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mercoledì 1 febbraio 2012

Maccalube: parco naturalistico



La mia opinione in merito...

Il fenomeno delle maccalube a Caltanissetta, appartiene ad una manifestazione di natura geologica. Si rivela tutte le volte che del gas metano (secco) attraverso le fessurazioni del sottosuolo riesce ad uscire all’esterno, trascinando il liquido fangoso che incontra nella sua risalita. Nei siti più reclamizzati di Aragona, in provincia di Agrigento, e a Caltanissetta nel nostro caso, solitamente il gas secco che emerge, trascina in superficie fango costituito da limo (argilloso) diluito da acqua. Quando avviene la fuoruscita di gas dal sottosuolo,  la deposizione di fango nel suo intorno tende a formare un cumulo che ricorda il vulcano: con la sua struttura a forma conica, con “bocca” al vertice che in cambio di fuoco emette fango.


Il pezzo pubblicato su “La Sicilia”  che chiama le maccalube di Caltanissetta “vulcanelli”, riferisce di un’approvazione  della Commissione Edilizia Comunale come atto d’impulso dell’Amministrazione,  una semplice variante urbanistica che era invece,  e resta,  un “atto dovuto”.
Modificare, già troppo tardi, la dissennata preesistente destinazione residenziale di quei luoghi a  "parco  naturalistico” , ha una sua validità ma non può essere spacciata come esercizio di buona politica territoriale.
I nisseni sanno da tempo remoto che quella zona di Caltanissetta si chiama “Terrapelata” (chissà perché …) e dunque la variante arriva senza infamia e senza lode. Ben venga comunque! Senza illudere però i nisseni. Un esempio di valutazione positiva dei luoghi interessati dallo stesso fenomeno, esiste da tempo (come già detto) in provincia di Agrigento, nella “Riserva Naturale delle Macalube di Aragona”. Quest'ultima, sappiamo, si rivolge ad un turismo di nicchia che di solito non muove molti visitatori, più propensi ad altri flussi turistici di massa.
 Per concludere, aggiungerei che la politica urbanistica si fa con atti coerenti, conseguenti, coraggiosi  e non con azioni episodiche e/o che non costano nulla.

martedì 31 gennaio 2012

Ricevo dal mio amico radioamatore Vittorio e volentieri pubblico...


EDI VA IN PENSIONE

In pensione le lampadine a incandescenza, ma quelle a risparmio energetico contengono tracce di mercurio.

Nel 2009 toccò alle lampadine da 75 W, poi a quelle da 100 W, dal primo settembre è il turno di quelle da 60. Dichiarate fuorilegge dall’Unione europea, presto non dovranno essere  vendute più nei negozi: i rivenditori possono solo esaurire le scorte precedentemente acquistate. Restano, dunque, quelle da 45 W, ma solo per qualche mese: secondo il regolamento della Commissione Europea n. 244/2009 del 18 marzo 2009 entro il 2012 dovranno sparire dal mercato tutte le lampadine a incandescenza. Al loro posto, lampadine alogene, fluorescenti compatte e a Led. In una seconda fase, dal settembre 2016, saranno ritirate dal mercato anche le alogene.

Le care vecchie lampadine a incandescenza, quelle con la piccola spirale in tungsteno all’interno del bulbo di vetro, hanno i mesi contati. Dal 1° settembre del 2012, infatti, le ultime rimaste in circolazione (con potenza da 25 a 40 watt) non potranno più essere prodotte. Secondo il programma previsto per tutta la Ue, dopo l’interdizione per le lampadine ad incandescenza (filamento di Tungsteno) da 100 e 75 watt, dal settembre del 2011 sono in pensione (Beate loro! Con i tempi che corrono!) le lampadine a incandescenza da 60 watt ed entro la fine del 2012 dovranno sparire quelle da 40 e 25 watt.
Queste lampade, le più energivore in assoluto, andranno così definitivamente in pensione, per la gioia dell’ambiente (Sarà poi vero? Speriamolo!), dopo un percorso iniziato nel 2009 - con l’addio alle colleghe da 100 watt - che si concluderà del tutto nel settembre 2016, quando verranno bandite anche le alogene a bassa efficienza (che funzionano secondo il principio di quelle a incandescenza ma hanno una traccia di alogeno nella miscela gassosa del bulbo).
Le lampadine ad incandescenza saranno dunque definitivamente sostituite da lampadine fluorescenti ad elevata efficienza energetica, e come quasi sempre si pensa, non saranno solo quelle del tipo fluorescente compatte (CFL).  In realtà, le CFL sono solo una delle tante possibilità, anche se sono molto diffuse grazie alle loro ottime prestazioni. Le lampadine fluorescenti compatte sono entrate in circolazione negli anni Ottanta e sono note, se di buona qualità, per la loro durata ed efficienza. A parità di emissione luminosa, una lampadina fluorescente compatta consuma fra il 65 e l'80% di energia in meno rispetto alle lampadine a incandescenza tradizionali. Le lampadine fluorescenti compatte presentano a volte un involucro esterno che nasconde i tubi riempiti di gas e le fa sembrare ancora più simili alle lampadine a incandescenza. Le CFL possono durare da 6000 a 15000 ore, a seconda del tipo e dell'uso che se ne fa, mentre le lampadine a incandescenza hanno una vita utile di sole 1000 ore circa. Grazie alla loro elevata efficienza e alla lunga durata di vita, le CFL faranno spendere meno.Occhio però alla qualità, diffidiamo di certi prodotti di dubbia provenienza!
Curiosità...
Un grande genio dimenticato dell'umanità Nikola Tesla e a cui dobbiamo molto, basti pensare al trasporto dell'energia elettrica su lunghe distanze che è stato reso possibile dall'introduzione del sistema di trasmissione in corrente alternata - CA - che Tesla ideò nel 1888. Ricordiamo che Edison contrastò - periodo conosciuto come la "guerra delle correnti" - con ogni mezzo per difendere la sua industria che si basava sulla corrente continua - CC - ; di Edison è l'invenzione della "sedia elettrica" con la quale intendeva dimostrare la pericolosità della corrente alternata. Il sistema Tesla è quello utilizzato nelle case di tutto il mondo di oggi. E per ritornare al tema trattato, per chi pensa che le lampade fluorescenti che stanno sostituendo la lampadina ad incandescenza sia invenzione recente sappia che già quarant'anni prima che l'industria ne commecializzasse l'uso, Nikola Tesla nel suo laboratorio sviluppo, produsse e utilizzo con successo lampade fluorescenti. All'Esposizione Universale del 1893 -World Columbian Exposition - a Chicago, Tesla usò per primo insegne al neon e suo è l'intero progetto e realizzazione dell'impianto di illuminazione che venne usato durante quella esposizione (furono esposti le lampade luminescenti di Tesla (progenitrici delle lampade al neon) e i bulbi a singolo nodo. Sempre di Tesla è quell'elemento decorativo che è stato molto in voga negli anni ottanta: la lampada al plasma. La lampada al plasma è stata inventata da Nikola Tesla nel corso delle sue sperimentazioni su correnti ad alta frequenza in tubi a vuoto in vetro, finalizzate allo studio di fenomeni alle alte tensioni. Tesla chiamò questa sua invenzione "tubo a scarica di gas inerte".
Lampadina di Edison addio...
Più che parte della vita quotidiana, la lampadina ad incandescenza è un simbolo entrato nella storia umana, nell’immaginario e nei modi di dire. La lampadina ad incandescenza, quella con il classico filamento a zig zag: il simbolo di qualsiasi idea nuova, per non parlare della testa di Edi l’assistente robotico di Archimede Pitagorico nella saga Disney (in originale Little Helper - Piccolo Aiutante). Introdotto per la prima volta nel 1956, Il suo aspetto è quello di un piccolo robot con una lampadina come testa. Emette solamente ronzii incomprensibili per chiunque non sia Archimede, è molto esperto, ma spesso ha la testa tra le nuvole, e perde rapidamente l’attenzione. Edi, l’aiutante di Archimede Pitagorico, personaggio immaginario dei fumetti e cartoni animati Disney, creato da Carl Barks sulle pagine di Walt Disney’s Comics and Stories, prima apparizione maggio 1959, è un personaggio dalle fattezze di un gallo antropomorfo alto e con la capigliatura bionda, inventore pressoché a tutto campo. Le sue invenzioni sono molto ricercate dagli abitanti di Paperopoli e soprattutto dall’illustre magnate Paperon de Paperoni. Suo nonno fu Cacciavite Pitagorico e suo padre Fulton Pitagorico, Edi è l’aiutante e Newton il nipote. È l’unico a conoscere l’identità di Paperinik (al quale fornisce l’attrezzatura).

Edi, l'aiutante di Archimede Pitagorico, sta per iniziare l’ultima avventura...
La vecchia cara lampadina, bollata come sprecona, che ebbe come inventore, oltre il famoso Edison, anche l’italiano Alessandro Cruto (Piossasco, 24 maggio 1847 - Torino, 15 dicembre 1908) - il nostro completò l'invenzione della sua lampada ad incandescenza cinque mesi dopo Thomas Edison - sparirà gradualmente dalle notti di gran parte del mondo occidentale. L’Unione Europea è stato il primo organismo ad aver avviato il processo di messa al bando delle lampade di vecchio tipo, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i consumi elettrici dovuti all’illuminazione delle nostre case.

73' de Iw1pue, Luciano
Genova, 11 gennaio 2012

giovedì 19 gennaio 2012

Le mie foto (3)



Meraviglie... della natura

Un Albero...

Un Uccello ...

Il Mare

I Sassi



Oops!

Muro... colonizzato

Isolabella (nel Mare di Taormina)

Le mie foto (2)


SICILIA

MODICA (RG)
MODICA (RG)

SUTERA (CL)

Le mie foto (1)



BELLUNO e AGORDO


BELLUNO - Porta Rugo
AGORDO - Costruzione faccia a vista
AGORDO - Insegna

mercoledì 18 gennaio 2012

Progetto Natura





Valle del Fiume Imera Meridionale


Affluente del Fiume Imera Meridionale

CENTRO STORICO E ANTENNE

BELLUNO E L'ELETTROSMOG

Della nuova ondata di antenne per telefonia mobile (il cellulare, per intenderci) che si prevede a breve, è bene parlarne perché non può e non deve passare inosservata lasciando le cose come stanno. Si pronostica che oltre ventimila nuove antenne si riverseranno sul territorio italiano. E di queste, quante ne toccheranno a Belluno?  Non sappiamo! Si può solo anticipare che finiranno su balconi, terrazzi, cortili e giardini e che due istituti autorevoli (l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) preventivamente segnalano la possibilità che si alzi la soglia del rischio di ammalarsi di cancro.  Infatti, gli attuali  limiti posti agli impianti di telefonia, fonti di elettromagnetismo, sono stati aumentati da una recente legge fino al 70%. L’evoluzione tecnologica dei nuovi telefonini, proiettata verso un sempre più rapido collegamento con internet, ha immesso sul mercato un’altra generazione (4G) di apparecchiature: la quarta. I gestori della telefonia mobile sono pronti ad assecondarla, ognuno con propria antenna in nuovi siti, non potendo utilizzare gli attuali al limite delle emissioni consentite. È in gioco la soglia precauzionale dei 6V/m che rischia di saltare.  Se i Comuni non si “attrezzeranno”, si rischia il far west delle antenne e un aumento incontrollato di nuove emissioni a danno degli obiettivi di qualità, che ogni Comune dovrebbe avere già adottato.
Questa attesa nuova espansione di antenne sul territorio, è foriera di altra diffusione di elettrosmog, e complica la non facile difesa degli abitanti dalle radiazioni non ionizzanti che, se non già affrontata prima, ora diventa non più eludibile. Ciò a cui bisogna stare attenti, è il potenziamento (interazione) di più emissioni in contemporanea.
Tutti i Comuni da tempo, già per il principio di precauzionalità, avrebbero dovuto modificare il regolamento edilizio per dare posto a norme riguardanti la collocazione di antenne con relative SBR (Stazioni Radio Base) comprese.  Queste norme, non più rinviabili, hanno lo scopo di proteggere in prima istanza le cosiddette aree sensibili alle radiazioni come: scuole, strutture sanitarie, istituti per anziani, etc. e secondariamente i beni culturali da un sicuro quanto deleterio impatto visivo.
Per fortuna, le radiazioni non ionizzanti (diffuse dalle antenne in questione) non si accumulano, diversamente dalle ionizzanti provenienti dal nucleare, più critiche. Quindi, l’esposizione se avviene per tempi brevi, anche ripetuti, non è pericolosa quanto quella delle radiazioni nucleari. C’è solo da temere per una eventuale esposizione oltre i prescritti valori di attenzione, prolungata nel tempo.
Spetta dunque ai Comuni il compito di rivedere/fare un regolamento ad hoc o aggiungere uno o più articoli all’esistente regolamento edilizio per  predisporre, prevenire e regolare l’avvento della banda larga che tuttavia è alle porte.
Regolamentare la collocazione di nuove  e vecchie antenne, comunque, non avrà il solo scopo di proteggere la salute dall’elettrosmog, ma anche quello di ovviare la collocazione di nuovi elementi intrusivi in prossimità di beni culturali e ambientali, la cui percezione visuale ne risulterebbe sicuramente disturbata.

Giuseppe Cancemi
 ***

Cercando e ricercando nel sito del Comune di Belluno all’indirizzo:
http://edilizia.comune.belluno.it/impianti-di-telefonia-mobile
ho trovato dei documenti che si riferiscono ad una: VARIANTE  AL  PRG relativa  agli  impianti  di  telefonia  mobile approvata dal C.C. in data 28.1.2002 con deliberazione n.2.  La  Variante  al  Piano  Regolatore  Generale consta dei  seguenti elaborati:
.  Relazione
.  Norme di attuazione
.  Tavola  A  1 :20.000
.  Tavola  B  1 :20.000
.  Tavola  1  1 :5.000
.  Tavola  2  1 :5.000
.  Tavola  3  1 :5.000
.  Tavola  4  1 :5.000
.  Tavola  5  1 :5.000
.  Tavola  6  1 :5.000

Negli elaborati sono rappresentati i luoghi di maggiore sensibilità e i posti dove è possibile installare gli impianti di telefonia mobile.

Curioso che nelle norme di attuazione si rassicura che: “ La  presente  Variante  non  altera  in  alcun  modo  gli  indici  di  edificabilità,  le  modalità  di calcolo  dei  parametri  urbanistici  e  le  destinazioni  d'uso  ma  interviene  nell'individuazione delle  aree  idonee  all'installazione  degli  impianti  e dei  siti  nei  quali  è esclusa  o  limitata.”
 Nel complesso, dagli elaborati, non sembrano emergere le legittime preoccupazioni del rischio elettrosmog e, in proiezione, le precauzioni da adottare per una possibile insidia che può manifestarsi con l'intensificarsi delle stazioni radio base e relative antenne.
Ciò che andrebbe fatto precauzionalmente, a mio modesto parere, per prevenire un inquinamento elettromagnetico, riguarda la conoscenza diffusa dei dati e le misure da adottare per contenere il rischio.

A tale scopo servirebbe:

-   una capillare conoscenza di tutte le stazioni emittenti già installate con relativi  lobi di radiazione delle antenne e loro potenza irradiata (isoonde);
-    un monitoraggio (osservatorio) sull’incidenza delle malattie tumorali, specialmente infantili, effettuato dal presidio sanitario ospedaliero;
-    un costante impegno d'informazione periodica (internet, chiosco, TV, ecc.) per i cittadini, che consenta di verificare gli obiettivi di qualità programmati;
-    quali misure di cautela generale e quali obiettivi di qualità si vogliono perseguire (mediante rilevamento con sensori nei punti sensibili e a campione nelle varia parti del territorio urbano);
-  quali prescrizioni, incentivazioni e/o migliori tecnologie adottare per diminuire il rischio da elettrosmog.

Giuseppe Cancemi



mercoledì 11 gennaio 2012

MASTERPLAN di Cavarzano - Belluno



Belluno, proprio nei giorni scorsi, lamentava un saldo naturale negativo. Una differenza tra nati vivi e morti da una cifra, ma che denuncia una diminuzione della popolazione, nonostante un costante flusso immigratorio  favorevole al saldo sociale sino al 2009. Contemporaneamente, si parla di espandere l’edilizia nell’abitato di Cavarzano.  E qualcuno  a quest’ultimo annuncio, attraverso la stampa, lamenta l’inopportunità temporale del Masterplan per Cavarzano data la criticità del settore edilizio,  leggendo nella  urbanizzazione  una inadeguatezza  stradale e definendo l’intervento una nuova cementificazione.
 Incuriosito, ho dato un’occhiata al Masterplan del Comune e rilevo, che si tratta di un “programma costruttivo” senza infamia e senza lode. Escursus storico dell’area di sviluppo edilizio, alcune note che pomposamente si esprimono in termini di “pianificazione”,  “sostenibilità ambientale”, qualità della vita” ma stringi stringi il vero e unico scopo, in soldoni, si rivela nei metri cubi da costruire e a chi inizialmente (tra pubblico o privato) dovrà provvedere alle  opere di urbanizzazione, alla viabilità, al verde e ai parcheggi prima che i volumi prendano il via. Nella relazione del Masterplan sono assenti i cittadini, destinatari di questa progettualità tutta protesa a ricavare nuovi volumi edilizi e poco accorta al vero e proprio insediamento delle persone presenti e future.  Si dà via libera a nuove costruzioni senza un minimo di analisi sociale, economica ed abitativa. Tanto per citarne qualcuna, per esempio: quale rapporto esiste tra insediati attuali e futuri  di Cavarzano  e standard residenziali?  Si conoscono i fabbisogni abitativi della città e in particolare quelli espressi /da destinare a Cavarzano, diciamo per i prossimi vent’anni?  Quanto inciderà a Belluno la presenza crescente di stranieri non più fenomeno temporaneo?
Masterplan come operazione a supporto dell’economia  è un “pannicello caldo” anche per il settore dell’edilizia che ha bisogno di stabilità e continuità.  Le ondate di nuove costruzioni  edilizie non giovano all’economia complessiva di una comunità che agisce con prospettive di lunga durata, come dovrebbero essere quelle di una politica di sviluppo sostenibile. Si movimentano risorse sì ma per poco tempo,  mentre si aumentano gli squilibri faticosamente raggiunti  da anni di adeguamento e adattamento.
Il settore edilizio è un importante elemento del sistema produttivo locale e Cavarzano rappresenta una parte del territorio che andrebbe ricucita alla città tutta. Un intervento a solo scopo edilizio senza un progetto di sviluppo economico e sociale complessivo e sistemico, rappresenta un episodio che complica i rapporti spaziali, volumetrici e relazionali.  Si presenti dunque ai cittadini, non un prodotto confezionato più o meno bene ma un articolato studio che cataloghi bisogni, aspettative, risorse e linee di ipotizzate direttrici di sviluppo sistemico, che facciano comprendere perché e come l’area di Cavarzano entra nella progettualità territoriale complessiva. E tutti saremo più contenti!

lunedì 26 dicembre 2011

Giusto tassare i beni della chiesa





Rai uno: una suora in trasmissione ci informa che con il costo di una scatoletta di CIBO PER CANI si SFAMA UN BAMBINO in un paese del terzo mondo... Io la informo che con il pagamento dell'ICI su ......tutti i beni immobili del Vaticano presenti sul suolo italiano e con la dismissione dei beni del Vaticano e dello IOR si sfamano tutti i bambini e tutti i randagi del mondo. IL VATICANO NON PAGA ICI, IRPEF, IRES, IMU, TASSE IMMOBILIARI E DOGANALI, MA NEANCHE GAS, ACQUA E FOGNE... E' TUTTO A CARICO DEI CONTRIBUENTI ITALIANI... Possiede quasi il 30% del patrimonio immobiliare Italiano e con l'8 per mille toglie quasi 1 Miliardo di Euro all'anno all'Italia...
 
Tassare la Chiesa e i suoi possedimenti in Italia é giusto per gli Italiani.

sabato 24 dicembre 2011

Leandro scrive...

Museo Archeologico Regionale di Gela (CL)




Quest'immagine dimostra tre cose: 

1) la SVASTICA è un'invenzione dei Greci e non, dunque, un prodotto originale di quel paranoico di Hitler;

2) il SIMBOLO della Lega Nord è un antico simbolo mediterraneo - quindi i leghisti si sono appropriati spudoratamente di un simbolo dei meridionali;

3) il numero 17... porta sfiga. 



mercoledì 21 dicembre 2011

Attenzione a ciò che beviamo!


Acqua, cloro e trialometani


La moda e forse più semplicemente il consumismo indotto dalla pubblicità, stimolano in noi dei bisogni che non sempre corrispondono a vere necessità. L’acqua, per esempio, proprio in una città come Belluno ricca di falde freatiche, dove l’erogazione idrica è costante, la qualità buona è garantita dalle autorità locali preposte, viene lo stesso in parte snobbata, per un consumo alternativo proveniente dalle acque minerali dei supermercati.
Viene automaticamente da pensare: gli acquirenti dell’acqua imbottigliata sono consumatori acritici o, nonostante le attestazioni di potabilità, non si fidano della distribuzione idrica locale? 
Effettivamente le lagnanze di questi giorni, per l’acqua dei rubinetti bellunesi che odora di cloro, avvertono di un fastidio olfattivo e di un disagio, che aumenta la mancanza di fiducia. I suggerimenti elusivi che vengono dal BIM GSP, non sembrano rassicurare.
Nessuno ci dice, per esempio, che il cloro immesso per la disinfezione idrica, si combina con altri elementi provenienti dalle sostanze organiche presenti naturalmente nell’acqua, con i quali forma i trialometani, ritenuti composti nocivi per la salute se in eccesso.
Allora forse, la pulsione che spinge il cittadino a sobbarcarsi l’onere di  pesi e costi aggiuntivi al quotidiano è più dettata da una precauzione che non da consumismo o moda.  Il cloro additivato come disinfettante, se da una parte ci garantisce la potabilità microbiologica, dall’altra, pare formi dei composti a volte tossici, e tra questi i trialometani, componenti sconosciuti ai più, nocivi alla salute. Il timore è presente da qualche tempo sia in Italia che all’estero ed è confermato da ricerche di Greenpeace.
La necessità di sapere se a Belluno i trialometani sono controllati secondo i valori guida, credo interessi tutti i cittadini, e forse, sarebbe il caso che le informazioni sulle acque che beviamo, fossero le più recenti possibili e non limitate ai parametri solo utili alla pubblicistica.
Sappiamo che si ricorre al cloro massimamente per le acque superficiali e Belluno utilizzando per il suo approvvigionamento idrico, in gran parte acque non superficiali, e dunque meno soggetta al fenomeno dei trialometani. Ciò nonostante, una rassicurante diffusione di dati sui composti organo-alogenati e/o un trattamento alternativo (raggi ultravioletti e acqua ossigenata), ai fini della potabilità dell’acqua dei rubinetti, rassicurerebbe e aiuterebbe tutti per una scelta più consapevole e non consumistica del prezioso liquido.

Giuseppe Cancemi

"Valore guida La OMS ha stabilito i seguenti valori guida: cloroformio 300 µg/L, bromoformio 100 µg/L, dibromoclorometano 100 µg/L, bromodiclorometano 60 µg/L. La Dir. 98/83 CE ed il suo recepimento il D.Lvo 31/2001e s.m.i hanno fissato un valore di parametro di 30 µg/L, espresso come somma delle concentrazioni di composti specifici (i composti specifici sono: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano)."