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venerdì 17 febbraio 2012

E' questa la Caltanissetta che vogliamo mantenere?


Uno scorcio della moderna (sic!) Caltanissetta

Perdonate!


Ma credo proprio che Caltanissetta vive male perché è male amministrata da lungo tempo. Tra le problematiche che affliggono la città vi sono le endemiche carenze dei servizi: acqua e rifiuti nonché un’economia da sempre asfittica. Se si vuole dare una mano per fare (ri?)sorgere la città, bisogna avere la capacità di organizzare un tam tam mediatico capace di sfidare gli attuali e i prossimi amministratori sul terreno di  un misurabile impegno: la risalita di Caltanissetta in graduatoria nell’annuale classifica sulla vivibilità urbana, nel 2011 al penultimo posto (106°).
***
Ricordo che l’Ecosistema Urbano, si “misura” con indicatori, per tre grandi categorie:
-  il carico delle attività umane sull’ambiente(perdite di rete idrica, consumi di acqua potabile, di carburante, di elettricità, produzione di rifiuti, numero di auto pro capite ecc.;
-  qualità dell’ambiente in termini di smog, inquinamento idrico, verde urbano, ecc.;
-  qualità delle politiche  attraverso depurazione, raccolta differenziata, trasporto pubblico, ecc.

***
QUALCHE  IDEUZZA DI BASE SE SI VUOL  FARE QUALCOSA DI CONCRETO
*      L’acqua va distinta tra i vari usi (potabile, igienica, industriale, agricola), va riciclata, va accumulata. Favorire comportamenti  virtuosi in questo senso significa: incentivare, adeguare gli impianti idrici, accumulare know how da esportare, contribuire al risveglio dell’economia.

*      I rifiuti sono un  business, ma bisogna aumentare la raccolta differenziata e investire sulla trasformazione in loco dei materiali ottenuti dal riciclo. È pensabile che attività collaterali e indotte richiedano investimenti minimi per occupato e possono dar  luogo ad un apprezzabile incremento nell’occupazione.

*      Con le ristrutturazioni edilizie o le nuove costruzioni si faccia in modo, con incentivi e norme, che gli interventi abbiano carattere di bioarchitettura, risparmio energetico (teleriscaldamento con biogas, isolamento termico, raffrescamento passivo, energia solare -  ‘fotoelettrica e termica’, ecc.), risparmio idrico con doppia circuitazione idrica, ecc.

*      Ristrutturazione del centro storico a partire dalla proprietà pubblica con piccoli interventi di esempio.

*      Avvio di una banca etica per piccoli prestiti. Creazione di altra banca, diciamo, del tempo per lo interscambio di attività e prestazioni di lavoro/ausilio. Fare qualcosa per gli altri in beneficienza o per uno scambio di attività;

*      Interventi esempio di restauro del centro storico monitorati con webcamere 24h/24  per diffondere il senso della partecipazione, per chi lavora e chi osserva, e una guida utile per chi vuole emulare;

*      Ecc. ecc.
TEMI
Vivibilità urbana, incremento dell’occupazione, riduzione programmata degli sprechi, nuove tecnologie  … ecc., ecc.

giovedì 9 febbraio 2012

Le Maccalube di Caltanissetta







Finché restano accesi i riflettori su  qualcosa che fa discutere,  per esempio su un tema cittadino come quello dei “Vulcanelli” di questi giorni, è sintomo di sana democrazia: rende pubblico un confronto che può essere utile alla collettività.
L’Assessore A. Milazzo amministratore della città di Caltanissetta, saprà meglio di me che l’area dei “Vulcanelli” ha una storia antica e travagliata. Il toponimo “Terrapelata” che segna il luogo, riportato sulle mappe che usiamo, è stato ereditato dalla saggia virtù contadina delle generazioni passate, che sapeva anche ammonire.
I vulcanelli negli “over” richiamano alla memoria un impianto sportivo in situ, su area appositamente titolata, che è durato pochissimo in funzione per via del suolo instabile, e un “generoso” indice di edificabilità (0,2 mc/mq) che, prima dell’ultima revisione generale dell’attuale PRG, aveva incoraggiato i privati proprietari di terreni agricoli ad edificare. Oggi, l’area delle maccalube nello strumento urbanistico revisionato, non titola alcuna delle zone, residenziale.
L’evento parossistico del 2008 (grave innalzamento e fessurazione del suolo) ci ha avvisati ancora una volta. Abbiamo visto che “il re è nudo”. Quel suolo rifiuta ogni occupazione edilizia e/o di intervento di ingegneria naturalistica, e forse, ci suggerisce anche che ogni spesa per tentare di difendere la staticità dei fabbricati potrebbe essere un inutile spreco.
Mi dispiace di non avere compreso quale “zona residenziale” intende titolare a “Parco naturalistico” l’Assessore Milazzo. La zonizzazione del PRG pubblicato on line, lungo la via dei Vulcanelli e via Angelo Custode, annovera sei zone titolate diversamente ma nessuna è residenziale.  L’unica residenzialità del luogo minacciato dalla instabilità tettonica che mi risulta, è l’insediamento attuale sviluppatosi con un’edilizia che si è diffusa nel tempo, con due diversi indici di zona agricola.
Riconosco comunque, all’Assessore Milazzo il merito di una scelta la quale non mi trova contrario, ma che non cambia la mia valutazione sulla “informativa” dell’Amministrazione attiva, oggetto di questa mia nota, che continuo a giudicare di marketing politico. 

martedì 7 febbraio 2012

Una nota politica, non mia, che serve a ricordare gli eventi politici recenti che vale la pena tenere presente.


potete leggerla anche dal blog : oscarb1.blogspot.com







I tre Governi del Presidente



Molti sostengono che il Governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia. Quando il Premier era Berlusconi, la democrazia italiana era stata non solo sospesa, ma modificata in modo lesivo della nostra Costituzione. Tre sono gli esempi di governo assimilabili a quello Monti in quasi sessant’anni della Repubblica.
Il Presidente Einaudi - nel 1953 - quando la Democrazia Cristiana era spaccata sull’eventuale reincarico ad Alcide De Gasperi, diede l’incarico motu proprio al Ministro Giuseppe Pella di formare il Governo, senza consultare i partiti, tanto che si parlò di "governo amministrativo", come ricordato da Federico Orlando sul quotidiano Europa.
Il secondo Governo definito "tecnico" fu realizzato per iniziativa del Presidente Scalfaro che diede l'incarico a Lamberto Dini, Direttore Generale della Banca d’Italia; anche i ministri non erano parlamentari.
Quando nel 1994 Berlusconi e Previti sono scesi in campo, pochi nei “palazzi romani” conoscevano a fondo la coppia. Dopo il grande e inaspettato successo di Forza Italia, con il conseguente incarico a Silvio Berlusconi, si vociferava che Previti sarebbe diventato Ministro della Giustizia.
Ho inviato al Presidente della Repubblica quello che sapevo, per esperienza personale, su loro due. Ovviamente al Capo dello Stato non mancavano i mezzi per verificare quanto affermavo.
Da allora il Presidente Scalfaro non ha mai dissimulato il suo giudizio negativo su Berlusconi, la sua politica, il suo comportamento pubblico e privato e il suo entourage. Non c’è da stupirsi se ilPdL non si è unito alle espressioni di cordoglio di tutte le forze politiche per la scomparsa del Presidente Emerito.
Quando Berlusconi propose il suo Avvocato come Ministro della Giustizia, Scalfaro rispose che non lo avrebbe accettato. Il Cavaliere allora lo candidò al Ministero dell’Interno ma il Presidente della Repubblica confermò la sua assoluta contrarietà. Tanto che la presentazione della lista dei Ministri al Quirinale fu ritardata di due ore.
Previti fu messo al Ministero della Difesa, al quale era invece destinato il liberale Alfredo Biondi.
Nel dicembre del 1994 si aprì una crisi di governo per il profondo dissidio fra Forza Italia e la Lega, che accusava Berlusconi di non aver tenuto fede alla promessa di realizzare il Federalismo. Nel gennaio del 1995 Scalfaro diede l’incarico di formare il Governo a Lamberto Dini.
Nel novembre 2011, a fronte della mancanza di credibilità del Governo in carica, aggravata dall’enorme debito pubblico e dal livello insostenibile cui era giunto lo Spread, Berlusconi fu convinto a dimettersi.
Nel frattempo il Presidente Giorgio Napolitano, aveva preparato l’avvicendamento di un Governo di emergenza nazionale, presieduto dal Professor Mario Monti, appena nominato Senatore a vita. Il nuovo Esecutivo è stato votato il 18 novembre alla Camera da tutti i partiti rappresentati in Parlamento, tranne che dai 59 Deputati della Lega Nord.
E' inevitabile pensare che fu un’iniziativa meditata e preparata, perlomeno su due fronti: l'accettazione di Monti da un lato, e le dimissioni del Premier dall'altro.
Difficile escludere il ruolo di Gianni Letta nel convincere Berlusconi.
Oggi il Cavaliere ha l’impudenza di sostenere che si è dimesso solo per senso dello Stato e amore per l’Italia, e sceglie di comunicarlo dalle colonne del Financial Times, l’autorevole quotidiano che ha sempre sostenuto la sua incapacità di governare l’Italia, come i fatti hanno dimostrato.
Bossi sostiene che il vero motivo del passo indietro è soltanto quello di salvare la sua “roba”. E commentando l’articolo del F.T. ai margini dei lavori del “Parlamento della Padania” dichiara: “se Berlusconi si ritira, il problema è risolto. Diventeremo il partito di maggioranza assoluta del Nord”.
Forse è un’illusione, dal momento che il Cavaliere non ha nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata e ha confermato che si ricandiderà nel 2013.
Grazie al governo Monti la fiducia dei mercati sta ritornando e l’Italia non rappresenta più il primo problema per l’Unione. Si comincia invece a considerare la leadership di Monti positiva per collaborare a risolvere la crisi che concerne soprattutto l’Europa nel suo insieme.
In questo quadro non sottovalutiamo l’importanza dell’incontro con il Presidente Obama il 9 febbraio a Washington, al quale il Primo Ministro italiano si presenterà forte della nostra migliorata situazione.
I critici sempre più numerosi, del Senatore Monti non vogliono ricordare che, firmando i Trattati di Roma del 1957 e quelli di Maastricht del 1992, l’Italia ha consapevolmente rinunciato a una parte della sua sovranità per condividerla con i partner europei. E’ causa di profonda amarezza constatare quanti esponenti politici, anche di primo piano, non ne tengono conto, sebbene non penso che gli stessi avrebbero il coraggio di proporre l’uscita dell’Italia dall’eurozona.
Angela Merkel, per dimostrare che non intende autopromuoversi unica rappresentante dell’Unione Europea, deve mantenere fede a quanto dichiarato in Cina il 2 febbraio scorso: “L’eurozona si sta muovendo verso l’uscita dalla crisi dei debiti sovrani. Ogni membro dell’Unione deve poter contare sull’aiuto degli altri, perché dobbiamo fare sforzi comuni per difendere l’euro”.
Beatrice Rangoni Machiavelli
FV


giovedì 2 febbraio 2012

Italiani all'estero



Da Oscar Bartoli dall'America

Siamo piu' di 4milioni e contiamo nulla...

ROMA\ aise\ - Al 31 dicembre 2011 erano 4.208.977 gli italiani residenti all’estero. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri, 31 gennaio, il decreto dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri che ogni anno – così come previsto dalla Legge Tremaglia – sancisce il numero dei connazionali residenti nelle quattro ripartizioni della circoscrizione Estero.
Nel dettaglio sono 2.307.683 i residenti in Europa; 1.283.078 in America Meridionale; 388.904 inAmerica Settentrionale e Centrale e 229.312 in Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Rispetto al 2010, i residenti all’estero sono aumentati di 93.742 unità: erano 4.115.235 i connazionali "censiti" dal decreto 2010. Dei nuovi espatriati, in 43.266 risiedono in Europa, 38.655 in Sud America, 5.165 in Nord America e 6.656 in Africa Asia e Oceania. (aise)

mercoledì 1 febbraio 2012

Maccalube: parco naturalistico



La mia opinione in merito...

Il fenomeno delle maccalube a Caltanissetta, appartiene ad una manifestazione di natura geologica. Si rivela tutte le volte che del gas metano (secco) attraverso le fessurazioni del sottosuolo riesce ad uscire all’esterno, trascinando il liquido fangoso che incontra nella sua risalita. Nei siti più reclamizzati di Aragona, in provincia di Agrigento, e a Caltanissetta nel nostro caso, solitamente il gas secco che emerge, trascina in superficie fango costituito da limo (argilloso) diluito da acqua. Quando avviene la fuoruscita di gas dal sottosuolo,  la deposizione di fango nel suo intorno tende a formare un cumulo che ricorda il vulcano: con la sua struttura a forma conica, con “bocca” al vertice che in cambio di fuoco emette fango.


Il pezzo pubblicato su “La Sicilia”  che chiama le maccalube di Caltanissetta “vulcanelli”, riferisce di un’approvazione  della Commissione Edilizia Comunale come atto d’impulso dell’Amministrazione,  una semplice variante urbanistica che era invece,  e resta,  un “atto dovuto”.
Modificare, già troppo tardi, la dissennata preesistente destinazione residenziale di quei luoghi a  "parco  naturalistico” , ha una sua validità ma non può essere spacciata come esercizio di buona politica territoriale.
I nisseni sanno da tempo remoto che quella zona di Caltanissetta si chiama “Terrapelata” (chissà perché …) e dunque la variante arriva senza infamia e senza lode. Ben venga comunque! Senza illudere però i nisseni. Un esempio di valutazione positiva dei luoghi interessati dallo stesso fenomeno, esiste da tempo (come già detto) in provincia di Agrigento, nella “Riserva Naturale delle Macalube di Aragona”. Quest'ultima, sappiamo, si rivolge ad un turismo di nicchia che di solito non muove molti visitatori, più propensi ad altri flussi turistici di massa.
 Per concludere, aggiungerei che la politica urbanistica si fa con atti coerenti, conseguenti, coraggiosi  e non con azioni episodiche e/o che non costano nulla.

martedì 31 gennaio 2012

Ricevo dal mio amico radioamatore Vittorio e volentieri pubblico...


EDI VA IN PENSIONE

In pensione le lampadine a incandescenza, ma quelle a risparmio energetico contengono tracce di mercurio.

Nel 2009 toccò alle lampadine da 75 W, poi a quelle da 100 W, dal primo settembre è il turno di quelle da 60. Dichiarate fuorilegge dall’Unione europea, presto non dovranno essere  vendute più nei negozi: i rivenditori possono solo esaurire le scorte precedentemente acquistate. Restano, dunque, quelle da 45 W, ma solo per qualche mese: secondo il regolamento della Commissione Europea n. 244/2009 del 18 marzo 2009 entro il 2012 dovranno sparire dal mercato tutte le lampadine a incandescenza. Al loro posto, lampadine alogene, fluorescenti compatte e a Led. In una seconda fase, dal settembre 2016, saranno ritirate dal mercato anche le alogene.

Le care vecchie lampadine a incandescenza, quelle con la piccola spirale in tungsteno all’interno del bulbo di vetro, hanno i mesi contati. Dal 1° settembre del 2012, infatti, le ultime rimaste in circolazione (con potenza da 25 a 40 watt) non potranno più essere prodotte. Secondo il programma previsto per tutta la Ue, dopo l’interdizione per le lampadine ad incandescenza (filamento di Tungsteno) da 100 e 75 watt, dal settembre del 2011 sono in pensione (Beate loro! Con i tempi che corrono!) le lampadine a incandescenza da 60 watt ed entro la fine del 2012 dovranno sparire quelle da 40 e 25 watt.
Queste lampade, le più energivore in assoluto, andranno così definitivamente in pensione, per la gioia dell’ambiente (Sarà poi vero? Speriamolo!), dopo un percorso iniziato nel 2009 - con l’addio alle colleghe da 100 watt - che si concluderà del tutto nel settembre 2016, quando verranno bandite anche le alogene a bassa efficienza (che funzionano secondo il principio di quelle a incandescenza ma hanno una traccia di alogeno nella miscela gassosa del bulbo).
Le lampadine ad incandescenza saranno dunque definitivamente sostituite da lampadine fluorescenti ad elevata efficienza energetica, e come quasi sempre si pensa, non saranno solo quelle del tipo fluorescente compatte (CFL).  In realtà, le CFL sono solo una delle tante possibilità, anche se sono molto diffuse grazie alle loro ottime prestazioni. Le lampadine fluorescenti compatte sono entrate in circolazione negli anni Ottanta e sono note, se di buona qualità, per la loro durata ed efficienza. A parità di emissione luminosa, una lampadina fluorescente compatta consuma fra il 65 e l'80% di energia in meno rispetto alle lampadine a incandescenza tradizionali. Le lampadine fluorescenti compatte presentano a volte un involucro esterno che nasconde i tubi riempiti di gas e le fa sembrare ancora più simili alle lampadine a incandescenza. Le CFL possono durare da 6000 a 15000 ore, a seconda del tipo e dell'uso che se ne fa, mentre le lampadine a incandescenza hanno una vita utile di sole 1000 ore circa. Grazie alla loro elevata efficienza e alla lunga durata di vita, le CFL faranno spendere meno.Occhio però alla qualità, diffidiamo di certi prodotti di dubbia provenienza!
Curiosità...
Un grande genio dimenticato dell'umanità Nikola Tesla e a cui dobbiamo molto, basti pensare al trasporto dell'energia elettrica su lunghe distanze che è stato reso possibile dall'introduzione del sistema di trasmissione in corrente alternata - CA - che Tesla ideò nel 1888. Ricordiamo che Edison contrastò - periodo conosciuto come la "guerra delle correnti" - con ogni mezzo per difendere la sua industria che si basava sulla corrente continua - CC - ; di Edison è l'invenzione della "sedia elettrica" con la quale intendeva dimostrare la pericolosità della corrente alternata. Il sistema Tesla è quello utilizzato nelle case di tutto il mondo di oggi. E per ritornare al tema trattato, per chi pensa che le lampade fluorescenti che stanno sostituendo la lampadina ad incandescenza sia invenzione recente sappia che già quarant'anni prima che l'industria ne commecializzasse l'uso, Nikola Tesla nel suo laboratorio sviluppo, produsse e utilizzo con successo lampade fluorescenti. All'Esposizione Universale del 1893 -World Columbian Exposition - a Chicago, Tesla usò per primo insegne al neon e suo è l'intero progetto e realizzazione dell'impianto di illuminazione che venne usato durante quella esposizione (furono esposti le lampade luminescenti di Tesla (progenitrici delle lampade al neon) e i bulbi a singolo nodo. Sempre di Tesla è quell'elemento decorativo che è stato molto in voga negli anni ottanta: la lampada al plasma. La lampada al plasma è stata inventata da Nikola Tesla nel corso delle sue sperimentazioni su correnti ad alta frequenza in tubi a vuoto in vetro, finalizzate allo studio di fenomeni alle alte tensioni. Tesla chiamò questa sua invenzione "tubo a scarica di gas inerte".
Lampadina di Edison addio...
Più che parte della vita quotidiana, la lampadina ad incandescenza è un simbolo entrato nella storia umana, nell’immaginario e nei modi di dire. La lampadina ad incandescenza, quella con il classico filamento a zig zag: il simbolo di qualsiasi idea nuova, per non parlare della testa di Edi l’assistente robotico di Archimede Pitagorico nella saga Disney (in originale Little Helper - Piccolo Aiutante). Introdotto per la prima volta nel 1956, Il suo aspetto è quello di un piccolo robot con una lampadina come testa. Emette solamente ronzii incomprensibili per chiunque non sia Archimede, è molto esperto, ma spesso ha la testa tra le nuvole, e perde rapidamente l’attenzione. Edi, l’aiutante di Archimede Pitagorico, personaggio immaginario dei fumetti e cartoni animati Disney, creato da Carl Barks sulle pagine di Walt Disney’s Comics and Stories, prima apparizione maggio 1959, è un personaggio dalle fattezze di un gallo antropomorfo alto e con la capigliatura bionda, inventore pressoché a tutto campo. Le sue invenzioni sono molto ricercate dagli abitanti di Paperopoli e soprattutto dall’illustre magnate Paperon de Paperoni. Suo nonno fu Cacciavite Pitagorico e suo padre Fulton Pitagorico, Edi è l’aiutante e Newton il nipote. È l’unico a conoscere l’identità di Paperinik (al quale fornisce l’attrezzatura).

Edi, l'aiutante di Archimede Pitagorico, sta per iniziare l’ultima avventura...
La vecchia cara lampadina, bollata come sprecona, che ebbe come inventore, oltre il famoso Edison, anche l’italiano Alessandro Cruto (Piossasco, 24 maggio 1847 - Torino, 15 dicembre 1908) - il nostro completò l'invenzione della sua lampada ad incandescenza cinque mesi dopo Thomas Edison - sparirà gradualmente dalle notti di gran parte del mondo occidentale. L’Unione Europea è stato il primo organismo ad aver avviato il processo di messa al bando delle lampade di vecchio tipo, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i consumi elettrici dovuti all’illuminazione delle nostre case.

73' de Iw1pue, Luciano
Genova, 11 gennaio 2012

giovedì 19 gennaio 2012

Le mie foto (3)



Meraviglie... della natura

Un Albero...

Un Uccello ...

Il Mare

I Sassi



Oops!

Muro... colonizzato

Isolabella (nel Mare di Taormina)

Le mie foto (2)


SICILIA

MODICA (RG)
MODICA (RG)

SUTERA (CL)

Le mie foto (1)



BELLUNO e AGORDO


BELLUNO - Porta Rugo
AGORDO - Costruzione faccia a vista
AGORDO - Insegna

mercoledì 18 gennaio 2012

Progetto Natura





Valle del Fiume Imera Meridionale


Affluente del Fiume Imera Meridionale

CENTRO STORICO E ANTENNE

BELLUNO E L'ELETTROSMOG

Della nuova ondata di antenne per telefonia mobile (il cellulare, per intenderci) che si prevede a breve, è bene parlarne perché non può e non deve passare inosservata lasciando le cose come stanno. Si pronostica che oltre ventimila nuove antenne si riverseranno sul territorio italiano. E di queste, quante ne toccheranno a Belluno?  Non sappiamo! Si può solo anticipare che finiranno su balconi, terrazzi, cortili e giardini e che due istituti autorevoli (l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) preventivamente segnalano la possibilità che si alzi la soglia del rischio di ammalarsi di cancro.  Infatti, gli attuali  limiti posti agli impianti di telefonia, fonti di elettromagnetismo, sono stati aumentati da una recente legge fino al 70%. L’evoluzione tecnologica dei nuovi telefonini, proiettata verso un sempre più rapido collegamento con internet, ha immesso sul mercato un’altra generazione (4G) di apparecchiature: la quarta. I gestori della telefonia mobile sono pronti ad assecondarla, ognuno con propria antenna in nuovi siti, non potendo utilizzare gli attuali al limite delle emissioni consentite. È in gioco la soglia precauzionale dei 6V/m che rischia di saltare.  Se i Comuni non si “attrezzeranno”, si rischia il far west delle antenne e un aumento incontrollato di nuove emissioni a danno degli obiettivi di qualità, che ogni Comune dovrebbe avere già adottato.
Questa attesa nuova espansione di antenne sul territorio, è foriera di altra diffusione di elettrosmog, e complica la non facile difesa degli abitanti dalle radiazioni non ionizzanti che, se non già affrontata prima, ora diventa non più eludibile. Ciò a cui bisogna stare attenti, è il potenziamento (interazione) di più emissioni in contemporanea.
Tutti i Comuni da tempo, già per il principio di precauzionalità, avrebbero dovuto modificare il regolamento edilizio per dare posto a norme riguardanti la collocazione di antenne con relative SBR (Stazioni Radio Base) comprese.  Queste norme, non più rinviabili, hanno lo scopo di proteggere in prima istanza le cosiddette aree sensibili alle radiazioni come: scuole, strutture sanitarie, istituti per anziani, etc. e secondariamente i beni culturali da un sicuro quanto deleterio impatto visivo.
Per fortuna, le radiazioni non ionizzanti (diffuse dalle antenne in questione) non si accumulano, diversamente dalle ionizzanti provenienti dal nucleare, più critiche. Quindi, l’esposizione se avviene per tempi brevi, anche ripetuti, non è pericolosa quanto quella delle radiazioni nucleari. C’è solo da temere per una eventuale esposizione oltre i prescritti valori di attenzione, prolungata nel tempo.
Spetta dunque ai Comuni il compito di rivedere/fare un regolamento ad hoc o aggiungere uno o più articoli all’esistente regolamento edilizio per  predisporre, prevenire e regolare l’avvento della banda larga che tuttavia è alle porte.
Regolamentare la collocazione di nuove  e vecchie antenne, comunque, non avrà il solo scopo di proteggere la salute dall’elettrosmog, ma anche quello di ovviare la collocazione di nuovi elementi intrusivi in prossimità di beni culturali e ambientali, la cui percezione visuale ne risulterebbe sicuramente disturbata.

Giuseppe Cancemi
 ***

Cercando e ricercando nel sito del Comune di Belluno all’indirizzo:
http://edilizia.comune.belluno.it/impianti-di-telefonia-mobile
ho trovato dei documenti che si riferiscono ad una: VARIANTE  AL  PRG relativa  agli  impianti  di  telefonia  mobile approvata dal C.C. in data 28.1.2002 con deliberazione n.2.  La  Variante  al  Piano  Regolatore  Generale consta dei  seguenti elaborati:
.  Relazione
.  Norme di attuazione
.  Tavola  A  1 :20.000
.  Tavola  B  1 :20.000
.  Tavola  1  1 :5.000
.  Tavola  2  1 :5.000
.  Tavola  3  1 :5.000
.  Tavola  4  1 :5.000
.  Tavola  5  1 :5.000
.  Tavola  6  1 :5.000

Negli elaborati sono rappresentati i luoghi di maggiore sensibilità e i posti dove è possibile installare gli impianti di telefonia mobile.

Curioso che nelle norme di attuazione si rassicura che: “ La  presente  Variante  non  altera  in  alcun  modo  gli  indici  di  edificabilità,  le  modalità  di calcolo  dei  parametri  urbanistici  e  le  destinazioni  d'uso  ma  interviene  nell'individuazione delle  aree  idonee  all'installazione  degli  impianti  e dei  siti  nei  quali  è esclusa  o  limitata.”
 Nel complesso, dagli elaborati, non sembrano emergere le legittime preoccupazioni del rischio elettrosmog e, in proiezione, le precauzioni da adottare per una possibile insidia che può manifestarsi con l'intensificarsi delle stazioni radio base e relative antenne.
Ciò che andrebbe fatto precauzionalmente, a mio modesto parere, per prevenire un inquinamento elettromagnetico, riguarda la conoscenza diffusa dei dati e le misure da adottare per contenere il rischio.

A tale scopo servirebbe:

-   una capillare conoscenza di tutte le stazioni emittenti già installate con relativi  lobi di radiazione delle antenne e loro potenza irradiata (isoonde);
-    un monitoraggio (osservatorio) sull’incidenza delle malattie tumorali, specialmente infantili, effettuato dal presidio sanitario ospedaliero;
-    un costante impegno d'informazione periodica (internet, chiosco, TV, ecc.) per i cittadini, che consenta di verificare gli obiettivi di qualità programmati;
-    quali misure di cautela generale e quali obiettivi di qualità si vogliono perseguire (mediante rilevamento con sensori nei punti sensibili e a campione nelle varia parti del territorio urbano);
-  quali prescrizioni, incentivazioni e/o migliori tecnologie adottare per diminuire il rischio da elettrosmog.

Giuseppe Cancemi



mercoledì 11 gennaio 2012

MASTERPLAN di Cavarzano - Belluno



Belluno, proprio nei giorni scorsi, lamentava un saldo naturale negativo. Una differenza tra nati vivi e morti da una cifra, ma che denuncia una diminuzione della popolazione, nonostante un costante flusso immigratorio  favorevole al saldo sociale sino al 2009. Contemporaneamente, si parla di espandere l’edilizia nell’abitato di Cavarzano.  E qualcuno  a quest’ultimo annuncio, attraverso la stampa, lamenta l’inopportunità temporale del Masterplan per Cavarzano data la criticità del settore edilizio,  leggendo nella  urbanizzazione  una inadeguatezza  stradale e definendo l’intervento una nuova cementificazione.
 Incuriosito, ho dato un’occhiata al Masterplan del Comune e rilevo, che si tratta di un “programma costruttivo” senza infamia e senza lode. Escursus storico dell’area di sviluppo edilizio, alcune note che pomposamente si esprimono in termini di “pianificazione”,  “sostenibilità ambientale”, qualità della vita” ma stringi stringi il vero e unico scopo, in soldoni, si rivela nei metri cubi da costruire e a chi inizialmente (tra pubblico o privato) dovrà provvedere alle  opere di urbanizzazione, alla viabilità, al verde e ai parcheggi prima che i volumi prendano il via. Nella relazione del Masterplan sono assenti i cittadini, destinatari di questa progettualità tutta protesa a ricavare nuovi volumi edilizi e poco accorta al vero e proprio insediamento delle persone presenti e future.  Si dà via libera a nuove costruzioni senza un minimo di analisi sociale, economica ed abitativa. Tanto per citarne qualcuna, per esempio: quale rapporto esiste tra insediati attuali e futuri  di Cavarzano  e standard residenziali?  Si conoscono i fabbisogni abitativi della città e in particolare quelli espressi /da destinare a Cavarzano, diciamo per i prossimi vent’anni?  Quanto inciderà a Belluno la presenza crescente di stranieri non più fenomeno temporaneo?
Masterplan come operazione a supporto dell’economia  è un “pannicello caldo” anche per il settore dell’edilizia che ha bisogno di stabilità e continuità.  Le ondate di nuove costruzioni  edilizie non giovano all’economia complessiva di una comunità che agisce con prospettive di lunga durata, come dovrebbero essere quelle di una politica di sviluppo sostenibile. Si movimentano risorse sì ma per poco tempo,  mentre si aumentano gli squilibri faticosamente raggiunti  da anni di adeguamento e adattamento.
Il settore edilizio è un importante elemento del sistema produttivo locale e Cavarzano rappresenta una parte del territorio che andrebbe ricucita alla città tutta. Un intervento a solo scopo edilizio senza un progetto di sviluppo economico e sociale complessivo e sistemico, rappresenta un episodio che complica i rapporti spaziali, volumetrici e relazionali.  Si presenti dunque ai cittadini, non un prodotto confezionato più o meno bene ma un articolato studio che cataloghi bisogni, aspettative, risorse e linee di ipotizzate direttrici di sviluppo sistemico, che facciano comprendere perché e come l’area di Cavarzano entra nella progettualità territoriale complessiva. E tutti saremo più contenti!

lunedì 26 dicembre 2011

Giusto tassare i beni della chiesa





Rai uno: una suora in trasmissione ci informa che con il costo di una scatoletta di CIBO PER CANI si SFAMA UN BAMBINO in un paese del terzo mondo... Io la informo che con il pagamento dell'ICI su ......tutti i beni immobili del Vaticano presenti sul suolo italiano e con la dismissione dei beni del Vaticano e dello IOR si sfamano tutti i bambini e tutti i randagi del mondo. IL VATICANO NON PAGA ICI, IRPEF, IRES, IMU, TASSE IMMOBILIARI E DOGANALI, MA NEANCHE GAS, ACQUA E FOGNE... E' TUTTO A CARICO DEI CONTRIBUENTI ITALIANI... Possiede quasi il 30% del patrimonio immobiliare Italiano e con l'8 per mille toglie quasi 1 Miliardo di Euro all'anno all'Italia...
 
Tassare la Chiesa e i suoi possedimenti in Italia é giusto per gli Italiani.

sabato 24 dicembre 2011

Leandro scrive...

Museo Archeologico Regionale di Gela (CL)




Quest'immagine dimostra tre cose: 

1) la SVASTICA è un'invenzione dei Greci e non, dunque, un prodotto originale di quel paranoico di Hitler;

2) il SIMBOLO della Lega Nord è un antico simbolo mediterraneo - quindi i leghisti si sono appropriati spudoratamente di un simbolo dei meridionali;

3) il numero 17... porta sfiga.