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lunedì 12 settembre 2011

BELLUNUM :

I PREZIOSI SACCHETTI PER IL SECCO


Dal Portale Bellunum, Ecosportello
La notizia che Belluno ha raggiunto il 73-74% di raccolta differenziata, diffusa in questi giorni, appare lusinghiera nei confronti di un traguardo (oltre il 65 %) da raggiungere entro il 2012, fissato dagli obiettivi del piano di gestione provinciale. Anche la decurtazione della tariffa per le utenze domestiche è un dato apprezzabile. Lo è forse meno per alcuni, la rimodulazione delle quote che premia o penalizza le diverse categorie delle utenze economiche/commerciali.
I comuni cittadini, però, penso abbiano bisogno di più attenzione nella conduzione del servizio che la Bellunum svolge.
Non è raro che i vari cassonetti  nei giorni festivi o in prossimità di essi, risultino traboccanti. Ma la cosa che più forse dà qualche fastidio è la distribuzione dei sacchetti per la raccolta dei rifiuti non riciclabili (il secco). I cittadini che debbono ritirare detti sacchetti  possono farlo solo raggiungendo la via Feltre al numero civico 91.
L’orario, per il ritiro è arzigogolato in modo forse comodo per l’azienda ma molto scomodo per i cittadini e con costi per la collettività che potrebbero essere evitati.
Intanto, l’orario che espone il sito su internet è diverso da quello mostrato, quasi illeggibile,   sui vetri dell’ecocentro. E siccome è valido quest’ultimo, uno che consulta internet solo se è fortunato non rimane dietro la porta.
Una dislocazione decentrata ad una estremità della città, com’è l’ecocentro, costringe gran parte degli utenti  a muoversi  con mezzi  vari anche meccanici. Inoltre, per essere sicuri di non fare un viaggio a vuoto, debbono ricordarsi dell’orario di ricevimento che varia, come detto, di giorno in giorno e se non pensionati o casalinghe debbono chiedere un permesso per allontanarsi dal lavoro.
Belluno: vetrina degli uffici di Ecosportello
Per aver un’idea di quanto costa far muovere gli utenti anziché il fornitore di servizio, basti pensare che molte  persone, giornalmente, a causa di questo  ritiro di sacchetti, sprecano  carburante, aggiungono inquinamento, appesantiscono il  traffico e i parcheggi nella zona dell’ecocentro e, ciliegina sulla torta, si fanno carico del tempo di allontanamento dal lavoro, non richiesto da un più semplice ritiro.
In tempi di ristrettezze economiche come quelli che stiamo attraversando, mi sembra che se non si vogliono continuare a sprecare inutilmente risorse, bisogna cominciare a razionalizzare ogni cosa.
Propongo perciò, sommessamente, di modificare la distribuzione attuale con una che, utilizzando le stesse chiavi di apertura dei cassonetti del secco, consenta di ritirare i sacchetti  da un distributore ad hoc. La distribuzione potrebbe essere articolata per pochi punti strategici  della città, per un solo punto baricentrico, o davanti l’ecocentro stesso,  ma il tutto funzionante 24 ore su 24.

domenica 11 settembre 2011

Caltanissetta


EMERGENZE...


 




















Grande considerazione per il pedone




































































































  Guarda ... e confronta



Degrado !!!
























mercoledì 7 settembre 2011

A buon intenditor... poche parole


Vivere la città

Ambrogio Lorenzetti - Buon Governo - Siena


“ La città. I moderni hanno quasi dimenticato il vero senso di questa parola: la maggior parte scambia le costruzioni materiali di una città per la città stessa e l’abitante della città per un cittadino. Essi non sanno che le case costituiscono la parte materiale, ma che la vera città è formata dai cittadini.” 

 (Jean Jacques Rousseau)

martedì 6 settembre 2011

L'oro nero in Sicilia

Giacimenti ... culturali o minerari?


Piattaforma di perforazione in mare
Gulf Italia, Agip, ENI, Anic, Petroli dell’Isola sono nomi delle società che si sono occupate dei giacimenti di petrolio in Sicilia: tra Ragusa, Siracusa, Gela e Palermo negli anni ‘50-‘60, dopo un sonoro fiasco con le ricerche fatte in epoca fascista. Dei poli petrolchimici di Gela e Siracusa ricordiamo, come in un flash, solamente il libro scritto dai sociologi E. Hytten e M. Marchioni: “Industrializzazione senza sviluppo”, dal titolo ampiamente significativo che non ha bisogno di spiegazioni e l’odore nauseabondo, emesso dalla trasformazione dei prodotti petroliferi, presente costantemente nell’aria in territorio di  Priolo Gargallo, nonché della contaminazione di suolo e mare nella penisola di Magnisi contigua alla Riserva Naturale Saline di Priolo.
Tutte hanno lasciato un segno nel territorio che nei siciliani crea una sorta di rifiuto a nuove attività imprenditoriali petrolchimiche le quali hanno alti costi per ogni posto di lavoro, sono poco sicure e hanno un forte impatto ambientale.
In Sicilia i veri “giacimenti” sono culturali. Sono quelli che si debbono riscoprire e promuovere!

lunedì 5 settembre 2011

Urbanistica a Caltanissetta


L’ex mulino Salvati? … Nuovo volume da riempire!


Sono cominciati i lavori che preludono ad una nuova costruzione edilizia nel sito dove prima, al tempo della Rivoluzione Industriale, esisteva un mulino a vapore: il “Salvati”. Questo mulino viene annoverato, dallo storico e giornalista Walter Gruttadauria, tra quelli azionati dall’energia sviluppata dal vapore, scoperta e impiegata dall’industria dell’Ottocento. Nel territorio di Caltanissetta prima del Salvati altri mulini puntigliosamente annotati dal Gruttadauria nel suo articolo pubblicato su: La Sicilia del 29 marzo 2009, venivano  azionati dallo scorrere dell’acqua come fonte energetica.  Questi mulini idraulici in voga sin dal Medioevo, nel tempo, per scarsità pluviale nei nostri  territori,  lasciarono il passo all’impiego del vapore. Caltanissetta a quel tempo aveva una sua archeoindustria. Le miniere e i mulini ad acqua. Le modernità urbanistiche dell’epoca,  un po’ in ritardo per la verità,  apparvero in momenti di crisi occupazionale della città con il Viale Regina Margherita (alla maniera dei Bulevard), la Villa Isabella (oggi  villa Amedeo), il palazzo provinciale e il nosocomio.
Il mulino in causa, come è facile intuire, appartiene al contesto industriale che utilizza vapore ed energia elettrica all’insegna del progresso e rappresenta un segno importante nell’evoluzione ottocentesca di Caltanissetta. Il proprietario dell’omonimo mulino viene ricordato come uno scienziato che ha introdotto  in città un primo studio di radiologia. Insomma, tra le coordinate che segnano la storia evolutiva di Caltanissetta il toponimo “Salvati” è sinonimo di reperto collegato con la Rivoluzione Industriale il quale, però, con la nuova costruzione, rischia di essere cancellato.


Tubi in terracotta per lo smaltimento delle acque pluviali

Purtroppo, la delimitazione del centro storico di Caltanissetta, nei piani comunali, non comprende il caseggiato ex mulino “Salvati” e l’attribuzione di zona B del PRG a quest’area, consente ogni possibile stravolgimento di  natura storica dei luoghi.
Tutti sanno, al di là delle “carte” dove  a volte si stabiliscono cose assurde, che esiste un  modo diverso di “sentire”, di  “vedere”, di “presentare” la propria città. Un nuovo volume che sostituisce uno caseggiato preesistente che testimonia una tappa storica della città, “taglia” importanti radici della comunità locale.
 E anche se per alcuni con la cultura “non si mangia” (sbagliato!), una comunità che cancella le tracce della propria storia risulta per altre realtà anonima, non produce cultura, non concorre alla formazione dell’uomo e del cittadino. Ricordo a mo’ di esempio che Firenze per l’alluvione del 4 novembre 1966 segnò sui muri una linea con la scritta: qui arrivò l’Arno l’anno 1966.
Invece da noi, sotto gli occhi distratti dei nisseni,  ci si accinge a cancellare un segno urbanistico di passaggio storico, senza che alcuno (preposto e no a preservare la storia, la cultura, l’interesse generale) se ne preoccupi. Una domanda allora sorge spontanea: il divario socio-economico-culturale  tra una città del Nord grossomodo simile per popolazione e territorio a Caltanissetta  e quest’ultima,  non vorrà significare qualcosa?

sabato 3 settembre 2011

Belluno


A sostegno della "Biodiversità" degli ambienti naturali
Qualche tempo fa su un quotidiano locale è apparsa una polemica promossa da una gentile signora verso i finanziamenti per il mantenimento del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Prefigurava una rinuncia al mantenimento del Parco in alternativa di tanti micro finanziamenti agli Enti Locali per opere massimamente viarie.
Monte Civetta
Sommessamente vorrei dire, alla di lei rispettabile opinione, che può trovare luogo l'alternativa proposta se ci si limita ad una lettura tutta economicistica dell’istituzione Parco, dove i finanziamenti vengono visti come mero mantenimento del personale che vi lavora. Se proviamo, però, a guardare più in là degli interessi localistici forse scopriremo che il nostro territorio è una tesserina di un puzzle molto più ampio che si chiama Italia, Europa, pianeta Terra. E si dovrebbe riconoscere che una economia basata semplicemente su costi e ricavi monetizzabili non si può applicare alla contabilità ambientale che è di più ben ampio valore e respiro. Allora si dovrebbe capire che la conservazione, la salvaguardia, la tutela e l’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio non sono uno spreco. L’ipotesi alternativa proposta di utilizzare quanto si spende per il Parco in strade per  “raggiungere determinate aree con mezzi meccanici”  fa a pugni proprio con il valore del bene ambientale “Montagna”, che si preserva proprio se “lasciato alla sua natura incontaminata”.  L’auspicata realizzazione di strade, sembra perfino ovvio dirlo, facilitano la penetrazione antropica a danno della conservazione degli ambienti naturali proprio per quel mantenimento prezioso (la biodiversità) che si vuole proteggere. Non dimentichiamo che il 2010, è stato l’Anno Internazionale della Biodiversità e si celebra perché le azioni dell’uomo si rivolgano anche al Debito Ecologico nei confronti delle risorse naturali.
In merito a ciò che significa costruire nuove strade, basti ricordare che asfaltare, bitumare o comunque impermeabilizzare il suolo vuol dire: modificare l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche; creare nuove linee pluviali alle piogge; velocizzare la discesa a valle delle acque; in buona sostanza, creare nuove condizioni di squilibrio ambientale a favore di frane, smottamenti, trasporto di detriti e dilavamento dei terreni nonché alluvioni e disastri. 
Il turismo, elemento di grande interesse per i residenti, per chi frequenta i luoghi montani, anch’esso deve essere sostenibile, deve rimanere elitario (nel senso di scelta di nicchia per chi ama l’ambiente naturale) e non di massa, se si vogliono evitare ulteriori depauperamento degli habitat della montagna.
Per concludere, il debito pubblico è sì alimentato dagli sprechi ma non certo dalle istituzioni di difesa e promozione che, come il Parco, dovrebbero invece essere considerate fiore all’occhiello della Comunità bellunese. Non a caso la istituzione dei parchi discende da una legge che, venendo da lontano, attua due articoli (9 e 32) della Costituzione e serve a preservare per le generazioni presenti e future gli ecosistemi.

Siti di Importanza Comunitaria


ASSETTO ANTROPICO
FIUME IMERA MERIDIONALE




martedì 30 agosto 2011

Miracolo a Caltanissetta!



Istituito un Centro di Emodinamica


Vivo da anni fuori da Caltanissetta e quando ritorno mi informo sulle novità di questa città. Quest’anno ho avuto la buona nuova che l’Ospedale “Sant’Elia” ha per l’emergenza coronarica un Centro di Emodinamica.
Questo Centro (hub) è  in rete con altri presidi sanitari territoriali che fungono da spoke a Nord e Sud del territorio nisseno e con l’ennese.  La forte aspirazione del primario di quel reparto ha trovato soluzione e adesso nei casi di una insorgente sindrome coronarica acuta la popolazione del centro Sicilia potrà avere tempi più brevi per una coronarografia e suo relativo intervento terapeutico, precoci.
“La rete cuore”, così la chiama l’Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta, è un segno di progresso civile che i territori ennese e nisseno aspettano da molti anni. Ad onor del vero, già da tempo, e lo dico per esperienza personale di familiare di degente,  l’Ospedale “Sant’Elia” con il reparto di Cardiologia poteva vantarsi di una eccellenza del servizio.
Mosso da queste mie considerazioni,  ho cercato di ritrovare, tra le pagine internet  la via informatica alla fruizione del servizio cardiologico ospedaliero, ed ho potuto riscontrare che al sito: www.asp.cl.it  un documento a disposizione di tutti, che illustra i rapporti  di rete interospedaliera tra le aree provinciali di Enna e Caltanissetta, ai fini del  trattamento delle emergenze coronariche e le relative linee guida di accesso all’Emodinamica del  Sant’Elia. Il documento molto tecnico ma comprensibile anche al profano come me, bene illustra le motivazioni di fondo per una scelta di ampliare verso il centro Sicilia la risposta sanitaria alla Sindrome Coronarica Acuta, volgarmente riconducibile alla temuta parola: “infarto del miocardio”.  Nella parte che viene descritta l’organizzazione della rete ospedaliera che insiste sul territorio presidiato, trovo che il distretto interprovinciale ritagliato per scopi sanitari attorno al Sant’Elia, appare limitato dal condizionamento degli ambiti amministrativi  provinciali preesistenti.
Forse una rappresentazione per isocrone, fatta per evidenziare i tempi di percorrenza  tra nodi collegati (spoke) e centro con emodinamica (hub)  su base cartografica, avrebbe più opportunamente fatto risaltare l’area da servire che potrebbe meglio risultare ridisegnata.
La rete telefonica, mi è parso di capire, è il sistema per sintonizzare gli spostamenti dei pazienti da (spoke) e verso (hub) e il mezzo vocale il veicolo dell’informazione. Si suppone che le informazioni per immagini e cartacee dovranno viaggiare per altra via: fax e/o computer. Qui sommessamente vorrei suggerire agli estensori dell’ampio e ben espresso documento, se non previsto, di elaborare una formalizzazione di archiviazione e trasferimento delle informazioni, relative al singolo paziente, con standard che riducano al minimo la discrezionalità individuale (se possibile nessuna) e la richiesta al paziente per ogni accoglienza tipo: come si chiama? …. Ecc.
 L’archivio dove impostare la cartella individuale del paziente, infine, potrebbe e dovrebbe risiedere in un host remoto accessibile con password (ovviamente) agli addetti, da ogni luogo. Una sorta di archiviazione alla maniera Apple con la “nuvola” per i suoi Iphone, Ipad, ecc..
Terminando, mi permetto di rilevare che trovo alquanto inusuale che l’Ospedale “Sant’Elia” non pubblichi in internet indirizzi di posta elettronica per sede di lavoro del personale ospedaliero e che non si accorge di un refuso, durato a lungo in Home page e link, della dicitura: "Presidio Sanitario di S. Delia" modificato di recente per mia segnalazione.


Pensieri modesti... in pillole


TERRITORIO
 E… come ecologia, economia

Pianificare lo sviluppo di un territorio in maniera ecologica, prioritariamente,  significa analizzare e inventariare tutte le risorse  locali naturali come base di conoscenza, per impostare una programmazione finalizzata allo sviluppo sociale ed economico della comunità  che sia sostenibile, oltre che a dimostrarne la fattibilità e la sua convenienza economica. L’impostazione dello studio in senso ecologico  principalmente sarà rivolto a tutte quelle risorse, intese come “capitale fisso”, rappresentate dalla naturalità delle molte zone extraurbane di un  territorio, solitamente incolte. Ritenute improduttive nell'accezione più diffusa, perché non ad uso agricolo e dunque senza valore. 

"U Cannuni" - Mazzarino(CL)
Una pianificazione ecologica territoriale è fondamentale nella ricerca di soluzioni tecnico-organizzative, che non siano fine a se stesse, per poter valutare  i  costi/benefici che gli obiettivi legati allo sviluppo socio-economico, pongono.
La  metodologia di analizzare e  inventariare per conoscere ed operare,  muoverà  dai fattori fisici ed antropici che hanno modificato e continuano a modificare il territorio, per comprenderne l’attuale  uso  ed interpretarne le tendenze in  atto,  al fine di suggerire attraverso quali direttrici sono possibili  sbocchi, per una diversa programmazione economica che consenta un processo  di sviluppo - a partire dalle risorse proprie del territorio - innanzitutto sostenibile.
La pianificazione ecologica, non rappresenta una pianificazione alternativa o sostitutiva di quella tradizionale, ma si  configura,  piuttosto, come strumento integrativo che incrocia le sue applicazioni con quelle urbanistiche o comunque territoriali tradizionali.
 Nella pianificazione classica di livello comunale, per un fatto culturale e tradizionale, ci si orienta per una  ricerca di  migliore organizzazione sociale, attraverso opzioni in funzione del territorio, ma solo proponendo scelte statiche e apponendo vincoli. Per le aree non urbane, più specificamente, ci si limita ad assegnare solo ruoli e ancora vincoli senza alcuna propositività.  
A differenza delle varie consolidate pianificazioni che si conoscono, la pianificazione ecologica, invece, rappresenta  un approccio metodologico che si serve di informazioni biofisiche e socioculturali allo scopo di mettere in evidenza le emergenze coniugabili con le opportunità culturali ed economiche, con attenzione massima ai  profili  di vulnerabilità e alle soglie che si impongono nell'assunzione di  scelte nell’uso del bene che  ha  un rilevante interesse naturalistico  (in  cui vengono evidenziati: paesaggio, presenze botaniche e faunistiche, geologiche ecc.). 

Gli obiettivi che la pianificazione ecologica si propone, sono conformi alla cultura della sostenibilità che si  ispira  ai contenuti della Direttiva Comunitaria Habitat 92/43 CEE, la quale pone  sotto  i  riflettori  la
conoscenza degli ambiti naturali,  per morfologia, flora  e  fauna,  al fine di annoverarli come elementi di bio-ricchezza, per diversità, da mantenere, utili per il sapere, il tempo libero, la cultura. 

La pianificazione concepita come  processo  dinamico, di indirizzo all’uso del suolo attraverso la programmazione economica,  ha il fine di individuare elementi territoriali non come ambiti fisici cui direzionare gli interventi, ma piuttosto come elementi di riferimento, intorno ai quali costruire programmi e azioni per uno sviluppo durevole e diffuso.

 

domenica 21 agosto 2011

Duomo di Monreale: La nuova illuminazione

Progettare la luce per un Bene Culturale

Nella qualità di ex presidente provinciale a Caltanissetta di Italia Nostra, mi permetto di esprimere un mio sommesso e modesto parere sulla realizzazione dell'illuminazione del Duomo di Monreale.
Chi ha un minimo di dimestichezza con la fotografia sa che l'immagine che si forma sulla pellicola rivestita dall'emulsione con alogenuri di argento o sul sensore della camera fotografica e' dovuta alla riflessione della luce che investe l'oggetto da riprendere. Il raggio di luce incidente in funzione dei gradi Kelvin, da cui dipendono sensibilità e colore, produce quell'immagine finale cromatica la quale, in funzione dei fotoni captati, può essere ottenuta per via naturale o artificiale. Quest'ultima nel nostro caso e' quella che piu' ci riguarda perché complementare, suppletiva o alternativa a quella naturale non sempre disponibile.
L'occhio umano non e' quello fotografico. Non essendo uno strumento tecnologico freddo, la percezione visiva di un oggetto illuminato viene influenzata dalla cultura dell'osservatore, dall'esperienza da esso accumulata, dalla sensibilità individuale, ecc.. Insomma chi si accinge a illuminare un monumento dal "peso" del Duomo di Monreale deve fare i "conti", come si intuisce, con molte cose. Il percorso delle linee elettriche, i punti illuminanti. (per numero e collocazione) la gestione dell'intero impianto. Non ultima la certezza che l'irraggiamento anche termico con fonte artificiale non provochi alterazioni permanenti ai materiali di cui sono costituiti i mosaici e tutto il resto.
Un sistema di luci artificiali che si riflette sulle superfici di un luogo liturgico, di così grande valenza storico-artistica, non incontra dai piu' una diversa attesa di una comune illuminazione. Per i profani riveste uno scontato ruolo funzionale, solitamente percepito come luogo illuminato piu' o meno o con un giudizio superficiale di bello/brutto. Così invece non e', e nel nostro caso leggendo nella progettazione gli aspetti analizzati e i risultati raggiunti si capisce come l'illuminazione realizzata rappresenti un moderno completamento che valorizza il monumento e soddisfa il fruitore dei beni culturali ecclesiastici. Grazie all'ingegno e alle moderne tecnologie, nell'insieme, l'illuminazione diventa elemento di arricchimento percettivo che aggiunge alla grande opera architettonica un valore estetico e cromatico di risalto, riconducibile alla definizione economica di: "valore aggiunto" o piu' specificatamente d'effetto, nella accezione tecnica riferita alla qualita' della luce, programmata e non empirica, in uso per i monumenti. Insomma, un appeal estetico che non guasta.

martedì 5 luglio 2011

Democrazia partecipata e nuove tecnologie

 
Internet e città

 
Circa una ventina di anni fa a Caltanissetta si respirava aria di partecipazione attiva alla vita comunitaria con la vivacità dei comitati spontanei di quartiere, come oggi. L’associazione Italia Nostra volendo cogliere quella ventata di impegno dei cittadini che sembrava essere vista con favore dalla compagine amministrativa comunale, si faceva carico di raccogliere telefonicamente le indicazioni per disfunzioni o problemi ambientali che i cittadini, suo tramite, avrebbero rivolto al Comune. Timidamente, non molti per la verità, alcuni cittadini cominciarono a segnalare semplici richieste di  cambio di lampade, buche da riempire e cose simili. Piccole richieste dal punto di vista economico, che l’associazione trasmetteva agli organi comunali per l’assolvimento. La cosa durò qualche tempo senza alcun riscontro per le segnalazioni fatte, e finì nell’oblio con la totale delusione per quanti, tra cittadini e responsabili di quell’associazione, vi avevano creduto.
Dopo anni di torpore, questa volta la città sembra mostrare di nuovo un risveglio: opposizione alla scelta TARSU; comitati di quartiere e scuola pubblica che si fanno carico di pitturare alcuni passaggi pedonali, ecc.. Insomma, si torna alla voglia di partecipare per i  processi di decisione urbana, intervenendo spesso per così dire, mettendoci la “faccia” attraverso un noto social network (facebook). Il nuovo modo di far circolare le intenzioni, i pensieri, le informazioni, ecc. degli internauti che frequentano la nuova “Agorà”, sembra porre nuove esigenze non solo di tipo strumentale e  culturale ma anche di servizi e di relativa qualità.
Il cittadino telematico si fa più esigente. La rete mette in circolazione idee nuove di democrazia partecipata che solo il web poteva diffondere nel “villaggio globale”. In alcuni Paesi come l’America, la Gran Bretagna o l’India alcune città hanno cominciato da qualche tempo ad essere collaborate dai semplici cittadini per segnalazioni di infrazioni stradali, malfunzionamento di servizi locali, bisogni di quartieri, buche da riempire, rifiuti lungo le strade, ecc.. Tutti con interventi documentati fotograficamente e recapitati ai Comuni con rigorosa localizzazione tramite Google Earth. I problemi della città non sono più dunque materia solo per addetti: esperti,  tecnici e  politici. Attraverso i network i cittadini hanno cominciato a vedere, a controllare, a diffondere, a segnalare, insomma il potere, le amministrazioni non hanno più scuse, non possono prendere sempre tempo, giustificarsi, trincerarsi dietro la burocrazia. La rete socializza le informazioni e le fa circolare. L’ignaro cittadino ha cambiato pelle: dalla delega in bianco concessa ai politici nell’amministrazione della cosa pubblica è passato al controllo diretto di ciò che lo circonda.
Per restare in Italia, il Comune di Udine, forse rendendosi conto prima degli altri, ha iniziato ad amministrare la città attraverso una nuova partecipazione, puntando su quella cittadinanza attiva che da tempo oramai naviga in internet. Un apposito servizio messo a disposizione degli utenti della città consente di segnalare ogni tipo di problema al Comune. Un apposito filtro, permette di individuare l’ufficio relativo alla segnalazione il quale, dopo la sua brava istruttoria e la relativa decisione, farà conoscere se viene accolta o no la richiesta. Con questo modo di procedere si accorciano i tempi di realizzazione e l’intervento diventa trasparente dall’inizio alla fine.
Udite…, udite! Però, l’applicazione di questa intelligente collaborazione tra cittadino e amministrazione si realizza sì al Nord ma è stata tradotta e sviluppata in Calabria con un apposito software.
I cittadini “internauti” attraverso la loro collaborazione con l’Amministrazione possono garantire la migliore soluzione di un problema o la buona esecuzione di un lavoro con una ricaduta sui tempi risolutivo/esecutivi che non potranno più essere lunghi e/o inutilmente costosi e si potrà evitare l’incombente sistematico degrado delle città.
La buona amministrazione della città con la partecipazione democratica facilitata dai nuovi mezzi di comunicazione, può diventare oggi una silenziosa rivoluzione concreta, anche a Caltanissetta. Basta volerlo!

 

domenica 3 luglio 2011

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Gli argomenti del presente BLOG riguardano:






Città
Ambiente
Territorio
Natura
Polemica






e ...  ALTRO ANCORA

Tutto senza alcun fine di lucro
Informazione no profit!

RICORDO NOSTALGICO DI UNO DEI VILLAGGI MONTECATINI CHE HANNO “COLONIZZATO” LA SICILIA NEGLI ANNI ‘60

Pozzo principale della miniera

La miniera Bosco, così conosciuta perché in località omonima in prossimità del Comune di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. Negli anni sessanta era una di quelle risorse minerarie che la società mineraria Montecatini  tra le altre utilizzava in Sicilia. I Sali potassici che estraeva, venivano trasportati via teleferica in un opificio ad hoc  in prossimità di Campofranco, altro comune del nisseno, per essere trasformati  in fertilizzanti usati in agricoltura.

In quegli anni il centro Sicilia ospitava maestranze e tecnici prevalentemente veneti, toscani  e marchigiani che si muovevano da un ambito minerario all’altro in quelle regioni italiane che erano all’epoca tradizionalmente minerarie. I rapporti con gli ospiti non siciliani, erano improntati ad una reciproca curiosità e scambio, per tradizioni e appartenenza socio-culturale dove, da parte siciliana veniva elargita la generosa proverbiale ospitalità, mentre dall’altra, si ricambiava con l’innata signorile gentilezza degli ospiti “continentali”.
Alcuni tra i cartelli che segnalano l’inagibilità dei ruderi del villaggio

I ruderi che oggi  rimangono dell’ epopea mineraria testimoniano per tutti e specialmente per  gli anziani ex minatori rimasti, un nuovo modo di gestire le miniere diverso dalle padronali con avidi rentier conosciuti nelle miniere di zolfo.
I cosiddetti “carusi” delle miniere di zolfo, simbolo di uno sfruttamento precoce del lavoratore bambino, non esistevano più. La sicurezza, per esempio, era un punto d’orgoglio, per questa grande società "scesa" dal Nord e i minatori della “Bosco” non dovevano scioperare per avere il loro sudato salario.

Insomma, con i villaggi per tecnici e minatori in prossimità della miniera o degli opifici collegati, nasce una nuova era in centro Sicilia che fa vivere meglio e restituisce dignità al lavoro duro, pericoloso, temuto e conosciuto da  familiari e minatori dello zolfo. Non mancano i problemi per le miniere della Montecatini ma cambia la “musica” il sindacato è più forte contrattualmente e tratta con la dirigenza di una società quotata in borsa.
Le piazze, i luoghi di ritrovo, le feste dei villaggi per  mantenere la comunità mineraria in loco, sono complici di una nuova socialità che integra i rapporti tra ospiti e ospitati.
Non sono rari i matrimoni e i rapporti di amicizia che mescolano le provenienze tra le genti da  Sud a Nord e viceversa. Si amplifica il rispetto reciproco di usi e costumi e la convivenza di lingue diverse (dialetti) unite dallo scambio  interculturale nel fertile terreno della lingua nazionale: l’ italiano.

Alcuni capofamiglia del villaggio minerario Bosco
COGNOME
NOME
PROVENIENZA (?)



Busè
Cazzola
Cincotta
Corsi
Costa
Daiprà
Dall’armi
De Salvo
Difrancesco
Paterniani
Piccichè
 Ramberti
Tomaselli

Tornatore
Turini
Sega
P.I. Carlo
Ing…
P. I. Salvatore
P.I. Marcello
Ing  ….
P.I. Vittorio
P.I. Piero
Ing ….
Dott. Pasquale
Dott. Raimondo
Dott. Lamberto
P. I. Aldo

Ing. …
P. .I. Giuseppe
Ing. …
Caltanissetta
Piazza Arm.(EN)
Toscana
Emilia Romagna
Taibon Agordino (BL)
Agordo(BL)
Serradifalco(CL)
Campania
 ...
Vallada Agordina
 (BL)
Palermo
Massa Marittima
Emilia Romagna

              Giuseppe Cancemi                                                                       

sabato 25 giugno 2011

Questione meridionale attuale più che mai

Cristo s’è fermato ad Eboli. Trenitalia, con i soldi di tutti gli italiani, si ferma a Napoli perpetuando una questione meridionale mai affrontata seriamente a dispetto dell’Unità d’Italia. Il nuovo orario distribuito da Trenitalia suona come una beffa per il Sud penalizzato sempre più nel trasporto a lunga percorrenza e ora anche nella velocità e nel confort. Ma la responsabilità è politica. Il ministro Tremonti  non molto tempo fa ha graziosamente voluto sperimentare il trasporto verso il Sud, per rendersi conto dei disagi (sic!) dei meridionali, non certo seduto tra la gente comune e nonostante ciò ha riconosciuto quali grandi disagi affronta la comunità meridionale nei suoi trasbordi da Nord-Sud e viceversa. I ministri e i deputati calabresi e siciliani raggiungono la loro terra,  che è anche il loro bacino elettorale, in aereo gratuitamente.

 Chi pensate che si debba occupare di scelte politiche di respiro nazionale che divarica sempre più il Nord e il Centro dal Sud?

A guardare la Sicilia nella cartina del libricino che reclamizza il trasporto con le “frecce”  la Sicilia appare priva di ogni linea cinematica di sintesi di quel trasporto.

Viene da domandarsi: ma non si vergognano tutti quei deputati parlamentari provenienti da Calabria e  Sicilia che svolgono (ancora sic!) il loro mandato nelle rispettive regioni, nel parlamento italiano ed in quello europeo di una simile scelta politica di abbandono della loro terra, facendo sì che diventi Nord Africa terra di lancio per migranti siciliani, calabresi ed africani?

A quei quattro meridionali che accidentalmente dovessero leggere quanto qui detto, solamente dico: meditate gente… meditate!

LE REGOLE E GLI ADEMPIMENTI


Oggi 25 giugno 2014 lo stesso sentiero è in parte ancora non decespugliato e il resto è stato bruciato qualche giorno fa.


Caltanissetta, 15 giugno 2012 (stessa situazione)

Ma le istituzioni non dovrebbero dare l'esempio?


Caltanissetta, 24-6-2011 

Un regolamento del Comune di Caltanissetta, ed esattamente quello emanato dall’Ufficio di Coordinamento Protezione Civile, prevede all’art. 2, che entro il 15 giugno di ogni anno terreni, giardini e pertinenze di fabbricati con vegetazione debbono essere decespugliati e ripuliti da sterpaglie per evitare ogni predisposizione che faciliti il rischio incendio. La città ad oggi non appare rispettosa della citata norma. L’acclusa foto lo dimostra.

Sentiero in prossimità della via San Pio da Pietrelcina.

Bisogna riconoscere che  dopo qualche giorno da questa pubblicazione i luoghi sono stati ripuliti. Un caso? ... Boo!