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martedì 13 settembre 2011

Caltanissetta: Viale Regina Margherita

 
Evoluzione dello stradone dei Cappuccini della “Fedelissima Capovalle”





Lo scenario politico, economico e sociale




In Europa, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, vi è stata una rivoluzione mercantile, demografica, agricola, industriale, delle comunicazioni, dei trasporti e del mercato del lavoro che diventerà una pietra miliare nella storia dell’evoluzione del consorzio umano per i segni profondi che ha impresso in economia, in politica e nella società.



Lo spazio politico, amministrativo ed economico nel quale, anche Caltanissetta, urbanisticamente, con il suo evolversi tra due civiltà (contadina e dello zolfo) appartiene ad un dato periodo storico, caratterizzato da un solo emergente e dirompente fenomeno: la Rivoluzione industriale.

Un fenomeno che trasforma tutto in poco tempo, nell’economia, nei trasporti, nella produzione, nella finanza, nelle innovazioni e nelle scoperte tecniche e tecnologiche, insomma qualcosa i cui effetti provocano un cambiamento così repentino e straordinario tale che l’affermarsi, dà inizio ad nuova società.



Nel periodo di amministrazione pre-unitaria dominato dalla famiglia Borbone, Caltanissetta, per la sua fedeltà ma anche perché produttrice di zolfo necessario come merce da esportazione nella bilancia del commercio con altri stati fuori dal regno delle due sicilie, diventa una delle 7 capovalli di Sicilia e sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale, con i distretti di Piazza Armerina e Terranova (Gela). Per questa elevazione di rango della città i nisseni riconoscenti, non parteciperanno ai moti rivoluzionari contro la famiglia Borbone (nel 1820) subendo, per questo, stragi e saccheggi dai comuni del suo entroterra (San Cataldo, Villalba, etc.) che da questa dominazione si sentivano oppressi.



Villa "Amedeo" già, in passato, villa "Isabella"
Dopo l’Unità d’Italia il capitalismo nelle campagne in Sicilia è oramai affermato  e le miniere, nuova rendita per i signori dello zolfo, “tirano”. La crescita della popolazione in città avviene per una necessaria “terziarizzazione” e per esigenza di mano d’opera richiesta dalle miniere. Nel primo ventennio del secolo XX la popolazione si stabilizza sui quarantamila abitanti del primo decennio e nonostante il manifestarsi della crisi dello zolfo la città cresce del cinquanta per cento.

Anche a Caltanissetta con il diffondersi dell’industrialismo, viene superata la produzione diffusa e si sancisce la stretta unità tra industria e città. Ne è conseguenza l’emergenza città, nel senso che occorre una organizzazione del territorio e degli insediamenti più rispondente ai nuovi bisogni dell’imprenditoria. Viabilità e trasporti, ordine pubblico, problemi sanitari, residenza agevole per i nuovi signori delle terre e delle miniere sono i nuovi termini dell’abitare in città.

Caltanissetta ha il suo boulevard (Viale Regina Margherita) nel corso di un mutare di eventi storici e politici, in un arco di tempo che è attraversato dalla storia italiana di oltre due secoli: iniziata con uno Stato pre-unitario  "aristocratico", dominato dalla famiglia Borbone, seguito dall’unitario "liberal-conservatore", con la famiglia Savoia egemone, proseguito in un ventennio di monarchia e totalitarismo "fascista" per approdare al democratico "repubblicano" vigente.




La trasformazione urbana




Le città, per dirla con Benevolo, prima dell' 800  erano dei contenitori dove: "ogni generazione tendeva ad occupare il posto delle precedenti e a ripeterne il destino".

Nel Settecento, l'economia di Caltanissetta era principalmente agricola, con una modesta concentrazione umana in una amplissima campagna. L'armatura urbana si conserva pressoché immutata già da qualche secolo ed è la baronia dei Moncada a dominare i rapporti della vita comunitaria. La proprietà nel periodo considerato era di tipo feudale con tutte le caratteristiche del feudalesimo: la proprietà della terra era sostanzialmente collettiva, era un attributo dell'autorità regale, in cui i feudatari esercitavano solo alcuni diritti (economici, giurisdizionali, etc.) come ricompensa dei favori dei doveri nei confronti del sovrano, ereditavano ma non divenivano proprietari delle terre.



La città di Caltanissetta, secondo L. Barrile, nel XVIII secolo risultava formata da quattro quartieri (San Rocco, Santa Flavia, San Francesco e Zingari) separati da due strade:  i due tronconi via del Collegio degli studi e via dei Cappuccini o via Grande (attualmente denominato tutto corso Umberto I) e l’altra strada che s’incrocia in piazza Garibaldi, costituita dai tratti via Fondachi o dell’Albergheria e via Monastero di Santa Croce (oggi  interamente via Vittorio Emanuele II).



In questo tessuto vengono realizzati i quartieri San Rocco e Santa Flavia, sopra e sotto corso Umberto I (già via Collegio degli studi) e Canalicchio (ora viale Testasecca). San Rocco si rivelerà come la zona privilegiata dalla borghesia nascente, con abitazioni signorili sulle strade all’epoca più importanti (Cassarello, dell’Aquila Nera), in cui si nota che l’edilizia è protesa verso una ristrutturazione volta ad arricchire l’estetica.



Proprio in quell’epoca si può dire che a Caltanissetta viene sancito l’inizio dello sfruttamento edilizio e fondiario. L’edilizia regolare dei nuovi quartieri (San Rocco, Santa Flavia e degli Zingari) con il loro crescere ne sono una testimonianza di sfruttamento razionale dello spazio, prima rurale ora urbano, per il disegno complessivo di tipo quasi ippodamico. Lo spazio viene diviso e costruito non più casualmente ma attraverso maglie viarie e edificatorie di tipo geometrico.

Dopo il Settecento le pesanti ristrutturazioni che seguono non permettono di individuare quale fosse l’edilizia residenziale dove si trovava l’aristocrazia, però, è possibile interpretare alcune tendenze insediative, annotando come il quartiere Santa Flavia risulterà poco appetibile per l’edilizia residenziale, se si fa eccezione per via Maida e via Re d’Italia, mentre il quartiere San Rocco, si distinguerà come luogo, per il fatto che per un certo tempo si arricchisce di edifici apprezzabili nella loro fattura.

Il capitalismo a Caltanissetta oramai è presente non solo nelle campagne e nelle zolfare con la figura del gabellotto, ma comincia a comparire anche in città. È un’imprenditoria di città che si annuncia con contese di risorse e di diritti,  in opposizione alla sfera del diritto pubblico, costringendo sul terreno del confronto una legislazione garantista in materia di proprietà e l’insorgente necessità per pubblica utilità.



A Caltanissetta nel 1821 si iniziano i lavori per realizzare la villa comunale “Isabella” (oggi villa Amedeo). È la scelta politica dei grandi lavori pubblici che in ogni epoca compare per diminuire disoccupazione, miseria e tensione sociale. Non a caso avviene dopo i saccheggi operati dei moti anti-borbonici guidati dal principe Galletti della vicina S. Cataldo.

Si comincia con questa opera importante ad occupare quell’estremo lembo della città lungo lo stradone, oltre le “mura”, che porta ai Cappuccini, ove già sono schierati quasi frontalmente il convento omonimo e la chiesa di S. Giuseppe.

La villa ispirata ai giardini all’italiana e impiantata su un’area pianeggiante verrà ingrandita a valle e completata nei primi del ‘900 su progetto dell’ing. P. Saetta.

Viale Regina Margherita, un “boulevard” largo 30 mt., esiste in tutta la sua lunghezza, grazie ad un Ottocento che sulle orme di un’Europa in espansione ad imitazione (nel suo piccolo) ha voluto sacrificare un caseggiato esistente nella collinetta, denominata Isola Tondo, in prossimità di uno spiazzo detto largo delle Botteghelle (all’altezza dell’attuale scuola elementare “San Giusto”) nel bel mezzo di un asse che dalla “Rotonda” congiunge il c.so vitt. Emanuele, all’altezza della via XX settembre.


CRONOLOGIA DI ALCUNI EVENTI 
 
1556  Costruzione del Ponte Capodarso che arricchisce la viabilità di penetrazione siciliana


1813-16 Ferdinando III abolisce la feudalità 
1816 Unificazione dei due regni (Napoli e Sicilia) sotto Ferdinando I, già Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia

1819  Caltanissetta diventa una delle 7 capovalli con i distretti di Piazza Armerina e Terranova con sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale

1820  Moti rivoluzionari contro i Borboni repressi dai napoletani Caltanissetta subisce stragi e saccheggi per non avere partecipato ai moti contro la famiglia Borbone in quanto riconoscente per quanto era stato fatto per la città ad opera di questi ultimi
1821-28 Costruzione della Villa comunale "Isabella" (ora "Amedeo") per lenire  la generale disoccupazione della classe operaia
1832 Due statue  (Ferdinando I e Francesco I) di marmo vengono innalzate rispettivamente nelle piazza, ora Garibaldi, e prospiciente la chiesa del Collegio dove ora esiste la statua di Umberto I
1838 A frutto dell'accoglienza fatta a Ferdinando II e alla regina Isabella viene disposta la costruzione di due strade:Caltanissetta - Piazza A., via Barrafranca; Caltanissetta - Canicattì entrambe a spese della provincia e dai regi fondi 
1844  Caltanissetta con Bolla Pontificia di Gregorio XVI viene eletta sede vescovile
1848  Moti rivoluzionari con cacciata definitiva dei Borboni
1854-55   Lutto in città per il colera. Per ringraziamento dello scampato ulteriore flagello viene costruito un Ospizio attaccato alla chiesa di S. Michele
1857  Apposizione di tre croci in tre luoghi diversi: ZIBOLI, cappella dove si conservano i gruppi sacri; fondo GAGGIANO, lungo la via per Palermo; SABUCINA, Pizzo Rossello(Calafato ?); per ricordare una missione di 8 frati Capuccini 
1859  Apertura del Seminario vescovile
1864  Illuminazione a gas
1865  Legge che distingue i fondi rustici da quelli urbani (Legge n. 2136, 26-1-1865)
1866  Pastificio "Salvati" 
1866  Apertura della Biblioteca Comunale 
1868  Apertura del Nosocomio pressso i pp. Capuccini
1870  La mongolfiera di POITEVIN si alza e sorvola Caltanissetta
1870-1904 Costruzione del Palazzo Provinciale
1870  Progettazione (Arch. Di Bartolo) e deliberazione, riprogettazione (Ing. Tacchini)
1878-82 sospensione dei lavori e introduzioni di varianti e modifiche (Ing. Musumeci)
1897 Ultimazione dell'edificio
1904 Definitiva ultimazione dopo le decorazioni e la messa a dimora di infissi, impianti, arredamento
1870-71  Realizzazione di sculture in marmo a G. Rossini, V. Bellini, U. Foscolo, G. Mazzini e G. Garibaldi ad opera dello scultore nisseno Giuseppe Frattallone (Villa "Amedeo")
1871 Legge che dà il via alla formazione del Catasto dei Fabbricati (Legge n. 267, 5-1-1871)
1875 Si inaugura il Teatro Principessa Margherita
1877 Si stanziano i finanziamenti per l'acquedotto Geraci Geracello, si inaugura la Pescheria, viene pronunciato dal sen. Perez un discorso a favore della ferrovia Palermo-Vallelunga- Caltanissetta
1878 Iniziano i lavori per la costruzione del Cimitero- legge 11-3-1817, Cimiteri fuori degli abitati-Paura delle epidemie ? (colera, vaiolo, ecc.)
1879 Inaugurazione dei lavori di conduttura dell'acqua proveniente dalla Geracello
1879 Arrivo dei Valdesi a Caltanissetta
1880 L'astonomo DENZA visita l'osservatorio meteorologico ubicato sulla chiesa dei Capuccini
1881 Scoppio in miniera (Gessolungo): 66 morti, 40 feriti gravi
1882 Si inaugura l'Istituto "M. Calafato" per ospitare le figlie dei minatori morti nell'incidente dell'anno 1881 alla Gessolungo. Nuovo incidente alla miniera Tumminelli del gruppo Iuncio con 13 morti e 80 inabili al lavoro
1887  Abbattimento dellaChiesa del Carmine (anche Maria SS Annunziata) dopo la demolizione dell'attiguo convento Trecentesco dei Carmelitani scalzi
1891-1893 Nascita dei Fasci Siciliani (nel Nord Italia 1871) - Il governo Giolitti li tollera, il successivo governo Crispi li reprime13-1-1894, il prefetto di Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia
1893 Creazione del Ricovero di Mendicità " I. Testasecca" con ricompensa per il benefattore a cui  intitolato l'istituto del titolo di conte
1900 Si inaugura il monumento a Cristo Redentore (sett. 1900)
1900 (?) Monumento di marmo allo scultore G. Frattallone morto nel 1874 (villa "Amedeo")
1903  Monumento a Garibaldi (Piazza Calatafimi)
1908  Monumento a Mauro Tumminelli (salita Matteotti)
1922  Monumento ai Caduti (Viale regina Margherita)

lunedì 12 settembre 2011

BELLUNUM :

I PREZIOSI SACCHETTI PER IL SECCO


Dal Portale Bellunum, Ecosportello
La notizia che Belluno ha raggiunto il 73-74% di raccolta differenziata, diffusa in questi giorni, appare lusinghiera nei confronti di un traguardo (oltre il 65 %) da raggiungere entro il 2012, fissato dagli obiettivi del piano di gestione provinciale. Anche la decurtazione della tariffa per le utenze domestiche è un dato apprezzabile. Lo è forse meno per alcuni, la rimodulazione delle quote che premia o penalizza le diverse categorie delle utenze economiche/commerciali.
I comuni cittadini, però, penso abbiano bisogno di più attenzione nella conduzione del servizio che la Bellunum svolge.
Non è raro che i vari cassonetti  nei giorni festivi o in prossimità di essi, risultino traboccanti. Ma la cosa che più forse dà qualche fastidio è la distribuzione dei sacchetti per la raccolta dei rifiuti non riciclabili (il secco). I cittadini che debbono ritirare detti sacchetti  possono farlo solo raggiungendo la via Feltre al numero civico 91.
L’orario, per il ritiro è arzigogolato in modo forse comodo per l’azienda ma molto scomodo per i cittadini e con costi per la collettività che potrebbero essere evitati.
Intanto, l’orario che espone il sito su internet è diverso da quello mostrato, quasi illeggibile,   sui vetri dell’ecocentro. E siccome è valido quest’ultimo, uno che consulta internet solo se è fortunato non rimane dietro la porta.
Una dislocazione decentrata ad una estremità della città, com’è l’ecocentro, costringe gran parte degli utenti  a muoversi  con mezzi  vari anche meccanici. Inoltre, per essere sicuri di non fare un viaggio a vuoto, debbono ricordarsi dell’orario di ricevimento che varia, come detto, di giorno in giorno e se non pensionati o casalinghe debbono chiedere un permesso per allontanarsi dal lavoro.
Belluno: vetrina degli uffici di Ecosportello
Per aver un’idea di quanto costa far muovere gli utenti anziché il fornitore di servizio, basti pensare che molte  persone, giornalmente, a causa di questo  ritiro di sacchetti, sprecano  carburante, aggiungono inquinamento, appesantiscono il  traffico e i parcheggi nella zona dell’ecocentro e, ciliegina sulla torta, si fanno carico del tempo di allontanamento dal lavoro, non richiesto da un più semplice ritiro.
In tempi di ristrettezze economiche come quelli che stiamo attraversando, mi sembra che se non si vogliono continuare a sprecare inutilmente risorse, bisogna cominciare a razionalizzare ogni cosa.
Propongo perciò, sommessamente, di modificare la distribuzione attuale con una che, utilizzando le stesse chiavi di apertura dei cassonetti del secco, consenta di ritirare i sacchetti  da un distributore ad hoc. La distribuzione potrebbe essere articolata per pochi punti strategici  della città, per un solo punto baricentrico, o davanti l’ecocentro stesso,  ma il tutto funzionante 24 ore su 24.

domenica 11 settembre 2011

Caltanissetta


EMERGENZE...


 




















Grande considerazione per il pedone




































































































  Guarda ... e confronta



Degrado !!!
























mercoledì 7 settembre 2011

A buon intenditor... poche parole


Vivere la città

Ambrogio Lorenzetti - Buon Governo - Siena


“ La città. I moderni hanno quasi dimenticato il vero senso di questa parola: la maggior parte scambia le costruzioni materiali di una città per la città stessa e l’abitante della città per un cittadino. Essi non sanno che le case costituiscono la parte materiale, ma che la vera città è formata dai cittadini.” 

 (Jean Jacques Rousseau)

martedì 6 settembre 2011

L'oro nero in Sicilia

Giacimenti ... culturali o minerari?


Piattaforma di perforazione in mare
Gulf Italia, Agip, ENI, Anic, Petroli dell’Isola sono nomi delle società che si sono occupate dei giacimenti di petrolio in Sicilia: tra Ragusa, Siracusa, Gela e Palermo negli anni ‘50-‘60, dopo un sonoro fiasco con le ricerche fatte in epoca fascista. Dei poli petrolchimici di Gela e Siracusa ricordiamo, come in un flash, solamente il libro scritto dai sociologi E. Hytten e M. Marchioni: “Industrializzazione senza sviluppo”, dal titolo ampiamente significativo che non ha bisogno di spiegazioni e l’odore nauseabondo, emesso dalla trasformazione dei prodotti petroliferi, presente costantemente nell’aria in territorio di  Priolo Gargallo, nonché della contaminazione di suolo e mare nella penisola di Magnisi contigua alla Riserva Naturale Saline di Priolo.
Tutte hanno lasciato un segno nel territorio che nei siciliani crea una sorta di rifiuto a nuove attività imprenditoriali petrolchimiche le quali hanno alti costi per ogni posto di lavoro, sono poco sicure e hanno un forte impatto ambientale.
In Sicilia i veri “giacimenti” sono culturali. Sono quelli che si debbono riscoprire e promuovere!

lunedì 5 settembre 2011

Urbanistica a Caltanissetta


L’ex mulino Salvati? … Nuovo volume da riempire!


Sono cominciati i lavori che preludono ad una nuova costruzione edilizia nel sito dove prima, al tempo della Rivoluzione Industriale, esisteva un mulino a vapore: il “Salvati”. Questo mulino viene annoverato, dallo storico e giornalista Walter Gruttadauria, tra quelli azionati dall’energia sviluppata dal vapore, scoperta e impiegata dall’industria dell’Ottocento. Nel territorio di Caltanissetta prima del Salvati altri mulini puntigliosamente annotati dal Gruttadauria nel suo articolo pubblicato su: La Sicilia del 29 marzo 2009, venivano  azionati dallo scorrere dell’acqua come fonte energetica.  Questi mulini idraulici in voga sin dal Medioevo, nel tempo, per scarsità pluviale nei nostri  territori,  lasciarono il passo all’impiego del vapore. Caltanissetta a quel tempo aveva una sua archeoindustria. Le miniere e i mulini ad acqua. Le modernità urbanistiche dell’epoca,  un po’ in ritardo per la verità,  apparvero in momenti di crisi occupazionale della città con il Viale Regina Margherita (alla maniera dei Bulevard), la Villa Isabella (oggi  villa Amedeo), il palazzo provinciale e il nosocomio.
Il mulino in causa, come è facile intuire, appartiene al contesto industriale che utilizza vapore ed energia elettrica all’insegna del progresso e rappresenta un segno importante nell’evoluzione ottocentesca di Caltanissetta. Il proprietario dell’omonimo mulino viene ricordato come uno scienziato che ha introdotto  in città un primo studio di radiologia. Insomma, tra le coordinate che segnano la storia evolutiva di Caltanissetta il toponimo “Salvati” è sinonimo di reperto collegato con la Rivoluzione Industriale il quale, però, con la nuova costruzione, rischia di essere cancellato.


Tubi in terracotta per lo smaltimento delle acque pluviali

Purtroppo, la delimitazione del centro storico di Caltanissetta, nei piani comunali, non comprende il caseggiato ex mulino “Salvati” e l’attribuzione di zona B del PRG a quest’area, consente ogni possibile stravolgimento di  natura storica dei luoghi.
Tutti sanno, al di là delle “carte” dove  a volte si stabiliscono cose assurde, che esiste un  modo diverso di “sentire”, di  “vedere”, di “presentare” la propria città. Un nuovo volume che sostituisce uno caseggiato preesistente che testimonia una tappa storica della città, “taglia” importanti radici della comunità locale.
 E anche se per alcuni con la cultura “non si mangia” (sbagliato!), una comunità che cancella le tracce della propria storia risulta per altre realtà anonima, non produce cultura, non concorre alla formazione dell’uomo e del cittadino. Ricordo a mo’ di esempio che Firenze per l’alluvione del 4 novembre 1966 segnò sui muri una linea con la scritta: qui arrivò l’Arno l’anno 1966.
Invece da noi, sotto gli occhi distratti dei nisseni,  ci si accinge a cancellare un segno urbanistico di passaggio storico, senza che alcuno (preposto e no a preservare la storia, la cultura, l’interesse generale) se ne preoccupi. Una domanda allora sorge spontanea: il divario socio-economico-culturale  tra una città del Nord grossomodo simile per popolazione e territorio a Caltanissetta  e quest’ultima,  non vorrà significare qualcosa?

sabato 3 settembre 2011

Belluno


A sostegno della "Biodiversità" degli ambienti naturali
Qualche tempo fa su un quotidiano locale è apparsa una polemica promossa da una gentile signora verso i finanziamenti per il mantenimento del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Prefigurava una rinuncia al mantenimento del Parco in alternativa di tanti micro finanziamenti agli Enti Locali per opere massimamente viarie.
Monte Civetta
Sommessamente vorrei dire, alla di lei rispettabile opinione, che può trovare luogo l'alternativa proposta se ci si limita ad una lettura tutta economicistica dell’istituzione Parco, dove i finanziamenti vengono visti come mero mantenimento del personale che vi lavora. Se proviamo, però, a guardare più in là degli interessi localistici forse scopriremo che il nostro territorio è una tesserina di un puzzle molto più ampio che si chiama Italia, Europa, pianeta Terra. E si dovrebbe riconoscere che una economia basata semplicemente su costi e ricavi monetizzabili non si può applicare alla contabilità ambientale che è di più ben ampio valore e respiro. Allora si dovrebbe capire che la conservazione, la salvaguardia, la tutela e l’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio non sono uno spreco. L’ipotesi alternativa proposta di utilizzare quanto si spende per il Parco in strade per  “raggiungere determinate aree con mezzi meccanici”  fa a pugni proprio con il valore del bene ambientale “Montagna”, che si preserva proprio se “lasciato alla sua natura incontaminata”.  L’auspicata realizzazione di strade, sembra perfino ovvio dirlo, facilitano la penetrazione antropica a danno della conservazione degli ambienti naturali proprio per quel mantenimento prezioso (la biodiversità) che si vuole proteggere. Non dimentichiamo che il 2010, è stato l’Anno Internazionale della Biodiversità e si celebra perché le azioni dell’uomo si rivolgano anche al Debito Ecologico nei confronti delle risorse naturali.
In merito a ciò che significa costruire nuove strade, basti ricordare che asfaltare, bitumare o comunque impermeabilizzare il suolo vuol dire: modificare l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche; creare nuove linee pluviali alle piogge; velocizzare la discesa a valle delle acque; in buona sostanza, creare nuove condizioni di squilibrio ambientale a favore di frane, smottamenti, trasporto di detriti e dilavamento dei terreni nonché alluvioni e disastri. 
Il turismo, elemento di grande interesse per i residenti, per chi frequenta i luoghi montani, anch’esso deve essere sostenibile, deve rimanere elitario (nel senso di scelta di nicchia per chi ama l’ambiente naturale) e non di massa, se si vogliono evitare ulteriori depauperamento degli habitat della montagna.
Per concludere, il debito pubblico è sì alimentato dagli sprechi ma non certo dalle istituzioni di difesa e promozione che, come il Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore all’occhiello della Comunità bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende da una legge che, venendo da lontano, attua due articoli (9 e 32) della Costituzione e serve a preservare per le generazioni presenti e future gli ecosistemi.

Siti di Importanza Comunitaria


ASSETTO ANTROPICO
FIUME IMERA MERIDIONALE




martedì 30 agosto 2011

Miracolo a Caltanissetta!



Istituito un Centro di Emodinamica


Vivo da anni fuori da Caltanissetta e quando ritorno mi informo sulle novità di questa città. Quest’anno ho avuto la buona nuova che l’Ospedale “Sant’Elia” ha per l’emergenza coronarica un Centro di Emodinamica.
Questo Centro (hub) è  in rete con altri presidi sanitari territoriali che fungono da spoke a Nord e Sud del territorio nisseno e con l’ennese.  La forte aspirazione del primario di quel reparto ha trovato soluzione e adesso nei casi di una insorgente sindrome coronarica acuta la popolazione del centro Sicilia potrà avere tempi più brevi per una coronarografia e suo relativo intervento terapeutico, precoci.
“La rete cuore”, così la chiama l’Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta, è un segno di progresso civile che i territori ennese e nisseno aspettano da molti anni. Ad onor del vero, già da tempo, e lo dico per esperienza personale di familiare di degente,  l’Ospedale “Sant’Elia” con il reparto di Cardiologia poteva vantarsi di una eccellenza del servizio.
Mosso da queste mie considerazioni,  ho cercato di ritrovare, tra le pagine internet  la via informatica alla fruizione del servizio cardiologico ospedaliero, ed ho potuto riscontrare che al sito: www.asp.cl.it  un documento a disposizione di tutti, che illustra i rapporti  di rete interospedaliera tra le aree provinciali di Enna e Caltanissetta, ai fini del  trattamento delle emergenze coronariche e le relative linee guida di accesso all’Emodinamica del  Sant’Elia. Il documento molto tecnico ma comprensibile anche al profano come me, bene illustra le motivazioni di fondo per una scelta di ampliare verso il centro Sicilia la risposta sanitaria alla Sindrome Coronarica Acuta, volgarmente riconducibile alla temuta parola: “infarto del miocardio”.  Nella parte che viene descritta l’organizzazione della rete ospedaliera che insiste sul territorio presidiato, trovo che il distretto interprovinciale ritagliato per scopi sanitari attorno al Sant’Elia, appare limitato dal condizionamento degli ambiti amministrativi  provinciali preesistenti.
Forse una rappresentazione per isocrone, fatta per evidenziare i tempi di percorrenza  tra nodi collegati (spoke) e centro con emodinamica (hub)  su base cartografica, avrebbe più opportunamente fatto risaltare l’area da servire che potrebbe meglio risultare ridisegnata.
La rete telefonica, mi è parso di capire, è il sistema per sintonizzare gli spostamenti dei pazienti da (spoke) e verso (hub) e il mezzo vocale il veicolo dell’informazione. Si suppone che le informazioni per immagini e cartacee dovranno viaggiare per altra via: fax e/o computer. Qui sommessamente vorrei suggerire agli estensori dell’ampio e ben espresso documento, se non previsto, di elaborare una formalizzazione di archiviazione e trasferimento delle informazioni, relative al singolo paziente, con standard che riducano al minimo la discrezionalità individuale (se possibile nessuna) e la richiesta al paziente per ogni accoglienza tipo: come si chiama? …. Ecc.
 L’archivio dove impostare la cartella individuale del paziente, infine, potrebbe e dovrebbe risiedere in un host remoto accessibile con password (ovviamente) agli addetti, da ogni luogo. Una sorta di archiviazione alla maniera Apple con la “nuvola” per i suoi Iphone, Ipad, ecc..
Terminando, mi permetto di rilevare che trovo alquanto inusuale che l’Ospedale “Sant’Elia” non pubblichi in internet indirizzi di posta elettronica per sede di lavoro del personale ospedaliero e che non si accorge di un refuso, durato a lungo in Home page e link, della dicitura: "Presidio Sanitario di S. Delia" modificato di recente per mia segnalazione.


Pensieri modesti... in pillole


TERRITORIO
 E… come ecologia, economia

Pianificare lo sviluppo di un territorio in maniera ecologica, prioritariamente,  significa analizzare e inventariare tutte le risorse  locali naturali come base di conoscenza, per impostare una programmazione finalizzata allo sviluppo sociale ed economico della comunità  che sia sostenibile, oltre che a dimostrarne la fattibilità e la sua convenienza economica. L’impostazione dello studio in senso ecologico  principalmente sarà rivolto a tutte quelle risorse, intese come “capitale fisso”, rappresentate dalla naturalità delle molte zone extraurbane di un  territorio, solitamente incolte. Ritenute improduttive nell'accezione più diffusa, perché non ad uso agricolo e dunque senza valore. 

"U Cannuni" - Mazzarino(CL)
Una pianificazione ecologica territoriale è fondamentale nella ricerca di soluzioni tecnico-organizzative, che non siano fine a se stesse, per poter valutare  i  costi/benefici che gli obiettivi legati allo sviluppo socio-economico, pongono.
La  metodologia di analizzare e  inventariare per conoscere ed operare,  muoverà  dai fattori fisici ed antropici che hanno modificato e continuano a modificare il territorio, per comprenderne l’attuale  uso  ed interpretarne le tendenze in  atto,  al fine di suggerire attraverso quali direttrici sono possibili  sbocchi, per una diversa programmazione economica che consenta un processo  di sviluppo - a partire dalle risorse proprie del territorio - innanzitutto sostenibile.
La pianificazione ecologica, non rappresenta una pianificazione alternativa o sostitutiva di quella tradizionale, ma si  configura,  piuttosto, come strumento integrativo che incrocia le sue applicazioni con quelle urbanistiche o comunque territoriali tradizionali.
 Nella pianificazione classica di livello comunale, per un fatto culturale e tradizionale, ci si orienta per una  ricerca di  migliore organizzazione sociale, attraverso opzioni in funzione del territorio, ma solo proponendo scelte statiche e apponendo vincoli. Per le aree non urbane, più specificamente, ci si limita ad assegnare solo ruoli e ancora vincoli senza alcuna propositività.  
A differenza delle varie consolidate pianificazioni che si conoscono, la pianificazione ecologica, invece, rappresenta  un approccio metodologico che si serve di informazioni biofisiche e socioculturali allo scopo di mettere in evidenza le emergenze coniugabili con le opportunità culturali ed economiche, con attenzione massima ai  profili  di vulnerabilità e alle soglie che si impongono nell'assunzione di  scelte nell’uso del bene che  ha  un rilevante interesse naturalistico  (in  cui vengono evidenziati: paesaggio, presenze botaniche e faunistiche, geologiche ecc.). 

Gli obiettivi che la pianificazione ecologica si propone, sono conformi alla cultura della sostenibilità che si  ispira  ai contenuti della Direttiva Comunitaria Habitat 92/43 CEE, la quale pone  sotto  i  riflettori  la
conoscenza degli ambiti naturali,  per morfologia, flora  e  fauna,  al fine di annoverarli come elementi di bio-ricchezza, per diversità, da mantenere, utili per il sapere, il tempo libero, la cultura. 

La pianificazione concepita come  processo  dinamico, di indirizzo all’uso del suolo attraverso la programmazione economica,  ha il fine di individuare elementi territoriali non come ambiti fisici cui direzionare gli interventi, ma piuttosto come elementi di riferimento, intorno ai quali costruire programmi e azioni per uno sviluppo durevole e diffuso.