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domenica 9 aprile 2017

IL SINDACO CHE VERRA' (della serie...)



Il PD si muove! Ha un suo candidato a sindaco. Un iniziale sospetto che il partito si rende visibile solo nelle “grandi occasioni”, e non puntualmente, non si può sottacere.
La “convention” fuori dagli schemi soliti di partito, in mattinata ha visto una quarantina e più di persone di buona volontà, riunite in campo neutro (non nella sede di partito). I convenuti, si sono ritrovati per cominciare a riflettere su tematiche estemporanee, a loro scelta, per gruppi. Il metodo di lavoro avviato senza tanti convenevoli mi è sembrato nuovo, le tecniche operative di tipo sociologico adottate apparivano efficienti, e persino la semplice ed efficace cartellonistica per raggiungere il luogo d'incontro era perfetta.
Oltre le apparenze, ma questo è un mio opinabile giudizio, un visibile iniziale imbarazzo comunicativo tra le persone presenti, c'era, ma forse era da addebitare alla rarità dei contatti che dovrebbero esserci tra persone che si riconoscono in un grande partito come il PD. Ne deduco, forse semplicisticamente, che a BL, il PD ha smarrito un vecchio metodo che corroborava il popolo di sinistra: la presenza costante in piazza tra la gente, e la ricerca di condivisione di ogni informazione/decisione di partito. Ulteriore mio convincimento resta, il marginale interesse del PD locale, per il cyberspazio. L'agorà virtuale, novità di questi anni, è stata lasciata in uso, quasi esclusivo ad altre formazioni che si dicono movimento. 
Ciò detto, una mia modestissima nota la vorrei esprimere per quest'incontro già riconosciuto valido ma che non deve esaurirsi con il termine della prossima tornata amministrativa. Intendo dire che, con o senza responsabilità amministrativa in prima persona, bisogna aprire lo stesso, con l'occasione, un “laboratorio” permanente che informa, ascolta, elabora progetti, risposte... e si confronta periodicamente con la gente comune.
Il metodo che l'incontro ha utilizzato mi è sembrato utile ma forse non del tutto appropriato. Tra gente che si vede ogni tanto, andava utilizzata una strategia più maieutica.
Già l'approccio, a partire dalla “offerta” e non dalla “domanda”, non mi è sembrato un punto di partenza utile, per imbastire un percorso di socializzazione di temi urbani e territoriali a misura di Belluno. In termini brutali, questo modo di procedere, si potrebbe accostare alla produzione industriale più interessata a produrre oggetti che non a soddisfare i reali bisogni, spingendo addirittura la sua necessità produttiva alla creazione di bisogni indotti.


Nel merito delle conclusioni dei gruppi, molto sommariamente, rilevo un'ansia di conclusioni che vanno nella direzione del “contenitore” (territorio e città) e non di ciò che deve contenere (le persone) da qui a dieci anni. Nel corso del decennio ci saranno sempre più anziani? Abbonderanno i luoghi di culto ma non in rapporto ai relativi osservanti? La produzione agricola, quella artigianale e industriale, il commercio, manterranno sempre lo stesso rapporto con il territorio? Insomma, si è dato l'avvio su ciò che si sente a pelle e non a partire da interessi secondo una scala di priorità, per esempio, a partire dai problemi cogenti come: desertificazione, innalzamento della temperatura e quindi risparmio energetico, risparmio idrico, etc. etc. E si potrebbe continuare...
Semplicemente concludo, per non tediare, che forse dal momento che i temi di una amministrazione comunale dovrebbero muovere più dalle persone che non dalle cose, una migliore conoscenza socio-economica della popolazione e dei temi di ampio respiro potrebbe essere l'ausilio prioritario che più serve per indicare il per chi e il perché delle scelte per il prossimo decennio.


Giuseppe Cancemi

martedì 4 aprile 2017

Governance del prossimo sindaco di Belluno


Non c'è che dire! I primi candidati a sindaco che si annunciano pubblicamente, promettono scintille di novità per la città. Uno, come se non bastasse la continua distruzione degli alberi, promette un ulteriore incremento dei tagli, proprio nel cuore di Belluno, e l'altro, invece, pone un'altra novità assoluta... s'impegna per una maggiore circolazione automobilistica e relativa sosta in centro. Tutta salute e forte incremento di economia per la città giardino (sic!).

Il cittadino comune non può che gioire per tali promesse programmatiche. E non sappiamo ancora cosa prometteranno gli altri candidati che parteciperanno alla competizione. L'uscente, per esempio, ha dimostrato che ci sa fare. Qualche strizzatina d'occhio ai soliti commercianti, che non si accontentano mai di vedere il centro storico ridotto a centro commerciale per ambulanti con: parcheggi aggiunti di soppiatto e reintroduzione soft delle auto in centro; nessuna risposta al tetto d'inquinamento atmosferico (polveri sottili); prosecuzione del sistematico abbattimento di alberi e ordinaria amministrazione che, peraltro, è tutta merito del civico consesso.
Vorrei ricordare, molto sommessamente, che chi si accinge a governare una città preziosa come Belluno, nel fare politica, cioè scelte di parte, non può prescindere da una competenza minima di ciò che è, o dovrebbe essere, l'aggregazione urbana e il suo intero territorio. Una città che ha una sua storia urbana abbastanza documentata: ricca vegetazione e adorna delle formazioni dolomitiche patrimonio dell'umanità, per sua natura, non ammette aperture alla desertificazione e alla inopportuna presenza in centro storico di motorizzazioni e varie feste paesane. Tutti sanno che il rumore provoca danni biologici agli esseri umani e non, e contrasta con le norme nazionali e locali d'inquinamento acustico. La stratificazione della città storica edificata a misura d'uomo, il cuore di Belluno, nei suoi schemi stradali, negli orizzonti di cui gode, negli spazi di aggregazione sociale ricchi di verde, non prevede l'estraneità delle auto che per la loro presenza nell'ambiente sono anche fonte di inquinamento in tutti i sensi. Persino quello cromatico. La presenza di oggetti colorati fermi o in moto, tra l'altro, alterano la riflessione dell'illuminazione solare nelle facciate dei sontuosi palazzi. Le austere vestigia che testimoniano i passaggi della storia urbana con presenze di ambito estranee o private di ornamenti verdi oramai storicizzati alterano l'identità di quella cittadina che ha avuto il preziosissimo riconoscimento UNESCO che inorgoglisce ogni contesto umano. In parole povere, abbattimento di alberi e auto riportate in centro storico, anche se mascherati da vantaggi economici o da restyling, non sono il nuovo che premia. Sono anzi il vecchio che ritorna. L'Europa del Nord (esempio: Amsterdam, Copenaghen e Berlino) fa di tutto per allontanare le auto dalle città. Non è un caso che nelle 20 città italiane capoluogo di livello europeo per performance di ciclabilità Belluno non esiste.
L'assenza di una idea, di una progettualità conservativa e valoriale del centro storico così com'è strutturato, non ha futuro. Il centro città è una risorsa che va mantenuta integra nella sua immagine storico-culturale.
Le aspettative dei bellunesi non credo che possano coincidere con quanto hanno già provato e quanto viene promesso di nuovo in spot elettoralistici fine a sé stessi.
L'incompatibilità tra la diminuzione di alberature, che si ripete ciclicamente da tempo, e la timida (ma non tanto) ricomparsa di auto che si vuole amplificare in centro, vanifica la promessa di diminuzione di anidride carbonica nell'atmosfera che oltre ad essere un impegno locale e italiano è anche mondiale. Sta nel cosiddetto patto dei sindaci! Così tanto per ricordarlo, l'innalzamento della temperatura del pianeta, sappiamo, ha cominciato a conoscerlo anche questa città.
Belluno, merita d'essere letta e vissuta nella sua interezza e non per settori. Il centro storico nelle sue funzioni: direzionale, commerciale e vorrei ricordare anche residenziale non può e non deve essere solo al servizio della burocrazia e del commercio. Da lungo tempo si trascura totalmente la delicata funzione residenziale che, per scelte fatte negli anni, ha una popolazione anziana e in calo per giunta ma che, però, rappresenta lo zoccolo duro dell'attuale commercio al dettaglio.
Le parti di una città debbono dialogare. Le periferie, per non rimanere solo dormitori, debbono integrarsi con il centro storico, che non può essere divertimentificio notturno o luogo esclusivo per ogni manifestazione in aperto contrasto con la funzione residenziale. La nuova compagine amministrativa deve farsi interprete, anzitutto, di un progetto per la ricucitura dei luoghi urbani, fondamentale per ristabilire un certo equilibrio del ruolo delle parti.

Ai candidati a sindaco, uscente compreso, non deve sfuggire il problema salute minacciato dalle polveri sottili (PM10). Ad oggi, per chi non lo sapesse, i dati diffusi giornalmente dall'ARPAV, adombrano, una proiezione di fine anno, di probabile superamento della soglia fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Insomma, l'allarme smog c'è e resta un problema da risolvere.
Al primo cittadino che verrà, penso che la salute dei suoi concittadini debba essere un punto d'interesse primario. Fosse solo anche per un fatto economico di risparmio nella spesa sanitaria.
Il solo monitoraggio dell'inquinamento atmosferico in centro storico, così com'è oggi, non basta.
Così come non basta una cristallizzazione funzionale dell'intera città.
Le esigenze residenziali di tutta una città hanno pari dignità di quelle commerciali e burocratiche e vanno dunque fatte compenetrare ed armonizzare.
Il buon governo nasce dalla comunità fatta di persone, e chi amministra deve essere a conoscenza dei bisogni delle fasce anagrafiche del contesto, senza ansie per esclusive esigenze di parte. Non si amministra al meglio se si è ostaggio di una qualche lobby.
Il sindaco, deve essere il Sindaco di tutti!


Giuseppe Cancemi

venerdì 24 marzo 2017

Il taglio degli alberi a Belluno non si arresta...

VERDE PUBBLICO E SOSTENIBILITA' URBANA



 I n centro storico la falcidia degli alberi, per ondate successive, continua ad impoverire la città. Le fontane, da mesi, sono a secco. La minaccia di un inquinamento dell'aria non molla, e tutti... vissero felici e contenti.

Il microclima, l'abbattimento delle polveri, l'ornato urbano, la produzione di ossigeno e la diminuzione dell'anidride carbonica non interessano. Sono più importanti "i schei", "i franchi".
Liberare uno spazio sia pure relativamente minimo fa posto, magari a pagamento, a qualche macchina in più da parcheggiare. Tutto guadagno! Diminuire l'alberatura cittadina fa "risparmiare" sulla voce di bilancio: manutenzione, sempre più scarna, e in qualche caso prevenire un eventuale grattacapo da richieste di sicurezza o disturbo che qualcuno paventa, per la presenza di questo o di quell'albero non è male.

Questo è, in poche parole, ciò che l'amministrazione legale, in fatto di sostenibilità ambientale, serve agli utenti della città.
Qualche anno fa, forse per pudore, si "giustificava" l'abbattimento degli alberi con l'esigenza di una presunta messa in sicurezza o perché gli alberi eliminati risultavano malati. In questi ultimi mesi, invece, quello che è chiaramente un diradamento, viene "giustificato" da un danno ai marciapiedi prodotto dalle radici.
Alcuni marciapiedi dissestati dalle radici, in verità esistono. Ma il diradamento delle alberature ornamentali delle vie interessate, avviene con un taglio sistematico, uno sì e l'altro no, ovviamente, indipendentemente dallo stato dei marciapiedi divelti.

E' avvilente vedere che nessuno muova un dito. Al comune cittadino, all'uomo della strada non giunge messaggio alcuno che sulle tematiche ambientali vi sia un dibattito, un contrasto, tra chi governa e chi fa opposizione, sulle scelte politiche. Tutto sembra scorrere con rare piccole schermaglie, più di interesse di parte che non per il bene dei cittadini. La distruzione sistematica di alberi a Belluno, sembra essere più una scelta tecnica che non politica. O almeno, se scelta politica vuole essere, è dissennata, e va contro gli orientamenti europei. In questi ultimi tempi si sono ripristinate abitudini che con fatica erano state superate. Mi riferisco alle auto riportate in Piazza Duomo e alla sparizione delle biciclette da detta piazza. Tutti i rappresentanti dei cittadini, nei loro discorsi su temi urbanistici o ambientali abusano del termine "sostenibilità". Ma realtà vuole, che quel quid linguistico ad effetto, è solo retorica.


E dov'è l'ambientalismo tanto bravo a parlare, nei salotti, dei massimi sistemi e molto attento al battere delle ali d'una farfalla?
La città ha dimenticato il detto: “Quando muore un vecchio albero è come se bruciasse una biblioteca”?

Ciò che colpisce di più in questa distruzione di alberi in città è il silenzio, il non vedere, la scarsa sensibilità anche dei partiti, la inottemperanza della legge 10/2013.

Il mandato amministrativo comunque sta per scadere. Vedremo nel “Bilancio arboreo” quante piante per nuovi nati o “minori” adottati sono state messe a dimora. Quali essenze sono state scelte, dove sono collocate e a chi sono state dedicate. 
Ed infine, quante piante ancora hanno integrato il verde demolito e quello esistente. Come, insomma, è stato gestito il verde urbano pubblico.


Giuseppe Cancemi




martedì 7 marzo 2017

Belluno, clima e inquinamento. Le sfide per una nuova ecologia urbana.


PALAZZO ROSSO E LA PIOGGIA

Forse qualcuno, nella stanza dei bottoni di Palazzo Rosso, deve avere fatto la danza della pioggia perché a Belluno nei giorni scorsi finalmente è piovuto. Sì perché con l'acqua dal cielo di qualche giorno fa, la città sarà forse meno preoccupata per la siccità ma anche per l'inquinamento dato dalle polveri sottili (PM10, PM2,5) disperse nell'aria. 

Già qualche anno fa l'ennesimo allarme di una desertificazione che avanza, si era registrato anche nel piovoso Nord-est. Non possiamo continuare a far finta di niente se mettiamo in fila anche il ritiro dei ghiacciai dalle calotte polari, l'aumento della temperatura del globo terrestre e la diminuita copertura nevosa dell'arco alpino sotto casa nostra: sulla Marmolada e sul vicino Presena (nel Trentino). 



Non stiamo neppure bene, se volgiamo la nostra attenzione alla qualità dell'aria. L'inquinamento dell'atmosfera non ci lascia tranquilli. Nello scorrere di questi due mesi del 2017, ad oggi, si sono registrati 12 giorni di superamento dei limiti di legge (50ug/mc) delle particelle sospese, per un tetto massimo di 35 "sforamenti" in un anno. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), stabilendo un numero limite non valicabile (standard) di esposizione di un organismo o di una popolazione ad uno o più inquinanti, non a caso fissa uno standard, superato il quale si entra nel rischio, che in termini di probabilità, vuol dire l'emergere di eventi indesiderati contrari alla salute.
L'interessante novità dell'ARPAV, che diffonde in tempo reale attraverso i cellulari con apposita "App"  i dati del Veneto, Belluno compresa, su concentrazione e limiti di esposizione agli inquinanti,  è un buon segnale di trasparenza. Ci indica cioè, giornalmente, quanto alta o bassa sia l'incidenza del rischio da inquinamento atmosferico con due parametri: PM10 e Ozono (O3). Meno comprensibile appare invece il risalto  di rischio riferito ai soli  “Dati validati” effettuati dalla centralina localizzata in area verde (Parco Città di Bologna) e trattando a parte i dati, forse più significativi, della postazione in località "La Cerva".
Sarà un monitoraggio mostrato ai cittadini idoneo e sufficiente?
Correttamente comunque, l'applicazione per gli smartphone citata, non si limita soltanto a mostrare i valori di  PM10 e Ozono ma mostra anche in altra schermata tutti e cinque i parametri (NO2, O3, CO, SO2 e PM10 ) previsti dalla legge.
Ma non viene in ogni caso spontaneo all'uomo della strada, porsi qualche interrogativo tipo: basta misurare la “febbre” e mostrare i suoi valori pubblicamente, o bisogna anche prevenire per evitare che tale avviso di anomalia insorga?

Per la siccità, nonostante i ripetuti segnali negli anni, che sono diventati una costante quasi minacciosa, nulla sembra muoversi. A parte la chiusura delle acque nelle fontane cittadine nei momenti di crisi. Nessuna percepibile presa d'atto, nessun provvedimento coinvolgente che, nel solco di un esempio, di un indirizzo possa far convergere i cittadini verso una responsabilità collettiva.
 Eppure, alcune abitudini come stile di vita che contemplino il  risparmio idrico e/o quello energetico non sono difficili da conseguire.
Una scelta urbanistica prevalentemente orientata al ciclico recupero dello stock edilizio esistente - complessi meglio organizzati in senso energetico con fonti rinnovabili pulite, riciclo delle acque grigie e recupero delle acque pluviali – potrebbe essere una delle risposte di miglior contrasto alle crisi che stiamo vivendo. Un modello anche per le future costruzioni, che nel quadro di un mantenimento il più a lungo possibile di tutte le acque sulla terra ferma e una bolletta elettrica più leggera, può divenire il faro di una sostenibilità possibile.
Ricordo che qualche anno fa, Belluno con il pacchetto "Clima Energia 20, 20, 20" mi era apparsa come una città virtuosa. Rientrava tra quelle che avevano firmato l'impegno comunitario europeo che si proponeva, mediante mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, una riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti.
Oggi, con qualche delusione in più mi verrebbe da chiedere: che fine ha fatto questo  "Patto dei sindaci" detto anche "Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile"?  
Per concludere, siccità e inquinamento non sono fatti nuovi. Il nesso, la frequenza e il potenziamento tra queste avversità che interagiscono anche nelle micro-aree come Belluno, non possiamo continuare ad ignorarle. Forse, un uso diverso nella consapevolezza delle risorse, della mobilità, dell'energia e una rinnovata responsabilità collettiva, sono diventati atteggiamenti non più rinviabili.
Insomma, non abbiamo più bisogno di altri segnali dall'ambiente che ci “sollecitino” una diversa rotta del comune vivere associato. E' tempo oramai di  provare ad inventarsi una nuova "rivoluzione copernicana" nei comportamenti elementari di tutti i giorni,  per provare a conseguire risultati più incisivi, verso una ecologia urbana maggiormente consapevole.

Giuseppe Cancemi



domenica 22 gennaio 2017

Belluno: trasloco del Museo civico da Palazzo dei Giuristi a Palazzo Fulcis





QUALE SARA' IL DESTINO DEI BENI 
ARCHEOLOGICI 
ESCLUSI DA 
PALAZZO FULCIS?



Nel 2010 con la rozza frase: «con la cultura non si mangia» un ministro della Repubblica italiana giustificava alcuni tagli sulle attività culturali. Frase subito contraddetta da Famiglia Cristiana: “CARO MINISTRO, LA CULTURA È RICCHEZZA.” Dimostrando con uno studio, presentato a Firenze, che: “Ogni euro investito ne produce 2,49”.
Nel 2015, se mai ce ne fosse stato bisogno, la Conferenza internazionale dei Ministri della Cultura dei Paesi presenti ad Expo, con lo spot “Cultura, cibo per la mente” smentiva ulteriormente lo scivolone italiano precedente.
Quel dire e smentire il ruolo della cultura, proveniente dai “piani alti”, nei fatti di tutti i giorni ogni tanto riecheggia, e non si sa se per ignoranza e/o malafede di qualcuno. Resta comunque sempre inaccettabile, specie per il nostro Paese che ha il più alto patrimonio di beni culturali al mondo.
La poca attenzione verso i beni culturali la si può leggere anche nel sito regionale del Veneto. L'ampolloso Catalogo dei Beni Culturali mostra solo un database semivuoto. A livello locale la classe politica, che dovrebbe essere più vicina affettivamente, alle testimonianze che rappresentano le più prossime “radici”, non esercita il proprio orgoglio annoverando tra le principali risorse della comunità: i beni culturali.
Non è raro che le amministrazioni locali percepiscano l'insieme dei beni culturali, per i suoi costi di gestione e manutenzione, come voce di bilancio solitamente in deficit. E invece non lo è!
Quel disavanzo apparente, nel calcolo dei ricavi, trascura il valore intrinseco di attrattività (tra materiale e immateriale) del bene in sé, la parte fondamentale non monetizzabile.
Belluno per vocazione è una città turistica e culturale. Per questa attitudine un nuovo museo è pronto presso Palazzo Fulcis per accogliere tutto quanto stava nel Palazzo dei Giuristi. Un buon segnale si direbbe, date le considerazioni già espresse, ma per gli Amici del Museo di Belluno e Italia Nostra non lo è perché i reperti di archeologia ne restano fuori.
La ricollocazione dei reperti archeologici in altro Museo (Bembo?), di la da venire, pone qualche perplessità. Non si sa dove saranno “parcheggiati” detti reperti e si teme che, nell'attesa, vadano a finire altrove. La “disinformazione”, espressa dall'Assessora nei confronti di chi ha paventato queste fondate preoccupazioni sullo“sfratto” dei beni archeologici, se c'è stata e se permane, non è certo da attribuire al cittadino sovrano ma piuttosto a quel potere legale che si arroga anche il potere reale.
Ma tornando all'oggetto, che nel nostro caso si riferisce ai beni archeologici, per avere contezza di ciò che stiamo parlando, si elencano qui di seguito quei reperti di conoscenza pubblica sistemati nel portico d'ingresso e a piano terra e gli altri allocati a Palazzo dei Giuristi, Palazzo Crepadona e Auditorium comunale:
  • Sepoltura di un cacciatore - pietre dipinte in ocra rossa - rinvenimento in Val Cismon (12.000 anni fa)
  • Fibule, coltelli, oggetti di bronzo dell'età del ferro, rinvenuti nella necropoli di Cavarzano e aree vicine Numerosi reperti di età romana e dell'alto medioevo
  • Corredo tombale di epoca longobarda rinvenuto a Mel
  • Corredo tombale di epoca longobarda rinvenuto a Sospirolo
  • Lapidario romano, ospitato nell'androne del vicino Auditorium comunale
  • Base in pietra calcarea del Cansiglio, inizio III sec. d. C. Dedicata a Marco Carminio Pudente
  • Stele funeraria, del II sec. d. C. Di Tito Sertorio Proculo; Sarcofago di Flavio Ostilio e di sua moglie Domizia, del III sec. d. C. ospitato presso il Palazzo Crepadona.
Allo stato dei fatti, per finire, con un minimo di spirito civico si potrebbe suggerire al Comune, con buona pace per tutti, di catalogare i reperti rimasti fuori dal Palazzo Fulcis, magari con l'aiuto degli studenti di liceo non senza vantaggi per entrambe le componenti: committenza (conservazione per studio e memoria) e realizzatori (crediti e alternanza scuola-lavoro).

Giuseppe Cancemi




ADDENDUM


Mi permetto di rilevare, che l'articolo di stampa del GAZZETTINO, qui a fianco riprodotto, sfiorando appena l'essenza del mio dire, ne travisa i termini della mia comunicazione.
Si "appiattisce",  su un taglio di cronaca local-popolare, non rilevando l'accento posto sulla scarsa considerazione che la politica ha, in senso lato, nel nostro Paese, nei confronti dei beni culturali. 
Siccome criticare è facile e proporre meno,
per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, il pezzo chiude col mio consiglio di catalogare quei beni esclusi. Meno male!

Per chi, invece, vuole vedere più lontano, sapendo che le calamità (terremoti, frane, slavine, etc.) non avvisano, basta mettere al sicuro, con la catalogazione locale, non solo i beni archeologici ma anche ogni altro bene.
Un dettagliato archivio informatico (foto e informazioni), potrebbe essere un serio modo di preservare la memoria storica, la traccia antropica di una Comunità: remota e futura.

www.gcancemi.blogspot.it










Confesso che le ultime note che sono apparse sul Gazzettino che in minimissima parte mi coinvolgono mi inducono ad una supplementare riflessione che riporto.

Le perplessità espresse da un comune cittadino a sostegno della diffidenza dichiarata a mezzo stampa (Gazzettino, 11/12/2016) da due autorevoli associazioni verso una scelta di conservazione di beni comuni quali quelli archeologici, non chiara, non è una “eversione” da cui prendere le distanze. Capisco che le salottiere rivendicazioni, un “detto tra noi” non postulano chiarimenti. Comunque, senza tema di ulteriore smentita posso assicurare che la mia uscita, basata su comune informazione di stampa, voleva essere semplice scambio dialettico utile e salutare per il rapporto tra istituzioni e cittadino, per la democrazia. Nel merito, il trasloco del museo che lascerà i reperti di archeologia nel Palazzo dei Giuristi fatto dell'Assessora, nulla da eccepire. Ma si possono avanzare dubbi e ulteriori chiarimenti? Per esempio, la promessa di farci rivedere nel vecchio museo ancora i reperti di archeologia e la successiva loro collocazione presso il Palazzo Bembo, che tempi avranno? A giudicare dalla rimozione dei pezzi che facevano bella mostra all'esterno del museo, si può legittimamente pensare che i tempi non saranno brevi?
La rassicurazione che la catalogazione dei reperti esiste già mi sembra una buona notizia. Peccato, però, che non sia facile trovare traccia di detta ovvia catalogazione nei siti internet deputati. Per ricordarlo a me stesso, la catalogazione nazionale - regolata dall’art. 17 del Codice dei beni culturali e del paesaggio  (d.lgsvo 42/2004 s.m.i.) al comma 4, individua negli attori del processo di catalogazione oltre che il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali.

Può il Comune pubblicizzare in quale archivio si trovano tutte le informazioni su catalogo circa i beni culturali ritrovati nel territorio di Belluno?
















http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2016/12/18/news/le-opere-traslocano-e-l-ex-museo-civico-finisce-in-vendita-1.14583103

domenica 27 novembre 2016

ENNESIMO CONVEGNO SUI CENTRI STORICI SICILIANI


A PROPOSITO DEL CONVEGNO SUI CENTRI STORICI DI SICILIA


Il convegno sui centri storici di Sicilia che si è consumato a Palermo, appartiene all'ennesimo tentativo di stimolare una politica che in Sicilia per i centri storici non c'è, così come assente resta un vero interesse dei cittadini. Da noi manca la cultura del recupero. Amiamo le nostre città solo a parole. Siamo ancora attaccati al “nuovo è bello”. Perché quest'ultimo convegno non resti un semplice esercizio della parola dotta, accademica o una passerella per gli ospiti politici e non, dovrebbe convincere con i suoi argomenti che recuperare i centri storici è un'operazione possibile e dovuta. Resta la consapevolezza che i poteri politici autarchici per queste aree poco “appetibili” si muovono con lentezza e non concludono. Manca una vera volontà politica e progettuale con orizzonti temporali di lungo periodo. Anche più lustri amministrativi non bastano per la complessità dei problemi urbanistici e per la reperibilità delle risorse economiche occorrenti.Per intervenire sul territorio per restaurare, recuperare, prima di tutto, bisogna sapere dove trovare, attingere in tempi lunghi una gran quantità di risorse che non di rado proprio la nostra cara Sicilia si è lasciata sfuggire dai finanziamenti europei. Sul tema, non mancano pregressi convegni che si sono estinti nel giro dello stretto tempo del suo stesso svolgimento. Insomma mi sia consentito di chiosare sull'ennesimo evento culturale non senza un minimo di scetticismo. Vogliamo Recuperare i centri storici? Benissimo.La prima cosa che vorrei dire in merito è quella che osservo da tempo e mi sono posto: ma i Comuni hanno indagato quale gruppo sociale, massimamente, è andato formandosi e occupa i centri storici? La Regione ha il polso di quella che è la domanda di casa nel territorio?Ecco queste le propedeutiche osservazioni che dovrebbero orientare ogni eventuale intervento nella moltitudine di bisogni che il panorama dello stock edilizio in sfacelo presenta in Sicilia. Per citare un esempio della nostra terra pirandelliana, Caltanissetta anni addietro ha cercato di iniziare un recupero del suo centro con un intervento definito “pilota”, è stato avversato per le scelte poco di restauro e più di sostituzione, si è fermato, e ancora oggi si attende una soluzione. Nel frattempo, quell'area continua a degradarsi e a trasformarsi in un insieme di ruderi e cumuli di macerie. Ecco questo succede alle amministrazioni locali come quella nissena che sembra tirare a campare mentre i cittadini aspettano che, come diceva il celebre Eduardo: “a dda passà 'a nuttata”.Il centro storico per la cultura è il luogo della memoria che permette di leggere le stratificazioni nelle tipologie e nell'ordine entropico che l'umanità ha lasciato nel corso dei decenni, dei secoli. A questo punto cercare ancora di porsi come obiettivo la modifica (pur necessaria) di un testo di legge, forse ampiamente discutibile, non mi sembra un obiettivo attuale e cogente. Piuttosto, forse ciò che serve, alla maniera di un crono-programma, sono un circostanziato elenco (luogo, area, tempo, risorse) degli interventi in un lungo arco temporale, con scadenze e risorse precise da rivendicare, in contrasto con le proiezioni a breve termine della produzione normativa i cui effetti la politica è solita praticare. Ma forse quanto detto è inutile e tempo perso se non si cercano le opportune condivisioni (tra pubblico e privato), non si mettono in atto incentivi e strategie per rendere “appetibili” gli interventi di recupero in centro storico.

Giuseppe Cancemi

sabato 19 novembre 2016

STEFANO DIPRIMA

A PERENNE RICORDO DI UN INDIMENTICABILE AMICO







BELLUNO e la moria degli alberi


INARRESTABILE TENDENZA ALLA DECIMAZIONE DEGLI ALBERI DEL CENTRO STORICO

  Abbattuti gli ultimi tre alberi superstiti di Piazza Piloni/via d'Incà. Due appena all'ingresso del Parco città di Bologna e l''ultimo appartenente all'alberatura ornamentale che affianca l'Ufficio delle entrate già Convento dei serviti.

Via d'Incà: albero superstite prima del taglio

Anche questo abbattimento fa parte di una discutibile scelta politica, che da un paio di lustri a questa parte, con motivazioni pretestuose, caratterizza una “mano pesante” sulla manutenzione degli alberi. Quel filare di essenze che costeggiava un antico reperto storico oltre ad essere un ornamento, svolgeva alcune importanti funzioni come la riduzione dell'inquinamento acustico e atmosferico e una contribuzione al risparmio energetico con il suo raffrescamento passivo contro la calura estiva, facendo da schermo all'irraggiamento solare.  Può darsi che nella manutenzione del verde pubblico, qualche albero debba essere per necessità tagliato, ma è molto strano che in una città come Belluno, un centro città giardino, in poco tempo venga privato, sistematicamente, di parte del suo patrimonio verde accumulato in non pochi anni. 

Albero di via San Lucano prima della sparizione
 silenziosa

Solo quest'anno, la città ha visto sparire, in silenzio, uno storico maestoso albero come quello di via San Lucano, che faceva da immagine di primo piano all'orizzonte sul Piave. Altri in via Cavour, allineati lungo il marciapiede, uno sì e uno no, sono stati anch'essi tagliati non senza un qualche altro ritocchino arboreo eliminativo nella piazzetta della Fontana di via Santa Maria dei Battuti. 





Coppia di alberi presenti in
 Piazza Piloni  prima del taglio


Noto una grande contraddizione tra la cultura bellunese dal pollice verde, di lunga tradizione, per mantenimento e sviluppo del patrimonio naturale verde  e l'attuale tendenza a diminuire drasticamente tale eredità.  Non sembri strano, ma anche la recente legge nazionale n. 10/2013, coincide con la vivibilità degli insediamenti segnati dal verde, così come mostra l'eredità urbana bellunese. Per la verità non sappiamo cosa finora ha fatto anche il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presso il Ministero dell'ambiente, che avrebbe dovuto monitorare l'attuazione della legge.

Registro anche un grande silenzio per questo scempio di immagine urbana oltre che di depauperamento, ma non mi stupisce. Già altre occasioni di attacco ai diritti di cittadinanza come salute o perdita costante di identità del centro storico, fanno girare dall'altra parte organizzazioni, partiti e habitué locali della protesta fine a se stessa.

Eppure, una controtendenza pervicace, forse per motivi che non sappiamo, si ostina ad avversare perfino gli obblighi di legge come quello di mettere a dimora un albero (dal 2014 in poi) per ogni, anagraficamente, nuovo nato o adottato.

Il fine mandato amministrativo di Belluno per scadenza naturale, comunque,  è prossimo, e un paio di mesi prima sapremo meglio e di più, anche su tutto il bilancio arboreo come atto dovuto verso i cittadini al termine di mandato. 

Resta in ogni caso l'amaro in bocca, per questa tendenza che sembra inarrestabile a Belluno. Si eliminano sistematicamente, con protervia quegli alberi che da sempre hanno fatto parte del patrimonio naturale e dell'immaginario collettivo di verde urbano in un tutt'uno con la città storica.


Giuseppe Cancemi


IL GAZZETTINO

pagina di Belluno


Rilevo che l'essenza Paulownia tormentosa in media vive 150-200 anni. 
E la vista sul Piave, come skyline visto dalla via San Lucano, non rimane come una tesserina mancante  dal puzzle che riguarda l'identità di Belluno?


sabato 12 novembre 2016

Belluno e l'inquinamento acustico delle feste paesane


MA LA SALUTE DEL CITTADINO, CHI LA DIFENDE?

Egregio signor Sindaco, sicuramente Lei e altre personalità della città non abitate in centro storico. Altrimenti, avreste “beneficiato” come me e tanti altri sfortunati abitanti del centro, delle assordanti ripetitive note di bassa frequenza che sono semplicemente ossessive. Lo dico con cognizione di causa perché da tempo sono costretto a subire le  insistenti “torture” acustiche delle feste strapaesane. Feste, nelle principali piazze, che provocano più volte all'anno un inquinamento acustico in barba alla normativa italiana e al Suo, locale, “REGOLAMENTO DELLE ATTIVITA’ RUMOROSE” (sic!).

 Della salute dei cittadini vessati da tali abusi tollerati o anche autorizzati dall'autorità comunale, poco interessa. Eppure l'ordinanza del 4 ottobre 2004, del Tribunale di Venezia precisava, tra l'altro, “come le immissioni sonore che superano di almeno tre decibel il livello del rumore di fondo in una determinata zona ed eccedono, quindi, la normale tollerabilità, siano idonee a ledere, di per sé, il diritto alla salute, potendo determinare delle limitazioni funzionali – pur anche soltanto temporanee – dell’integrità psicofisica degli esseri umani, a prescindere dalla dimostrazione concreta di una vera e propria invalidità permanente“. Il centro storico di per sé meriterebbe rispetto, e il silenzio ne fa parte. Purtroppo, però, questo resta ancora componente sconosciuta da parecchi.  La città storica, stratificatasi nel tempo, che ospita gli ultimi resistenti ai maltrattamenti delle amministrazioni urbane, ha fin qui dovuto subire obtorto collo il continuo deteriorarsi di una condizione di forzatura del centro storico, luogo di idoneità senza compromessi a misura d'uomo. Le tre principali piazze, sono utilizzate come bancomat e dunque tolleranza e autorizzazioni per ogni manifestazione inquinante o meno dell'aria: con parcheggi, raduni di mezzi meccanici, “cicchet” notturni, presenze di balordi rumorosi, writers e vendita indiscriminata di ogni sorta di mercanzia. Il giorno dopo, di San Martino, per citare un esempio, assillato da un assordante musica tump... tump... ho provato a telefonare ai vigili urbani per denunciare l'assurdo inquinamento diffuso a tutta birra in Piazza Piloni e dall'altro capo una voce femminile, con nonchalance, mi ha risposto che avrebbe mandato un vigile. Tutto è continuato come prima. E anzi debbo ringraziare che stavolta mi ha risposto qualcuno, anche se inutilmente. In altri anni, per l'inquinamento acustico di un vicino bar, non trovando alcuno in Comune, ho dovuto chiamare il 112 e anche il 113, intervenuti, ma sempre senza alcun esito. Insomma, il povero cittadino appartenente, massimamente, a una delle fasce deboli della società che ha scelto di vivere in centro storico, deve fare le sue brave deduzioni e pensare di trasferirsi in altra zona, rinunciando alle congeniali condizioni di vita che offre il centro storico in quanto da sempre considerato a misura d'uomo. Alla faccia dell'agognato ripopolamento in centro di questa Giunta comunale. A questo punto viene da chiedersi: chi, quando e dove si fanno controlli di inquinamento sulle manifestazioni a forte componente inquinante? Ma anche gli schieramenti partitici dove sono e di cosa si occupano? Possibile che se la maggioranza, diciamo, sbaglia, l'opposizione non si fa sentire, specie in fatto di diritto alla salute? O, forse, oramai il tirare a campare fa vivere meglio tutti?

Concludendo, signor Sindaco, a Lei primo cittadino di Belluno e alla Giunta, suggerisco, sommessamente, di passare un pomeriggio e notte in una piazza del centro, mentre impazza una delle tante feste bellunesi, specie di quelle estive da godere con le finestre aperte. Vedrà che l'ospitalità di una qualsiasi abitazione delle tante sfitte in centro storico e l'effetto presenza Vi potranno essere di aiuto per comprendere quello che ogni singola empatia, forse, non consente. 


Giuseppe Cancemi


lunedì 12 settembre 2016

AMMODERNAMENTO STRADA STATALE N. 640



OPERE DI COMPENSAZIONE

Il passaparola o web tam tam che circola nei blog nisseni di questi giorni, invita i cittadini a presenziare l'incontro che mette insieme amministratori del passato ed attuali sul tema delle “opere di compensazione” promesse alla città, a seguito dei lavori di raddoppio della carreggiata della strada statale 640 intesa anche come strada “degli scrittori”.

 I prodromi di tale incontro sono stati finora parole in libertà, forse, dico foorse... volutamente cariche di aspettative salvifiche per un astratto aiuto all'economia ma soprattutto poco chiare per una obiettiva valutazione. Per essere più precisi, bisogna prima di tutto chiarire cosa sono le cosiddette opere di compensazione. Il termine appartiene ad una estensione, per linguaggio, di tutte quelle opere che hanno un impatto sul territorio e che debbono essere “ricompensate” e o “mitigate”. L'ambito linguistico di origine riguarda l'ambiente naturale e il paesaggio nonché la loro relativa interazione con le progettate trasformazioni, siano esse urbane che extraurbane. Le sbandierate “opere di compensazione” a Caltanissetta ci richiamano la difficile contesa sempre presente tra le decisioni politiche e la partecipazione democratica che VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) normativamente contemplano. Queste sigle ci riportano al centro dell'eterna contesa tra interesse locale e interesse generale riassunto in un acronimo che nel linguaggio anglosassone è conosciuto come NIMBY (Not In My Back Yard) e che in italiano vuol dire: “Non nel mio cortile”. Ecco i nisseni parlano di “opere di compensazione” che più che tali sembrano una sorta di baratto che nulla ha a che vedere con una progettualità compensativa obiettiva, nella complessità socio-economica della comunità nissena da “compensare”. In uno dei sei punti ribaditi 18 mesi fa, dall'on. Pagano attraverso la stampa locale, si legge, per esempio, per un'opera di svincolo stradale: “Allo stato attuale non è stata posta in essere alcuna azione per mancanza di indirizzi da parte dell’attuale Amministrazione Comunale”. Un semplice esempio significativo di progettualità priva di una “rotta” per una “nave sanza nocchier in gran tempesta” mi sembra una compensazione massimamente rivolta, forse verso una migliore viabilità, ma non organica con quella che dovrebbe essere la fondamentale nozione di “sostenibilità” che si è affermata nella cultura ambientale nonché socio-economica. Trovo una sola opera, tra quelle contrattate, sicuramente idonea ad essere approfondita ed è il risanamento e la politica della discarica (controllata), esclusiva per la frazione organica, di Monte Stretto. Su quella, e sulla non più eludibile raccolta differenziata dei rifiuti, la comunità locale nissena, deve insistere. Deve cioè appropriarsi della giusta “etica della responsabilità”, come si diceva una volta a proposito dei rifiuti, ritenendo “imperativo il dovere” di smaltire i rifiuti dove si producono. Una perplessità, però mi assale, quando penso agli incontri pubblici tra ex e attuali amministratori che si annunciano con scaramucce bizantine come quelle apparse sulla rete (web) locale. Penso solo, ma spero sempre di sbagliare, che non finisca come per i capponi di Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni.


 Giuseppe Cancemi

martedì 23 agosto 2016

Il centro storico non si tocca. Anzi, va conservato nelle migliori condizioni!

Piccole furbizie per superare i dinieghi della Soprintendenza?


Tra le notizie di quest'estate, che appaiono sulla stampa di Belluno in questi giorni, alcune riguardano il centro storico, il cuore della città. Si riparla delle nuove edicole di via Vittorio Emanuele e di via Matteotti - eufemisticamente chiamandole "riqualificazione dei chioschi" - e della trasformazione delle "tendopoli" dei bar di piazza della Resistenza in recinti, paraventi, gabbiotti elegantemente chiamati: "dehors bar" e l'occupazione di suolo pubblico "plateatico". Queste notizie, chissà perché in tempo balneare, hanno entrambe il sapore che qualcosa non quadra. La Soprintendenza le osteggia, mentre il Comune invece si dichiara favorevole o non contrario.
Obiettivamente la Soprintendenza vuole evitare, che alcuni bar aumentino la loro volumetria in centro storico a spese dello spazio pubblico, con inopportune strutture che diventerebbero fisse anziché rimanere removibili. Non diversamente, appare l'occupazione con nuovi volumi delle edicole che, per esempio, potrebbero allocarsi in locali già esistenti.


     Il nuovo, il modernismo a tutti i costi, passa effettivamente attraverso la svendita degli ultimi scampoli di suolo pubblico in centro storico? O bisogna pensare ad altro: la conservazione per esempio, che è il vero il valore aggiunto di un luogo con un proprio genius loci?

Giuseppe Cancemi

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sabato 2 luglio 2016

L'ESPERIMENTO DI VIABILITA' (sic!) in Piazza Duomo a BELLUNO

LA MONTAGNA  HA PARTORITO UN TOPOLINO

Qualche stallo legittimo tra gli spazi occupati da auto in sosta abusiva.

Sembra... che la città abbia solo un unico problema: dove parcheggiare le auto. La stampa quotidianamente riporta una qualche invenzione dei commercianti del centro storico, fatta apposta per fare confluire più auto nelle principali piazze che rappresentano il "genius loci", l'anima  di Belluno città. Inutile dire che le auto non possono e non debbono stare in quella parte di città che è nata a misura d'uomo. Comunque, l'allontanamento delle auto dai centri storici oltre che salutare è anche culturale. E con la cultura sì, si mangia!

Già il cartello che associa una la parola "sperimentazione" con "viabilità" e non mobilità, la dice lunga sul modo di concepire la vivibilità urbana che dovrebbe avere al centro dei suoi interessi il benessere e la felicità dei cittadini.
Invece... invece a Belluno, in barba a qualsiasi principio, si continua a discutere solo e sempre in merito ai parcheggi.

L'Amministrazione della città - vuoi perché siamo a fine mandato, vuoi perché chi "grida" di più ha ragione, oppure che ha ragione chi mostra i "muscoli" di un ostentato seguito elettoralistico - alla domanda ossessiva di parcheggi rinuncia ad una politica che prima di tutto deve essere sostenibile. Assecondare un bisogno non reale ma indotto, significa socializzare i costi di una non sostenibilità e privatizzare i "guadagni".

Vorrei solo ricordare a chi legge, che il comodissimo parcheggio Lambioi,  servito da una gratuita scala mobile è vicinissimo alla piazza Duomo e a pochi passi da due parchi. Ha sempre molti posti disponibili e il costo orario non è esoso. Eppure, chi esercita un commercio in centro storico, qualche decina di esercizi, vorrebbe e in parte lo ha, un centro invaso dalle auto. Il Comune, diciamo, per questa concessione, non di rado deve fare i conti con una diffusione acustica fuori controllo che non riesce a verificare per orario di servizio dei vigili e con mezzi propri.
A proposito, i vigili locali hanno un fonometro per controllare le emissioni che superano i decibel assegnati alle varie zone?
Ricercare a tutti i costi uno spazio per le auto (fuori luogo in centro storico) che  hanno già un comodo e spazioso parcheggio è un assurdo. Non pensa, dunque, il Comune che i richiedenti nuovi e riorganizzati parcheggi debba cambiare strategia?
Per esempio: un Lambioi collegato ad apposita APP per pagare e allungare eventualmente i tempi e, da parte degli esercizi commerciali, dei bonus  gratuiti per l'affezionata clientela non sarebbe meglio per tutti?
Pensate gente... pensate!

Giuseppe Cancemi

P.S. Mi sovviene in mente, tardivamente, che all'art. 36 del Codice della strada al comma 5 - Il piano urbano del traffico viene aggiornato ogni due anni.  Belluno, se non sbaglio, non mi risulta che di recente abbia aggiornato il suo Piano Urbano del Traffico e questo, forse, dà alla modifica di circolazione (parcheggio in piazza Duomo) una qualche ombra di illegittimità, risparmiata dal tempo tardivo di questa mia osservazione.
G. C.




lunedì 30 maggio 2016

Cacciatori a scuola



Didattica dell'ambiente naturale affidata ai cacciatori

Chi pratica l'attività venatoria, in materia di ambiente naturale, non può essere un buon maestro! Altera la naturale etologia relazionale uomo-animale.


E' CREDIBILE L'AMBIENTALISMO DEI CACCIATORI?


Senza alcun spirito di polemica, brevemente, al Presidente provinciale dei cacciatori di Belluno, si ribadisce che la semplice presenza di un “cacciatore” nelle aule scolastiche, evoca nell'immaginario dei discenti, un qualcuno che nel mondo moderno, pratica un'attività che appartiene al passato remoto. L'uomo che per sopravvivenza, prima di conoscere l'agricoltura, praticava la caccia e la pesca. Una persona che, in tempi moderni, dell'uccisione di particolari specie animali ne fa uno “sport” e delle armi un “totem” della sopraffazione che esalta la supremazia dell'uomo sulla fauna.
Pur parlando della natura in termini di prevenzione dei rischi e/o di manutenzione degli ambienti naturali - come asserisce il Presidente dei cacciatori bellunesi - ad adolescenti e giovani studenti, l'uomo, "predatore" di animali, si pone come poco credibile nell'etica della comunicazione. Predica per l'attenzione agli eventuali pericoli che esistono in ambiente naturale per l'uomo, ma non esita ad uccidere gli animali oggetto di caccia. Una incomprensibile contraddizione sulla concezione di vita o di  morte che alcuni umani hanno verso altri esseri viventi.
Per concludere, è mia convinzione che la figura del cacciatore, trova terreno fertile in chi ha una concezione antropocentrica, ma che fortunatamente da tempo viene messa in discussione, nelle civiltà più evolute. E tutti, oramai, sanno che la caccia ha ragion d'essere solo per la lobby delle armi e meno per la difesa della natura che è solo, diciamo, un paravento.
Dunque caro Presidente, la presenza dei rappresentanti di una cultura venatoria, se pur legittima, stride col panorama del sapere consapevole di cui si serve la scuola. Una ricerca di visibilità nell'ambiente scolastico a tutti i costi, con temi che i piani formativi scolastici affrontano con appropriata pedagogia e scientificità, rischia di apparire più come una legittimazione morale che non altro.
 Le nuove generazioni, più informate, nel confronto col mondo esterno alla scuola, semmai, debbono imparare a dibattere - nella specificità dei temi ambientali - il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi, la difesa faunistica e, complessivamente, il concetto di sostenibilità.


Giuseppe Cancemi