sua formazione, propone un atto amministrativo di importante valenza politica. Una condivisione, che la legge regionale n. 15 del 1991, pur se obsoleta, aveva già compreso.

Nella nostra città, l'evento è già stato vissuto, e quello in atto è un secondo rinnovo che si presenta, non senza nuove attese per inadempienze realizzative pendenti e nuovi scenari di un mondo che cambia rapidamente. Il nuovo strumento urbanistico, che ha iniziato il suo iter, per coniugare al futuro quegli interventi che servono per una migliore vivibilità urbana, ora, aspetta di selezionare, tra le varie proposte, quelle indicazioni di assetto del territorio realizzabili, cui aspira la collettività.
Caltanissetta tra gli altri temi urbanistici, un problema endemico mai risolto, che si ripresenta ciclicamente, lo pone il centro storico. In vari anni si è sempre discusso di un suo recupero, ma mai convintamente e stata fatta qualcosa per salvarlo dai crolli e dal degrado. Ultimamente, un apposito "programma costruttivo", relativamente ad hoc, ha aperto e chiuso un cantiere, per la rigenerazione di un paio di abitazioni.
Purtroppo, anche gli anni dello sviluppo edilizio, alimentato da interessi speculativi, rivolti ad un'edilizia qualitativamente medio-bassa, hanno prodotto solo periferie disadorne. Vari stock edilizi di queste zone, cosiddette di espansione, in assenza di interventi manutentivi, sono oggi anch'essi soggetti ad un degrado che si propaga. In città è rimasto un surplus di case sfitte e un bisogno abitativo da compensare, mai affrontato con un vero progetto di social house.
Le risorse economiche, di provenienza europea e nazionale di questi anni, non sono state sufficientemente attenzionate, e quindi, sono state lasciate sfuggire. Caltanissetta, città terziaria di lungo corso, con un'economia prevalentemente fatta di occupati nei servizi e nel commercio, senza una particolare vocazione di altra natura emergente, ha resistito sì alla crisi economica di lunga durata, ma ha perso non pochi pezzi di un'imprenditoria, che non ha saputo rinnovarsi, come in altre realtà territoriali.
Gli effetti di questa economia asfittica, li ritroviamo nell'aumento di incapienza di non pochi cittadini. Complessivamente, possiamo dire che il tessuto sociale, per gli effetti del noto fenomeno migratorio del Mediterraneo, in qualche modo ha ricevuto una compensazione anagrafica, nei confronti di un lento spopolamento in atto, e sono comparsi nei quartieri di centro piccole attività artigianali, non nuove, ma che da tempo non erano più presenti in città. Inoltre, un altro segnale importante che la città mostra, da non sottovalutare, viene da alcune nuove tendenze di business, nelle attività di nicchia verso le risorse naturali e culturali in generale.
In questo quadro socio-economico non certo esaltante, per una più che necessaria ripresa della Comunità nissena, la sfida è ardua e l'occasione di un evento coinvolgente non basta. Bisogna convincersi e convincere che l'occasione può diventare opportunità se si potenziano gli elementi di forza e si riducono quelli di debolezza.
Nel metodo, scontato che l'obsoleto modello urbanistico finora in uso, ha relativamente, esaurito il suo compito di normare principalmente l'espansione edilizia. O almeno, non ha più una prevalente motivazione regolativa della trasformazione dei suoli (da agricoli a urbani). Nasce l'idea, che il modo più consono di pensare quale città si vuole in futuro, comporta un minimo di considerazioni sul punto cui è giunto il dibattito urbanistico a livello nazionale.
La città contemporanea, qual è Caltanissetta, forse, non ha conosciuto molto del “federalismo” a macchie di Leopardo italiano, che localmente in urbanistica ha modificato qualcosa. Il Regolamento Edilizio Tipo/Unico (RET/REU), per esempio, è presente in 11 regioni, così come conosciuto da altre regioni è anche il consumo di suolo zero.
In Sicilia, nel suo dibattito corrente, l'urbanistica ha forse ignorato alcuni passaggi e siamo solo in attesa della riforma urbanistica.
Nella revisione del PRG che vogliamo, si può pensare al punto in cui si è giunti, di organizzare un piano strutturale olistico, articolato tra piano strategico e progetto, per uno strumento sistemico in grado di coniugare insieme: ambiente, infrastrutture e insediamento.
Il Partito Democratico, con la nuova pianificazione orientata verso un piano strutturale, che discende dal dibattito urbanistico corrente, trova che almeno due esperienze del passato nella pianificazione inducono a riflettere: una si riferisce alla complessità e alle lungaggini dei processi e l'altra riguarda la dilatazione degli spazi urbani a spese della campagna non più sostenibile. I nuovi orientamenti, che si ritrovano nel modo di affrontare la revisione del PRG, si dimostrano tendenzialmente favorevoli ad una trasformazione urbana rigenerativa, come prezioso ausilio per una città che decide e programma di ripartire.
Comunque, per il PD di Caltanissetta l'ambizione progettuale da realizzare, passa per una smart city accessibile a tutti, che in progress, negli anni a venire, anche con piccoli passi, possa rendere sempre più concreto questo obiettivo.
Il contenuto in termini non esaustivi, e volutamente esemplificativo nelle righe che seguono, vuole essere per la revisione generale del PRG, una traccia, un canovaccio di discussione che il PD intende mettere a confronto con le altre proposte dei cittadini.
Uno degli aspetti che fa discutere, in questo ultimo mezzo secolo, è il sovradimensionamento delle città e la dispersione degli immobili sul territorio, ascrivibile, per la maggior parte, alla cosiddetta rendita di posizione. Per intendersi, quella che ha maggiormente prodotto la speculazione edilizia.
Caltanissetta, lo sappiamo, ci rientra. Non sembra, ma anche la nostra città è sparsa ed estesa, come tante altre, nel territorio con: marcate periferie, villettopoli, borghi e frazioni.
Il fenomeno della dispersione delle costruzioni in ogni luogo, ha comportato forti squilibri territoriali. Il contrasto all'esistente diffusione/dispersione insediativa, infatti, è diventato una necessità. Alcuni sevizi urbani, sono diventati difficili, o quantomeno disagevoli nella loro fruizione. Le soluzioni di carattere edilizio che impermeabilizzano il suolo sono da evitare. Meglio decentramenti funzionali, anche attraverso servizi on line, diventati sempre più soluzioni praticabili per i costi in generale, più contenuti.
La pressione antropica, con le sue invadenti costruzioni edilizie, ha indebolito ogni parte del territorio italiano. Pensare ad una nuova difesa per un territorio già fragile, e ora maggiormente vulnerabile, per le nuove non più sporadiche, condizioni climatiche e atmosferiche, diventa una necessità cogente. Più attenzione, è dunque richiesta, anche per i sistemi idraulici urbani e complessivamente e per quelli di regimazione e convogliamento delle acque piovane.
Il problema dei Rifiuti Solidi Urbani, altro tema territoriale, quasi sempre in emergenza, va strutturalmente riorganizzato e ripensato, sapendo che alcune decisioni e dunque scelte, debbono essere fatte perché non più rinviabili. Pena, la centrifugazione della città, fuori totalmente dagli standard europei di vivibilità urbana. I nodi più importanti per il servizio da sciogliere, riguardano lo smaltimento delle frazioni “secco” e "umido"dai rifiuti. Per il primo un termovalorizzatore di ultima generazione ancora non c'è. E si discute all'infinito senza avere trovato alcuna soluzione. Per la frazione umida, invece, resta il dubbio sull'effettivo smaltimento in discarica controllata.
Il nucleo urbano allargato, le cui funzioni direzionali sono svolte da centro storico e zona “Palmintelli”, per la specificità consolidata, da un punto di vista strutturale va riformato in senso distributivo dei servizi, ferma restando la doppia centralità nei confronti del territorio. I quattro antichi quartieri di centro, attraverso il loro recupero, possono, invece, costituire un rilancio al ripopolamento.
Coppie di giovani ed anziani, incoraggiati da canone concordato e da una dimensione di città a misura d'uomo, sono l'opportunità per ridare linfa a quella residenza ritenuta, da tempo, poco appetibile, e rilanciare un commercio di vicinato che si va spegnendo.
Anche la relativamente recente riforma del catasto, può contribuire a governare il bisogno abitativo dei nisseni se coadiuvato da un apposito ufficio comunale per la casa.
Caltanissetta ha un suo cimitero, con una parte storica-monumentale che va tutelata, e una parte nuova che comincia a necessitare di un ampliamento, possibilmente in altra zona pianeggiante e facilmente raggiungibile da mezzo mobile. Non diversamente, si profila anche la necessità che la città pensi di dotarsi di qualche area a parco e un cimitero per gli animali di affezione.
Il territorio nisseno, nodo trasportistico strategico per la sua centralità, rispetto al resto dei comuni siciliani, specie per il vicino interscambio ferroviario (Xirbi), possiede una valenza economica potenziale di rilievo, specie per la distribuzione di merci. Un punto di forza non trascurabile per l'insieme delle risorse locali. Pertanto, la necessità degli eventuali ampliamenti strutturali, per gli scambi intermodali, va ricercata negli spazi indecisi o nelle dismissioni, e relazionata con altre esistenti sovraordinate pianificazioni.
Nuove idee e nuove prospettive architettoniche, per la massima accessibilità della città sono i nuovi ambiti di una ricerca che l'Universal Design da tempo propone e pratica, riconoscendo che esigenze ed abilità diverse delle persone sono una risorsa. Caltanissetta, volendo fare propria
l'idea di una città accessibile, come già detto, può con l'occasione proporre, con incentivi, agli ordini professionali competenti di cimentarsi per esempio, con i temi della deambulazione, o della percezione dei luoghi.
Il PD nisseno, pensa e si rende interprete propositivamente, che altri modi creativi di intendere l'armatura urbana, possono concepire una maggiore e migliore accoglienza e convivialità, adeguando e creando strutture che rendano indifferente, la fruibilità urbana di persone le cui abilità individuali sono diversificate.
Il sistema infrastrutturale che serve la nostra città, nella sua molteplicità di forme e competenze in cui si realizza, rappresenta l'insieme “materiale” dei volumi e degli spazi nonché la “immateriale” logistica che organizza tutti i servizi. Costituisce, “corpo” ed “anima” di ciò che distingue l'offerta qualitativa del territorio.
Non tutto il sistema dei servizi, ha trovato nell'attuale assetto urbano contemporaneo, una concorde interazione. Con l'occasione del nuovo PRG, la pianificazione che riguarda gli aspetti infrastrutturali, può e deve recuperare le migliori pratiche, per esempio nella mobilità, dove l'inquinamento da trasporto sia privato che pubblico, di segno contrario alla ricercata riduzione di CO2 del (patto dei Sindaci), perpetua l'insostenibilità.
Caltanissetta, tra il surplus edilizio, annovera anche volumi e spazi di proprietà erariale, che per la loro posizione strategica in città, possono essere rigenerati per nuove funzioni integrative di servizi. Caserma Capitano Franco e antenna RAI sono emblematici per funzioni diverse che possono svolgere. L'ex presidio militare con il suo volume e il circostante verde, in area abitativa diventata soprassatura di abitanti, rispetto agli standard residenziali di progetto, può essere convertita in utile integrazione. Invece l'antenna, componente dubitato (per le sue radiazioni non ionizzanti) come elemento di forza del nostro territorio se si vuole, può essere riutilizzata come elemento strategico per la protezione civile su scala nazionale o per un Wi-Fi di ampio raggio. Oppure, a scala più ampia per la sicurezza comunicativa in caso di calamità nazionali per la protezione civile (dalle Alpi alle piramidi), o anche a sede partner per la diffusione radio e tv (DTT o DVB-T) e forse per altro ancora.
Non ultimo, ma pienamente concorrente nel sistema città, entra l'ambiente. Terreni agricoli, verde pubblico (parchi urbani e suburbani), alberature dei viali e, le aree naturali come aree relitto di natura ambientale naturale (Riserve, aree protette) sono gran parte dell'ambiente che concorre alla idea di piano, ma bisogna stabilire come.
Il territorio nisseno, ha un suo suolo agricolo esteso, tra incolto e colture prevalenti di cereali, che andrebbe studiato per una possibile conversione. Non necessariamente in termini di prodotti. Un'alternativa proponibile, sta nelle condizioni che possono favorire una ripresa dell'agricoltura, per esempio, nell'organizzazione in termini produttivi e strutturali di tipo industriale. Trasporti e mercati, come elementi strutturali innovativi da inserire nel processo produttivo agricolo, potrebbero rinvigorire la produzione dell'agro nisseno in termini economici e occupazionali.
Un luogo coerente tipo come immagine di ambiente naturale che si accosta al verde rurale, nel nostro caso il Fiume Imera Meridionale, solitamente viene più visto come elemento cartografico di confine amministrativo. Oppure, come semplice corso d'acqua.
Eppure, non è solo natura ma anche cultura e riferimento per il tempo libero. Con le sue diversità biologiche o le testimonianze di raro valore storico che rappresenta sono un altro punto di forza del nostro territorio. Il suo attraversare tutta la Sicilia da Nord a Sud e i ritrovamenti archeologici sono elementi vivi che raccontano i tempi delle generazioni vissute lungo le sue sponde.
La tutela della Valle dell'Imera Meridionale, sotto forma di Riserva Naturale Orientata, rimane come esempio di una scelta illuminata di conservazione di ambiente naturale, che la città ha saputo mantenere.
Il resto, l'ambiente verde in carico all'uso cittadino, come giardini pubblici, parchi e verde di arredo urbano, nel quadro di un rinnovo della pianificazione, in uso come tanti altri servizi infrastrutturali, con rara o totale mancanza di manutenzione, sicuramente va restaurato e ricalcolato nel suo dimensionamento (standard) rispetto alla popolazione.
Insomma, Caltanissetta alla fine, dovrà fissare nello strumento urbanistico sempre più “strutturale” e meno “regolativo” alcuni “paletti”, e stabilire quali punti di forza debbano orientare la governance della generale revisione del PRG.
Le sinergie tra pubblico e privato e le politiche di settore, sono il background richiesto dallo sviluppo socio-economico di cui ha necessità Caltanissetta.
La pianificazione strategica del PRG può essere uno strumento che coniuga insieme questi fattori.
Infine, questo documento pur non esaustivo, vuole dare un contributo fattivo, alla preparazione delle direttive, previste per la Revisione Generale del PRG.
I nuovi orientamenti, alla luce del corrente dibattito urbanistico, daranno l'occasione per una diversa formulazione interpretativa, utile al territorio nisseno, grazie ad un aggiornato processo locale di pianificazione che sicuramente emergerà.
L'occasione offerta dalla revisione, non sarà il solito insieme di carte richieste dalla burocrazia, a volte impropriamente considerato: “libro dei sogni”, se si riesce, tra componenti sociali, a mettere insieme proposte reali e utili per un combinato sistema inclusivo di ambiente, infrastrutture e insediamento, coerente con la sostenibilità.

Giuseppe Cancemi



mercoledì 17 giugno 2020

Urbanistica in Veneto


  Progetto di legge N. 513






La semplificazione urbanistica del progetto di legge N. 513 presentata alla Regione Veneto, viene annunciata come una risposta alla crisi, dovuta alla pandemia da coronavirus. Con questa specifica nuova normativa, si vuole intervenire sulla rigenerazione delle città venete, fermo restando il contenimento del consumo di suolo.
Il testo presentato ha come obiettivo il rilancio del settore edilizio, in sofferenza già da tempo. Le altre ragioni conosciute ma non citate, dalla relazione di accompagnamento della normativa che s’intende proporre, non palesate, hanno lo scopo di facilitare tutti quegli interventi che dovranno precedere la nuova infrastrutturazione prevista per il Veneto negli anni a venire. Qualcosa come mezzo miliardo per le Olimpiadi del 2026 e tanti altri finanziamenti per Vaia e rigenerazioni varie.
O forse, anche per accreditarsi come fatto compiuto, una potestà legislativa non del tutto definita in materia di urbanistica ed edilizia, per quanto riguarda l’autonomia differenziata per regioni a statuto ordinario come il Veneto. L’urbanistica allo stato attuale, comunque resta ancora costituzionalmente una prerogativa della legislazione statale.
VENETO CANTIERE VELOCE” a chiusura della titolazione della proposta di legge 513 è ben chiara come parola d’ordine, per ciò vuole significare.
Preparazione ad un interventismo tutto edilizio e poco urbanistico senza se e senza ma.

Il mondo ambientalista, che si aspetta una “green economy” dal nuovo governo del territorio il quale, si spera, abbia imparato qualcosa dagli eventi degli ultimi tempi che hanno segnato l’assetto del nostro pianeta Terra, nutre, una qualche perplessità per questo progetto di legge che si annuncia non proprio come si dichiara. Si teme, che in Veneto possa avere luogo ciò che è accaduto in tempi delle mani sulla città. Ma soprattutto si paventa, una deregulation che metta in pericolo le immagini identitarie dei centri e la loro funzione storica. Pende sugli abitati, con questa nuova legge in itinere, la saturazione delle varie zonizzazioni delle città, che finora nel bene o nel male, il PRG ne ha limitato l’aumento di volume e dunque, in qualche modo, anche il consumo di suolo che si vuole, a parole, “contenere”.

Non è certo che questa proposta di legge passi, perché rischia di essere annullata per incostituzionalità. Ma comunque, la tendenza che attraverso l’ambiguità delle parole e la difficile lettura per richiami e rinvii ad altre leggi formino un corpus non univoco, va evitata. Una norma di legge dovrebbe poter evitare letture e/o interpretazioni diverse, le quali potrebbero anche dare luogo a conflittualità interpretativa.

I legislatori che hanno prodotto quell’articolato del progetto di legge n.513 assai favorevole alla cantierizzazione di qualsivoglia intervento edilizio e poco prudenti nei necessari controlli, dovrebbero avere l’umiltà di riformulare i vari articoli riscrivendoli senza rinvii ad altre norme, e nel periodare di una lingua italiana, inclusiva di univocità nella trasmissione del significato.
Nel merito del testo presentato, già a leggere l’art. 2, per esempio, i timori di interventi a briglia sciolta sono il primo pensiero che viene in mente, quando l’inizio dei lavori diventa un automatismo. Basta una semplice comunicazione d’inizio di attività (CILA) per qualsiasi lavoro, financo per quei lavori che necessitano di delicata attenzione nella progettazione e nell’esecuzione.
Magari a non pochi chilometri di distanza dalla più vicina Soprintendenza, può iniziare qualsiasi intervento di restauro e/o di ristrutturazione edilizia. Viene allora da chiedersi quale figura professionale, magari di un piccolo comune, sindacherà quella conduzione dei lavori, se mai vorrà farlo?
Quanti uffici di piccoli Comuni dispongono di un architetto?
Ecco, credo che basti questo esempio, per comprendere il significato della “semplificazione” nel disegno di legge 513. Non ci vuole molto per capire, che quanto si propone con l’articolato delle norme, non dà sufficienti garanzie di salvaguardia dei beni immobili storici da soli e/o insieme, ma anche della loro distribuzione spaziale e dello schema viario. Il tutto, comunque, di quello che può essere coinvolto in lavori di rigenerazione.
Con la legge in questione, il Codice dei beni culturali e del paesaggio si potrà mettere in soffitta!

Quanto altro volume con l’art. 3 potrà essere aggiunto alle cosiddette zone di completamento?
Con i nuovi volumi che fanno aumentare le persone residenti in una zona, saranno ancora soddisfatti i parametri stabiliti dal D. I. 1444, detto anche degli standard residenziali?
Non è tutto qui, ma tanto basta per dire che il nuovo progetto di legge può essere stato concepito con tutte le buone intenzioni che si vogliono, nel senso di migliorare la vita dei cittadini, ma per quello che mostra, appare più proteso a dare mano libera a nuovo cemento che non a fare stare meglio la gente.
I legislatori che lo sostengono ma anche gli altri, sono sicuri che è questo che vuole la gente del Veneto?

Giuseppe Cancemi


sabato 29 febbraio 2020

ROTATORIA SULLA STRADA STATALE N. 50


L’attenzione che deve avere la proposta di un nuovo insediamento commerciale, per il Comune non può che essere massima, perché offerta di lavoro, fonte di reddito, ricchezza del territorio. Ma non vanno trascurati gli eventuali effetti che tale nuovo insediamento può produrre.
A lume di naso, già l’affollato asse viario in prossimità del luogo destinato ad una nuova attività, la quale si sa, muoverà e attirerà nuovo traffico, nell’interesse per primo dei residenti, ci si doveva muovere in termini di tutela della loro salute. L’aumento di emissioni inquinanti, direttamente proporzionale all’ulteriore mobilità, nonché di rallentamento dei mezzi di trasporto dato dalla rotatoria, avrebbe dovuto far pensare ad una misurazione in loco, delle attuali emissioni in atmosfera delle combustioni fisse e in movimento.
Nella premessa che tratta la modifica della destinazione, il motivo della messa in sicurezza che si lega con il progettato fabbricato, fa pensare a un qualche “pericolo” da scongiurare che insorgerebbe a seguito di tale insediamento. Con molta probabilità, tale timore, viene visto dal solo aumento della circolazione stradale. Un prevedibile sovraccarico dell’asse stradale (via Vittorio Veneto) di cui se ne può condividere la percezione, ma la soluzione progettuale di una rotatoria, avrebbe dovuto dotarsi, per questo, di una attenta analisi dei flussi di traffico, che manca.


Nella RELAZIONE ILLUSTRATIVA ED ELABORATO GRAFICO DI MODIFICA, qualche particolare come quello di pag.6 di 9, al punto: “6. Fattibilità dell’intervento sotto l’aspetto urbanistico” desta una qualche perplessità nella comunicazione, che appare abbondante nel sottolineare il sostegno alla necessità di di modifica della Z.T.O. F, trascurando i risvolti di tutela dell’esistente assetto, che possono emergere con il nuovo insediamento.
Nella parte che cita l’art. 7 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG: “...con la conseguente possibilità di modifica delle attuali destinazioni con Delibera del Consiglio Comunale” ci si dimentica dell’importante completamento nella parte finale:“... assicurando i principi informatori del PRG stesso” di quell’articolo.
E quali sono questi “principi informatori” nel nostro caso, se non quelli di salvaguardia degli standard residenziali?
Curioso risulta anche il contrasto letterale del citato art. 24, comma 2bis della L. R. 27/2003, per il quale, l’approvazione/autorizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità”... il provvedimento costituisce VARIANTE...”, mentre il più volte citato art. 7 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG ne differisce asserendo: “...senza comportare variante...”

Nella fattispecie, non si comprende quanto possa essere necessaria una rotatoria per il nuovo insediamento. Il prezzo appare alto. Vengono eliminate aiuole e alberi, parcheggi e uno spazio di aggregazione sociale (Piazza De Luca). Quest’ultimo già configurato da tempo esteticamente per il luogo il quale, in termini architettonici apprezzato o no, ha avuto un suo costo economico. Anche per semplici motivi di spreco, suppongo, che la Corte dei Conti, noni si sia mai mostrata favorevole per tali decisioni.


Nel merito dell’allegato grafico, le linee di contorno dei confini di zona C e di zona F, che separano le aree non sono visibili. La necessità di rimarcare i confini dello zoning, tra le zone C ed F, come per tutte le altre zone, serve per stabilire al momento della progettazione dei piani per i nostri complessi insediativi, il numero degli abitanti utile, per calcolare e dimensionare.
Nella zonizzazione comunale, obbligatoria, La zona F prevede 17,50 mq/ab per attrezzature di interesse generale. La zona C, detta di espansione residenziale, le dotazioni standard sono di 18,00 mq/ab.
Nel nostro caso, gli elaborati di progetto relativi allo zoning, mostrano il prima e il dopo modifica del PRG senza una legenda, e con una linea, forse, di zonizzazione però aperta, perché troncata da esigenze di stampa, che non dice quant'è l'area interessata.

CT GPS - Fa parte dei 13.000 punti geodetici segnati nell'attuale rete viaria italiana
Un semplice controllo numerico, come il conto della serva, con i dati riportati nella già citata pagina 6 di 9, evidenzia una certa difficoltà a capire cosa vogliono significare quei numeri sia di PRG che di progetto. Se prendiamo la voce di verde pubblico a cui viene attribuita al PRG un valore della superficie di 625,00 mq, sapendo che il minimo per parchi urbani e territoriali in zona F è di 15,00 mq/ab per legge, il rapporto tra superficie assegnata e superficie per abitante mi dà un riferimento calcolato di 41 abitanti in zona.

È possibile un tale numero in quella zona dove un paio di condomini già superano le centinaia di persone?
Nel testo, la finalità pubblica della proposta opera, che si vuole giustificare con una riqualificazione delle infrastrutture a difesa delle utenze deboli, spiegata nei suoi punti da a) ad f), sono accomodamenti del tratto pedonale e di attraversamento stradale poco significativi, di quasi manutenzione, che con l’intervento c’entrano poco o nulla.
L’effetto della sola parola “riqualificazione”, forse, isolato per un riflesso condizionato per un uso intensivo negli ultimi tempi in fatto di città, riesce ad evocare una suggestiva acquisizione riferita a qualità e sicurezza dell'abitare sia dal punto di vista sociale che ambientale, in particolare nelle periferie più degradate. Ma non c’entra neppure questo!

Una rotatoria nelle condizioni in cui si trova quella porzione urbana della S.S. 50 appare, senza uno studio attento, come si diceva, solo funzionale alla proprietà privata da insediare. È carente oltre che dei dati di traffico e d’inquinamento anche di quelle verifiche urbanistiche, riguardanti le quantità delle dotazioni minime, previste dagli standard residenziali delle zone omogenee, richieste dal D. I. 1444/68. Eppoi, senza volere entrare nel merito del fabbricato che si dovrebbe andare ad insediare, a giudicare di come il commercio stia cambiando, la questione degli insediamenti specialmente commerciali, meriterebbe da parte di un Comune, ben altri approfondimenti di distribuzione sul territorio, che non di un accomodante parere favorevole.

Giuseppe Cancemi

domenica 1 dicembre 2019

Il giardino di Piazza dei Martiri:

ritrovo della comunità bellunese salotto buono o mercato delle vacche?


Per chi visita Piazza dei Martiri ora, avendola già visitata in altri tempi, si sarà accorta/o che rappresenta una rarità, purtroppo, per l’ennesima occasione “offesa” da un usurante utilizzo che la declassa. La scelta spaziale d’immagine giardino, è un tutt'uno che introduce il visitatore in una città, le cui dimensioni storiche hanno lasciato il segno di un’identità urbana a misura d’uomo. Il nome della stessa Piazza e tutte le vie e piazze adiacenti ne ricordano i tempi dell’umanità che l’ha attraversata. 

Rosario Assunto, filosofo estetico del Novecento a vederne la deformazione per esigenze temporanee mercantili sarebbe rimasto sconcertato, sbalordito. Lo spazio verde, in ambito di luogo d’incontro sociale di ritrovo, contornato da fiori ed alberi non è un luogo qualsiasi che in continuazione possa subirne adattamenti. In senso generale la filosofia dell’Assunto si spinge a definire il giardino: “uno spazio in cui l’interiorità si fa mondo e il mondo si interiorizza! “. Comprimere o peggio annullare l’ideologia di giardino, come non di rado capita a quello di Belluno con kermesse varie, fa perdere di valore estetico e funzionale il principale spazio di ritrovo della comunità bellunese.

Ancora più grave è quello che sta accadendo in questi giorni. Non è importante quanto è stato sollevato da Italia Nostra, la quale, ancora una volta ha voluto ricordare il valore intrinseco del pubblico giardino orgoglio della Comunità bellunese. Quello che rappresenta un valore della natura esaltato dalla creatività, dalla mano dell’uomo, al servizio di tutti, è diventato oggetto del contendere da una rozza demagogia.

Parti politiche e non, a cui forse interessa di più apparire che non essere, banalizzano quello che ancora una volta è un segnale d’allarme per il degrado della città. Insomma, Manzoni insegna: ancora una volta si assiste ad una lotta come quella dei capponi di Renzo, mentre l’urbe, nella sua massima rappresentanza di se stessa, rimane sempre più disorientata.

Giuseppe Cancemi




lunedì 14 ottobre 2019

CENTRO STORICO DI CALTANISSETTA


COSA FARE DI CIO' CHE RESTA DI UN CENTRO STORICO




Il giardino di pietra, immaginato, si concretizza lasciando tutto come si trova. Strano, ma potrebbe essere un modo per rendere fruibili quei luoghi oramai costituiti da ruderi, macerie ed erbe infestanti, separati da tracciati viari in centro storico.
Ancora una volta la materia organica e inorganica può prendere forma con l’ausilio dell’uomo che, con la sua sapienza, sa assecondare e modificare la natura delle cose.
Per rendere accessibili quei luoghi della memoria, testimonianza di come l’incuria e l’abbandono finiscono per annullare ogni ricordo delle passate generazioni. Basterebbero tanti piccoli interventi “verdi”, partecipati dai cittadini.
Potrebbe fare scuola, l’esempio di quei nisseni che si sono impegnati nella cura delle piante per aderire al “Concorso Balconi Fioriti”.
Insomma, per il centro storico bisognerebbe fare un atto di umiltà. Una necessaria nuova azione antropica di restituzione alla natura, di quanto l’uomo non ha saputo conservare.
Alle piante spontanee e non, il compito di ingentilire i luoghi e consentire con appositi percorsi di mostrare, appunto, un GIARDINO DI PIETRA.

Occorrente:
- un aiutino, volano delle istituzioni pubbliche e private;
- associazioni ambientaliste e volontariato di buona volontà (necessario bisticcio di parole per intenderci);
- messa in sicurezza dei comparti crollati non ancora rimossi e dei ruderi già esistenti;
- pulizia della viabilità nei suoi tracciati di ambiente urbano;
- adozione e scelta con cura delle piante spontanee, curando che la biodiversità sia di tipo mediterraneo;
- aggiunta di nuove piante anche da interno e qualche essenza arborea, selezionate in modo strategico, per dare colore e luce agli ambienti feriti a morte;
tanta ma tanta FANTASIA per inventarsi una conversione non invasiva di reperto storico-urbanistico, nel suo genere, forse esclusivo.

Giuseppe Cancemi

POVERA SIRIA MARTORIATA



ANNO 2019, LA TURCHIA ATTACCA I CURDI 



CALTANISSETTA, CENTRO STORICO 2019

PROVVIDENZA: progetto Pilota e Via Mazzini Social Home


Rilevo con particolare attenzione, che la mia "provocazione" con il "giardino di pietra" di qualche giorno fa, ha fatto riemergere l'assopita diatriba sul recupero del centro storico. Riguarda, l'ultima trovata eufemisticamente chiamata "Piano di Recupero" che consta di un “Piano Pilota” e di un’aggiunta al progetto denominata “Via Mazzini social home”. A dir vero, di recupero in questo progetto urbanistico, troviamo solo il titolo di come viene chiamato nell’insieme il documento progettuale.
L'arch. Saggio e altri professionisti, nonché il Presidente regionale di Italia Nostra arch. Leandro Janni già hanno avuto modo di rilevare sin dal 2012 che detto piano composito, elaborato dal Comune, in sinergia con lo I.A.C.P. e la "benedizione" della Soprintendenza, con le sue demolizioni, alterava il tessuto urbanistico nel suo insieme paesaggistico nonché architettonico dei luoghi. Gli ultimi abbattimenti in centro storico, sappiamo, che in questi anni, hanno amplificato la logica di ciò che si “può abbattere” differenziandola da ciò che va salvato, quasi ad incoraggiare nuove assurde demolizioni. La città comunque, non ha ancora dimenticato i relativamente recenti interventi, che hanno cancellato interessanti riferimenti storici, più volte segnalati ed attenzionati da Saggio.
L'attuale Amministrazione ritorna ancora alla carica, riproponendo il citato progetto che, anni addietro, aveva suscitato in qualche modo perplessità nella magistratura amministrativa.
L’intervento da realizzare, adesso, oltre ad essere ” Progetto Pilota” diventa di riqualificazione, aggregando un’aggiunta denominata “Via Mazzini social home ” che non è chiaro cosa vuole indicare nel suo inglesismo. Forse il progetto, 


voleva richiamarsi, per similitudine, al social housing, che viene inteso, per definizione, come approccio all’abitare sostenibile e mediante un’impatto positivo nel rapporto tra città e abitanti di quel luogo.
Ma credo che il ricircolo del progetto “Pilota” + “Via Mazzini social home ” non abbia ancora sciolto l’importante nodo della trasformazione urbanistica in pieno centro storico.
Intanto, a quest’ultima recente riesumazione, si aggiunge al caso una nuova perplessità che pur non essendo di un vero e proprio conflitto di interesse, resta sempre un difetto che incide nella forma e nella sostanza: l’originario progettista intestatario del “Progetto Pilota”, per le mutate condizioni amministrative comunali, resta nella “filiera” operativa occupando il ruolo, stavolta, di figura politica di riferimento istituzionale.


Giuseppe Cancemi

venerdì 11 ottobre 2019

La Confindustria di Caltanissetta si ripropone




CONFINDUSTRIA NISSENA CHI?



A proposito di Confindustria nissena che si vuole incontrare col Ministro Provenzano trovo che sia il minimo, dato il grave e colpevole ritardo che ha, stante alle condizioni economiche del territorio. L’economia di una Comunità che vive di terziario non può fare a meno di occasioni di lavoro che provengono dalle imprese artigianali, industriali e commerciali. A Caltanissetta, da tempo, da quando è ferma l’edilizia, l’orologio dell’economia si è arrestato. A parte i centri commerciali, già in declino, poco o nulla gira agli effetti di una imprenditoria con radici nel territorio. Si producono solo eventi che muovono un turismo minimo prevalentemente cultural-religioso, con presenze limitate nella quantità, nella qualità e nel tempo. Il consumo alimentare ha un suo peso, mentre languisce quello commerciale con la concorrenza spietata on line che fa la parte del leone. L’unica forma imprenditoriale che aveva una visibilità mondiale, anche se non ha minimamente inciso a livello territoriale, ha venduto e traslocato. Insomma, mi chiedo e mi viene da chiedere, cosa mai vorrà chiedere la Sicindustria nissena al Ministro?

Chi chiede l’incontro è il Reggente di Caltanissetta. Una figura rappresentativa ma senza l’investitura di una “forza” imprenditoriale che di solito elegge i suoi organi. In sostanza qualcuno di buona volontà il quale in nome di una Confindustria che numericamente, forse non c’è, si rivolge ad un rappresentante dello Stato.
Si prospetta che vorrà discutere di una “questione industriale”. Bene dico io, ma con quali elementi concreti? Per dirla tutta, le istituzioni territoriali non hanno mai pensato che per prosperare la sola economia terziaria non basta. Non si è mai pensato di cimentarsi con progetti di sviluppo articolati sinergicamente da istituzioni varie. Sa Sicindustria locale che uno sviluppo deve essere pensato e promosso da progetti di ricerca?

Per fare un per esempio, cito il coordinamento sorto in una piccola città come Belluno (36 mila abitanti), la quale, sin dal 2017 firmando una convenzione con gli istituti superiori per un nuovo spazio: Digital Innovation Hub Belluno Dolomiti, ha dato luogo ad un raccordo tra imprese, enti e ricerca.E mi fermo qui!

Voglio solo aggiungere che, per fare, bisogna avere qualcosa da proporre e non “affidarsi al buon cuore” dell’interlocutore, sia pur esso autorevole.

La politica di Caltanissetta nei vari ambiti amministrativi, quindi, prepari i suoi progetti mettendo in campo e in relazione le sue migliori forze. Gli imprenditori da parte loro, si facciano parte diligente e unitamente con le forze sociali e le istituzioni facciano squadra. Solo così potranno, insieme, portare avanti realmente quei disegni comuni che producono effettivo sviluppo sociale ed economico.

Giuseppe Cancemi

venerdì 20 settembre 2019

TEMPESTA VAIA


Eliminazione delle ceppaie. Anche con esplosivo?



Non di rado, in questi ultimi tempi, la stampa locale si sta occupando di un problema “tosto” ereditato dalla tempesta Vaia. Si tratta di ciò che è rimasto delle parti di boschi rasi al suolo dall’imperversare di Vaia, fortunale che ha lasciato sul campo tantissime ceppaie che non facilitano il rimboschimento che si vuole fare. Quello che risalta di questo problema, è l’assidua e ripetitiva presenza sulla stampa di quella che sembra essere l’unica preoccupazione per la Regione: l'eliminazione delle ceppaie (non tutte, sembra) con esplosivo. Appare quasi come quella tecnica consumistica che si usa in pubblicità, che con il permanere di notizie e/o di immagini assillanti, si suscitano nel cittadino quei consumi indotti che non sono propriamente necessari.
Due noti esperti di demolizioni edilizie mediante micro cariche esplosive, sono i protagonisti delle cronache del dopo Vaia. Stanno studiando la possibilità di rimuovere alcune delle ceppaie rimaste dopo che la bufera ha raso al suolo interi boschi (41 mila ettari, si dice). I segni lasciati di qualche decina di milioni di alberi!
Ciò che si spera è, che se si dovrà usare l'esplosivo, la scelta traumatica per i luoghi sia attentamente vagliata nei suoi prevedibile impatti con un’accurato progetto mosso da un’attenta analisi di costi e benefici non dettati, come si usa fare, da logiche afferenti ciò che è solo monetizzabile.

Il progettato uso di esplosivo, da un punto di vista ambientale per eliminare le ceppaie sia pure con microcariche, suscita una qualche perplessità. Siamo in presenza di un intervento che ha un certo impatto con problematiche di tipo ecologico, agronomico e perché no anche di natura geologica, il quale impone una progettazione secondo natura non certo compatibile con la rimozione mediante cariche esplosive.


Va bene che sono micro esplosioni, ma si parla di cariche fino a 200 grammi che proiettano da 20 a 50 metri di distanza brandelli di ceppaie e tutto quanto sta intorno che, nei punti di utilizzo di cui si fa cenno (superfici con pendenze anche elevate), possono diventare piattaforme di lancio assai coinvolgenti per gli ambienti circostanti.

A giudicare dalle foto pubblicate sulla stampa locale, sulla rimozione sperimentale con esplosivo, di selezionate ceppaie è già iniziata. Nella preparazione della volata, però, qualcosa non convince. Una delle immagini pubblicate fa vedere il posizionamento in modo radiale di una delle cariche nella ceppaia: cioè in senso trasversale alle fibre, su un materiale per natura anisotropo quale è il legno. Le proprietà meccaniche del legno, si sa, hanno differente comportamento lungo le varie direzioni, e questo dà da pensare su quel foro.
Confidiamo però, che questi esperimenti fatti ad Asiago, non siano prove empiriche ma prove sul campo, circoscritte, per lo studio di modelli matematici di laboratorio al fine di testare, forse, i limiti della biocompatibilità. La rapida combustione qual è l’esplosione, anche se di superficie, qualche problema lo pone. Come minimo è un “disturbo” su larga scala. Una più o meno grande “scossa” dei luoghi che potrebbe influire sugli equilibri di tipo idrogeologico e forse anche tettonici. La propagazione delle onde sismiche generate, potrebbe “disturbare” qualche faglia e/o falda, agevolare qualche piano di scorrimento di frana, insomma interferire con la già precaria fragilità del territorio.

Non meno problematico è l’aspetto più complessivo di natura ecologica. L’ecosistema bosco rimasto, con le esplosioni, non sarà certo immune da forti disagi specialmente per le sopravvissute specie floreali e faunistiche. Oltre a subire le presenze umane dei mezzi e dei boscaioli in massa, dovranno anche resistere all'inevitabile forte inquinamento acustico e atmosferico.

La ricchezza di biodiversità, orgoglio della montagna certo, con sistemi che non sapranno prendersi cura dei biotopi sopravvissuti, rischia di essere pesantemente intaccata.

Da un punto di vista agronomico, senza essere esperti, è facile immaginare quale scompiglio sarà portato al suolo agro-forestale, se esposto ad esplosioni numerose ed estese. La vita del sottobosco e quella dei microrganismi del terreno allora, dove non è possibile operare con i mezzi conosciuti (fresatura e carotaggio), sarebbe bene forse, lasciarla com'è.
Meglio lasciare fare alla natura.
L’avanzata tecnologia delle microcariche forse fa risparmiare e in qualche caso è utile per evitare incidenti ai lavoratori ma non è certo amica dell’ambiente, dunque non sostenibile.

L’esperienza in materia di demolizioni anche
se adoperata per importanti strutture edilizie, non può essere esportata tout court nei confronti dell'ambiente. Scelte simili per luoghi dove esiste una natura, è il caso dire: "viva e vegeta", diventano una violenza verso quei biotopi che la subiscono.
Si rifletta! La montagna, i boschi, i fiumi sono luoghi naturali di vita che vanno trattati con
grande attenzione. Gli interventi più che mai debbono essere preceduti da uno studio di valutazione di impatto ambientale, non come atto formale ma piuttosto come atto sostanziale, capace di prefigurare gli scenari d’intervento, e non senza, eventualmente, propendere per l’impatto zero.


Giuseppe Cancemi


Il Gazzettino di Belluno 25/9/2019