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venerdì 6 novembre 2015

GIUSEPPE GABRIELLI, progettista aeronautico

Un monumento all'ingegno... ma con prudenza


Come si dice: "a bocce ferme", dopo che è passata la giornata dell'orgoglio nisseno nel ricordo dell'illustre cittadino Giuseppe Gabrielli, progettista FIAT di aerei e dell'aereo G91T in particolare, qualche riflessione forse sarebbe bene farla. Leggendo qua e là la sua biografia, il Gabrielli risulta nato sì a Caltanissetta ma vissuto da sempre altrove. La sua natività lo ha visto a Caltanissetta nella sola fanciullezza (fino a 7 anni) e poi è andato via. Questo è tutto sul vissuto nisseno
del progettista nato a Caltanissetta. Ma va bene così!
Il prof. ing. Giuseppe Gabrielli, progettista aeronautico, viene così ricordato: "Docente, manager, uomo di fiducia della famiglia Agnelli". Agli inizi degli anni Quaranta, trentottenne,  in piena seconda guerra mondiale, è progettista di macchine belliche e tra queste il caccia G. 55 del 1941 è una sua creatura. In quel tempo, la storia ci ricorda che la Germania nazista dominava l’alleata Italia fascista. E a pensarci bene, quello strumento di guerra non era certo un innocuo mezzo di trasporto aereo ma un aeromobile armato, in grado di seminare morte e distruzione dove passava. Inoltre, sempre dalla biografia di questo illustre cittadino nisseno, non risulta che abbia mai abiurato o “rinnegato” quel periodo o quella “creatura”. Neppure mi pare che si parli minimamente, nella sua storia di personaggio importante, per esempio, di obiezione di coscienza, ripensamento delle sue opere o crisi riconducibili al modo di essere luminare nel mondo delle scienze aeronautiche, che in qualche modo ripudia la guerra.

La città di Caltanissetta, da anni rincorre la possibilità di collocare un preciso residuato bellico dell’aeronautica che ricordi il progettista nisseno. L’evento si è realizzato, Caltanissetta ha potuto collocare il suo monumento in una apposita area. Non mi pare che altre città di altri progettisti, ideatori di prodotti bellici come, per esempio, Ferdinand Porsche (carro armato panzer), i generali Patton (carro armato patton) e  kalashnikov (mitra), per citarne solo alcuni noti, alla maniera di Caltanissetta, abbiano celebrato i propri progettisti ivi nati, con monumenti a quegli strumenti.
Mi viene voglia di ricordare che essendo cittadini italiani, pur in circostanze di un mondo sempre percepito come attraversato da perenni guerre, abbiamo una Costituzione che all’art. 11 così recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie …” e dunque, se si vuole, si mostri pure l’oggetto di una progettualità di alto ingegno a ricordo di un illustre cittadino ma si dica anche, almeno con una targa, che quel monumento vuole essere un monito per i posteri, i quali non debbono mai rinunciare alla pace.
Infine, se la storia è maestra di vita, allora il ricordo, la memoria di un illustre uomo non può essere riduttivamente  una espressione esteriore di semplice comunicazione visiva, magari suggestiva, o limitarsi al racconto di una superficiale verità. Credo invece, che bisogna andare al cuore delle storie e saper ricavare e diffondere anche una morale, che possa servire di  insegnamento alle generazioni future.  Altrimenti, i segni, rimangono pura comunicazione retorica fine a se stessa.

Giuseppe Cancemi


giovedì 5 novembre 2015

Caltanissetta: NUOVO ANNUNCIO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

Di annuncio in annuncio
Caltanissetta, 4/11/2015




Ma avete letto l'ordinanza? Trovate che ci sia una precisa data a partire da…. Sì mi informo con chi sa di diritto amministrativo e chiedo se un atto con data incompleta (cioè priva del giorno), che nella patologia degli atti amministrativi costituisce un vizio di forma, non creerà come minimo un inevitabile contenzioso a fronte di eventuali multe. E poi, quel documento avrebbe dovuto essere affiancato da un effettivo progetto di raccolta differenziata. Secondariamente, ma non come fatto secondario, penso chi si dovevano, preliminarmente, cioè prima di avviare una così importante svolta nella raccolta dei rifiuti, “istruire” i cittadini che debbono attuarla. Gli Amministratori di questa città mi scuseranno ma mi pare che tutto per gli ignari cittadini scenda dall’alto, altro che partecipazione, trasparenza ed altre simili amenità di linguaggio sparse a piene mani!

Giuseppe Cancemi


Testo pubblicato sul sito del Comune di Caltanissetta
http://www.comune.caltanissetta.it/ufficio-stampa/comunicati-stampa/1012-rifiuti,-caltanissetta-avvia-la-differenziata.html



martedì 20 ottobre 2015

CALTANISSETTA


Il Sindaco annuncia che la città passerà presto alla raccolta differenziata porta a porta


L'annunciata raccolta porta a porta, diventata un mantra ma che continua a rimanere sempre al punto di partenza, è una scelta importante della politica, diciamolo, di questa amministrazione. Peccato, che non è dato sapere, in particolare, come verrà o dovrà essere attuata. Si sa soltanto che comincerà da S. Barbara per prima e che ci saranno incentivi. Stop. La presentazione di una così importante inversione di tendenza della città nell’igiene urbana, riportata on line, è stata fatta "in famiglia". Se la cantano e se la suonano tra Sindaco, Assessori (non tutti), Comandante dei VV. UU. e rappresentanti di Caltambiente. Ma udite... udite cosa vogliono realizzare: "con una serie di misure e incentivi per gli utenti, opportune a fare aumentare in maniera decisa la percentuale di prodotti differenziati da conferire in discarica, in sintonia alle direttive del consiglio comunale”. Ma questi, o chi scrive per loro, non hanno capito o si sono espressi male. La differenziazione serve per ridurre al minimo lo scarto non riutilizzabile, escludendo cioè il riciclabile: plastica, lattine, etc. e il biodegradabile. Gli scarti differenziati non sono tutti uguali, la sola frazione inutilizzabile, ridotta al minimo, deve essere eliminata in qualche modo. Al momento, il famigerato, termovalorizzatore è la soluzione. Quelle che chiamano discariche, poi,  debbono accogliere solo la frazione umida che, "digerita", diventa concime organico.
Ammesso che la raccolta come prevista (sic!) cominci, mi viene una domanda spontanea: ma si continueranno a raccogliere metalli e plastica con i cassonetti in uso? Sì perche con questi cassonetti, come quello in figura, distribuiti in tutta la città non si invoglia la gente a differenziare. Vi spiego il perché. Una famiglia raccoglie e trattiene,  le frazioni riciclabili a casa anche per più giorni e quando decide di portarli nei cassonetti deve ad uno ad uno pendere la bottiglia o la lattina e farla passare a un o due pezzi per volta in un imbocco stretto che costringe a stare li: e uno e due e tre sino alla fine. Pensate che tutti sono così pazienti? 

Vi sbagliate! Non di rado, l’intera frazione differenziata finisce nel cassonetto dell’indifferenziata che basta semplicemente aprirlo e versare. Altre città, invece, che fanno veramente la raccolta differenziata, per agevolarla, hanno sostituito i cassonetti per lattine e plastica con degli altri del tutto simili per facilità di conferimento, a quello che Caltanissetta usa per la raccolta indifferenziata.
MORALE: se quella dichiarata sarà la raccolta porta a porta che si vuole fare… POVERI NOI!


Giuseppe Cancemi

martedì 13 ottobre 2015

CALTANISSETTA


SALVIAMO IL CENTRO STORICO

Mi rendo conto che dai messaggi che vengono dall'Amministrazione attiva, Caltanissetta è pubblicizzata come il mulino bianco ma, se ci si vuole risvegliare per casa, lavoro e centro storico, bisogna darsi da fare. Meno "Panem et Circenses" e più cura della città che, tra l'altro, rimane ancora sporca.


Promessa del Sindaco testuale


Sommessamente provo a suggerire:
Centro storico, al punto in cui siamo, tra demolito, caduto e cadente, consiglierei di fare subito nel quartiere "Provvidenza" una ripresa filmica aerea mediante drone come urgente, indispensabile, documento dello stato di fatto. Successivamente, nell'immediato, fare seguire delle strisciate fotogrammetriche aeree con relativa restituzione georeferenziata delle vaie aree di centro storico. Una lettura fisica dall'alto, contestualizzata, serve a documentare la base di confronto per ciò che si è pensato di fare finora ma anche per elaborare nuove proposte (in gazebo con i cittadini giorno per giorno), non escludendo l'opzione zero che potrebbe essere quella di "cristallizzare" i ruderi e le maglie viarie e proseguire con un restauro, vero, generalizzato ove possibile. Congelare la forma urbana con il diroccato in sicurezza può esprimere una scelta culturale (civiltà contadina e mineraria) destinata a tramandare un documento qual è la parte lasciata crollare di un centro storico abbandonato. Il resto, il recuperabile, può diventare opportunità e occasione per casa e lavoro di maestranze e lavoratori dell'edilizia, mediante un ufficio casa del Comune, come cabina di regia per l'operazione CS. Le tante necessarie risorse economiche, oltre ai vari finanziamenti nazionali ed europei, possono venire attinte dai buoni comunali di investimento e, perché no, dal mecenatismo. Avanti con la politica e, mi si permetta, meno propaganda fine a se stessa.


Giuseppe Cancemi 

domenica 4 ottobre 2015

CALTANISSETTA: LA CITTA' E IL BUON GOVERNO

Ovvero, lettera al Sindaco per un VADEMECUM circa le attività "on the road"



Gent.mo sig. Sindaco,

camminando spesso a piedi in lungo e largo per la città, mi sono ritrovato ad ammirare tutte quelle belle variopinte baracche, sparse in ogni dove che orgogliosamente simboleggiano lo status della città.
Tra un passo e l'altro, riflettendo sulla replicabilità di quel business e rimuginando, mi è venuta una bella idea: perché non fare crescere ancora questa imprenditoria così a buon mercato?
Dal momento che lei ha un grande rispetto per i suoi concittadini, si dice che risponde uno per uno a tutti, sicuramente mi risponderà per condividere e anzi si attiverà per quanto intendo sottoporre alla sua benevola attenzione. Penso che non sarebbe male, data la premessa intenzione di voler aiutare la crescita imprenditoriale, di permettere ad altri commercianti di proporsi come venditori lungo strade, marciapiedi, parcheggi etc. non fosse altro che per un atto riparatore, dovuto ad una giustizia a volte distratta. Non vorrà che continuino ad esserci privilegi, a spese della collettività solo per alcuni? Sarebbe la continuazione di una ingiustizia e non si spiegherebbe perché mai quelli che hanno già occupato del suolo pubblico possono restare e i nuovi eventuali richiedenti no. Certo, qualche dubbio mi è venuto, specie, sulla scelta del luogo dove fare impiantare altre nuove baracche. Mi è sembrato che, forse, occupare un marciapiede può costituire un grave disagio per i pedoni che lo dovessero attraversare. E non parliamo dei disabili? Prendersi tutta una aiuola? Chissà?  No! Verrebbe a limitare il verde di quartiere che già non è molto. Scegliere tutto o in parte un prezioso parcheggio? No! Non mi sembrerebbe il caso, data la endemica carenza di spazi per le soste e le già affollate strade anche con tre file di auto. E non è tutto, se penso ai bisogni igienici e le difficoltà per l'allaccio energetico di chi utilizzerà la baracca. E l'intralcio al traffico che ne potrebbe conseguire? E l’ornato della città non verrà deturpato? Mamma mia quante difficoltà per questa attività on the road!  A questo punto dai neuroni mi viene segnalato il limite dei miei fieri pensieri in soccorso dell’economia cittadina. E da inesperto giro a lei, da “addetto ai lavori”, le mie perplessità per sapere come si possono superare simili problematiche non infrangendo la legge. Anzi, giacché ci siamo, per essere sicuri che si possano continuare a promuovere simili attività, la pregherei di far preparare dai suoi efficienti uffici, per gli eventuali volenterosi nuovi investitori in baracche, un vademecum.
Una guida municipale su come impiantare baracche in città sarebbe il massimo della legittimità controllata! Sa, meglio non incorrere nel danno erariale che la Corte dei Conti potrebbe rilevare.
Vedrà che la città tutta, alla fine del suo mandato, le resterà grata per la continuità che ha saputo dare all'azione politica e amministrativa di altri illuminati suoi predecessori.

Giuseppe Cancemi

mercoledì 30 settembre 2015

AMMINISTRARE: SERVIRE I CITTADINI SENZA ARROGANZA


Umilmente mi permetto di chiosare su quanto ha pronunciato da un autorevole uomo di chiesa, in un momento solenne come la festa del Santo Patrono. Si è voluto ricordare alla comunità tutta, che amministrare significa servire i cittadini senza arroganza. Quasi un avvertimento sul bisogno di dialogo tra Amministrazione in carica e cittadini. Si è dunque voluto dire no alla continua  autocelebrazione del potere, non certo ben accetta a noi poveri amministrati. Insomma, non è passata inosservata, neanche per le alte sfere di solito impegnate per altri compiti,  la tronfiezza della compagine amministrativa che sembra muoversi (o forse rimanere immobile) con  un principale compito: la consegna del silenzio. Silenzio quasi offensivo che tende a snobbare le lamentele di una moltitudine di caltanissettesi, su ciò che fanno gli “addetti ai lavori”. Un atteggiamento che ricorda il marchese del grillo: io so’ io e voi non siete un c….o.
Il politically correct che viene ostentato nel linguaggio: partecipazione, condivisione, trasparenza, sono eufemismi che mascherano la pratica quotidiana tutt’altro che aperta e partecipata.



Chiudersi in una torre d’avorio, comunque, mentre i cittadini fanno salti mortali, non fa bene a nessuno. Allora, per brevità, chiedo al Sindaco ed alla Giunta, se hanno voglia di smentire quello che comincia a diventare un sentire comune,  di comunicare alla città quali azioni hanno in pectore per i prossimi tre anni e mezzo amministrativi per la città.
Per esempio, per l’acqua, il lavoro, il centro storico, la raccolta differenziata, etc.

Giuseppe Cancemi

sabato 26 settembre 2015

E I NISSENI RI-SCOPRIRONO CIÀULA


Ovvero: il povero ciàula scopritore della luna vuole essere brand o metafora del mondo minerario di cui il territorio nisseno è stato primo attore?

Risultati immagini per ciaulaNel titolo prescelto: «Ciàula scopre la luna», in un progetto locale per tre Comuni del nisseno (Caltanissetta, San Cataldo e Montedoro) si riprende un antica (di alcuni decenni) intuizione, nata per recuperare quella mancanza di reddito, dovuto alla perdita dei posti di lavoro in miniera, dopo la loro chiusura. L'idea era nata dopo una cocente delusione per una promessa industrializzazione compensativa nel cosiddetto (all'epoca) triangolo della miseria (Agrigento, Caltanissetta ed Enna). La proposta, dunque, non è nuova. Da decenni si assiste, con proclami, annunci e cose simili, al fatto che quasi tutti i Campanili in territori già legati all'archeoindustria siciliana, vorrebbero candidarsi a luoghi della memoria mineraria.
Stavolta, però, la nuova perorazione appare sì diversa ma dal titolo ambiguo, e fa sorgere spontaneo un interrogativo: ma la storia del povero Ciàula in compagnia di zì Scarda, vuole essere un brand o una metafora? E di cosa?

Un Ciàula che scopre la Luna, la quale forse mai, col suo animo semplice, aveva avuto tempo e modo

per percepirla come tutti gli altri esseri umani e un zì Scarda, tragicomico, nella rappresentazione del commediografo Pirandello, evocano un qualcosa che suscita nell'immaginario collettivo solo sentimenti di compassione. Con la novella di Ciàula, per sentito dire, si corre il rischio per le nuove generazioni, di ridurre questo accostamento da mesto ricordo a semplice "amarcord": tempo da rimpiangere, da ricordare con nostalgia. La luna, per Ciàula, era la scoperta di ciò che gli era stato da sempre negato: la comune conoscenza umana del ritmo circadiano. La lacrima che solcava un viso scavato dal dolore e dalla fatica di zì Scarda, raccolta con una smorfia della bocca quasi comica, non lasciano spazio ad un rimpianto per un mondo, molto vicino a noi, ma parecchio doloroso, che non c'è più. Questi personaggi di Pirandello, così per ricordarlo, appartengono anche al triste e doloroso affido del figlio adolescente («carusu») dal padre-padrone contadino poverissimo, in ostaggio al minatore anziano di ridotte attitudini lavorative, suo creditore. Situazione che difficilmente si concludeva con il riscatto dell'ostaggio.

Se vuole essere un marchio confesso che fa molta tristezza e se non erro è stato già adottato da altri e per altri scopi.

La metafora come effetto non sembra molto diversa, per quello che si vuole veicolare, ma forse vuole essere solo una suggestione, ma le suggestioni, come si sa, durano poco.

Giuseppe Cancemi

domenica 12 luglio 2015

BELLUNO


A proposito del progetto di riqualificazione commerciale del centro storico


Il centro storico, ha una sua dimensione culturale che non può essere perpetuata a museo statico ma neanche può diventare a tutti i costi, luogo perennemente assediato da bancarelle e considerato spazio elettivamente mercantile.
A Belluno, purtroppo, mi pare che l'equilibrio tra bene culturale e utilizzazione funzionale di quel luogo sia saltato.
La spasmodica utilizzazione a fini mercantili di ogni cosa, anche dei beni culturali nel nostro caso, deve avere un limite. Il centro storico, per l'appunto, per sua innata funzione è innanzitutto luogo a misura d'uomo. È sì centro direzionale, di culto e minimamente commerciale, grazie ai suoi residenti, ma soprattutto è luogo della memoria storica, genius loci, per i suoi beni architettonici, artisti, e monumentali. Insomma, carta d'identità dell'umanità che l'ha attraversato. 

Belluno, non diversamente dalla altre città italiane, ha un potenziale di architetture e reperti storici che "raccontano", di tutto rispetto. È avvilente perciò, vedere macchine o baracche che occupano spazi che ricordano, per esempio, la Resistenza o il Risorgimento.
Il volere assecondare a tutti i costi un non sempre possibile commercio a scapito dell'unica vera attitudine del centro storico, così come perseverano gli amministratori, diventa un arbitrio che non si può accettare. I centri storici sono a prevalente vocazione culturale e non possono essere violentati da altre scelte anche se legittime. È il risultato di una cifra sbagliata portare esageratamente baracche e baracchelle in centro per assecondare, alla fine, la vendita e il consumo di bevande (bar e locali similari), ma come sembrerebbe, dovuto ad una offerta eccessiva di questo consumo. Forse, esiste un esubero di esercizi rispetto  alla effettiva domanda e, a rifletterci, non possiamo non arguire che l'eccesso di queste rivendite segnala una mancata ricerca di mercato, alla base di ogni qualsiasi isediamento/investimento commerciale. L'Amministrazione che sceglie di assecondare gli sbagli di pochi o molti che siano, è una scelta, ma non certamente a favore di una effettiva riqualificazione del centro storico e meno ancora della città tutta.

Giuseppe Cancemi

domenica 28 giugno 2015

CENTRO STORICO DI CALTANISSETTA


ENNESIMO PROGETTO DI RECUPERO IN VISTA

Mi risulta che si sta per riprendere un nuovo corso per il recupero del centro storico di Caltanissetta. Per questa attenzione che spero sia l'ultima, forse per mia scarsa informazione nutro, non da solo, qualche diffidenza e perplessità su un avvio di progetto, in apparenza ancora una volta dal profilo esclusivamente tecnico che si annuncia simile ad altri, anche di un recente passato. Forse però, questa volta si differenzia per tipologia del soggetto incaricato: l'ateneo ennese. Viene affidato lo studio, che vuole essere sperimentale, alla Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi Kore di Enna. La facoltà incaricata, nella conduzione di tale progetto, ha dichiarato di volere affrontare il suo compito con un laboratorio di restauro, allo scopo di analizzare e classificare il tessuto edilizio e le relative implicazioni che hanno stratificato il nucleo storico di Caltanissetta. L'attività che detto corso si propone, comprende una sinergia con il Sistema Informativo Territoriale Regionale, passando per quella che è oramai l'imprescindibile georeferenziazione dei rilievi eseguiti. Nulla da eccepire, dunque, per quanto si vuole mettere in moto per fare uscire dalla secca l'agognato avvio del recupero urbanistico in centro storico. Come accennato, però, mi resta un qualche timore e, cioè, che si produca un grande progetto sotto il profilo accademico ma senza avere sciolto alcun nodo (di decisione politica) di natura preliminare. Ciò posto, provo ad elencare brevemente quali sono le mie preoccupazioni. Come elemento propedeutico, penso, e non da ora, che alla base di qualcosa da realizzare per qualcuno, si deve conoscere da dove si deve iniziare, chi è o  chi sarà quel qualcuno. Per esempio, Caltanissetta può oramai considerarsi città multietnica, ma a sua insaputa. Proprio la Piazza Garibaldi, cuore di cardo e decumano in centro storico, mostra da tempo tutti i colori dei variopinti gruppi che la popolano. E non sono solo nei caratteri somatici ma anche nella varietà dei tipici abbigliamenti e vestiari a noi non molto noti, se non da poco tempo. In buona sostanza, vogliamo veramente mantenere questo centro storico? E per quale città, nel suo complesso, e abitanti nisseni nel futuro? Considerando l’ampiezza del c. s. non è difficile pensare ad una operazione di recupero assai lunga nel tempo, che impegnerà l'odierna generazione e senza tema di smentita anche qualche altra ancora da venire. Altro elemento incognita, sono le risorse da reperire per un tale vasto recupero. Sappiamo, che oggi quest’ultime sono scarse e che  in un prevedibile futuro economico, forse, non saranno certo maggiori. Dunque, nel novero di una progettazione entrano anche in gioco i tempi di realizzazione non facilmente prevedibili. Dobbiamo anche sapere che commercialmente, allo stato attuale, le aree del c. s. non sono appetibili per vari motivi, pregiudizi per primi (i cittadini non graditi, da tempi remoti, sono sempre stati confinati nelle stesse aree e, vedi caso, indovinate quali?). Ma la perplessità su una progettazione così impegnativa non finiscono qui. Il c. s., anche se non intensamente popolato, ha i suoi abitanti che non sono fantasmi e che nella complessità del piano, vanno considerati ai fini del trasferimento (trasporto delle suppellettili, alloggio provvisorio, etc.) quando saranno raggiunti dai lavori di recupero. E poi, davvero si conoscono quali sono e saranno le dinamiche anagrafiche, economiche e spaziali attuali e future?Ecco, credo che anche il migliore degli studi, se ancora una volta darà tutto per scontato e non prenderà, quindi,  in considerazione i tratti socio-economici e spaziali di una comunità nei suoi bisogni di risiedere, spostarsi, lavorare, etc.,  rischia di essere sì un'ottima esercitazione accademica ma con effetti applicativi lontani o estranei ai reali bisogni del contesto urbano. Spero che riflettendo anche su queste brevi note, si possano prendere tutte quelle misure che servono per una città, che va vista, letta e progettata attraverso la sua complessità e interezza sistemica.



Giuseppe Cancemi

venerdì 15 maggio 2015

BELLUNO

 I SEGNALI  STRADALI  VERTICALI,  SIAMO  SICURI  CHE SONO  TUTTI  LEGITTIMI?


Non piace a nessuno essere multato, ma se poi ci confrontiamo con la nostra coscienza, specie se l’infrazione c'è, dovremmo serenamente ammettere il nostro torto e convircerci che la legalità è una garanzia per tutti. La CEI definisce la legalità «insieme rispetto e pratica delle leggi». C'è solo un piccolo particolare che andrebbe chiarito, si riferisce a tutti, compreso chi amministra e soprattutto a chi deve fare rispettare le leggi.
Il mio rifiuto di accettazione verso una recente multa, che poteva essere evitata, però non mi trova convinto per la modesta cifra (28,70 €) né rassegnato, nonostante la mia ragionevole e avvertita premessa. E voglio argomentare perché.
Fronte- retro dello stesso cartello in Viale Fantuzzi.
Articolo 77, regolamento di  esecuzione del  c.d.s.




Mi colloco nella media degli automobilisti, tra quelli ligi al dovere. Infatti non ho mai preso una multa da trentanni a questa parte. L'altro ieri, però, ho svoltato dove un cartello indicava di procedere diritto e ho preso una sanzione. Il segnale è lì e nessuno può negarlo. Dunque, nulla Quaestio. Ma tornando a piedi sul luogo, mi sono domandato quale poteva essere stata la necessità che ha indotto il Comune a vietare la svolta a sinistra (davanti gli uffici della Questura) e mi interessava conoscere quali motivazioni avevano fatto deliberare quell'adozione. Ricordandomi che tutti siamo uguali di fronte alla legge, mi è venuto in mente di guardare se quel segnale stradale era stato posto legittimamente proprio lì. Sorpresa! Il retro del cartello non riporta quanto prescritto dal codice della strada e perciò non osserva l'obbligo ribadito da una recente sentenza di Cassazione. Dunque quel cartello potrebbe essere lì per una dimenticanza di una pregressa situazione di circolazione o per chissà  quale altro motivo. E' perciò nasce un dubbio di legittimità (o quasi una certezza!) per quel cartello, privo di numero e data dall'atto amministrativo che lo ha imposto.
Il dubbio dell'illegittimità lo suggerisce proprio la stessa circolazione che sembra illogica. I veicoli che provengono dalla Piazza Piloni, dalla Via Caffi e dalla Via Tissi, diretti verso la stazione ferroviaria, sono costretti a dirigersi verso un nodo semaforico, Piazza Cesare Battisti, già con un suo carico di traffico importante. Il flusso dal  Viale Fantuzzi verso la rotatoria, non sembra dettato apparentemente da alcuna evidente esigenza  se non quella di alleggerire il traffico di Via Volontari della Libertà, una via relativamente poco trafficata. Comunque, allo stato, il mio errore apparentemente non  giustificato, non può essere considerato sanzionabile se quel segnale stradale è e rimane illegittimo.
Facile anche porsi alcune domanda: perché un vigile proprio lì pronto a multare tutti senza nulla fare per evitare quell'infrazione? Esiste un motivo plausibile che ha indotto la sorveglianza urbana a reprimere proprio quella trasgressione senza se e senza ma? E ancora:  Si fa altrettanto per la sosta selvaggia in Piazza Duomo, per l’uso del cellulare in marcia, per la sobrietà in auto o per il superamento dei limiti di velocità?
 Nel caso, mi è sembrato di vedere archiviata una pedagogia di rapporto favorevole alla prevenzione, tra potere e cittadino. Forse, una multa a tutti i costi poteva essere evitata e non solo per me, ma anche per altri con ben altro valore educativo. Una sanzione amministrativa nel dubbio che lo strumento che l'ha determinata sia illegittimo solleva una questione tra potere e cittadino che si può semplificare ricordando il Marchese del Grillo: «io so' io (potere) e voi non siete un ca..o (cittadini)»
 Mi sia lasciato ancora dire, che più di una giusta multa quella contestata mi è apparsa come un pretestuoso balzello stocastico.
 Forse, un'azione costante preventiva, potrebbe andare meglio se si ha a cuore veramente la «legalità». Il vigile che ha multato la «pericolosa» mia deviazione si trovava in una posizione che bastava un semplice gesto per impedirmi  di svoltare, mentre invece ha lasciato che si compisse l'infrazione. Ha scelto! Anziché prevenire, é più comprovante reprimere. La preziona presenza di un vigile in strada, graditissima, non mi è apparsa in effetti come un meritevole servizio ma piuttosto come un “agguato” fatto apposta, per un ulteriore raschiamento del fondo del barile in nome e per conto del Comune, a spese di un qualsiasi malcapitato. Mi soffermo ancora, nella fattispecie dell'infrazione, per assicurare che trattavasi di uninnocua deviazione ad angolo retto con le dovute precauzioni, lungi dal rappresentare una pericolosa situazione fissa da scongiurare. Per finire, verrebbe spontaneo dire: da quale pulpito viene la predica!
Sì perché il Comune, diciamo, che predica bene ma, in casi come questo, razzola male. Al cittadino contesta, ripeto “giustamente”, le inosservanze, ma scorda che nell'educare alla legalità la prevenzione non va esclusa. La credibilità verso le istituzioni deve essere fondata su comportamenti ineccepibili ed esemplari, le leggi e i regolamenti valgono per tutti grazie alla Costituzione.
Per capirci, queste ultime mie osservazioni, che possono apparire impertinenti, scaturiscono dalla constatazione dall'illegittimità del segnale stradale posto nel tratto Viale Fantuzzi - rotatoria, il quale obbliga a proseguire, senza potere svoltare all'altezza della Questura, lungo la via dei Volontari della Libertà. Quel cartello, anche per una recente sentenza di Cassazione, rientra tra quelli non a norma di legge, in quanto privo dell'apposita dicitura che ne attesta la sua validità. Nella sentenza tra l'altro si ribadisce: «L 'obbligatorietà della prescrizione contenuta in un segnale stradale deve ritenersi condizionata alla legittimità del provvedimento amministrativo che l'ha imposta»
Giudicate voi!

Giuseppe Cancemi

venerdì 10 aprile 2015

CENTRI STORICI

Speriamo che le celebrazioni di Le Corbusier portino fortuna... 




In Europa si celebra quest'anno la figura del famoso "homme de lettres", Charles Edouard Jeaneret-Gris, meglio conosciuto come LE CORBUSIER.
Chissà se a Caltanissetta un qualche miracolo non metta in moto il recupero del centro storico?


giovedì 9 aprile 2015

Disneyland o centro commerciale dei poveri?

LA CARICA DEI 5000

Il centro storico non è disneyland e neanche il centro commerciale dei poveri. Piuttosto rappresenta l'anima, la cultura, la storia del genius loci, la traccia tangibile delle generazioni che l'hanno attraversato e il contesto della generazione in itinere. Eppure, non sembra bastare che tutti i fine settimana ci si lamenti di atti vandalici, inquinamento acustico e abbandono di rifiuti in ogni luogo. Anzi, ci si preoccupa di tanto in tanto di fare qualche “iniezione” di inquinamento atmosferico e acustico supplementare. Domenica ci saranno 5000 moto in piazza da (sic!) “benedire”.


Giustamente il Sindaco, rivolgendosi all'opposizione, manda a dire che vuole discutere di temi e non di “poltrone”. Vero! Poco e niente interessano ai cittadini gli “avvitamenti” su temi e problemi sempre di assetto, di piccole strategie di singoli, di minuscoli gruppi e di partito. Ci si dovrebbe ricordare, sempre, che la delega a governare data dagli elettori non può essere barattata come merce di scambio. Per primi gli abitanti del centro di Belluno, da tempo avvertono i disagi appena accennati ma anche come il cuore della città si stia lentamente degradando. Molti marciapiedi sono sconnessi, le piante esistenti pian piano si vanno diradando per gli annuali abbattimenti che finiscono col fare posto ai parcheggi. Via via si sta assecondando anche una tendenza che fa crescere il contingente di auto stanziali e circolanti nelle principali aree storiche della città, mentre il parcheggio Lambioi resta quasi sempre vuoto.
I temi su cui riflettere non mancano. A breve, per esempio, perché i “bolidi da ammirare” debbono essere mostrati in piazza dei Martiri e in via Loreto e non nello spazioso parcheggio Lambioi?
L'inquinamento, non è solo quello atmosferico ma anche quello più sottile spaziale e cromatico. Il caos tecnologico non va d'accordo con lo sfondo storico e i vari inquinanti come benzene, monossido e biossido di carbonio, etc. disseminati. E neanche con la salute pubblica!

Mi chiedo e chiedo agli amministratori, a proposito di candidatura della città di Belluno a smart city, a quale di questi fattori smart: economy, people, governance, mobility, environment, living appartiene questa manifestazione a base di gas di scarico e rumore? O forse quest'ultimi non vanno contabilizzati perché sono solo inevitabili “danni collaterali”?
Per concludere, sui temi che andrebbero affrontati per il medio e lungo termine, a solo scopo indicativo me ne vengono in mente alcuni. Il verde degli alberi, per primo, che annualmente diminuisce ad opera delle ferite delle capitozzature selvagge, senza alcun risarcimento (come promesso anni fa da altra amministrazione). Non meno degno di attenzione è lo spopolamento della città e in particolare del centro storico affiancato da una contemporanea assurda invenzione di nuovi volumi edificabili. E infine, per ultimo, ma non l'ultimo, penso al tema dimenticato che riguarda il le progettate modifiche della piazza dei Martiri non compatibili con i segni della storia.
Forse, mi rivolgo agli Amministratori della città, una generale revisione di quanto accennato nei temi ricordati andrebbe fatta, ma con molta umiltà e senso di servizio al “cittadino sovrano”.


Giuseppe Cancemi