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lunedì 27 agosto 2012

Il segnale acustico dei semafori








 


 



Comunicazione del Comune di Belluno (non vista da me) sul suo sito:
LA NUOVA PRENOTAZIONE AI SEMAFORI PER IL PASSAGGIO PEDONALE

Data:
09/08/2012 15:33
Oggetto:
Nuovo impianto semaforico incrocio via Segato, istruzioni per l'uso
Descrizione:
Da qualche settimana è stato ultimato l'intervento di manutenzione all'impianto semaforico denominato “Delle Alpi” all'incrocio delle vie Segato, Fantuzzi, Tissi e Tasso, per un importo dei lavori di € 5.447.

Come già nell'adiacente impianto semaforico della stazione, sono stati sostituiti i vecchi dispositivi di richiesta e dispositivi sonori per ipovedenti con apparecchiature omologate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (secondo quanto previsto dall'art. 6.4 del D.P.R. 24 Luglio 1996 n.503, dal codice della Strada art. 41 comma 5 e dal suo Regolamento di esecuzione e di attuazione Art. 162 comma 5).

Il nuovo semaforo, predisposto per la regolazione del segnale acustico per non vedenti, ha dei dispositivi leggermente diversi dai precedenti, che hanno causato qualche perplessità tra gli utenti. Ecco una breve descrizione di come funziona l'impianto.

Il dispositivo di richiesta è rivolto a due tipologie di utenza, i normali pedoni e i non vedenti. La richiesta effettuata dai normali pedoni (pulsante giallo tondo) viene segnalata al regolatore introducendo nel ciclo semaforico la fase pedonale prenotata.
La richiesta effettuata dai non vedenti viene invece attivata attraverso un pulsante personalizzato posto nella parte inferiore del dispositivo (che nella foto non si vede).
La richiesta di prenotazione viene confermata con l'accensione dei led verdi in fronte al dispositivo per i normali pedoni e con una segnalazione acustica di conferma per la prenotazione del non vedente.


Il dispositivo di emissione del segnale sonoro di via libera si attiva solo per la prenotazione dei non vedenti ed è composto da:
dispositivo che provvede all’emissione del segnale acustico di via libera con 60 impulsi sonori al minuto per la fase di verde pedonale e 120 impulsi sonori al minuto per la fase di giallo.
Sensore per la rilevazione del rumore di fondo per la regolazione automatica del volume dell'impulso sonoro.

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Mie annotazioni personali

Lungi da me il volere continuare la questione per spirito polemico. Mi preme però solo rilevare che i termini delle risposte datemi, mi suonano come il “latinorum” di Don Abbondio.  Nulla da eccepire sugli standard consolidati dei semafori.  Mi incuriosisce solo la logica che sottende la spiegazione che mi è stata data.
È  fuori dagli standard consolidati, per esempio, una semplice iscrizione in “Braille” sullo stesso pulsante, dei cosiddetti “normali”, come unico comando?  In quanto ai cittadini che segnalano la superfluità del  segnale acustico, e se avessero gli stessi cittadini segnalato che gli scivoli dei marciapiedi sono anch’essi superflui, il Comune li avrebbe rimossi?

Ad onor del vero il Comune questo dispositivo di comando, concepito per due usi che discriminano - con o senza accompagnamento acustico la via libera per i passanti - non c'entra niente. Semmai c'entra il Ministero Infrastrutture e Trasporti che per ottemperare alla legge sull’inquinamento acustico (senza riflettere sul problema reale) ha omologato un unico dispositivo, in Italia, con queste assurde caratteristiche. L'ingegnoso (si fa per dire) dispositivo in discussione divide la pulsantiera in due opzioni :una frontale e l’altra immediatamente a 90 gradi (sotto). Inutile complicazione per l’abbattimento dei rumori che sono ben altri e fastidiosa divisione tra chi è ipovedente e chi no. Le leggi in materia (codice della strada e legge quadro sull'inquinamento acustico) non hanno nulla a che vedere con la scelta di separare delle due diverse prenotazioni mediante pulsantiera.

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Alfabeto Braille

domenica 26 agosto 2012

Patto dei Sindaci


Alternative nel governo locale per città sostenibili se vogliamo salvare il Pianeta Terra

 

Leggendo la notizia che si vuole coprire il ghiacciaio perenne della Marmolada, per salvarlo dallo scioglimento fa venire  in mente tanti altri segnali altrettanto allarmanti come per esempio quelle che seguono.

Una riguarda il pianeta Terra nel suo essere la madre di tutto. Per quest’anno, è stato conteggiato che abbiamo già consumato tutta la sua  rendita e che da questo momento stiamo intaccando il “capitale fisso”. Altro allarme per  noi ospiti di questo nostro pianeta che ci comportiamo come i passeggeri del Titanic: stiamo ballando, mentre la nave affonda. Se questo non basta abbiamo anche la siccità, la violenza delle precipitazioni con i suoi danni e la impossibilità dell’uomo, nonostante i suoi portentosi mezzi, di poter contenere e trattenere sulla terra (perché necessarie)  queste ingenti quantità idriche che si riversano in breve tempo in mare. O  sapere che uno degli scienziati che ritenevano le previsioni per un futuro del la Terra troppo catastrofiche, ora si dichiara pentito perché secondo lui le cose vanno peggio.  Questi segnali non sono più segnali e basta, sono oramai avvertimenti che non possiamo più far finta di niente e continuare a comportarci come prima, peggio di prima.
Anche nel microclima di un territorio come quello bellunese le cose non vanno meglio. La primavera del 2012 è trascorsa con l’allarme siccità che ci ha fatto conoscere un fenomeno poco presente nel territorio. Le tradizionali Fontane pubbliche, per qualche tempo hanno sospeso la loro erogazione e la città ha dovuto fare i conti con una carestia d’acqua a cui non era abituata. L’estate, ha fatto conoscere ai bellunesi anche temperature torride, solitamente di altre latitudini più a Sud.
“Come è noto, la lotta al cambiamento climatico è una priorità assoluta per l’Unione Europea, che a tal fine, è impegnata a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, aumentando nel contempo del 20% il livello di efficienza energetica e del 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. 


I governi locali occupano molti edifici il cui utilizzo implica un sostanziale consumo di energia per il riscaldamento, l’illuminazione, ecc. L’introduzione di specifici programmi ed azioni può portare ad ottimi risultati in termini di risparmio energetico negli edifici pubblici. Le amministrazioni locali forniscono anche servizi ad alta intensità energetica, quali il trasporto pubblico e l’illuminazione stradale, settori ove interventi di miglioramento possono essere certamente effettuati. Decisioni strategiche riguardanti lo sviluppo urbano (ad esempio, evitare uno sviluppo scomposto e non organico) possono aiutare a ridurre la domanda energetica nel settore dei trasporti. I comuni hanno spesso il ruolo di regolatori, ad esempio fissando standard energetici o regolamentando l’introduzione di sistemi ad energia rinnovabile negli edifici, hanno inoltre un ruolo importante nell’informare e motivare i cittadini residenti, i professionisti e gli altri stakeholder locali su come poter utilizzare l’energia in maniera più intelligente.”
Belluno cosa aspetta per aderire al cosiddetto Patto dei Sindaci che è uno strumento europeo con la finalità di promuovere il ‘Covenant of Mayors’, sostegno agli enti locali nell’attuazione delle politiche nel campo dell’energia sostenibile.

sabato 25 agosto 2012

La città e il colore


Per spiegare il perché, anche se lentamente, si  va diffondendo la cultura delle città coloristicamente regolamentate, una breve premessa sulla percezione retinica di una qualsiasi immagine va ricordata. Rivolgendo lo sguardo a quanto la natura o l’opera dell’uomo ci mostrano, è possibile cogliere come prima sensazione immediata, una percezione sensoriale della cromaticità e della spazialità di ciò che osserviamo in quel preciso istante.  I colori che vengono a distinguersi, sono l’effetto di molti fattori ma principalmente di un fenomeno che la fisica spiega, grazie a Newton, con una disciplina detta luce in cui fa riferimento ad una porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano. In poche e semplici parole, ciò che vediamo di colorato, verso quello che guardiamo, è una riflessione parziale del fascio di luce incidente sull’oggetto osservato. I colori sono anche frutto della quantità di luce.  In assenza di luce nulla è visibile ai nostri occhi. Ciò posto, allora quanto personalmente vediamo  è effetto di oscillazioni elettromagnetiche di varia lunghezza d’onda, che però vengono influenzate da vari altri fattori. Esperienza, cultura, sensibilità, emotività, educazione alla visione  sono elementi che concorrono alla formazione di una opinione sull’insieme dei colori e sulle sensazioni che vengono trasmesse all’osservatore.  Calandoci ora nella realtà coloristica che accompagna la nostra vita di inurbati,  rivolgendo il nostro interesse all’idea di un cosiddetto piano del colore, possiamo rilevare che stiamo parlando di città: una tavolozza dinamica di colori che cambiano in continuazione.  
Negli insediamenti  storici e non,  il decoro urbano nel rispetto di una tradizione coloristica giustificata dalla storia e dalla cultura, sono quel quid che crea un valore aggiunto al luogo. Spesso, il degrado degli immobili, fa da distrattore  nell’immagine coloristica che colpisce nell’insieme  un impianto storico della città.
Le città, per questa sensibilità verso un’immagine urbana, in cui i colori vanno raccordati con la storia e la cultura,  viaggiano un po’ in ordine sparso. Tentano autonomamente di darsi delle regole, allo scopo di impedire nei centri storici e zone limitrofe, preferenze e accostamenti cromatici temerari e/o  arbitrari nonché scelte ampiamente discrezionali.
 In Italia di pianificazione del colore urbano se nei parla sin dalla fine dagli anni ’70, con il piano di Torino di G. Brino che però, nel tempo a seguire, non ha prodotto molti adepti.  Nel Veneto, in assenza di un indirizzo normativo regionale in materia, qualche amministrazione locale come Padova e Castelfranco e forse qualche altro Comune ,senza parlare formalmente  di piano, si sono dati delle regole in merito. Anche Belluno,  mi risulta, che il Comune, in centro storico, esercita un certo controllo, con apposita rappresentanza in cantiere, al momento della scelta coloristica. Come casuale  ed episodico testimone in un cantiere del centro storico, però, non mi sono apparse chiare a quali regole riferisse la sua alta sorveglianza.  Nel caso, le più visite in cantiere in questi giorni, fatte  dal tecnico comunale, sono servite per raggiungere, mediante provini, un accordo su quel punto di giusto di grigio (non color cemento) ricercato da questo pubblico funzionario. Argomenterei, a proposito di tale richiesta, che la piccola questione, ha tutto l’atteggiamento di altri tempi.  Da “commissione di ornato” . Per la cronaca, l’edificio oggetto della sottigliezza cromatica, è una costruzione degli anni ’50, realizzato in centro storico. Quando in Italia il cemento “faccia a vista” andava di moda.

Comunque, credo che le regole in questo caso e sempre, servano a non stravolgere la storia che accompagna ogni manufatto. Le  stratificazioni edilizie  sono pagine di storia urbana e non sarà il grigio cemento, se ben dosato nei ritmi del contrasto cromatico, a mutare l’ornato di quell’ambito cittadino.
Giustamente gli  architetti veneti, in un atto di indirizzo, hanno posto alcuni paletti per  gli ordini, sulle “radici nella storia” e sulle “tracce cromatiche-decorative di particolare interesse presenti sul territorio” come punto di avvio delle scelte cromatiche in città.
Personalmente aggiungerei che le regole vengono concepite per ridurre al minimo la discrezionalità e per avvicinarsi all’oggettività e alla condivisione.

Giuseppe Cancemi