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sabato 26 aprile 2014

Belluno. Energia e sostenibilità


ELETTRODOTTO TERNA: QUALE OPZIONE?

La diatriba sull'elettrodotto TERNA, tiene accesa, tra maggioranza e opposizione in Comune a Belluno, una discussione senza fine. Si disquisisce intorno al progetto ma non si riesce a decidere.  Allora, forse, cercare di fare il punto in sintesi sull'oggetto del contendere, può essere utile.La prima cosa da chiedersi dovrebbe essere: a che cosa serve un nuovo elettrodotto se i nuovi orientamenti sulla sostenibilità spingono verso un'energia rinnovabile? L'Italia per insolazione, rispetto al Nord Europa e per lo sviluppo delle tecnologie che diventano più efficienti, via via meno costose e meno ingombranti, ha le carte in regola per sviluppare un progetto energetico e industriale di avanguardia.  La risposta prima non è dunque di esclusività locale. Secondariamente, se l'elettrodotto deve essere realizzato per un ammodernamento delle linee o a scopo manutentivo o di economicità nel trasporto o di sicurezza, bisogna fare un ragionamento sulla contestuale sostenibilità. Intendendo per sostenibilità una nuova maggiore protezione verso le persone e l'ambiente naturale escludendo o riducendo al minimo le radiazioni elettromagnetiche e minimizzando l'impatto paesaggistico. Non escludendo tra le opzioni di intervento anche l'opzione zero.
Le scuole di pensiero che dividono gli esperti di trasporto elettrico – tra corrente continua o alternata – non appassionano affatto gli utenti del servizio energetico.  Interessano invece, per l'impatto i tralicci ove inevitabili e gli interramenti delle linee per l'esposizione all'inquinamento.  Ai cittadini tutti, di Belluno e del territorio attraversato spetta dunque il diritto di essere informati minuziosamente e soprattutto ascoltati. 


 Giuseppe Cancemi




Belluno 11/2/2018

ADDENDUM


Per un minimo di informazioni, perché non sia il solito NIMBY. In poche parole il problema della linea elettrica TERNA in terra bellunese.

La situazione attuale:
Esiste una linea obsoleta per usura, per invasività dei territori e per potenziale elettrico insufficiente.
Di provato e riconosciuto impatto ambientale


LA LINEA TERNA IN VIA DI REALIZZAZIONE E/O DA REALIZZARE...

A – Se aerea, facilità di dispersione termica che assicura maggiormente dai guasti una tratta e complessivamente meno costosa e con meno costi di gestione.
Maggiore impatto ambientale ed esposizione alle radiazioni non ionizzanti.

B – Se interrata si hanno maggiori probabilità di guasti, maggiori costi anche per una doppia linea di servizio per i blackout.
Minore impatto ambientale e di radiazioni ma forse più invasività per i territori

Giuseppe Cancemi

Necessità di cambiare per un nuovo disegno (concettuale) di città


Caltanissetta punto e a capo

Caltanissetta punto e a capo. Indubbiamente c’è tanta strada da percorrere, ancora, affinché si inverta definitivamente la tendenza che, dagli anni Cinquanta ad oggi, ha fatto e continua a fare della nostra città, della nostra Caltanissetta, un “bene” disponibile per facili arricchimenti privati e si riaffermi una coscienza del bene comune. Ma noi siamo convinti che questo cambiamento sia possibile in quanto fortemente sperato, voluto da un numero sempre crescente di cittadini che si organizzano in gruppi, comitati, associazioni, persino partiti. Insomma, le città, la città quale bene “in comune”. Un insieme di spazi, edifici e risorse condivise, a vantaggio di tutti. Un sistema urbano che risponda ai bisogni abitativi primari e alle diverse esigenze sociali, economiche, culturali ed estetiche di chi lo abita. Una “civitas” che genera qualità della vita, felicità di appartenenza ad una specifica comunità.
La qualità di una città è certamente la qualità degli spazi domestici (le case, gli edifici condominiali), ma anche la qualità di strade, di marciapiedi, di piazze, di giardini, di palazzi pubblici, di alberi, di aiuole, di statue, dell’acqua che arriva ai rubinetti, dell’aria che si respira, di tutto ciò che costituisce il fondamento dello stare insieme. Vivere in una collettività non può prescindere da attenzione e cura nei confronti di ciò che è patrimonio, valore condiviso. Occorre pertanto che tutti se ne prendano carico, cittadini e amministratori, con la stessa attenzione con cui ci si dedica alle proprietà personali: cioè tenendo pulito e in buon ordine, mantenendo, restaurando, ristrutturando, modificando e innovando; gestendo bene le risorse economiche a disposizione, rendendo produttivo ciò che ci appartiene, ciò che lasceremo ad altri.
Per realizzare questo cambiamento occorrono persone competenti, motivate, determinate. Occorre sviluppare e applicare modelli nuovi. Una città quale bene comune richiede una “visione nuova”, quella che gran parte del pensiero contemporaneo (ecologico, sistemico, organicistico, olistico) auspica, promuove. Viviamo in una tale stretta interdipendenza tra persone, cose, spazi, risorse, ambienti, che risulta inconcepibile qualsiasi idea di separazione tra tutti i sistemi a cui apparteniamo, non ultimo la città. Il nostro benessere personale, la nostra sopravvivenza è fortemente legata al benessere del territorio in cui abitiamo. In definitiva, la città nel suo complesso, non è “altro” da noi. Per questo sono necessarie responsabilità e azione, partecipazione collettiva, regole da rispettare e da far rispettare, competenza, progettualità.
Termini quali unitarietà, organicità, relazione, parte-tutto, diversità, comunità, partecipazione, rete, responsabilità, sono gli stessi su cui si fondano le più interessanti ricerche sullo spazio urbano contemporaneo del nuovo organicismo, dell’urbanistica integrale, dell’architettura sostenibile. Insomma, affinché avvenga una efficace, autentica trasformazione urbanistica e architettonica, è necessario questo cambiamento, certamente etico ma dalle fortissime implicazioni sul nuovo disegno della città. Saremo finalmente in grado di realizzare tutto questo?


Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

sabato 29 marzo 2014

Caltanissetta: Santa Maria la Vetere


IL RESTAURO DI UN BENE ARCHITETTONICO NON DEVE ESSERE FATTO IN SOLITUDINE



Una nota pubblicata su LA SICILIA qualche giorno fa, in merito al restauro di Santa Maria la Vetere, mi suggerisce una riflessione che vorrei girare al Soprintendente.
I giudizi più o meno avventati sull'operato di una istituzione preposta alla conservazione dei Beni Culturali, a mio modesto avviso, nascono quando la Comunità che ha ereditato e custodisce uno specifico Bene, non viene informata/coinvolta, in itinere, delle scelte preordinate a l restauro di quell'opera. Ancora non è una conquista di tutti, la partecipazione e la condivisione di un così importante rapporto tra la parte che ha in affido il Bene e quella che è stata delegata alla sua custodia, alla sua conservazione e mantenimento, il più a lungo possibile.
Non a caso, in Italia e in Europa, è stato avvertito il bisogno di una cosiddetta “Carta del Restauro”. Le linee guida che suggerisce la “carta” sono il risultato di accese e sempre attuali discussioni in merito al modo di intervenire.
Se non ricordo male, il punto fermo che rimane sulle opere di restauro di interesse architettonico, in linea generale, con eccezioni ovviamente, riguarda il rifuggire da completamenti in stile o analogici, alterazioni o rimozioni, aggiunte, etc.. Insomma, nell'intervento, deve sempre essere tenuta presente l'accezione “conservativa”, nel senso dell'integrità della lettura di quel “documento” e della sua più fedele possibile trasmissività ai posteri. Comunque, ogni lecita critica che può sorgere intorno ad un restauro, se a posteriori, può apparire come sterile confronto ma non lo è. Semmai, mette in evidenza quei nodi che ci indicano come si può evitare un semplicistico giudizio in un rapporto complesso e, a volte, conflittuale.
Le nuove tecnologie a disposizione, possono fare cadere quel diaframma che esiste tra la P. A. (in questo caso la Soprintendenza) e la Comunità. La pubblicazione in un apposito sito di tutto il materiale che riguarda, per esempio, un restauro, può diventare “valore aggiunto” che amplia la storia nella storia dell'opera, e non rimanere oscuro lavoro, in polverosi archivi, di “soloni” che decidono per tutto e per tutti con una delega che non può più essere in bianco.
Si sa che tra i documenti suggeriti dalla “Carta del Restauro”, solitamente le Soprintendenze annoverano una relazione preliminare sullo stato di fatto iniziale, sulle vicissitudini conservative e una progettualità di quanti e quali interventi debbono preservare e conservare il Bene Architettonico. Tutto, con un corredo di foto del prima e del dopo, le tecniche di intervento, nonché le relative implicazioni di carattere fisico, chimico, ambientale e antropologico richiesto come dossier che deve accompagnare l'opera.
Bene! La Soprintendenza di Caltanissetta, cominci con Santa Maria la Vetere ad inaugurare un New Dial della Cultura. Pubblichi in rete, tutto il materiale di studio e di progettazione che ci ha consegnato quel restauro.

Giuseppe Cancemi


giovedì 27 marzo 2014

LAVORI PUBBLICI


BELLUNO, 

VIA MEZZATERRA:

 I LAVORI PROCEDONO


Un dubbio sul modo con cui sta realizzando il selciato fa riflettere sull'assorbimento e sulla velocizzazione delle acque meteoriche che scorreranno a seguito delle precipitazioni.
Bitumano prima del letto di sabbia che precede la posa del pavè.
E' sicuramente una tipologia di pavimentazione a regola d'arte ma che provoca qualche perplessità. Spiego meglio qual è il dubbio. Se si mette il bitume al posto del geotessuto il comportamento delle acque pluviali è diverso. Un mancato assorbimento del sottosuolo provoca un totale mantenimento in superficie delle acque e una

velocizzazione delle stesse. Diversamente, con un pavè che assorbe in parte le piogge, viene limitata la quantità e la velocità delle acque che si ritroveranno a valle della via Mezzaterra. Domanda: tutto calcolato?

Giuseppe Cancemi


mercoledì 26 marzo 2014

Il Comune di Caltanissetta vuole formare 15 esperti per europrogetti


EUROESPERTI O SPOT ELETTORALE?

Leggere, qualche giorno fa, che il Comune si ripromette di formare 15 esperti in “euro-progettazione” per la mia città mi rende contento, ma solo per qualche istante. Quasi subito, in effetti, ho sentore che qualcosa non funziona. L'ateneo LUSPIO è una Libera Università degli Studi, privata, nata nel 1996 a Roma, ufficialmente con tre facoltà (Interpretariato e Traduzione, Scienze politiche ed Economia) e 5 corsi di laurea in tutto. E subito penso, cosa mai c'entrerà una simile università con l'europrogettazione. O meglio, se un simile ateneo è capace di formare “esperti” per attingere finanziamenti in Europa - perché di questo si dovrebbe trattare - come mai il deputato che con ogni probabilità ha suggerito al Comune una così brillante idea non lo ha già fatto prima a livello nazionale? Egli sa e anche noi sappiamo, che tanti


finanziamenti europei, anche di recente, sono stati persi per l'Italia e nessuno se ne è mai accorto o preoccupato. Forse, si poteva cominciare proprio dall'alto, per così dire. Sì perché per il livello locale qualche dubbio sull'utilità viene, specie se mettiamo in fila alcune cose: siamo sotto elezioni; un corso dal costo di 10 mila euro dovrebbe durare come un comune corso di laurea; gli “esperti” si potranno vedere solo alla fine di un triennio/quinquennio. Insomma, è il caso di dire “campa cavallo che l'erba cresce”. A dire il vero sorge anche un ragionevole dubbio che fa pensare più ad uno spot elettorale che non ad una proposta seria fatta per il bene di Caltanissetta. Un mandato amministrativo quasi scaduto, un tempo di formazione non immediato e con utilizzo, non prossimo, d'incidere sulla problematica dei finanziamenti, confermano che la proposta dovrebbe riguardare la futura amministrazione comunale. E questo la dice lunga.
Infine, anche il suggerimento di accedere ai finanziamenti Horizon 2020 come “Mission” di “battesimo”, per il comune di Caltanissetta con i nuovi esperti su proposta dello stesso deputato, ci sembra proprio indicato per le vocazioni del nostro territorio.
Infatti, si tratta di finanziamenti da erogare per il quinquennio 2015-2020 tutti dedicati alla ricerca scientifica. E come è noto, Caltanissetta è quasi come la Silicon Valley!

Giuseppe Cancemi 

giovedì 20 marzo 2014

STOP AL CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO



BELLUNO: COL CAVALIER


Espansione edilizia. Per la Giunta 
comunale,

si può fare!



Le diatribe tra parti (rappresentanti di partito e non) di diversa opinione, classificate non di rado con un eufemismo: confronto politico, da tempo, non muovono più da una oggettività del contendere, ragionata e pacata, ma piuttosto da una più generale pregiudiziale divergenza dei contendenti. Anche nelle contese locali, Belluno nel nostro caso, si scimmiottano le artificiose polemiche offerte della cosiddetta “casta”, cui assistiamo quotidianamente nei media. Purtroppo, anche gli amministratori locali di lungo corso e “tecnici”, oramai, si sono omologati ai politici nazionali. Sono sempre acidi alle domande e rispondono in maniera anche indispettita e piccata o si rifugiano in evasive risposte, forse sapendo di non essere più tollerati, perché assimilati alla casta. La pregressa critica sull'edificazione a Col Cavalier riaccesasi per l'ok al recente intervento edilizio, si rinfocola in questi giorni, per le risposte dell'assessore all'urbanistica, a dir poco ingenue per uno del mestiere (già presidente dell'ordine degli architetti di BL), e del Sindaco più stizzita. Basti pensare che l'Assessore all'urbanistica, le osservazioni e le opposizioni fatte da Italia Nostra (associazione nazionale di lunga esperienza e competenza) e dal Comitato civico Col Cavalier, le liquida come “generali” e “non puntuali”. Che dire da amministrato della superficialità che traspare dalla laconica risposta verso le competenti osservazioni fatte da Italia Nostra? Per l'Assessore, sono considerate osservazioni generali e non puntuali le segnalazioni che esprimono grosse perplessità sulla fragilità di carattere geotecnico e idrogeologico dell'area interessata. L'osservazione di contrarietà ad una nuova edificazione in un'area catalogata di pericolosità limitata, ma posta in prossimità di un territorio gravemente instabile” non basta! Per non parlare del pregio paesaggistico che si andrà a compromettere o dell'invasione urbanizzativa dell'area a destinazione e vocazione agricola. Poca cosa per l'Assessore. In compenso, il Sindaco in persona, ad altra critica mossa da un Consigliere comunale, risponde divagando e burocraticamente arroccandosi all'impossibilità, per legge, di negare l'intervento edilizio in Col Cavalier. Ne fa una questione burocratica e di osservanza della legge urbanistica, dimenticando che in zona agricola vige sempre, al di sopra della norma regionale, la regola nazionale, per le costruzioni a destinazione agricola, dello 0,03mc/mq. E comunque, il contenimento o meglio stop al consumo di suolo, riconosciuto anche da organizzazioni come la Confedilizia e altri Enti simili, non è uno slogan vuoto. Sappiamo bene che un'antropizzazione a tutti i costi non è più né utile né necessaria, specie dove le peculiarità idrogeologiche e l'assetto paesistico, se violati, i danni, si ritorcono anche su coloro che li hanno causati.
Senza volermi associare a chi ne fa del caso, una “questione di lana caprina”, vorrei semplicemente e solo, rammentare, che basta la fragilità del territorio di montagna a giustificare – a garanzia di tutti - le limitazioni e i dinieghi che si impongono in simili situazioni, utili a prevenire concause nei dissesti della montagna.
Una diversa decisione deve fare riflettere sulla palese contraddizione che si instaura tra il volere costruire a tutti i costi e la messa in sicurezza del territorio, se non si vuole piangerne le conseguenze in tempi, che possono reputarsi anche remoti, ma che arrivano... arrivano!

Belluno, 21/03/2013



Giuseppe Cancemi

domenica 16 marzo 2014

Caltanissetta nella storia otto-novecentesca


Evoluzione dello stradone dei Cappuccini Nella “Fedelissima Capovalle” Caltanissetta


Lo scenario politico, economico e sociale

In Europa, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, vi è stata una rivoluzione mercantile, demografica, agricola, industriale, delle comunicazioni, dei trasporti e del mercato del lavoro che diventerà una pietra miliare nella storia dell’evoluzione del consorzio umano per i segni profondi che ha impresso in economia, in politica e nella società.

Lo spazio politico, amministrativo ed economico nel quale, anche Caltanissetta, urbanisticamente, con il suo evolversi tra due civiltà (contadina e dello zolfo) appartiene ad un dato periodo storico, caratterizzato da un solo emergente e dirompente fenomeno: la Rivoluzione industriale.
Un fenomeno che trasforma tutto in poco tempo, nell’economia, nei trasporti, nella produzione, nella finanza, nelle innovazioni e nelle scoperte tecniche e tecnologiche, insomma qualcosa i cui effetti provocano un cambiamento così repentino e straordinario tale che l’affermarsi, dà inizio ad nuova società.

Nel periodo di amministrazione pre-unitaria dominato dalla famiglia Borbone, Caltanissetta, per la sua fedeltà ma anche perché produttrice di zolfo necessario come merce da esportazione nella bilancia del commercio con altri stati fuori dal regno delle due sicilie, diventa una delle 7 capovalli di Sicilia e sede di Tribunale Civile e Gran Corte Criminale, con i distretti di Piazza Armerina e Terranova (Gela). Per questa elevazione di rango della città i nisseni riconoscenti, non parteciperanno ai moti rivoluzionari contro la famiglia Borbone (nel 1820) subendo, per questo, stragi e saccheggi dai comuni del suo entroterra (San Cataldo, Villalba, etc.) che da questa dominazione si sentivano oppressi.

Dopo l’Unità d’Italia il capitalismo nelle campagne in Sicilia è oramai affermato e le miniere, nuova rendita per i signori dello zolfo, “tirano”. La crescita della popolazione in città avviene per una necessaria “terziarizzazione” e per esigenza di mano d’opera richiesta dalle miniere. Nel primo ventennio del secolo XX la popolazione si stabilizza sui quarantamila abitanti del primo decennio e nonostante il manifestarsi della crisi dello zolfo la città cresce del cinquanta per cento.

Anche a Caltanissetta con il diffondersi dell’industrialismo, viene superata la produzione diffusa e si sancisce la stretta unità tra industria e città. Ne è conseguenza l’emergenza città, nel senso che occorre una organizzazione del territorio e degli insediamenti più rispondente ai nuovi bisogni dell’imprenditoria. Viabilità e trasporti, ordine pubblico, problemi sanitari, residenza agevole per i nuovi signori delle terre e delle miniere sono i nuovi termini dell’abitare in città.

Caltanissetta ha il suo boulevard (Viale Regina Margherita) nel corso di un mutare di eventi storici e politici, in un arco di tempo che è attraversato dalla storia italiana di oltre due secoli: iniziata con uno Stato pre-unitario "aristocratico", dominato dalla famiglia Borbone, seguito dall’unitario "liberal-conservatore", con la famiglia Savoia egemone, proseguito in un ventennio di monarchia e totalitarismo "fascista" per approdare al democratico "repubblicano" vigente.

La trasformazione urbana

Le città, per dirla con Benevolo, prima dell' 800 erano dei contenitori dove: "ogni generazione tendeva ad occupare il posto delle precedenti e a ripeterne il destino".
Nel Settecento, l'economia di Caltanissetta era principalmente agricola, con una modesta concentrazione umana in una amplissima campagna. L'armatura urbana si conserva pressoché immutata già da qualche secolo ed è la baronia dei Moncada a dominare i rapporti della vita comunitaria1. La proprietà nel periodo considerato era di tipo feudale2 con tutte le caratteristiche del feudalesimo: la proprietà della terra era sostanzialmente collettiva, era un attributo dell'autorità regale, in cui i feudatari esercitavano solo alcuni diritti (economici, giurisdizionali, etc.) come ricompensa dei favori dei doveri nei confronti del sovrano, ereditavano ma non divenivano proprietari delle terre.

La città di Caltanissetta, secondo L. Barrile3, nel XVIII secolo risultava formata da quattro quartieri (San Rocco, Santa Flavia, San Francesco e Zingari4) separati da due strade: i due tronconi via del Collegio degli studi e via dei Cappuccini o via Grande (attualmente denominato tutto corso Umberto I) e l’altra strada che s’incrocia in piazza Garibaldi, costituita dai tratti via Fondachi o dell’Albergheria e via Monastero di Santa Croce (oggi interamente via Vittorio Emanuele II).

In questo tessuto vengono realizzati i quartieri San Rocco e Santa Flavia, sopra e sotto corso Umberto I (già via Collegio degli studi) e Canalicchio (ora viale Testasecca). San Rocco si rivelerà come la zona privilegiata dalla borghesia nascente, con abitazioni signorili sulle strade all’epoca più importanti (Cassarello, dell’Aquila Nera), in cui si nota che l’edilizia è protesa verso una ristrutturazione volta ad arricchire l’estetica.

Proprio in quell’epoca si può dire che a Caltanissetta viene sancito l’inizio dello sfruttamento edilizio e fondiario. L’edilizia regolare dei nuovi quartieri (San Rocco, Santa Flavia e degli Zingari) con il loro crescere ne sono una testimonianza di sfruttamento razionale dello spazio, prima rurale ora urbano, per il disegno complessivo di tipo quasi ippodamico. Lo spazio viene diviso e costruito non più casualmente ma attraverso maglie viarie e edificatorie di tipo geometrico.
Dopo il Settecento le pesanti ristrutturazioni che seguono non permettono di individuare quale fosse l’edilizia residenziale dove si trovava l’aristocrazia, però, è possibile interpretare alcune tendenze insediative, annotando come il quartiere Santa Flavia risulterà poco appetibile per l’edilizia residenziale, se si fa eccezione per via Maida e via Re d’Italia, mentre il quartiere San Rocco, si distinguerà come luogo, per il fatto che per un certo tempo si arricchisce di edifici apprezzabili nella loro fattura.
Il capitalismo a Caltanissetta oramai è presente non solo nelle campagne e nelle zolfare con la figura del gabellotto, ma comincia a comparire anche in città. È un’imprenditoria di città che si annuncia con contese di risorse e di diritti, in opposizione alla sfera del diritto pubblico, costringendo sul terreno del confronto una legislazione garantista in materia di proprietà e l’insorgente necessità per pubblica utilità.

A Caltanissetta nel 1821 si iniziano i lavori per realizzare la villa comunale “Isabella” (oggi villa Amedeo). È la scelta politica dei grandi lavori pubblici che in ogni epoca compare per diminuire disoccupazione, miseria e tensione sociale. Non a caso avviene dopo i saccheggi operati dei moti anti-borbonici guidati dal principe Galletti della vicina S. Cataldo.
Si comincia con questa opera importante ad occupare quell’estremo lembo della città lungo lo stradone, oltre le “mura”, che porta ai Cappuccini, ove già sono schierati quasi frontalmente il convento omonimo e la chiesa di S. Giuseppe.
La villa ispirata ai giardini all’italiana e impiantata su un’area pianeggiante verrà ingrandita a valle e completata nei primi del ‘900 su progetto dell’ing. P. Saetta.
Viale Regina Margherita, un “boulevard” largo 30 mt., esiste in tutta la sua lunghezza, grazie ad un Ottocento che sulle orme di un’Europa in espansione ad imitazione (nel suo piccolo) ha voluto sacrificare un caseggiato esistente nella collinetta, denominata Isola Tondo, in prossimità di uno spiazzo detto largo delle Botteghelle (all’altezza dell’attuale scuola elementare “San Giusto”) nel bel mezzo di un asse che dalla “Rotonda” congiunge il c.so vitt. Emanuele, all’altezza della via XX settembre.
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Note 

1 Contenzioso per la demanialità del feudo Moncada che dura dal 1754 al 1812.

2 Feudalesimo in senso economico per W. Kula significa: "Sistema socioeconomico prevalentemente agrario, caratterizzato da un basso livello delle forze produttive e della commercializzazione, corporativo, in cui l'unità produttiva di base è costituita da una grande proprietà terriera circondata da piccoli poderi contadini, che dipendono da essa sul piano economico e su quello giuridico, devono fruirle varie prestazioni e si trovano sotto il suo potere."

3 Barrile L., Caltanissetta città dell'isola e regno di Sicilia. In C. Orlandi, Delle città d'Italia e sue isole adiacenti…, Perugia, 1789

4 A differenza degli altri quartieri che riportano il nome delle chiese ad essi limitrofe, il quartiere degli Zingari deve, forse, il nome ad un antico, ma sempre in voga, razzismo, che discrimina prima gli antichi immigrati delle terre d'India e successivamente gli ebrei e i protestanti (Il canonico Pulci, proprio per questi ultimi, nel suo libro: lavori di storia ecclesiastica di Caltanissetta, narra di una diatriba tra mons. Guttadauro, vescovo della città, e il ministro evangelico G. Troni, della Società biblica di Firenze, in merito all'apertura di una cappella Valdese nel quartiere). A distanza di secoli ancora oggi questo quartiere, popolato dal proletariato, non viene considerato arealmente come appetibile per l'edilizia residenziale.


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Alcune foto che ricordano il passato della Scuola Elementare "S. Giusto" di Viale Regina Margherita. Scuola che ha alfabetizzato non pochi nisseni.








martedì 25 febbraio 2014

Rivitalizzazione del centro storico di BELLUNO

I GRANDI PROGETTI HANNO BISOGNO DI IDEE CONDIVISE

Il primo cittadino di Belluno, tra i “grandi progetti” annunciati qualche giorno fa, ha inserito il rilancio del centro storico. Musica per le orecchie di chi come me lo abita, ma penso che lo sia anche per i bellunesi. Il Sindaco, per dare un impulso di nuova vita al centro storico, concentra la sua attenzione su un ripopolamento, da favorire con più ragionevoli condizioni d'affitto. Promette nuove regole per agevolare le famiglie e le persone, per una sorta di equità sociale. Nulla da eccepire in questo. Anzi, suggerirei di rifarsi al progetto AUSER “Abitare Solidale” che potrebbe essere in linea con quanto mi sembra che voglia esprimere in fatto di abitazione e solidarietà il nostro Sindaco.


C'è solo una piccola discrepanza tra il dire e il fare del Comune con la tendenza, che in atto è di segno contrario. Mi riferisco ad un utilizzo intensivo degli spazi del centro storico tutti in funzione di un mercantilismo fine a se stesso, alla poco curata accoglienza di immagine che “la bellezza” del centro non merita e alla poca importanza che si dà al presidio dei residenti. I rilievi che non sfuggono a nessuno sono imputabili: ai parcheggi abusivi (in giorni festivi e ore serali) nei maggiori luoghi della rappresentanza cittadina; ai segni lasciati dai graffitari/writer; al degrado ed incuria che avanzano; ai servizi dell'eco-centro mobile che escludono proprio l'area storica, nonché alla diffusione di un inquinamento acustico, anche da schiamazzi notturni, mai risolto.

Ciò detto, i nodi per l'abitabilità del centro storico appena menzionati, comunque, restano tutti da sciogliere. Provo a dare qualche indicazione lungi da una sterile critica.

Per essere propositivo, rammento che a costo zero o quasi, si potrebbe, in una riorganizzazione delle iniziative cittadine, distribuire meglio le attività che ora si affollano in centro storico. Altri ambiti territoriali periferici con le varie opportunità offerte da una programmazione di attività localizzate ad hoc, usufruirebbero di un risarcimento, nei confronti di una ricucitura dovuta alla marginalità urbana di cui soffrono.

Liberare la monumentalità di Piazza Duomo, non consentendo alcun ingombro (per altro abusivo di veicoli) è un altro suggerimento che renderebbe giustizia alla bellezza della centralità rappresentativa dell'agorà. Significa infatti, escludere oggetti e riflessi di colori e luci non propri, che hanno per risultato l'esclusività di un “genius loci” in grado di suscitare emozioni incomparabili anche nel visitatore occasionale.

Rendere più accessibile, come si usa dire a Chilometro zero, lo smaltimento col mezzo mobile di raccolta differenziata per gli abitanti del centro, che non sono certo in maggioranza giovani, significa prima di tutto rendere giustizia.

Infine, fare rispettare le leggi dello Stato e i regolamenti locali che ne discendono, in materia di inquinamento acustico, non ammettendo inesistenti deroghe, alzano il livello civico di una città, mettono fine ad una inconciliabile mediazione e, soprattutto, realizzano di fatto il diritto alla salute che è di tutti.

Belluno, 25/2/2014

Giuseppe Cancemi

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UN'IDEA PER RIFLETTERE, DALL'AUSER (Associazione per l’autogestione dei servizi e la solidarietà)


Finalità che potrebbe dare un vero scopo e un forte impulso al recupero del nostro centro storico di Caltanissetta.


PENSARE ALLA CASA PER UNA COMUNITA' PIU' SOLIDALE

Il progetto Abitare Solidale, promosso dall' Auser Territoriale Firenze in collaborazione con l'Auser Nazionale, nasce per trasformare il "problema abitativo" in nuove opportunità per una comunità più coesa. Un bene prezioso come la casa può in effetti divenire un problema per chi non è in grado di acquistarne o affittarne una, ma anche per quanti, pur vivendo in un appartamento di proprietà o in locazione, non sono più in grado di gestirne i costi di manutenzione. 

A CHI SI RIVOLGE
Proprietari e affittuari:
- ad anziani soli, proprietari o affittuari di alloggi non facilmente gestibili con l'avanzare degli anni, troppo grandi per le loro esigenze di vita;
- a famiglie che non riescono a conciliare la cura dei figli e la gestione degli affetti con i tempi del lavoro. 

Ospiti:

- a famiglie e singoli a temporaneo rischio di povertà o marginalità;
- a giovani, studenti, lavoratori alla ricerca di soluzioni abitative economicamente sostenibili per un progetto di vita autonomo e dignitoso;
- a donne vittime di episodi di violenza domestica che spesso non denunciano tali molestie, perché frenate dall'incertezza del futuro abitativo.

GLI OBIETTIVI 
Abitare Solidale, avvalendosi di metodi ed approcci innovativi al problema casa, si propone di ottimizzare il patrimonio abitativo esistente attraverso un intervento sociale in grado di dare risposte concrete, anche se temporanee, al bisogno di un alloggio dignitoso; al contempo mira a sviluppare, mediante la promozione di coabitazioni strutturate sul principio del mutuo aiuto, sistemi del tutto nuovi di welfare di comunità fondati sui valori della reciprocità e della cittadinanza attiva.

COME FUNZIONA 
Tutto il progetto si basa sulla costruzione di relazioni interpersonali forti, responsabili, solidali che concorrano, attraverso la condivisione consapevole di uno stesso spazio abitativo, al rafforzamento di innovativi sistemi di protezione sociale. Per raggiungere tali risultati Abitare Solidale si è dotato di procedure e strumenti semplici e chiari: dopo un primo contatto attraverso il numero verde dell'Auser nazionale (800. 99. 59. 88), o gli appositi sportelli viene stilato un identikit di ospitante e ospitato utile per valutare eventuali affinità tra i candidati, a cui seguono incontri di conoscenza, sino all'ufficializzazione della coabitazione che avviene mediante l'elaborazione di un patto di reciproca solidarietà tra le parti, che vincola i coabitanti al vicendevole rispetto delle esigenze di vita e a un mutuo scambio di servizi ed aiuto, e la sottoscrizione di un apposito comodato. Il buon andamento del rapporto è costantemente monitorato.

domenica 2 febbraio 2014

PIAZZA DEI MARTIRI


IL COMUNE PREPARA LA"RIQUALIFICAZIONE" DELLA 

PIAZZA DEI MARTIRI 

Dal Corriere delle Alpi

29 gennaio 2014


"...L’autobus chiamato desiderio. Quanto sarebbe meglio se i mezzi del servizio di trasporto urbano attraversassero piazza dei Martiri sul lato sud, invece che davanti al listòn, come adesso? L’amministrazione comunale sta già facendo le verifiche tecniche, per capire se questa deviazione 
sarà possibile. Tutto nell’ambito del progetto di riqualificazione del salotto cittadino, per il quale nel 2011 c’è stato un concorso di idee, vinto dallo studio di architettura Ricci-Spaini di Roma. Liberare dal traffico la carreggiata, all’ombra della chiesa di San Rocco vorrebbe dire poterla dedicare al mercato del sabato, spostandolo dal parcheggio di piazza Piloni. Giusto per dirne una. ..."

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IL SEGNO

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L'AMMINISTRAZIONE MASSARO SI OSTINA A VEDERE I LAVORI FUTURI DI PIAZZA DEI MARTIRI COME "RIQUALIFICAZIONE", MENTRE LE MODIFICHE CHE IL PROGETTO PROPONE, APPAIONO COME VERE E PROPRIE ALTERAZIONI DELL'IMMAGINE STORICIZZATA DEL LUOGO. INOLTRE, APPARE CHIARO CHE NON INTENDE CONDIVIDERE CON I CITTADINI LE DECISIONI PRESE IN MERITO.

domenica 26 gennaio 2014

PIAZZA DEI MARTIRI A BELLUNO

SEGNALI DI FUMO DA PARTE DEL COMUNE VERSO I CITTADINI


La notizia che il Comune sta cercando i soldi per la realizzazione di Piazza dei Martiri, ci trova favorevoli per il fatto l'Amministrazione si attivi per creare nuove occasioni di lavoro e perché vuole rendere la piazza più accogliente. Resta però un dubbio su "come" si vuole mettere mano al restauro, perché tale deve essere l'intervento.
La "mano pesante" che si era prospettata con la presentazione del progetto emergente dal concorso di idee: “Drava Piave Fiumi e Architetture” non ci sembra che abbia avuto ripensamenti, e questo non ci rende tranquilli su quello che si vuole fare. I timori non sono dettati da alcuna prevenzione ma piuttosto anche da alcuni segnali, come per esempio la ricollocazione dei gazebo per le edicole, che stranamente non prevede un'opzione zero. Sì in due così belle piazze, con quello che rappresentano, meritavano almeno una possibilità di discutere l'eventuale ricollocazione delle rivendite, in locali a pianterreno di qualcuno degli edifici esistenti. Certo, sarà difficile far fare un ripensamento con le cose appena dette a chi ritiene che la democrazia e la partecipazione si ottemperino tenendo nel "cassetto" i progetti in attesa di esibirli, a domanda, aspettandosi che siano i cittadini ad interessarsene. La "glasnost", se si vuole, è facilissima, basta creare una "bacheca" virtuale in internet e tenere i progetti esposti, per tutti. Ma trasparenza e partecipazione sono un'altra storia!
Per chi, comunque, da un punto di vista tecnico, si dovrà occupare di questi lavori, consiglierei di utilizzare la  TMIDINA C (vedi pubblicità sottostante), che farà sicuramente bene e i cittadini ne saranno lieti e ringrazieranno.

Giuseppe Cancemi 


martedì 21 gennaio 2014

BELLUNO, VIA MEZZATERRA

LAVORI PUBBLICI E PARTECIPAZIONE


L'incontro che il Comune ha tenuto per presentare i lavori che inizieranno a breve in via Mezzaterra, ha avuto luogo tra un pubblico attento ma non molto numeroso. 

Così come annunciato, era rivolto quasi esclusivamente alla categoria dei commercianti di quella via, trascurando l’esistenza dei residenti. La comunicazione aveva per oggetto il cronoprogramma  dei lavori con attenzione verso la mobilità per ridurre al minimo, mentre si lavora, i  disagi di transito. Apparentemente tutto normale, solo un peccatuccio veniale verso i residenti del centro storico. Nell’apparente normalità di un incontro, invece, si cela tutta la debolezza politica di un rapporto tra P. A. e cittadino. Da parte dell’Amministrazione attiva, con un simile incontro, si è voluto intanto assolvere ogni obbligo di democrazia trasparente e partecipata. Ma così non è. Trasparenza e partecipazione vogliono, invece, che gli elaborati prodotti per interventi (siano essi macro oppure micro) sul territorio, vengano condivisi. Una bacheca virtuale in internet, in questo caso per esempio, poteva utilmente e modernamente assolvere a tale compito. Possibilmente, con una preparazione visibile e aperta a suggerimenti e apporti. Anche una progettazione apparentemente semplice che riguarda la lastricatura di una via, ha elementi da condividere che possono essere socializzati per una migliore riuscita. Una pur semplice strada in centro storico e in pendenza, per giunta, presenta dei vincoli che sicuramente sono stati affrontati e risolti ma senza “ascolto” ed eventuale apporto di conoscenze utili. Lo ricordo per me stesso, l’essere strada di centro storico pone qualche limite nelle scelte di materiale, di tecniche e di ambientazione. Così come anche la pendenza, obbliga scelte di parziale assorbimento, rallentamento e adeguato smaltimento fognario dello scorrimento superficiale, specie nelle massime piene pluviali. Tutto, in un quadro generale che progetta per  il territorio, la città, il quartiere... il tratto di strada.

Non è la prima volta che tutto ciò che si fa in centro storico abbia per referenti solo i commercianti, quasi che i residenti non esistano. Eppure, un centro storico senza residenti è un centro storico morto. Il presidio dei cittadini che lo abitano oltre che a salvaguardarlo dal decadimento, dall’abbandono supportano anche il commercio. Costituiscono lo “zoccolo duro” dello spendere e degli acquisti.
Il Comune ascolti, abbia più spirito di servizio, più rispetto per gli abitanti del centro storico, insomma, più attenzione per i cittadini, più coraggio per aprirsi ad una politica della vivibilità che sia più coinvolgente e partecipata  e meno inerzialmente burocratica.


Giuseppe Cancemi

martedì 14 gennaio 2014

FERROVIE DELLO STATO

VIAGGIARE IN TRENO NEL MITICO NORDEST

Il turista, il cittadino veneto, il viaggiatore occasionale che transita, lavora o trascorre le vacanze nel bellunese, senza preoccuparsi di chi è o non è la responsabilità del trasporto ferroviario, certamente, percepisce in quella mobilità pubblica un servizio assai carente per numero di corse, collegamenti “frantumati”, puntualità, confort e forse anche per pulizia. Il rimpallo e le varie scuse che adducono i ben individuati responsabili (Trenitalia e Regione), alle proteste ed ai continui mugugni, non alleviano il problema, anzi, lo rendono più fastidioso. Ad onor del vero l'incertezza del quadro normativo nazionale, la Legge di stabilità 2013, la scarsità di risorse e i tagli che ricadono anche sui trasporti non agevolano una necessaria riforma della mobilità, specie, nei territori di montagna dove è necessario migliorare il trasporto pubblico e scoraggiare quello privato. Pur tra tante difficoltà, per chi vuole trovare un sostegno per migliorare il trasporto pubblico, un punto fermo esiste ed è nel ricostituito Fondo Nazionale Trasporti, dove, confluisce il 90% delle risorse assegnate ma viene riservato il rimanente 10% ai criteri premiali (nel miglioramento nella produttività). Non va sottaciuto, infine, il nodo irrisolto dell'assetto delle Province che con i Comuni sono gli enti programmatori del servizio. Comunque, se si guarda ai dati regionali confrontandoli con altre regioni ci si accorge che il trasporto ferroviario può essere migliorato.
Alcuni dei punti del trasporto ferroviario che sono confrontabili mettono in luce l'arretratezza del trasporto veneto. Il Veneto con 13,8 treni per 100 mila abitanti e una popolazione residente di 4,9 milioni ha meno treni per 100 mila abitanti di Piemonte (19,7), Emilia Romagna (18,7), Toscana (21,4) e Liguria (15,2). Altro esempio che si differenzia in negativo per servizio è il contact center, che la Toscana ha messo in essere per monitorare le lamentele e le esigenze dei cittadini utenti e organizzare la risposta, mentre, in Veneto, cresce la protesta per un servizio che perde pezzi e si degrada, in un “brodo” politico da campagna elettorale.
Da Belluno, per spostarsi, bisogna armarsi di tanta pazienza per le attese nelle stazioni intermedie e, affidandosi alla fortuna, sperare che non ci siano soppressioni di treni all'ultimo momento. In alternativa, diventata una costante, resta l'uso del mezzo proprio.
Se in Toscana con gli stessi problemi del Veneto e di tutte le altre regioni, si riesce a mantenere uno standard medio minimo di confort, di puntualità, di certezza nel passaggio dei treni e comunque si cerca di evitare ogni disagio ai fruitori del servizio ferroviario, non si comprende qual è la politica dei trasporti della Regione Veneto che non riesce ad assicurare altrettanti standard.
Nel Piano Generale dei Trasporti il fulcro della mobilità veneta è rappresentato dalla “mediopadana” e dal “corridoio prealpino-padano”. Non compare nel sistema trasporti, una altrettanto utile attenzione alla mobilità ferroviaria locale, specie dell'alto Veneto: una rete di collegamenti essenziali tra la gente delle Dolomiti e la pianura. Un'attenzione dovuta verso chi preserva e custodisce un importante patrimonio dell'umanità. Una considerazione allora, che deve fare riflettere, è d'obbligo. Non investendo preminentemente sulla mobilità ferroviaria e favorendo, anzi, il traffico su gomma, si rischia di compromettere con gli inquinamenti in crescita, il capitale naturale da conservare, rappresentato dalle Dolomiti. Si pratica, dunque, una politica fin qui non certo in grado di fare affermare un trasporto sostenibile, richiesto dai luoghi e non più rinviabile.



Giuseppe Cancemi