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martedì 8 maggio 2012

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (2)



Dinamica demografica nel Comune di Caltanissetta
(1640-1951)

I dati demografici dell'arco di tempo preso in considerazione(tab. 1) danno l'idea di quella che doveva essere la situazione nei vari anni della popolazione nissena, con la trasformazione delle attività rurali a seguito del capitalismo prima delle campagne e dopo industriale dovuto alle miniere di zolfo.

Anno
Abitanti
1640
10604
1748
14829
1861
23960
1871
26156
1881
30841
1901
43023
1911
40927
1921
60368
1931
43230
1936
50467
1951
60634
tab. 1

La figura 2, che illustra l'andamento demografico dal 1640 al 1951, ci permette di leggere meglio il fenomeno comune a tutta Europa di inurbamento della popolazione con una crescita quasi costante sino al 1901, un picco di aumento sino a poco più di 60.000 abitanti nel 1921, che alla fine corrispondera alla stabilizzazione della popolazione sino alla fine del XX secolo. Da notare come nel periodo di piena Rivoluzione Industriale, Caltanissetta seguendo l'andamento europeo, radoppia quasi la sua popolazione[1].
fig. 2


Anche se può sembrare strano la città offriva una possibilità di sopravvivenza maggiore, rispetto alla campagna, proprio per un suo sfruttamento intensivo che produceva surplus che compariva nei mercati delle città in cambio di altre prestazioni (artigianali, di servizio, etc.).
In città vengono realizzati i quartieri S. Rocco e S. Flavia, sopra e sotto corso Umberto I (già via Collegio degli studi) e Canalicchio (ora viale Testasecca).


S. Rocco si rivelerà come la zona privilegiata dalla borghesia nascente, con abitazioni signorili sulle strade  all'epoca più importanti (Cassarello, dell'Aquila Nera). L'edilizia è protesa verso la una ristrutturazione volta ad arricchire l'estetica.
Proprio in quell'epoca si può dire che a Caltanissetta viene sancito l'inizio dello sfruttamento edilizio e fondiario. L'edilizia dei nuovi quartieri (S. Rocco, S. Flavia e degli Zingari) con il loro crescere ne sono la testimonianza di uno sfruttamento razionale dello spazio, prima rurale ora urbano, per il disegno complessivo di tipo ippodamico. Lo spazio viene diviso e costruito non più casualmente ma attraverso maglie viarie e edificatorie di tipo geometrico.
La città comincia ad organizzarsi in funzione dello sviluppo che viene messo in moto dal capitale. Per Caltanissetta è il tempo per organizzare la vita di chi si è inurbato sotto il profilo igienico-sanitario, degli spostamenti di merci e di persone, delle scorte di merci, della gestione e distribuzione di risorse economiche, dello sfruttamento e utilizzazione dell'energia.
Nasce la necessità di migliorare le condizioni igieniche della città e Caltanissetta si attrezza con un ospedale (il Fatebenefratelli di S. Domenico)
Dopo il Settecento le pesanti ristrutturazioni che seguono non permettono di individuare quale fosse l'edilizia residenziale dove si allocava l'aristocrazia, però, è possibile interpretare le tendenze insediative annotando come S. Flavia non risulterà appetibile per l'edilizia residenziale fatta eccezione per via Maida e via Re d'Italia, mentre San Rocco si arricchirà di edifici apprezzabili per la loro fattura e per l'appetibilità del luogo.
I siti della città come si può rilevare dagli insediamenti, ma anche dalle chiese madri, muovono da Est prima verso Ovest e poi verso Nord. Dal Quartiere Angeli, al quartiere degli Zingari, a S. Rocco e poi verso S. Flavia.

In Europa nello stesso tempo è in atto una rivoluzione (che diventerà una pietra miliare nella storia dell'evoluzione del consorzio umano) mercantile, demografica, agricola, industriale, delle comunicazioni e dei trasporti, del mercato del lavoro, che pone grandi problemi sulla casa, il lavoro, la salute, nonchè sulla governabilità delle varie realtà politico-economiche.
Nel territorio di Caltanissetta nel 1827 ha luogo lo scioglimento degli usi promiscui tra:
il Comune di Delia e il Principe di Palagonia;
i Feudi di                      Diliella (Barone La Lomia)
                                           "       (eredi Baronessa Adamo)
                                      Grasta (Barone Bartoccelli)
                                      Draffù (eredi Baronessa Adamo)
                                      Ramilia (Principe Moncada)
Risale al 1754 la richiesta di demanializzazione di Caltanissetta, rivendicata dai nisseni con L. Barrile promotore, che durerà sino al 1812 prima dell'abolizione della feudalità nel regno di Sicilia voluta da Ferdinando III.
Nella stessa epoca si afferma l'industria mineraria oltre che in Sicilia (in cui rappresenta il 50% dell'industria italiana e 90% della produzione mondiale di zolfo) a Caltanissetta con ben 250 miniere. La città per questo fenomeno si attrezza e si organizza in funzione del nascente capitalismo con scorte di merci (magazzini), risorse economiche (banche), trasporti (ferrovia Palermo-Catania che attraversa il territorio di Caltanissetta), energia, illuminazione, relazioni burocratico-amministrative.
I prezzi sociali di questa industrializzazione furono altissimi tra gli operai, una grande quantità di morti e feriti nelle miniere (Gessolungo: 66 morti e 40 feriti gravi; Tumminelli: 13 morti, 80 feriti gravi) ma anche nel corso dei lavori per la ferrovia a Marianopoli ne sono la testimonianza.
Prima dell'avvento del capitalismo, essendo la ricchezza e la proprietà in mano a pochi nobili,  esistendo una, relativamente, bassa speculazione fondiaria e immobiliare, non essendovi una legge scritta di rispetto delle consuetudini e delle caste, era poco avvertita l'esigenza di una organizzazione della città secondo una gerarchia funzionale con rigida deputazione dei luoghi.
Con il capitalismo nasce l'emergenza città, nel senso che occorre una organizzazione del territorio e degli insediamenti più rispondente ai nuovi bisogni delle genti, ai problemi sanitari, ai trasporti. L'urbanistica diventa il tema dominante delle classi emergenti, che concepiscono l'esigenza come fatto tecnico: necessità di strade per gli spostamenti, case e impianti pubblici per il fenomeno dell'inurbamento delle popolazioni, tutto per la "solubrità degli abitati" e per una "dimora sana, comoda e gradevole" dei cittadini. Sono di fine Ottocento, grazie all'esperienza inglese e francese[2], le leggi: sulla distinzione dei fondi rustici[3] , urbani e sull'espropriazione per pubblica utilità e sulla formazione dei Piani Regolatori e di ampliamento (L. n. 2136/1865) nonché il Catasto Urbano del 1871.
Grazie alla nuova legislazione in materia urbanistica, Caltanissetta affronta il suo primo l'ampliamento della città (1878-81) con un progetto dell'ing. capo comunale A. La Barbera mentre è sindaco il cav. Giovanni Benintende. Il P. R. riguarda lo "... ingrandimento della città nelle terre contigue alla stazione".

Prima dell'Unità d'Italia, per la cronaca, esistevano 24 difformi catasti distribuiti in 9 compartimenti, le mappe erano "libri figurativi" con le planimetrie dei fondi disegnate a vista e da descrizione sommaria dei beni su un registro dove venivano annotati i trasferimenti di proprietà. Lo Stato Pontificio e lo Stato Lombardo - Veneto erano i soli provvisti di attendibili mappe che però non distinguevano i terreni dai fabbricati.
  

Caltanissetta tra Ottocento e Novecento (1)


Urbanesimo e stratificazione urbanistica a Caltanissetta tra civiltà contadina e civiltà dello zolfo
(Giuseppe Cancemi)

 Premessa
  Quale urbanistica si sia praticata a Caltanissetta fra le due civiltà (contadina e dello zolfo), che rappresentano la matrice culturale e sociale del cittadino nisseno, ancora oggi si può leggere nel prodotto urbano e nell'armatura strutturale ereditata dai secoli scorsi.
 Il quadro di riferimento  nei  secoli XVIII, XIX e XX, è dato dall'emergere di una classe sociale (la borghesia) in un contesto amministrativo prima liberale e poi neo-conservatore (o post-liberale), in cui, il potere, si trova a dover mediare, nello spazio urbano e territoriale, interessi contrastanti tra pubblico e privato.
Il territorio, prima che si instaurasse l'economia capitalistica, mostrava un rapporto città/campagna di tipo omeostatico, classico dell'economia pre-unitaria, ma man mano che i trasferimenti di risorse (forza lavoro e capitale) dalla campagna si spostavano verso la città, per effetto dell'accumulazione di surplus, si venivano a creare squilibri a cui il potere deve, ancora oggi, dare delle risposte.
Gli squilibri territoriali esistenti con aspetto duale: Nord/Sud,  Pianura/montagna, coste/interno, città/campagna sono i due volti della stessa medaglia (l'economia capitalistica) in cui finora si può dare per certo la funzionalità reciproca e l'interdipendenza. La questione meridionale sempre attuale ne è la prova.
Il meccanismo che si è innescato nelle trasformazioni delle città è tutt'oggi oggetto di studio e di interpretazioni, ed è per questo che un contributo per una lettura trasversale dei fenomeni urbani in un preciso luogo e in un periodo storico segnato può essere utile, per capire, per riflettere.
Il dato da tenere presente per orientarsi, è costituito dalla centralità della Rivoluzione industriale e il relativo panorama socio-economico europeo che caratterizzava il periodo considerato. La città moderna sotto il profilo dell'espansione, della localizzazione, della composizione sociale, del ruolo economico nasce nell'Ottocento quando si comincia a parlare di urbanistica[1] come risposta al caos delle città con l'avvento dell'industrializzazione. E ancora, il contesto politico-amministrativo ed economico a cui ci si deve riferire è costituito da un succedersi di amministrazioni, pre-unitaria: aristocratica[2], unitaria, liberal-conservatrice: aristocratica[3], social-nazionalista: totalitaria[4], post-unitaria: repubblicana e uno spazio economico pre-capitalistico in cui la città è chiusa spazialmente verso l'esterno, permeabile solo nel verso città-campagna, con prevalente economia rurale  e paleo-industriale[5] 


Rappresentazione schematica del contesto considerato

Il contesto politico amministrativo ed economico dove si evolve la trasformazione di Caltanissetta tra le due civiltà (contadina e dello zolfo) si può riassumere in:
pre-unitario  "Aristocratico",  con la dominazione della famiglia Borbone
Unitario "Liberal-conservatore", con la dominazione della famiglia Savoia
Totalitario "Fascista", un regime economico dominato dall'autarchia, con forti squilibri territoriali (città/campagna, Nord/Sud)
Democratico "Repubblicano" caratterizzato da boom economico, emergenza e sotto l'aspetto strettamente economico:
si svolge tra un modello pre-capitalistico: chiuso verso l'esterno ma permeabile tra la città e la campagna, con una economia prima prevalentemente rurale che si integra con una forma economica paleoindustriale[6] (legata alle risorse fisse del territorio) per poi approdare ad un modello capitalistico: un sistema città/campagna aperto arealmente verso l'esterno (ambiente) dove ha luogo una forte concentrazione fondiaria (enclosures) con un forte aumento della produttività e la comparsa di una figura sociale (Gabellotto), nuovo implacabile rentier  che con il subaffitto spinge alla super-produzione. Vengono meno gli usi civici[7] del pascolo e del legnatico (Jus pascendi), si passa dal regime dei campi aperti (Jus serendi) a quello degli appezzamenti chiusi (Jus coloniae), è anche l'epoca delle terre allodiali (terre possedute a titolo non feudale da borghesi e contadini)

Le città, per Leonardo Benevolo, prima dell' 800  erano dei contenitori dove: "ogni generazione tendeva ad occupare il posto delle precedenti e a ripeterne il destino".
Nel Settecento, l'economia di Caltanissetta risulta essere principalmente agricola, con una modesta concentrazione umana in una amplissima campagna. L'armatura urbana si conserva pressoché immutata già da qualche secolo ed è la baronia dei Moncada a dominare i rapporti della vita comunitaria[8]. La proprietà nel periodo considerato era di tipo feudale[9] con tutte le caratteristiche del feudalesimo: la proprietà della terra era sostanzialmente collettiva, era un attributo dell'autorità regale, in cui i feudatari esercitavano solo alcuni diritti (economici, giurisdizionali, etc.) come ricompensa dei favori dei doveri nei confronti del sovrano, ereditavano ma non divenivano proprietari delle terre.
fig. 1

In Europa il rapporto tra città e campagna (figura 1) aveva dappertutto un suo equilibrio di insieme (omeostasi) che stranamente era il mantenimento della differenziazione e dello squilibrio tra le parti. La città che esercitava un dominio sulla campagna estraendo un certo surplus produttivo di derrate e nello stesso tempo riusciva a mantenere rapporti ideologici, politici e giuridici, in un equilibrio complessivo che perpetuava i ruoli.
L. Di Sopra[10] individua due diversi ordini di scambi nel modello precapitalistico:
 “1) il drenaggio, della base verso il vertice dell'organizzazione, del surplus[11] prodotto dai substrati. Nella direzione opposta discendono rapporti ideologici e politico giuridici di dominazione. In termini spaziali il territorio è chiuso  al contorno ed è inoltre chiuso, in modo permeabile, tra città e campagna.
 2) lo scambio del surplus del livello superiore con le altre organizzazioni urbane, lungo canali di comunicazione (in taluni casi chiusi e protetti per evitare interferenze).
I livelli inferiori restano segregati nell'area ed esclusi da questo tipo di scambio.
La campagna nissena non diversamente da quella siciliana tutta, doveva essere monotonamente una distesa di grano se un accorto W. Goethe (1787) in una visione bucolica coglie non solo questo tipico paesaggio con una dominante coloristica giallo oro in una desolante e assolata distesa, nel suo viaggio da Agrigento a Caltanissetta, ma anche le attività umane: gli uomini che dormono nei giorni non festivi entro capanne di canne, le donne che filano e lavorano al telaio[12], l'abbondanza di animali nei campi (asini, muli, capre) nonchè le colture per la concimazione (fave e lenticchie). Ciò che si ricava dall'osservazione di Goethe è il segno di una iperattività delle campagne a testimonianza delle mutate condizioni della proprietà delle terre che, passate in mano borghese, cominciano ad essere gestite con criteri capitalistici, infatti, ciò che viene notato sono i segni di quello che dopo verrà definito capitalismo nelle campagne ed ha per segni: il miglioramento della produttività, la riduzione della mano d'opera e delle spese, i salari bassissimi e gli orari di lavoro lunghissimi, il lavoro femminile e quello minorile. Sono chiare le inevitabili conseguenze leggibili anche nei dati statistici, di impossibilità delle popolazioni rurali di vivere in campagna che si traduce in un inurbamento[13].
Proprio nel  XVIII secolo cominciava a manifestarsi per "l'odioso vincolo delle pubbliche servitù" - forti delle dottrine che volevano "intoccabile" la proprietà privata -  avversioni e insofferenze verso il collettivismo agrario, legato alla pratica degli usi civici. E` della stessa epoca l'importante riforma in Sicilia: "Istituzioni prudenziali per la censuazione dei feudi e tenute delle Università" del 1778. Si gettano le basi, in quel tempo, per la ridefinizione del rapporto tra sfera pubblica e sfera privata, nella proprietà e nell' amministrazione della città.

sabato 5 maggio 2012

DEMOCRAZIA PARTECIPATA: UN ESEMPIO DA ATTENZIONARE


Dire - fare - partecipare. Che cos'é, quali sono le fasi del percorso
bilancio socio-partecipativo 

Cos’è, Dire, Fare, Partecipare?

È un percorso di partecipazione ideato dal Comune di Ca…….. e finanziato dall’Autorità Regionale per la Partecipazione(?).

A cosa serve?

L’obiettivo principale del percorso di partecipazione è quello di creare nuovi spazi di discussione e nuovi strumenti operativi che consentano ai cittadini di incidere nella definizione delle politiche del Comune.

Viene realizzato un nuovo strumento di partecipazione, “il bilancio socio-partecipativo”, che consente alla cittadinanza di:
a) conoscere e valutare le attività realizzate e i servizi erogati dal Comune;
b) indirizzare la gestione del Comune attraverso la richiesta di nuovi servizi;
c) progettare e scegliere opere pubbliche da realizzare sul territorio comunale nel 2012.

In quanti fasi si articola il percorso?


Fase 1. Sorteggio

Tra il mese di……. e il mese di ……….. 201… viene selezionato un campione di X cittadini di Ca……….…., attraverso un sorteggio dalle liste anagrafiche del Comune e mediante interviste telefoniche. Gli X cittadini selezionati, rappresentativi dell’intera comunità di ……………., partecipano alle successive fasi 2 e 3 relative alla discussione, valutazione e progettazione. La selezione del campione viene fatta seguendo i criteri stabiliti dal comitato di garanzia.


 Fase 2. Conoscere, discutere e valutare

Gli  X cittadini sorteggiati partecipano congiuntamente a 4 incontri di discussione (P, Q, Z, …….. e W ……… 201…). Attraverso la tecnica del world café i cittadini analizzano il rendiconto delle attività svolte dal Comune nel 201…, discutono fra loro e danno un giudizio sulle politiche comunali. Tali giudizi vengono pubblicati nel Bilancio sociale del Comune e servono per indirizzare le attività comunali per l’anno successivo, concorrendo alla definizione degli obiettivi gestionali del Comune per il 201….


Fase 3. Progettare

Gli X cittadini sorteggiati vengono suddivisi in gruppi di …. in base al criterio della residenza. Per ogni gruppo vengono organizzati, nel mese di ………, 2 laboratori di progettazione partecipata (le date e gli orari sono concordati con i partecipanti) nei quali i cittadini sorteggiati individuano, sulla base delle informazioni ricevute nella precedente fase 2 e delle proprie conoscenze, alcune idee progettuali di opere pubbliche da realizzare concretamente nel 201….


Fase 4. Definizione dei progetti

Nel mese di novembre gli uffici comunali interessati analizzano le idee progettuali elaborate dai 4 gruppi di cittadini, esprimendo per ciascuna di esse un giudizio di fattibilità. Le idee progettuali che ottengono un giudizio di fattibilità positivo vengono trasferite in schede progettuali, che illustrano le caratteristiche dell’opera pubblica e le risorse economiche necessarie alla sua realizzazione.


Fase 5. Decidere

Nel mese di ………… i progetti elaborati dagli X cittadini, in collaborazione con gli uffici comunali, vengono presentati congiuntamente nell’ambito di un’iniziativa unitaria che si svolge nella sede del Comune.

I cittadini residenti sul Comune di Ca……….., compresi gli stranieri, possono scegliere i progetti da realizzare nel 201…, tra quelli elaborati per il proprio territorio circoscrizionale di appartenenza, andando a votare presso appositi seggi elettorali allestiti nella sede del Comune. I seggi restano aperti per la durata di una settimana.


Nella stessa settimana vengono organizzate 4 assemblee territoriali, nelle quali sono presentati i progetti elaborati dai cittadini sorteggiati. Anche in quella sede viene data la possibilità agli intervenuti di esprimere il loro voto.
Viene, inoltre,  consentito ai cittadini di votare i progetti via internet.


Il Comune mette a disposizione ………….. euro suddivisi equamente tra i territori con cui realizzare le opere pubbliche.



Fase 6. Realizzare

Al termine dello operazioni di voto vengono scrutinate le schede elettorali e viene composta una lista di priorità in base ai voti assegnati dai cittadini ai vari progetti. I più votati, in base al budget di ………… euro assegnato verranno realizzati dal Comune nel 201….
 

 

Il comitato di garanzia

Ha la funzione di garantire la neutralità e l'imparzialità del processo partecipativo, sovrintende a tutte le fasi del progetto ed è chiamato a prendere scelte fondamentali per il suo svolgimento. E' composto da tre cittadini di Ca………… e due consiglieri comunali.

La suddivisione del territorio

Le frazioni sono suddivise secondo i confini delle ex circoscrizioni.

venerdì 4 maggio 2012

dal mio amico VITTORIO (I0VBR) ricevo e volentieri pubblico



GILDO - I3PVE
 Giuseppe Biagi
 Roma: gennaio 1960
(nato a Medicina BO il 2 febbraio 1897 e deceduto a Roma il 1° novembre 1965)
 I giornali di tutta Italia diedero, il 2 novembre 1965, la notizia della morte di Giuseppe Biagi, il valoroso marconista che visse la tragica avventura della spedizione del dirigibile « Italia » al Polo Nord nel 1928.
 « Baciccia », come lo chiamavano gli amici, aveva 68 anni e dal dopoguerra fino a poco prima di morire era addetto ad una stazione di rifornimento benzina alla periferia di Roma.
 Qualche settimanale illustrato, infatti, pubblicò delle fotografie dove si vedeva l'eroe della banchisa polare fare il pieno alle macchine dei gitanti domenicali sulla via Ostiense. E’ meglio non indagare, se non altro per carità di patria, dei motivi per i quali il valoroso ufficiale marconista Biagi, dopo aver indossata con onore la divisa della gloriosa Marina italiana sia stato costretto, per mantenere la famiglia, a fare il benzinaio vestendo la tuta ed il berretto a visiera con il fregio della petrolifera conchiglia. Una Patria matrigna e dalla memoria corta che meriterebbe ben altre considerazioni, noi radioamatori ricordiamo Biagi come il marconista che salvò i resti della spedizione Nobile utilizzando un primitivo ricetrasmettitore “Ondina” frutto della più grande invenzione della storia, quella della radio di Guglielmo Marconi.
Conclusioni
In tutte le fasi della spedizione dell’Italia al Polo Nord la radio rivestì costantemente un ruolo fondamentale: svolse una molteplicità di compiti primari durante la navigazione (trasmissione di coordinate e ricezione di bollettini del tempo) e nella ricerca tecnico-scientifica (collegamento dalla verticale del Polo) e, soprattutto, consentì il salvataggio dei superstiti del disastro, prima rendendo possibile la scoperta del pack sul quale si trovavano i naufraghi, e poi guidando diligentemente i soccorsi sino al loro recupero. Protagonista assieme alla radio di tutte queste operazioni fu indubbiamente Giuseppe Biagi, del quale tutti i compagni ricordarono nelle loro memorie il carattere allegro e generoso, da buon bolognese sanguigno e infaticabile, che durante le tempeste sul pack ingiuriava il vento «ignorante», cambiava le fasciature al Generale, descriveva i pranzi succulenti che avrebbe servito in una locanda che progettava di aprire una volta rimpatriato, e che dal Krassin comunicava informazioni riservate al capitano Baccarani in dialetto bolognese. Quando rientrò in Patria, Biagi ebbe la soddisfazione di vedere la bambina nata durante la sua lontananza, e alla quale aveva telegrafato di mettere il nome Italia; fu invitato da Guglielmo Marconi a bordo della nave Elettra a Viareggio; rilasciò interviste; ebbe l’onore di qualche copertina e di un busto a opera dello scultore Mario Sarto.

La prima istituzione a tributargli pubblici riconoscimenti fu l’Associazione dei Radioamatori Italiani, che nel Congresso nazionale a Torino il 23 settembre 1928 gli offrì una medaglia d’oro coniata appositamente, e nel corso dei decenni successivi non lo dimenticò mai, onorandone tenacemente la memoria quale simbolo di tutti i radiotelegrafisti sacrificatisi per la salvezza dei propri compagni, e al tempo stesso come luminosa espressione di quei valori di fratellanza e amicizia che l’invenzione marconiana racchiude. Alla sua morte, avvenuta nel novembre 1965 dopo alcuni anni trascorsi in penose ristrettezze economiche, tra i tanti articoli che ne ricordavano l’eroismo ve ne fu uno dell’ammiraglio Viglieri, il quale si meravigliava di come Biagi non avesse avuto i riconoscimenti dovuti, e che erano stati invece concessi ad altri «che non avevano certo fatto più di lui il proprio dovere».
----- Original Message ----- 

giovedì 3 maggio 2012

PER NON DIMENTICARE!

Interessante traccia di reperto storico (piccolo spaccato) che aiuta a comprendere il rapporto tra informazione e società in particolari situazioni in tempi di guerra. Non meno importante è in questa preziosa perla storica, il livello raggiunto dalla tecnologia dell'epoca e l'ingegno dei protagonisti emerso per il raggiungimento dello scopo: informarsi ed informare, ascoltando clandestinamente.

" Nel 1944 nel campo di prigionia per Internati Militari Italiani di Sandbostel.
Un piccolo ricevitore ad Onde Medie autocostruito che ha permesso a migliaia di prigionieri di resistere al freddo, alla fame, alle malattie e alle angherie dei carcerieri.
Una prigionia volontaria 
per non tornare in Italia a combattere contro i propri fratelli

    
Radio-Caterina è il nome dato ad una tra le tante radio costruite dai prigionieri nei campi di prigionia.

Nel suo Diario Clandestino Giovannino Guareschi - Internato Militare Italiano col numero 6865 - dedica alcune pagine a Caterina, in tre distinte sezioni: nella presentazione del libro (ISTRUZIONI PER L'USO) e negli episodi ECCOLI! ECCOLI! e LA SOLITA STORIA DEGLI OROLOGI.
Una lettura delle annotazioni dalle Agende di Giovannino Guareschi può dare un'idea dell'effetto delle notizie ricevute da Radio Caterina sullo stato d'animo dei prigionieri.

Radio Caterina
Caterina è ancora viva e potete andare a farle visita al Museo Dell'Internamento, presso il Tempio Nazionale dell'Internato Ignoto a Terranegra di Padova.
Questo sito è dedicato a tutte le radio costruite in prigionia, con l'intento di raccogliere testimonianze e renderle liberamente fruibili.

Le radio clandestine
Esiste una vasta letteratura di ricevitori radio utilizzati in clandestinità nei campi di prigionia, ma troppo spesso questi documenti sembrano puro frutto della fantasia di registi e romanzieri. I ricevitori clandestini sono realmente esistiti, a volte introdotti di nascosto, a volte realizzati con materiali di recupero.
Abbiamo voluto raccogliere tutti i documenti disponibili al solo scopo di onorare il ricordo di chi ha sofferto la prigionia senza far morire la speranza di libertà, e saremo grati a chiunque vorrà contribuire segnalandoci articoli, fotografie e informazioni sulle radio clandestine e autorizzandoci a pubblicare il materiale esistente.
Gran parte del materiale raccolto inizialmente ci è stato fornito dal Professor Alessandro Ferioli dell'Istituto Paritario Giacomo Leopardi di Bologna, che ci ha messo in contatto con i figli di Giovannino Guareschi, i quali ci hanno fornito ulteriore documentazione dall'archivio del Club dei Ventitré e ci hanno autorizzato a pubblicare il materiale scritto dal padre, testimone dell'esistenza di Radio Caterina durante la prigionia in Germania.
Molta documentazione riguarda le radio realizzate nei Lager tedeschi dai prigionieri di guerra, durante la Seconda Guerra Mondiale. Secondo Ugo Dragoni furono realizzate in tutto otto radio clandestine nei vari Lager, gran parte delle quali a Sandbostel: Caterina, Mimma, Teresina, GEA (quest'ultima fu custodita dal Dragoni durante la prigionia). Di tutti questi ricevitori solo tre sono stati conservati e sono esposti al Museo dell'Internato Ignoto di Padova: "Caterina", Radio Cestokova e la galena di Zheithain."

http://www.radio-caterina.org/it/caterina31.php

domenica 29 aprile 2012

Belluno. Innovare valorizzando il centro storico


Gli esercizi commerciali a Belluno di questi tempi, specie nel centro storico, di certo non fanno affari. La produzione industriale non sta meglio. C’è uno squilibrio sensibile tra  domanda e offerta di lavoro per carenza quest’ultima. In buona sostanza si riscontra che i problemi dell’ asfittica economia del Paese gravano anche su città come Belluno, da tempo ai primi posti, nella classifica nazionale dei capoluoghi dove si vive meglio.
 La città comunque, nella sua più generale economia, ha solide e radicate tradizioni culturali, turistiche e sportive, che esercitano e promuovono attività tutto l’anno. Muovono flussi di utenze, con numeri di tutto rispetto, rivolti alle varie fasce d’età. È segnatamente sempre presente una vivace industriosità dei bellunesi in città e fuori, che non rallenta e non si arresta neanche di fronte alle avversità di un territorio (montano) non privo di difficoltà per la mobilità. Eppure, la crisi che morde tutti, anche qui con i suoi segnali, dovrebbe indurre ad un ripensamento del modello di sviluppo che muove un po’ tutta l’economia nostrana.

In tempi di un’internet che fa circolare nel virtuale “villaggio globale”, una quantità di informazioni mai viste finora, non è pensabile una città evoluta come Belluno che non annoveri risorse di rete nelle strategie per reinventare il proprio modello di  vita. Bisogna esaminare risorse e opportunità, mettere in discussione tutto. Non si può continuarea usare , ad esempio, la Piazza dei Martiri, il “salotto buono” dei bellunesi, come spazio mercantile tutto fare. Senza tenere conto che un centro storico come Belluno  si “vende” meglio, se strategicamente meglio riservato alla fruizione di un più congeniale turismo culturale. La città murata, nel suo essere luogo di memoria storica e culturale, con meno kermesse di ricorrenti folle di cittadini attratte dai “mercati”, riacquista dignità e solennità e induce a riflettere sul rapporto centro/ periferia. Ne emerge la necessità di una ricucitura urbanistica anello di congiunzione tra le varie periferie stratificate e la città storica. Le sagre paesane hanno fatto il loro tempo e l’evasione liberatoria che induce i frequentatori dei bar del centro a fare “baldoria” fino a notte inoltrata non sono quel “volume di affari” apprezzabile che concorre all’ economia del centro storico.
Un semplice Business plan per le specifiche attività che eventualmente si vogliono verificare può essere utile.  I punti di forza/debolezza che derivano dalla concorrenza, dal mercato, dalla tipologia di quel commercio, ecc. sono indicatori che permettono di valutare preventivamente o anche consuntivamente la “salute” di una scelta commerciale intrapresa o da intraprendere.
Ciò detto, corroborare l’idea della banda larga in tempi brevi, che modernizzi la dinamicità della città, è un sommesso suggerimento per restare al passo con i tempi. Muovere più rapidamente e in maggiore quantità le informazioni, che già inondano la rete, non è più rinviabile se si vogliono favorire lo sviluppo economico, l’occupazione, la rapidità dei servizi, un minor traffico motoristico, ecc..
Coerentemente, con la scelta di innovare puntando su cultura e comunicazione, viene da suggerire un’alternativa al richiamo dei giovani in centro storico offrendo ad essi, in larghissima parte possessori di smartphone, iphone, tablet, PC la possibilità di operare in  Wi-Fi, installando in luoghi strategici (via Mezzaterra, per esempio) idonei apparati per questo collegamento.
La crisi economica che stiamo attraversando è difficile da superare. Localmente, Belluno può e deve reinventare il modello di vita fin qui vissuto, sul filo del tempo, per un nuovo sviluppo. La posta in gioco è alta, l’innovazione nei nuovi modelli di sviluppo fa la differenza.
Morale: la spunta meglio chi per primo innova e prima arriva.


***

A Belluno i colombi in piazza dei Martiri sono in aumento. L'esempio riportato sotto può essere utili.

***
Dal Corriere della Sera ...

"Una «torre colombaia» per limitare il numero dei piccioni in città

La prima struttura sperimentale al parco Baravalle: uova «finte» per prolungare le covate


MILANO – Troppi piccioni in città? Parte un sistema innovativo per controllare le colonie milanesi e la loro riproduzione. Al parco Baravalle, in via Tabacchi, è stata inaugurata la prima «torre colombaia» di Milano. La struttura, brevettata da esperti ornitologi assieme a un gruppo di architetti, ha lo scopo di creare un centro di nidificazione controllato, per limitare le nascite e tenere sotto controllo la salute degli uccelli. La «Torre Livia 100», così è stata chiamata, è stata messa a disposizione, a titolo gratuito, dalla Sanitaria Servizi Ambientali, società che da vent’anni si occupa di interventi a salvaguardia dell’ambiente, e che sarà gestita dal Gruppo Ornitologico Lombardo.
OLTRE 100 MILA PICCIONI – «A Milano – ha riferito l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – i piccioni, secondo un censimento del 2000, sono oltre 100mila, 50mila dei quali concentrati solo nel centro storico, tra piazza Duomo, piazza Scala, piazza San Fedele e piazza Cadorna. Insediamenti che di anno in anno comportano una maggiorazione di costi per operazioni di pulizia ordinaria e straordinaria di strade, monumenti e immobili». Ogni anno, secondo Assoedilizia, si spendono circa 5 milioni di euro per ripulire i palazzi del centro dal guano dei piccioni, ai quali va aggiunta la spesa sostenuta da Amsa di altri 150mila euro per i soli monumenti. Sul Duomo è stato invece installato, da circa trent’anni, un impianto elettrostatico a impulsi.
LE UOVA FINTE – La torre colombaia permette di monitorare lo stato di salute dei piccioni e di intervenire in maniera mirata con atti terapeutici di disinfezione e di disinfestazione. Inoltre si potrà controllare lo sviluppo numerico dello stormo, con un metodo che «inganna» gli uccelli: periodicamente le uova saranno sostituite con uova finte, di plastica, in modo tale che la coda si prolungherà e si rallenteranno i voli nuziali. Come si vede non si punta a eliminare i piccioni, ma solo a limitarne il numero e a salvaguardare la salute degli uccelli stessi e dei milanesi, nonché a risparmiare nelle spese di protezione di monumenti e palazzi storici.
LE ESPERIENZE ALL’ESTERO – «La Torre Colombaia non dev’essere considerata la soluzione del problema, ma un mezzo che ci permetterà di raggiungere obiettivi minimi legati alla funzione della torre stessa, come creare un centro di nidificazione controllato», ha detto Landi. La città di Basilea, che ha adottato le torri colombaie nel 1988, ha ottenuto in un anno la riduzione del 50% del numero di piccioni, di 1.650 chili di guano e la produzione di 2.500 uova in meno. L’esempio svizzero è stato seguito nel 2003 anche da Parigi, Londra, Sydney e Notthingam."

giovedì 26 aprile 2012

Notizia gradita per l'ecologia
















Dagli scarti alimentari acqua (non da bere) 

Un brevetto coreano Eco Wiz

Con i batteri la spazzatura si trasforma in acqua
Dagli scarti degli alimenti si ricava un liquido cristallino e inodore grazie a un brevetto coreano che ora arriva in Italia


MILANO – Trasformare i rifiuti in acqua cristallina, senza passare dalle discariche o dagli inceneritori. All’apparenza il meccanismo potrebbe sembrare impossibile. Ma ora, grazie a un brevetto coreano acquistato da Eco Wiz e perfezionato con un investimento di 500 mila dollari, l’operazione è possibile.

PER USI COMMERCIALI E INDUSTRIALI – Attraverso un macchinario ad alta tecnologia i rifiuti organici di origine alimentare vengono “dati in pasto” a batteri prodotti in laboratorio, che in poco tempo digeriscono gli scarti trasformandoli in acqua inodore e totalmente cristallina, senza lasciare alcun residuo. Il liquido non è potabile ma è utile per le pulizie o per l’irrigazione, inoltre è ricco di principi organici con proprietà fertilizzanti. La formula permette dunque vantaggi per l’ambiente e un buon risparmio economico: da una tonnellata di rifiuti alimentari si possono ricavare infatti 1.000 litri d’acqua. E il costo del macchinario, che può essere acquistato o affittato mensilmente, viene ammortizzato in due anni. Bassi anche i consumi, perché il tutto è alimentato a elettricità Poi, una volta all’anno, bisogna cambiare le cartucce che contengono i batteri. «Questo brevetto è pensato soprattutto per gli alberghi (a Singapore sono già molti gli hotel che lo utilizzano), i centri commerciali e per le attività industriali, ma si potrebbe installarlo anche nei condomini», spiegano Settimio Di Segni e Fabio Tincati che distribuiscono in esclusiva per l’Italia il macchinario.

ANTI-DISCARICA – E se la formula pare agli inizi, interessante è il suo potenziale: «Eco wiz permette di eliminare le tasse sui rifiuti e, se utilizzato su larga scala, permetterebbe di eliminare le discariche, già messe fuori legge dall’Unione Europea», continuano Di Segni e Tincati. Un bel passo in avanti, se si pensa che secondo le ultime stime dell’Eurostat, il 38% dei rifiuti finisce ancora nelle discariche, il 22 incenerito, mentre solo il 25 per cento viene riciclato e il 15 trattato con il compostaggio.
da corriere.it

CULTURA


Prof. Leandro Janni
CONSIGLIERE NAZIONALE DI ITALIA NOSTRA
via Leonida Bissolati, 29    93100 Caltanissetta, Italia
tel. 0934.554907    cell. 333.2822538    
leandrojanni@tiscali.it
 



Sicilia. La Forma Eletta. Arte Sacra e Arte Contemporanea

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LA FORMA ELETTA 
Mostra d'arte contemporanea, dal 28 aprile al 13 maggio 2012 
L'evento intende riattualizzare - in un momento storico delicato, attraversato da preoccupanti crisi ideologiche e culturali, nonché dalla perdita progressiva di valori fondanti il consorzio sociale - l'antico legame tra la Chiesa e l'Arte. A tal fine la mostra di arte "sacra", attraverso i lavori di operatori estetici, selezionati in ambito locale e nazionale, mira alla produzione di opere d'arte che favoriscano l'incontro fra le reciproche esperienze estetiche e le espressioni spirituali. La mostra, a cura di Nino Arrigo, Leandro Janni e Gianfranco Labrosciano, sarà presentata da Gianfranco Labrosciano. 
L’inaugurazione e la presentazione del catalogo sono state il giorno 28 aprile alle ore 18.00 presso la Chiesa di S. Calogero di Nicosia. L’esposizione sarà aperta al pubblico tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 22.00 dal 29 aprile al 13 maggio 2012. 
Gili artisti partecipanti sono: Pippo Altomare, Santino Barbera, Sebastiano Caracozzo, Oscar Carnicelli, Cesare Di Narda, Mariano Filipetta, Saloua Jabeur, Rita Mantuano, Saverio Martino, Massaro Rita Marta, Stefano Mercatali, Francesca Panico, Graziella Paoloni Parlagreco, Antonio Pugliano, Maurizio Spallanzani, Enzo Spanò, Trapani Calabretta, Alfonso e Nicola Vaccari. 
La mostra è organizzata e promossa da SiciliAntica (sezione di Nicosia), dal Kiwanis (sezione di Nicosia) e dall'Associazione Forti-Natoli di Sperlinga. Con il Patrocinio della Diocesi di Nicosia, dell'Università di Enna "Kore", dell'Associazione Italia Nostra e dell'ARS e del Comune di Nicosia, ospitata nel programma della Settimana della Cultura dedicata a Gaggini. Con la collaborazione dell’Associazione Culturale Altom@rte e della Casa d’Arte la Fenice di Sperlinga. L’allestimento della mostra è a cura di Filippo Altomare e Gina Scardino. 
La mostra è stato anche un ricco contenitore con conferenze satelliti.
Ecco il programma: 
29 aprile  - Conferenza "L'altro Ponte", con interventi di: G. Labrosciano (scrittore e critico d'arte), M. Callisto (Presidente Movimento "Paeseggiando"), A. Cersosimo (sindaco di S. Lorenzo Bellizzi), Coriolano Martirano (segretario perpetuo Accademia Cosentina), Nicola Bloise (Centro Studi "Il Nibbio" di Morano Calabro), Ida Perrone (scrittrice), Antonio Presti (Fondazione "fiumara d'arte), Piergiacomo La Via (Presidente Coordinamente Unitario in difesa del tribunale di Nicosia), Francesco Salamone (Presidente C.I.A. Enna), Abdelkarima Hannachi, docente di lingua araba Università di Enna "Kore"); 
30 aprile  - "Una proposta per il soffitto ligneo di Nicosia", intervengono: Nino Contino, Gianfranco Labrosciano, Leandro Janni (Consigliere nazionale di “Italia Nostra”; 
1 maggio - Escursione guidata al Monte Altesina a cura di SiciliAntica; 
2 maggio  - "Le pitture di Filippo Randazzo nella Chiesa di S. Calogero di Nicosia" a cura di Filippo Costa; 
3 maggio  - Presentazione della guida: "La custodia lignea della Chiesa di Santa Maria degli angeli" a cura di Giovanni D'Urso e Salvatore Lo Pinzino; 
4 maggio  - Mostra fotografica "Pauciuri" di S. Sbirù; visita guidata alla mostra di opere in rame sbalzato di Santino Barbera presso la Chiesa del SS. Sacramento di San Nicolò. 
E' in via di definizione il progetto di esposizione della mostra "La Forma Eletta" anche al Museo Diocesano di Caltanissetta - subito dopo la rassegna di Nicosia.

Nove candidati per una poltrona (Elezioni amministrative 2012)

PROMEMORIA PER IL FUTURO SINDACO DI BELLUNO


Ai cittadini di Belluno sicuramente spetta una palma all’insegna del dovere civico, se si guarda al posto occupato in graduatoria nazionale di vivibilità urbana, nelle classifiche di questi anni. I vari parametri che fanno attribuire un alto punteggio in graduatoria, è merito dei comportamenti nella quotidianità dei bellunesi. La competizione elettorale per la poltrona di sindaco a Belluno vede al momento più contendenti e penso che l'inerzia virtuosa con una ordinaria amministrazione possa fare conservare alla città più o meno la stessa collocazione in graduatoria degli scorsi anni. Dunque, sembrerebbe che alla fine, un sindaco vale l'altro. Ma non è così. La città, per merito proprio dei suoi cittadini, può ambire a un sindaco che oltre ad una buona amministrazione possa dare anche quel quid in più che è legittimo aspettarsi.
Ciò che da elettore (come tanti altri spero) mi aspetterei, dalla schiera di candidati che si sfidano, è un’idea ispiratrice di ricerca (utopistica) della felicità dei cittadini che si può sintetizzare in occupazione, servizi di buon livello, stop all’espansione edilizia a favore del recupero dell’esistente e un’immagine di città in grado di conservare ed estendere il proprio alto profilo di vivibilità. Tutto riassumibile semplicemente in un progetto sistemico e articolato. Con obiettivi di qualità e non solo di quantità!
La novità che ci si aspetta per un ecosistema urbano sostenibile,  deve per questo predisporre progetti e relative alternative da condividere con i cittadini, in grado di inserirsi nell’idea di pianificazione per aree vaste,  mettendo in essere valori  e risorse locali soprattutto. Deve  rivolgere la sua attenzione e operare per le persone prima e per le “cose” dopo. 
Ciò posto, siccome è facile attribuire colpe agli altri e meriti a se stessi, già sin d’ora, prima delle elezioni, sarebbe interessante sapere se  qualcuno dei contendenti  intende assumersi  il pubblico impegno di amministrare la città attraverso una  verifica  periodica, in itinere, basata su un “sistema di misura per indicatori”, con almeno tre grandi categorie di interesse locale:
-         il carico delle attività umane sull’ambiente (perdite di rete idrica, consumi di acqua potabile, di carburante, di elettricità, produzione di rifiuti, numero di auto pro capite ecc.;
-         la qualità dell’ambiente in termini di smog, inquinamento idrico, verde urbano, ecc.;
-         la qualità delle politiche attraverso depurazione, raccolta differenziata, trasporto pubblico, ecc.
assumendo come riferimento di partenza le attuali condizioni.
Sarebbe anche utile sapere cosa pensano i candidati a sindaco di un problema sospeso come quello di piazza dei Martiri. Il silenzio da parte di tutti fa temere una pervicace esecuzione del progetto “Interreg  Piave-Drava” e nessun interesse per un’alternativa sollevata da associazioni e cittadini ai fini di un più consono restauro conservativo. Chi si propone per amministrare, invece, dovrebbe provare ad immaginare come sarebbe meglio, pensare ad un uso della piazza veramente per  tutti i cittadini, incluse le minoranze le cui diversità nelle abilità sono più accentuate. Parlo di barriere architettoniche da rimuovere. Marciapiede, porticato, bordure di aiuole, pali per l’illuminazione, ecc. sono ostacoli da mitigare, da segnalare per un loro superamento facilitato ai fini del diritto alla deambulazione sicura, uguale per tutti. 
Infine, vorrei ricordare che l’istituto della variante è praticabile comunque, anche se si vogliono conciliare innovazione e conservazione in un intervento già progettato. Nel nostro caso ogni variazione per qualcosa potrebbe costituire quel valore aggiunto che un semplice rinnovo non dà. A mo’ d’esempio, una modifica praticabile per i lavori da realizzare in piazza, potrebbe essere rivolta ai percorsi di passeggio già ben percepibili visivamente, rendendoli distinguibili anche per via olfattiva e/o per sensibilità tattile orientativa e non senza un raccordo dei vari livelli di pavimentazione.
Il recupero in sé comunque, per buona pratica, andrebbe orientato verso un indirizzo più antropocentrico e meno commercio-centrico, non foss’altro che per quel semplice rispetto dovuto al “genius loci” di quella piazza.