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mercoledì 16 maggio 2012

Breve nota sull'origine della cultura urbano-centrica

Città, campagna e organizzazione spaziale 

La Sicilia per cultura appartiene al mondo occidentale e come tutte le altre realtà europee, è basata prevalentemente su una società urbana, in cui l’organizzazione dello spazio territoriale - con una marcata accelerazione specie nell’ultimo secolo - si è affermata urbano-centrica.
La città è il luogo di concentrazione della popolazione, delle decisioni, del potere economico, dei rapporti ideologici, dell’amministrazione della giustizia, tutto il resto appartiene, ancora oggi, alla poco distinta area non urbana. Ad ogni punto dello spazio la prassi della “città pensata” attribuisce un ruolo determinato, mentre al territorio, al di fuori degli insediamenti, nei luoghi considerati da sempre indistinta campagna, oggi più modernamente associata alle aree naturali, l’urbanistica contemporanea dell’ultimo periodo, timidamente, prova a riconoscere un ruolo distinto di complementarietà che resta, in ogni caso, sempre subalterno alla città.
L’organizzazione gerarchica degli spazi strumentali, consolidata, vede l’agricoltura e le aree non urbane, come componenti di riserva al dominio della città che permane così come vista da Lewis Mumford: “La città, quale si rivela nella storia, è il punto di massima concentrazione dell’energia e della cultura della comunità”.
Aree urbanizzate e non, sono le due facce di una stessa medaglia: città e campagna, il binomio di un rapporto dialettico efficacemente affrescato nella testimonianza pittorica in figura.

Ambrogio Lorenzetti, particolare, Gli Effetti del Buon Governo
Siena, Palazzo Pubblico, 1338




Proprio il tema raffigurato dal pittore, uno scorcio di vita quotidiana tra borgo e contado, presenti entrambe nell’affresco della Sala dei Nove, ci richiama alla mente ciò che oggi è in crisi: il rapporto città/campagna non più svolto con un ruolo di reciproco scambio compensativo, e comunque omeostatico, come poteva esservi nell’era dei Comuni.
Nell’affermarsi di questa concezione dualistica (area urbana/non urbana) dello spazio territoriale, in tempi moderni, viene attribuito all’area non urbana un ruolo mai esplicitato di subalternità, dove nulla o poco succede e dove l’emarginazione economica e culturale ha fatto allontanare dalla campagna, in crescendo, quella presenza umana più dinamica e vitale che nel recente passato la popolava.
Una visione territoriale urbano-centrica senza un atteggiamento critico verso i costi sociali, per una prospettiva di crescita senza limite, è quella che ha dato le basi all’ideologia e alla prassi pianificatoria che ha fatto dell’urbanizzazione l’asse portante dello sviluppo. Nella pubblicistica anglosassone il termine “undeveloped land” letteralmente significa proprio territorio non sviluppato nel senso di non urbanizzato, nella nostra realtà questo significato linguistico, purtroppo, corrisponde anche con lo sviluppo economico e sociale.
Uno sviluppo legato all’urbanizzazione dei suoli agricoli, ritenuti di riserva per una espansione edilizia senza fine, che ha trasformato la rendita da fondiaria ad edilizia con il classico meccanismo speculativo della variante al Piano Regolatore Generale.
Dopo anni di speculazioni più o meno selvagge, esistono oggi tutti i presupposti per un ravvedimento o per una presa di coscienza dei limiti che lo sviluppo sostenibile impone; è tempo di inventariare tutto ciò che ha prodotto l’opera dell’uomo sul proprio territorio e di valorizzarlo come testimonianza storica, culturale allo scopo di rendere fruitiva ogni risorsa.
Il  patrimonio rurale e il suo sfondo naturale esistenti, sono valori che vanno mantenuti. Bisogna riscoprire, rinvenire ciò che in passato era ritenuto obsoleto o privo di interesse perché reputato superato da una pseudo modernità o perché lontano dal territorio urbanizzato.
Bisogna evitare che le azioni d’intervento dell’uomo, sempre più aggressive nei confronti del paesaggio, continuino a provocare modificazioni profonde nel sistema di relazioni fra elementi naturali ed artificiali. Se in alcuni casi detti interventi hanno avuto il pregio di operare la riqualificazione di intere aree, in altri sono stati invece, responsabili di altrettante vistose situazioni di degrado ambientale.
Dalla necessità si faccia virtù!
Non dimentichiamo di appartenere a un Paese che è stato ad economia prevalentemente agricola e che la Sicilia nella cultura rurale ha radici profonde di tradizioni e storia, insomma, il nostro territorio possiede ancora risorse storiche, culturali, paesaggistiche, architettoniche, ecc. che pronvengono dalle aree non urbane da scoprire, le quali aspettano solo di essere messe in luce e valorizzate.

GELA (Caltanissetta)


BANDIERE BLU

Caltanissetta ha il suo affaccio al mare con il comune di Gela, ma le bandiere blu dove sono?

Il mare può anche mostrarsi trasparente e cristallino, ma bisognerebbe comprendere che da solo è molto poco, sono necessari anche servizi adeguati e spiagge pulite.

Le uniche spiagge premiate in Sicilia dalla Fondazione per l'educazione ambientale sono le seguenti:
  • Lipari-Lipari/Vulcano (Messina); 
  • Ispica-Santa Maria del Focallo/Ciricà, Pozzallo, Ragusa-Marina di Ragusa (Ragusa); 
  • Menfi (Agrigento)
SICILIA (totale 5)





Dove sono finite le più celebrate spiagge come Mondello, La Playa, Cefalù, Taormina, Capo d'Orlando, ecc.?

Isola Bella

martedì 15 maggio 2012

Caltanissetta...

Un futuro da smart city


Cari nisseni, è tempo di sfida. Invece di continuare ad azzannarsi mediante inutili bizantinismi ognuno per sua parte si rimbocchi le maniche e contribuisca al fare. Gli enti locali, l’industria, le imprese, le categorie professionali, le banche, l’università, ecc., sinergicamente, mostrino di saper fare rete e di volere affrontare la riscossa di Caltanissetta con i fatti.
Gli amministratori tirino fuori dai cassetti i progetti, se ne hanno, per candidare Caltanissetta, per esempio, a “smart city”, città intelligente  capace di invertire le tendenze per quanto attiene al risparmio energetico, alla mobilità, alle trasformazioni urbanistiche e ai servizi in genere. In Europa si stanno per riaprire i rubinetti dei finanziamenti, 11 miliardi a partire dal prossimo mese di luglio e fino al 2020 (260 milioni per le città del Sud), finalizzati a supportare le città che hanno progetti per uno sviluppo sostenibile precipuamente dal punto di vista energetico. La partecipazione ad un progetto di città così ambizioso se compreso, può essere  di  riscatto per un territorio considerato  ultima periferia dell’Italia. Basta viverlo come un’opportunità  per  proporre una Caltanissetta in grado di sviluppare un suo modello di città “ecologica e intelligente”.
L’efficienza ed il risparmio, l’incremento di fonti rinnovabili nel campo energetico, pur essendo richiesti negli obiettivi nazionali ed europei per abbattere le emissioni di anidride carbonica, possono contemporaneamente essere occasione  per l’avvio di stili amministrativi, di operatività e di orientamento  verso le cosiddette buone pratiche di gestione.
Una città di 60 mila abitanti non può piangersi addosso, beccarsi l’un con  l’altro o flagellarsi per un passato di abbandoni  cui è stata sottoposta dalle varie amministrazioni susseguitesi nel tempo.  Bisogna darsi una mossa. Operare tutti  per operare bene.
Rimanendo a quello che si pronostica per la città, intraprendere la via per una nuova dimensione urbana proiettata nel futuro, non significa modificare e rimodificare la piazza principale o aggiungere nuove rotatorie all’insegna della modernità, pensando di avere rivoluzionato tutto senza, per esempio, avere scomodato alcune “rendite di posizione”. Né bastano gli alternativi  vuoti proclami del “come si poteva fare” invece. Bisogna avere idee nuove! Sarà necessario costruire una nuova economia assieme ad una nuova cultura, a nuove figure professionali e non senza nuove occasioni anche di formazione e lavoro.  Si mettano in fila le risultanze di un rapporto europeo  del 2007, molto illuminante anche nella sua schematicità.  Semplicemente, si adottino nel concetto di comunità  le sei caratteristiche evidenziate da quel documento riferite a persone, economia, vita, governo, ambiente e mobilità nella loro coniugazione con “intelligenti/e”  e si facciano interagire con il territorio non più in termini di uso e consumo acritico ma con fini di sviluppo sostenibile.
Smart per Caltanissetta, in concreto, potrebbe essere un parcheggio multipiano realizzato con tecniche di bioarchitettura nello spazio ex  GIL, come snodo intermodale tra treno, bus e auto; una mobilità in centro storico, favorita da mezzi mossi elettronicamente come bici (con pedalata assistita), auto e moto; la conversione di tutta l’illuminazione fuori e dentro gli edifici pubblici con impianti a basso consumo ed energia rinnovabile; il cablaggio della città con fibra ottica assieme ad un’offerta distribuita di wi-fi con relativi servizi connessi. Non meno importanti nel complesso delle innovazioni si collocano la valorizzazione delle risorse locali e le competenze.
L’argilla, per fare un esempio, utilizzata comunemente per la terracotta può diventare materiale utile al risparmio energetico se diversamente utilizzata. Il know-how che può essere acquisito nel risparmio idrico, nella ristrutturazione edilizia innovativa e ciclica, nella manutenzione programmata della proprietà pubblica esistente, in termini “intelligenti”, e tanti altri spunti ancora, assumono valenza se concorrono all’idea complessiva di città moderna progettata con la partecipazione e la condivisione dei cittadini tutti.
Caltanissetta, capoluogo interno alla Sicilia, non presente nel panorama delle città territorio da tempo  configurate papabili ma mai sviluppatesi in tal senso, deve sapersi ritagliare con il nuovo orientamento verso le smart cities, uno spazio di centralità territoriale mediante un sistema integrato moderno, con funzioni territoriali che meglio interpretano le aspettative d’inurbamento delle future popolazioni all’interno dell’isola.

giovedì 10 maggio 2012

PEC & P.A.

 

... Ma funziona davvero?

Sono da tempo intestatario di posta certificata con regolare Id e relativo codice cliente  – Giorni fa ho provato ad utilizzarla ma il login non mi ha riconosciuto e dunque mi ha impedito di continuare. Dopo alcuni tentativi di recupero della password, non a buon fine, ho provato a collegare un operatore (mediante numero verde 800.104.464) e ho potuto sperimentare quanto è complicato avere all’altro capo una persona. Comunque, a collegamento effettuato una prima volta la comunicazione è rimasta muta. In un’ennesima prova, finalmente,  l’operatore mi ha consigliato di guardare la guida utente e quindi resettare la password. Effettuata la formale operazione (19/4/2012), da giorni attendo una risposta. Ho provato ad avere una qualche risposta reinviando la medesima documentazione per il reset, ma invano, cade ancora nel silenzio totale di centroservizi@posteitaliane.it. Ho ricontattato il numero verde 800.104.464 e questa volta mi è stato detto che veniva aperta una pratica con N° 451561. A tutt'oggi (7/5/2012) non ho ricevuto alcun riscontro da parte di chicchessia.
Oggi, 10/5/2012,  ho ancora contattato stavolta il numero verde di Linea Amica (8003001), suggeritomi dalla Funzione Pubblica, e sono sempre in attesa che "il miracolo si verifichi".





Ne deduco e mi permetto di segnalare che, con un servizio pubblico come questo non possiamo essere certi di trovarci in Europa.


mercoledì 9 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (3)



   
Alcuni caposaldi della struttura urbana che ci permettono di leggere la città li possiamo classificare in:
Edifici per il culto (S. Maria degli Angeli, Provvidenza, Eremo dei PP. Carmelitani, Convento S. Giovanni di Dio)
Sede amministrativa, Palazzo del Magistrato
Residenza signorile, Palazzo Moncada

Tavole sinottiche

1556       Costruzione del Ponte Capodarso che arricchisce la viabilità di penetrazione siciliana
1754       Richiesta di demanializzazione di Caltanissetta per gli abusi dei feudatari (promotore L. Barrile). Contenzioso che dura sino al 1812 con l'abolizione della feudalità
1763       Grande carestia in Sicilia, Caltanissetta accoglie molti poveri nei   magazzini del convento di S. Francesco
1783       Terremoto a Messina e Reggio Calabria,  Terrapelata si spacca
1787       Visita di Goethe a Caltanissetta
1797       Sequestro di persona. Viene sequestrato G. Luigi Moncada Principe di Paternò.
1813-16  Ferdinando III abolisce la feudalità
1816
       Unificazione dei due regni ( Napoli e Sicilia) sotto Ferdinando I, già Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia
1819       Caltanissetta diventa una delle 7 capovalli con i distretti di Piazza Armerina e Terranova con sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale
1820       Moti rivoluzionari contro i Borboni repressi dai napoletani.
               Caltanissetta subisce stragi e saccheggi per non avere partecipato ai moti contro la famiglia Borbone in quanto riconoscente per quanto era stato fatto per la città ad opera di questi ultimi
1821-28  Costruzione della Villa comunale "Isabella" (ora "Amedeo") per lenire  la generale disoccupazione della classe operaia
1832       Due statue  (Ferdinando I e Francesco I) di marmo vengono innalzate rispettivamente nelle piazza, ora Garibaldi, e  prospiciente la chiesa del Collegio dove ora esiste la statua di Umberto I
1838       A frutto dell'accoglienza fatta a Ferdinando II e alla regina Isabella viene disposta la costruzione di due strade:
                Caltanissetta - Piazza A., via Barrafranca
                       "            Canicattì
               entrambe a spese della provincia e dai regi fondi
1844       Caltanissetta con Bolla Pontificia di Gregorio XVI viene eletta sede  vescovile
1848       Moti rivoluzionari con cacciata definitiva dei Borboni
1854-55  Lutto in città per il colera. Per ringraziamento dello scampato ulteriore flagello viene costruito un Ospizio  attaccato alla chiesa di S. Michele
1857       Apposizione di tre croci in tre luoghi diversi: ZIBOLI, cappella    dove si conservano i gruppi sacri; fondo GAGGIANO, lungo la via per Palermo; SABUCINA, Pizzo Rossello (Calafato ?); per ricordare una missione di 8 frati Capuccini
1859       Apertura del Seminario vescovile
1864       Illuminazione a gas
1865       Legge che distingue i fondi rustici da quelli urbani (Legge n. 2136, 26-1-1865)
1866       Pastificio "Salvati"
1866       Apertura della Biblioteca Comunale "L. Scarabelli"

1868       Apertura del Nosocomio pressso i pp. Capuccini

1870       La mongolfiera di POITEVIN si alza e sorvola Caltanissetta

1870-1904 Costruzione del Palazzo Provinciale
1870
      Progettazione (Arch. Di Bartolo) e deliberazione, riprogettazione  (Ing. Tacchini)
1878-82
sospensione dei lavori e introduzioni di varianti e modifiche  (Ing. Musumeci)
1897       Ultimazione dell'edificio
1904
Definitiva ultimazione dopo le decorazioni e la messa a dimora di infissi, impianti, arredamento
1870-71  Realizzazione di sculture in marmo a G. Rossini, V. Bellini,    U. Foscolo, G. Mazzini e G. Garibaldi ad opera dello scultore  nisseno Giuseppe Frattallone (Villa "Amedeo")
1871       Legge che dà il via alla formazione del Catasto dei Fabbricati  (Legge n. 267, 5-1-1871)
1875       Si inaugura il Teatro Principessa Margherita
1877       Si stanziano i finanziamenti per l'acquedotto Geraci Geracello, si inaugura la Pescheria, viene pronunciato dal sen. Perez un  discorso a favore della ferrovia Palermo-Vallelunga- Caltanissetta
1878       Iniziano i lavori per la costruzione del Cimitero
               - legge 11-3-1817, Cimiteri fuori degli abitati
               - Paura delle epidemie ? (colera, vaiolo, ecc.)
1879       Inaugurazione dei lavori di conduttura dell'acqua proveniente dalla Geracello
1879       Arrivo dei Valdesi a Caltanissetta
1880       L'astonomo DENZA visita l'osservatorio meteorologico ubicato   sulla chiesa dei Capuccini
1881       Scoppio in miniera (Gessolungo): 66 morti, 40 feriti gravi
1882       Si inaugura l'Istituto "M. Calafato" per ospitare le figlie dei minatori morti nell'incidente dell'anno 1881 alla Gessolungo

               Nuovo incidente alla miniera Tumminelli del gruppo Iuncio con 13 morti e 80 inabili al lavoro
1887       Abbattimento della Chiesa del Carmine (anche Maria SS   Annunziata) dopo la demolizione dell'attiguo convento Trecentesco dei Carmelitani scalzi per la costruzione dell'attuale palazzo municipale.
1891-1893 Nascita dei Fasci Siciliani (nel Nord Italia 1871) - Il   governo Giolitti li tollera, il successivo governo Crispi li reprime il 13-1-1894, il prefetto di Caltanissetta De Rosa scioglie i Fasci dei Lavoratori in tutta la provincia
1893       Creazione del Ricovero di Mendicità " I. Testasecca" con ricompensa per il benefattore, a cui è intitolato l'istituto, del   titolo di conte
1900       Si inaugura il monumento a Cristo Redentore (sett. 1900)
1900       Monumento di marmo allo scultore G. Frattallone morto nel 1874
1874      (villa "Amedeo")
1903       Monumento a Garibaldi (Piazza Calatafimi)
1905       Nazionalizzazione delle ferrovie
1908       Monumento a Mauro Tumminelli (salita Matteotti)
1922       Monumento ai Caduti (Viale regina Margherita)


martedì 8 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (2)



Dinamica demografica nel Comune di Caltanissetta
(1640-1951)

I dati demografici dell'arco di tempo preso in considerazione(tab. 1) danno l'idea di quella che doveva essere la situazione nei vari anni della popolazione nissena, con la trasformazione delle attività rurali a seguito del capitalismo prima delle campagne e dopo industriale dovuto alle miniere di zolfo.

Anno
Abitanti
1640
10604
1748
14829
1861
23960
1871
26156
1881
30841
1901
43023
1911
40927
1921
60368
1931
43230
1936
50467
1951
60634
tab. 1

La figura 2, che illustra l'andamento demografico dal 1640 al 1951, ci permette di leggere meglio il fenomeno comune a tutta Europa di inurbamento della popolazione con una crescita quasi costante sino al 1901, un picco di aumento sino a poco più di 60.000 abitanti nel 1921, che alla fine corrispondera alla stabilizzazione della popolazione sino alla fine del XX secolo. Da notare come nel periodo di piena Rivoluzione Industriale, Caltanissetta seguendo l'andamento europeo, radoppia quasi la sua popolazione[1].
fig. 2


Anche se può sembrare strano la città offriva una possibilità di sopravvivenza maggiore, rispetto alla campagna, proprio per un suo sfruttamento intensivo che produceva surplus che compariva nei mercati delle città in cambio di altre prestazioni (artigianali, di servizio, etc.).
In città vengono realizzati i quartieri S. Rocco e S. Flavia, sopra e sotto corso Umberto I (già via Collegio degli studi) e Canalicchio (ora viale Testasecca).


S. Rocco si rivelerà come la zona privilegiata dalla borghesia nascente, con abitazioni signorili sulle strade  all'epoca più importanti (Cassarello, dell'Aquila Nera). L'edilizia è protesa verso la una ristrutturazione volta ad arricchire l'estetica.
Proprio in quell'epoca si può dire che a Caltanissetta viene sancito l'inizio dello sfruttamento edilizio e fondiario. L'edilizia dei nuovi quartieri (S. Rocco, S. Flavia e degli Zingari) con il loro crescere ne sono la testimonianza di uno sfruttamento razionale dello spazio, prima rurale ora urbano, per il disegno complessivo di tipo ippodamico. Lo spazio viene diviso e costruito non più casualmente ma attraverso maglie viarie e edificatorie di tipo geometrico.
La città comincia ad organizzarsi in funzione dello sviluppo che viene messo in moto dal capitale. Per Caltanissetta è il tempo per organizzare la vita di chi si è inurbato sotto il profilo igienico-sanitario, degli spostamenti di merci e di persone, delle scorte di merci, della gestione e distribuzione di risorse economiche, dello sfruttamento e utilizzazione dell'energia.
Nasce la necessità di migliorare le condizioni igieniche della città e Caltanissetta si attrezza con un ospedale (il Fatebenefratelli di S. Domenico)
Dopo il Settecento le pesanti ristrutturazioni che seguono non permettono di individuare quale fosse l'edilizia residenziale dove si allocava l'aristocrazia, però, è possibile interpretare le tendenze insediative annotando come S. Flavia non risulterà appetibile per l'edilizia residenziale fatta eccezione per via Maida e via Re d'Italia, mentre San Rocco si arricchirà di edifici apprezzabili per la loro fattura e per l'appetibilità del luogo.
I siti della città come si può rilevare dagli insediamenti, ma anche dalle chiese madri, muovono da Est prima verso Ovest e poi verso Nord. Dal Quartiere Angeli, al quartiere degli Zingari, a S. Rocco e poi verso S. Flavia.

In Europa nello stesso tempo è in atto una rivoluzione (che diventerà una pietra miliare nella storia dell'evoluzione del consorzio umano) mercantile, demografica, agricola, industriale, delle comunicazioni e dei trasporti, del mercato del lavoro, che pone grandi problemi sulla casa, il lavoro, la salute, nonchè sulla governabilità delle varie realtà politico-economiche.
Nel territorio di Caltanissetta nel 1827 ha luogo lo scioglimento degli usi promiscui tra:
il Comune di Delia e il Principe di Palagonia;
i Feudi di                      Diliella (Barone La Lomia)
                                           "       (eredi Baronessa Adamo)
                                      Grasta (Barone Bartoccelli)
                                      Draffù (eredi Baronessa Adamo)
                                      Ramilia (Principe Moncada)
Risale al 1754 la richiesta di demanializzazione di Caltanissetta, rivendicata dai nisseni con L. Barrile promotore, che durerà sino al 1812 prima dell'abolizione della feudalità nel regno di Sicilia voluta da Ferdinando III.
Nella stessa epoca si afferma l'industria mineraria oltre che in Sicilia (in cui rappresenta il 50% dell'industria italiana e 90% della produzione mondiale di zolfo) a Caltanissetta con ben 250 miniere. La città per questo fenomeno si attrezza e si organizza in funzione del nascente capitalismo con scorte di merci (magazzini), risorse economiche (banche), trasporti (ferrovia Palermo-Catania che attraversa il territorio di Caltanissetta), energia, illuminazione, relazioni burocratico-amministrative.
I prezzi sociali di questa industrializzazione furono altissimi tra gli operai, una grande quantità di morti e feriti nelle miniere (Gessolungo: 66 morti e 40 feriti gravi; Tumminelli: 13 morti, 80 feriti gravi) ma anche nel corso dei lavori per la ferrovia a Marianopoli ne sono la testimonianza.
Prima dell'avvento del capitalismo, essendo la ricchezza e la proprietà in mano a pochi nobili,  esistendo una, relativamente, bassa speculazione fondiaria e immobiliare, non essendovi una legge scritta di rispetto delle consuetudini e delle caste, era poco avvertita l'esigenza di una organizzazione della città secondo una gerarchia funzionale con rigida deputazione dei luoghi.
Con il capitalismo nasce l'emergenza città, nel senso che occorre una organizzazione del territorio e degli insediamenti più rispondente ai nuovi bisogni delle genti, ai problemi sanitari, ai trasporti. L'urbanistica diventa il tema dominante delle classi emergenti, che concepiscono l'esigenza come fatto tecnico: necessità di strade per gli spostamenti, case e impianti pubblici per il fenomeno dell'inurbamento delle popolazioni, tutto per la "solubrità degli abitati" e per una "dimora sana, comoda e gradevole" dei cittadini. Sono di fine Ottocento, grazie all'esperienza inglese e francese[2], le leggi: sulla distinzione dei fondi rustici[3] , urbani e sull'espropriazione per pubblica utilità e sulla formazione dei Piani Regolatori e di ampliamento (L. n. 2136/1865) nonché il Catasto Urbano del 1871.
Grazie alla nuova legislazione in materia urbanistica, Caltanissetta affronta il suo primo l'ampliamento della città (1878-81) con un progetto dell'ing. capo comunale A. La Barbera mentre è sindaco il cav. Giovanni Benintende. Il P. R. riguarda lo "... ingrandimento della città nelle terre contigue alla stazione".

Prima dell'Unità d'Italia, per la cronaca, esistevano 24 difformi catasti distribuiti in 9 compartimenti, le mappe erano "libri figurativi" con le planimetrie dei fondi disegnate a vista e da descrizione sommaria dei beni su un registro dove venivano annotati i trasferimenti di proprietà. Lo Stato Pontificio e lo Stato Lombardo - Veneto erano i soli provvisti di attendibili mappe che però non distinguevano i terreni dai fabbricati.