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domenica 19 giugno 2011

Trasporto a lunga distanza

Qualche giorno fa ho viaggiato su un traghetto della GNV  della compagnia Grimaldi e per la precisione sul “Tenacia”, da Livorno a Palermo, e durante  il tragitto mi è capitato di stazionare nella hall  in attesa dello sbarco. In tutti gli spazi di ogni area dedicata al soggiorno troneggiava un televisore, acceso. Curiosamente, dando una sbirciata agli schermi mi accorgevo che le emissioni provenivano da  Rai1, Canale 5, Italia 1 e basta. Alla mia richiesta di sintonizzare altro canale, da una ignara hostess che gestiva un telecomando, mi è stato fatto vedere che non era possibile sintonizzarne alcuno diverso di quelli appena citati.
Per dirla alla Lubrano, alcune domande allora sorgono spontanee:

 quanto è casuale la scelta di tali emittenti? 

 Il trasporto per lunghe distanze prima appannaggio delle Ferrovie dello Stato, ora “graziosamente” ceduto ai privati, vuole che la “verità” televisivo-informativa sia unica e di interesse governativo di tipo aziendale? 

L’intrattenimento dei viaggiatori sui traghetti fa parte di un pacchetto ad hoc di un potere mediatico, asso pigliatutto?
In Italia è vero non possiamo parlare di regime, ma questo sicuramente è un esempio di divulgazione di “pensiero unico” dei media non isolato, che speriamo possa essere presto spazzato via dai nuovi venti annunciati.

sabato 18 giugno 2011

INTRODUZIONE







Affido la mia "bottiglia con messaggio" all'immenso mare di internet, nella speranza remota che a un mio (forse) unico lettore, possa  giungere. Da paziente naufrago, resto fiducioso in attesa che il pescato possa essere letto... e commentato.


legge di Murphy

Se qualcosa può andar male, siatene (quasi) certi… accadrà!
Corollari
     1.    Niente è facile come sembra 
2.     Tutto richiede sempre più tempo di quanto si pensi 
3.    Se c'è una possibilità che qualcosa debba andar male, la causa
che arreca il danno maggiore sarà la prima a farlo 

4.     Se si prevengono quei quattro possibili modi che qualcosa può andare male,
 immediatamente se ne rivelerà un quinto modo 

5.     Lasciate a se stesse, le cose tendono a andare di male in peggio 
6.     Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos'altro non vada
fatto prima 

7.    È facile aspettarsi che ogni soluzione generi anche nuovi problemi 
8.    I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono
per impedir loro di nuocere 

9.    Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla 
10.  Madre Natura è una puttana.

Ascensore sì... ma panoramico!

SUTERA ha l’ascensore!

Meglio dire che Sutera ha un monumento di modernità che stride con un abitato ricco di storia e di cultura, nel centro Sicilia. I suoi abitanti discendono da un popolo operoso, silenzioso, riflessivo le cui tradizioni sociali, religiose e di fede affondano le radici nel quotidiano “faticare” dell’uomo per “guadagnarsi” la “jurnata”. Gli antenati dei moderni suteresi hanno interpretato nell’immagine di città storica che rimane, il trascorrere di un’umanità dalla vita semplice che ha saputo impiegare e coniugare sapienza con risorse materiali locali. Le opere individuali e collettive fin qui realizzate a Sutera, se si esclude un modernismo dettato da un’economicità apparente fatta di infissi in alluminio anodizzato e di cementificazione,  il resto, la parte storica, richiama alla nostra mente un operare a misura d’uomo, lento, svolto con l’ausilio del fido asino (o mulo) che nella fatica quotidiana contadina accompagnava ogni suterese. L’icona del “presepe vivente” che si è attribuita da tempo allo scenario che offre l’abitato nella cornice del Monte S. Paolino, si attaglia a Sutera per la connotazione d’insieme che sembra  legare  l’opera dell’uomo con l’immagine geo-litologica del sito.
 Il “mostro” moderno con struttura metallica sottolineato da un contorno (mi si permetta!) a “foglia… di fico”, noto come ascensore panoramico, che svetta appoggiato al Monte S. Paolino, sembra apparire estraneo e, forse, quasi come una ferita alla naturalità paesaggistica del luogo. Meglio niente! …Ma se doveva esserci, la sua realizzazione poteva e doveva essere “eterea”, quasi non percepibile allo sguardo.

L’economia locale che potrebbe essere invocata, come motivazione per giustificare la scelta, poco o niente ha avuto dalla sua realizzazione e niente potrà avere in seguito. A parte l’ascensore, se l’istituzione Provincia non dà il giusto peso al turismo, attraverso pacchetti provinciali di fruizione culturale, ricreativa e gastronomica con ospitalità in albergo diffuso, Sutera resterà meta di un casuale sporadico turismo. Basta guardare in internet alle voci: turismo, Caltanissetta, Sutera e simili parole di ricerca per accorgersi del nulla in fatto di pubblicizzazione che invogli un pur flebile turismo in tutto il territorio provinciale del nisseno.
La modernità di un più o meno discutibile, per funzione ed estetica, mezzo di elevazione, comunque da sola,  non  paga. Il visitatore devoto di santuari o il turista curioso mossi dal “fai da te” contribuiscono  poco o niente alla locale bilancia  turistica. Il turismo che ha un peso è quello  “intercettato” tra le linee che alimentano flusso il turistico di altri luoghi, per così dire, rinomati. L’ascensore di Monte S. Paolino, realizzato come tale, non essendo né un oggetto di ammirevole soluzione per l’ambiente e/o per scelta architettonico-tecnica né la risposta a un bisogno vero della comunità locale, resterà un monumento che dividerà per lungo tempo suteresi ed estimatori estranei alla città, tra pro e contro la moderna realizzazione  che piaccia o non piaccia… esiste già. Resterà come l’ennesimo spreco di questo nostro tempo  destinato a degradarsi sotto lo sguardo, forse, pentito di quei  suteresi che speravano in un segno favorevole allo sviluppo.
Giuseppe Cancemi

sabato 21 maggio 2011

Vivere a Belluno


Centro storico
Luogo pregiato del vivere associato o
Spazio mercantile?

Il centro storico di Belluno, come per le più celebrate città italiane, costituisce il “salotto buono” dei cittadini. Il rapporto tra il pieno dei volumi e il vuoto degli spiazzi, delle strade, dei luoghi di sosta e riposo, nel complesso, si configura come un insieme armonico. Le denominazioni viarie, i mezzi busti, le lapidi delle vie e piazze principali sono una pagina risorgimentale di storia in bella mostra per indigeni e “foresti”. Le facciate degli edifici, in grandissima parte tutte rigorosamente a testimoniare l’umanità passata, fanno da bella cornice ad un centro a misura d’uomo, gradevole, nel cuore di una città che ogni anno si colloca nella graduatoria nazionale tra i primissimi posti della vivibilità urbana.
Di questo luogo ben presente ai bellunesi, fin qui si è fatto buon uso. Forse oggi però, qualcosa andrebbe ripensata. La vivacità e varietà di attività sempre presenti nell’agorà direttamente o indirettamente a sostegno degli esercenti, il traffico, sia pure limitato, e l’uso intensivo per finalità più disparate in un contesto evolutivo, oggi sono da rivedere perché stressano e prevaricano l’uso primario di una piazza.
La circolazione dei mezzi privati in centro, se riflettiamo, porta pochi vantaggi a chi ne usufruisce e un sicuro inquinamento per gli spazi di vita associata dove bambini e adulti debbono essere liberi di giocare, rincorrersi, relazionarsi. Tanto siamo condizionati dall’auto che finiamo per utilizzarla in modo improprio là dove proprio dovrebbe essere bandita. Un esempio? La contraddizione in una recente gara podistica cittadina (domanda di ossigeno puro) dei babbi natale preceduta da una Ferrari (emissione di CO, CO2, ecc.). Altro non lodevole esempio, potrebbe riguardare le rumorose ore piccole notturne di alcuni bar, i quali offrono divertimento (si fa per dire!) a danno della permanenza dei pochi abitanti che esistono e resistono ancora in centro storico. I delicati rapporti d’insediamento tra la città e il suo centro storico a Belluno mostrano già una predisposizione allo slittamento della residenza degli abitanti verso aree di espansione, esterne al centro. A questo allontanamento corrisponde una destinazione d’uso dei locali del centro urbano orientata verso attività economiche e direzionali. In termini semplici la città tende ad una funzionalità complementare: una parte si popola di giorno e si svuota la notte e l’altra fa l’opposto. Ultimamente a Belluno, ma non solo a Belluno, i centri storici tutti i fine settimana a notte fonda, vengono frequentati da cittadini clienti di bar dove la somministrazione di alcolici rende loro allegri ma meno i cittadini che vorrebbero dormire. Si consente cioè ad alcune parti del centro storico di trasformarsi in “divertimentificio” a spese di una collettività che oltre al disturbo notturno deve temere anche gli effetti di eventuali alterazioni da alcol di potenziali automobilisti.
La considerazione spontanea, allora potrebbe essere: attenzione! Il centro storico come “salotto buono” di Belluno lo si può continuare ad utilizzare ma bisogna rivederne modalità e limiti. Il traffico, non è conciliabile con la città antica più a misura d’uomo che non d’ auto. Il mantenimento degli abitanti del centro storico va incoraggiato bandendo gli abusi.
Non so se interessa, ma la scommessa per ristabilire un equilibrato rapporto funzionale tra abitanti, città e territorio passa per un’ecologia urbana sostenibile.
Riflessione: è possibile ripensare ad un uso più attento del centro storico sapendo che è un bene prezioso da tramandare, preservare e custodire al meglio?

Trialometani e acqua




AcquaLaudato sì, mi’ Signore, per sor Aqua

La moda o più semplicemente il consumismo sospinto dalla pubblicità, induce in noi dei bisogni che non sempre corrispondono a vere necessità. L’acqua, per esempio, proprio in una città come Belluno dove l’erogazione è costante e la qualità è garantita da fonti che provengono da sorgenti la cui erogazione controllata periodicamente da AULSS /ARPAV, viene lo stesso snobbata ampiamente da un consumo alternativo proveniente dalle acque minerali dei supermercati.
Viene automaticamente da pensare, gli acquirenti di quest’acqua sono cittadini consumatori acritici o non si fidano della distribuzione idrica locale?
Difficile a dirsi quale pulsione spinge il cittadino a trasportare pesi aggiuntivi alla spesa quotidiana, oltre a spendere altri soldi, per l’approvvigionamento idrico familiare. La bontà dell’acqua potabile proveniente dal rubinetto tanto, giustamente, reclamizzata super controllata, economica e buona da qualche tempo è sospetta: il cloro additivato come disinfettante, pare formi dei trialometani, componenti sconosciuti ai più e non sempre quantitativamente inferiori ai limiti ammessi dalla legge. Il timore è presente da qualche tempo sia in Italia che all’estero.
Gli esperti dicono, che il cloro immesso per la disinfezione idrica, si combina con altri elementi provenienti dalle sostanze organiche presenti naturalmente nell’acqua, con i quali forma i trialometani, ritenuti composti nocivi per la salute se in eccesso.
La necessità di sapere se a Belluno i trialometani sono controllati secondo i valori guida del D.Lgs. 31/2001 credo interessi tutti i cittadini, e forse, sarebbe il caso che le informazioni sulle acque che beviamo, fossero le più recenti possibili e non limitate ai parametri solo utili alla pubblicistica.
La città per il suo approvvigionamento idrico utilizza in massima parte acque non superficiali e quindi dovrebbe avere meno probabilità che si formino in esse proprio i trialometani. Ciò nonostante, una rassicurante diffusione di dati sui composti organo-alogenati, ai fini della potabilità dell’acqua dei rubinetti, aiuterebbe tutti ad una scelta più consapevole e non consumistica del prezioso liquido.

Giuseppe Cancemi