mercoledì 16 novembre 2011
Italia sott'acqua. DOCUMENTO
venerdì 11 novembre 2011
LEONARDO, continua... a stupirci
"Genio nell’arte antica e moderna"
" Mito nell’arte contemporanea"
Ogni singola macchina è stata costruita assemblando appositi pezzi pretagliati. Il montaggio è stato effettuato con la collaborazione
dei miei nipoti (Gianluca e Stefano).
Consta di dieci pezzi.
Belluno, novembre 2011
''Sono stati esplorati punti situati nella parte centrale dell'affresco di Vasari che vediamo oggi; sono antiche stuccature, fessure naturali del muro, perdite di colore, fenditure millimetriche da cui la sonda può passare senza problemi per la conservazione del dipinto'', ha spiegato Marco Ciatti dell'Opificio delle Pietre dure, istituto che affianca lo staff di Seracini. In totale, dopo il primo saggio, ora sono diventati quattro i punti di 'attacco', dei sette autorizzati dal ministero e dalla soprintendenza, dove la sonda mostra che c'è un vuoto tra la parete più recente e quella precedente. La ricerca prevede che la notte prossima la sonda 'esplorera' altre due fessure; successivamente l'ultima.
" Mito nell’arte contemporanea"
| L'organo di cannoni |
Ogni singola macchina è stata costruita assemblando appositi pezzi pretagliati. Il montaggio è stato effettuato con la collaborazione
dei miei nipoti (Gianluca e Stefano).
Consta di dieci pezzi.
| La gru |
| L'escavatrice |
| Il carro da combattimento |
| Il maglio |
Belluno, novembre 2011
Nuove su LEONARDO
(Da La Nazione-Firenze)
Firenze, 3 dicembre 2011 - La scoperta di una nuova intercapedine alimenta la speranza di ritrovare il leggendario affresco di Leonardo. Continuano le ricerche dietro una parete del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove, con una sonda si cerca laBattaglia di Anghiari.
Nelle ultime due notti la microcamera usata per studiare l'interno del muro ha evidenziato altri tre vuoti, di un'ampiezza apparente tra uno e due centimetri, dando così altre conferme - dopo il primo saggio positivo del 29 novembre scorso - alla teoria di Maurizio Seracini circa l'esistenza di uno spazio lasciato da Giorgio Vasari proprio per salvare l'affresco di Leonardo.
''Sono stati esplorati punti situati nella parte centrale dell'affresco di Vasari che vediamo oggi; sono antiche stuccature, fessure naturali del muro, perdite di colore, fenditure millimetriche da cui la sonda può passare senza problemi per la conservazione del dipinto'', ha spiegato Marco Ciatti dell'Opificio delle Pietre dure, istituto che affianca lo staff di Seracini. In totale, dopo il primo saggio, ora sono diventati quattro i punti di 'attacco', dei sette autorizzati dal ministero e dalla soprintendenza, dove la sonda mostra che c'è un vuoto tra la parete più recente e quella precedente. La ricerca prevede che la notte prossima la sonda 'esplorera' altre due fessure; successivamente l'ultima.
giovedì 10 novembre 2011
Riporto volentieri quanto ha già pubblicato attraverso la stampa l'amico Leandro, in merito alla fragilità del territorio italiano e alla non "sostenibile" condotta di chi lo ha amministrato
____________________________________________________Opere faraoniche e tragedie annunciate
1 / Leandro
Janni / SICILIA, 5/10/2009
Ha senso parlare di “tragedie annunciate” in un paese come l’Italia che, negli ultimi novant’anni, ha registrato oltre 5.000 grandi alluvioni e 12.000 frane? In media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni, i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 morti al mese. Così stima una recente ricerca dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni. In Sicilia, il 70 per cento del territorio è ad alto rischio. Certo è che la prima e più importante opera da realizzare per il Paese, per l’Isola, è la messa in sicurezza del territorio. E invece, si continuano a concepire e a realizzare opere faraoniche e insostenibili. Spesso inutili. Si concepiscono e si tramutano in legge sconcertanti “piani casa”. Proprio in questi giorni l’Assemblea regionale sta esaminando il testo del Piano casa siciliano proposto dal Governo. In conseguenza di quanto accaduto, non possiamo non chiedere al Governo regionale un atto di responsabilità. La Sicilia rinunci ad approvare una norma che prevede un rilevante aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo in una realtà già pesantemente pregiudicata. Una realtà in cui l’80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico. La Sicilia, invece, decida di trasformare il Piano casa in un grande progetto di riqualificazione del territorio. Ad esempio, liberando le aste fluviali e le foci dal troppo cemento che le ha invase, delocalizzando gli edifici e le infrastrutture dalle aree più vulnerabili, consolidando i versanti delle montagne e delle colline con interventi di rinaturazione e rimboschimento.
A Giampilieri (Messina) si è ripetuto in modo più eclatante, con risultati più tragici di quello che era accaduto due anni fa, quando, fortunatamente, non ci furono morti. Inesorabilmente, alla prime piogge autunnali di quest’anno, il territorio messinese ha mostrato tutta la sua fragilità con conseguenze pesantissime, stavolta anche in termini di vite umane. Negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie. Ribadisco quanto detto in altre occasioni. È necessaria una svolta seria, concreta, efficace nella gestione del territorio, che ridia ruolo e valore agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica e li impronti a criteri di tutela, equilibrio, sostenibilità ambientale. E’ necessaria una svolta anche nelle politiche di protezione civile, che devono prevedere anche efficaci e tempestive azioni di prevenzione, laddove è necessario.
Infine, sento di esprimere viva approvazione alle parole semplici e nettissime, pronunciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, subito dopo la tragedia di Giampilieri: “O si avvia un piano serio che investa, piuttosto che su opere faraoniche, sulla garanzia e la sicurezza, oppure queste zone del paese potranno essere afflitte da altre sciagure”. Di contro, le immediate, ineffabili affermazioni del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli a proposito del ponte sullo Stretto: “Spero che al massimo per gennaio i primi lavori a terra possano partire, spero anzi che il via possa esserci già a dicembre”.
..
Opere faraoniche e tragedie annunciate
2 / Leandro Janni / SICILIA, 12/10/2009
2 / Leandro Janni / SICILIA, 12/10/2009
Ma, noi non abitiamo in un Paese normale: tanto che, nonostante vi siano ancora alcuni dispersi sotto il fango e le macerie, si afferma senza alcun pudore che, nonostante sia nota la situazione di gravità che affligge non solo la Sicilia ma tutto il territorio italiano, non ci sono risorse economico-finanziarie per metterlo in sicurezza. Mentre non mancano, a quanto pare, risorse economico-finanziarie, per mandare avanti opere faraoniche come il ponte sullo Stretto. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli: “Conosco abbastanza bene il problema dell’assetto idrogeologico del nostro Paese – ha detto Matteoli. “Per metterlo in sicurezza ci vogliono 35 miliardi, ma non ce li abbiamo”. Però, ha assicurato che il ponte sullo Stretto si farà, asserendo che se le opere collaterali alla realizzazione del ponte vero e proprio fossero già avviate, con le “migliorie al territorio previste” forse “il disastro del Messinese sarebbe stato inferiore”. Una dichiarazione, quella del ministro Matteoli, seguita alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva sollecitato “un piano serio che investa, piuttosto che su opere faraoniche, sulla garanzia e sicurezza”, rilevando come vi sia “una situazione di diffuso disseto idrogeologico in parte causato dall’abusivismo, a Messina e in molte altre parti d’Italia”. L’attuale ministro delle Infrastrutture ha ineffabilmente commentato, dicendo: “Io non mi permetto di polemizzare col capo dello Stato, però voglio chiedere: cosa c’entra il ponte di Messina?”. Certo è – diciamo noi – che di vero e di concreto, per la realizzazione di questa inutile e faraonica opera, ci sono solo i finanziamenti pubblici di 1,3 miliardi di euro stanziati dal Cipe. Fondi che, invece, dovrebbero immediatamente essere destinati alle necessarie opere di messa in sicurezza delle due aree dello Stretto. Così come altre risorse dello Stato destinate ad opere infrastrutturali, considerate prioritarie, potrebbero andare a costituire un fondo per mettere mano a quella che si palesa davvero come la vera priorità del Paese: la tutela, la messa in sicurezza del territorio. Forse non si arriverà ai 35 miliardi ritenuti necessari da Matteoli, o ai 25 richiesti da Guido Bertolaso (considerati una “provocazione” dal premier Berlusconi) ma, senza dubbio, saranno meno dello “zero euro in cassa”, che ha confermato il ministro Prestigiacomo per il 2010. Tra l’altro, il parere che il ponte sullo Stretto rimanga una priorità, sembra sostenuto ormai dal solo ministro Matteoli, considerato che anche da Confindustria arriva un ulteriore no alla mega infrastruttura: “Secondo noi non è la priorità” – ha dichiarato la presidente Emma Marcegaglia. “Abbiamo bisogno prima di tutto di mettere in sicurezza il territorio – ha osservato la Marcegaglia a margine dell'Assemblea annuale degli industriali di Pavia – perché ci sono continui e preoccupanti casi ambientali, ma occorrono anche piccole opere, necessarie per dare più efficienza al sistema infrastrutturale e logistico italiano”.
Ci chiediamo: ha senso parlare di “tragedie annunciate” in un Paese come l’Italia che, negli ultimi novant’anni, ha registrato oltre 5.000 grandi alluvioni e 12.000 frane? In media, un episodio ogni giorno e mezzo. In soli cinquant’anni, i fenomeni naturali hanno provocato circa 3.500 morti, mediamente 7 morti al mese. Così stima una recente ricerca dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni. In Sicilia, il 70 per cento del territorio è ad alto rischio. Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a seguito dei drammatici eventi dei giorni scorsi, ha espresso l’intenzione di adottare un atteggiamento intransigente verso l’abusivismo e di porre in essere interventi seri ed efficaci per ridurre il dissesto idrogeologico. Lombardo ha anche proclamato che intende “congelare” il Piano casa siciliano. Ma che vuol dire “congelare”? La consueta, sconcertante ambiguità del potere politico, in attesa di tempi migliori? E comunque, non pochi malumori hanno manifestato i deputati regionali di Palazzo dei Normanni, a seguito delle recenti dichiarazioni del governatore della Sicilia. Noi, in conseguenza di quanto accaduto, non solo di recente, non possiamo non chiedere al Governo regionale un atto di responsabilità: la Sicilia rinunci ad approvare un Piano casa che prevede un rilevantissimo e scriteriato aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo, in una realtà già pesantemente pregiudicata. Una realtà in cui l’80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico. La Sicilia non ha certo bisogno di un ulteriori costruzioni, ma di un grande progetto di riqualificazione del territorio, che preveda la liberazione delle aste e delle foci fluviali dal troppo cemento che le ha invase, delocalizzando – laddove è necessario – gli edifici e le infrastrutture dalle aree più vulnerabili, consolidando i versanti delle montagne e delle colline con interventi di rinaturazione e rimboschimento. Tutto questo si può fare. Deve essere fatto. Senza perdere altro tempo.
A Giampilieri (Messina) si è ripetuto – in modo più eclatante, con risultati più tragici – quello che era accaduto due anni fa, quando, fortunatamente, non ci furono morti. Inesorabilmente, alla prime piogge autunnali di quest’anno, il territorio messinese ha mostrato tutta la sua fragilità con conseguenze pesantissime, stavolta anche in termini di vite umane. Negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie. Noi di Italia Nostra ribadiamo quanto detto in altre occasioni. È necessaria una svolta – seria, concreta, efficace – nella gestione del territorio, che ridia ruolo e valore agli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica e li impronti a criteri di tutela, equilibrio, sostenibilità ambientale. E’ necessaria una svolta anche nelle politiche di protezione civile, che devono prevedere anche efficaci e tempestive azioni di prevenzione. Ovviamente, per realizzare tutto questo, occorrono politici e amministratori seri e responsabili, capaci di gestire, governare la complessità. Capaci di pensare, programmare e attuare uno sviluppo equo e sostenibile dell’Isola. Politici e amministratori capaci di coniugare passato, presente e futuro; tutela e innovazione.
...
Opere faraoniche e tragedie annunciate
Ovvero: nella mente dei nuovi tiranni
3 / Leandro Janni / SICILIA, 19/10/2009
Ovvero: nella mente dei nuovi tiranni
3 / Leandro Janni / SICILIA, 19/10/2009
Una situazione evidentissima, chiarissima. Uno stato di cose a cui bisognerebbe porre rimedio. Subito. Con interventi adeguati, efficaci. Senza perdere altro tempo.
Ma, agli italici mestieranti del facile ottimismo non interessa tutto questo. Non può interessare tutto questo. Anzi! Essi hanno ben altro per la testa.
E poi, questo sciagurato, implacabile riferimento alla terra, ai luoghi, alle storie di uomini e donne in carne e ossa, non è proprio il loro campo di azione, di movimento. Non è il loro spazio di consenso. E poi, ci sono cose ben più importanti, più eclatanti, irrinunciabili: le grandi opere infrastrutturali, il famoso ponte sullo Stretto. La Banca del Meridione.
Dunque, è chiaro. Deve essere chiaro, come un ordine, come un comandamento: la realizzazione del ponte sullo Stretto non è più rinviabile, procrastinabile. E poi, sarebbe una deleteria dimostrazione di debolezza. Forse, persino la dimostrazione di umano, ragionevole sentire. No, non è possibile: “Il ponte ha da farsi e si farà”. Subito. A cominciare dal prossimo dicembre 2009.
Che si debba costruire in zona sismica, che si preveda di poggiare i due piloni portanti e la campata centrale di 3.300 metri su faglie mobili, non è importante. Che l’eventuale realizzazione della mega-infrastruttura andrà a sconvolgere il paesaggio di uno dei luoghi più belli e delicati del nostro Paese, non è considerato degno di attenzione. Che ci sia, o no, uno studio vero, fondato, un progetto esecutivo non è cosa rilevante. E d’altronde, questi sono soltanto i soliti, vacui intellettualismi dei soliti oppositori al governo. Ai quali si risponde affermando – con faraonica faccia tosta – che “la realizzazione del ponte servirà anche a mettere in sicurezza le due sponde dello Stretto”.
Nella mente dei nuovi tiranni tutto è certo, perentorio, inconfutabile. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade lontano dalla realtà. Nella mente dei nuovi tiranni tutto accade sulla pelle di uomini e donne che abitano povere case, poveri luoghi, poveri territori. Essi vanno proclamando che il ponte, il mega-ponte li nobiliterà. Darà loro un futuro. Forse, persino la felicità che non hanno mai posseduto.
lunedì 7 novembre 2011
Piazza dei Martiri, il silenzio degli Amministratori sul progetto di rinnovo
I cittadini, diversamente, sono per il restauro
![]() |
| Piazza dei Martiri |
Il silenzio
“assordante” delle istituzioni proponenti il progetto di nuova Piazza dei
Martiri, alla levata di scudi dei cittadini contrari agli interventi
strutturali prospettati, non lascia presagire alcun ripensamento per quello che
sarà il futuro della proposta da realizzare. Come cittadino, tra quelli che hanno
espresso un’opinione a titolo personale, speravo in un dialogo che coinvolgesse ordini
professionali, organizzazioni, associazioni, etc. ma mi rendo conto che… il
silenzio è d’oro! Si sa, la tecnica di
fare decantare le proteste come sfogo di primo momento, aiuta a superare le
contestazioni fino a lasciare poi mano libera ai cosiddetti esperti.
La questione comunque, per i cittadini che si
sono espressi nel merito, ha fatto emergere la necessità di restaurare prima la
scuola elementare “Gabelli” pur propendendo per una soluzione di natura
conservativa della piazza. L’organizzazione spaziale del luogo, la sua storia,
il suo modo di essere spazio vissuto da tramandare, in una parola il “Genius Loci” che rappresenta la piazza, non trova al momento alcuna controvoce
di confronto nelle istituzioni autarchiche, se non quella dell’originale
progetto in discussione. In fatto di
metodo il concepimento di questo progetto, anche se affidato ad un
“nobilissimo” concorso di idee, soffre di un difetto di democrazia e di una
debordante autonomia progettuale: mette in luce un poco pregevole metodo decisionale
che i rappresentanti dei cittadini si
"arrogano" nell’esercizio di un diritto da condividere con la
parte interessata (la comunità locale), e una delega con pochi o senza vincoli
ai progettisti “traduttori” di scelte che sono politiche.
Il copione è
un classico che si ripete per le opere pubbliche di un certo rilievo.
La
democrazia "dal basso"
vorrebbe invece che, nella conduzione di un progetto impegnativo, specialmente
quando incrocia la storia, la cultura o comunque la sensibilità di una
comunità, le scelte debbano essere "costruite" con la collettività,
in incontri dove la progettazione va fatta evolvere tra proposte e alternative
sostenibili.
Così non
sembra essere stato. Il timore che in sordina inizino i lavori e ci si trovi di
fronte al fatto compiuto non è remota.
L’altro aspetto che emerge, nella
scelta progettuale della piazza, su cui il silenzio istituzionale pesa, riguarda
la questione dell’ordine prioritario delle opere pubbliche. La scuola
elementare “Gabelli”, in attesa di restauro, per una moltitudine di cittadini
viene prima della piazza. Nessuno degli
“addetti” ha per questa “precedenza corale” sentito il dovere di informare che
i finanziamenti dei rispettivi interventi hanno due diversi percorsi.
E’ pur vero che per essere informati basta poco, ma
qualche informazione istituzionale in più attraverso la stampa, se non altro, potrebbe
servire per avvicinare il potere ai cittadini.
![]() |
| Piazza dei Martiri - Illuminazione |
Collegandosi comunque via internet
con il sito Comunale, chi vuole può leggere che il Piano triennale delle OO. PP. prevede lavori
per la “Gabelli” in due lotti di 800.000 e 1.500.000 euro per gli anni 2012 e
2013, con finanziamento da “apporto di capitale privato” e una collocazione nelle
priorità in graduatoria al 6° e 7°posto nelle “articolazione della copertura
finanziaria”, a differenza di Piazza dei
Martiri che rientra in un finanziamento europeo ad hoc, in un articolato progetto
complessivo denominato: “Drava Piave Fiumi e
Architetture".
A mio modesto avviso, per concludere, senza confondere le
due cose, resta il fatto che la scuola “Gabelli” è stata inserita come opera da
finanziare in un processo non semplice di ricerca, per una sinergia tra
pubblico e privato tutto da sperimentare, mentre il progetto di Piazza dei
Martiri calato dall’alto, permane, e gli addetti tacciono.
domenica 6 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
Da una mail inviatami da un amico che pubblico volentieri.
Per non dimenticare...
Irena
Sendler
Poco tempo fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena.
Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia.
Aveva un "ulteriore motivo". Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei.
Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava nel retro di un'ambulanza. I bambini più grandi li nascondeva un sacco di iuta ...
Teneva anche un cane, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinavano.
I soldati, naturalmente, temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini.
Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare circa 2500 tra bambini e neonati.
Fu catturata, e i nazisti, le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.
Irena tenne un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto nel suo cortile.
Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti per riunire le famiglie.
La maggior parte di loro erano stati gasati. Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.
Irena è stata proposta per il Premio Nobel della Pace.
Non è stata nominata.
In memoria dei sei milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di Cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di stenti e umiliati!
giovedì 27 ottobre 2011
PESSIMO ESEMPIO!
A proposito di pensioni ...
Bisogna alzare l’età
pensionabile? E
cominciare da questi ? (ecco i parlamentari che a 47 anni prendono 8mila euro al
mese)
Allungare l’età
pensionabile? Forse è inevitabile. Però prima bisognerebbe allungare l’età
pensionabile dei parlamentari. A questo proposito ancora nel 2008 abbiamo
avuto:
- Un parlamentare (Antonio Martusciello) che ha avuto la pensione all’età di 46 anni (7959 euro; vi ha rinunciato nel settembre 2010 per lo stipendio da commissario Agcom pari a 33.177 euro al mese)
- Un parlamentare (Rino Piscitelli) che ha avuto la pensione all’età di 47 anni (7959 euro)
- Un parlamentare (Alfonso Pecoraro Scanio) che ha avuto la pensione all’età di 49 anni (8836 euro);
- Altri quattro deputati che hanno avuto la pensione a 50 anni (fra cui l’ex segretario Prc Franco Giordano cui vanno 6203 euro al mese)
- Ben 15 deputati che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni (fra cui Oliviero Diliberto e Enrico Boselli che l’hanno avuta a 51 anni).
- Una dozzina di senatori che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni fra cui Willer Bordon, quello che andava in giro dicendo di voler uscire dalla casta (ha preso un assegno di 9604 euro a 59 anni: un bel modo per uscire dalla casta…) e il leghista Dario Galli (51 anni) che poi è diventato presidente della provincia di Varese cumulando i due redditi (unica noia: lo stipendio da presidente della Provincia, sommandosi al vitalizio da parlamentare ha subito una leggera decurtazione passando da 6500 a 4800 euro al mese. In compenso Dario Galli è entrato anche nel consiglio d’amministrazione di Finmeccanica…)
Il magna magna di Bankitalia (che chiede rigore e manda i manager in pensione a 40 anni…)
Aperitivi assortiti,
poi medaglioni di aragosta, salmone affumicato in salsa vinaigrette, fiori di
zucchina ripiena, insolata di mele e noci, riso orientale in salsa di curry,
savarin di tagliolini alle tre carni, spigola alle mandorle, filetti di cerniola
allo zafferano, orata al forno, filetto di manzo alle bacche di ginepro, faraona
farcito, sauvignon, dolcetto poderi einaudi, spumante metodo classico: ma chi
l’ha detto che solo in Parlamento è un magna magna? Questo è il luculliano menù
previsto per un pranzo di rappresentanza a BanKitalia. Nel tempio del rigore
italiano non si risparmia di certo sul cibo: come ha rivelato Franco Bechis su
Libero ci sono volute 87 pagine per descrivere le qualità dei profdotti che
possono arrivare sulle tavole di via Nazionale. I guru dell’istituto non
smettono di ric ordare agli italiani che devono tirare la cinghia, si capisce.
Loro invece la cinghia saranno costretti ad allagarla, evidentemente, per far
posto a tutto questo benididdio. E dopo il pasto, s’intende, alcolici e sigari
gratis. A volontà.
Vale la pena ricordare che in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste per tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati. La storia dell’istituto, come sa chi ha letto Sanguisughe, del resto è ricca di manager dell’Istituto con pensioni d’oro: da Rainer Masera, andato in pensione a44 anni (oggi ne ha 66 e prende 18mila euro al mese) a Mario Sarcinelli (andato in pensione a 49 anni, oggi ne ha 77 e prende 15mila euro al mese). Tutti naturalmente, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, alla faccia del rigore professato dall’istituto. E se volessimo proprio essere precisi fino in fondo potremmo ricordaere che anche il governatore Mario Draghi gode, oltre al suo legittimo stipendio ma anche di una pensione (14mila euro al mese, maturata quando aveva 59 anni…)
Vale la pena ricordare che in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste per tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati. La storia dell’istituto, come sa chi ha letto Sanguisughe, del resto è ricca di manager dell’Istituto con pensioni d’oro: da Rainer Masera, andato in pensione a44 anni (oggi ne ha 66 e prende 18mila euro al mese) a Mario Sarcinelli (andato in pensione a 49 anni, oggi ne ha 77 e prende 15mila euro al mese). Tutti naturalmente, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, alla faccia del rigore professato dall’istituto. E se volessimo proprio essere precisi fino in fondo potremmo ricordaere che anche il governatore Mario Draghi gode, oltre al suo legittimo stipendio ma anche di una pensione (14mila euro al mese, maturata quando aveva 59 anni…)
SENZA VERGOGNA: i magnifici 6 deputati che vogliono prendere insieme (INSIEME!) l’indennità da deputati e la pensione da ex deputati
Senza vergogna,
davvero senza vergogna. Sentite la storia dei magnifici 6 che vogliono incassare
l’indennità da deputato e insieme (ripeto: insieme) la pensione da ex
deputato.
Come raccontato in “Sanguisughe” 13 parlamentari siciliani superfortunati erano riusciti per alcuni mesi nella straordinaria impresa: oltre alla ricca indennità di Montecitorio e Palazzo Madama, incassavano anche la pensione da ex deputati della Sicilia. Una norma speciale della Regione Sicilia consentiva l’assurdo cumulo: la pensione da ex deputato regionale si poteva sommare con l’indennità da deputato nazionale.
Lo scandalo è continuato fino al gennaio 2011 quando con un intervento al minimo sindacale di buon senso il folle privilegio è stato cancellato: o uno è deputato o è ex deputato, le due cose insieme sono piuttosto incompatibili. Non vi pare?
Sembrerebbe normale. Ma che cosa succede? Che i senza vergogna non si arrendono, non si arrendono mai. E così; 6 dei 13 parlamentari siciliani hanno presentato ricorso alla Corte dei Conti per riavere la doppia indennità. Proprio così: in un momento in cui a tutti gli italiani vengono chiesti sacrifici, i magnifici 6 che cosa chiedono? Non solo di mantenere l’indennità da parlamentare ma di avere insieme (ripeto: insieme) anche quella da ex parlamentare. Una mossa indegna. Senza vergogna, appunto. Senza pudore.
I 6 meritano di essere citati per nome e cognome: sono Calogero Mannino del gruppo misto, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), Salvo Fleres (Forza Sud), Sebastiano Burgaretta (Pdl) e Alessandro Pagano (Pdl). Da notare che alcuni di loro hanno un’età piuttosto giovani per prendere la pensione: Fleres ha 55 anni, Pagano addirittura appena 52. Come si fa a 52 anni a pretendere di avere oltre al la ricca indennità da parlamentare anche il vitalizio da ex deputato regionale?
“I diritti acquisiti non si toccano”, dichiarano loro con il solito ritornello. E a ma viene la solita domanda: ma quello di prendere una doppia indennità (pensione da ex deputato e indennità da deputato) è davvero un diritto acquisito? O è un privilegio acquisito? Uno scandalo acquisito? I diritti acquisiti, è vero, non si toccano. Gli scandali, invece, noi li vorremmo abbattere. E ci indignano da morire quelli che invece li rivendicano con orgoglio. Come questi magnifici 6….
Come raccontato in “Sanguisughe” 13 parlamentari siciliani superfortunati erano riusciti per alcuni mesi nella straordinaria impresa: oltre alla ricca indennità di Montecitorio e Palazzo Madama, incassavano anche la pensione da ex deputati della Sicilia. Una norma speciale della Regione Sicilia consentiva l’assurdo cumulo: la pensione da ex deputato regionale si poteva sommare con l’indennità da deputato nazionale.
Lo scandalo è continuato fino al gennaio 2011 quando con un intervento al minimo sindacale di buon senso il folle privilegio è stato cancellato: o uno è deputato o è ex deputato, le due cose insieme sono piuttosto incompatibili. Non vi pare?
Sembrerebbe normale. Ma che cosa succede? Che i senza vergogna non si arrendono, non si arrendono mai. E così; 6 dei 13 parlamentari siciliani hanno presentato ricorso alla Corte dei Conti per riavere la doppia indennità. Proprio così: in un momento in cui a tutti gli italiani vengono chiesti sacrifici, i magnifici 6 che cosa chiedono? Non solo di mantenere l’indennità da parlamentare ma di avere insieme (ripeto: insieme) anche quella da ex parlamentare. Una mossa indegna. Senza vergogna, appunto. Senza pudore.
I 6 meritano di essere citati per nome e cognome: sono Calogero Mannino del gruppo misto, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), Salvo Fleres (Forza Sud), Sebastiano Burgaretta (Pdl) e Alessandro Pagano (Pdl). Da notare che alcuni di loro hanno un’età piuttosto giovani per prendere la pensione: Fleres ha 55 anni, Pagano addirittura appena 52. Come si fa a 52 anni a pretendere di avere oltre al la ricca indennità da parlamentare anche il vitalizio da ex deputato regionale?
“I diritti acquisiti non si toccano”, dichiarano loro con il solito ritornello. E a ma viene la solita domanda: ma quello di prendere una doppia indennità (pensione da ex deputato e indennità da deputato) è davvero un diritto acquisito? O è un privilegio acquisito? Uno scandalo acquisito? I diritti acquisiti, è vero, non si toccano. Gli scandali, invece, noi li vorremmo abbattere. E ci indignano da morire quelli che invece li rivendicano con orgoglio. Come questi magnifici 6….
E Giuliano Amato (31mila euro al mese di pensione) dice che gli italiani “hanno avuto troppa Sardegna” (cioè se la sono goduta troppo). Ma lui un po’ di pudore non ce l’ha?
Giuliano Amato dal
meeting di Rimini prende per i fondelli gli italiani dicendo che in questi anni
hanno avuto “troppa Sardegna” . Ora, a parte l’offesa gratuita alla meravigliosa
isola che non è solo Billionaire e yacht di Porto Cervo, ma una terra
straordinaria, di gente tosta e perbene, a parte questo dicevo: ma come si
permette, il pensionato d’oro Amato? Gli italiani in questi anni, altro che
troppa Sardegna: hanno faticato e sudato, hanno lavorato e tirato la cinghia,
anche per gli errori politici commessi negli anni Ottanta da que lla classe
politica di cui Amato (socialista craxiano prima di tradire Craxi) ha fatto
parte, godendone da sempre benefit, maxi stipendi e onori. Vale la pena
ricordarlo ancora: lui, l’uomo che ha tagliato le pensioni degli italiani, oggi
vive con una doppia pensione d’oro da 31mila euro al mese (9mila come ex
parlamentare, 22mila dall’Inpdap). Non solo non ha idea di che cosa sia la
Sardegna: non ha neanche idea di che cosa sia il
pudore..
“Giuliano Amato, lei è disposto a ridursi la pensione d’oro?”. E lui: “Non capisco la domanda…”
E’ disposto a ridursi la pensione d’oro?
“Non capisco la domanda”. Ha risposto così Giuliano Amato a Lilli Gruber che
l’ha intervistato a Otto e mezzo. La conduttrice aveva promesso di dedicare
questa nuova serie, che iniziava proprio ieri sera, ai volti nuovi della
politica. Sarà per questo che il primo ad essere invitato è stato uno che fa
politica da quarant’anni?
Trasmissione
piuttosto noiosa, per la verità. Ma, dopo oltre mezz’ora di soliloquio in
perfetta solitudine (alla faccia del dibattito), al Dottor Sottile finalmente è
stata posta la domanda clou. Quella, cioè, sulla sua pensione d’oro. E lui è
stato costretto ad ammettere: “E’ vero che ho la pensione alta”, ha detto,
confermando le cifre rivelate da Sanguisughe.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese). Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe d isposto a ridursi la sua pensione d’oro?”. “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita.
Amato, lo ricordiamo, prende 9mila euro come vitalizio parlamentare e 22 mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro al mese). Ma com’è possibile che un ex professore universitario prenda una pensione così alta? Anche questo è stato raccontato dettagliatamente da Sanguisughe. E Amato in tv è stato costretto ad ammettere: “Questo assegno così alto mi viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust i cui componenti avevano trattamento della Corte Costituzionale”.
Capito? L’ex presidente del Consiglio, che era in aspettativa dall’Università da anni, ha aspettato ad andare in pensione quand’era all’Antitrust con il maxi-stipendio da giudice della Corte Costituzionale e la certezza (garantita da una sentenza del Consiglio di Stato) che quel maxi-stipendio potesse essere considerato ai fini contributivi. Ottenuto la conferma, ha chiesto il ricongiungimento e, olpà, maxi pensione garantita per il resto della vita.
Ora il Dottor Sottile, con i suoi 31mila euro di pensione al mese (più gettone da senior advisor alla Deutsche Bank) va in giro a chiedere con insistenza sacrifici agli italiani. Bel coraggio, no? E dunque, correttamente, la Gruber gli ha posto la domandarne finale: “Sarebbe d isposto a ridursi la sua pensione d’oro?”. “Non capisco la domanda”, ha risposto Amato. E la trasmissione è finita.
venerdì 14 ottobre 2011
Riqualificazione urbana
Piazza dei Martiri
Piazza dei
Martiri a Belluno, principale spazio di aggregazione sociale
cittadino, usata abbondantemente per feste e sagre di vario genere, ora l’Amministrazione
attiva si propone di rinnovarla con un progetto scelto tra la moltitudine di
proposte presentate in un concorso di idee. Tutto appare ineccepibile nel
progetto che ha vinto, se la committenza si è espressa per un rinnovo senza
vincoli riconducibili ai principi della conservazione. Diversamente, forse, un restauro rimane l’intervento più
consono per una piazza che è segnata
nella stessa toponomastica come luogo della memoria.
L’idea
della conservazione che sembra la più semplice e meno impegnativa, perché
innata nella natura umana, nel caso di scelte come la nostra, rimane invece la
vera sfida. Innovare nello spirito della
sostenibilità comporta fare i conti con il contesto economico e funzionale, e non
senza una responsabilità relativa verso le future generazioni.
La
preesistente scelta urbanizzativa di Piazza dei Martiri, è un pregevole esempio
che merita di essere conservato per vari motivi. Nell’intrinseco, sintetizza un
rapporto simbiotico dell’insediamento umano con l’ambiente dolomitico. Evidenzia,
una equilibrata relazione del verde (oasi ricreativa, di sosta e riposo) con la
più classica antropizzazione. La nuova qualità (riqualificazione) della Piazza proposta
dal pubblicizzato progetto vincitore del concorso di idee, cambia la visione
d’insieme che conosce la comunità bellunese da oltre cinquant’anni, altera
l’equilibrio del naturale assorbimento delle acque piovane attraverso le
attuali aiuole e lo scambio anidride carbonica/ossigeno, limita il refrigerio
termico offerto dalle piante, cambia la luce riflessa per una diversa
pavimentazione, mette in forse il mantenimento di alcune piante monumentali. Anche
il semplice togliere dell’illuminazione che traccia il percorso del “liston”, è
stato detto da altri ma lo faccio anche mio, e un’alterazione che aliena la
memoria storica. Tutti elementi in contrasto con la riqualificazione che
richiede efficienza, equilibrio, fattibilità. In una sola parola: sostenibilità.
In
presenza di un (luogo) bene urbanistico qual è la Piazza del Martiri il metodo
del restauro è l’unico per una riqualifica degna di tale nome. Con il restauro
le risposte alle istanze (estetica e storica) del bene sono assicurate. La conservazione
che ne consegue sarà garanzia sia per le generazioni attuali che per quelle
future.
Serve
infine ricordare, che un limite alla proposta progettuale testé discussa viene
anche dalla semplice normativa in materia di beni culturali. Piazza dei Martiri
per gli effetti della Costituzione e del D.L. n.42/2004 è e rimane tutelata, e
a tal proposito sarebbe auspicabile che la Soprintendenza ai BB. CC. e AA. si
occupasse di tale tutela.
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Pianificazione ecologica,
Urbanistica e Territorio
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