martedì 26 giugno 2012
lunedì 25 giugno 2012
Furto o smarrimento del cellulare? No problem!
Istruzioni per bloccare l’uso
dopo il furto o smarrimento.
Dal 1 luglio 2004 è, infatti, entrato in vigore l'accordo tra i gestori nazionali di telefonia mobile per rendere inutilizzabile il telefono cellulare anche se si cambia la scheda telefonica (SIM card). L'operazione è possibile in quanto ogni telefonino possiede un codice identificativo: l'IMEI (International Mobile Equipment Identity), composto da 15 cifre, che è riportato su di una etichetta all'interno del telefonino (di solito, sotto la batteria) o sulla scatola originale dello stesso. In ogni caso, lo si può visualizzare digitando sulla tastiera del telefonino: *#06#.
Nel caso non sia
stata conservata la confezione del telefonino o non si sia memorizzato il
codice IMEI, l'Operatore può rintracciarlo nei propri archivi attraverso i
numeri di telefono chiamati dal telefonino rubato o smarrito; in tal caso,
vengono di solito richiesti quattro numeri di telefono chiamati abitualmente. Il
codice IMEI viene inviato al Gestore di cui si sta usando la sheda
telefonica
all'accensione del cellulare e all'inizio di ogni telefonata effettuata.
L'unico componente "riciclabile" è la batteria il cui valore è troppo esiguo per giustificare il furto o per indurre in tentazione chi trova un telefonino ad appropriarsene.
Tale sistema, quindi, consente di proteggere il valore dell'investimento effettuato dall'utente; i nuovi telefonini, infatti, soprattutto se dotati di accessori come display a colori e fotocamera, hanno un costo non proprio irrilevante. Oltre al valore commerciale del telefono cellulare, c'è da considerare il valore del patrimonio di informazioni memorizzate nel telefonino e nella SIM card: numeri di telefono di altri cellulari (dei quali spesso non si possiede una copia e che può essere difficile riottenere), messaggi SMS contenenti informazioni importanti, fotografie cui si assegna un particolare valore emotivo, appuntamenti e altre informazioni che è oggi possibile memorizzare nei moderni telefoni cellulari, ormai veri e propri computer portatili. Altra azione svolta dall'ANUIT riguarda i rapporti con i Costruttori dei telefonini: i più moderni (e, quindi più costosi ed appetibili per i ladri) hanno il codice IMEI non modificabile; quindi il blocco risulta assoluto. Non è ancora facile trovare le istruzioni per richiedere il blocco del telefonino (o lo sblocco, se viene recuperato); pertanto si sintetizza cosa deve fare il Cliente di ciascun Gestore mobile per attivare le prestazioni previste dal servizio.
Clienti TIM
Occorre disporre del
Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la scatola originale o non sia stato
annotato, TIM può individuare il codice fornendo quattro numeri di telefono
chiamati abitualmente.
Prima di chiedere il blocco del telefonino, bisogna presentare, in caso di furto, denuncia alle competenti Autorità.
In caso di smarrimento è sufficiente trasmettere un modulo debitamente compilato, che si configura come autocertificazione. (Modulo per privati - Modulo per Aziende) http://www.anuit.it/imeitimp.pdf
Prima di chiedere il blocco del telefonino, bisogna presentare, in caso di furto, denuncia alle competenti Autorità.
In caso di smarrimento è sufficiente trasmettere un modulo debitamente compilato, che si configura come autocertificazione. (Modulo per privati - Modulo per Aziende) http://www.anuit.it/imeitimp.pdf
occorre allegare:
- denuncia alle
competenti Autorità (nel caso di furto);
- copia di un documento identità.
- Una volta compilato
il modulo, occorre inviarlo, unitamente ad una copia di un documento di
identità, ad uno dei seguenti numeri verdi fax (l'invio è gratuito):
- per Clienti privati
800600119
- per Aziende
800423131
oppure via Posta:
- per Clienti
privati: TIM - Servizio Clienti Casella Postale 500 88911 Crotone
- per Aziende: TIM -
Servizio Clienti Casella Postale 333 88900 Crotone
se si torna in
possesso del telefonino o lo si ritrova, si può chiedere di sbloccarlo inviando
a TIM il modulo
sopra indicato, barrando la casella "sblocco" e allegando la seguente documentazione:
sopra indicato, barrando la casella "sblocco" e allegando la seguente documentazione:
- denuncia di
ritrovamento;
- copia di un
documento identità.
- per qualsiasi
informazione o richiesta di aiuto si può chiamare il 119 o, per i Clienti
Azienda il numero verde Business 800 846 900.
Clienti VODAFONE
Occorre disporre del
Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la scatola originale o non sia
stato annotato, Vodafone può individuare il codice fornendo quattro numeri di
telefono chiamati abitualmente utilizzando l'apposito Modulo. Il Codice IMEI sarà
inviato tramite posta, fax oppure e-mail.
In caso di furto, occorre sporgere denuncia all'Autorità di pubblica sicurezza e inviane una copia al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651. Nella denuncia deve essere riportato il codice IMEI del telefono che si desidera bloccare.
In caso di furto, occorre sporgere denuncia all'Autorità di pubblica sicurezza e inviane una copia al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651. Nella denuncia deve essere riportato il codice IMEI del telefono che si desidera bloccare.
Occorre
poi trasmettere un modulo debitamente compilato, che si configura come
autocertificazione. (Modulo
per privati o Aziende),
allegando copia di un documento identità, al Servizio Clienti Vodafone al
numero di fax 800.034.651.
In caso si ritrovi del cellulare:- se era stata sporta
denuncia, occorre rivolgersi all'Autorità di pubblica sicurezza per sporgere
una contro denuncia e inviane una copia al Servizio Clienti Vodafone al numero
di fax 800.034.651. Nella denuncia, deve essere riportato anche il codice IMEI
del telefono che si desidera sbloccare.
- se era stata effettuata una autocertificazione per furto o smarrimento, occorre compilare e firmare il suddetto "modulo di richiesta blocco/sblocco IMEI per furto o smarrimento" specificando il numero IMEI del telefonino, allegare una fotocopia di un documento d'identità e inviare i documenti sopra elencati al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651
- se era stata effettuata una autocertificazione per furto o smarrimento, occorre compilare e firmare il suddetto "modulo di richiesta blocco/sblocco IMEI per furto o smarrimento" specificando il numero IMEI del telefonino, allegare una fotocopia di un documento d'identità e inviare i documenti sopra elencati al Servizio Clienti Vodafone al numero di fax 800.034.651
Clienti WIND
Occorre compilare il modulo
di autocertificazione
contenente, tra l'altro, il Codice IMEI. Nel caso non sia stata conservata la
scatola originale o non sia stato annotato, WIND può individuare il codice
fornendo quattro numeri di telefono chiamati abitualmente.
Occorre allegare
copia di un documento identità.
Una volta compilato
il modulo, occorre inviarlo, unitamente ad una copia di un documento di identità,
ad uno dei seguenti numeri verdi fax (l'invio è gratuito):
- (cliente consumer)
800 915 844
- (cliente corporate)
800 915 855
oppure via Posta:
- Spett.le Gestore Wind
Telecomunicazioni SpA - Direzione e Coordinamento di Enel SpA - Via C.G.Viola
n. 48 - 00148 Roma
se si torna in
possesso del telefonino o lo si ritrova, si può chiedere di sbloccarlo inviando
a WIND il modulo sopra indicato, barrando la casella "sblocco" con
allegata copia di un documento identità.
Per qualsiasi informazione o richiesta di aiuto si può chiamare il Customer Care di WIND.
Per qualsiasi informazione o richiesta di aiuto si può chiamare il Customer Care di WIND.
Clienti H3G
La richiesta può
essere effettuata presso qualunque rivenditore autorizzato 3 che fornirà
l'apposito modulo da compilare. E' necessario presentare un documento di
identità, la denuncia in caso di furto e la denuncia o l'autocertificazione in
caso di smarrimento.
Informazioni
dal sito dell’Associazione
Nazionale Utenti Italiani di Telecomunicazioni ANUIT
giovedì 21 giugno 2012
COME E PERCHE' RESTAURARE LA "GABELLI"
L’intestazione
della scuola al pedagogista filosofo “Gabelli” mi dà La motivazione per
interloquire sul progetto di ristrutturazione realizzato dell’ITIS “Segato” che fa discutere i bellunesi. Non è un caso che quell’edificio sia stato denominato Aristide Gabelli. La titolazione di quella scuola ha un
riferimento preciso nell’innovatore della scuola primaria di un’Italia
risorgimentale appena unita. Rivoluzionario nel confutare il nozionismo, con un
apprendimento liberatorio dell’essere.
Precursore della filosofia pedagogica e didattica, relativamente recente,
dell’americano John Dewey.
Dunque,
la scuola Gabelli non può tradire lo spirito dell’organizzazione scolastica che
è impressa in quei muri che la rappresentano. Progettare la ristrutturazione di un “contenitore”
di tale “peso” sociale e culturale si può ma con una certa prudenza. Lo
spirito che aleggia sulle opere dell’uomo, come l’edificio dell’elementare
“Gabelli”, deve tenere conto non solo dell’umanità
che lo ha attraversato e dei vincoli
tecnico-urbanistici ma soprattutto della dimensione culturale che l’opera
rappresenta. Il progetto non è una mera operazione tecnica.
L’esercitazione
pratica di progettazione applicata ad un edificio scolastico come il Gabelli, fatta
dall’ITIS “Segato”, è un segnale forte di sollecitazione per la competente amministrazione
locale, un contributo didattico e un elemento di confronto culturale con gli
operatori del settore edilizio, per i suoi suggerimenti esemplificativi di
progettualità orientata al sostenibile.
Volendo
elencare alcuni vincoli da cui muovere per un restauro con criteri di
bioarchitettura e dunque ecosostenibile, bisogna prioritariamente stabilire
quale sarà la destinazione d’uso del “prodotto finito”. Qui, senza alcun dubbio
la destinazione non può che essere quella di una scuola primaria e/o per
l’infanzia. Esiste una relazione di continuità per alcuni semplici motivi che
sono il reale vincolo: standard residenziali da PRG; tempi di percorrenza (isocrone,
da casa a scuola) in base all’età; rapporti volumetrici: vuoto/pieno (corpi
edilizi, giardino) maggiormente idonei per quella fascia d’età dell’utenza.
Un
secondo vincolo di tipo ecologico-economico-gestionale va letto in termini di
input/output energetico nella realizzazione.
Un
terzo tipo di vincolo sempre di natura
ecologica, viene imposto da una crisi idrica che sta diventando sempre
più endemica, e riguarda il risparmio nei
consumi d’acqua potabile.
Nel
complesso, la sfida che ci pone il restauro
della Gabelli - perché restauro deve essere - in chiave moderna di
adeguamento funzionale, tecnico e tecnologico, comporta un aggiornamento di
parametri riconducibili a confort ambientale interno ed esterno con
raffrescamento passivo, tecnologie di
ottimizzazione dell’energia, protezione dalle radiazioni magnetiche, sicurezza
sismica, autonomia energetica, multifunzionalità e condivisione, uso di cemento
fotocatalitico (per l’abbattimento degli inquinanti organici e inorganici presenti
nell’aria), verde e fito-depurazione delle acque, ecc.
Ecco!
Sono questi gli elementi che dovranno essere messi in gioco nella sfida che
trovo stimolante nel lavoro che vuole sollecitare l’ITIS “Segato”.
Il
“metodo scientifico”, come principio, propugnato dal positivista Aristide
Gabelli, simbolicamente, può orientare quella metodologia del fare che delle
austere mura di una scuola già appartenuta ad una filosofia dell’impegno
didattico compassato, si possa ottenere
una scuola confortevole e gioiosa.
Dunque
restauro nella sua complessità per la Gabelli e non semplice maquillage più o meno funzionale!
Un‘immagine,
per dirla con Dewey , che sia “percezione operativa dell’efficienza
dell’oggetto estetico” e non rappresentazione di un modernariato senz’anima.
Giuseppe Cancemi
Giuseppe Cancemi
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