Belluno, novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
Da una mail inviatami da un amico che pubblico volentieri.
Per non dimenticare...
Irena
Sendler
Poco tempo fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena.
Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia.
Aveva un "ulteriore motivo". Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei.
Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava nel retro di un'ambulanza. I bambini più grandi li nascondeva un sacco di iuta ...
Teneva anche un cane, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinavano.
I soldati, naturalmente, temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini.
Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare circa 2500 tra bambini e neonati.
Fu catturata, e i nazisti, le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.
Irena tenne un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto nel suo cortile.
Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti per riunire le famiglie.
La maggior parte di loro erano stati gasati. Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.
Irena è stata proposta per il Premio Nobel della Pace.
Non è stata nominata.
In memoria dei sei milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di Cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di stenti e umiliati!
giovedì 27 ottobre 2011
PESSIMO ESEMPIO!
A proposito di pensioni ...
Bisogna alzare l’età
pensionabile? E
cominciare da questi ? (ecco i parlamentari che a 47 anni prendono 8mila euro al
mese)
Allungare l’età
pensionabile? Forse è inevitabile. Però prima bisognerebbe allungare l’età
pensionabile dei parlamentari. A questo proposito ancora nel 2008 abbiamo
avuto:
- Un parlamentare (Antonio Martusciello) che ha avuto la pensione all’età di 46 anni (7959 euro; vi ha rinunciato nel settembre 2010 per lo stipendio da commissario Agcom pari a 33.177 euro al mese)
- Un parlamentare (Rino Piscitelli) che ha avuto la pensione all’età di 47 anni (7959 euro)
- Un parlamentare (Alfonso Pecoraro Scanio) che ha avuto la pensione all’età di 49 anni (8836 euro);
- Altri quattro deputati che hanno avuto la pensione a 50 anni (fra cui l’ex segretario Prc Franco Giordano cui vanno 6203 euro al mese)
- Ben 15 deputati che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni (fra cui Oliviero Diliberto e Enrico Boselli che l’hanno avuta a 51 anni).
- Una dozzina di senatori che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni fra cui Willer Bordon, quello che andava in giro dicendo di voler uscire dalla casta (ha preso un assegno di 9604 euro a 59 anni: un bel modo per uscire dalla casta…) e il leghista Dario Galli (51 anni) che poi è diventato presidente della provincia di Varese cumulando i due redditi (unica noia: lo stipendio da presidente della Provincia, sommandosi al vitalizio da parlamentare ha subito una leggera decurtazione passando da 6500 a 4800 euro al mese. In compenso Dario Galli è entrato anche nel consiglio d’amministrazione di Finmeccanica…)
Il magna magna di Bankitalia (che chiede rigore e manda i manager in pensione a 40 anni…)
Aperitivi assortiti,
poi medaglioni di aragosta, salmone affumicato in salsa vinaigrette, fiori di
zucchina ripiena, insolata di mele e noci, riso orientale in salsa di curry,
savarin di tagliolini alle tre carni, spigola alle mandorle, filetti di cerniola
allo zafferano, orata al forno, filetto di manzo alle bacche di ginepro, faraona
farcito, sauvignon, dolcetto poderi einaudi, spumante metodo classico: ma chi
l’ha detto che solo in Parlamento è un magna magna? Questo è il luculliano menù
previsto per un pranzo di rappresentanza a BanKitalia. Nel tempio del rigore
italiano non si risparmia di certo sul cibo: come ha rivelato Franco Bechis su
Libero ci sono volute 87 pagine per descrivere le qualità dei profdotti che
possono arrivare sulle tavole di via Nazionale. I guru dell’istituto non
smettono di ric ordare agli italiani che devono tirare la cinghia, si capisce.
Loro invece la cinghia saranno costretti ad allagarla, evidentemente, per far
posto a tutto questo benididdio. E dopo il pasto, s’intende, alcolici e sigari
gratis. A volontà.
Vale la pena ricordare che in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste per tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati. La storia dell’istituto, come sa chi ha letto Sanguisughe, del resto è ricca di manager dell’Istituto con pensioni d’oro: da Rainer Masera, andato in pensione a44 anni (oggi ne ha 66 e prende 18mila euro al mese) a Mario Sarcinelli (andato in pensione a 49 anni, oggi ne ha 77 e prende 15mila euro al mese). Tutti naturalmente, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, alla faccia del rigore professato dall’istituto. E se volessimo proprio essere precisi fino in fondo potremmo ricordaere che anche il governatore Mario Draghi gode, oltre al suo legittimo stipendio ma anche di una pensione (14mila euro al mese, maturata quando aveva 59 anni…)
Vale la pena ricordare che in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste per tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati. La storia dell’istituto, come sa chi ha letto Sanguisughe, del resto è ricca di manager dell’Istituto con pensioni d’oro: da Rainer Masera, andato in pensione a44 anni (oggi ne ha 66 e prende 18mila euro al mese) a Mario Sarcinelli (andato in pensione a 49 anni, oggi ne ha 77 e prende 15mila euro al mese). Tutti naturalmente, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, alla faccia del rigore professato dall’istituto. E se volessimo proprio essere precisi fino in fondo potremmo ricordaere che anche il governatore Mario Draghi gode, oltre al suo legittimo stipendio ma anche di una pensione (14mila euro al mese, maturata quando aveva 59 anni…)
SENZA VERGOGNA: i magnifici 6 deputati che vogliono prendere insieme (INSIEME!) l’indennità da deputati e la pensione da ex deputati
Senza vergogna,
davvero senza vergogna. Sentite la storia dei magnifici 6 che vogliono incassare
l’indennità da deputato e insieme (ripeto: insieme) la pensione da ex
deputato.
Come raccontato in “Sanguisughe” 13 parlamentari siciliani superfortunati erano riusciti per alcuni mesi nella straordinaria impresa: oltre alla ricca indennità di Montecitorio e Palazzo Madama, incassavano anche la pensione da ex deputati della Sicilia. Una norma speciale della Regione Sicilia consentiva l’assurdo cumulo: la pensione da ex deputato regionale si poteva sommare con l’indennità da deputato nazionale.
Lo scandalo è continuato fino al gennaio 2011 quando con un intervento al minimo sindacale di buon senso il folle privilegio è stato cancellato: o uno è deputato o è ex deputato, le due cose insieme sono piuttosto incompatibili. Non vi pare?
Sembrerebbe normale. Ma che cosa succede? Che i senza vergogna non si arrendono, non si arrendono mai. E così; 6 dei 13 parlamentari siciliani hanno presentato ricorso alla Corte dei Conti per riavere la doppia indennità. Proprio così: in un momento in cui a tutti gli italiani vengono chiesti sacrifici, i magnifici 6 che cosa chiedono? Non solo di mantenere l’indennità da parlamentare ma di avere insieme (ripeto: insieme) anche quella da ex parlamentare. Una mossa indegna. Senza vergogna, appunto. Senza pudore.
I 6 meritano di essere citati per nome e cognome: sono Calogero Mannino del gruppo misto, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), Salvo Fleres (Forza Sud), Sebastiano Burgaretta (Pdl) e Alessandro Pagano (Pdl). Da notare che alcuni di loro hanno un’età piuttosto giovani per prendere la pensione: Fleres ha 55 anni, Pagano addirittura appena 52. Come si fa a 52 anni a pretendere di avere oltre al la ricca indennità da parlamentare anche il vitalizio da ex deputato regionale?
“I diritti acquisiti non si toccano”, dichiarano loro con il solito ritornello. E a ma viene la solita domanda: ma quello di prendere una doppia indennità (pensione da ex deputato e indennità da deputato) è davvero un diritto acquisito? O è un privilegio acquisito? Uno scandalo acquisito? I diritti acquisiti, è vero, non si toccano. Gli scandali, invece, noi li vorremmo abbattere. E ci indignano da morire quelli che invece li rivendicano con orgoglio. Come questi magnifici 6….
Come raccontato in “Sanguisughe” 13 parlamentari siciliani superfortunati erano riusciti per alcuni mesi nella straordinaria impresa: oltre alla ricca indennità di Montecitorio e Palazzo Madama, incassavano anche la pensione da ex deputati della Sicilia. Una norma speciale della Regione Sicilia consentiva l’assurdo cumulo: la pensione da ex deputato regionale si poteva sommare con l’indennità da deputato nazionale.
Lo scandalo è continuato fino al gennaio 2011 quando con un intervento al minimo sindacale di buon senso il folle privilegio è stato cancellato: o uno è deputato o è ex deputato, le due cose insieme sono piuttosto incompatibili. Non vi pare?
Sembrerebbe normale. Ma che cosa succede? Che i senza vergogna non si arrendono, non si arrendono mai. E così; 6 dei 13 parlamentari siciliani hanno presentato ricorso alla Corte dei Conti per riavere la doppia indennità. Proprio così: in un momento in cui a tutti gli italiani vengono chiesti sacrifici, i magnifici 6 che cosa chiedono? Non solo di mantenere l’indennità da parlamentare ma di avere insieme (ripeto: insieme) anche quella da ex parlamentare. Una mossa indegna. Senza vergogna, appunto. Senza pudore.
I 6 meritano di essere citati per nome e cognome: sono Calogero Mannino del gruppo misto, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), Salvo Fleres (Forza Sud), Sebastiano Burgaretta (Pdl) e Alessandro Pagano (Pdl). Da notare che alcuni di loro hanno un’età piuttosto giovani per prendere la pensione: Fleres ha 55 anni, Pagano addirittura appena 52. Come si fa a 52 anni a pretendere di avere oltre al la ricca indennità da parlamentare anche il vitalizio da ex deputato regionale?
“I diritti acquisiti non si toccano”, dichiarano loro con il solito ritornello. E a ma viene la solita domanda: ma quello di prendere una doppia indennità (pensione da ex deputato e indennità da deputato) è davvero un diritto acquisito? O è un privilegio acquisito? Uno scandalo acquisito? I diritti acquisiti, è vero, non si toccano. Gli scandali, invece, noi li vorremmo abbattere. E ci indignano da morire quelli che invece li rivendicano con orgoglio. Come questi magnifici 6….
E Giuliano Amato (31mila euro al mese di pensione) dice che gli italiani “hanno avuto troppa Sardegna” (cioè se la sono goduta troppo). Ma lui un po’ di pudore non ce l’ha?
Giuliano Amato dal
meeting di Rimini prende per i fondelli gli italiani dicendo che in questi anni
hanno avuto “troppa Sardegna” . Ora, a parte l’offesa gratuita alla meravigliosa
isola che non è solo Billionaire e yacht di Porto Cervo, ma una terra
straordinaria, di gente tosta e perbene, a parte questo dicevo: ma come si
permette, il pensionato d’oro Amato? Gli italiani in questi anni, altro che
troppa Sardegna: hanno faticato e sudato, hanno lavorato e tirato la cinghia,
anche per gli errori politici commessi negli anni Ottanta da que lla classe
politica di cui Amato (socialista craxiano prima di tradire Craxi) ha fatto
parte, godendone da sempre benefit, maxi stipendi e onori. Vale la pena
ricordarlo ancora: lui, l’uomo che ha tagliato le pensioni degli italiani, oggi
vive con una doppia pensione d’oro da 31mila euro al mese (9mila come ex
parlamentare, 22mila dall’Inpdap). Non solo non ha idea di che cosa sia la
Sardegna: non ha neanche idea di che cosa sia il
pudore..
“Giuliano Amato, lei è disposto a ridursi la pensione d’oro?”. E lui: “Non capisco la domanda…”
E’ disposto a ridursi la pensione d’oro?
“Non capisco la domanda”. Ha risposto così Giuliano Amato a Lilli Gruber che
l’ha intervistato a Otto e mezzo. La conduttrice aveva promesso di dedicare
questa nuova serie, che iniziava proprio ieri sera, ai volti nuovi della
politica. Sarà per questo che il primo ad essere invitato è stato uno che fa
politica da quarant’anni?
Trasmissione
piuttosto noiosa, per la verità. Ma, dopo oltre mezz’ora di soliloquio in
perfetta solitudine (alla faccia del dibattito), al Dottor Sottile finalmente è
stata posta la domanda clou. Quella, cioè, sulla sua pensione d’oro. E lui è
stato costretto ad ammettere: “E’ vero che ho la pensione alta”, ha detto,
confermando le cifre rivelate da Sanguisughe.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese). Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe d isposto a ridursi la sua pensione d’oro?”. “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese). Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe d isposto a ridursi la sua pensione d’oro?”. “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita.
venerdì 14 ottobre 2011
Riqualificazione urbana
Piazza dei Martiri
Piazza dei
Martiri a Belluno, principale spazio di aggregazione sociale
cittadino, usata abbondantemente per feste e sagre di vario genere, ora l’Amministrazione
attiva si propone di rinnovarla con un progetto scelto tra la moltitudine di
proposte presentate in un concorso di idee. Tutto appare ineccepibile nel
progetto che ha vinto, se la committenza si è espressa per un rinnovo senza
vincoli riconducibili ai principi della conservazione. Diversamente, forse, un restauro rimane l’intervento più
consono per una piazza che è segnata
nella stessa toponomastica come luogo della memoria.
L’idea
della conservazione che sembra la più semplice e meno impegnativa, perché
innata nella natura umana, nel caso di scelte come la nostra, rimane invece la
vera sfida. Innovare nello spirito della
sostenibilità comporta fare i conti con il contesto economico e funzionale, e non
senza una responsabilità relativa verso le future generazioni.
La
preesistente scelta urbanizzativa di Piazza dei Martiri, è un pregevole esempio
che merita di essere conservato per vari motivi. Nell’intrinseco, sintetizza un
rapporto simbiotico dell’insediamento umano con l’ambiente dolomitico. Evidenzia,
una equilibrata relazione del verde (oasi ricreativa, di sosta e riposo) con la
più classica antropizzazione. La nuova qualità (riqualificazione) della Piazza proposta
dal pubblicizzato progetto vincitore del concorso di idee, cambia la visione
d’insieme che conosce la comunità bellunese da oltre cinquant’anni, altera
l’equilibrio del naturale assorbimento delle acque piovane attraverso le
attuali aiuole e lo scambio anidride carbonica/ossigeno, limita il refrigerio
termico offerto dalle piante, cambia la luce riflessa per una diversa
pavimentazione, mette in forse il mantenimento di alcune piante monumentali. Anche
il semplice togliere dell’illuminazione che traccia il percorso del “liston”, è
stato detto da altri ma lo faccio anche mio, e un’alterazione che aliena la
memoria storica. Tutti elementi in contrasto con la riqualificazione che
richiede efficienza, equilibrio, fattibilità. In una sola parola: sostenibilità.
In
presenza di un (luogo) bene urbanistico qual è la Piazza del Martiri il metodo
del restauro è l’unico per una riqualifica degna di tale nome. Con il restauro
le risposte alle istanze (estetica e storica) del bene sono assicurate. La conservazione
che ne consegue sarà garanzia sia per le generazioni attuali che per quelle
future.
Serve
infine ricordare, che un limite alla proposta progettuale testé discussa viene
anche dalla semplice normativa in materia di beni culturali. Piazza dei Martiri
per gli effetti della Costituzione e del D.L. n.42/2004 è e rimane tutelata, e
a tal proposito sarebbe auspicabile che la Soprintendenza ai BB. CC. e AA. si
occupasse di tale tutela.
Etichette:
Pianificazione ecologica,
Urbanistica e Territorio
domenica 25 settembre 2011
Prof. arch. Leandro
Janni
CONSIGLIERE NAZIONALE DI
ITALIA NOSTRA
via Leonida Bissolati,
29 93100 Caltanissetta, Italia
tel. 0934.554907 cell. 333.2822538 leandrojanni@tiscali.it www.italianostra.otg
L'AMACA
|
24.09.2011
Michele Serra "La Repubblica"
Chi ritiene che "la politica non serve a niente", che "i
politici sono tutti uguali", e come massimo sforzo di elaborazione critica
arriva a individuare una imprecisata e generica "casta" come fonte di ogni
disgrazia, dovrebbe concedersi una piccola riflessione sugli ultimi dieci anni
di storia sarda, e dunque di politica sarda.
Tra le politiche regionali vigenti (centrodestra) e quelle precedenti (centrosinistra, nella particolare fattispecie della Giunta Soru), la differenza è abissale. Così abissale da generare due Sardegne, diverse e inconfondibili: questa di adesso edificabile quasi fino alla riva del mare, l´altra che voleva mantenere integre le sue coste. Questa a disposizione del cemento, l´altra del paesaggio. Questa in offerta agli speculatori del continente e ai loro sodali locali, l´altra che cercava di indovinare come sarebbe (o come sarebbe stata) una Sardegna sarda. So di schematizzare (la lettura degli articoli di Antonio Cianciullo e Giovanni Valentini, su Repubblica di ieri, poteva darvi un´idea più completa). Ma nella sostanza, di questo si tratta: la sconfitta di Soru e la vittoria di un prestanome di Berlusconi ha determinato, per quella meravigliosa isola e il suo popolo, un cambio di destinazione che è anche un cambio di destino. La politica non conta? Tutti i politici sono uguali? |
Diluvio di battute sulla gaffe del ministro
| Una foto della Gelmini modificata dalla Rete |
MILANO - Otto righe di comunicato in tutto, che
sul web rimbalzano vorticosamente, con commenti sarcastici annessi. È la dichiarazione ufficiale con cui il ministro
dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, giustamente, plaude alla
scoperta dei ricercatori del Cern e dell'Istituto nazionale di fisica nucleare,
che sono riusciti a dimostrare come la materia possa andare più veloce della
luce. Mariastella Gelmini (che sarà in videochat co i lettori di Corriere.it e Io donna lunedì 26 settembre dalle 13.30 alle
14) si congratula con i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo
«evento», dato che «il superamento della velocità della luce è una vittoria
epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo». E fin qui, poco o nulla
da dire: è il tono pomposo che si riscontra in tanti comunicati stampa, spesso
poco informati. Un tono lontano, comunque, da quello da tenuto studiosi e
ricercatori che hanno partecipato all'esperimento. Hanno impiegato tre anni per
rendere pubblici i risultati, e non mancano di ricordare che serviranno
ulteriori verifiche.
IL WEB - Ma quello che ha suscitato l'ilarità - a tratti
feroce - del web, è il seguito della nota, datata 23 settembre e pubblicata sul
sito del ministero, che riportiamo qui in versione integrale. «Alla costruzione del tunnel
tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto
l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile
intorno ai 45 milioni di euro». In sostanza, al ministero sono convinti che tra
l'Abruzzo e Ginevra corra un tunnel di circa 750 chilometri. E che il governo
italiano ha contribuito a finanziarlo. Una gaffe, chiamiamola così, che la Rete
non può davvero perdonare. Su Twitter in particolare è un diluvio di battute,
contrassegnate dall'etichetta #tunnelgelmini, schizzata in cima ai trend topic del
social network. «Non si vede la luce alla fine del #tunnelgelmini perché arriva
dopo» scrive querrilla. «Ma nel #tunnelgelmini ci sono le fermate tipo
metropolitana?» si chiede Zebbolo. E mentre qualcuno s'interroga sulla presenza
di Berlusconi all'inaugurazione, c'è chi intravede anche la possibilità di filo
diretto con Londra.«Il ministero rilancia: collegheremo il #tunnelgelmini a
quello sotto la Manica» annuncia Martin Rance. Altro che Tav.
24 settembre 2011 - CORRIERE DELLA SERA
Riserva Imera: firmato l'accordo di programma tra Regione Siciliana e Italia Nostra
Caltanissetta, 12 settembre 2011
La Riserva naturale orientata Monte
Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale, affidata in gestione a Italia Nostra
dal 1999, ha ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento di 650 mila euro
per l'acquisto, la ristrutturazione e l'arredamento di un edificio rurale da
adibire a centro visite. Nei giorni scorsi, infatti, il funzionario delegato
della Riserva arch. Leandro Janni (che ha assunto tale incarico sino al 16
settembre 2011), ha firmato a Palermo, presso l'Assessorato Regionale Territorio
e Ambiente, l'accordo di programma tra la Regione Siciliana e Italia
Nostra.
Si tratta di somme concesse dal Fondo europeo di sviluppo regionale per la promozione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturale, che rientrano in una misura del Programma operativo 2007-2013 della Regione, finalizzata a "rafforzare la rete ecologica siciliana, favorendo la messa a sistema e la promozione delle aree ad alta naturalità e conservando la bio-diversità in un'ottica di sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo".
"L'accordo di programma - afferma Janni - consente finalmente di realizzare un centro visite a pochi passi dal cuore della Riserva, attraverso cui tutelare, valorizzare e promuovere, con maggiore efficacia, il territorio".
L'accordo prevede anche altri 8 interventi, che saranno finanziati successivamente e che riguardano: l'eliminazione di rifiuti e la realizzazione di briglie nel tratto terminale del Torrente Vaccarizzo (50.000 euro), il completamento della tabellazione (60.000 euro), i programmi di monitoraggio e di ricerca per la realizzazione della Carta ittica (30.000 euro), il completamento del centro di educazione ambientale della riserva in Contrada Sabucina e l'acquisto dell'attrezzatura necessaria per l'avvio (60.000 euro), la riqualificazione dell'area di Monte Capodarso con sentieri e pannelli (1.000.000 euro). Tutti questi interventi saranno curati dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, nella qualità di ente attuatore.
Altri tre interventi saranno curati direttamente da Italia Nostra e dalla Direzione della Riserva. Si tratta dell'acquisto e della collocazione di telecamere per il monitoraggio continuo dell'area protetta (300.000 euro), della realizzazione di programmi didattici e di progetti di educazione ambientale (42.000 euro) e di interventi per il mantenimento delle praterie xerofile secondarie, un habitat tipico della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale (200.000 euro).
Si tratta di somme concesse dal Fondo europeo di sviluppo regionale per la promozione della biodiversità e la tutela del patrimonio naturale, che rientrano in una misura del Programma operativo 2007-2013 della Regione, finalizzata a "rafforzare la rete ecologica siciliana, favorendo la messa a sistema e la promozione delle aree ad alta naturalità e conservando la bio-diversità in un'ottica di sviluppo economico e sociale sostenibile e duraturo".
"L'accordo di programma - afferma Janni - consente finalmente di realizzare un centro visite a pochi passi dal cuore della Riserva, attraverso cui tutelare, valorizzare e promuovere, con maggiore efficacia, il territorio".
L'accordo prevede anche altri 8 interventi, che saranno finanziati successivamente e che riguardano: l'eliminazione di rifiuti e la realizzazione di briglie nel tratto terminale del Torrente Vaccarizzo (50.000 euro), il completamento della tabellazione (60.000 euro), i programmi di monitoraggio e di ricerca per la realizzazione della Carta ittica (30.000 euro), il completamento del centro di educazione ambientale della riserva in Contrada Sabucina e l'acquisto dell'attrezzatura necessaria per l'avvio (60.000 euro), la riqualificazione dell'area di Monte Capodarso con sentieri e pannelli (1.000.000 euro). Tutti questi interventi saranno curati dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, nella qualità di ente attuatore.
Altri tre interventi saranno curati direttamente da Italia Nostra e dalla Direzione della Riserva. Si tratta dell'acquisto e della collocazione di telecamere per il monitoraggio continuo dell'area protetta (300.000 euro), della realizzazione di programmi didattici e di progetti di educazione ambientale (42.000 euro) e di interventi per il mantenimento delle praterie xerofile secondarie, un habitat tipico della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale (200.000 euro).
“Dura
lex, sed lex”. Il
piano paesaggistico della Provincia di Caltanissetta non è dotato di
Vas
Caltanissetta, 21 settembre 2011
Non solo i piani regolatori
generali delle città, dunque: anche il piano paesaggistico va sottoposto a
Valutazione ambientale strategica (Vas). Questo, poiché il piano può
avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale del
territorio. Ce lo ricorda il
Tribunale amministrativo regionale della Sicilia che, con recente sentenza,
annulla il decreto dell'Assessorato Regionale Beni Culturali e dell'Identità
Siciliana che aveva adottato il Piano paesaggistico della Provincia di Ragusa.
A questo punto, abbiamo verificato se il Piano paesaggistico della
Provincia di Caltanissetta (già adottato, ma non ancora vigente) fosse stato
sottoposto a Valutazione ambientale strategica. Il Piano paesaggistico della
Provincia di Caltanissetta non è dotata di Vas.
Dunque? “Dura lex, sed lex”, dicevano gli antichi
latini.
La Vas - introdotta dalla direttiva europea nel 2001 e recepita in Italia
a livello nazionale dal Dlgs 152/2006 - è lo strumento di valutazione delle
conseguenze ambientali di taluni piani e programmi. E' finalizzata
all'assunzione - attraverso la valutazione di tutte le possibili alternative
pianificatorie - di determinazioni integrate e sistematiche di considerazioni di
carattere ambientale, territoriale, sociale ed economico. E' uno strumento
preventivo che si realizza in fase di elaborazione del piano e che prevede la
redazione di un rapporto ambientale. Il rapporto deve considerare lo stato
dell'ambiente attuale del territorio interessato e le sue alterazioni in
presenza e non del provvedimento da valutare, confrontato anche con possibili
alternative strategiche, localizzative e tecnologiche. La Vas, dunque, si
propone di verificare che gli obiettivi individuati nei piani siano coerenti con
quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella
struttura degli stessi siano idonee al loro raggiungimento. Pertanto, a
prescindere dalla qualificazione dell'atto di pianificazione in termini di piano
urbanistico-territoriale o di piano paesaggistico, esso va comunque previamente
assoggettato a valutazione ambientale strategica. Peraltro, ammettere che un
piano preordinato alla tutela e allo sviluppo dei valori dell'ambiente del
paesaggio (e che quindi necessariamente impone forme di tutela che incidono
sull'assetto del territorio) non debba essere preceduto dalla verifica
ambientale, finirebbe per vanificare la finalità della disciplina sulla
Vas.
Leandro Janni - Consigliere nazionale di Italia Nostra
La campagna 2011 per i Paesaggi Agrari
Da sempre l’Italia è identificata con le sue vedute agresti, il suo paesaggio rurale, fonte di prodotti preziosissimi (olio, vino, verdure, pane, pasta, formaggi). Ma il processo virtuoso si sta inceppando: sempre meno campi sono dediti all’agricoltura, soppiantati da campi di pannelli fotovoltaici (energia al posto del cibo), attraverso l’edificazione dei terreni agricoli, attraverso lo sversamento di veleni che inquinano il territorio e contaminano i suoi prodotti.Se non verrà fermato il processo di devastazione che erode il territorio, il paesaggio agrario e agricolo del nostro paese rischia di scomparire. Ecco allora il monito forte di Italia Nostra: fermare tutte quelle azioni dell’uomo che ne stanno compromettendo non solo la bellezza ma anche la sua ricchezza, che è ricchezza del Paese, bene comune di tutti gli italiani. Dopo il fallimento dell’economia tradizionale di mercato finanziario e la crisi mondiale che ne è conseguita, è sulla terra e sul paesaggio che bisogna puntare attraverso una politica economica europea che rivaluti il valore dell’agricoltura come risorsa fondamentale per l’economia. L’Unione Europea deve rivedere la PAC (Politica Agraria Comunitaria) attraverso investimenti forti nel settore che favoriscano lo sviluppo, l’occupazione giovanile per un ricambio generazionale e pongano fine all’abbandono che gradualmente ma costantemente da 50 anni a questa parte la campagna ha subito.
I pericoli di perdita dei paesaggi agrari e con essi della vocazione agricola dell’Italia, che abbiamo rilevato, sono molti:
- i territori agricoli abbandonati, incolti, a rischio frane;
- l’abbandono delle campagne, il cambiamento antropologico e sociale;
- i monumenti e le testimonianze storiche dell’agricoltura antica abbandonati e degradati;
- l’inquinamento che devasta l’agricoltura con le discariche e gli sversamenti incontrollati;
- la perdita delle agro-biodiversità (ovvero la tendenza delle aziende agrarie a standardizzare i processi produttivi);
- le leggi sbagliate (anche europee) che hanno annullato le nostre colture specifiche;
- la desertificazione e lo spreco dell’acqua;
- le bonifiche inutili;
- i disboscamenti e gli incendi motivati da nuove costruzioni;
- la rovina dei terrazzamenti (“le fascie” in Liguria) che sostenevano tutto il territorio collinare italiano;
- la perdita delle coltivazioni a causa dellee nuove destinazioni a produzione di energia (vedi ad es. fotovoltaico a terra)
- le grandi infrastrutture progettate/tracciate sulla carta senza riguardo alla morfologia agraria dei territori che percorrono;
- la cementificazione dei grandi centri commerciali o delle infrastrutture per cosiddetti svaghi nei territori agricoli periurbani; una volta ricoperto di asfalto o di edifici il territorio agricolo sarà perduto per l’agricoltura e l’ambiente chissà per quante generazioni.
10 proposte positive di Italia Nostra per un’economia agricola sostenibile:
- ridare valore alla terra: la campagna è vita, è cibo, la terra vale per il futuro;
- più terra e zero cemento; basta mangiare la terra d’Italia o torneremo alla fame;
- sostenere gli agricoltori innovatori; i giovani e le famiglie che tornano alla terra;
- ridefinire la distribuzione, invertendo il percorso produttivo per cui solo il 10% del prezzo pagato dal consumatore rimane nelle tasche dell’agricoltore;
- valorizzare i nuovi stili di vita per il risparmio energetico e l’economia sostenibile;
- sostenere e finanziare i prodotti agricoli e alimentari di qualità e identitari dei nostri paesaggi;
- incoraggiare le imprese che praticano i nuovi valori dell’economia sostenibile;
- una nuova politica deve dare nuove regole e leggi in favore dell’agricoltura sostenibile; l’agricoltura, infatti, appare oggi il sistema che, meglio di altri, può assumere e potenziare le varie funzioni necessarie ad assicurare la sostenibilità ambientale che l’intera umanità cerca di raggiungere; l’agricoltura deve essere sostenuta in tutti i modi perché sarà in futuro il perno non solo della catena alimentare, ma anche della gestione consapevole di una quota significativa della superficie terrestre;
- recuperare, conservare, rigenerare la biodiversità; e sostenere le ricerche sulla biodiversità: un valore per la ricerca e una risorsa per la medicina e le biotecnologie;
- i paesaggi si difendono riattivando in forme nuove le pratiche colturali, sociali ed economiche che hanno contribuito alla loro costruzione e possono ancora contribuire a tenerli in vita o a trasformarli in maniera coerente con il loro contesto.
Guarda la mappa con i siti da salvaguardare
Leggi il primo Rapporto sui Paesaggi Agrari
Leggi il documento sui “casi peggiori”… finora!
30 settembre 2011: scadenza per il concorso fotografico “Paesaggio di risaia 2011″
30 settembre 2011: Concorso fotografico “Il Paesaggio costiero dalla falesia del San Bartolo alla foce del Cesano” e “Il Paesaggio agrario della provincia di Pesaro e Urbino”
3a edizione - “Identità salentina”, Concorso fotografico. Leggi il Bando
Infine:
in allegato troverete l'invito relativo a un utilissimo
seminario sul compostaggio in Sicilia - organizzato dalla nostra cara,
tenace amica eoliana Aimée Carmoz, che avrà luogo presso l'Orto
Botanico di Palermo, giovedì 6 ottobre
2011.
Saluti molto cordiali, L.
J.
mercoledì 21 settembre 2011
Belluno: la cultura della manutenzione ordinaria
Città sostenibile
Belluno e il suo hinterland costituiscono un unico territorio a vocazione turistica. La notizia che circola di
fare riconoscere formalmente turistici i suoi Comuni appare strategica ma solo
al fine di far cassa (non nascondiamocelo) anche se patto di stabilità e
ristrettezze economiche impongono in bilancio una diminuzione delle uscite o un
aumento delle entrate. È raro in verità trovare Comuni virtuosi che hanno
capito e cambiato rotta, dimostrando di avere metabolizzato il cambiamento
socio-economico in atto di portata epocale. Lo spreco, a partire dal
territorio, dall’edilizia è bandito, e nella modernità ogni modifica,
trasformazione e/o creazione deve essere affrontata nella complessità che segna
i nostri tempi.
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| Belluno, Via Flavio Ostilio, 6-04-2011 |
Nei lavori pubblici, per esempio, la fetta maggiore delle
risorse si continua ad attribuirla massimamente al nuovo, e si trascura che la
vera immagine di una città sta nel mantenimento in buono stato di ciò che si
possiede. Voglio dire che la manutenzione continua ad essere la cenerentola
degli enti autarchici. Ovviamente mi riferisco alla manutenzione programmata di
ogni bene cittadino, che significa assegnare un tempo di durata a ciò che si
vuole mantenere e, alla scadenza, attuare il ripristino estetico/funzionale.
L’immagine, di una città attitudinalmente turistica, a maggior ragione deve
essere mantenuta da periodici piccoli ripristini e non da episodici interventi
che aumentano i costi e, se in ritardo, fanno scivolare in un progressivo
degrado.
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| Belluno, Via Flavio Ostilio, 25-08-2011 |
In centro storico qualche esempio di immagine che offusca
la vera Belluno la offre il degrado della scuola “Gabelli” in prossimità degli
arrivi ferroviari e dei bus. Anche chi visita o percorre alcune vie in quegli
stessi dintorni, potrà constatare che i marciapiedi presentano superfici
che sembrano montagne russe. Le “cuciture” varie con bitume, che riparano i
marciapiedi, sono dissesti veri e propri dell’attesa planarità di un percorso
pedonabile. Non è raro trovare frantumata la pietra calcarea delle bordure di
contenimento in parti di marciapiedi e di gradini. Un esempio per tutti, topico,
lo si può trovare nei gradini di via Flavio Ostilio. Per la cronaca, otto/nove
mesi fa, ad un vigile, ho fatto notare un dissesto visibile di alcuni gradini. Sono
spuntati poco dopo due cartelli di lavori in corso. Se si va a vedere ora,
non sono più presenti quei cartelli ma i gradini guasti permangono.
Quando piove, tra le buche stradali e quelle dei
marciapiedi, per gli schizzi, al cittadino sembra di interpretare un noto film dal
titolo (parodiato): “imprecando” sotto la pioggia. Per la verità, i marciapiedi
in disordine non sembrano avere origine dall’obsolescenza quanto piuttosto dai
lavori in tempi successivi per i vari allacci alle varie reti
sotterranee. E qui una riflessione è d’obbligo: il ripristino dei luoghi per detti
allacci non è stato fatto con la dovuta attenzione/sorveglianza, o è il
risultato di conseguenze non eliminabili? Quale dei casi che sia, necessita
di essere accertato perché non si verifichi più in futuro. Sommessamente, potrei
suggerire: o di controllare meglio il ripristino dei luoghi a lavori
effettuati, o di prevedere un tempo per l’intero rinnovo di quel marciapiede
dopo un certo numero di allacci e/o lavori vari, e quindi trattenersi per ogni
intervento un apposito contributo per quel preciso scopo. Il dissesto dei
marciapiedi in alcuni casi è anche causato dalle radici degli alberi. Qui si
può solo pensare di intervenire per il futuro, con essenze in caso di ricambio,
le cui radici, ad esempio, siano fittonanti.
L’accoglienza turistica muove dalla prima impressione. Il
centro storico per fortuna, grazie all’eredità lasciata dall’umanità che lo ha
attraversato, testimonia con i suoi manufatti un’edilizia ricercata che segna
la cronologia storica del vissuto urbano.
Nel linguaggio corrente di politici e tecnici locali,
aleggiano di tanto in tanto un paio di vocaboli che dovrebbero coniugare il turismo
con l’economia. Mi riferisco ai termini: bioarchitettura e sostenibilità. Peccato
che ancora siano solo dei pronunciamenti. Nel regolamento edilizio della città
di Belluno ad esempio, non si trovano. Altrettanto assente è un qualche cenno
al protocollo di Itaca che riguarda i criteri per nuove costruzioni o
ristrutturazioni in termini di bioarchitettura.
La Repubblica riconosce al turismo un'importanza
strategica nello sviluppo economico del Paese. In termini locali l’immagine
turistica si esalta quando il centro di un Comune oltre ad essere un luogo
rinomato per storia e cultura si mostra efficiente e viene percepito come amico
appunto della sostenibilità.
Qualche Comune del bellunese è sulla buona strada; Feltre
qualche tempo fa si è prodigata per diffondere la conoscenza dei beni culturali
tramite internet in modo nuovo e proprio in questi giorni si sta occupando di
edilizia sostenibile. Il capoluogo di provincia, faccia conoscere meglio agli
ignari cittadini come me quali vie ha intrapreso per migliorare l’immagine
della città e cosa sta facendo per la sostenibilità. Penso che con un gesto
simbolico minimo, nel quadro di una strategia globale di immagine, di
valorizzazione e razionalizzazione delle risorse e di scelte sostenibili, si
potrebbe cominciare col risanare marciapiedi, gradini, recinti (vedi
“Gabelli), etc., e allo stesso tempo esaminare la possibilità di adottare nello
strumento urbanistico, i nuovi criteri di sostenibilità aderendo al “protocollo
Itaca” del Veneto.
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N.B. - Oggi, 7 novembre 2011, annoto volentieri che da un mese circa le riparazioni ai gradini segnalate in questo pezzo sono state fatte.
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N.B. - Oggi, 7 novembre 2011, annoto volentieri che da un mese circa le riparazioni ai gradini segnalate in questo pezzo sono state fatte.
domenica 18 settembre 2011
BIODIVERSITA': TESORO dalla NATURA
sabato 17 settembre 2011
Celebrazione 150° Unità d'Italia
Noi, che ci
riconosciamo nella Costituzione nata dalla Resistenza, ora messa in discussione
per “interessi di bottega”.
Noi, che per l’espressione: “fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” si pensava fosse semplicemente
una frase storica.
Noi, che fino a pochi anni fa ci sentivamo tutti uguali in doveri e diritti e tutelati dalla Carta
costituzionale.
Noi, del Sud, che a chi parlava in modo meno duro, ritenuto
più forbito, lo definivamo: “continentale”.
Noi, che il lavoro in continente lo immaginavamo da Roma in
su.
Noi, che conoscevamo geograficamente la pianura padana ma mai
avremmo immaginato l’esistenza di una “padania”
e degli italiani che si dicono “padani”.
Noi, o meglio alcuni di noi, che all’ottusa difesa dei
privilegi e della ricchezza locale di altri italiani, contrappongono la stessa
stupida chiusura localistica con un rimpianto da sudditanza borbonica o rivendicando un mancato separatismo.
Noi, che nati in terra italiana non ricca e a volte matrigna,
mai ci saremmo sognati di considerare i più sfortunati immigrati o altri come
noi meridionali, zavorra.
…
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